
Fra pane, uova, ortaggi e cene con gli amici, le annotazioni private di Jacopo Carucci raccontano un’esistenza sorprendentemente concreta. Più che un semplice elenco di pasti, il suo diario restituisce il ritratto vivo di un artista immerso nella Firenze del Cinquecento, fra lavoro, salute e quotidianità.
Le pagine che Pontormo compilò negli ultimi anni della sua vita permettono di osservare da vicino non soltanto la dieta di un pittore rinascimentale, ma anche il ritmo di una città, le sue consuetudini alimentari e il rapporto fra arte e vita quotidiana. Un documento raro, prezioso per storici e appassionati.
di Marco Bellini
Quando si pensa ai grandi protagonisti del Rinascimento, l’immaginazione corre quasi sempre alle botteghe, ai colori, ai capolavori destinati a chiese e palazzi. Più raramente ci si interroga sulla loro quotidianità: cosa mangiavano, come trascorrevano le serate, quali fossero le loro preoccupazioni più intime. A colmare questo vuoto interviene uno dei documenti più singolari della cultura italiana del Cinquecento: il diario di Jacopo Carucci, detto Pontormo, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e compilato negli ultimi anni della sua vita, tra il gennaio 1554 e l’ottobre 1556. Le informazioni che seguono derivano principalmente dall’approfondimento pubblicato da Federico Giannini e Ilaria Baratta su Finestre sull’Arte, intitolato Il diario del Pontormo: cosa mangiava un artista nel Cinquecento, integrato con dati storici e biografici ricavati dalla letteratura specialistica dedicata al pittore e alla Firenze rinascimentale.
Pontormo, nato a Pontorme presso Empoli nel 1494 e morto a Firenze il 1° gennaio 1557, è uno dei maggiori interpreti del Manierismo italiano. Allievo di Andrea del Sarto, sviluppò un linguaggio pittorico originale, caratterizzato da figure allungate, colori irreali e composizioni di intensa tensione emotiva. Negli ultimi anni della sua esistenza era impegnato nell’immenso cantiere degli affreschi del coro della basilica di San Lorenzo, iniziati nel 1546 e purtroppo distrutti nel Settecento. Attorno a quell’impresa ruota quasi ogni pagina del diario.
Il manoscritto non nasce con ambizioni letterarie. È un promemoria personale, una registrazione quasi quotidiana di ciò che accadeva durante le giornate del pittore. Lavoro, condizioni meteorologiche, salute, incontri e soprattutto cibo convivono nello stesso spazio, con una naturalezza che rende queste annotazioni una testimonianza eccezionale della vita nella Firenze medicea. Proprio questa spontaneità distingue il diario da qualsiasi autobiografia costruita a posteriori: Pontormo non scrive per essere letto, ma per ricordare.
L’inizio del racconto coincide con un episodio sfortunato. Il 7 gennaio 1554 l’artista cade e si procura una seria lesione alla spalla e al braccio. Per alcuni giorni viene ospitato nella casa del Bronzino, suo allievo e poi collega, prima di rientrare nella propria abitazione, ancora sofferente. Dopo la convalescenza, le annotazioni diventano regolari e iniziano a descrivere, con sorprendente precisione, anche ciò che compare sulla sua tavola.
La dieta appare semplice, ma non misera. Il pane costituisce l’alimento fondamentale e viene spesso annotato persino nel peso. Le uova ricorrono con impressionante frequenza, cucinate sode, in padella oppure trasformate nel cosiddetto “pesce d’uovo”, una frittata ripiegata che ricordava, nella forma, un pesce. Accanto a pane e uova compaiono insalate di lattuga, indivia e borragine, cavoli, rape, piselli, asparagi, carciofi, ricotta, formaggi, fichi secchi e mandorle. È un’alimentazione che riflette la disponibilità stagionale dei prodotti e l’economia domestica della Toscana del tempo.
La carne compare con minore frequenza, ma non rappresenta affatto un’eccezione. Pontormo annota vitella, pollo, castrato, capretto, coniglio, lepre, maiale cotto nel vino, salsicce e una notevole varietà di selvaggina. Non mancano anatre, faraone, tordi e altri volatili molto apprezzati nelle tavole fiorentine del XVI secolo. Anche il pesce trova spazio, sia nelle cene più modeste sia nei pranzi condivisi con gli amici. In una circostanza il pittore registra perfino l’acquisto di un grosso pesce e di alcuni pesciolini fritti, indicando con scrupolo la spesa sostenuta: dodici soldi, una cifra che gli studiosi hanno rapportato a circa un quarantesimo della paga mensile di un muratore dell’epoca.
Il diario, tuttavia, non è un ricettario. Ogni pasto è strettamente collegato allo stato di salute dell’artista. Pontormo osserva il proprio corpo con attenzione quasi ossessiva, annotando capogiri, disturbi digestivi, dolori alla gola, febbri e malesseri vari. Cerca continuamente relazioni tra ciò che ha mangiato e il modo in cui si sente, modificando talvolta la dieta quando teme di aver ecceduto. In alcune pagine arriva persino a formulare consigli personali su alimentazione, esercizio fisico e cambiamenti stagionali, convinto che salute e clima fossero profondamente connessi.
Per lungo tempo questa attenzione al proprio organismo ha alimentato l’immagine di un Pontormo solitario, malinconico e ipocondriaco. Una lettura ormai ridimensionata dalla critica più recente. Le stesse pagine del diario raccontano infatti un uomo tutt’altro che isolato. Le occasioni conviviali sono numerose. Il Bronzino compare con continuità, insieme ad altri amici, come Attaviano, con i quali il pittore divide pranzi, cene e soste nelle osterie cittadine. In un’occasione ricorda con entusiasmo alcuni “crespelli mirabili” gustati a casa dell’amico; in un’altra aspetta con piacere un pane al rosmarino promessogli dalla madre di una giovane di nome Maria. Piccoli dettagli che restituiscono un carattere più aperto e partecipe della vita sociale di quanto suggeriscano certi stereotipi.
Anche il tempo atmosferico occupa uno spazio importante nelle annotazioni. Piogge, freddo, gelo e giornate serene vengono registrati quasi quotidianamente, non per semplice curiosità, ma perché influenzano direttamente il lavoro dell’affresco. L’umidità e le basse temperature potevano compromettere la corretta stesura dell’intonaco e dei colori. Così il diario diventa anche una cronaca tecnica del mestiere del pittore, capace di mostrare quanto la creazione artistica dipendesse da fattori molto concreti.
Il calendario liturgico modifica sensibilmente la tavola del Pontormo. Nei giorni di vigilia e durante i periodi di digiuno prescritti dalla Chiesa i pasti si fanno più sobri, talvolta vengono addirittura omessi. Con il ritorno delle festività ricompaiono invece preparazioni più ricche, come agnello, capretto e altri piatti tipici della tradizione pasquale. Il ritmo dell’alimentazione segue dunque quello dell’anno religioso, offrendo agli storici un’ulteriore chiave di lettura della società fiorentina della metà del Cinquecento.
Il diario si interrompe improvvisamente il 23 ottobre 1556. Due mesi dopo Pontormo morirà. Le ultime annotazioni ricordano ancora un persistente fastidio alla gola, piccolo dettaglio che assume un significato particolare alla luce degli eventi successivi. Rimane però soprattutto il valore straordinario di queste pagine, capaci di raccontare la grande storia attraverso la vita ordinaria.
Lontano dall’immagine romantica del genio isolato, emerge un uomo che lavora senza tregua, misura il pane, osserva il cielo, si preoccupa della digestione, cena con gli amici e annota tutto con pazienza. È proprio questa normalità a rendere il diario del Pontormo un documento eccezionale. Nelle sue righe il Rinascimento perde l’aura monumentale per ritrovare il volto autentico di chi lo ha costruito giorno dopo giorno, sedendosi ogni sera davanti a un piatto di pane, verdure e uova, prima di tornare, l’indomani, a dipingere la storia.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.





