
Otto concerti, otto geografie sonore e un unico viaggio tra tradizioni popolari, sperimentazione e dialogo interculturale. Dal Burkina Faso alla Corea, il Museo della Musica rinnova uno degli appuntamenti più originali dell’estate italiana.
Non tutte le mappe si leggono con gli occhi. Alcune si percorrono ascoltando. È questa l’idea che anima la quindicesima edizione di (s)Nodi festival di musiche inconsuete, rassegna che trasforma Bologna in un crocevia di culture sonore, dimostrando come la musica continui a essere uno dei linguaggi più efficaci per raccontare il mondo contemporaneo.
Esistono festival che programmano concerti e festival che costruiscono itinerari culturali. (s)Nodi appartiene senza dubbio a questo tipo di manifestazioni. Dal 21 luglio all’8 settembre 2026, ogni martedì alle ore 21, il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna ospita la quindicesima edizione della manifestazione, ormai divenuta un punto di riferimento per chi desidera esplorare repertori poco frequentati, strumenti tradizionali, pratiche musicali ancestrali e nuove forme di contaminazione artistica. La rassegna nasce all’interno del Museo della Musica, uno dei poli culturali più significativi della città, ospitato nello storico Palazzo Sanguinetti. La scelta della sede non è casuale: il museo conserva importanti collezioni dedicate alla storia della musica europea e dialoga costantemente con la ricerca contemporanea, offrendo un contesto ideale per una manifestazione che mette in relazione memoria e innovazione. Bologna, riconosciuta dall’UNESCO come Città Creativa della Musica dal 2006, conferma così una vocazione internazionale che affonda le proprie radici in una lunga tradizione musicale, dall’antica scuola bolognese fino alle più recenti sperimentazioni.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è la contaminazione. Non come semplice fusione di generi, ma come incontro autentico fra culture, tecniche esecutive e visioni del mondo. Gli otto progetti invitati condividono infatti la capacità di superare le tradizionali classificazioni musicali, costruendo linguaggi originali nei quali convivono patrimonio popolare, improvvisazione, elettronica, jazz, ricerca sonora e pratiche performative. È proprio questa apertura che ha reso (s)Nodi una delle rassegne italiane più apprezzate dagli artisti della world music contemporanea.

Il viaggio prende avvio il 21 luglio con Kaito Winse, musicista originario del Burkina Faso e fra i più autorevoli interpreti della tradizione dei jeli, i griot dell’Africa occidentale, figure che da secoli custodiscono la memoria collettiva attraverso il canto e il racconto orale. La sua musica nasce dall’intreccio fra voce, strumenti tradizionali come il tama, l’arco a bocca, il flauto peul e la calebasse, trasformando proverbi, storie e rituali del villaggio natale in una narrazione musicale di straordinaria intensità.
Il 28 luglio sarà invece protagonista Ëda Diaz, cantante e bassista franco-colombiana che ha costruito una cifra stilistica personale mescolando il patrimonio musicale dell’America Latina – dal vallenato al bolero, passando per currulao, bullerengue e danzón – con produzioni elettroniche e sensibilità pop contemporanea. Le sue composizioni riflettono sui contrasti dell’esperienza umana, oscillando continuamente fra nostalgia e modernità, contemplazione e ritmo.
Il 4 agosto l’atmosfera cambia radicalmente con l’energia della Butter Funk Family, collettivo nato dall’universo creativo del trombettista e produttore Printz Board, due volte vincitore del Grammy Award e collaboratore dei Black Eyed Peas. Accanto alla potente macchina ritmica della band, sarà ospite speciale Alana Hil, cantante statunitense capace di intrecciare gospel, soul, studi di musica classica indiana e pratiche vocali ispirate ai mantra himalayani, in un repertorio che amplia ulteriormente i confini della musica afroamericana.
L’11 agosto sarà la volta delle polacche Sutari, trio che negli ultimi anni ha ridefinito il rapporto con il patrimonio folklorico dell’Europa orientale. Le loro armonie vocali, costruite su polifonie ipnotiche, si intrecciano con strumenti tradizionali e sperimentazioni contemporanee dando vita a racconti dedicati alla natura, alla libertà, alla sorellanza e alla memoria femminile. Un lavoro che dimostra come il folklore possa ancora essere materia viva e linguaggio del presente.
Il percorso prosegue il 18 agosto con Trilog, progetto internazionale nato dall’incontro fra la flautista canadese Lara Wong, il chitarrista flamenco spagnolo Melón Jiménez e il percussionista indiano Chaitanya Natu. La loro ricerca esplora le possibili connessioni storiche e culturali fra India e Mediterraneo, evocando le radici orientali del flamenco attraverso improvvisazione, virtuosismo e dialogo interculturale. Non a caso il progetto è stato premiato come miglior proposta flamenca al Festival del Cante de las Minas.
Il 25 agosto la scena si sposta a Cipro con Nābu Pēra e il progetto Soundscapes of Nicosia. La città diventa materia musicale: rumori urbani, echi, voci, architetture sonore e improvvisazione si fondono in un paesaggio acustico capace di raccontare la complessità di una capitale storicamente attraversata da culture, lingue e identità differenti. È una riflessione sul suono come forma di lettura dello spazio urbano e della memoria collettiva.
Il primo settembre si torna in Italia con Trevize, progetto dell’artista pugliese Francesco Barletta. Il suo percorso nasce da un curioso paradosso: l’iniziale rifiuto della pizzica e della taranta si è trasformato, grazie al confronto con i musicisti della tradizione, nella scoperta della loro forza rituale. Da qui prende forma un linguaggio che unisce strumenti popolari, elettronica e techno, restituendo al ritmo la sua dimensione ancestrale e collettiva. Un esempio significativo di come il patrimonio immateriale possa dialogare con le pratiche musicali delle nuove generazioni.
La conclusione dell’8 settembre è affidata a Talsori, trio elettroacustico che intreccia free jazz, elaborazione digitale del suono e pansori, l’antica forma narrativa musicale coreana riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Il risultato è una performance in continua trasformazione, nella quale improvvisazione, elettronica e tradizione costruiscono un autentico rito contemporaneo dell’ascolto.
Più che un cartellone di concerti, (s)Nodi propone una riflessione sul ruolo della musica nel XXI secolo. In un’epoca caratterizzata da mobilità, migrazioni e connessioni globali, le tradizioni non appaiono più sistemi chiusi da conservare immutati, ma patrimoni dinamici che continuano a rigenerarsi attraverso il confronto con altri linguaggi. È proprio questa tensione fra radici e innovazione a rendere la rassegna bolognese una delle esperienze culturali più interessanti dell’estate italiana.
Inserito nel programma di Bologna Estate 2026 promosso dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana, (s)Nodi conferma infine la capacità della città di fare della musica non soltanto uno spettacolo, ma uno strumento di conoscenza, dialogo e partecipazione culturale.
| Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> |
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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