Novecento italiano, la collezione Generali apre le sue porte a Palazzo Bonaparte

Oltre cinquanta capolavori raccontano un secolo di arte, società e identità nazionale. A Roma una mostra rende finalmente accessibile uno dei più importanti patrimoni artistici custoditi da un’impresa privata, con un ospite d’eccezione: Le tre età di Gustav Klimt.

Esistono collezioni d’arte che, pur custodendo opere celebri, rimangono quasi invisibili al grande pubblico. La mostra allestita a Palazzo Bonaparte porta finalmente alla luce uno dei più significativi patrimoni corporate europei, trasformandolo in un racconto del Novecento italiano attraverso alcuni dei suoi protagonisti più rappresentativi.


Dal 14 luglio al 23 agosto 2026 Palazzo Bonaparte, nel cuore di Roma, ospita “Novecento italiano. Opere dalla collezione Generali”, un’esposizione che offre al pubblico un’occasione rara: ammirare oltre cinquanta opere provenienti dalla prestigiosa collezione del Gruppo Generali, normalmente conservata al di fuori dei tradizionali circuiti museali. L’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti culturali più significativi dell’estate romana e consente di osservare da vicino un patrimonio artistico che testimonia non soltanto la storia dell’arte italiana del XX secolo, ma anche il rapporto sempre più stretto tra impresa, cultura e responsabilità sociale.

Negli ultimi decenni le collezioni aziendali hanno assunto un ruolo crescente nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico. In Europa numerose grandi imprese hanno investito nella costruzione di raccolte permanenti, non soltanto come espressione di prestigio, ma anche come strumenti di conservazione, ricerca e divulgazione culturale. La collezione Generali si inserisce in questo panorama come una delle più autorevoli esperienze italiane, distinguendosi per la qualità scientifica delle acquisizioni e per la coerenza del progetto culturale sviluppato nel tempo.

La raccolta prende forma all’inizio degli anni Ottanta seguendo un’impostazione allora tutt’altro che scontata. L’obiettivo non era arredare sedi istituzionali con opere di pregio, bensì costruire un corpus capace di raccontare l’evoluzione della società italiana attraverso la produzione artistica del Novecento. È una prospettiva che considera l’arte come documento storico oltre che come espressione estetica, trasformando la collezione in uno strumento di lettura delle trasformazioni politiche, economiche e culturali che hanno segnato il secolo scorso.

L’esposizione nasce inoltre per celebrare il decimo anniversario di Generali Valore Cultura, il programma avviato da Generali Italia nel 2016 con l’obiettivo di rendere il patrimonio culturale accessibile a un pubblico sempre più ampio. In dieci anni il progetto ha coinvolto oltre sette milioni di persone attraverso iniziative diffuse sul territorio nazionale, promuovendo inclusione, partecipazione e condivisione come principi fondamentali dell’attività culturale. Non è casuale che la celebrazione si svolga proprio a Palazzo Bonaparte, edificio storico di proprietà del Gruppo Generali e sede del primo Spazio Valore Cultura, oggi simbolo dell’impegno dell’azienda nella promozione dell’arte. L’ingresso gratuito rafforza ulteriormente questa scelta di apertura verso tutti i visitatori.

Il percorso espositivo attraversa alcune delle stagioni più importanti dell’arte italiana del Novecento. Dalle sperimentazioni futuriste alle atmosfere sospese della Metafisica, dal Realismo Magico fino alla Scuola Romana e alle esperienze della figurazione del secondo dopoguerra, la mostra costruisce un itinerario nel quale le opere dialogano tra loro attraverso grandi temi comuni: il progresso, il rapporto con il paesaggio, la memoria, la costruzione dell’identità, il corpo umano, la quotidianità e le profonde trasformazioni della società contemporanea. Più che una successione cronologica, il visitatore incontra un racconto culturale nel quale l’arte diventa specchio dei cambiamenti collettivi.

Tra gli autori presenti figurano alcuni dei protagonisti assoluti del Novecento italiano. Umberto Boccioni rappresenta la tensione verso la modernità e il dinamismo del Futurismo; Giorgio de Chirico introduce gli enigmi della Metafisica che influenzeranno profondamente il Surrealismo europeo; Gino Severini testimonia il dialogo continuo tra Italia e Francia nelle avanguardie; Felice Casorati, Antonio Donghi e Ubaldo Oppi raccontano il recupero della classicità e della misura che caratterizza il cosiddetto Realismo Magico; Filippo de Pisis restituisce invece una pittura lirica e intimista, mentre artisti come Mario Sironi, Massimo Campigli, Alberto Savinio, Fausto Pirandello ed Emanuele Cavalli ampliano ulteriormente il panorama di una stagione artistica straordinariamente ricca e articolata.

Ad arricchire il percorso arriva un prestito eccezionale: Le tre età di Gustav Klimt, concesso dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il dipinto, realizzato tra il 1905 e il 1908 durante la piena maturità dell’artista viennese, è una delle opere simbolo della Secessione Viennese e riflette, attraverso le figure della bambina, della madre e dell’anziana, sul ciclo dell’esistenza umana. La sua presenza introduce un significativo dialogo tra la cultura figurativa italiana e il grande scenario europeo di inizio Novecento, ricordando come i movimenti artistici del continente siano stati caratterizzati da continui scambi di idee, linguaggi e sensibilità.

La mostra è curata da Costantino D’Orazio ed è prodotta e organizzata da Arthemisia, realtà che negli ultimi anni ha contribuito in modo decisivo alla diffusione delle grandi esposizioni temporanee in Italia. L’iniziativa gode del patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e di Roma Capitale, con il sostegno del Gruppo Generali attraverso il programma Valore Cultura. Main partner è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, insieme a Fondazione Cultura e Arte e Poema, mentre ARTE Generali partecipa come sponsor tecnico, confermando l’attenzione crescente verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico.

“Novecento italiano. Opere dalla collezione Generali” dimostra come una collezione d’impresa possa trasformarsi in un autentico bene collettivo quando viene condivisa con il pubblico. La mostra non propone soltanto una sequenza di capolavori, ma invita a riflettere sul modo in cui l’arte ha raccontato un secolo di trasformazioni sociali, economiche e culturali, restituendo un’immagine complessa dell’identità italiana. È un viaggio nella memoria del Paese che conferma come il patrimonio custodito fuori dai musei possa diventare, se valorizzato con competenza, uno straordinario strumento di conoscenza e partecipazione.


Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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