
Alla Centrale Montemartini una grande esposizione ripercorre i vent’anni in cui la capitale trasformò la moda in un sistema culturale e industriale, contribuendo alla nascita del Made in Italy e facendo di Roma il crocevia internazionale del cinema, dello stile e dell’innovazione.
Fra gli anni del boom economico e la metà dei Settanta, la moda italiana diventa un fenomeno globale. Una mostra ai Musei Capitolini racconta, attraverso fotografie, filmati, documenti e capolavori dell’alta sartoria, il momento in cui Roma si impose come capitale internazionale dell’eleganza e laboratorio del Made in Italy.
di Luca Ferraris
Esistono stagioni storiche nelle quali un Paese riesce a trasformare il proprio patrimonio culturale in una forza economica capace di ridefinirne l’immagine nel mondo. L’Italia visse uno di questi momenti fra la seconda metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, quando la crescita industriale, il cinema, il design e l’alta moda finirono per convergere in un unico racconto internazionale. È proprio questa stagione che viene ricostruita dalla mostra Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale, allestita presso la Centrale Montemartini dei Musei Capitolini dal 26 giugno al 15 novembre 2026.
L’esposizione, organizzata da Archivio Luce Cinecittà insieme al Ministero della Cultura e curata da Fabiana Giacomotti, è promossa da Roma Capitale attraverso l’Assessorato alla Cultura e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali affidati a Zètema Progetto Cultura. L’iniziativa rappresenta il naturale sviluppo della precedente mostra dedicata al periodo 1925-1955, ospitata al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze, ampliando il racconto verso gli anni nei quali il marchio Made in Italy iniziò a diventare sinonimo di qualità riconosciuta sui mercati internazionali.
Il percorso prende avvio nel pieno del boom economico. Dopo le difficoltà della ricostruzione, l’Italia cambia rapidamente volto. Le grandi opere infrastrutturali, l’espansione della rete autostradale, l’industrializzazione e la crescita dei consumi modificano profondamente il tessuto sociale. Cambiano le città, cambiano le professioni e cambiano perfino i modi di vestirsi. In questo scenario Roma assume una centralità senza precedenti, diventando contemporaneamente capitale politica, centro produttivo dell’industria cinematografica e vetrina dell’eleganza italiana.
Il ruolo di Cinecittà è decisivo. Gli studi romani attirano produzioni internazionali, grandi registi e interpreti provenienti soprattutto dagli Stati Uniti. Nasce così quella stagione passata alla storia come “Hollywood sul Tevere”, nella quale le produzioni americane convivono con il grande cinema italiano di Federico Fellini, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni e Vittorio De Sica. L’industria cinematografica nazionale conquista una posizione di assoluto rilievo, seconda soltanto a quella statunitense per numero di Premi Oscar ottenuti, mentre Via Veneto diventa il palcoscenico di un nuovo stile di vita osservato e imitato in tutto il mondo.
La mostra racconta come moda e cinema abbiano alimentato reciprocamente il proprio successo. Le attrici indossano gli abiti degli atelier romani, i fotografi trasformano le sfilate in eventi mondani e le immagini prodotte dall’Archivio Luce documentano la nascita di un linguaggio visivo destinato a influenzare intere generazioni. Non si tratta soltanto di eleganza, ma della costruzione di un’identità nazionale fondata sulla creatività, sull’artigianato e sulla capacità manifatturiera.
L’esposizione utilizza proprio il patrimonio dell’Archivio storico Luce, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio documentario dell’umanità, per restituire questo straordinario intreccio fra costume, industria e società. Il visitatore attraversa un percorso nel quale immagini fotografiche, filmati, oggetti e testimonianze materiali dialogano continuamente, offrendo una narrazione immersiva del periodo compreso fra gli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta.
Il percorso comprende circa 150 fotografie d’epoca provenienti dagli archivi Luce, cinque postazioni video con materiali rari o inediti, documenti originali, tessuti e ventisette straordinari abiti firmati da alcuni dei protagonisti assoluti della moda italiana e internazionale. Sfilano così le creazioni di Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Valentina Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti e Laura Biagiotti.
L’allestimento, progettato dall’architetto Dario Dalla Lana, ricrea l’atmosfera di una grande sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta. L’obiettivo non è semplicemente esporre capi di alta moda, ma restituire il contesto nel quale essi nascevano: tavoli di lavoro, campionari, tessuti e strumenti che raccontano il sapere artigianale dietro ogni abito. Una sezione assume quasi il carattere di una biblioteca specializzata, con preziosi campionari tessili delle aziende Mantero Seta, Taroni ed Ermenegildo Zegna, insieme a riviste storiche e pubblicazioni provenienti dalla raccolta personale della curatrice.
Particolarmente suggestiva è la presenza dell’album amicorum appartenuto ad Angelo Litrico, nel quale compaiono schizzi, dediche e testimonianze lasciate da alcuni dei più importanti protagonisti della moda italiana, fra cui Emilio Pucci, Valentino e il pittore Orfeo Parigini. Inviti, memorabilia e documenti originali consentono di comprendere come il sistema della moda fosse già allora una complessa rete di relazioni internazionali fra creatività, industria, editoria e comunicazione.
Due approfondimenti tematici arricchiscono ulteriormente la lettura storica. Il primo è dedicato alla Snia Viscosa, protagonista dello sviluppo delle fibre artificiali e simbolo di un’industria tessile che contribuì a democratizzare l’eleganza, rendendo disponibili nuovi materiali e nuove possibilità produttive. Il secondo rende omaggio a Palma Bucarelli, raffinata storica dell’arte e direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, figura che seppe interpretare il dialogo fra arti visive, costume e cultura contemporanea, dimostrando come la moda potesse essere considerata una forma di espressione artistica oltre che un settore produttivo.
Il valore della mostra risiede proprio nella capacità di leggere la moda come fenomeno complesso. L’alta sartoria italiana non nasce soltanto dal talento creativo dei singoli stilisti, ma dall’incontro fra imprese manifatturiere, ricerca sui materiali, editoria specializzata, fotografia, cinema e crescente apertura internazionale. È questa convergenza che rende possibile l’affermazione del Made in Italy, espressione destinata a diventare uno dei marchi più riconoscibili dell’economia italiana.
L’eredità di quella stagione continua ancora oggi. Molti dei principi elaborati allora – qualità artigianale, innovazione tecnica, dialogo fra tradizione e modernità, attenzione all’immagine internazionale – rappresentano ancora il fondamento competitivo dell’industria della moda italiana. Le passerelle contemporanee, così come il design e il lusso, continuano infatti ad attingere a quel patrimonio di competenze costruito in quegli anni.
Ad accompagnare l’esposizione è il catalogo Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale, pubblicato da Silvana Editoriale e curato da Fabiana Giacomotti, che approfondisce il contesto storico e culturale dell’iniziativa. La mostra non si rivolge soltanto agli studiosi o agli appassionati di costume, ma anche alle nuove generazioni interessate a comprendere come l’Italia sia riuscita, in un passaggio decisivo della propria storia, a trasformare eleganza, manifattura e immaginazione in una delle sue più efficaci forme di presenza nel mondo. Una lezione che, a distanza di oltre mezzo secolo, conserva intatta la propria attualità.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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