Umberto Eco e il nome delle cose – A dieci anni dalla scomparsa

Roma dedica un ampio progetto espositivo e di studio al grande intellettuale italiano tra semiotica, memoria, Medioevo e sfide della comunicazione contemporanea

Non soltanto uno scrittore di fama mondiale, ma un interprete del nostro tempo. Nel decennale della morte di Umberto Eco, Palazzo Firenze a Roma ospita un articolato percorso tra convegni, mostra, teatro e cinema per ripercorrere il pensiero e l’eredità culturale di uno dei più influenti intellettuali europei del Novecento e del nuovo millennio.


A dieci anni dalla morte di Umberto Eco, avvenuta nel febbraio 2016, la Società Dante Alighieri e la Fondazione Umberto Eco, con la produzione di Arthemisia, promuovono a Roma il progetto «Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione». L’iniziativa, ospitata a Palazzo Firenze dal 23 giugno 2026, propone una ricognizione ampia e multidisciplinare dell’opera e della biografia intellettuale del semiologo, romanziere, saggista e studioso che ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il rapporto tra linguaggio, cultura di massa e interpretazione.
La figura di Eco occupa un posto centrale nella cultura contemporanea. Nato ad Alessandria nel 1932, formatosi all’Università di Torino, ha attraversato più di mezzo secolo di dibattito culturale, dalla riflessione sull’estetica medievale agli studi sulla comunicazione di massa, dalla teoria semiotica alla narrativa. Il suo nome è indissolubilmente legato a opere come Opera aperta, Apocalittici e integrati e il romanzo Il nome della rosa, tradotto in decine di lingue e divenuto un fenomeno editoriale mondiale.

Ad aprire il programma, il 23 giugno alle 17.30, sarà un convegno inaugurale coordinato dall’editorialista del Corriere della Sera Paolo Conti. I lavori saranno introdotti da Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, e da Stefano Eco, presidente della Fondazione Umberto Eco. Il percorso di riflessione affronta alcuni dei nuclei fondamentali del pensiero echiano: la storia delle idee, la semiotica, i processi di costruzione della memoria, i meccanismi dell’interpretazione, il tema delle fake news e della comunicazione, il rapporto con il Medioevo e le implicazioni dell’innovazione tecnologica.

Il confronto si arricchisce degli interventi degli scrittori Roberto Cotroneo e Gianrico Carofiglio e di tre dialoghi tra studiosi di diverse discipline. Fabio Ciracì e Cristina Marras affrontano i temi filosofici e culturali dell’opera di Eco; Anna Maria Lorusso e Isabella Pezzini approfondiscono la riflessione semiotica; Tommaso di Carpegna Falconieri e Francesca Roversi Monaco si soffermano sul rapporto tra ricerca storica e immaginario medievale. Francesca Tancini presenta inoltre il progetto di riallestimento della Biblioteca Moderna Umberto Eco, destinata a trovare sede presso l’Università di Bologna.

La mostra che segue il convegno offre una prospettiva complementare, restituendo il carattere poliedrico dell’intellettuale. Tra i materiali esposti figurano le tavole originali realizzate da Milo Manara per l’edizione illustrata de Il nome della rosa e alcuni elementi scenografici creati da Dante Ferretti per l’omonimo film diretto nel 1986 da Jean-Jacques Annaud, oggi considerato uno dei più celebri adattamenti cinematografici di un’opera letteraria contemporanea.

L’esposizione documenta anche i rapporti di Eco con il Gruppo 63, il movimento di neoavanguardia nato a Palermo nel 1963 che riunì scrittori, poeti e critici impegnati a rinnovare i linguaggi letterari italiani. Non mancano testimonianze delle collaborazioni con artisti e intellettuali come Eugenio Carmi, Enrico Baj e Tullio Pericoli, figure che, in modi differenti, condivisero con Eco l’interesse per l’ibridazione dei linguaggi e per il dialogo tra arti visive e riflessione teorica.

L’allestimento è concepito secondo criteri inclusivi. Tra gli elementi più significativi compare il plastico della celebre biblioteca-labirinto, realizzato dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona, istituzione da anni impegnata nella sperimentazione di percorsi espositivi accessibili. Una sezione multimediale raccoglie inoltre video e registrazioni provenienti dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, da Rai Teche e dalla Radiotelevisione svizzera, offrendo al pubblico la possibilità di riascoltare la voce di Eco e di ripercorrerne la presenza nel dibattito pubblico.

La giornata inaugurale si conclude nel giardino di Palazzo Firenze con un’azione teatrale affidata a Irene Giancontieri e Riccardo Rampazzo, allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, diretti da Mattia Spedicato. I due interpreti riportano in scena Le interviste impossibili – Umberto Eco incontra Beatrice, testo del 1975 che testimonia l’ironia e il gusto per il paradosso di uno studioso capace di attraversare con naturalezza filosofia, letteratura e divulgazione. La registrazione della performance entrerà poi a far parte del percorso espositivo.

Il programma prosegue il 9 luglio con la proiezione del documentario Umberto Eco – La biblioteca del mondo, realizzato nel 2022 da Davide Ferrario. Il film prende le mosse dall’imponente biblioteca personale dello scrittore, composta da decine di migliaia di volumi e spesso descritta da Eco non come una raccolta di libri già letti, ma come uno strumento di ricerca e di conoscenza, un archivio del possibile e dell’ignoto.

Il progetto romano è reso possibile grazie alla collaborazione di importanti istituzioni culturali e archivistiche, tra cui l’Archivio Storico Olivetti, la Biblioteca Centrale Palazzo Sormani di Milano, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, la Fondazione Archivio Pirelli, l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Pavia. Un intreccio di competenze che riflette perfettamente la natura del lascito di Umberto Eco: una rete di saperi che continua a interrogare il presente, invitando a leggere i segni del mondo con spirito critico e con la consapevolezza che il significato delle cose non è mai dato una volta per tutte, ma nasce dall’incessante esercizio dell’interpretazione.


Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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