Il World Monuments Watch 2027 evidenzia la questione economica, ambientale e sociale

L’analisi di 372 candidature provenienti da diverse regioni del mondo rivela le difficoltà crescenti nella tutela dei beni culturali. Ma suggerisce anche una prospettiva: investire nel patrimonio significa sostenere le comunità, trasmettere conoscenze e creare nuove opportunità di sviluppo.


di Lorenzo Bianchi

Conservare un monumento significa occuparsi del suo futuro almeno quanto del suo passato. Occorrono risorse economiche, conoscenze tecniche, capacità organizzative e, soprattutto, comunità disposte a riconoscere in quel patrimonio una parte della propria identità. Quando viene meno anche soltanto uno di questi elementi, la sopravvivenza di un edificio storico, di un sito archeologico o di un paesaggio culturale può diventare problematica.

È quanto emerge dalle 372 candidature presentate al World Monuments Watch 2027, il programma internazionale promosso dal World Monuments Fund (WMF), organizzazione impegnata nella salvaguardia del patrimonio culturale. L’analisi delle segnalazioni restituisce un quadro articolato, nel quale tre questioni assumono particolare rilievo: la progressiva insufficienza dei finanziamenti, gli effetti dei cambiamenti climatici e la perdita delle competenze necessarie alla conservazione.

I problemi sono strettamente collegati. Un monumento esposto a fenomeni meteorologici estremi richiede interventi sempre più complessi e costosi. La mancanza di risorse può impedirne la realizzazione, mentre la scomparsa di tecniche costruttive tradizionali rischia di compromettere la qualità degli stessi restauri. La tutela del patrimonio appare così come un sistema di responsabilità interdipendenti, nel quale le difficoltà locali riflettono trasformazioni di portata globale.

La conservazione e il problema delle risorse

Il primo dato riguarda l’economia. Il 65% dei promotori delle candidature segnala difficoltà finanziarie, contro il 55% rilevato nel 2024. Un incremento di dieci punti percentuali che rivela quanto la disponibilità economica stia diventando determinante per la sopravvivenza dei beni culturali.

Le cause individuate sono differenti. Il 22% delle candidature denuncia l’insufficienza dei finanziamenti pubblici, il 17% richiama le difficoltà delle economie locali e il 10% segnala l’aumento dei costi dei materiali e della manodopera specializzata.

Dietro queste percentuali si intravede una questione che riguarda direttamente le politiche di conservazione. La tutela richiede continuità, programmazione e capacità di intervenire prima che il degrado raggiunga condizioni irreversibili. La scarsità delle risorse rende più difficile proprio questa continuità, esponendo il patrimonio al rischio di interventi tardivi o insufficienti.

Il problema assume inoltre una dimensione sociale. Nei territori economicamente più fragili, la disponibilità di finanziamenti può determinare non soltanto il destino di un monumento, ma anche la possibilità per una comunità di conservarne la memoria e di trasmetterla alle generazioni successive.

Il cambiamento climatico modifica le priorità

La seconda grande minaccia è rappresentata dal cambiamento climatico, indicato dal 54% dei promotori delle candidature. Nel 30% dei casi vengono segnalati pericoli direttamente collegati a eventi meteorologici estremi, fra cui inondazioni, tempeste, siccità e incendi.

Si tratta di fenomeni che impongono di considerare la conservazione anche in rapporto alle trasformazioni ambientali. Le condizioni nelle quali un monumento è stato costruito e ha attraversato i secoli non possono più essere considerate necessariamente stabili. La frequenza e l’intensità degli eventi climatici estremi introducono ulteriori elementi di vulnerabilità e richiedono capacità di prevenzione e adattamento.

La distribuzione geografica delle candidature mostra quanto queste pressioni siano differenti da una regione all’altra. Nell’Africa subsahariana, l’83% dei promotori individua nei rischi ambientali e climatici una delle principali preoccupazioni.

È una percentuale particolarmente significativa, che invita a leggere la conservazione del patrimonio all’interno delle più ampie questioni ambientali. La protezione dei beni culturali dipende sempre più dalla capacità di affrontare fenomeni che superano i confini dei singoli siti e coinvolgono interi territori.

Quando scompaiono i mestieri, il patrimonio perde la propria memoria

La terza criticità riguarda un aspetto meno immediatamente visibile, ma altrettanto importante: la progressiva perdita delle competenze specialistiche e delle conoscenze tradizionali.

Il 35% delle candidature evidenzia la necessità di formare nuovi professionisti e recuperare tecniche e mestieri indispensabili alla conservazione. La situazione appare particolarmente delicata nell’area dell’Asia e del Pacifico, dove il 51% dei promotori segnala una disponibilità insufficiente di specialisti e il 32% denuncia la scomparsa di pratiche e conoscenze tradizionali.

La questione coinvolge il rapporto fra patrimonio materiale e patrimonio immateriale. Un edificio storico conserva infatti, insieme alla propria struttura fisica, le conoscenze delle persone che lo hanno progettato, costruito, trasformato e mantenuto nel tempo. Materiali, procedimenti e tecniche rappresentano una componente essenziale della sua identità.

Quando queste conoscenze non vengono trasmesse, la conservazione diventa più difficile. Non basta disporre delle risorse necessarie per un intervento: occorrono persone capaci di comprendere le caratteristiche del bene e di operare attraverso competenze adeguate.

Per questo motivo, diversi progetti del World Monuments Fund associano già le attività di conservazione alla formazione professionale. Il coinvolgimento di personale locale, studenti e nuove generazioni di specialisti permette di affrontare contemporaneamente due obiettivi: intervenire sui beni culturali e favorire la continuità delle conoscenze necessarie alla loro tutela.

Il restauro assume così anche una funzione educativa. La trasmissione dei saperi diventa parte integrante della conservazione, mentre la partecipazione delle comunità locali contribuisce a mantenere vivo il rapporto fra i luoghi e le persone che li abitano.

Una geografia delle fragilità

L’analisi delle candidature mette in evidenza altre criticità, che variano sensibilmente secondo le regioni del mondo. Accanto ai problemi economici, ambientali e professionali emergono questioni politiche, istituzionali e culturali.

In America Latina e nei Caraibi, il 40% dei promotori segnala l’inadeguatezza degli strumenti di protezione legale e dell’azione governativa. Il dato richiama l’importanza delle istituzioni e della presenza di strumenti normativi capaci di garantire una tutela effettiva.

Nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale, invece, il 47% delle candidature individua nei conflitti e nei processi di pacificazione alcune delle principali preoccupazioni. In questi contesti, la conservazione del patrimonio si confronta con condizioni di instabilità che possono comprometterne la sicurezza e rendere particolarmente complessa la programmazione degli interventi.

Differente è la situazione del Nord America, dove il 49% dei promotori richiama uno squilibrio nella rappresentazione delle diverse storie e delle differenti eredità culturali all’interno dei siti patrimoniali.

Quest’ultimo dato introduce una questione che riguarda il significato stesso della conservazione. Proteggere un luogo significa anche interrogarsi sulle vicende che vi sono rappresentate e sulle comunità che riconoscono in esso una parte della propria storia. Il patrimonio non costituisce una memoria necessariamente uniforme: può custodire esperienze differenti, talvolta insufficientemente riconosciute.

La varietà delle problematiche regionali dimostra quanto sarebbe riduttivo immaginare un’unica strategia di intervento. La tutela richiede strumenti capaci di adattarsi alle condizioni economiche, ambientali, istituzionali e culturali dei singoli territori.

Il patrimonio come risorsa per le comunità

Accanto alle minacce, le candidature presentate al World Monuments Watch 2027 individuano anche le opportunità che possono derivare dalla conservazione.

Il 63% dei promotori considera il patrimonio culturale una possibile risorsa per sostenere le economie locali attraverso il turismo, l’occupazione e i processi di rigenerazione urbana e rurale. Il 59% ne sottolinea la capacità di rafforzare il coinvolgimento delle comunità, mentre il 50% riconosce nella salvaguardia dei siti un’opportunità per sviluppare attività educative e di ricerca.

Sono indicazioni che ampliano la prospettiva tradizionale della tutela. La conservazione non viene considerata esclusivamente come un’attività destinata a impedire la perdita di testimonianze storiche, ma anche come uno strumento capace di produrre benefici economici, culturali e sociali.

Il coinvolgimento delle comunità assume un’importanza particolare. La possibilità di partecipare alla salvaguardia del proprio patrimonio può rafforzare il legame con i luoghi e favorire la trasmissione delle conoscenze. Allo stesso tempo, la formazione di nuove professionalità e lo sviluppo delle attività legate alla conservazione possono contribuire alle economie dei territori interessati.

In questa prospettiva, la protezione dei beni culturali riguarda direttamente anche la qualità della vita delle popolazioni. La memoria del passato e le opportunità del presente possono trovare nella conservazione un terreno comune.

Il World Monuments Watch e la sfida del 2027

Il World Monuments Watch opera dal 1996 con cadenza biennale, individuando luoghi di particolare valore culturale esposti a condizioni di rischio. Il programma combina interventi sul campo, sensibilizzazione, sovvenzioni, istruzione e formazione, con l’obiettivo di sostenere la conservazione e richiamare l’attenzione internazionale sui siti selezionati.

In trent’anni di attività ha contribuito alla tutela di quasi 350 siti. Il World Monuments Fund ha investito direttamente oltre 125 milioni di dollari, ai quali si sono aggiunti altri 300 milioni mobilitati dalle comunità attraverso ulteriori fonti di finanziamento.

I risultati economici del programma mostrano l’importanza della collaborazione fra organizzazioni internazionali, istituzioni e soggetti locali. L’investimento nella conservazione può infatti favorire la partecipazione di altri finanziatori, ampliando le possibilità di intervento.

Bénédicte de Montlaur, presidente e amministratrice delegata del World Monuments Fund, richiama l’attenzione sull’intensificarsi delle pressioni esercitate sul patrimonio culturale, mentre finanziamenti, capacità gestionali e competenze specialistiche faticano a mantenere il passo.

La selezione dei siti destinati a entrare nel World Monuments Watch 2027 è attualmente affidata a una commissione internazionale indipendente, presieduta dall’architetta Brinda Somaya. L’elenco completo sarà annunciato nel febbraio 2027.

L’attesa riguarda i luoghi che riceveranno attenzione e sostegno attraverso il programma, ma i risultati dell’analisi hanno già un significato più ampio. Le 372 candidature descrivono un patrimonio mondiale sottoposto a pressioni crescenti e, contemporaneamente, mostrano quanto la sua conservazione dipenda da scelte che coinvolgono l’economia, l’ambiente, l’istruzione e la partecipazione sociale.

Il problema, in definitiva, riguarda la capacità di trasmettere. Conservare significa assicurare la sopravvivenza materiale delle testimonianze storiche, ma anche mantenere le conoscenze che permettono di comprenderle e le condizioni che consentono alle comunità di riconoscersi in esse. Senza questa continuità, il rischio è che insieme ai monumenti vadano perdute anche le competenze e le memorie che attribuiscono loro significato.


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