Come trasformare il centro storico della città in un grande palcoscenico per raccontare l’arte

L’Associazione Culturale GAP – Gallerie d’Arte Pietrasanta, costituitasi a giugno, che riunisce 31 gallerie sulle 40 attive in città, proponendosi come una voce corale capace di stimolare una progettualità condivisa, presenta dal 26 al 28 settembre 2025 la decima edizione della Collectors Nights, dal titolo The Art Tales.

«Oggi siamo più uniti e più forti – spiega Augusto Palermo, presidente dell’Associazionee la nuova Collectors Nights ne è la dimostrazione. Vogliamo arricchire Pietrasanta con un calendario unico di eventi che possano attrarre visitatori, collezionisti e operatori culturali, consolidando la nostra città come capitale dell’arte contemporanea».

PIETRASANTA
 
COLLECTORS NIGHTS 2025
The Art Tales
 
26 – 28 settembre 2025
 
Una città,
31 gallerie,
3 giorni di mostre ed eventi artistici
 
Conferenza stampa di presentazione
giovedì 25 settembre ore 11.00 (Comune di Pietrasanta – Sala dell’Annunziata)
 
Inaugurazione
venerdì 26 settembre ore 18.00

Per la prima volta, la Collectors Nights 2025. The Art Tales si estende su tre giorni, trasformando il centro storico della città in un grande palcoscenico diffuso, con gallerie aperte, mostre, incontri e occasioni di confronto tra collezionisti, artisti, curatori e appassionati. È il simbolo dell’energia collettiva di un territorio che ha saputo costruire, a partire dalla sua tradizione scultorea legata al bronzo e al marmo, un’identità artistica riconosciuta a livello internazionale, dove è considerata una “Piccola Atene”.  E che ora mira a consolidare e rafforzare il proprio ruolo anche nel panorama nazionale dell’arte contemporanea, in vista della candidatura di Pietrasanta come Capitale dell’Arte Contemporanea 2027. Un percorso che ha visto il Comune e le gallerie lavorare fianco a fianco per presentare al Ministero della Cultura un dossier ricco di progetti e visioni future, tra cui rientrano, oltre alle iniziative presentate dalle gallerie, anche i quattro appuntamenti di divulgazione culturale pensati in occasione dell’evento.

Organizzati all’interno del Chiostro di Sant’Agostino, gli incontri, che coinvolgeranno esperti del settore, sono stati pensati per i tre giorni e denominati The Art Tales – Racconti d’Arte. Gli argomenti che saranno approfonditi si ispirano al tema della candidatura di Pietrasanta a Capitale dell’Arte Contemporanea 2027, Essere Arte. O dell’umanità dell’Arte, e si aggiungono agli allestimenti speciali e alle mostre, anch’esse allineate al tema e ideate ad hoc dalle gallerie partecipanti all’evento.

L’edizione, la prima dalla costituzione dell’Associazione, è organizzata con il sostegno del Comune di Pietrasanta e vede il coinvolgimento di Acqua Fonteviva, Nero Lifestyle e Cinquini Scenografie in qualità di sponsor tecnici. Venerdì 26 settembre, alle ore 18.00, in occasione dell’apertura di Collectors Nights, è in programma un cocktail di inaugurazione nel Chiostro di Sant’Agostino.


GAP – Gallerie d’Arte Pietrasanta

Nata il 9 giugno 2025, l’Associazione Culturale no-profit GAP – Gallerie d’arte Pietrasanta si compone di 31 realtà culturali e artistiche che si impegnano tutto l’anno per progettare mostre, lezioni d’arte e contenuti culturali che possano attrarre visitatori da tutto il mondo.

L’Associazione – a cui al momento hanno aderito Accesso Galleria, Antonia Jannone. Disegni di Architettura, Galleria Bellina, Galleria Giovanni Bonelli, Deodato Arte, Futura Art Gallery, Giannoni & Santoni, Giardini Studios, Human Connections Gallery, Ilbaekheon, Art Gallery Il Cesello, IntrecciArte, Jean Yves Lanvin Design, Irena Kos Artecontemporanea, Galleria Lanza, Nag Art Gallery, Open One Modern & Contemporary Art, Galleria Susanna Orlando, Galleria Barbara Paci, Galleria D’Arte Enrico Paoli, Penta Art Gallery, Pesce Volante Art Gallery, Galleria Poggiali, Galleria Ponzetta, Paola Raffo Arte Contemporanea, Marcorossi Artecontemporanea, Spazio Dinamico Arte, Studio Giovannelli Galleria D’Arte, Secci Gallery, Sølo Creative Room, Umano Design & Visual Arts – si impegna a supportare i suoi membri nell’accesso a risorse pubbliche (bandi, fondi, partnership), nel dialogo con istituzioni locali, regionali e nazionali, e nella possibile collaborazione con associazioni nazionali di categoria, per inserirsi attivamente nel panorama nazionale dell’arte contemporanea.

Mosse dall’amore per il territorio e le sue espressioni artistiche, le gallerie aderenti hanno dato vita a una rete tesa a coinvolgere i più importanti collezionisti italiani e internazionali, a promuovere Pietrasanta come polo culturale e a supportare la sua candidatura a Capitale dell’Arte Contemporanea 2027.

L’organigramma prevede la guida di Augusto Palermo, titolare della Futura Art Gallery e Presidente dell’Associazione; di Francesco Ponzetta, titolare dell’omonima galleria nel ruolo di Vicepresidente; di Marta Bellina, consigliere e fondatrice di Galleria Bellina, che ha due sedi a Pietrasanta; e di Franco Sansone, titolare di Penta Art Gallery e tesoriere dell’Associazione.


COLLECTORS NIGHTS 2025. The Art Tales
Pietrasanta (LU), Sedi varie
26 – 28 settembre 2025
Conferenza stampa di presentazione: giovedì 25 settembre ore 11.00 (Comune di Pietrasanta – Sala dell’Annunziata)
Inaugurazione: venerdì 26 settembre ore 18.00
 
Ingresso libero
 
Orari di apertura delle gallerie:
venerdì 26 settembre: 10.00-13.00 | 18.00-23.00
sabato 27 settembre: 10.00-13.00 | 18.00-23.00
domenica 28 settembre: 10.00-13.00 | 18.00-20.00
 
IG collectorsnightspietrasanta; galleriedartepietrasanta
FB collectorsnights
 
Informazioni: galleriedartepietrasanta@gmail.com M +39 39548421
 
Ufficio stampa COLLECTORS NIGHTS 2025. The Art Tales
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A Parma, l’universo di luce di Giacomo Balla

Giacomo Balla, un universo di luce. La collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal 10 ottobre 2025 al 1 febbraio 2026 riunirà per la prima volta, fuori dalla sede romana di appartenenza, nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma, tutti i lavori e capolavori del grande artista custoditi nel museo della capitale. Si tratta di un ingente prestito, di oltre 60 opere, della più completa collezione pubblica del percorso di ricerca di Giacomo Balla, mai esposta in precedenza nella sua interezza.

GIACOMO BALLA, UN UNIVERSO DI LUCE
La collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Parma, Palazzo del Governatore
10 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026

Tra gli artisti più “rivoluzionari” del Novecento, tanto da riconoscere in lui il “Leonardo da Vinci del XX secolo” – come amava definirsi – Giacomo Balla (Torino, 1871-Roma, 1958) sarà celebrato a Parma con una retrospettiva senza precedentiPittore della luce come fu già definito nel 1908, la luce è sempre stata la sua fonte d’ispirazione, il soggetto e insieme l’oggetto di un’indagine appassionata inseguita per tutta la vita senza soluzione di continuità.

La mostra, realizzata e coorganizzata dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che presenterà al pubblico anche gli esiti di studi e di approfondimenti recenti sulla sorprendente collezione, è a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini con la collaborazione di Elena Gigli, il contributo di Fondazione Cariparma e della Regione Emilia Romagna  e la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti.

L’esposizione si fonda in particolare sul consistente e rappresentativo nucleo di opere provenienti dalla generosa donazione delle figlie dell’artista, Elica e Luce Balla, con l’illuminata integrazione di dipinti e disegni selezionati, su indicazione della stessa Luce Balla, da Maurizio Fagiolo dell’Arco, grande studioso dell’artista, con la collaborazione di Elena Gigli.

L’universo di luce di Giacomo Balla si snoderà, a Parma, in 13 sale, seguendo un ordine tematico e cronologico, in un’esposizione che ripercorrerà tutta la produzione di un genio autodidatta sempre fedele alla sua vocazione sperimentale, unica quanto straordinaria. Arricchita da apparati fotografici, biografici e storici provenienti dall’Archivio Gigli, la mostra si svolge dalla fase del realismo sociale e divisionista, attraverso la stagione dell’avanguardia radicale futurista (Balla firma con Marinetti e altri, tra cui Boccioni, Carrà e Russolo, i manifesti che definivano gli aspetti teorici del movimento), per approdare dopo il 1930 a un’inedita e pionieristica figurazione.

Apre il percorso Nello specchio (1901-1902), dove sono rappresentati l’amico scultore Giovanni Prini con sua moglie, lo scrittore Max Vanzi e lo stesso Balla. Di fronte a questo dipinto Giacomo Puccini esclamò: «Questa è la mia ‘Bohème’, la voglio ad ogni costo!». Benché lusingato, Balla preferì rimettendoci che il quadro fosse acquistato dallo Stato italiano che lo destinò alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Tra i nuclei più significativi riservati al pubblico si colloca il grande ciclo intitolato Dei viventi. Delle 15 opere dipinte dall’artista rivelate nel 1968 da Maurizio Fagiolo dell’Arco grazie a un appunto di Balla, sono giunte fino a noi solo quattro tele incentrate sugli ultimi e gli emarginati della nuova società del progresso di inizio Novecento, interesse riconducibile anche alle ricerche dell’antropologo e criminologo Cesare Lombroso, con il quale Balla entrò in contatto nel periodo torinese. Tra le opere Dei viventi superstiti c’è La pazza, una donna immortalata da Balla sul terrazzo della sua casa-studio ai Parioli in modo da suscitare stupore e sgomento in chi la osserva: l’atteggiamento è stravolto, la gestualità ha un ritmo convulso mentre lo sguardo vaga senza meta esprimendo la malattia psichica con disarmante efficacia. Dietro la tela I Malati è trascritta a macchina l’etichetta con le volontà di Balla sulla modalità di presentazione delle quattro opere, a mo’ di polittico e secondo una precisa successione, fedelmente proposta in occasione dell’allestimento a Parma: La pazzaI malati dipinto noto anche come Prime cure elettriche, Il contadino (di proprietà dell’Accademia di San Luca, in mostra pertanto attraverso una riproduzione fotografica a misura naturale in bianco e nero) e Il mendicante.  

Il percorso rivolge attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori dell’artista ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione. Ne offre una potente testimonianza lo studio per Fallimento del 1902 circa (esito della sua attenta osservazione dei scarabocchi infantili sulla porta di un negozio in via Veneto a Roma chiuso da tempo) che Enrico Crispolti individuò come sorprendente precursore, in particolare, delle litografie dei muri parigini del 1945 di Jean Dubuffet. Tra i bozzetti di capolavori chiave del periodo futurista, si colloca uno dei due studi de I ritmi dell’archetto (lavoro conosciuto anche come Le mani del violinista) eseguiti nell’inverno del 1912 a Düsseldorf dove Balla si era recato per decorare la sala da pranzo nella casa della sua ex allieva, Grethel Löwenstein. Nello stesso anno, scrive alla sua famiglia: «Ora sto anche per finire uno studio della mano del marito che suona il violino, ma in movimento, in diverse posizioni e [incorporando] i continui movimenti dell’archetto». Sempre al soggiorno a Düsseldorf nel 1912 appartiene uno dei preziosi studi sull’iride (con al verso un Autoritratto), denominati dopo la morte dell’artista, dagli anni Sessanta, Compenetrazioni iridescenti, tra le più alte espressioni della ricerca di Balla, primo esempio di un’astrazione geometrica figlia della scomposizione ottico-dinamica della luce, che ha contribuito a ribadire il ruolo centrale di Balla nella nascita dell’astrattismo europeo. Attraverso gli studi sull’iride, per utilizzare le parole di Fagiolo dell’Arco, «Balla vuole rendere la sostanza di un fenomeno evanescente come l’arcobaleno, che è un simbolo della luce».

Da altre ricerche, che comprendono lungo il percorso espositivo anche i sei disegni per Volo di rondini, attraverso il dinamismo dell’auto (con l’intenso Espansione dinamica + velocità N. 9 del 1913 circa) si approda alle “linee della velocità”, definite dallo stesso Balla la base fondamentale delle sue forme di pensieroIn mostra si potrà ammirare anche il nucleo di lavori di diversa provenienza rispetto alle figlie dell’artista, esito di acquisizioni compiute nel corso degli ultimi decenni dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma o di donazioni. A questo ambito, appartiene lo splendido disegno Linea di velocità + spazio (1913 ca.) che tornerà a essere esposto al pubblico dopo oltre mezzo secolo.

Allo splendido ciclo delle Dimostrazioni interventiste del 1915 (il 28 giugno 1914 scoppia la Prima guerra mondiale: mentre l’Italia si proclama neutrale, i Futuristi declamando la guerra come “sola igiene del mondo” sono tra i favorevoli all’intervento in guerra) appartiene l’imponente dipinto Forme-volume del grido “Viva l’Italia” di cui sarà mostrato al pubblico per la prima volta l’esito di analisi radiografiche svolte sull’opera dalla ditta ArsMensurae di Stefano Ridolfi: si riconosce la sagoma di una donna in piedi, in verticale, mentre la composizione del 1915 viene dipinta in orizzontale. La figura femminile, visibile anche sul retro della tela in trasparenza, è stata ricondotta da Elena Gigli allo studio preparatorio passato in un’asta nel 1998 per il ritratto fatto da Balla alla moglie Elisa nel 1908, Nudo controluce, di cui oggi esiste, in una collezione privata, la realizzazione su carta. 

Le sezioni conclusive della mostra sono dedicate all’ultima produzione figurativa di Balla, ancora poco nota al grande pubblico, di cui sono stati avviati studi solo in tempi recenti (soprattutto da Fabio Benzi), che attinge all’immaginario della fotografia di moda e di attualità, nonché a quello cinematografico, tanto quanto alla fascinazione per quell’energia universale che innerva la natura osservata nei parchi e nei giardini di Roma. Tra le opere che mettono in evidenza queste inclinazioni, spicca l’olio intitolato sul retro della tavola LA FILA PER L’AGNELLO (DETTO A ROMA ABACCHIO), dipinto nell’inverno del 1942. Un’originale prospettiva di “ripresa” offre una visione soggettiva attraverso la finestra del palazzo di Balla che si affaccia su via Montello, sulle lunghe file di persone intente a cercare di procurarsi il cibo che ormai scarseggia nella capitale nel cuore della Seconda guerra mondiale. L’artista si mette nuovamente in gioco con un approccio sperimentale che restituisce ancora una volta, ma in modi diversi, quel senso di incredibile potenzialità dell’esperienza quotidiana. Il fil rouge è sempre la luce, linfa vitale dell’immagine, dal colore alla sua forma.


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Nel frattempo la sua arte viaggerà nel mondo

Il Centre Pompidou di Parigi chiude per cinque anni di lavori, avviando con questo una nuova fase della sua storia. L’edificio-simbolo di Renzo Piano e Richard Rogers, che ha rivoluzionato l’idea di museo, si prepara a un restauro imponente, mentre la sua collezione viaggerà per il mondo.

L’immagine fotrografica mostra gli architetti Moreau Kusunoki e Frida Escobedo, selezionati per il progetto di “modernizzazione” del Centre Pompidou di Parigi. 

  • Il Centre Pompidou, noto anche come Beaubourg, è un iconico centro culturale parigino che ospita una delle più grandi collezioni d’arte moderna e contemporanea d’Europa. 
  • Gli studi di architettura Moreau Kusunoki e Frida Escobedo sono stati scelti per guidare la ristrutturazione e l’ampliamento del centro, un progetto chiamato “Centre Pompidou 2030”. 
  • I lavori di ristrutturazione inizieranno ufficialmente nell’autunno del 2025 e si prevede che dureranno cinque anni, durante i quali il centro chiuderà al pubblico. 
  • Il progetto mira a modernizzare la struttura e le sue infrastrutture, pur mantenendo l’identità architettonica originale progettata da Renzo Piano e Richard Rogers. 

Da questo settembre 2025, il Centre Pompidou chiude integralmente le sue porte per cinque anni di lavori colossali. L’icona di Renzo Piano e Richard Rogers, amata e contestata sin dall’inaugurazione del 1977, affronta un restauro senza precedenti, con l’obiettivo di diventare più sicura, sostenibile e accogliente. Ma il Beaubourg, come i parigini lo chiamano affettuosamente, non smetterà di vivere: le sue collezioni e i suoi progetti si sposteranno altrove, trasformando la chiusura in una costellazione di iniziative in Francia e nel mondo.

Un addio temporaneo che segna la città

La chiusura, progressiva dall’inizio dell’anno, diventa oggi totale. La Biblioteca pubblica d’informazione ha già trovato casa nell’Immeuble Lumière del XII arrondissement, mentre lo Studio 13/16 per adolescenti è approdato a La Gaîté Lyrique. L’ultima mostra all’interno dell’edificio, un progetto inedito di Wolfgang Tillmans, ha chiuso poche ore fa. Il Musée National d’Art Moderne, terzo museo più visitato di Parigi dopo Louvre e Orsay, aveva spento le luci già a marzo.

Nonostante proteste e petizioni, il governo ha confermato la linea dura: i lavori, stimati in 448 milioni di euro, saranno meno costosi e più rapidi se condotti a porte chiuse. L’intervento inizierà nell’aprile 2026 e si concluderà nel 2030, dopo essere stato rinviato per lasciare il museo accessibile durante le Olimpiadi di Parigi 2024.

Una delle immagini di progetto

Un cantiere da reinventare

Il progetto è stato affidato allo studio AIA di Nicolas Moreau e Hiroko Kusunoki, con la designer Frida Escobedo. Si tratta di un restauro tecnico e culturale insieme. Sul piano strutturale, verranno rimossi amianto e corrosione, sostituite le facciate vetrate e gli ascensori, modernizzati impianti antincendio, aerazione e sistemi digitali. L’obiettivo: un risparmio energetico del 40%.

La parte culturale, stimata in 186 milioni di euro, prevede un riallestimento totale dei primi tre piani e delle sale espositive superiori, nuovi spazi per la Biblioteca Kandinskij, la riapertura del settimo piano panoramico e una piazza trasformata in palcoscenico urbano. L’utopia originaria del Pompidou – un centro fluido, accessibile e interdisciplinare – vuole essere aggiornata alle esigenze del XXI secolo.

Una “costellazione” in viaggio

La chiusura non significa silenzio. Anzi: il programma Constellation accompagnerà la collezione in un viaggio globale. A Parigi, il Grand Palais ospiterà la prima grande mostra – dedicata a Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely e Pontus Hultén – dal 20 giugno 2025 al gennaio 2026. Collaborazioni speciali toccheranno Louvre, Musée d’Orsay, Philharmonie de Paris, quai Branly e Jeu de Paume.

Fuori dalla capitale, il Centre Pompidou si prepara ad aprire nel 2026 un grande centro a Massy, il Centre Pompidou Francilien – Fabrique de l’art, che ospiterà parte della collezione assieme a opere del Musée Picasso. Parallelamente, si intensificano le sedi internazionali: da Malaga a Barcellona, da Madrid ad Amsterdam, fino a Philadelphia, senza dimenticare la nuova antenna che nascerà a Seoul in collaborazione con il gruppo Hanwha.

Un simbolo che resiste

In quasi cinquant’anni di vita, il Beaubourg è passato dall’essere bersaglio di critiche feroci – “raffineria”, “mostro colorato” – a icona cittadina e polo culturale tra i più vivaci al mondo. Nel 2024 ha accolto oltre 3,2 milioni di visitatori, con un balzo del 22% rispetto all’anno precedente. La sua chiusura, seppur necessaria, resta una ferita per Parigi, che perde per cinque anni il suo centro d’arte più sperimentale.

Eppure il Pompidou non vuole limitarsi a sopravvivere: la sua energia si diffonde in reti, prestiti, partenariati e festival. In questa diaspora culturale si gioca una scommessa: trasformare l’assenza in presenza, e dimostrare che un museo non è solo un edificio, ma un’idea in movimento.


Il programma delle iniziative della Città metropolitana di Bologna

Musei, spazi espositivi e luoghi della cultura di Bologna e area metropolitana si animano con oltre 80 appuntamenti tra percorsi guidati, laboratori per bambine e bambini, iniziative per famiglie e attività speciali, sul tema “Architetture: l’arte di costruire”.

Giornate Europee del Patrimonio | Sabato 27 e domenica 28 settembre 2025 | Il programma delle iniziative nei musei, spazi espositivi e luoghi della cultura della Città metropolitana di Bologna

Per il terzo anno consecutivo, sabato 27 e domenica 28 settembre 2025 numerosi musei, spazi espositivi e luoghi della cultura di Bologna e area metropolitana aderiscono alle Giornate Europee del Patrimonio con una progettualità e una comunicazione condivise.
L’attività è realizzata con il coordinamento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna e della Città metropolitana di Bologna, in un’ottica di valorizzazione del sistema museale metropolitano e di integrazione tra le sue diverse articolazioni.

Architetture: l’arte di costruire” è il tema italiano scelto per l’edizione 2025 della più estesa e partecipata manifestazione culturale in Europa, che dal 1999 viene organizzata congiuntamente dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea per celebrare la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale europeo, promuovendo al contempo il dialogo, l’inclusione e la cooperazione transfrontaliera.

Spiega il Ministero della Cultura, che promuove e coordina l’organizzazione delle Giornate Europee del Patrimonio in Italia: “Il tema delle Giornate Europee del Patrimonio 2025, Architetture: l’arte di costruire, è la declinazione italiana del tema europeo Heritage and Architecture: Windows to the Past, Doors to the Future: un invito a esplorare il ricco e variegato paesaggio architettonico che ci circonda, in occasione dei 50 anni dall’Anno Europeo del Patrimonio Architettonico del 1975 che ispirò, tra l’altro, il logo ufficiale degli European Heritage Days. Il plurale “Architetture” richiama la molteplicità di tipologie e funzioni del patrimonio costruito: dai monumenti celebri delle città d’arte agli edifici meno noti delle aree rurali e industriali. L’architettura, infatti, va oltre la funzione degli spazi: è memoria, identità, racconto collettivo; riflette istanze civiche, sociali e religiose. “L’arte di costruire” invita a riscoprire la varietà di stili, materiali e saperi che hanno modellato l’ambiente costruito europeo, dalla preistoria fino a oggi. Valorizza il patrimonio immateriale legato alle conoscenze e alle tecniche tradizionali, promuovendone la conservazione. Allo stesso tempo, guarda al presente: alle soluzioni innovative, alle nuove tecnologie sperimentate per rispondere alle istanze del contemporaneo, come quelle legate alla sostenibilità e all’accessibilità fisica, sensoriale e cognitiva. Il tema invita anche a riflettere su alcune “architetture” immateriali ma fondamentali: sistemi di gestione e convivenza, reti di relazioni, pratiche quotidiane, spirituali o professionali, che plasmano in modo invisibile ma concreto il tessuto civile e culturale. Le Giornate Europee del Patrimonio 2025 offrono così l’occasione per riscoprire l’architettura come espressione viva della storia, della cultura e delle aspirazioni delle comunità, italiane ed europee”

28 istituzioni aderenti, 41 luoghi coinvolti nei territori di 13 Comuni (Alto Reno Terme, Anzola dell’Emilia, Bologna, Comune di Castenaso, Dozza, Grizzana Morandi, Imola, Marzabotto, Ozzano dell’Emilia, Pianoro, Pieve di Cento, San Lazzaro di Savena, Valsamoggia), 82 attività proposte tra aperture straordinarie, visite guidate, itinerari all’aperto, incontri, degustazioni, laboratori per il pubblico più giovane e iniziative per famiglie, sono i numeri del programma 2025 a Bologna e nella sua area metropolitana.

Inoltre, sabato 27 settembre in alcune sedi previste aperture straordinarie in fascia serale con ingressi al costo simbolico di € 1, eccetto le gratuità previste per legge: Museo Civico Medievale (ore 19.00 – 22.00 solo mostra temporanea), Opificio Golinelli (ore 16.00 – 20.00), Torre dell’Orologio (18.40 – 22.00).

Da segnalare, la partecipazione per la prima volta di tre luoghi simbolo del patrimonio storico-architettonico bolognese: il trecentesco Palazzo Pepoli, dove ha sede il Museo della Storia di Bologna con il suo percorso espositivo dedicato alla storia, alla cultura e alle trasformazioni della città, dalla Felsina etrusca fino ai nostri giorni; il Padiglione de l’Esprit Nouveau, costruito nel 1977 a cura di Giuliano Gresleri e José Oubrerie nel quartiere fieristico, replica fedele dell’originale progettato da Le Corbusier per l’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Parigi nel 1925 e unico esemplare esistente al mondo del prototipo abitativo ideato dal celebre architetto; la Torre dell’Orologio inglobata nella parte più antica di Palazzo d’Accursio, sede del Comune di Bologna, accessibile nella terrazza situata sopra il meccanismo di funzionamento dell’enorme orologio meccanico posto sulla facciata della Torre nel 1444, che permette di godere di una vista panoramica eccezionale e unica, a 360 gradi sul centro storico e sulle colline circostanti e con una visuale privilegiata su Piazza Maggiore, la Basilica di San Petronio e in particolare sulla altre Torri della città “turrita”.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito web www.cittametropolitana.bo.it/cultura/gep_2025.

Le istituzioni e le sedi aderenti a Bologna:

• Comune di Bologna (Torre dell’Orologio)

• Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività (Padiglione de l’Esprit Nouveau)

• Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna (Museo Civico ArcheologicoMuseo Civico MedievaleCollezioni Comunali d’ArteMuseo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia BargelliniMAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Museo MorandiMuseo per la Memoria di UsticaMuseo internazionale e biblioteca della musicaMuseo del Patrimonio IndustrialeMuseo civico del RisorgimentoCimitero Monumentale della Certosa)

• Comune di Bologna | Settore Biblioteche e Welfare culturale (Casa Carducci)

 CUBO Museo d’impresa Gruppo Unipol (CUBO in Porta Europa, CUBO in Torre Unipol)

• Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (Casa Saraceni)

• Fondazione Golinelli (Opificio Golinelli)

• Fondazione Palazzo Boncompagni (Palazzo Boncompagni)

• La Quadreria di ASP Città di Bologna

• Museo d’arte Lercaro

• Museo della Beata Vergine di San Luca

• Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna

• SMA – Sistema Museale di Ateneo | Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (Collezione di Mineralogia “Museo Luigi Bombicci”)

• UniCredit Art Collection (Palazzo Magnani).


Le istituzioni e le sedi aderenti nell’area metropolitana di Bologna:

• Archivio Museo Cesare Mattei APS, Grizzana Morandi

• Comune di Castenaso (MUV- Museo della Civiltà Villanoviana)

• Comune di Imola | Imola Musei (Rocca Sforzesca)

• Comune di Marzabotto (Ex Cartiera Marzabotto)

• Comune di Ozzano dell’Emilia (Museo della Città romana di Claterna)

• Comune di Pianoro (Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini”)

• Comune di Pieve di Cento (“Le Scuole” Biblioteca e Pinacoteca Civica “Graziano Campanini”)

• Comune di San Lazzaro di Savena (Museo della Preistoria “Luigi Donini”)

• Direzione regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua)

• Fondazione Bruto e Poerio Carpigiani (Carpigiani Gelato Museum), Anzola dell’Emilia

• Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (Museo del legno – Xiloteca e Castagneto didattico-sperimentale di Granaglione), Alto Reno Terme

• Fondazione Dozza Città d’Arte (Borgo e Museo della Rocca), Dozza

• Fondazione Rocca dei Bentivoglio (Rocca dei Bentivoglio e Museo Civico Archeologico “Arsenio Crespellani”), Valsamoggia loc. Bazzano

• Museo del Cielo e della Terra – sezione di Fisica Experience, San Giovanni in Persiceto.

Le Giornate Europee del Patrimonio

Lanciate in Francia dal Consiglio d’Europa nel 1985 e gestite come iniziativa congiunta della Commissione europea e del Consiglio d’Europa dal 1999, le Giornate Europee del Patrimonio hanno permesso ai cittadini di esplorare la cultura attraverso eventi a tema e hanno contribuito a far emergere storie di persone e luoghi che hanno contribuito a plasmare la cultura e il patrimonio dell’Europa.
Il loro obiettivo è aumentare la comprensione di un passato europeo condiviso, incoraggiare l’apprezzamento dei valori tradizionali e ispirare nuove pratiche di conservazione ed educazione del patrimonio. L’importanza del patrimonio culturale è un tema centrale nell’ambito di Europa Creativa, il programma dell’UE per i settori culturali e creativi, che sostiene il Quadro d’azione europeo per il patrimonio culturale, adottato nel dicembre 2018 per garantire l’impatto a lungo termine dell’Anno europeo del patrimonio culturale.


Hashtag ufficiali: #GEP2025 #EuropeanHeritageDays #MiC #museitaliani #EHDays #GiornateEuropeeDelPatrimonio


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Un convoglio internazionale sfida il blocco su Gaza

Quattro flotillas provenienti da porti europei e nordafricani stanno tentando di raggiungere la Striscia di Gaza, con l’obiettivo dichiarato di rompere l’assedio navale imposto da Israele e consegnare aiuti umanitari. La missione, che riunisce decine di imbarcazioni e attivisti da oltre quaranta Paesi, rappresenta il più grande sforzo coordinato degli ultimi anni per aprire un corridoio marittimo alternativo.
L’iniziativa è sostenuta da una rete internazionale di movimenti civili, fra cui la Freedom Flotilla Coalition, e vede la partecipazione di figure simboliche come Greta Thunberg. L’intento è duplice: portare beni essenziali e al tempo stesso attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla crisi umanitaria in corso nella Striscia.

Il percorso, tuttavia, è segnato da incidenti e ostacoli. In Tunisia alcune imbarcazioni sono state bersaglio di attacchi con droni che hanno provocato incendi, mentre nei mesi precedenti altri tentativi — come quelli delle navi Madleen e Handala — erano stati intercettati dalle forze israeliane e costretti a dirigersi verso il porto di Ashdod. Israele ribadisce che qualsiasi aiuto deve transitare attraverso i canali ufficiali, e ha già annunciato di considerare le flotillas una minaccia alla sicurezza.

Nonostante rischi concreti — dalle condizioni meteo agli attacchi, fino alla possibilità di essere fermati in acque internazionali — gli attivisti insistono sul valore simbolico e politico della missione. La fase decisiva è ora imminente: le imbarcazioni si stanno avvicinando al Mediterraneo orientale, dove si deciderà se questa mobilitazione internazionale resterà un gesto di testimonianza o riuscirà a rompere, almeno simbolicamente, l’isolamento di Gaza.

Paolo Pantani, che collabora con Experiences da Napoli, in contatto con Michele Borgia, rappresentante e portavoce ufficiale della Flotilla per l’Italia ha chiesto notizie aggiornate sulla situazione attuale delle quattro Flotillas impegnate a rompere il blocco israeliano imposto alla striscia di Gaza. Michele Borgia gli ha comunicato il testo seguente.

Freedom Flotilla Coalition (FFC)

È una coalizione storica che da quasi vent’anni organizza missioni navali per portare aiuti umanitari a Gaza, ma specialmente per rompere il blocco israeliano. Nel maggio 2025 una delle loro navi, la Conscience, è stata colpita da droni a 14 miglia dalla costa di Malta, con danni e feriti a bordo.
Nel giugno 2025 la nave Madleen, della stessa coalizione, è stata intercettata e bloccata a circa 100 miglia nautiche da Gaza.
A luglio 2025 anche la nave Handala è stata intercettata e bloccata a circa 50 miglia nautiche da Gaza.Gli attivisti a bordo sono stati rapiti e deportati, la nave confiscata.
Il 24 settembre 2025 è prevista una nuova partenza di navi civili da Catania, in coordinamento con la Thousand Madleens to Gaza e la Global Sumud Flotilla e da Otranto con le barche di Freedom Flotilla Italia.
Infine il 1° ottobre è prevista un’ennesima partenza per Gaza da Otranto.

Global Sumud Flotilla

Partita il 13 settembre 2025 dal porto di Augusta (Italia) e da Tunisi, con partecipanti da oltre 40 paesi, tra cui veterani USA.
La flotilla ha subito attacchi con droni su alcune navi prima della partenza, ma ha potuto salpare con ingenti aiuti umanitari a bordo.
L’obiettivo è spezzare il blocco israeliano per portare cibo e medicine ai palestinesi. Il viaggio è nella sua fase finale (settembre 2025).

Thousand Madleens to Gaza

Iniziativa intitolata alla prima pescatrice di Gaza Madleen Kulab e alla nave Madleen del 2025.
Collabora con la Freedom Flotilla Coalition, unendosi come parte della stessa azione navale prevista a settembre.
Presenza attiva sui social network con aggiornamenti costanti.

F. lotta

È un gruppo che si unisce alla causa per rompere il blocco, navigando con la Freedom Flotilla Coalition e le altre.
Anche loro sono attivi sui social e impegnati a portare aiuti e solidarietà ai palestinesi, partecipando all’azione navale congiunta a fine settembre.

In sintesi, tutte e quattro le flotillas sono in coordinamento e stanno procedendo con missioni navali congiunte nel settembre 2025, mirate a sfidare il blocco israeliano su Gaza portando aiuti umanitari.
Negli ultimi mesi hanno subito attacchi e impedimenti militari, ma mantengono alta la mobilitazione e la visibilità internazionale con trasparenza e tecnologia di tracciamento live delle navi.
Il fine ultimo è quello di fare pressioni sui governi perché si interrompa ogni complicità con Israele, si interrompano le collaborazioni militari, gli accordi commerciali e le collaborazioni accademiche.

Website: https://globalsumudflotilla.org/


Boccioni e i Baer. Una memoria ritrovata | A Milano

Bottegantica è lieta di presentare, dal 3 al 30 ottobre, la mostra Boccioni e i Baer. Una memoria ritrovata con cui la galleria intende rendere omaggio a Umberto Boccioni, uno dei più importanti e originali esponenti dell’arte italiana del XX secolo.

A quattro anni dalla rassegna Il giovane Boccioni (2021), incentrata sull’esperienza prefuturista del pittore, Bottegantica dedica una mostra di approfondimento sulla storia collezionistica dell’artista legata a un’importante famiglia milanese ebraica, di origine tedesca, che contribuì in modo significativo alla fortuna internazionale di Boccioni.

BOCCIONI E I BAER. UNA MEMORIA RITROVATA
Milano, Galleria Bottegantica
3 – 30 ottobre 2025

Il ritrovamento di un nucleo di quattro disegni inediti di Umberto Boccioni, provenienti dalla Collezione Baer, costituisce il punto di partenza per una doverosa ricostruzione delle vicende collezionistiche di una delle più significative raccolte – per qualità e consistenza – di opere del genio futurista, e per la restituzione di una storia familiare legata a doppio filo con la storia artistica e politica dell’Italia di primo Novecento.

I contatti tra Umberto Boccioni e la famiglia Baer, e quindi con i due cugini Vico e Samuele Baer, importanti imprenditori di successo nel commercio di ricami e confezioni d’abitinacquero, verosimilmente, all’interno del raffinato entourage culturale di Margherita Sarfatti. La moglie di Samuele, Betty, ritratta da Boccioni nel 1909 insieme alla piccola figlia Nora, sin dal suo arrivo a Milano, si mosse all’interno del mondo dell’associazionismo femminile, battendosi tanto per l’emancipazione della donna che per le politiche assistenziali, come dimostra la sua vicinanza ad una delle figure più importanti in questo ambito, come Alessandrina Ravizza. La comune frequentazione di questi ambienti è, con buona probabilità, l’occasione per Betty di approfondire il suo interesse per il mondo dell’arte, proprio nel momento in cui Margherita Sarfatti aveva da poco conosciuto Boccioni. L’ingresso nel circuito sociale e culturale di Betty e Samuele Baer apre a Boccioni nuovi rapporti come quelli con la famiglia Ruberl e, in particolar modo, con Leisel Hammerschlag Ruberl, figlia della celebre attivista Meta Quarck, e, soprattutto, con Vico Baer. Questi in breve tempo, divenne una delle figure più vicine all’artista, non solo in qualità di collezionista e mecenate, ma anche di “solo amico che mi rimane”, come gli scriveva l’artista stesso nel 1914.

Legati all’impresa familiare di produzione di “confezioni per signora”, M. Baer & Co, fondata nel 1884 a Milano dal padre di Vico, Maximilian, i Baer sostennero ampiamente l’attività artistica boccioniana: una “fotografia” della collezione è ricavabile dagli elenchi delle opere esposte in occasione della mostra postuma del 1933 allestita al Castello Sforzesco di Milano, nella quale figurano ben 38 pezzi prestati dai due cugini Vico e Betty Baer.

Solo cinque anni dopo la mostra boccioniana, i destini della famiglia Baer venivano sconvolti dalle improbe azioni del fascismo. La promulgazione delle leggi razziali porterà alla diaspora dei Baer: Ludovico con la sua famiglia, già rifugiatosi in Svizzera, riuscirà a raggiungere gli Stati Uniti nel dicembre del 1938, Nora – la bambina ritratta ad appena due anni da Boccioni – fuggirà in Inghilterra insieme al marito Cornelio Papp, e anche la sorella Gemma lascerà l’Italia nel 1939 per gli Stati Uniti.

Una parte della famiglia di Samuel e Betty Baer, però, era rimasta in Italia. Paradigmatico in questo senso il caso della figlia Marianna Baer, del marito Giuliano Treves e del fratello Mario Baer. Marianna e Giuliano, sfuggiti alla razzia del Carmine del novembre 1943 a Firenze, ripararono a Roma dove Giuliano proseguì la sua militanza nelle file partigiane risalendo la penisola, gradualmente liberata, e trovando la morte proprio a Firenze, durante le azioni per la liberazione della città. Marianna, poco dopo, avrebbe raggiunto l’Inghilterra. Mario, diversamente, rimase a Firenze, lavorando per salvare la vita agli ebrei in fuga dalle persecuzioni.

La collezione Baer, nell’immediato dopoguerra, andrà lentamente disperdendosi tra vendite e significative donazioni, come le opere di Boccioni che Vico destinò al MoMA di New York. Oltre che nei documenti ufficiali, rimane traccia di queste donazioni anche dai movimenti dei Baer tra il vecchio e il “nuovo mondo”: in uno dei tanti elenchi dei passeggeri in ingresso negli Stati Uniti, troviamo Vico e la moglie Lotta di rientro a New York il 27 agosto del 1951. Si erano imbarcati a Malpensa: nel giugno avevano concluso la donazione alla Pinacoteca di Brera di Milano del celeberrimo Autoritratto boccioniano del 1908.

Nell’occasione della riemersione del nucleo di disegni, sinora inediti, provenienti dalla collezione di Betty Stein Baer, la mostra Boccioni e i Baer, una memoria ritrovata, si propone di presentare al pubblico una selezione di opere del maestro futurista, transitate nella collezione Baer, come ad esempio alcuni lavori connessi allo sviluppo del suo La città sale, uno dei suoi massimi capolavori, o un inedito disegno di una testa futurista.
Tali opere saranno affiancate da altri lavori boccioniani, come il ritratto dello scultore Riccardo Ripamonti, che permettono di ricostruire la fisionomia di una stagione fondamentale non solo per l’arte di Umberto Boccioni, ma per l’intera storia del collezionismo d’avanguardia di inizio secolo.

La mostra sarà accompagnata dalla pubblicazione di un volume a cura di Niccolò D’Agati con un testo di Ester Coen. Arricchito da materiali e documenti d’epoca che raccontano la storia della Famiglia Baer, il volume presenterà per la prima volta una ricostruzione della collezione di Samuele e Betty Baer e di Vico Baer offrendo la possibilità di riscoprire opere ritenute disperse, come Il Ritratto di Vico Baer, e capolavori inediti come il Ritratto di Gemma Baer, sinora ignoto nella letteratura boccioniana.


Boccioni e i Baer. Una memoria ritrovata
Milano, Galleria Bottegantica
Via Manzoni 45
 
Orari: dal martedì al sabato, 10-13; 15-19
Ingresso libero
 
Info: (+39) 0262695489 – (+39) 0235953308
milano@bottegantica.com – info@bottegantica.com
www.bottegantica.com
 
Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
+39 049663499
Ref. Roberta Barbaro; roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Annunciata la grande mostra in programma a Padova

London, British Library

Nella sede della British Library, presenti i Responsabili dell’Istituzione londinese, il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, professor Gilberto Muraro, il Vicario Don Lorenzo Celi in rappresentanza del Vescovo di Padova monsignor Claudio Cipolla, è stata ufficialmente annunciata la mostra “La Bibbia Illustrata Padovana. La città e i suoi affreschi”, che si potrà ammirare a Padova, nel Salone dei Vescovi del Museo Diocesano dal 17 ottobre 2025 al 19 aprile 2026.
La mostra è resa possibile dal prestito eccezionalmente concesso dalla British Library della porzione lì custodita di quella che è una delle più celebri Bibbie illustrate medievali al mondo.
Per la prima volta sarà così possibile presentare tutte le 871 vignette della preziosa Bibbia miniata, quelle custodite a Londra e quelle che sono patrimonio della Accademia dei Concordi di Rovigo.

LA BIBBIA ISTORIATA PADOVANA
La città e i suoi affreschi
Padova, Salone dei Vescovi del Museo Diocesano
17 ottobre 2025 – 19 aprile 2026

Mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, a cura di Alessia Vedova con la collaborazione scientifica di Federica Toniolo.

È un evento culturale atteso e difficilmente ripetibile: il ritorno a Padova, sia pure per il breve spazio di una mostra, della “Bibbia Istoriata Padovana”, un manoscritto miniato di epoca trecentesca di grande importanza e originalità. Questo capolavoro della miniatura è opera di artisti operanti presso la Corte dei da Carrara, che furono i Signori della città sino al 1405, quando Padova entrò nella Serenissima Repubblica di Venezia.

Non è dato sapere se il progetto di raccontare l’intera vicenda biblica sia mai andato in porto. L’impresa certo si presentava come ciclopica e richiedeva somme ingentissime, oltre che tempi lunghi.

Caduta la Signoria, della Bibbia Istoriata si sono perse le tracce. Due porzioni staccate giunsero sul mercato probabilmente in epoca sette-ottocentesca. Ad assicurarsene una fu la potente famiglia rodigina dei Silvestri, grandi bibliofili oltre che collezionisti d’arte; la seconda fu acquisita dal Duca di Sussex. I Silvestri legarono la loro intera biblioteca, e quindi anche la loro parte della Bibbia, all’Accademia dei Concordi; la Bibbia Sussex giunse invece alla British Library. Di eventuali ulteriori parti del manoscritto miniato non c’è, ad oggi, traccia.

Padova, Museo Diocesano, Salone dei Vescovi

La riunione delle due parti conosciute della Bibbia Istoriata Padovana è stata suggerita e promossa dalla Fondazione Cariparo, che ha chiesto e ottenuto la determinante collaborazione delle due Istituzioni che la custodiscono.

Ad accogliere la Bibbia così riunita sarà, grazie alla collaborazione della Diocesi di Padova e del Vescovo monsignor Claudio Cipolla, una sede di grande prestigio – il magnifico Salone dei Vescovi – oggi compreso nel Museo Diocesano, una collocazione non casuale, dato che la Bibbia Istoriata mostra molte assonanze stilistiche con quel tesoro dell’Urbs Picta patavina, Patrimonio Unesco, che è il Battistero del Duomo affrescato da Giusto de’ Menabuoi.

A rendere unica la Bibbia Istoriata Padovana è il suo corredo di miniature in perfetto dialogo con lo svilupparsi del racconto biblico. Sono proprio queste affascinanti immagini a dare forza al testo che sembra quasi diventare didascalico rispetto ad esse. Non è infatti raro leggere il rinvio a “Como qui si è depento”, come si trattasse di un racconto più affidato alle scene miniate che alle parole, quasi ad anticipare un meraviglioso fumetto. Una Bibbia per immagini, dunque, nella tradizione delle Bibbie Illustrate francesi dell’epoca.

Il racconto biblico è scritto in volgare con inflessioni venete e padovane, un esempio raro, dato che le Bibbie di quell’epoca erano soprattutto in lingua latina.

La porzione del manoscritto miniato conservata a Rovigo contiene l’incipit del sacro testo, ovvero la Genesi, oltre alla storia di Ruth. Quella londinese riporta la parte centrale del Pentateuco (Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) e il libro di Giosuè.

Della Bibbia Sussex della British Library sono conservate 86 carte illustrate, impreziosite dal 529 immagini miniate. Una improvvida rifilatura dei fogli, avvenuta in un momento sconosciuto, si è portata via una parte della numerazione delle pagine e delle note. I fogli londinesi si presentano racchiusi da una legatura blu e oro ottocentesca, con stemma reale.

“Le illustrazioni della Bibbia Padovana dimostrano di guardare ai grandi cicli pittorici che Giotto, Altichiero, Giusto de’ Menabuoi avevano realizzato per i Carraresi e per le potenti comunità religiose della città, secondo uno stile particolarmente sobrio e realistico” sottolinea Alessia Vedova, curatrice della mostra.

Nel salone dei Vescovi le due parti della Bibbia si potranno ammirare affiancate, protette da una teca di massima sicurezza. A precederle, nel percorso espositivo, una sala immersiva dove i visitatori saranno condotti a rivivere l’ambiente storico ed artistico della Padova del Trecento, per capire il clima culturale nel quale maturò l’impresa della Bibbia e constatare come la presenza a Padova, in quegli anni, di Giotto e di altri grandi artisti abbia influenzato i miniatori impegnati nella grande impresa. Sono gli anni in cui la città accoglie anche il maggiore poeta del momento, Francesco Petrarca, ad indicare un ambiente culturale tra i più elevati del continente.

“La visita all’esposizione è un’occasione da non perdere”- sottolinea Federica Toniolo, professoressa all’Università di Padova di Storia dell’arte medievale “per apprezzare la qualità raggiunta dai miniatori e vedere riflessi nelle vignette, come in uno specchio, gli usi e i costumi, gli spazi architettonici e il territorio rurale della Padova tardo medievale”.

Nella elegante, ampia “Veranda” del Palazzo Vescovile, i visitatori avranno, una volta ammirato l’originale, l’opportunità di godere della visione di tutte le pagine della Bibbia, riprodotte in fac simile, potendo così seguire lo svolgimento delle “Storie” in essa illustrate.

Il visitare potrà poi inoltrarsi nel ricco Museo Diocesano, diretto da Andrea Nante, in cui sono conservate opere di rilevo dal Medioevo a Canova. E visitare, con un unico biglietto, il Battistero della Cattedrale, ammirando il celebre ciclo di affreschi di Giusto de’ Menabuoi, le cui scene dipinte, soprattutto nel tamburo della cupola, furono modelli iconografici per la Bibbia.


Info:
Fondazione Cariparo www.fondazionecariparo.it
 
Fondazione Cariparo
Ufficio Comunicazione:
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Non tutto è davvero perduto, per cui mettete giù le mani dai libri

La lettura di piacere, da sempre considerata un pilastro della crescita culturale e della mobilità sociale, sta vivendo un declino senza precedenti. Un ampio studio internazionale mostra come negli ultimi vent’anni il tempo dedicato ai libri sia crollato drasticamente, riflesso di nuove abitudini digitali e trasformazioni economiche. Ma non tutto è perduto: esistono pratiche semplici per riaccendere l’abitudine al leggere e ridarle centralità.

Foto di Hermann Traub da Pixabay

C’è un allarme che arriva dagli Stati Uniti, ma che riguarda ormai gran parte dell’Occidente: si legge sempre meno. Secondo una ricerca condotta dall’Università della Florida in collaborazione con l’University College di Londra, pubblicata sulla rivista scientifica iScience, tra il 2003 e il 2023 il tempo dedicato alla lettura di piacere è calato del 40%. Lo studio ha preso in esame i dati di oltre 236 mila americani con più di 15 anni, restituendo un quadro netto: la quota di lettori diminuisce in media del 3% ogni anno.

Il fenomeno, spiegano gli autori, non è del tutto nuovo. Le prime avvisaglie risalgono già agli anni Quaranta, ma l’ampiezza del recente calo ha sorpreso anche i ricercatori, soprattutto perché la definizione di “lettura” utilizzata nello studio era volutamente ampia: comprendeva libri, riviste, giornali, sia in versione cartacea che digitale, fino ad arrivare agli audiolibri.

Italia in coda

Il trend non risparmia l’Europa, e l’Italia occupa posizioni tutt’altro che lusinghiere. Secondo l’ultima rilevazione Eurostat (2024), il nostro Paese figura al terzultimo posto nella classifica dei lettori di libri, confermando una fragilità culturale che da anni affiora nei rapporti sulla pratica della lettura.

Un identikit del declino

Le cause sono molteplici. Da un lato la crescita delle distrazioni digitali, che erodono il tempo libero tradizionalmente dedicato alla lettura. Dall’altro l’aumento delle ore di lavoro, spesso imposto da motivi economici, che lascia meno spazio a un’attività percepita come “lenta”. Lo studio individua inoltre differenze sociali e geografiche: la riduzione più marcata si registra tra afroamericani, persone con redditi o livelli di istruzione più bassi e residenti nelle aree rurali.

Eppure, rinunciare alla lettura non è senza conseguenze. Leggere, ricordano i ricercatori citando The Economist, è uno dei motori più efficaci della mobilità sociale, oltre che un esercizio di democrazia: permette di ampliare il linguaggio, sviluppare capacità critiche, coltivare empatia e costruire relazioni più solide. Un calo di questa portata rischia quindi di intaccare l’apprendimento e, in prospettiva, il benessere generale della società.

Strategie per tornare a leggere

Non tutto è perduto. Tre studiose di scienze comportamentali, in un contributo pubblicato su The Conversation, suggeriscono alcune strategie concrete per rimettersi in pista. Prima regola: non forzarsi a finire un libro che non ci convince, per non associare alla lettura un senso di frustrazione. Seconda: aprirsi a generi diversi, superando i confini delle proprie abitudini. Terza: creare momenti di condivisione, leggendo lo stesso libro insieme a familiari o amici, per trasformare l’esperienza individuale in un’occasione sociale.

Esistono anche piccoli accorgimenti quotidiani: privilegiare testi brevi, lasciarli in bella vista per renderli immediatamente accessibili, tenerne uno a portata di mano prima di uscire di casa. Una sorta di “ecologia della lettura”, che non passa per grandi gesti ma per una serie di micro-pratiche capaci di ricucire il rapporto con i libri.

La biblioteca sotto la città

Un segnale incoraggiante arriva da Varsavia, dove è stata inaugurata Metroteka, una biblioteca sotterranea ricavata negli spazi della metropolitana. Un’idea che fonde funzionalità urbana e cultura: mentre ci si sposta per lavoro o studio, si può scegliere un libro da portare con sé. Un invito simbolico e pratico a rimettere la lettura al centro della vita quotidiana.

Una sfida aperta

Il futuro della lettura non è scritto. Ma lo scenario tracciato dagli studiosi ci ricorda che, senza un’inversione di tendenza, rischiamo di perdere non solo un piacere privato, ma anche un patrimonio collettivo. Perché leggere non è soltanto un passatempo: è un gesto di cittadinanza, di emancipazione e di libertà.


Tesori dei faraoni in arrivo a Roma: un viaggio nell’anima dell’Egitto antico

Dal 24 ottobre 2025 al 3 maggio 2026 le Scuderie del Quirinale ospitano “Tesori dei Faraoni”, una delle più grandi mostre mai dedicate all’antico Egitto in Italia. Con 130 reperti provenienti dai più importanti musei egiziani, l’esposizione racconta storia, spiritualità e quotidianità di una civiltà che continua ad affascinare il mondo.

Tesori dei Faraoni – Courtesy Ales – Scuderie del Quirinale
Tesori dei Faraoni – Courtesy Ales – Scuderie del Quirinale

Le Scuderie del Quirinale ospiteranno “Tesori dei Faraoni”, una delle più imponenti esposizioni mai dedicate all’antico Egitto in Italia. Con 130 reperti straordinari, prestati dai più importanti musei egiziani e accompagnati da un intenso programma di eventi collaterali, la mostra segna un nuovo capitolo nella diplomazia culturale tra Italia ed Egitto.

Un’operazione di diplomazia culturale

L’iniziativa è frutto della collaborazione tra il Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, l’Ambasciata Italiana al Cairo e istituzioni italiane come ALES e MondoMostre. Non si tratta solo di un evento espositivo, ma di un vero e proprio progetto politico-culturale che rinnova i secolari legami mediterranei tra Roma e il mondo faraonico. L’ultima volta che una selezione così importante lasciò l’Egitto per l’Italia risale al 2002-2003, quando Venezia ospitò a Palazzo Grassi l’esposizione “Faraoni”.

Sei sezioni per raccontare una civiltà

Il percorso romano è strutturato in sei sezioni tematiche che ripercorrono la storia della civiltà egizia dalle origini fino al Terzo Periodo Intermedio. I temi abbracciano regalità e divinità, vita quotidiana e pratiche funerarie, fino alle più recenti scoperte archeologiche. Statue monumentali, gioielli, sarcofagi finemente decorati e oggetti d’uso comune restituiscono al pubblico la complessità di una civiltà che, oltre quattromila anni dopo, continua ad affascinare e ispirare.

Capolavori inediti in Italia

Tra i pezzi di maggior rilievo spiccano la Triade di Micerino, capolavoro dell’Antico Regno che raffigura il faraone affiancato dalla dea Hathor, il sarcofago d’oro della regina Ahhotep con la celebre Collana delle Mosche d’Oro, onorificenza militare unica nel suo genere, e la maschera funeraria d’oro di Amenemope, esempio di raffinatezza artistica e simbolo di immortalità regale. Accanto a essi, il sarcofago della nobildonna Thuya e la copertura funeraria d’oro di Psusennes I completano un panorama che unisce splendore estetico e profondità spirituale.

Il fascino delle nuove scoperte

Particolare attenzione è riservata alla cosiddetta Città d’Oro, riportata alla luce nei pressi di Luxor nel 2021 e considerata dagli archeologi la più importante scoperta degli ultimi decenni. Fondata durante il regno di Amenhotep III e ancora in uso sotto Akhenaton, la città rivela aspetti finora ignoti della vita quotidiana di artigiani e funzionari al servizio della corte. Una testimonianza preziosa che sposta lo sguardo dai faraoni al popolo, restituendo una dimensione più intima e concreta dell’Egitto antico.

Un intreccio di culture

Il percorso romano sarà arricchito anche dal contributo del Museo Egizio di Torino, che presterà la Mensa Isiaca, tavola bronzea intarsiata con metalli preziosi, realizzata a Roma nel I secolo d.C. in imitazione di motivi egizi. Un prestito simbolico che ricorda l’intensità dei rapporti culturali tra Egitto e mondo romano, e l’interesse costante dell’Italia per la terra del Nilo.

Le voci degli organizzatori

Per il curatore Tarek El Awady, l’esposizione è “l’esperienza più impegnativa ed entusiasmante della carriera”, un’occasione per portare nel cuore di Roma “non solo oggetti splendenti d’oro e pietra, ma storie di scoperta, resilienza e ingegno umano”.
L’ambasciatore Michele Quaroni sottolinea come la mostra incarni “la potenza della diplomazia culturale, capace di superare i confini e costruire legami duraturi”.
Il direttore delle Scuderie, Matteo Lafranconi, parla invece di un’“opportunità irripetibile” per l’Italia di ospitare un progetto che incarna il valore universale delle civiltà mediterranee.

Un’eredità che guarda al futuro

La mostra sarà accompagnata da conferenze, laboratori didattici e visite guidate per coinvolgere pubblici di ogni età. Il catalogo ufficiale, curato dall’archeologo Zahi Hawass, offrirà un ulteriore strumento di approfondimento.
Ma l’esposizione non guarda soltanto al passato. Le parole di Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ricordano che “queste mostre temporanee sono ponti culturali fondamentali: fanno dialogare i popoli e rinnovano la percezione del patrimonio come bene condiviso”.


Tra bombardamenti e macerie, come salvare la memoria storica di Gaza?

Mappa di Gaza con punti che indicano i luoghi della Sinagoga ebraica, del Cimitero romano, della Chiesa bizantina, della Grande Moschea di Omari, del Porto di Anthedon e del Monastero di Sant’Ilarione. Possiamo vedere il Mar Mediterraneo sul lato sinistro e Israele sul destro di Gaza
(Fonte link al sito web https://www.bbc.co.uk/).
Il monastero di Sant’Ilarione è uno dei primi siti monastici del Medio Oriente (Fonte link al sito web https://www.bbc.co.uk/).

La guerra che devasta la Striscia di Gaza non risparmia i suoi tesori. Tra palazzi crollati e vite spezzate, archeologi e volontari palestinesi cercano di proteggere un patrimonio millenario minacciato dalla guerra. Hanno intrapreso una corsa disperata per mettere in salvo reperti di valore inestimabile, memoria di oltre cinquemila anni di storia.

Una corsa contro il tempo

Nei giorni più intensi dei bombardamenti su Gaza City, il principale archeologo della Striscia, Fadel al-Otol, riceve l’allarme che temeva da tempo: l’edificio che custodisce migliaia di reperti rischia di essere colpito. Con il supporto di organizzazioni internazionali, riesce a coordinare da lontano un’operazione straordinaria: sei camion carichi di mosaici, ceramiche, scheletri e oggetti antichi vengono trasferiti in extremis in un luogo più sicuro. Gran parte della collezione è salvata, ma ciò che rimane viene distrutto quando il palazzo di al-Kawthar, tredici piani, viene raso al suolo.

Gaza, crocevia di civiltà

La storia di Gaza affonda le radici in oltre cinque millenni di civiltà. Porto strategico sul Mediterraneo, la città ha visto passare Cananei, Egizi, Filistei, Greci, Romani, Bizantini, Ottomani. Alessandro Magno la assediò, Napoleone vi soggiornò. Siti archeologici come il monastero di Sant’Ilarione, la sinagoga del VI secolo, la chiesa bizantina di Jabalia o il porto di Anthedon raccontano di un passato che intreccia religioni e culture. Per i palestinesi, questo patrimonio è parte fondante dell’identità collettiva.

La distruzione del patrimonio

La guerra in corso ha accelerato la cancellazione materiale di questo passato. L’Unesco ha registrato danni a oltre cento siti. La Grande Moschea di Omari ha perso il suo minareto ottagonale; il palazzo mamelucco Qasr al-Basha è stato raso al suolo; il Souq al-Qissariya e il bagno turco Hammam al-Samra sono ridotti in macerie. Persino la chiesa di Jabalia, con i suoi mosaici protetti da una struttura di copertura, è stata danneggiata. Israele attribuisce la responsabilità ad Hamas, accusato di collocare infrastrutture militari in prossimità di siti storici.

Archeologi e comunità

La passione di Fadel al-Otol nasce da bambino, sulle coste di Gaza, dove i reperti affioravano con le mareggiate. Dopo studi in Francia, ha guidato scavi riconosciuti a livello internazionale, fino all’inserimento del monastero di Sant’Ilarione nella lista UNESCO. Accanto a lui opera un’intera comunità: il programma Intiqal, ideato da Jehad Abu Hassan con il sostegno del British Council e dell’Agenzia francese per lo sviluppo, ha formato giovani locali nella tutela e valorizzazione del patrimonio, creando anche opportunità di lavoro in un contesto segnato da disoccupazione endemica.

L’Institut du Monde Arabe di Parigi espone 100 opere che ripercorrono il ruolo millenario di Gaza come crocevia di civiltà
(Fonte link al sito web https://www.bbc.co.uk/).

Collezioni in esilio

Paradossalmente, parte del passato di Gaza sopravvive oggi lontano dalla Striscia. A Parigi, l’Institut du Monde Arabe espone mosaici, statue e oggetti di culto provenienti da chiese bizantine, donati o salvati in circostanze fortuite. A Ginevra, il Museo d’Arte e Storia conserva circa 500 reperti che Fadel ora cataloga, consapevole che il loro esilio forzato li ha preservati dalla distruzione.

La memoria come resistenza

La guerra ha cancellato non solo vite e infrastrutture, ma anche musei e collezioni private. L’imprenditore Jawdat Khoudary, che per decenni aveva raccolto manufatti provenienti da scavi e ritrovamenti casuali, ha visto la sua casa-museo trasformata in macerie e cenere. “Posso ricostruire una fabbrica”, ha detto, “ma come si ricostruiscono monete, statue, anfore di Gaza?”.

Oltre la distruzione

La Convenzione dell’Aja del 1954 stabilisce che i monumenti culturali debbano essere protetti anche in guerra. Eppure, oggi, la cancellazione del patrimonio di Gaza è al centro di contenziosi giuridici internazionali, tra accuse di crimini di guerra e di genocidio. Per gli archeologi e i cittadini, resta l’urgenza di preservare ciò che rimane. Come sottolinea Jehad Abu Hassan, “ricostruire il patrimonio culturale significherà anche restituire al mondo l’immagine di una Gaza che non è solo guerra e disperazione, ma storia, identità, civiltà”.