






Al MAMbo di Bologna una mostra ripercorre l’intenso dialogo tra fotografia, letteratura e cinema nato dall’incontro fra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Ottantuno fotografie, tre film e un catalogo raccontano una delle collaborazioni più fertili della cultura italiana contemporanea.
Più che una mostra fotografica, è il racconto di un’amicizia intellettuale che ha trasformato il modo di osservare il paesaggio. Al centro non ci sono monumenti o vedute spettacolari, ma il valore culturale dell’ordinario, dei luoghi marginali e delle persone comuni.
Il paesaggio non è soltanto ciò che si vede. È il modo in cui impariamo a guardarlo. Quando Luigi Ghirri impugnava la macchina fotografica e Gianni Celati prendeva appunti durante gli stessi viaggi lungo il Po, stavano costruendo una delle riflessioni più originali sul territorio italiano del secondo Novecento. La mostra del MAMbo riporta oggi alla luce quella conversazione silenziosa tra immagini, parole e cinema, restituendone tutta la forza culturale. Dal 26 giugno al 4 ottobre 2026 il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna dedica a questo dialogo creativo la mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce, curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli e allestita nella Project Room del museo. Il progetto, sostenuto da Strategia Fotografia 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri, ricostruisce una stagione artistica fondamentale attraverso fotografie, materiali cinematografici e documentazione d’archivio.
La figura di Luigi Ghirri (1943-1992) occupa un posto centrale nella fotografia europea del secondo Novecento. La sua ricerca ha contribuito a superare la tradizionale distinzione tra documentazione e interpretazione, restituendo dignità poetica ai paesaggi quotidiani, ai margini urbani, alle periferie e agli spazi apparentemente anonimi. Parallelamente Gianni Celati (1937-2022), scrittore, traduttore, critico e successivamente regista, elaborava una forma narrativa capace di osservare il territorio senza retorica, facendo dell’erranza e dell’attenzione ai dettagli un metodo di conoscenza.
La mostra concentra l’attenzione sulla serie Blu infinito, composta da 81 fotografie realizzate da Ghirri tra il 1989 e il 1991 durante la preparazione e le riprese di Strada provinciale delle anime, primo lungometraggio diretto da Celati. Si tratta dell’ultimo importante lavoro fotografico dell’autore emiliano prima della sua prematura scomparsa e rappresenta un momento di svolta nella sua produzione. Alla consueta attenzione verso il paesaggio si affianca infatti una presenza più intensa della figura umana: amici, studenti, scrittori e familiari dello stesso Celati diventano protagonisti di un viaggio che attraversa Ferrara, le Valli di Comacchio e il Delta del Po, trasformando un semplice itinerario in un racconto collettivo fatto di incontri, attese e silenzi.
L’origine di questo percorso risale al successo del libro Verso la foce, pubblicato nel 1989 da Gianni Celati. Quel volume, oggi considerato uno dei testi fondamentali della letteratura italiana contemporanea sul paesaggio, proponeva un modo completamente nuovo di osservare la Pianura Padana, lontano sia dal pittoresco sia dalla denuncia sociale. Il film nasce proprio come naturale prosecuzione cinematografica di quell’esperienza narrativa, mentre Ghirri accompagna ogni fase della lavorazione con il proprio sguardo fotografico.
Strada provinciale delle anime, girato tra il 1989 e il 1991 dalla casa di produzione Pierrot e la Rosa con il sostegno di Rai Tre, racconta il viaggio di un gruppo eterogeneo di persone che accompagna alcuni anziani parenti di Celati a vedere il mare per la prima volta. Lungo il percorso il paesaggio diventa protagonista tanto quanto i viaggiatori. Appunti, taccuini, schemi di regia e materiali preparatori conservati nel Fondo Celati testimoniano un lungo lavoro di osservazione che coinvolse anche Ghirri durante mesi di sopralluoghi, confermando quanto profonda fosse la sintonia tra i due autori.
L’esposizione amplia questo racconto mettendo in dialogo la serie fotografica con altri due documentari firmati da Celati. Il mondo di Luigi Ghirri (1998) costituisce un ritratto affettuoso del fotografo attraverso i suoi luoghi, i libri, gli oggetti e il suo particolare modo di abitare il paesaggio, mentre Case sparse. Visioni di case che crollano (2003) prosegue idealmente una ricerca avviata insieme all’amico, riflettendo sulla scomparsa dell’architettura rurale e sulla trasformazione del territorio padano sotto la pressione della modernità.
Questi lavori rappresentano anche una pagina importante della storia del documentario italiano. La casa di produzione Pierrot e la Rosa, nata alla fine degli anni Settanta nell’ambiente del DAMS bolognese grazie a Luca Buelli, Paolo Muran e Lamberto Borsetti, contribuì infatti allo sviluppo di un cinema del reale capace di fondere osservazione, ricerca antropologica e sperimentazione narrativa, influenzando profondamente la produzione documentaristica italiana degli anni successivi.
Ciò che rende ancora oggi attuale il dialogo tra Ghirri e Celati è la loro comune idea di paesaggio. Per entrambi esso non coincide con una veduta spettacolare, ma con un’esperienza vissuta. Le fotografie di Ghirri attribuiscono valore estetico agli elementi più ordinari dell’esistente, mentre Celati costruisce narrazioni che ricompongono frammenti dispersi della realtà senza imporre interpretazioni definitive. È un invito a rallentare lo sguardo, ad accettare l’incertezza e a riconoscere nella normalità una dimensione poetica spesso invisibile.
Questa prospettiva ha avuto un’influenza significativa anche sul dibattito culturale e fotografico italiano. La ricerca di Ghirri dialoga idealmente con esperienze come Viaggio in Italia del 1984, volume che contribuì a ridefinire la fotografia di paesaggio nazionale, mentre la riflessione di Celati sul territorio ha influenzato numerosi scrittori, documentaristi e studiosi interessati ai temi della memoria, dell’identità dei luoghi e della trasformazione delle periferie.
A completare il progetto espositivo è il catalogo bilingue pubblicato da Danilo Montanari Editore (dal quale è stata tratta la copertina di questo articolo), curato da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli. Il volume raccoglie le immagini della serie Blu infinito e approfondisce il rapporto tra i due autori attraverso contributi di Marco Sironi, Gabriele Gimmelli e Corrado Confalonieri, oltre a un’intervista di Giulia Pezzoli a Luca Buelli che ricostruisce il contesto culturale in cui nacque questa straordinaria collaborazione artistica.
Per chi conosce già Luigi Ghirri e Gianni Celati, la mostra rappresenta l’occasione per osservare da vicino il laboratorio creativo di un sodalizio che ha lasciato un segno profondo nella cultura italiana. Per chi invece si avvicina oggi al loro lavoro, costituisce un invito a riscoprire un’idea di paesaggio fondata sull’attenzione, sull’ascolto e sulla capacità di riconoscere il valore delle cose comuni. In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, quel loro sguardo paziente continua a offrire una lezione sorprendentemente attuale.
| Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> |
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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