Quaranta sguardi per una dea senza tempo: la Vittoria Alata rivive nella fotografia contemporanea

Al Museo di Santa Giulia, a Brescia, quaranta fotografi interpretano uno dei più celebri bronzi romani giunti integri fino a noi. Una mostra che inaugura le celebrazioni del Bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata e riflette sul dialogo tra patrimonio archeologico e linguaggi visivi del presente.

Un capolavoro dell’antichità continua a produrre immagini, domande e interpretazioni. La Vittoria Alata di Brescia diventa il punto di incontro tra archeologia e fotografia contemporanea, affidando a quaranta autori il compito di dimostrare come un’opera di duemila anni possa ancora generare visioni nuove.


Ci sono opere che sembrano sottrarsi allo scorrere del tempo. Non perché restino immutate, ma perché ogni epoca trova in esse qualcosa di diverso da osservare. La Vittoria Alata di Brescia, capolavoro della bronzistica romana risalente al I secolo d.C., appartiene a questa ristretta categoria. Scoperta nel 1826 durante gli scavi nell’area del Capitolium dell’antica Brixia, è diventata nel corso di due secoli non soltanto uno dei simboli della città, ma anche uno dei più importanti riferimenti dell’archeologia italiana. Oggi quella presenza millenaria torna a interrogare il presente attraverso il linguaggio della fotografia.
Dal 17 luglio al 1° novembre 2026, il Museo di Santa Giulia ospita infatti “La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza”, mostra curata da Giovanna Calvenzi che riunisce quaranta interpreti della fotografia italiana e internazionale chiamati a confrontarsi con la celebre scultura. L’esposizione inaugura il programma delle celebrazioni dedicate al Bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata, promosso dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei insieme a numerosi partner culturali cittadini, trasformando la ricorrenza storica in un’occasione di produzione artistica contemporanea piuttosto che in una semplice commemorazione.

La forza del progetto risiede proprio nella sua impostazione. L’obiettivo non è documentare un capolavoro universalmente noto, ma verificare quanto un’opera dell’antichità possa ancora generare visioni originali. Ogni fotografo ha incontrato la Vittoria Alata senza vincoli interpretativi, mettendo in gioco il proprio linguaggio e la propria sensibilità. Il risultato è una sorta di atlante visivo nel quale la stessa scultura assume identità differenti, dimostrando come la fotografia contemporanea sia ormai uno strumento di lettura della realtà prima ancora che di registrazione del visibile.

L’origine dell’iniziativa risale al 2021, quando il fotografo bresciano Renato Corsini, direttore artistico del Brescia Photo Festival, pubblicò il volume Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno, dedicato al lungo e complesso restauro della statua. Da quell’esperienza nacque l’idea di invitare numerosi autori a misurarsi con il bronzo nel nuovo allestimento progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, uno dei protagonisti dell’architettura europea contemporanea. L’intervento museografico, concepito come un dialogo essenziale tra luce, spazio e materia, ha restituito alla scultura una centralità percettiva capace di influenzare anche lo sguardo dei fotografi.

Fra gli autori coinvolti figurano alcuni dei nomi più autorevoli della fotografia italiana, da Gabriele Basilico a Gianni Berengo Gardin, da Franco Fontana a Giovanni Gastel, insieme a Silvia Camporesi, Maurizio Galimberti, Paolo Ventura, Francesco Cito, Giovanni Chiaramonte, Luca Gilli e molti altri. Ognuno affronta la Vittoria Alata secondo una propria grammatica visiva. C’è chi ne esalta la monumentalità classica, chi la lascia quasi sfuggire all’inquadratura, chi la ricostruisce attraverso un immaginario pittorico, chi la scompone in visioni multiple, chi concentra l’attenzione sui dettagli della superficie bronzea e chi sperimenta persino nuove possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. La statua diventa così un laboratorio di linguaggi nel quale convivono documentazione, ricerca estetica e sperimentazione.

Questa pluralità di approcci riflette una caratteristica fondamentale della fotografia contemporanea. Se nel Novecento essa è stata spesso considerata un mezzo privilegiato per testimoniare il reale, oggi rappresenta sempre più uno spazio di interpretazione, capace di costruire significati attraverso la scelta dell’inquadratura, della luce, della sequenza narrativa e perfino della manipolazione digitale. La Vittoria Alata diventa quindi il pretesto per osservare l’evoluzione stessa del linguaggio fotografico, mostrando come un’identica presenza possa generare narrazioni radicalmente differenti.

Non è un caso che il progetto trovi sede nel Museo di Santa Giulia, patrimonio mondiale UNESCO insieme all’area monumentale del Foro Romano di Brescia. Qui il dialogo tra archeologia e contemporaneità è parte integrante della missione culturale del museo, che negli ultimi anni ha investito in restauri, nuovi allestimenti e iniziative capaci di mettere in relazione il patrimonio storico con i linguaggi artistici del presente. La stessa Vittoria Alata, dopo il delicato restauro eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze tra il 2018 e il 2020, è tornata a essere non soltanto un reperto archeologico di eccezionale valore, ma un’opera capace di alimentare nuove letture e nuovi percorsi espositivi.

La mostra si inserisce inoltre in un programma più ampio di eventi dedicati al Bicentenario. Alla Cavallerizza – Centro della Fotografia Italiana saranno presentate le esposizioni dedicate a Renato Corsini, con il racconto fotografico del restauro della Vittoria Alata, e a Mario Cresci, che propone un dialogo ideale con la Pietà Rondanini di Michelangelo. Al MO.CA – Centro per le Nuove Culture troverà invece spazio “SHAPING MEMORIES. Arte e Moda Oltre la Vittoria”, progetto dedicato alle relazioni tra patrimonio storico, creatività contemporanea e nuove generazioni. In questo modo il Bicentenario si trasforma in una piattaforma culturale diffusa, capace di coinvolgere fotografia, arti visive, moda e ricerca.

La rassegna del Museo di Santa Giulia suggerisce infine una riflessione che va oltre l’anniversario celebrativo. Un’opera sopravvive davvero quando continua a generare interpretazioni, quando non smette di dialogare con il proprio tempo. Due secoli dopo il suo ritrovamento e quasi duemila anni dopo la sua realizzazione, la Vittoria Alata dimostra ancora questa capacità. Non si limita a raccontare la grandezza del mondo romano: invita artisti e pubblico a interrogarsi sul significato della bellezza, sulla memoria e sul modo in cui ogni epoca costruisce il proprio sguardo. È forse questa la forma più autentica della sua eterna vittoria.


Ufficio stampa CLP Relazioni Pubbliche Clara Cervia clara.cervia@clp1968.it
Ufficio stampa Fondazione Brescia Musei Francesca Raimondi raimondi@bresciamusei.com
Ufficio stampa Comune di Brescia Rossella Prestini rprestini@comune.brescia.it
Articolo a cura della Redazione Experiences

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