Villa Zeri entrerà a far parte della rete museale nazionale con un programma di recupero e valorizzazione

Firmato l’accordo tra Ministero della Cultura e Università di Bologna: la storica dimora di Mentana entrerà nella rete museale nazionale. Un progetto di lungo periodo trasformerà la residenza dello storico dell’arte in un centro permanente dedicato allo studio, alla formazione e alla produzione culturale.

Per quasi trent’anni Villa Zeri è rimasta il simbolo di un’eredità straordinaria in attesa di una nuova destinazione. Oggi quell’attesa si conclude con un progetto che restituisce alla collettività non solo una casa, ma un metodo di studio, una visione della storia dell’arte e uno dei luoghi più significativi della cultura italiana del Novecento.


di Marta Bellomi

Villa Zeri, a Mentana, alle porte di Roma, non è soltanto la residenza nella quale Federico Zeri trascorse gran parte della sua vita, ma il luogo in cui prese forma uno dei più originali laboratori di studio della storia dell’arte italiana del Novecento. Oggi quella casa si prepara a vivere una nuova stagione. La firma dell’Accordo di valorizzazione tra il Ministero della Cultura e l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna segna infatti l’avvio di un progetto destinato a trasformarla in una casa museo e in un centro permanente dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione culturale. Le informazioni principali riportate in questo articolo derivano dal comunicato ufficiale diffuso dal Ministero della Cultura, integrate con essenziali dati storici sulla figura di Federico Zeri e sulla villa.

L’intesa, promossa dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, è stata sottoscritta dal Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione musei nazionali della città di Roma, Luca Mercuri, e dal Rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari. Grazie all’accordo, Villa Zeri entrerà ufficialmente nella rete museale nazionale, assumendo il ruolo di luogo della cultura affidato all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo. Si tratta di un passaggio che non riguarda soltanto la tutela di un edificio, ma la costruzione di un progetto culturale destinato a svilupparsi nel tempo, con l’obiettivo di rendere progressivamente accessibile al pubblico un patrimonio finora conosciuto soprattutto dagli studiosi.

Nel presentare l’iniziativa, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ricordato come la villa custodisca non solo la memoria di Federico Zeri, ma anche il suo metodo di lavoro e la sua idea della conoscenza come esercizio critico. Secondo il Ministro, il compito delle istituzioni consiste proprio nel trasformare grandi eredità culturali in un patrimonio condiviso, capace di alimentare ricerca, creatività e partecipazione, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni. Una visione che trova nell’accordo con l’Università di Bologna il suo primo concreto sviluppo.

Federico Zeri, nato a Roma nel 1921 e scomparso nel 1998, è stato uno dei maggiori storici dell’arte italiani del secolo scorso. Fine conoscitore della pittura italiana, studioso di fama internazionale e consulente di alcuni dei più importanti musei e collezionisti del mondo, ha costruito la propria autorevolezza attraverso un metodo rigoroso fondato sull’osservazione diretta delle opere, sul confronto delle immagini e su una vastissima documentazione fotografica. La sua fototeca, composta da centinaia di migliaia di immagini, e la biblioteca specialistica costituiscono ancora oggi strumenti fondamentali per gli studi storico-artistici e sono conservate presso l’Università di Bologna, alla quale Zeri decise di affidare la propria eredità culturale.

Anche Villa Zeri nasce da questa stessa concezione del sapere. Edificata all’inizio degli anni Sessanta su progetto dell’architetto Andrea Busiri Vici, la dimora fu pensata come un organismo unitario nel quale abitazione, studio, biblioteca e collezioni convivessero senza soluzione di continuità. Ogni ambiente era parte di un sistema destinato a favorire il confronto tra immagini, libri, reperti archeologici e opere d’arte. Per decenni la villa ha accolto studiosi, direttori di musei, collezionisti e ricercatori provenienti da tutto il mondo, diventando uno dei punti di riferimento della disciplina.

L’accordo appena sottoscritto mira proprio a preservare questo carattere. Il programma di valorizzazione, gestione culturale e apertura al pubblico sarà sviluppato congiuntamente dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, dall’Università di Bologna e dalla Fondazione Federico Zeri. L’obiettivo è trasformare progressivamente il complesso in un centro permanente dedicato all’eredità scientifica dello studioso, nel quale ricerca, divulgazione e attività culturali convivano in maniera stabile.

Prima dell’apertura sarà necessario affrontare un articolato programma di interventi. Il Ministero prevede infatti opere di riqualificazione, conservazione e valorizzazione finalizzate a migliorare l’accessibilità della villa e a predisporla alla futura fruizione pubblica. Non si tratta di un semplice recupero edilizio, ma della costruzione di un luogo capace di coniugare tutela del patrimonio e nuove modalità di partecipazione culturale.

Non è casuale il titolo scelto per il progetto: “Villa Zeri. Abitare le immagini”. L’espressione richiama il modo in cui Federico Zeri concepiva il proprio lavoro. Le immagini, per lui, non erano soltanto oggetti da osservare, ma strumenti di conoscenza attraverso i quali comprendere la storia, le relazioni artistiche e la circolazione delle idee. Il programma prevede mostre temporanee dedicate ai principali temi della sua ricerca, convegni scientifici, seminari specialistici, attività didattiche, iniziative editoriali e percorsi di alta formazione sviluppati insieme all’Università di Bologna e alla Fondazione Federico Zeri, in dialogo con università, musei e istituti di ricerca italiani e internazionali.

Accanto a queste attività prenderanno forma la progressiva musealizzazione di parte della villa, interventi di conservazione e restauro e un programma di residenze d’artista. È una scelta che guarda contemporaneamente al passato e al presente: custodire la memoria del luogo senza trasformarla in un semplice spazio celebrativo, favorendo invece l’incontro tra ricerca storica e produzione culturale contemporanea.

L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia perseguita dalla Direzione generale Musei e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, orientata a rafforzare la rete delle case museo, delle dimore d’autore e dei luoghi della memoria presenti a Roma e nel suo territorio. In questo sistema sono già comprese realtà come Casa Museo Mario Praz, Casa Museo Boncompagni Ludovisi, Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Casa Pasolini e Casa Balla. L’ingresso di Villa Zeri consolida ulteriormente questa rete, proponendo un modello di valorizzazione che mette al centro non soltanto gli oggetti conservati, ma le biografie, il lavoro intellettuale e il contesto culturale delle personalità che vi hanno vissuto.

Nel commentare la firma dell’accordo, il Rettore Giovanni Molari ha sottolineato come l’intesa garantisca finalmente una prospettiva di lungo periodo alla valorizzazione della villa, consentendo di trasformarla stabilmente in una casa museo e in un polo dedicato alla divulgazione, allo studio e alla fruizione pubblica del patrimonio culturale. Un riconoscimento anche alla scelta compiuta da Federico Zeri di affidare all’Università di Bologna il compito di custodire e trasmettere la propria eredità scientifica.

Sulla stessa linea si collocano le parole di Luca Mercuri, che individua nella villa un tassello fondamentale del progetto sviluppato dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo per creare luoghi vivi di ricerca, esposizione, formazione e partecipazione. Anche Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale, ha evidenziato il valore dell’accordo come esempio di collaborazione virtuosa tra istituzioni, capace di tradursi in nuove opportunità di crescita culturale e sviluppo territoriale. Infine Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività culturali, ha definito Villa Zeri un modello innovativo nel quale patrimonio, ricerca, produzione artistica e formazione dialogano in modo permanente.

La rinascita della villa va quindi oltre il recupero di una dimora storica. Rappresenta il tentativo di restituire piena attualità all’eredità intellettuale di uno dei maggiori studiosi italiani del Novecento, facendo della sua casa un luogo aperto, accessibile e capace di generare nuova conoscenza. È un’operazione che riconosce il valore della memoria senza limitarla alla conservazione, trasformandola invece in uno spazio di confronto, di ricerca e di crescita condivisa. In un tempo in cui il patrimonio culturale è chiamato a dialogare sempre più con la società, Villa Zeri si prepara così a diventare non soltanto un museo, ma una casa nuovamente abitata dalle idee.


Articolo a cura della Redazione Experiences

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