




ELLIOTT ERWITT. ICONS – Ottanta fotografie per raccontare il Novecento tra ironia, storia e umanità al JMUSEO di Jesolo
Dal 13 giugno al 18 ottobre 2026 il JMUSEO di Jesolo dedica una grande retrospettiva a Elliott Erwitt, maestro della fotografia del Novecento. Ottanta immagini iconiche ripercorrono lo sguardo di un autore capace di trasformare il quotidiano in racconto universale e l’ironia in una forma di poesia visiva.
La fotografia di Elliott Erwitt possiede una qualità rara: riesce a essere immediatamente riconoscibile pur sfuggendo a qualsiasi formula. È uno sguardo che osserva il mondo con leggerezza e profondità insieme, trovando nell’istante fugace la capacità di raccontare la condizione umana. A uno dei grandi protagonisti della fotografia internazionale, il JMUSEO di Jesolo dedica la mostra Elliott Erwitt. Icons, aperta dal 13 giugno al 18 ottobre 2026 e curata da Biba Giacchetti.
L’esposizione presenta ottanta immagini tra le più celebri dell’autore franco-americano, molte delle quali sono entrate stabilmente nell’immaginario collettivo. Promossa dal Comune di Jesolo e dal JMuseo in collaborazione con Orion57 e Bridgeconsultingpro, la rassegna si sviluppa come un viaggio attraverso la storia del Novecento, i suoi protagonisti e i suoi momenti più ordinari, osservati con quella sottile vena ironica che costituisce la cifra più autentica di Erwitt.
Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia di emigrati russi, Elliott Erwitt trascorse parte dell’infanzia a Milano prima di trasferirsi negli Stati Uniti allo scoppio della Seconda guerra mondiale. L’incontro con figure decisive della fotografia americana, da Edward Steichen a Robert Capa e Roy Stryker, orientò definitivamente il suo percorso professionale. Entrato nel 1953 nella Magnum Photos su invito dello stesso Capa, ne sarebbe diventato presidente nel 1968, contribuendo a consolidare il ruolo della celebre agenzia fondata nel dopoguerra come punto di riferimento del fotogiornalismo internazionale.
Il percorso espositivo di Jesolo restituisce l’ampiezza del suo repertorio. Ci sono i ritratti di grandi personalità della politica, della cultura e dello spettacolo: Ernesto Che Guevara, Fidel Castro, Jack Kerouac, Marlene Dietrich, Sophia Loren, Arnold Schwarzenegger e Marilyn Monroe, colta durante le riprese di Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder. Accanto a queste immagini compaiono fotografie che documentano episodi cruciali del secolo scorso, dal funerale di John Fitzgerald Kennedy al celebre confronto tra Richard Nixon e Nikita Krusciov, fissato in uno scatto divenuto emblematico della tensione politica della Guerra fredda.
Eppure il nucleo più originale dell’opera di Erwitt risiede spesso nelle situazioni apparentemente minori. Sono le scene di strada, i gesti involontari, gli incontri fortuiti e soprattutto i cani, tra i suoi soggetti prediletti. L’autore li fotografava spesso dal loro stesso punto di vista, lasciando intravedere soltanto le scarpe o le gambe dei proprietari. In queste immagini si manifesta la sua capacità di cogliere il lato buffo e imprevedibile dell’esistenza, spesso ricorrendo a piccoli espedienti per ottenere dagli animali reazioni del tutto spontanee.
Tra le opere esposte figurano alcune delle immagini più amate dal pubblico internazionale. California Kiss, il bacio rubato riflesso nello specchietto retrovisore di un’automobile, è diventato una delle fotografie romantiche per eccellenza del Novecento. Allo stesso modo, Umbrella Jump, con la silhouette di un uomo che salta con l’ombrello davanti alla Tour Eiffel e a una coppia di innamorati, sintetizza il rapporto speciale di Erwitt con Parigi, città natale e scenario di alcuni dei suoi scatti più celebri. Vi sono poi immagini più intime, come quella della figlia neonata osservata dalla madre e dal gatto di casa, testimonianza di uno sguardo capace di alternare il registro pubblico a quello privato con straordinaria naturalezza.
La mostra assume inoltre un significato particolare poiché si inserisce nelle celebrazioni del bicentenario della prima fotografia della storia, la celebre Vista dalla finestra a Le Gras realizzata nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce. Due secoli dopo quella prima immagine fissata su una superficie sensibile, le fotografie di Erwitt testimoniano quanto il mezzo fotografico abbia saputo evolversi fino a diventare un linguaggio universale capace di raccontare epoche, sentimenti e trasformazioni sociali.
A completare il percorso sono alcuni autoritratti nei quali il fotografo rivolge a se stesso la medesima ironia con cui ha osservato il mondo. È forse proprio in questa autoironia che si coglie l’essenza della sua opera: la convinzione che la fotografia non debba spiegare la realtà ma insegnare a guardarla con maggiore curiosità, indulgenza e meraviglia.
Ad accogliere la retrospettiva è il JMUSEO, il nuovo polo espositivo di Jesolo progettato dallo Studio Architetti Mar. La struttura, caratterizzata da una distintiva geometria triangolare e sviluppata su quattro piani, è stata concepita come uno spazio aperto alla contemporaneità, in cui esposizioni, eventi e attività culturali dialogano con la città. Il grande lucernario e la terrazza panoramica che unisce idealmente mare e laguna contribuiscono a definire un luogo pensato non soltanto come museo, ma come centro di aggregazione e di produzione culturale permanente.
Con Elliott Erwitt. Icons, Jesolo propone così non solo una grande mostra fotografica, ma anche un’occasione per rileggere il Novecento attraverso l’occhio di un autore che ha fatto dell’osservazione una vera forma d’arte, dimostrando come, dietro un sorriso o un dettaglio apparentemente insignificante, possa nascondersi un’intera visione del mondo.
| Ufficio stampa del Comune di Jesolo Ufficio stampa mostra: CLP Relazioni Pubbliche |
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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