La sera in cui Carlo confessò in televisione il tradimento, Diana uscì e si mostrò al mondo come aveva scelto di essere. Ora quell’abito, diventato una delle immagini più riconoscibili della sua storia, torna sul mercato con una stima fino a 300 mila dollari.
di Chiara Vassallo
Forse la vendetta non c’entrava affatto. O almeno non nel modo in cui abbiamo imparato a raccontarla. La sera del 29 giugno 1994 Diana Spencer aveva trentadue anni, era separata dal principe Carlo dal dicembre 1992 e sapeva che milioni di persone stavano ascoltando suo marito ammettere alla BBC di esserle stato infedele. Avrebbe potuto restare a casa, sottrarsi agli sguardi, aspettare che passasse la tempesta. Fece esattamente il contrario.
Andò al gala della Serpentine Gallery di Londra e indossò un abito nero di seta di Christina Stambolian, aderente, corto, con le spalle scoperte, l’orlo asimmetrico e uno strascico di chiffon. Al collo portava il celebre choker di perle con smeraldo. Le fotografie fecero immediatamente il giro del mondo. Da allora quell’abito ha un nome che sembra uscito da un romanzo sentimentale: Revenge Dress, il vestito della vendetta.
La storia, però, è più interessante della sua etichetta. Diana possedeva quell’abito da circa tre anni e non lo aveva mai indossato perché lo considerava troppo audace. Per quella serata era stata prevista un’altra scelta, un Valentino, ma all’ultimo momento cambiò idea. Secondo il racconto della sua stylist, voleva apparire splendente. E splendente apparve, soprattutto perché sembrava avere improvvisamente deciso che il giudizio degli altri non fosse più la misura della propria vita.
È questo che rende ancora oggi quella fotografia così potente. Non vediamo soltanto una principessa tradita che risponde al marito con una scollatura. Vediamo una donna che per anni era stata osservata, commentata, vestita secondo un ruolo e costretta dentro una rappresentazione pubblica, mentre comincia a impadronirsi della propria immagine. David Sassoon, uno degli stilisti che la conosceva bene, avrebbe ricordato che a rendere memorabile quella sera non fu semplicemente il vestito, ma la sicurezza con cui Diana lo indossò.
Ora quell’abito torna a raccontare la sua storia. Il 9 dicembre sarà battuto da Sotheby’s a New York, durante la Luxury Week, con una stima compresa fra 150 e 300 mila dollari. Prima dell’asta sarà esposto al Breuer Building dal 2 all’8 dicembre, dopo un itinerario internazionale che lo porterà a Londra durante la London Fashion Week, dal 18 al 24 settembre, quindi a Hong Kong dall’1 al 15 ottobre e a Ginevra dal 6 all’11 novembre.
Non è la prima volta che il Revenge Dress incontra il mercato. Nel 1997 Diana mise all’asta 79 suoi abiti destinando l’iniziativa alla beneficenza. Con il vestito sarà proposta anche una rara copia del catalogo originale di quella vendita, firmata dalla principessa e da Christina Stambolian, nella quale viene riconosciuta al principe William l’idea iniziale dell’operazione benefica. Anche questa volta una parte dei proventi sarà destinata alla NHS Lothian Charity, a sostegno del Royal Edinburgh Hospital.
Gli abiti normalmente invecchiano negli armadi. Alcuni, invece, trattengono ciò che è accaduto mentre venivano indossati. Quello di Diana conserva una sera precisa, una crisi matrimoniale diventata spettacolo mondiale e soprattutto l’istante in cui una donna smise, almeno davanti a quelle macchine fotografiche, di apparire come gli altri si aspettavano.
Chiamarlo ancora “vestito della vendetta” è inevitabile. Ma forse, guardandolo oggi, la parola più giusta è un’altra: libertà.

