Astratto Organico, a Massa un viaggio nella scultura del Novecento

Al Museo Gigi Guadagnucci una grande mostra internazionale celebra il quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore e racconta una delle stagioni più feconde della ricerca plastica del secondo dopoguerra attraverso sei protagonisti della scultura moderna.

Ci sono mostre che nascono dall’accostamento di opere prestigiose e altre che cercano di ricostruire una storia. “Astratto Organico”, allestita al Museo Gigi Guadagnucci di Massa, appartiene alla seconda categoria: propone infatti un percorso che mette in relazione artisti, luoghi e idee, restituendo al pubblico una pagina fondamentale della scultura internazionale del Novecento.


Dal 31 luglio al 7 ottobre 2026 il Museo Gigi Guadagnucci di Villa Rinchiostra ospita Astratto Organico, esposizione curata da Mirco Taddeucci con testi critici di Kevin McManus, organizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore. L’iniziativa rappresenta un nuovo capitolo del progetto culturale avviato dal Comune di Massa dopo il successo della mostra dedicata nel 2025 al dialogo tra Gigi Guadagnucci e Gio’ Pomodoro, confermando la volontà di trasformare il museo in un punto di riferimento nazionale e internazionale per gli studi sulla scultura del Novecento. L’esposizione riunisce trentatré opere, quattro delle quali inedite, firmate da Henry Moore, Agustín Cárdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska. Scultori provenienti da Paesi e culture differenti, ma accomunati da una medesima tensione verso una forma che, pur allontanandosi dalla rappresentazione naturalistica, continua a conservare il respiro del mondo vivente.

Il titolo della mostra richiama una delle correnti più significative della ricerca plastica del secolo scorso. L’astrazione organica non costituisce infatti un movimento codificato, ma un orientamento condiviso da numerosi artisti europei e americani che, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, interpretarono il linguaggio dell’astrazione senza rinunciare ai riferimenti alla natura. Ossa, conchiglie, semi, rocce, tronchi, profili umani e forme vegetali diventano matrici di una scultura capace di evocare il reale senza descriverlo.

Henry Moore rappresenta probabilmente il nome più celebre di questa ricerca. Lo scultore britannico trasformò il corpo umano in un sistema di volumi, cavità e tensioni spaziali, contribuendo a ridefinire il linguaggio della scultura contemporanea. Il suo rapporto con la Toscana ebbe origine nel 1956 con la commissione della monumentale Reclining Figure destinata alla sede UNESCO di Parigi e si consolidò negli anni successivi grazie alla collaborazione con Henraux in Versilia, con Il Bisonte di Firenze e con la memorabile mostra del Forte Belvedere del 1972. La ricorrenza dei quarant’anni dalla sua scomparsa offre così l’occasione per rileggere anche il profondo legame instaurato dall’artista con il territorio apuo-versiliese.

Accanto a Moore si muove una costellazione di autori che hanno contribuito, ciascuno con una voce originale, allo sviluppo della scultura del secondo dopoguerra. Antoine Poncet individua nei marmi delle Alpi Apuane il materiale ideale per una ricerca fondata sulla purezza delle superfici e sull’equilibrio dei volumi. Alicia Penalba traduce il dinamismo del mondo vegetale in strutture ascensionali che sembrano espandersi nello spazio. Alberto Viani porta progressivamente la figura umana verso forme essenziali e biomorfe, mentre Agustín Cárdenas sviluppa una poetica nella quale memoria africana, surrealismo e osservazione della natura si fondono in immagini archetipiche. Maria Papa Rostkowska, tra le prime donne a conquistare un ruolo di primo piano nella scultura monumentale in marmo del dopoguerra, costruisce invece una sintesi personale tra organicità e astrazione.

Non è casuale che questi percorsi convergano proprio a Massa. Gigi Guadagnucci, protagonista della scultura italiana del Novecento, lavorò a stretto contatto con molti dei maggiori artisti internazionali durante gli anni in cui la Versilia e le Alpi Apuane costituivano uno dei principali laboratori mondiali della lavorazione del marmo. Le cave e gli atelier del territorio divennero infatti luoghi d’incontro fra tradizione artigianale, sperimentazione artistica e committenza internazionale, favorendo un dialogo che contribuì a rinnovare profondamente il linguaggio plastico del secondo dopoguerra.

Il percorso espositivo è costruito per temi piuttosto che secondo un criterio cronologico. La visita comincia già all’esterno del museo, dove la monumentale Fugue Lacustre di Antoine Poncet introduce il rapporto tra materia, luce e paesaggio dialogando cromaticamente con Villa Rinchiostra. All’interno le opere vengono accostate secondo nuclei concettuali che permettono di seguire la trasformazione delle forme naturali in strutture autonome, evidenziando continuità e differenze tra artisti appartenenti a contesti culturali diversi.

Particolare interesse rivestono anche i materiali preparatori. Oltre alle sculture sono infatti esposti bozzetti in gesso, collage, dipinti, bronzi e disegni che consentono di osservare il processo creativo prima della realizzazione definitiva dell’opera. Tra le novità figurano un collage e un piccolo bronzo inediti di Alicia Penalba, una tela mai esposta di Maria Papa Rostkowska e un bozzetto in gesso di Agustín Cárdenas presentato per la prima volta al pubblico. L’attenzione al lavoro preparatorio restituisce la complessità del fare scultura, mostrando come l’idea maturi progressivamente attraverso studi, correzioni e sperimentazioni.

Uno dei nuclei centrali è naturalmente dedicato a Henry Moore. Disegni e bronzi permettono di seguire la nascita del tema della Reclining Figure, forse il soggetto più emblematico della sua produzione. Più che una figura distesa, essa rappresenta un dispositivo formale attraverso il quale l’artista esplora il rapporto tra pieno e vuoto, tra massa e cavità, tra anatomia e paesaggio. È proprio questa tensione spaziale ad aver influenzato generazioni di scultori nel corso del Novecento.

Nelle parole del curatore Mirco Taddeucci emerge il filo conduttore dell’intera esposizione: l’astrazione non cancella il reale, ma lo concentra fino a renderlo essenziale. Corpo umano, mondo animale e vegetale continuano a vivere nella pietra attraverso curve, aperture, tensioni e superfici che evocano la natura senza riprodurla. È questa la cifra poetica dell’astratto organico, una ricerca nella quale la forma diventa memoria del vivente.

L’iniziativa si inserisce in un programma più ampio di valorizzazione del Museo Gigi Guadagnucci promosso dal Comune di Massa. L’obiettivo dichiarato è consolidare Villa Rinchiostra come centro permanente di studio, divulgazione e confronto sulla scultura contemporanea, coinvolgendo cittadini, scuole e visitatori attraverso progetti di respiro internazionale. In questa prospettiva la mostra non costituisce un episodio isolato, ma un tassello di una programmazione destinata a rafforzare il ruolo culturale della città.

Promossa dal Comune di Massa e organizzata da Not Titled Yet, la mostra si avvale della collaborazione di istituzioni di assoluto rilievo, tra cui la Henry Moore Foundation, l’Atelier Antoine Poncet, la Fondazione Henraux, Il Bisonte Foundation for Art & Printmaking, la Fondazione Ragghianti e l’Archivio Fotografico Ilario Bessi. Un insieme di competenze che contribuisce a documentare una stagione nella quale la scultura europea trovò nel dialogo fra materia, paesaggio e ricerca formale uno dei suoi momenti più alti.

“Astratto Organico” si potrà visitare al Museo Gigi Guadagnucci di Villa Rinchiostra, in via dell’Acqua 175 a Massa, dal 31 luglio al 7 ottobre 2026. L’apertura al pubblico è fissata per venerdì 31 luglio alle ore 18.30, preceduta dalla conferenza stampa del 14 luglio e dalla preview riservata alla stampa nella mattinata dell’inaugurazione. Più che una semplice ricognizione storica, la mostra propone una riflessione sul modo in cui la scultura del Novecento ha saputo trasformare la materia in un linguaggio universale, ancora oggi capace di raccontare il rapporto fra uomo, natura e spazio.


Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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