Con il “Mediterranean Institute for Research and Arts” la città scommette sul Mediterraneo

Dal progetto MAXXI Med prende forma un nuovo istituto destinato a fare della città siciliana un punto di incontro tra Europa, Africa e Medio Oriente. Ricerca, formazione, residenze d’artista e cooperazione culturale diventano gli strumenti di una strategia che guarda ben oltre i confini locali.

Non tutti i ponti hanno bisogno di cemento. Alcuni si costruiscono con idee, artisti, ricercatori e studenti. È la strada scelta da Messina con il MIRA – Mediterranean Institute for Research and Arts, un progetto che punta a trasformare la città in uno dei principali crocevia culturali del Mediterraneo del XXI secolo.


di Davide Rinaldi

C’è un momento in cui un progetto smette di essere una promessa e comincia a misurarsi con la realtà. Per il MIRA – Mediterranean Institute for Research and Arts quel momento arriverà giovedì 2 luglio, quando il ministro della Cultura Alessandro Giuli presenterà ufficialmente a Messina il nuovo istituto dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo. La conferenza si svolgerà alle ore 11 nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede del Comune, e rappresenterà il primo atto pubblico di un’iniziativa destinata a incidere sul panorama culturale italiano.
Il MIRA nasce dalla collaborazione tra il Ministero della Cultura – attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea e l’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato – il Comune di Messina e l’Università degli Studi di Messina. Ad accompagnare l’avvio del progetto è la Fondazione MAXXI, che porta in dote competenze maturate nella gestione di una delle principali istituzioni italiane dedicate all’arte del XXI secolo. Il nuovo organismo raccoglie infatti l’eredità del progetto MAXXI Med, avviato nel 2023 e successivamente consolidato con il protocollo d’intesa sottoscritto tra Ministero, Fondazione MAXXI, Comune e Ateneo messinese.

La scelta di Messina non è casuale. Da secoli la città occupa una posizione strategica nello Stretto, punto di passaggio obbligato tra il Tirreno e lo Ionio e naturale luogo d’incontro fra culture diverse. Oggi quella centralità geografica viene reinterpretata in chiave contemporanea. L’obiettivo non è soltanto organizzare mostre, ma creare una piattaforma permanente capace di mettere in dialogo Europa, Africa e Medio Oriente attraverso la cultura. In tempi in cui il Mediterraneo è spesso raccontato soltanto come teatro di crisi e tensioni geopolitiche, il progetto prova a restituire al mare la sua funzione storica: quella di spazio di scambio e di contaminazione.

Le future sedi del MIRA saranno le Torri Morandi e Villa Pace, due luoghi destinati a cambiare volto grazie ai lavori di riqualificazione già programmati. Le Torri Morandi, nate come strutture per l’alta tensione e divenute uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio dello Stretto, saranno recuperate insieme al complesso di Villa Pace per ospitare attività espositive, laboratori, spazi di ricerca e programmi formativi. È un esempio di rigenerazione che evita di consumare nuovo suolo e restituisce alla collettività edifici dal forte valore simbolico.

Naturalmente, costruire muri è relativamente semplice. Riempirli di contenuti lo è molto meno. Per questo il programma del MIRA guarda soprattutto alle persone. Il nuovo istituto svilupperà attività espositive, ricerca interdisciplinare, percorsi di alta formazione, residenze per artisti e collaborazioni internazionali. L’intenzione è creare una rete stabile di relazioni tra università, istituzioni culturali, centri di ricerca e operatori del Mediterraneo allargato, favorendo la circolazione di competenze e la nascita di nuovi progetti condivisi.

Dietro questa impostazione si legge una precisa strategia nazionale. Il Ministero della Cultura considera infatti la cooperazione culturale uno degli strumenti attraverso cui rafforzare le relazioni internazionali previste dal Piano Mattei. In questo quadro il patrimonio artistico non viene visto soltanto come memoria del passato, ma come leva per costruire nuove forme di collaborazione economica, scientifica e diplomatica. La cultura, insomma, diventa politica estera nel senso più nobile del termine: creare occasioni di conoscenza reciproca prima ancora che accordi istituzionali.

La Fondazione MAXXI rappresenta un partner naturale di questa operazione. Dal 2010 il museo nazionale delle arti del XXI secolo svolge un ruolo centrale nella promozione dell’arte, dell’architettura, del design e della ricerca contemporanea italiana. L’esperienza accumulata nella costruzione di programmi internazionali, archivi, attività formative e residenze costituisce un patrimonio prezioso che il nuovo istituto potrà adattare alle peculiarità del Mediterraneo, senza limitarsi a replicare modelli già esistenti.

Durante la conferenza del 2 luglio saranno illustrate anche le prime iniziative previste per l’autunno 2026, offrendo una visione concreta del percorso che il MIRA intende intraprendere fin dall’inizio della propria attività. È un dettaglio importante, perché i grandi progetti culturali rischiano spesso di restare prigionieri degli slogan. Presentare un calendario operativo significa invece dichiarare che il tempo delle intenzioni sta lasciando spazio a quello delle realizzazioni.

La giornata sarà inoltre arricchita dall’inaugurazione, tra Messina e Reggio Calabria, dei due gruppi scultorei Fontana Ferma di Piero Pizzi Cannella. Le opere sono il risultato di due distinti programmi della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. L’intervento destinato al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è stato selezionato nell’ambito del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, mentre quello destinato a Messina rientra nel progetto “Il Museo Rigenera”, confermando l’attenzione ministeriale verso la valorizzazione della creatività contemporanea nel Mezzogiorno.

Naturalmente nessun istituto cambia da solo il destino di una città. Servono continuità amministrativa, investimenti, capacità di attrarre competenze e, soprattutto, una comunità pronta a riconoscersi in un progetto culturale di lungo periodo. Ma ogni percorso comincia con un primo passo. Se il MIRA riuscirà davvero a trasformare Messina in un laboratorio internazionale aperto alle culture del Mediterraneo, la città avrà trovato un modo originale per valorizzare la propria storia: non limitandosi a raccontarla, ma usandola come punto di partenza per costruire il futuro. E, di questi tempi, è una forma di coraggio che merita attenzione.


Articolo a cura della Redazione Experiences

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