Due mostre complementari, a Mesagne e Lecce

Giuseppe de Nigris, un medico in erba, 1875, olio su tela 52 × 67 cm
– foto Amedeo Gioia

Due mostre complementari, a Mesagne e Lecce, riportano al centro della scena l’arte meridionale dell’Ottocento, in dialogo con Parigi e con il mito dell’Impressionismo. Curate da Isabella Valente, entrambe offrono l’occasione per ripensare un secolo ricco di contraddizioni, troppo a lungo ridotto a semplice “eco francese”.

L’estate pugliese ha visto nascere due progetti espositivi gemelli, che proseguiranno nel cuore dell’autunno. Entrambi hanno come timoniera Isabella Valente, tra le massime studiose della pittura e scultura meridionale tra Ottocento e primo Novecento.

La prima mostra, “Negli anni dell’Impressionismo. Da Monet a Boldini: artisti in cerca di libertà”, è ospitata al Castello Svevo di Mesagne (Brindisi) fino al 26 novembre 2025. Con oltre 150 dipinti, si propone come una ricca antologia che racconta le tensioni del genio artistico postunitario italiano in rapporto alla scena parigina, capitale culturale indiscussa del XIX secolo.

La seconda, dal titolo “Eravamo innamorati del Vero. De Nittis, Toma, Netti, De Nigris, artisti pugliesi tra Napoli e Parigi”, si svolge invece al Museo Storico di Lecce fino al 18 ottobre 2025. Qui l’attenzione si concentra sugli artisti pugliesi che, tra l’ambiente partenopeo e la capitale francese, costruirono linguaggi visivi capaci di dialogare con il Realismo europeo senza mai perdere la loro identità.

L’Ottocento meridionale, tra Napoli e Parigi

Non stupisce che le due mostre trovino sede in Puglia. Alcuni dei protagonisti della pittura italiana dell’Ottocento – da Giuseppe De Nittis a Gioacchino Toma, da Michele De Nigris a Netti – pur legati a Napoli per formazione o adozione, erano di origine pugliese. E proprio dalla Puglia, più che da altre regioni del Sud, provennero alcune delle personalità più rilevanti nel dialogo con la modernità francese.

Per decenni, però, la critica italiana ha guardato a quell’Ottocento con sospetto. Roberto Longhi, forse il più influente storico dell’arte del Novecento, considerava l’arte italiana postunitaria un “secolo stupido”, salvando a malapena pochi illustratori e poco altro. Il peso del giudizio longhiano, unito a una generale tendenza a leggere tutto attraverso la lente francese, ha contribuito a ridimensionare la ricchezza di quel periodo.

Oggi, grazie a studiosi come Isabella Valente, si torna invece a considerare quelle esperienze nella loro complessità, riconoscendo che il naturalismo meridionale e le sperimentazioni di pittori come De Nittis non furono meri epigoni parigini, ma percorsi autonomi che rispondevano a esigenze sociali e culturali italiane.

Il mito del Vero

Uno dei temi ricorrenti delle due mostre è il rapporto con il “Vero”, inteso come tensione verso la realtà. A Napoli, a partire da Domenico Morelli, si sviluppò una pittura che cercava di aderire alla vita quotidiana con intenti moralistici o narrativi, talvolta scivolando nell’aneddoto. Titoli come Il viatico dell’orfana di Toma o Che freddo di De Nittis rappresentano bene questa inclinazione.

Ma cosa significava essere “innamorati del Vero”? Per gli italiani dell’Ottocento, il Vero era spesso un racconto sociale o sentimentale, una cronaca illustrata. Per gli impressionisti francesi, invece, la questione si ribaltava: era il quadro stesso a farsi legge del Vero, come dimostrano le sperimentazioni di Degas, Manet o Cézanne. In Italia, dunque, il naturalismo fu spesso intriso di narrazione, mentre in Francia la pittura tendeva a farsi autonoma, un laboratorio di linguaggi formali.

Il critico Eugenio Montale, in un suo celebre aneddoto parigino, sintetizzò questa differenza in una formula semplice: “arte con aneddoto o senza aneddoto”. E proprio questa divergenza segna la distanza fra le scuole.

Un confronto senza complessi

Le due mostre pugliesi non nascondono questa distanza, ma provano a raccontarla senza complessi. Anzi, sottolineano i punti di forza italiani: il primato della “carne”, della materia pittorica e della forza espressiva, che in molti casi seppe superare il puro racconto aneddotico.

Nei cataloghi, i saggi critici – compreso quello di Renato Miracco, che mette a confronto De Nittis e Manet – rivelano letture nuove e talvolta provocatorie. Non si tratta di accorciare forzatamente le distanze, ma di valorizzare la specificità italiana, evitando lo “schiacciamento francese” che per lungo tempo ha reso secondario l’Ottocento nazionale.

Un secolo da riscoprire

L’Ottocento italiano resta un terreno fertile e ancora parzialmente inesplorato. Accanto alle grandi figure come Boldini o De Nittis, vi sono intere generazioni di artisti meridionali che hanno contribuito a definire il volto moderno della pittura europea, muovendosi tra Napoli, Firenze, Parigi e Londra.

Le due mostre pugliesi, con approcci complementari, offrono dunque l’occasione di rimettere in discussione schemi critici consolidati e di rivendicare il valore di un secolo che non fu solo imitazione, ma anche invenzione, dialogo e resistenza culturale.


Rambaldi ha creato gli storioni per Cibotto

Le ricerche che precedono l’attesa mostra del Centenario di Antonio Cibotto continuano a mettere in luce interessanti storie e curiosità poco note o del tutto sconosciute. Come quella che unisce sul set del film “Scano Boa”, tratto dal celebre romanzo dello scrittore polesano, i coetanei Cibotto e Carlo Rambaldi, il “mago”, e Oscar, degli effetti speciali. Sono suoi personaggi indimenticabili come E.T o King Kong.

GIAN ANTONIO CIBOTTO (1925 – 2017)
Il gusto del racconto
Rovigo, Palazzo Roncale
5 dicembre 2025 – 28 gennaio 2026

Mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, a cura di Francesco Jori. Da un’idea di Sergio Campagnolo

A ricordare questo straordinario connubio è Silvia Nonnato, collezionista proprietaria dell’Archivio “L’Immagine in movimento” di Adria. Silvia Nonnato è coinvolta per la sezione dedicata all’attività di Cibotto per il cinema della prossima mostra “Gian Antonio Cibotto (1925 – 2017). Il gusto del racconto” che aprirà i battenti il 5 dicembre a   Rovigo, in Palazzo Roncale, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, a cura di Francesco Jori. Da un’idea di Sergio Campagnolo.

Le   strade dello scrittore e del futuro premio Oscar – ricorda la studiosa e collezionista adriese – si sono incrociate grazie al film “Scano Boa”, una pellicola che ha immortalato le speranze e le fatiche di un territorio unico e affascinante come il Delta del Po.

“Scano Boa, un tempo, era – sottolinea Silvia Nonnato – più di un semplice lembo di terra tra il Po e il mare. Era uno ‘scanno’, un luogo immerso nella povertà del Polesine del dopoguerra e rappresentava un’autentica isola di speranza, un luogo dove i sogni potevano ancora realizzarsi. Lì la cattura di uno storione non era solo pesca, ma la promessa di un guadagno facile, un raggio di luce per vite segnate dalle difficoltà.

Questa realtà, intrisa di dramma e resilienza, non poteva sfuggire all’occhio attento del cinema, desideroso di catturare l’immagine di un pesce che, già allora raro, stava scomparendo dall’immaginario e dalla quotidianità dei pescatori locali, e oggi pressoché del tutto scomparso dalle foci del Po”.

A dare forma a questi sogni sul grande schermo fu un giovane di talento, destinato a diventare un’icona mondiale degli effetti speciali: Carlo Rambaldi.  Originario di Vigarano Mainarda (Ferrara), Rambaldi è noto a livello internazionale per le sue opere in campo cinematografico, per aver vinto tre Premi Oscar per i migliori effetti speciali, grazie alla creazione di personaggi indimenticabili come E.T., Alien e King Kong. Ma fu proprio nel Delta del Po, a metà degli anni ’50, che la sua genialità si manifestò per la prima volta.

Prima che il regista di Sant’Apollinare (Rovigo), Renato Dall’Ara, trasformasse il suo documentario del 1954 nell’omonimo film del 1960 – la cui sceneggiatura fu ispirata dal romanzo “Scano Boa” di Gian Antonio Cibotto, incentrato sulla vita dei pescatori di storioni e il loro legame indissolubile con il grande fiume – il trentenne Carlo Rambaldi giunse a Pila. Era lì per la realizzazione di un documentario a colori intitolato “Pescatori di storioni” (1956) di Antonio Sturla. Tuttavia, Rambaldi arrivò in un periodo in cui la pesca di questo pregiato pesce non era di stagione. Ma il soggetto del documentario non poteva cambiare, e la sfida stimolò la sua inesauribile creatività.

Se Antonio Sturla aprì a Rambaldi le porte del cinema, il Delta divenne il suo vero e proprio trampolino di lancio nel campo degli effetti speciali. Fu infatti qui che nacquero i primi lavori meccanizzati del futuro ‘padre’ di E.T.: gli storioni di Rambaldi.

In quel periodo, Rambaldi stava esplorando nuove applicazioni dell’elettromeccanica, con l’obiettivo di utilizzarle per creare sculture semoventi. Non trovando storioni veri da riprendere, realizzò tre esemplari elettromeccanici sorprendentemente realistici. Questi modelli non solo furono utilizzati nel documentario di Sturla, ma anche nel film di Renato Dall’Ara, diventando la rappresentazione tangibile dei sogni dei pescatori che si avverano.

Furono proprio questi storioni meccanici a dare la prima significativa visibilità al talento innovativo di Rambaldi e a condurlo lungo il corso del fiume più lungo d’Italia fino a Scano Boa, l’isola dei sogni che divenne il suo “battesimo” nel mondo del cinema. Questo fu solo l’inizio di una lunga serie di idee brillanti che lo avrebbero consacrato nella storia del cinema mondiale.

E Scano Boa divenne lo scenario anche del primo romanzo di Gian Antonio Cibotto, del suo primo, immediato successo.  Un romanzo che si basa su frammenti di interviste raccolte qua e là, in osterie tra Pila e Scardovari, per lo più testimonianze di pescatori di storione. Così, gli esordi degli effetti speciali di Carlo Rambaldi e la letteratura di Gian Antonio Cibotto si incontrarono nel cuore del Delta Polesano grazie al film “Scano Boa” del regista polesano Renato Dall’Ara.

Si tratta di una delle tante, affascinanti storie che solo il cinema sa raccontare, e una coincidenza vuole che proprio nel 2025 ricorra il centenario della nascita di entrambi questi straordinari artisti. Sono in programma diverse esposizioni per celebrare Rambaldi, da New York a Vibo Valentia. Analogamente, una grande mostra a Rovigo sarà allestita per ricordare la figura e l’opera di Cibotto, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire anche il legame che unisce questi due giganti della cultura e il territorio che li ha ispirati”.


Info: Palazzo Roncale www.palazzoroncale.com
 
Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto, Responsabile Ufficio Comunicazione
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Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
+39 049 663499 Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net
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Due artisti profondamente diversi ma accomunati dallo spirito di libertà nella ricerca 

BKV Fine Art prosegue il suo programma espositivo con la mostra “Bernardo Strozzi – Piero Manzoni. Presenza Assenza”, in programma dal 17 ottobre al 19 dicembre 2025. Un accostamento inedito, di circa 25 opere, che mette in relazione due artisti di epoche diverse e in apparenza inconciliabili per intessere un dialogo serrato tra la rigogliosa pittura barocca di Strozzi – la presenza a cui allude il titolo della mostra – e gli Achromes di Manzoni, realizzati in diversi materiali come la tela grinzata e il caolino, il panno cucito, la fibra di vetro, il polistirolo o il cotone idrofilo, tra pienezza espressiva e grado zero della pittura, che qui rappresenta l’assenza.

MILANO
BKV Fine Art
 
BERNARDO STROZZI – PIERO MANZONI
Presenza Assenza
 
17 ottobre – 19 dicembre 2025
Inaugurazione: giovedì 16 ottobre ore 18.30

Nati a quasi quattrocento anni di distanza, il primo “da poveri si onorati parenti”, il secondo da una famiglia aristocratica, Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia, 1644) e Piero Manzoni (Soncino, 1933 – Milano, 1963) sono figure profondamente diverse ma accomunate dallo spirito di libertà nella ricerca. Entrambi intraprendono studi che non porteranno a conclusione, Strozzi in Lettere e Manzoni in Giurisprudenza; entrambi sono autodidatti: Strozzi abbandona la bottega del Maestro per seguire una vocazione religiosa che lo porterà in convento, lasciandogli in dote i soprannomi di Cappuccino e Prete genovese, mentre Manzoni lascia la vita universitaria per frequentare gli studi degli amici pittori legati al movimento nucleare. Per entrambi l’arte è una forza propulsiva intrinseca, che non necessita di basi accademiche per lasciare un’impronta.

Su queste analogie e sulla profonda differenza nel modo di intendere l’arte si fonda un originale percorso espositivo di circa venticinque opere.

La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Piero Manzoni, rappresentata da Hauser & Wirth e con il supporto di Aon. 

Il catalogo, con saggi di Flaminio Gualdoni e Gabriele Reina, riproduce tutte le opere esposte.


BKV Fine Art

Nata alla fine del 2023 dall’incontro di Paolo Bonacina, Edoardo Koelliker e Massimo Vecchia e specializzata in dipinti di antichi maestri e artisti italiani e internazionali del XX secolo, la galleria si trova a Milano, a due passi dalla Rotonda della Besana, in uno storico palazzo cittadino d’inizio Novecento. Tre piani signorili avvolti da boiserie e velluti alle pareti, dedicati tanto ai cultori dell’arte antica quanto a quelli dell’arte moderna. Nel maggio 2025 la galleria ha inaugurato una nuova sala pensata per ospitare progetti speciali inediti: mostre di artisti meno noti al grande pubblico, installazioni site-specific, focus tematici e accostamenti trasversali tra le arti, anche di diverse epoche. 


Bernardo Strozzi – Piero Manzoni.
Presenza Assenza
Milano, BKV Fine Art
17 ottobre – 19 dicembre 2025
Inaugurazione: giovedì 16 ottobre ore 18.30
 
BKV Fine Art
Via Fontana 16 20122 Milano
T +39 02 89691288
info@bkvfineart.com
www.bkvfineart.com
 
Orari
Dal lunedì al venerdì, ore 10 – 13 e 14 – 19
Sabato su appuntamento
 
Ufficio Stampa
Anna Defrancesco comunicazione
annadefrancesco.com
press@annadefrancesco.com
 
Anna Defrancesco ad@annadefrancesco.com
Chiara Tavasci chiara@annadefrancesco.com
Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com> 

A Napoli una rassegna con 5 spettacoli fra teatro e musica

Con “Rivoluzioni geniali” si apre un nuovo capitolo del viaggio nel tempo di “Affabulazione – Espressioni della Napoli policentrica”, la macro rassegna promossa dal Comune di Napoli e finanziata dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura.
L’iniziativa, che rientra nel programma destinato alla realizzazione, nelle aree periferiche delle città metropolitane, di progetti di inclusione sociale, riequilibrio territoriale, tutela occupazionale e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, prosegue il suo percorso per celebrare i 2500 anni della fondazione di Napoli. Un racconto policentrico che, quartiere dopo quartiere, lega ogni Municipalità a un periodo della storia millenaria della città.

“RIVOLUZIONI GENIALI”
A NAPOLI LA RASSEGNA SUL SECOLO D’ORO E LA RIVOLUZIONE


In scena Francesco Nicolosi, Cristina Donadio, Solis String Quartet, Stefano Valanzuolo, Carlo Faiello, Enzo Salomone, Gea Martire e omaggi a Masaniello, Mozart, Pimentel Fonseca e Giulia De Caro

Il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi dichiara: “Affabulazione è la dimostrazione concreta della nostra volontà di realizzare una Napoli realmente policentrica, dove ogni comunità abbia l’opportunità di esprimersi e di partecipare alla vita culturale della città. Una città che mette al centro tutte le sue anime, valorizzando i territori oltre il centro storico e riconoscendo nelle periferie un cuore pulsante di energia e creatività, grazie a un ricco programma di spettacoli teatrali, concerti , performance di danza e percorsi formativi. Continuare a investire nella cultura diffusa è per noi una scelta strategica e necessaria: perché una città che sa raccontarsi attraverso l’arte è una città che costruisce futuro”.


Sergio Locoratolo
, coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli, aggiunge: “Questa rassegna, realizzata con un finanziamento di circa 900 mila euro, rappresenta un viaggio attraverso 2500 anni di storia. Un viaggio che coinvolge i quartieri periferici, trasformando Napoli in un palcoscenico a cielo aperto. È un’opportunità unica per raccontare la complessità della nostra città e del suo passato, unendo cultura, identità e contemporaneità a partire da un enorme sforzo creativo che ha portato ad associare ogni Municipalità a una specifica epoca storica con l’obiettivo di valorizzare episodi e personaggi che hanno segnato profondamente Napoli“.

Rivoluzioni geniali“, organizzata dalla Fondazione Il Canto di Virgilio sotto la direzione artistica di Carlo Faiello, arriva nella Municipalità 4 (quartiere di Poggioreale e Zona Industriale) per esplorare, attraverso un ricco programma di spettacoli, incontri e laboratori, uno dei periodi più tumultuosi e creativi della storia partenopea: dal Viceregno spagnolo alla Rivoluzione del 1799. La rassegna si svolge in due intensi weekend: 12, 13 e 14 settembre e 19 e 20 settembre, con 5 spettacoli dal vivo a ingresso libero con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Eventbrite.

Teatri, chiese e luoghi inaspettati diventano palcoscenici per rivivere le vicende e i personaggi che hanno forgiato l’identità rivoluzionaria di Napoli.
Ogni spettacolo è introdotto alle ore 17:30 da un laboratorio, aperto a tutti, dal titolo “Mi ribello, dunque siamo“. Cinque incontri per intraprendere una piccola rivoluzione personale: laboratorio di musica, letteratura e scrittura creativa, elevazione dell’anima, espressione dello spirito.

“Rivoluzioni Geniali” è un itinerario culturale che dimostra come la divulgazione della propria identità, del genio rivoluzionario che ha sempre caratterizzato Napoli, sia un valore straordinario per la città e per le nuove generazioni. La rassegna mira a promuovere il pregiato patrimonio culturale napoletano dei secoli XVI, XVII e XVIII, valorizzandolo attraverso la narrazione di cinque storie diverse, alcune di raro ascolto, che hanno segnato il suo destino.

Il percorso si apre venerdì 12 settembre (inizio ore 19:00 presso l’Anfiteatro dell’Isola E2 del Centro Direzionale) con “Cortelazzara – Dalla ‘Relation de Naples’ di Giuseppe II d’Asburgo a Maria Teresa d’Austria sui Reali di Napoli”: musica e parole di Enzo Salomone, anche voce recitante, affiancato dal soprano Daniela Del Monaco e dal chitarrista Antonello Grande. Il resoconto, un incredibile intreccio tra politica estera e “gossip d’antan”, fotografa lo stato del Regno di Napoli per conto di una delle corone più potenti dell’Europa del Settecento, offrendo uno spaccato unico e ironico dell’epoca. 

La narrazione prosegue sabato 13 settembre (inizio ore 19:00 presso l’Anfiteatro dell’Isola E2 del Centro Direzionale) con la folgorante messinscena di “Masaniello”, a cura del Teatro Il Pozzo e il Pendolo, che rievoca la rivoluzione del 1647 guidata da Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio noto come Masaniello. È il racconto di un sogno popolare: come nasce, splende e muore nelle tenebre della disillusione, in un dramma senza lieto fine. Drammaturgia e regia di Annamaria Russo. Con Alessio Sica, Marianita Carfora, Alfredo Mundo, Michele Costantino, Viviana Curcio, Vincenzo D’Ambrosio, Lorenzo Neri. Musiche e sonorizzazioni di Gennaro Monti.

Domenica 14 settembre (inizio ore 19:00 presso l’Anfiteatro dell’Isola E2 del Centro Direzionale) è la volta della rappresentazione di “Giulia De Caro, detta ‘la Ciulla’”, che ripercorre le vicende di una figura straordinaria del Seicento napoletano, conosciuta per il suo spirito libero e per il ruolo di diva, cantante, impresaria e donna d’affari: una storia simbolo di anticonformismo e intraprendenza. L’opera è scritta e diretta da Carlo Faiello. Con Gea Martire, Elisabetta D’Acunzo e Chiara Di Girolamo. E con l’Orchestra da Camera di Santa Chiara.

La protagonista del terzo week end di settembre è Eleonora de Fonseca Pimentel, anche cuore storico ed emotivo della rassegna. Per venerdì 19 settembre (inizio ore 19:00 presso la Chiesa di Sant’Anna alle Paludi, in corso Arnaldo Lucci) è previsto con “Eleonora #1799” un omaggio alla figura chiave della Repubblica Napoletana del 1799: una performance di rara finezza, con le parole del testo concepito dal drammaturgo Enzo Moscato e interpretato dall’attrice Cristina Donadio, mentre la colonna sonora è firmata dal violoncellista Federico Odling.

A concludere la rassegna, sabato 20 settembre (inizio ore 19:00 presso la Chiesa di San Giuseppe Maggiore dei Falegnami, in via Carlo Bussola), è “Il golfo magico, ovvero Mozart e Napoli”, il racconto del viaggio fatto nel 1770 dal compositore austriaco all’ombra del Vesuvio, affidato alla voce narrante di Stefano Valanzuolo e alla performance del Solis String Quartet e di Francesco Nicolosi al pianoforte. La musica di Mozart, intrisa di fantasia e in continua ebollizione, viene messa in relazione con l’energia creativa e vulcanica della città che lo ospitò.


Per informazioni: 081.3425603 – segreteria@fondazioneilcantodivirgilio.it

Ufficio Stampa Fondazione Il Canto di Virgilio
Hungry Promotion
info@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it> 

Giorgio Armani, lo stilista che ha definito l’eleganza moderna con sobrietà, rigore e visione

Giorgio Armani in una foto di Giuliano De Rosa (link a www.townandcountrymag.com)

Si è spento a Milano all’età di 91 anni Giorgio Armani, il grande stilista che ha ridefinito l’eleganza contemporanea e reso Milano capitale della moda. Instancabile fino all’ultimo, ha lavorato alla collezione dei 50 anni e lasciato un’eredità culturale e imprenditoriale che andrà oltre la moda.

Questo è l’annuncio ufficiale del Gruppo Armani

Milano, 4 settembre 2025 – Con infinito dolore, il Gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo creatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani.
Il Signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Instancabile fino alla fine, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni e ai numerosi progetti in corso e futuri.
Nel corso degli anni, Giorgio Armani ha elaborato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto della vita, anticipando i tempi con straordinaria chiarezza e pragmatismo. È stato guidato da una curiosità instancabile e da una profonda attenzione al presente e alle persone. Lungo questo percorso, ha instaurato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la sua capacità di entrare in contatto con tutti. Sempre attento alle esigenze della comunità, è stato attivo su molti fronti, soprattutto a sostegno della sua amata Milano.
Giorgio Armani è un’azienda con cinquant’anni di storia, costruita con emozione e pazienza. Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza – di pensiero e di azione – il suo tratto distintivo. L’azienda è, ora e sempre, un riflesso di questo spirito. La sua famiglia e i suoi dipendenti porteranno avanti il ​​Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori.

Con profonda emozione, il Gruppo Armani ha annunciato la scomparsa del suo fondatore: “Il Signor Armani… ci ha lasciati serenamente, circondato dall’affetto delle persone care. Instancabile fino all’ultimo, ha continuato a dedicarsi all’azienda, alle collezioni e ai nuovi progetti.”

Un tecnico della raffinatezza

Nato l’11 luglio 1934 a Piacenza, Armani studiò brevemente medicina all’Università di Milano prima di iniziare la sua carriera nel mondo della moda come vetrinista alla Rinascente nel 1957, e poi come collaboratore per la casa di moda Nino Cerruti (UNHCR). Nel 1975, affiancato da Sergio Galeotti (compagno di lavoro e di vita, scomparso nel 1985) fondò l’omonima maison nel cuore di Milano.

Rivoluzionando il vestire

Armani rivoluzionò l’abbigliamento con giacche destrutturate, linee morbide e tonalità neutre, introducendo uno stile che è diventato riferimento universale, tanto nel rigido contesto professionale quanto nel glamour delle star hollywoodiane. Il celebre “power suit” femminile degli anni Ottanta lo consacrò come creatore di icone (The Telegraph).

Alla moda, Armani affiancò un impero variegato: prêt‑à‑porter, occhiali, profumi, cosmetici, mobili, dolci, fiori, hotel, ristoranti e club esclusivi. Tra le sue iniziative di sostenibilità, fu il primo a trasmettere in streaming una sfilata di alta moda, nel 2007, e si batteva per un’industria responsabile e inclusiva (Legacy.com).

Gli ultimi mesi, tra impegno e serenità

Nei giorni precedenti la morte, Armani aveva personalmente supervisionato gli abiti della collezione celebrativa per i 50 anni della maison, destinata alla prossima Milano Fashion Week (companieshistory.com, Town & Country). Pochi giorni prima aveva acquisito «La Capannina», simbolico ritorno alle origini e gesto carico di affetto. Purtroppo, un malore improvviso ha preceduto gli eventi finali (The Economic Times).

Secondo fonti recenti, Armani aveva predisposto un assetto ereditario solido, basato su una fondazione e la nomina di successori quali Leo Dell’Orco e la nipote Silvana, affinché lo spirito dell’impresa continui senza compromessi (AP News).

Un’eredità che va oltre la moda

Oltre al valore commerciale, Armani ha lasciato un’eredità culturale: si stima un patrimonio personale di oltre 12 miliardi di dollari, frutto di una vita dedicata alla bellezza, al distacco dalla spettacolarizzazione e all’innovazione discreta. Celebrità, istituzioni e colleghi hanno ricordato l’uomo che ha reso Milano la capitale globale del buon gusto (The Sun).


Trieste: sede di uno tra i più grandi Festival europei di musica

Trieste si prepara ad accogliere nuovamente le note del “Festival di Trieste – Il Faro della Musica”, che dal 5 al 14 settembre 2025 tornerà per la sua terza edizione nell’ambito di Trieste Estate con un programma tra tradizione e innovazione pensato per stupire. 

La Società dei Concerti Trieste
 terza edizione del
Festival di Trieste
Il Faro della Musica 

Dal 5 al 14 settembre 2025
Trieste è sede di
uno tra i più GRANDI festival europei di musica con un ricco programma tra 
Tradizione e Innovazione

Ideato e organizzato dalla Società dei Concerti Trieste, con la co-organizzazione del Comune di Trieste nell’ambito di Trieste Estate 2025 e la collaborazione della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste, del Conservatorio G. Tartini di Trieste e della Scuola di Musica 55 – Casa della Musica, il Festival di Trieste – Il Faro della Musica promette dieci giorni di indimenticabili eventi musicali tra tradizione e innovazione. 

L’iniziativa, resa possibile grazie al contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale dello Spettacolo, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Trieste, del main sponsor Generali Italia SpA – Valore Cultura, dello sponsor CiviBank SpA – Gruppo Sparkasse, della Fondazione CRTrieste e delle Fondazioni Benefiche Casali ETS nonché di mecenati Artbonus  è statapresentata oggi, martedì 1° luglio, presso la Sala conferenze del Civico Museo di Arte Orientale nel corso di una conferenza stampa  introdotta dall’Assessore alle Politiche della Cultura e del Turismo, Giorgio Rossi alla presenza del Presidente, Piero Lugnani e del Direttore artistico della Società dei Concerti TriesteMarco Seco.

Anche quest’anno, il prestigioso festival trasformerà Trieste, crocevia di genti e culture, con i suoi meravigliosi teatri, edifici, piazze e paesaggi unici al mondo, in un palcoscenico anche a cielo aperto. Artisti di fama mondiale e eventi incomparabili racconteranno e faranno vivere la città attraverso l’emozione della musica.

La terza edizione si contraddistingue per un focus speciale chiamato “Nuovi Orizzonti” sulle sorprendenti esperienze di ascolto che possono nascere dal connubio tra musica e intelligenza artificiale econcerti che esplorano la musica elettronica e live visuals. Inoltre, una parte del repertorio in programma sarà una dedica speciale ai 200 anni dalla nascita di Johann Strauss, per celebrare il genio del valzer, e ai 150 anni di Maurice Ravel, il compositore francese rivoluzionario e “virtuoso della forma”. Non mancheranno spettacoli pensati per la famiglia e il ritorno del Festival nel Festival con l’Hausmusik nelle dimore private e nelle sedi più rappresentative della città. 

«Il Festival di Trieste – spiega il Direttore artistico, M° Marco Seco – si propone ancora una volta di esplorare le infinite sfumature della musica, creando ponti tra tradizione e futuro, e offrendo al pubblico occasioni uniche per vivere la musica in contesti sempre nuovi e suggestivi. L’omaggio a Strauss e a Ravel e il coinvolgimento durante l’esecuzione dell’intelligenza artificiale sono solo alcune delle novità che renderanno questa edizione davvero speciale».

Il programma si aprirà venerdì 5 settembre 2025 con l’inaugurazione istituzionale del Festival nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste – evento anche in diretta streaming – dove alle 18.30 si esibirà Giulia Rimonda, giovanissima e già direttrice artistica della sezione giovani del Viotti Festival di Vercelli, al violino in un programma che spazia dalle musiche di Bach a quelle di Ysaye e Kreisler.  Il giorno seguente, sabato 6 settembre, l’atmosfera si farà festosa e danzante con il Gran Ballo di Gala Straussiano, un omaggio al 200° anniversario della nascita di Johann Strauss che animerà il Ridotto del Teatro Verdi di Trieste. L’Imperial Orchestra di Vienna, guidata dal maestro di cerimonia Alessio Colautti, promette una serata indimenticabile, tra valzer e polke che riporteranno in vita lo sfarzo dell’epoca.

Il festival inaugura ufficialmente con un’anteprima assoluta per un festival di musica, un appuntamento innovativo per la sezione “Nuovi Orizzonti” al Generali Convention Center di Trieste domenica 7 settembre 2025, alle 20.30. Protagonisti della serata il più grande violinista dei nostri tempi,  Maxim Vengerov insieme a Polina Osetinskaya al pianoforte con il loro “Tour Live Music. Living films”, in collaborazione con OOVIE Studios. L’interpretazione della Tzigane di Ravel prenderà vita sui maxi schermi del più grande centro congressi del Friuli Venezia Giulia attraverso un film straordinario, realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Grazie a un innovativo processo di sincronizzazione, l’opera visiva si adatta in tempo reale all’esecuzione del musicista, trasformandosi ogni volta in un’esperienza unica e irripetibile. L’evento sarà presentato in anteprima assoluta alla Biennale del Cinema di Venezia, pochi giorni prima della tappa triestina.

Lunedì 8 settembre 2025 alle 20.30, il giardino del Civico Museo Sartorio ospiterà sempre per la sezione “Nuovi Orizzonti” l’evento “Traces – The No Way Experience”, che vedrà Riccardo Acciarino al clarinetto e Pietro Dossena al sintetizzatore modulare e live visuals, creare un’esperienza sonora e visiva davvero innovativa. In caso di pioggia, il concerto si terrà nella Sala Lelio Luttazzi del Magazzino 26 al Porto Vecchio.

Martedì 9 settembre, il Teatro Verdi tornerà a essere il fulcro della programmazione serale. Dopo l’incontro con gli artisti, alle 20:30, sarà la volta di Francesco Corti, direttore musicale del Teatro di Corte di Drottingholm, residenza estiva dei reali di Svezia, al clavicembalo e dell’Ensemble Il Pomo d’Oro, ensemble di altissimo livello nel campo delle performance storicamente informate, che ci guideranno in un viaggio affascinante attraverso le composizioni di Johann Sebastian Bach e Carl Philipp Emanuel Bach, promettendo un’esecuzione al top che metterà in risalto la ricchezza di un repertorio davvero affascinante, quello barocco.

Il Festival di Trieste propone anche quest’anno la sezione “Festival in Città” con i concerti nelle dimore private dei triestini nella tradizione della Hausmusik e in alcuni dei luoghi più significativi della vita cittadina come l’Auditorium della sede della RAI regionale per il FVG, il Conservatorio G. Tartini che sarà collegato a Brno tramite il progetto Lola per celebrare insieme Strauss con i suoi valzer.

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Mercoledì 10 settembre dalle ore 17 il festival si diffonderà nella varie sedi con concerti realizzati in collaborazione con il Conservatorio Tartini di Trieste e la giornata si concluderà all’Antico Caffè San Marco, alle 20.30 con la nota cantante delle Babettes in versione band: l’Eleonora Lana Quintet e il loro “Once Upon a Waltz”, un viaggio musicale che toccherà Johann Strauss, Frederic Chopin, Bill Evans, Bobby Mc Ferrin e Tom Jobim. 

Giovedì 11 settembre 2025, al Teatro Verdi si terrà, alle 19.30, il concerto con Vadym Kholodenko al pianoforte, Hartmut Haenchen alla direzione e l’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste. In programma tutto Brahms. Il noto direttore guiderà l’orchestra del Verdi nel secondo concerto e nella quarta sinfonia del compositore di Amburgo.

“Nuovi Orizzonti” tornerà venerdì 12 settembre 2025 alle 20.30 al giardino del Civico Museo Sartorio con un’esibizione di Kety Fusco all’arpa… elettronica! La musicista è nota per aver portato alla ribalta il suono trasfigurato dello strumento, avventurandosi ben oltre la sua dimensione tradizionale. La giovane regina dell’arpa elettrica, come l’ha definita Swiss Live Talents CH, Kety Fusco è l’artista emergente tra le più originali e interessanti del panorama svizzero ed europeo di oggi. L’arpista ticinese ha recentemente accompagnato Joan Thiele e Frah Quintale nella serata dedicata alle cover durante l’ultima edizione di Sanremo.

Il fine settimana si aprirà sabato 13 settembre 2025 alle 20.30 con “Vivaldi e Goldoni” alla Sala Lelio Luttazzi Magazzino 26 Porto Vecchio-Porto Vivo, uno spettacolo che vedrà Lorenzo Acquaviva voce recitante, il M° Marco Seco al clavicembalo e il Quartetto New Era. Un omaggio ad Elsa Fonda recentemente scomparsa, un connubio affascinante tra musica e parola che affiancherà a Vivaldi un altro genio del Settecento veneziano: Carlo Goldoni, l’illustre drammaturgo.

Il Festival si chiuderà in grande stile domenica 14 settembre 2025 al Teatro Lirico G. Verdi: alle 19.30, Jan Lisiecki al pianoforte e Luka Hauser alla direzione guideranno l’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste in un programma con tre capolavori di Ludwig van Beethoven: Ouverture da Coriolan-musiche di scena,  il Concerto n. 5 “Imperatore”, un’opera grandiosa che mette in relazione solista e orchestra  in un dialogo vibrante e coinvolgente, e la magistrale Sinfonia n. 5

Ogni sera prima dei concerti che si terranno al Teatro Verdi, sarà possibile partecipare alle “Note d’artista”, incontri che si terranno un’ora e mezza prima con gli ospiti del festival al Ridotto del Teatro Verdi di Trieste introdotti dal direttore artistico della Società dei Concerti Trieste, il M° Marco Seco. 

La musica si rivolgerà anche ai più piccoli con due appuntamenti ideati da Vincenzo Stera, attività pensate per avvicinare i bambini al mondo della musica in modo ludico e coinvolgente, che si terranno alla Casa della Musica 55.

Lunedì 8 settembre, alle 16.30, appuntamento con “Zoo Party” in cui Stera, autore dei testi e delle musiche (composte assieme a Daniele Dibiaggio), dà voce ai protagonisti della storia dell’omonimo libro, accompagnato dalle illustrazioni di Fabio Magnasciutti. Sul palco, insieme agli autori, anche Clara Di Giusto al violoncello e Gabriele Centis alla batteria. Questo concerto, reso speciale dalla fantastica band che il gabbiano sognatore ha riunito, è una vera e propria Festa della Musica che rivela attenzione ai temi della diversità, dell’accoglienza e dell’inclusione.

Mercoledì 10 settembre, alle 16.30, debutta in prima esecuzione assoluta il suo nuovo progetto musicale “Sol Nascente – La musica e le storie della natura“, un’opera originale sviluppata assieme a Daniele Dibiaggio – coautore delle musiche e curatore della produzione dell’omonimo album – con la preziosa partecipazione di Clara Di Giusto al violoncello e Dario Savron alle percussioni. Un concerto pensato per incantare i bambini, ma capace di parlare anche al pubblico adulto grazie alla forza evocativa della narrazione e alla ricchezza espressiva della musica.

«Sono entusiasta di presentare – ha dichiarato il Presidente della Società dei Concerti Trieste, l’avv. Piero Lugnani – la terza edizione del “Festival di Trieste – Il Faro della Musica” che anno per anno cresce e percorre strade sempre nuove per la divulgazione della cultura musicale. Tradizione e innovazione sono i binari di questa edizione che offre, in una città votata alla cultura e alla scienza come Trieste, un nuovo spazio di fruizione della musica per un’occasione davvero unica: l’Auditorium Generali del Generali Convention Center in cui la Società dei Concerti di Trieste farà il suo primo incontro con l’Intelligenza Artificiale al servizio della Musica.»

Il “Festival di Trieste – Il Faro della Musica” si conferma così un appuntamento imperdibile per gli amanti della musica e un’occasione unica per scoprire o riscoprire Trieste sotto una luce nuova, quella delle sue melodie di ieri, oggi e del futuro.

Le informazioni su biglietteria, acquisto e riduzioni saranno indicate in dettaglio, per ciascun concerto, sul sito del festival https://www.societadeiconcerti.it/fest25 .

Durante il festival la sede in Piazza Unità d’Italia della CiviBank SpA – Gruppo Sparkasse, sponsor da quest’anno del festival, diverrà Infopoint e Biglietteria. I biglietti si potranno acquistare anche sui circuiti Vivaticket, Ticket Point, nella sede della Società dei Concerti Trieste e prima dell’inizio dello spettacolo nel suo luogo di svolgimento. 

Per informazioni/appuntamenti: tel. +39040362408, info@societadeiconcerti.net.

Il Festival di Trieste-Il Faro della Musica con i suoi appuntamenti di settembre anticipa l’offerta musicale della Società dei Concerti, ovvero la sua Stagione concertistica che quest’anno raggiungerà quota 94 edizioni.

Il Festival di Trieste – Il Faro della Musica è organizzato dalla Società dei Concerti Trieste in co-organizzazione con il Comune di Trieste nell’ambito di Trieste Estate 2025, la collaborazione della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste, del Conservatorio G. Tartini di Trieste, della Scuola di Musica 55 – Casa della Musica ed è realizzato grazie al contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale dello Spettacolo, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Trieste, del main sponsor Generali con il progetto “Valore Cultura”, dello sponsor CiviBank SpA – Gruppo Sparkasse, della Fondazione CRTrieste e delle Fondazioni Benefiche Casali ETS nonché di mecenati Artbonus.


Ufficio Stampa
Daniela Sartogo
Da Daniela Sartogo <daniela.sartogo@gmail.com> 

L’idea alla base va bel oltre il semplice festival musicale

L’edizione 2025 del festival Forma e Poesia nel Jazz si annuncia dilatata nel tempo (dal 12 settembre al 31 ottobre) e nello spazio (col suo ‘flusso urbano’ che distribuisce concerti, incontri, proiezioni, masterclass, degustazioni nei luoghi più rappresentativi della città, dal centro alla periferia). Un festival ‘multipiano’: la sezione principale esplora il jazz italiano in maniera trasversale, affiancando i nomi più illustri ai giovani ancora tutti da scoprire e agli artisti del territorio (dal 18 al 22 settembre con, tra gli altri, Danilo ReaSimona MolinariChiara Civello); il prologo esplora i rapporti tra cinema e jazz, sia dal vivo che su pellicola (dal 12 al 14 settembre con anche la presenza di Remo Anzovino); l’epilogo, tra settembre e ottobre, aggiunge alcune perle all’enciclopedica esplorazione del jazz nazionale (come Luca Mannutza e Francesco Turrisi, uno dei pochissimi italiani ad aver vinto un Grammy Award).

Forma e Poesia nel Jazz
XXVIII Edizione
12 settembre – 31 ottobre 2025
Cagliari

L’idea alla base di Forma e Poesia nel Jazz va bel oltre il semplice festival musicale: la manifestazione si pone come laboratorio culturale, luogo d’incontro tra generazioni, linguaggi artistici e comunità. La parte principale del festival si svolgerà, non a caso, durante la settimana della mobilità sostenibile: tema da lungo tempo al centro dei contenuti del festival, con i suoi trekking urbani, i concerti all’alba e al tramonto in luoghi di notevole valore paesaggistico, la pedalata jazz, il jazz in metrò, i momenti d’inclusione.

Giunto alla ventottesima edizione, con la direzione artistica di Nicola Spiga, il festival si conferma come una delle rassegne più longeve e significative del panorama musicale isolano.

Un prologo cine-jazz

La fase di riscaldamento del festival inizierà con due proiezioni cinematografiche a Sa Manifattura in collaborazione col Cinema Odissea nell’ambito della rassegna Nottetempo. Il 12 settembre si vedrà “Stolen Moments“di Stefano Landini mentre il 13 sullo schermo passerà “La cantina, altri appunti sul jazz” di Stefano Landini e Andrea Polinelli, con la presenza in sala di Polinelli e del produttore Roberto Gambacorta. Entrambe le proiezioni saranno precedute da un aperitivo di benvenuto con intrattenimento musicale del Duo Gipsy.

Il 14 settembre, Remo Anzovino, pianista e compositore particolarmente noto per le sue musiche per cinema e teatro, anche in chiave jazz, si esibirà in piano solo al tramonto nella necropoli punica di Tuvixeddu, la più vasta di tutto il bacino del Mediterraneo, un sito di enorme importanza archeologica da cui si ha una visuale su tutta Cagliari. Il solo di Anzovino ripercorre la sua lunga carriera all’insegna della fusione tra musica, cinema e arti performative. Le parole d’ordine del festival, musica, ambiente, storia, archeologia, sostenibilità, si trovano riassunte questo concerto ambientato in uno dei luoghi simbolo della Sardegna.

Un festival itinerante

La parte centrale del festival si aprirà, il 18 settembre, con una serata all’EXMA in collaborazione con Radio X in cui il palcoscenico sarà lasciato ad artisti locali: una lunga e festiva maratona con il trio Tajazz, il quartetto Grasa de pollo e gli Space Germs.

Il 19 settembre ci si sposta a Il Lazzaretto per una serata dedicata alle giovani promesse del jazz, con talenti emergenti che hanno già fatto parlare di sé a livello nazionale e internazionale. Matteo Paggi è il vincitore del Top Jazz 2024 come Miglior nuovo talento: il trombonista marchigiano si presenta con il suo quintetto “Giraffe”, band che crea una cornice jazz per accogliere influenze dal rock e la musica melodica, producendo risultati di notevole drammaturgia sonora e ritmica. A seguire Daniele Gottardo, eclettico musicista segnalato da Steve Vai come uno dei più brillanti talenti della chitarra elettrica moderna: col suo trio propone un jazz-rock dalle venature sperimentali.

Il 20 settembre ci si trasferisce a teatro: l’Auditorium del Conservatorio ospiterà prima il quartetto di Alessandro Di Liberto, pianista cagliaritano che con il suo progetto “Punti di Vista” si immerge nel paesaggio isolano attraverso sonorità non convenzionali che evitano i facili folklorismi. La serata sarà completata dall’esibizione di un pianista simbolo del jazz (ma anche del pop) italiano, Danilo Rea, che offrirà un omaggio poetico e visionario all’universo musicale di Ryūichi Sakamoto. Ad amplificare l’onda emotiva di queste riletture interverrà l’elettronica dello special guest Martux_m.

Doppio set anche il 21 settembre sempre all’Auditorium del Conservatorio. Si inizia con la vocalist Vanessa Bissiri, che proporrà una versione cameristica del suo progetto “Empatica”, in duo con il chitarrista Carlo Doneddu. Un’altra fascinosa voce femminile è quella di Simona Molinari, che coronerà la serata con il suo spettacolo “La donna è mobile”,che celebra la forza, la versatilità e la libertà espressiva delle donne. Un omaggio potente e poetico alle donne che hanno osato, aperto strade e reso possibile il canto libero di oggi. Accanto alla celebre cantautrice ci sarà una band tutta al femminile.

Nuovo cambio di scena il 22 settembre: l’ultima serata della parte centrale del festival si terrà al Teatro Massimo e sarà aperta dal pianista Marco Morandini: giovane talento cagliaritano il cui trio si muove nel massimo rispetto dei canoni jazzistici di questo format. Apice della serata sarà l’esibizione della cantante Chiara Civello, col suo progetto in trio “Acustica”: una musica diafana, caratterizzata dalle sonorità cameristiche di un trio con chitarra e violoncello con delicate incursioni dell’elettronica. La canzone incontra l’improvvisazione.

Due degli artisti principali del festival, Danilo Rea e Simona Molinari, saranno anche impegnati come docenti di masterclass gratuite riservate agli studenti del conservatorio (20 settembre, Conservatorio “G. P. da Palestrina”).

Epilogo e altri eventi tra musica, movimento, natura, sostenibilità

Forma e Poesia nel Jazz 2025 continuerà, tra la fine di settembre e ottobre con altri appuntamenti dalla spiccata caratterizzazione.

Numerosi saranno gli esempi di integrazione tra musica jazz e tematiche ambientali. Dove arriva la musica di Forma e Poesia nel Jazz quest’anno arriva anche l’arte contemporanea, nella sua forma più sostenibile, quella dedita all’arte del riuso, della rivalutazione in forma artistica di materiali e oggetti destinati a diventare rifiuti, simbolo del soffocamento delle terre e delle acque del nostro pianeta. Dal 12 al 22 settembre, Matteo Ambu, affermato artista sardo, propone, con la curatela di Ivana Salis, un percorso visivo che unisce gli spazi in cui si realizzano i concerti e le attività del festival.

La sensibilizzazione alla mobilità sostenibile è al centro della pedalata in musica itinerante per le vie della città del 18 settembre (con arrivo all’EXMA in concomitanza col concerto serale) come anche di Jazz in metrò (19 settembre).

Il 20 settembre torna il consueto trekking con arrivo alla Sella del Diavolo, promontorio simbolo di Cagliari. L’escursione, a cura di Stefania Contini, prevede anche l’esibizione del Duo Gipsy in uno dei luoghi più suggestivi del territorio.

La mattina del 28 settembre, Stefania Contini, esperta guida escursionista, traccerà la strada per una passeggiata ecologica nel territorio di San Pietro Paradiso. Durante la mattinata l’archeologa Patrizia Zuncheddu curerà la visita alla Tomba dei Giganti Sa Domu e S’Orku, seguita da un concerto del trio di Gavino Murgia e da una degustazione di prodotti del territorio a cura della Pro Loco di Quartucciu.

Il pomeriggio dello stesso giorno, nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio, aVilla Binaghi il polistrumentista Nicola Agus darà vita a un concerto-laboratorio utilizzando 80 strumenti, molti dei quali autocostruiti con materiali riciclati. Con il suo progetto “Ombre di plastica” Agus diffonde un messaggio di sensibilizzazione ambientale attraverso la musica.

La musica live tornerà protagonista in due appuntamenti nel mese di ottobre. Il 18 il Teatro Intrepidi Monelli ospiterà il pianista Francesco Turrisi, un “alchimista musicale” che ha raggiunto un traguardo quasi impensabile per un artista italiano: ha vinto il Grammy Award nella categoria Miglior album folk (2022). Il 31 il pianista Luca Mannutza porterà al Bflat il suo nuovo progetto in quintetto.

Il festival Forma e Poesia nel Jazz 2025 è organizzato dalla Cooperativa FPJ con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato all’Istruzione, Spettacolo e Sport, Assessorato dei Beni Culturali, Assessorato del Turismo, Commercio e Artigianato), del Comune di Cagliari (Assessorato alla Cultura), della Fondazione di Sardegna e della Banca di Cagliari.

Partner tecnici: Bflat Festival, Associazione Event’s Partners, MIC –  Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, ARST, Museo del Sassofono di Fiumicino, Conservatorio “G. P. da Palestrina” di Cagliari, ABC Sardegna, Associazione Baetorra, Tourist Smile, Cinema Odissea, FIAB Cagliari, Play Car, Asteras , Cantine Paulis.

Media partner:  Tiscali, Nara Comunicazione e Radio X.
Forma e Poesia nel Jazz aderisce al progetto Jazz Takes the Green e a I-Jazz.



Organizzazione:
FPJ – Forma e Poesia nel Jazz soc. coop.
e-mail: formaepoesianeljazz@gmail.com
www.formaepoesianeljazz.com
www.facebook.com/FormaePoesianelJazz
www.instagram.com/formaepoesianeljazz
 
Prevendite online:
www.boxofficesardegna.it
tel.: 070 657428
 
Biglietti:
12/13 settembre: 3,50 euro
19 settembre: 20 euro + 3 euro prevendita (posto unico)
20/21/22 settembre: 27 euro + 3 euro prevendita (posti numerati)
18 ottobre: 17 euro + 3 euro prevendita
31 ottobre: 15 euro
 
14 settembre: ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria
 
Abbonamento:
75 euro +5 euro prevendita
(concerti del 19-20-21-22 settembre)
 
Tutti gli altri appuntamenti sono a ingresso gratuito
 
Direttore artistico: Nicola Spiga
 
Ufficio stampa nazionale: Daniele Cecchini
e-mail: dancecchini@hotmail.com
 
Ufficio stampa Sardegna: Riccardo Sgualdini
e-mail: tagomago.1@gmail.com
Da Daniele Cecchini <daniele@musicforward.it>

Inge Morath apre la nuova stagione della grande fotografia internazionale a Pordenone 

A Pordenone la nuova stagione della grande fotografia internazionale si apre con un’esposizione inedita sull’autrice Inge Morath.

Questa esposizione rappresenta l’inizio di un percorso espositivo ricco ed articolato, che nei mesi successivi porterà a Pordenone grandi protagonisti della fotografia internazionale, con molte anteprime nazionali. Una nuova stagione dedicata all’esercizio “Del leggere”: l’avvio di un progetto culturale che pone al centro il tema della lettura in tutte le sue declinazioni, rimarcando così il ruolo culturale di Pordenone che negli anni ha costruito una straordinaria offerta culturale di rilievo nazionale.  Un contributo che s’integrerà nel percorso operativo che porterà Pordenone verso il 2027, anno in cui alla città verrà riconosciuto il ruolo di Capitale Italiana della Cultura.

INGE MORATH. Le mie storie
Pordenone, Galleria Harry Bertoia

13 settembre -16 novembre 2025

Promosso dal Comune di Pordenone e organizzato da Suazes.

A partire dal 13 settembre 2025, la città si prepara ad accogliere una nuova ed ambiziosa stagione dedicata alla fotografia d’autore, con un calendario di mostre che porterà in città alcuni tra i nomi più rilevanti del panorama fotografico internazionale. Ad aprire questa nuova proposta, sarà una grande esposizione dedicata a Inge Morath (Graz 1923 – New York 2002), figura centrale del fotogiornalismo del Novecento e prima donna entrata a far parte della celebre agenzia Magnum Photos. Un progetto, promosso dal Comune di Pordenone ed organizzato da Suazes.

In questi anni le occasioni in Italia per approfondire aspetti del suo lavoro diverse, ma la mostra di Pordenone, intitolata “Inge Morath. Le mie storie“, svela ed approfondisce una nuova parte della sua produzione, quella rappresentata dal ritratto con un’attenzione particolare al mondo della letteratura. 

La mostra, che resterà aperta fino al 16 novembre 2025, proporrà un approccio originale e poco esplorato nella produzione della fotografa austriaca, focalizzandosi prevalentemente sulla seconda parte della sua vita, segnata dall’incontro avvenuto nel set del film “The Misfits” di John Houston e dal successivo matrimonio con il drammaturgo Arthur Miller.

Il percorso espositivo raccoglierà circa 110 fotografie e sarà ospitato all’interno degli spazi espositivi di Galleria Harry Bertoia, luogo dove lo scorso si sono tenute le due anteprime nazionali dedicate a Italo Zannier e Bruno Barbey con il progetto “Les Italiens”.

La mostra è promossa dal Comune di Pordenone e organizzata da Suazes in collaborazione con Fotohof. Sarà curata da Brigitte Blüml Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz.

Il progetto espositivo gode del sostegno della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e del supporto di Fondazione Pordenonelegge.

La mostra sarà aperta dal 13 settembre al 16 novembre 2025. Gli orari di mostra saranno venerdì dalle 15.00 alle 19.30, il sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.30. Prezzi d’ingresso 7 euro intero e 4 ridotto.

In occasione delle giornate di Pordenonelegge la mostra rimarrà aperta da mercoledì 17 a sabato 20 settembre dalle ore 8.30 alle 22.00, mentre domenica 21 settembre dalle 8.30 alle 20.00. Nell’occasione i biglietti d’ingresso saranno 5 euro per gli interi e 4 per i ridotti.

Il programma completo della prossima stagione verrà annunciato nelle prossime settimane.


Ufficio Stampa: Studio ESSECI  Sergio Campagnolo
Rif. Simone Raddi  simone@studioesseci.net  tel. 049 663499
www.studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Wangechi Mutu alla Galleria Borghese: poesia, mito e metamorfosi

Alla Galleria Borghese di Roma, fino al 14 settembre 2025, è in corso “Poemi della terra nera”, prima mostra italiana di Wangechi Mutu, artista keniota e statunitense. Le sue sculture, installazioni e video dialogano con la classicità della collezione Borghese attraverso sospensioni, metamorfosi e nuove mitologie. Un percorso che trasforma il museo in spazio vivo, dove memoria e immaginazione si intrecciano.

Nairobi, Kenya- Feb. 14, 2023. Wangechi Mutu at her studio in Nairobi, Kenya. Photography by Khadija Farah.
Suspended Playtime attiva il museo con una costellazione di elementi sospesi. 

Fino al 14 settembre 2025, la Galleria Borghese apre le sue sale, la facciata e i Giardini Segreti a un progetto inedito: “Poemi della terra nera”, personale dell’artista keniota e statunitense Wangechi Mutu, a cura di Cloé Perrone. È la prima volta che l’opera di Mutu approda nella storica residenza del cardinale Scipione, e lo fa con un intervento site-specific che sfida la tradizione classica, attraversando sospensioni, forme frammentate e nuove mitologie immaginate.

L’esposizione si inserisce nella linea di ricerca che la Galleria dedica al rapporto tra arte e poesia, già esplorato nella mostra su Giovan Battista Marino. In questo caso, però, il dialogo si estende oltre la parola scritta: Mutu intreccia linguaggi visivi e sonori, immagini e materiali, restituendo al visitatore un’esperienza stratificata che abbraccia tanto la classicità quanto l’urgenza del presente.

La “terra nera”: metafora generativa

Il titolo allude alla duplice pratica dell’artista, sospesa tra poesia e mito, ma sempre radicata nei contesti sociali contemporanei. La “terra nera”, fertile e malleabile come argilla dopo la pioggia, attraversa le geografie reali e immaginate di Mutu, trovando eco nei Giardini Segreti della Galleria Borghese. Da questo suolo simbolico emergono sculture che sembrano plasmate da forze primordiali, capaci di dar vita a storie, memorie e visioni future. È una metafora potente della capacità trasformativa dell’arte, al tempo stesso materiale e immaginifica.

Sculture sospese e nuove prospettive

All’interno del museo, Mutu ricompone lo spazio con leggerezza. Le sue opere non oscurano la collezione Borghese, ma vi si affiancano come presenze eteree: Ndege, Suspended Playtime, First Weeping Head e Second Weeping Head pendono dai soffitti, fluttuano nell’aria o si adagiano su superfici orizzontali, sfidando la logica gravitazionale.
Questa sospensione è anche concettuale: le narrazioni storiche e le gerarchie materiali si spostano, offrendo al visitatore nuove possibilità di percezione. Il museo smette di apparire come contenitore statico e diventa organismo vivo, capace di trasformarsi attraverso perdita, adattamento e metamorfosi.

Materiali ancestrali e metamorfosi

La scelta dei materiali è parte integrante della poetica di Mutu. Bronzo, legno, piume, terra, carta, acqua e cera convivono in un lessico che accosta la durezza dei metalli alla fragilità delle sostanze organiche. Il bronzo, liberato dal suo significato classico, si fa veicolo di memoria collettiva; le componenti organiche introducono fluidità e precarietà in un contesto dominato da marmi e stucchi. Questo ribaltamento anticipa un tema che guiderà anche il programma espositivo della Galleria nel 2026: le metamorfosi.

Tra mito, suono e memoria

All’esterno, la mostra si espande con opere già icone del percorso di Mutu. The Seated I e The Seated IV, create nel 2019 per la facciata del Metropolitan Museum di New York, assumono qui il ruolo di moderne cariatidi, in dialogo con la severità classica della residenza romana. Nei giardini, lavori come Nyoka, Heads in a Basket, Musa e Water Woman evocano vasi archetipici trasformati in corpi ibridi, a metà tra l’umano e il mitologico, radicati nelle tradizioni dell’Africa orientale ma aperti a cosmologie globali.

Il linguaggio si fa anche sonoro: dai ritmi sospesi di Poems for my great Grandmother I al testo inciso di Grains of Words, che rimanda al celebre discorso di Haile Selassie alle Nazioni Unite nel 1963, poi trasposto in musica da Bob Marley in War. Il suono diventa memoria, la parola assume forma scultorea, e la mostra vibra di echi politici e spirituali.

Il dialogo con l’American Academy

Il percorso prosegue all’American Academy in Rome, dove è esposta Shavasana I: una figura in bronzo distesa, coperta da una stuoia di paglia intrecciata. L’opera, ispirata alla posizione yoga della “posa del cadavere” e a un fatto di cronaca, trova eco nelle epigrafi funerarie romane dell’atrio che la ospita. È una riflessione intensa sul rapporto tra morte, dignità e memoria, che amplia ulteriormente il raggio d’azione della mostra.

Un impegno per l’arte contemporanea

Con “Poemi della terra nera”, la Galleria Borghese consolida la sua apertura al contemporaneo, dopo i progetti dedicati a Giuseppe Penone (2023) e Louise Bourgeois (2024). Il museo non rinuncia al suo ruolo di custode del passato, ma lo mette alla prova, lo sfida, lo rinnova con prospettive nuove.

La mostra è resa possibile grazie al sostegno di FENDI, sponsor ufficiale dell’iniziativa, e si presenta come una delle tappe più significative del programma espositivo romano del 2025: un incontro fra l’autorità della classicità e la forza dirompente di una voce internazionale che sa parlare di metamorfosi, identità e memoria collettiva.


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Geografie lontane, sensibilità diverse, e una convinzione: nessuna guerra è inevitabile

La nuova esposizione di CHEAP, ospitata nelle sale di Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, si intitola “CONTRO LA GUERRA – sguardi e immaginari” e sarà aperta al pubblico con ingresso gratuito dal 5 settembre, all’interno del programma della quinta edizione del Festival di EMERGENCY, e sarà visitabile fino al 26 ottobre.

“CONTRO LA GUERRA
sguardi e immaginari”
un progetto di EMERGENCY
a cura di CHEAP

presso:

Palazzo dei Musei | Via Lazzaro Spallanzani 1 | Reggio Emilia

La mostra è un progetto di EMERGENCY a cura di CHEAP ed è un percorso immersivo, attraverso diversi livelli visivi e gradi di coinvolgimento, nella guerra, nei suoi effetti fisici, psicologici e sociali, politici. Così come nella resistenza etica di chi vi si oppone, praticando la disobbedienza civile, protestando pubblicamente, rivendicando disarmo e solidarietà. E curando le ferite degli altri, come fa EMERGENCY dal maggio 1994, data di fondazione di un’organizzazione che pratica la medicina anche come strumento di pace.

Per progettare questa mostra ci siamo chieste di cosa parliamo quando parliamo di guerra, interrogandoci lungamente sulla possibilità di entrare, in modo intimo ma non voyeuristico, nelle storie delle vittime. Abbiamo aperto una riflessione sugli immaginari da costruire, per sabotare la retorica bellica e riprenderci lo spazio pubblico, dando spazio a chi ripudia la guerra in tutte le sue forme. Infine, abbiamo indagato le nostre responsabilità individuali e collettive, per non rimanere semplici spettatrici e spettatori della violenza che colpisce le vittime civili“.

Tratte dall’archivio storico, le grandi fotografie in bianco e nero sulle attività di cura di EMERGENCY, dall’Afghanistan all’Iraq, si alternano ai poster di CHEAP e a quelli delle artiste e degli artisti invitate/i a partecipare, dall’Italia al Brasile, dalla Spagna alla Polonia. Geografie lontane, sensibilità diverse, accomunate da una convinzione  – nessuna guerra è inevitabile.

Con le fotografie di: Alessandro Annunziata, Linzy Billing, Victor Blue, Paula  Bronstein, Matthias Canapini, Francesco Cocco, Mario Dondero, Giles Duley, Simona Ghizzoni, Diambra Mariani, Giulio Piscitelli, Francesco Pistilli, Teba Sadiq, Mattia Velati, Mathieu Willcocks

Con i poster di CHEAP, Jacopo Camagni, DeeMo, Joanna Gniady, Coco Guzmán, Infinite, Luchadora, Dario Manzo, MilitanzaGrafica, Rita Petruccioli, Camila Rosa, Testi Manifesti, Tomo77

E una selezione di manifesti di FUCK WAR a firma di ALECT, Alessandro Maria Papale, Andrea Musso, Andrea Papi, Associazione Malafimmina, Barbabietola Studio, BETTA CAVALIERI_BCSTUDIO, Bianca Consiglio, BOGDAN ANDREI CRACIUN e GIACOMO GUCCINELLI, Bright Woo, Chasel Peng, Code2, COLLETTIVO SGAM, corp0_fluido, Costanza Rosi, Cristiano Andreani – disegnare le idee, Dario Manzo, Dark Kitchen, DeeMo, Erica Borgato, Federico Ruxo, FUMETTINERI, GBRLSTRCX, Giacomo Cigolotti, Giacomo Falcinelli, Giorgia Lancellotti, Giorgibel, Giulia Ananìa – AlmostRomantic, Giulia Ceccarani, Jose Luis Lopez, Keith Kitz, KSDSGN, KTRLV, Lorenzo Colmaer, LUO YIMIN, Lynn, Mabel Morri, MALACARTA, Manuela Mapelli, mastrone_life – Nazario Petrucci, Matteo Facchini, MILITANZA GRAFICA, MTT, Noe Gamma, projektado collective, Salvatore Costante, Serena Brancati – Arabella, Stefano Puccio, Terri Bile, TESTI MANIFESTI, Tomas Ives, Valerio De Luca, Vittorio Giannitelli, WANG Bin, YI LIN, Zhang Yi, Zuo Biao Peng, TOMO77


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