Italia Settanta. Quando arte, moda e design ridisegnarono il Paese

A Gorizia e Gradisca d’Isonzo un doppio percorso espositivo racconta gli anni Settanta come stagione di sperimentazione e cambiamento, tra creatività diffusa, nuovi linguaggi e nascita del Made in Italy contemporaneo.

Una mostra dedicata a un decennio inquieto e innovativo, in cui le arti visive, il design industriale e la moda si influenzarono reciprocamente, dando forma a nuovi modi di abitare, vestire e immaginare il mondo.


Dal 27 giugno al 29 novembre 2026, Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia ospita la mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design”, nuovo capitolo del percorso espositivo promosso da ERPAC FVG dedicato alle trasformazioni della società italiana del secondo dopoguerra. Dopo gli approfondimenti sugli anni Cinquanta e Sessanta, l’attenzione si concentra ora sul decennio forse più complesso e contraddittorio della storia repubblicana, attraversato da tensioni politiche e sociali ma anche da una straordinaria vitalità creativa.
La mostra, curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli ed Enrico Minio Capucci e allestita dallo Studio Roberto Festi, assume come chiave di lettura il dialogo tra arte, moda e design. Negli anni Settanta questi ambiti non procedono separatamente: si osservano, si contaminano e si alimentano a vicenda, riflettendo un’epoca nella quale vengono messi in discussione i modelli consolidati della produzione culturale e della vita quotidiana.

Nelle arti visive il decennio coincide con la fine di un’unica direzione di ricerca e con la proliferazione di linguaggi differenti. Le pratiche concettuali si affiancano alle riflessioni sul medium pittorico, mentre installazioni e interventi ambientali ridefiniscono il rapporto tra opera e spazio. La mostra mette in relazione figure come Alberto Burri e Afro con artisti quali Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi e Lucio Saffaro, senza trascurare la dimensione relazionale e ambientale evocata dall’opera di Michelangelo Pistoletto e l’energia citazionista di Ugo Nespolo.

Anche la moda vive una trasformazione profonda. L’alta sartoria cede progressivamente il passo al prêt-à-porter e la figura dello stilista sostituisce quella tradizionale del sarto d’atelier. Milano diventa il nuovo centro della moda italiana e il Made in Italy assume una dimensione industriale senza rinunciare alla qualità progettuale. Walter Albini contribuisce a definire la nuova identità professionale dello stilista, mentre Roberto Capucci sperimenta un dialogo inedito tra tessuto e materia con il suo cappotto-scultura Cretto. Missoni porta nella maglieria un uso rivoluzionario del colore e della geometria, Giorgio Armani introduce la giacca destrutturata destinata a diventare uno dei simboli dell’eleganza contemporanea ed Elio Fiorucci intercetta l’immaginario delle giovani generazioni trasformando jeans e abbigliamento unisex in fenomeni globali di costume.

Il design, dal canto suo, attraversa una stagione di eccezionale inventiva. L’industria sperimenta nuovi materiali, in particolare le materie plastiche, e ridefinisce il concetto stesso di oggetto domestico. La poltrona Joe di De Pas, D’Urbino e Lomazzi, ispirata al guantone del campione di baseball Joe DiMaggio, diventa emblema di un design ironico e anticonvenzionale. La Divisumma 18 di Mario Bellini per Olivetti testimonia invece la ricerca di una sintesi tra tecnologia, ergonomia e innovazione formale, mentre la lampada Valigia di Ettore Sottsass esprime l’idea di un abitare mobile e flessibile. Intorno a queste esperienze ruotano figure centrali del design italiano come Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper e Gae Aulenti.

Accanto alla produzione industriale emerge però una tensione opposta: il desiderio di recuperare la dimensione artigianale, l’autoproduzione e il rapporto con materiali semplici e naturali. In questa prospettiva si collocano le ricerche di Enzo Mari e le sculture-arredo di Mario Ceroli, mentre il lavoro di Gabriella Crespi rappresenta un caso autonomo di raffinato alto artigianato, oggi particolarmente ricercato dal collezionismo internazionale. Sul finire del decennio fanno la loro comparsa le prime istanze postmoderne che troveranno espressione nello Studio Alchimia di Alessandro e Adriana Guerriero e, pochi anni più tardi, nell’avventura del gruppo Memphis fondato da Ettore Sottsass nel 1981.

Parallelamente, a Gradisca d’Isonzo, la Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan” propone il progetto “FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70”, costruito attraverso mostre, incontri, pubblicazioni e attività di ricerca. Il percorso nasce da un’approfondita indagine archivistica condotta presso istituzioni pubbliche e private del territorio, tra cui il Museo Revoltella, Casa Zanussi, la Galleria Plurima e lo Studio Tommaseo, con l’obiettivo di ricostruire il panorama artistico regionale e il ruolo svolto dal Friuli Venezia Giulia nei processi di rinnovamento culturale del periodo.

L’iniziativa prende avvio con “Per una nuova Galleria” dal 27 giugno al 20 luglio, dedicata alle origini della Galleria Spazzapan, e prosegue con “Nuovi modelli di ricerca”, in programma dal 23 luglio al 29 novembre, che organizza opere e documenti secondo nuclei geografici e tematici, trasformando il museo in una vera e propria memoria visiva degli anni Settanta. Tra gli appuntamenti figurano anche la presentazione della donazione di Sergio Pausig e un ciclo di incontri che culminerà il 15 gennaio 2027 con le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della fondazione della Galleria.

Le due esposizioni propongono dunque una lettura degli anni Settanta che va oltre la semplice ricostruzione storica. Attraverso opere d’arte, abiti, oggetti e documenti emerge un decennio che ha ridefinito il rapporto tra creatività e vita quotidiana, ponendo le basi di molti aspetti del presente. La creatività, suggerisce il titolo della mostra, si rivela davvero un antidoto: uno strumento con cui una società attraversata dalle crisi seppe immaginare nuovi linguaggi e nuovi modi di abitare il proprio tempo.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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