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  • Sezioni: Pittura, Grafica, Scultura e Installazione, Fotografia e Video

    Sezioni: Pittura, Grafica, Scultura e Installazione, Fotografia e Video

    L’Associazione di promozione sociale Fuoriscala indice la quinta edizione del Premio Sinestesie, finalizzato alla promozione e valorizzazione delle arti visive contemporanee unendo creatività, sperimentazione e radicamento territoriale. 

    Il tema scelto, in dialogo con L’Aquila Capitale della Cultura 2026, esplora il concetto di Città Multiverso e invita gli artisti a interpretarlo attraverso la “sinestesia“, ponte tra i sensi e linguaggio di nuove possibilità creative. 

    PREMIO SINESTESIE V edizione
    Arte e Sinestesia nel Multiverso Creativo

    Pubblicato il bando con scadenza il 31 marzo 2026

    La partecipazione è aperta ad artisti singoli e in gruppo, senza limiti di sesso e nazionalità, a partire dal 18° anno di età compiuto alla data di scadenza del bando, nelle sezioni Pittura, Grafica, Scultura e Installazione, Fotografia e Video: ogni partecipante può iscriversi ad una sola sezione presentando una sola opera.

    Il montepremi ammonta ad un totale di euro 4.500,00. La Giuria del Premio selezionerà le opere più significative delle diverse sezioni che saranno parte di una mostra collettiva, nel mese di novembre 2026, e del relativo catalogo. Tra queste, 6 opere saranno premiate con i seguenti riconoscimenti: premio acquisto di euro 2000,00 (con cessione dell’opera), premio di euro 500,00 per la sezione PITTURA, premio di euro 500,00 per la sezione GRAFICA, premio di euro 500,00 per la sezione SCULTURA/INSTALLAZIONE, premio di euro 500,00 euro per la sezione FOTOGRAFIA e premio di euro 500,00 per la sezione VIDEO. 

    Per iscriversi alla quinta edizione del Premio Sinestesie è prevista una quota di partecipazione di euro 50,00 quale contributo alle spese organizzative e iscrizione. La scadenza per la partecipazione è fissata al 31 marzo 2026: il bando, con tutte le specifiche e le modalità di candidatura, è disponibile sul sito del Premio. www.premiosinestesie.it. 

    Giunto alla sua quinta edizione, il Premio si conferma un osservatorio sulla produzione artistica contemporanea e un’occasione di presenza nazionale e di interazione creativa all’interno di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. 

    L’Aquila viene immaginata come Città Multiverso, una realtà complessa in cui convivono e interagiscono molteplici dimensioni parallele, una città che apre possibilità inesplorate di creatività artistica e rigenerazione urbana, proprio grazie alla coesistenza dialogante di molteplici dimensioni spazio-temporali e culturali. Il multiverso, in fisica teorica, è l’ipotesi che esista un insieme di universi infiniti, coesistenti al di fuori del nostro spazio-tempo, spesso denominati dimensioni parallele, potenzialmente regolati da leggi fisiche uniche e diverse dalle nostre. Dal punto di vista filosofico l’ipotesi è antica: l’idea della pluralità di mondi simili alla Terra viene posta già dagli atomisti greci e trova nuovo vigore nel corso dei secoli. Dal punto di vista scientifico, la teoria è fonte di disaccordo nella comunità dei fisici che la collocano nella “scienza di confine”. 

    Si tratta, pertanto, di un’ipotesi suggestiva da poter indagare anche attraverso le arti visive, mediante il fenomeno percettivo della sinestesia. Infatti, se è vera l’ipotesi che esiste solo quello che viene percepito dai nostri sensi, vuol dire che l’uomo, in quanto portatore di organi di senso, è colui che rende possibile l’Universo. Ad ogni uomo e alle sue percezioni corrisponde un Universo: ognuno di noi è il centro di una rete sensoriale e ogni nostro senso è una porta che si spalanca su uno specifico universo fatto di colori, suoni, odori, sapori o consistenze. Tramite la sinestesia, che consiste nel sincronismo funzionale di due o più organi di senso, dovuto alla stimolazione di uno solo di questi, si può entrare contemporaneamente in almeno due di questi universi e perfino crearne di nuovi. 

    Ogni opera è chiamata a rivelare un frammento di questo intricato intreccio, ad esplorare come la sinestesia possa diventare il linguaggio che permette di viaggiare tra i mondi e di cogliere la loro essenza più profonda andando oltre la superficie, di toccare l’invisibile, di trasporre su un piano sensoriale e visivo l’infinito che abita nel multi verso e di permettere all’arte di diventare il portale attraverso il quale scoprire l’inconcepibile.


    Il Premio Sinestesie si avvale del patrocinio della Regione Abruzzo, della Provincia de L’Aquila, del Comune de L’Aquila e di L’Aquila Capitale della Cultura 2026; del sostegno di Fondazione Carispaq, Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Centro Sperimentale di Cinematografia Scuola Nazionale del Cinema sede Abruzzo e Banca BCC L’Aquila. 

    L’Associazione FuoriScala, da oltre vent’anni presente a L’Aquila, coltiva l’arte come spazio di incontro e sperimentazione, intrecciando linguaggi e sensi diversi, aprendo percorsi creativi capaci di trasformare lo sguardo e ampliare l’esperienza del contemporaneo.


    Premio Sinestesie
    AssociazioneFuoriScala
    info@premiosinestesie.it
    www.premiosinestesie.it
    www.facebook.com/PremioSinestesieV
    www.instagram.com/premio_sinestesie/

    Ufficio stampa 
    Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
    roberta.melasecca@gmail.com – info@melaseccapressoffice.it
    Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 
  • Moda e modernità: l’eredità Art Déco tra abiti, accessori e cinema

    Moda e modernità: l’eredità Art Déco tra abiti, accessori e cinema

    Illustrazione di una donna in abito blu scuro con bordi dorati e grande colletto bianco.

    Nata negli anni Venti e maturata nel decennio successivo, la moda Art Déco ha rappresentato un crocevia in cui tradizione e modernità si sono incontrate, tra geometrie rigorose e materiali preziosi. In equilibrio tra nostalgia aristocratica e spirito industriale, il suo linguaggio ha segnato un’intera epoca, lasciando un’eredità che ancora oggi influenza il nostro immaginario estetico.

    Due figurini di moda degli anni ’20: una donna in abito grigio con cappello, l’altra in un vestito rosso e nero.
    Donna con lungo cappotto elegante anni ’20 e cappello con piuma.
    Donna con abito grigio lungo anni ’20, cappello e guanti, in posa con una mano sul fianco.

    Le origini di un’estetica globale

    Il termine Art Déco deriva dall’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne organizzata a Parigi nel 1925. Non si trattava di una rottura radicale, ma di un compromesso raffinato: fondere l’artigianato con la produzione in serie, la tradizione con le forme moderne. A differenza delle avanguardie artistiche che in quegli stessi anni si affermavano con spirito rivoluzionario, l’Art Déco preferì la via della sintesi, codificando un linguaggio riconoscibile che si estese dall’architettura agli arredi, dalla grafica alla moda.

    La sua fortuna fu planetaria: basti pensare ai grattacieli di New York — come il Chrysler Building — che ne tradussero i motivi geometrici e le superfici scintillanti in architettura monumentale. La moda, non da meno, assorbì questa estetica fatta di rigore geometrico, materiali esotici e ricercate decorazioni.

    Una nuova silhouette femminile

    La moda Art Déco segnò un distacco dalle morbidezze orientaleggianti del periodo prebellico. Le linee sinuose di Paul Poiret, maestro di inizio secolo, cedettero il passo a una silhouette più architettonica, quasi geometrica.

    Jeanne Lanvin, con le sue celebri robes de style, recuperava suggestioni settecentesche: gonne ampie sostenute da panier e ricami sofisticati, ma rielaborati con gusto moderno. In parallelo, Coco Chanel proponeva un guardaroba essenziale e funzionale, fatto di tailleur in jersey e linee pulite, che incarnavano un’idea di libertà e praticità. Due visioni opposte, ma entrambe parte dello stesso codice Art Déco, riflesso di un’epoca sospesa tra nostalgia e progresso.

    Un ruolo centrale fu giocato da Madeleine Vionnet, la cui invenzione del taglio in sbieco rivoluzionò l’abito femminile. Le sue creazioni, leggere e aderenti, esaltavano la forma del corpo senza ricorrere a strutture rigide. Nonostante l’essenzialità delle linee, Vionnet amava arricchire i suoi modelli con tessuti metallici, inserti geometrici e applicazioni raffinate: un perfetto equilibrio tra rigore e ornamento, in sintonia con le arti decorative di Jean Dunand o Clément Rousseau.

    Gioielli e accessori: geometria da indossare

    Gli accessori dell’epoca non erano semplici completamenti, ma dichiarazioni di stile. I gioielli di Suzanne Belperron e Raymond Templier abbandonavano il naturalismo floreale dell’Art Nouveau in favore di composizioni astratte, con l’uso di onice, giada e diamanti. Gioielli dalle forme decise, capaci di riflettere la stessa estetica dei palazzi e delle sculture urbane del periodo.

    In modisteria, creatrici come Caroline Reboux e Maria Guy resero iconico il cappello a cloche: una calotta semplice e aderente, quasi architettonica, che annullava ogni eccesso decorativo per sottolineare il volto e la linea corta dei capelli alla garçonne.

    Moda, cinema e letteratura: un immaginario condiviso

    Il cinema fu uno dei veicoli più potenti della moda Art Déco. Joan Crawford, vestita da Adrian in Possessed (1931), incarnava la donna moderna, decisa e glamour. Marlene Dietrich, con il suo smoking maschile in Marocco (1930), trasformava l’abbigliamento in un gesto di sovversione dei codici di genere. Non si trattava solo di costumi di scena, ma di icone che ridefinivano i modelli culturali di femminilità e mascolinità.

    Anche la letteratura contribuì a fissare l’estetica del tempo. F. Scott Fitzgerald, nel Grande Gatsby (1925), usava l’abbigliamento come specchio delle tensioni sociali e morali dell’Età del Jazz. Le descrizioni degli abiti — camicie color pastello, cravatte dorate, abiti candidi — diventavano metafore della fragilità e della brillantezza effimera dell’America degli anni Venti.

    Il corpo come superficie simbolica

    Il rapporto tra moda e corpo nell’epoca Art Déco fu segnato da ambivalenze. Da un lato, l’abito a chemisier e la silhouette tubolare favorivano libertà di movimento e semplicità; dall’altro, non mancavano ritorni a strutture più rigide, come i corsetti reinterpretati. Come osserva la storica Caroline Evans, il corpo femminile divenne una sorta di “schermo” su cui si proiettavano i sogni di modernità e le ansie di controllo sociale.

    Un’eredità di contraddizioni

    La moda Art Déco non fu mai monolitica: non interamente modernista, né puramente decorativa; né del tutto utopica, né nostalgica. Il suo fascino risiede proprio in questa tensione, che riflette un’epoca attraversata da entusiasmi e timori.

    Oggi, i suoi motivi geometrici e le sue superfici lucenti tornano ciclicamente nelle passerelle contemporanee, dal revival degli anni Ottanta fino alle collezioni più recenti che guardano agli anni Venti come a una miniera inesauribile di ispirazione. In fondo, il vero lascito dell’Art Déco è la capacità di trasformare il quotidiano in scena estetica, mescolando funzionalità, lusso e desiderio di modernità.


    Stilisti, accessori e icone della moda Art Déco

    Jeanne Lanvin

    • Creatrice delle robes de style, abiti voluminosi ispirati al Settecento ma modernizzati da ricami e tessuti preziosi.
    • Simbolo della continuità tra eleganza aristocratica e gusto moderno.

    Coco Chanel

    • Con i suoi tailleur in jersey ha reso la moda più pratica, sobria e accessibile.
    • Ha imposto uno stile libero da eccessi decorativi, in linea con lo spirito essenziale dell’epoca.

    Madeleine Vionnet

    • Pioniera del taglio in sbieco, che seguiva le linee naturali del corpo femminile.
    • Abiti essenziali ma impreziositi da lamé, inserti geometrici e applicazioni raffinate.

    Accessori e gioielli

    • Suzanne Belperron e Raymond Templier: gioielli astratti e geometrici, realizzati in materiali come onice, giada e diamanti.
    • Caroline Reboux e Maria Guy: celebri modiste, rese iconico il cappello cloche, calzato basso sulla fronte, perfetto per il taglio alla garçonne.

    Cinema e letteratura

    • Joan Crawford in Possessed (1931) e Marlene Dietrich in Marocco (1930): volti cinematografici dello stile Art Déco, tra glamour e androgina eleganza.
    • F. Scott Fitzgerald, nel Grande Gatsby, trasformò l’abbigliamento in metafora sociale, simbolo di ambizione e decadenza.

  • TIM BURTON presenta la sua nuova mostra per la Florence Biennale

    TIM BURTON presenta la sua nuova mostra per la Florence Biennale

    Dal 18 al 26 ottobre presso la storica Fortezza da Basso di Firenze, la XV edizione della Florence Biennale accoglierà l’inedita mostra personale “Tim Burton: Light and Darkness“, curata da Sarah Brown insieme alla Florence Biennale, ideata e realizzata in collaborazione con il celebre artista e regista statunitense Tim Burton, tra le voci più originali e riconoscibili del cinema e dell’immaginario contemporaneo. L’esposizione è stata concepita appositamente per la biennale fiorentina e si pone in diretto dialogo con il tema portante di questa edizione: “The Sublime Essence of Light and Darkness. Concepts of Dualism and Unity in Contemporary Art and Design“.

    Il titolo della mostra, scelto personalmente da Burton, non solo richiama il dualismo tra luce e oscurità al centro dell’edizione 2025 della Biennale, ma rende anche esplicita la tensione dialettica che attraversa tutta la sua opera: la compresenza di chiaro e scuro, di ironia e malinconia, di sogno e incubo. È in questa costante oscillazione che risiede il nucleo poetico di un artista che, più di altri, ha saputo dare forma ad un’estetica capace di sedurre il grande pubblico senza rinunciare ad un linguaggio profondamente personale.

    Dal 18 al 26 ottobre 2025
    Fortezza da Basso
    Tim Burton protagonista alla Florence Biennale
    con l’inedita mostra personale

    “Tim Burton: Light and Darkness”

    La curatrice della mostra Sarah Brown dichiara: “Come illustratore, pittore, fotografo e autore, la visione creativa di Burton va ben oltre il mondo del cinema e della televisione, trovando espressione in mostre da record e in una serie di pubblicazioni acclamate. Le opere esplorano le sorprendenti dualità centrali nella sua visione, luce e oscurità, bene e male, ordine e caos, ciascuna definita dalla presenza del suo opposto. Questa mostra offre una rara opportunità di incontrare l’immaginazione artistica che ha lasciato un segno indelebile sia nel cinema contemporaneo che nelle arti visive.” 

    IL PERCORSO DELLA MOSTRA

    L’esposizione presenta oltre cinquanta opere articolate in un percorso di cinque sale. Una parte di queste opere è stata selezionata dal progetto espositivo itinerante “The World of Tim Burton“, che negli anni ha fatto scoprire ai fan di tutto il mondo il lato meno noto del regista; un’altra parte è costituita, invece, da creazioni nuove ed esclusive, che rendono l’allestimento fiorentino un’occasione irripetibile per tutti gli appassionati.

    Il percorso si apre con un’installazione accompagnata da un’ampia raccolta di disegni, album e taccuini selezionati personalmente da Tim Burton, e si sviluppa attraverso sale interconnesse, ricche di sorprese. Tra le meraviglie della prima sala spiccano tre enigmatiche creature in resina, illuminate da un raffinato gioco di luci e ombre che ne esalta l’aura misteriosa e fantastica. Nella stessa sala trovano spazio tre nuove opere lenticolari tridimensionali, tra cui “Perspecto” e “Blue Girl with Wine“, insieme ai “3D looking glasses“, strumenti pensati per intensificare l’esperienza visiva e coinvolgere lo spettatore in una percezione più profonda e dinamica delle immagini.

    Il percorso prosegue verso la spettacolare “Carousel Room“, un ambiente immersivo a luci UV con fondali policromi realizzati negli Stati Uniti, che accoglie il visitatore in un vortice fluorescente, dove la giostra ideata e realizzata da Tim Burton diventa il fulcro di un paesaggio visionario. Tra le realizzazioni esclusive per questa mostra, la replica dell’insegna luminosa concepita da Burton — il cui originale è oggi conservato al Neon Museum di Las Vegas — offre un omaggio alla cultura popolare americana, trasformandosi nelle mani dell’artista in simbolo di un immaginario capace di fondere nostalgia, ironia e meraviglia.

    L’ultima sala accoglie uno tra i nuclei più attesi: quello dedicato al film “Tim Burton’s Sposa Cadavere“, nel ventesimo anniversario della sua uscita, oggi riconosciuto come uno dei capolavori assoluti di Burton. Accanto a un disegno originale, trovano posto i modelli autentici dei protagonisti Victor ed Emily, esposti in doppia versione: le armature fornite dal celebre studio Mackinnon and Saunders, e i pupazzi definitivi così come li abbiamo conosciuti sullo schermo.

    Insieme alla sezione dedicata a “Sposa Cadavere”, la quinta ed ultima sala raccoglie anche riferimenti ad altri capolavori cinematografici come “Beetlejuice“, “Edward mani di forbice” e “Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas“, presentati attraverso una selezione di disegni. Non meno rilevante è lo spazio riservato ad opere e personaggi che hanno avuto diffusione più limitata, ma che fanno parte dell’anima più intima e poetica di Burton. Figure come Oyster Boy, Stain Boy, Robot Boy, Toxic Boy, raccolte nelle pagine illustrate del volume “The Melancholy Death of Oyster Boy & Other Stories” (Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie), trovano qui piena cittadinanza attraverso sculture, installazioni, disegni e proiezioni. Un omaggio a quella vena narrativa che, al di là del cinema, ha permesso al regista di consolidare un immaginario popolato da esseri fragili, malinconici e ironici, capaci di evocare il lato oscuro dell’infanzia con la leggerezza di una favola gotica. La mostra si chiude con una piccola sala proiezioni, pensata per restituire la dimensione audiovisiva dell’artista e riportare l’esperienza del pubblico alle origini cinematografiche della sua poetica.

    UN OMAGGIO OLTRE IL CINEMA

    Con “Tim Burton: Light and Darkness”, Firenze celebra un regista ed un artista a tutto tondo, che nel corso della sua carriera ha saputo oltrepassare i confini tra discipline, creando un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile. Burton non ha semplicemente immaginato e costruito opere cinematografiche, ma ha inventato un genere: un universo abitato da creature liminali, sospese tra luce e oscurità, capaci di incarnare in chiave moderna le tensioni archetipiche dell’immaginario collettivo. 

    La mostra vuole essere non solo un omaggio, ma un viaggio all’interno di una sensibilità artistica che ha saputo coniugare cultura pop e riflessione estetica, gotico romantico e ironia surreale. Il pubblico, attraversando le sale, si trova a percorrere i confini sottili che separano paura e meraviglia, malinconia e leggerezza, vita e morte: gli stessi territori che da sempre costituiscono l’essenza dell’arte di Tim Burton.

    Ricordiamo che il giorno martedì 21 ottobre alle ore 17.00, presso l’area teatro della Florence Biennale (Padiglione Spadolini, Fortezza da Basso, Firenze), Tim Burton riceverà il Premio “Lorenzo il Magnifico” alla Carriera, in riconoscimento del suo eccezionale contributo all’arte visiva. La cerimonia di premiazione si svolgerà alla presenza dell’artista, nell’ambito di un evento speciale.



    Per maggiori informazioni sul programma della XV edizione della Florence Biennale visita il sito https://www.florencebiennale.org/

    INFORMAZIONI UTILI
    EVENTO: TIM BURTON: LIGHT AND DARKNESS
    QUANDO: Dal 18 al 26 ottobre 2025
    ORARI: sabato 18 dalle 14 alle 20, domenica 26 dalle 10 alle 19, tutti gli altri giorni dalle 10 alle 20. Lunedì 20 chiuso.
    DOVE: Fortezza da Basso – Firenze
    INGRESSO: biglietto intero € 14, ridotto € 9 (altre opzioni sul sito) ACQUISTO BIGLIETTI SU VIVATICKET.COM
    PREMIAZIONE TIM BURTON: martedì 21 ottobre ore 17.00 – Padiglione Spadolini, Fortezza da Basso, Firenze
     
    CATALOGO REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON EDITORIALE GIORGIO MONDADORI
     
    PARTNER CULTURALE
    L’Hotel Savoy, Rocco Forte Hotel’s in Florence partecipa in veste di partner culturale della XV edizione della Florence Biennale a conferma del legame con la scena culturale del capoluogo fiorentino.
    Per l’occasione, l’indirizzo fiorentino Hotel Savoy, Rocco Forte Hotel’s in Florence ospiterà la festa di apertura ufficiale della Biennale, trasformando il dehor affacciato su Piazza della Repubblica, il Ristorante Irene e il recentemente inaugurato Bar Artemisia in luoghi di incontro tra artisti, curatori, stampa internazionale e invitati cosmopoliti.
     
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  • Chagall torna a Ravenna con i suoi mosaici 

    Chagall torna a Ravenna con i suoi mosaici 

    Dal 18 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna presenta Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera, la prima mostra interamente dedicata al legame tra il grande artista e la tecnica musiva – un capitolo sorprendente e ancora poco noto del suo percorso creativo.

    CHAGALL IN MOSAICO
    Dal progetto all’opera
    MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
    18 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026

    L’esposizione è l’evento con cui si inaugura la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna, che da ottobre torna a Ravenna con tre mesi di eventi, mostre e installazioni diffusi in tutta la città. Un appuntamento unico nel suo genere, dedicato a un linguaggio artistico millenario, capace di rinnovarsi e dialogare con la contemporaneità. La Biennale è promossa, organizzata e sostenuta dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e al Mosaico, grazie al sostegno della Regione Emilia-Romagna, di Marcegaglia e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

    La mostra Chagall in mosaico. Dal progetto all‘opera è il frutto di un lavoro di coproduzione fra il Musée national Marc Chagall di Nizza e il MAR, è a cura del direttore generale dei Musées nationaux du XXe siècle des Alpes-Maritimes, Anne Dopffér, del responsabile scientifico del Museé national Marc Chagall, Gregory Couderc, dalla conservatrice del MAR, Giorgia Salerno, e del direttore artistico della IX Biennale di Mosaico Contemporaneo, Daniele Torcellini e si avvale della preziosa collaborazione di Archives & Catalogue raisonné Marc Chagall.

    Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera rappresenta un momento chiave nella riscoperta di un capitolo straordinario e ancora poco noto dell’opera dell’artista: il suo rapporto con il mosaico, nato negli anni Cinquanta in stretto dialogo con la città di Ravenna e i suoi eccellenti artisti.  A Nizza si è svolta la prima tappa della mostra, tra maggio e settembre 2025, come prosecuzione dei cicli di approfondimento promossi dal museo francese sulle diverse tecniche sperimentate da Chagall.

    Il legame tra Marc Chagall e Ravenna nasce nel 1954, quando l’artista visita la città e rimane profondamente colpito dalla bellezza e dalla spiritualità dei mosaici bizantini. Un anno dopo, su iniziativa di Giuseppe Bovini, allora direttore del Museo Nazionale di Ravenna e per il tramite dello storico dell’arte Lionello Venturi, Chagall viene invitato a partecipare alla Mostra di Mosaici Moderni.
    L’esposizione, che ha visto nel comitato scientifico la presenza di nomi illustri della storia dell’arte come Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, rappresenta un unicum nel panorama nazionale e nell’evoluzione del mosaico contemporaneo, grazie alla collaborazione dei mosaicisti ravennati con artisti di fama internazionale. Gli artisti invitati, tra i più celebri dell’epoca in Italia, come Afro, Giuseppe Capogrossi, Renato Guttuso ed Emilio Vedova, inviarono bozzetti su carta rigida per la mostra di Ravenna. I mosaicisti, partendo da questi disegni, realizzarono le loro interpretazioni musive. Molte tra queste costituiscono oggi il nucleo storico della collezione musiva del MAR.
    Così è proprio per Ravenna che anche Chagall realizza il suo primo mosaico, Le Coq bleu, sperimentando la tecnica musiva. É con Le Coq bleu, tra le opere più iconiche della collezione del Museo d’Arte della città, che si apre il percorso di mostra e che eccezionalmente, per la prima volta a Ravenna, esposto nelle due versioni musive realizzate da Antonio Rocchi e Romolo Papa, insieme al bozzetto originale.
    La mostra così si sviluppa attraverso la narrazione di quattordici progetti di Marc Chagall, per lo più monumentali distribuiti tra il sud della Francia, gli Stati Uniti, Israele e la Svizzera, offrendo al pubblico un panorama completo dei mosaici realizzati dall’artista tra il 1958 e il 1986, con opere provenienti da istituzioni e collezioni internazionali.

    Bozzetti, gouaches, disegni e mosaici testimoniano il processo creativo che ha accompagnato la realizzazione di ciascun progetto. Il percorso include anche dipinti, incisioni e litografie che completano il quadro della ricerca e dell’evoluzione dell’artista che, per oltre vent’anni, vide la collaborazione del mosaicista ravennate Lino Melano e di sua moglie Heidi e dagli anni Settanta anche quella di Michel Tharin.

    Per la prima volta in Italia e per decenni non esposta al pubblico è eccezionalmente in mostra il grande mosaico Le Grand Soleil (1965-1967), capolavoro realizzato da Marc Chagall con Lino Melano. L’opera, un unicum nel percorso artistico di Chagall, fu originariamente donata dall’artista alla moglie Valentina come omaggio intimo e poetico per la loro dimora “La Colline” a Saint-Paul-de-Vence. Rimasta non visibile al pubblico per decenni, Le Grand Soleil  in occasione della mostra ravennate torna al suo splendore grazie all’intervento accurato dei restauratori Benoit e Sandrine Coignard.
    Il restauro, promosso e sostenuto dal MAR, ha reso possibile la restituzione al pubblico di questa straordinaria testimonianza dell’universo artistico chagalliano, con la sua potente carica simbolica e cromatica, finalmente visibile in tutta la sua bellezza.

    La mostra si configura come un viaggio attraverso le grandi opere musive, dal celebre Les Amoureux (1964) realizzato per la Fondazione Maeght a Le Char d’Elie (1973) opera permanente del Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza e Le Cour, (1964) mosaico architettonico qui rappresentato attraverso un’installazione ambientale totale che vuole riproporre la dimensione intima e accogliente del progetto di Chagall.

    Il percorso espositivo prosegue con Le Message d’Ulysse, (1968) mosaico progettato per la Facoltà di giurisprudenza di Nizza, l’Orphée, (1969-1971) oggi esposto presso il giardino della National Gallery di Washington, Le Mur des Lamentations per la Knesset di Gerusalemme (1965-1966) e The Four Seasons, per la First National Bank di Chicago (1974).

    La narrazione si completa con un approfondimento del lavoro individuale dei mosaicisti ravennati che si sono confrontati con l’opera di Chagall e che con lui hanno collaborato: Romolo Papa, Antonio Rocchi e Lino Melano.

    Attraverso le opere di Marc Chagall è infatti possibile ripercorrere le relazioni tra la Scuola di Mosaico dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, il Gruppo Mosaicisti e l’École d‘Art Italien a Parigi, diretta da Gino Severini, oltre che l’intensa collaborazione tra Chagall e il mosaicista ravennate Lino Melano, con il quale lavorò a molte delle sue produzioni musive.

    La mostra offre anche l’opportunità di presentare un catalogo d’eccezione, edito da Silvana Editoriale. Una pubblicazione completa sull’argomento, un volume riccamente illustrato, destinato a diventare un imprescindibile punto di riferimento scientifico e divulgativo per studiosi, appassionati e professionisti del settore.


    Mostra: Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera
    Sede: MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
    Enti organizzatori: Comune di Ravenna, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, Musée national Marc Chagall di Nizza
    Periodo: 18 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026
    Curatori: Anne Dopffér, Gregory Couderc, Giorgia Salerno e Daniele Torcellini
    Inaugurazione: 17 ottobre ore 18.00
     
    Orari:  martedì – sabato  9.00 -18.00
    domenica e festivi 10.00 – 19.00, chiuso lunedì
    la biglietteria chiude mezz’ora prima
     
    Mar – Ufficio relazioni esterne e promozione
    Francesca Boschetti – Daniele Carnoli
    tel 0544 482775 | 482487
    ufficio.stampa@museocitta.ra.it
    www.mar.ra.it 
     
    Ufficio Stampa: Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
    Tel +39 049 663499
    Ref. Roberta Barbaro – roberta@studioesseci.net
    Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
  • La fiera dell’arte emergente entra al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino)

    La fiera dell’arte emergente entra al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino)

    Paratissima, tra i principali eventi italiani dedicati alla creatività emergente e catalizzatore dell’Art Week torinese, torna dal 29 ottobre al 2 novembre 2025 con la sua XXI edizione. Per la prima volta la manifestazione avrà sede al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (TO) e sceglie come titolo “KOSMOS”, un universo simbolico che richiama armonia, equilibrio e connessione. Il numero 21 – associato in molte culture a completezza e maturità – diventa così la metafora di un sistema che unisce corpo, mente e spirito, micro e macro, personale e universale.

    PARATISSIMA XXI
    “KOSMOS”
    XXI edizione | 29 ottobre – 2 novembre 2025
    Real Collegio Carlo Alberto – Moncalieri (TO)

    In questo orizzonte, Paratissima si conferma non solo come uno degli appuntamenti di punta dell’Art Week, ma come un laboratorio permanente di pratiche contemporanee, capace di trasformare una fiera in esperienza collettiva e condivisa. Per cinque giorni oltre 350 artisti animeranno i 12.000 mq del Collegio con mostre curate, installazioni, performance, talk e incontri, trasformando lo storico edificio in un laboratorio di creatività. L’illustrazione protagonista del manifesto di PARATIXXIMA KOSMOS porta la firma di Elisa Seitzinger, illustratrice e artista visiva piemontese di fama internazionale. La scelta di affidare l’illustrazione a Elisa Seitzinger nasce dalla volontà di proseguire con l’artista un percorso iniziato nel 2023 con la mostra “Sacro Fuoco”. Per l’occasione, Elisa Seitzinger ha ideato un’illustrazione tailor-made, nata dallo studio e ricerca del concept dell’edizione. Da una conchiglia celeste disegnata sulla sezione aurea, proporzione divina, esce Gea, Dea della Terra, attorniata da sei pianeti. Un’immagine celeste che sancisce la coesistenza armonica tra forze opposte, delineando una visione in cui ogni elemento trova la propria collocazione in un sistema cosmico perfettamente bilanciato.

    LA LOCATION

    Il cuore dell’edizione 2025 sarà dunque il Real Collegio Carlo Alberto, complesso monumentale fondato nel 1838, situato nel centro storico di Moncalieri, a pochi passi dalla stazione e a soli 10 minuti da Torino Lingotto, cuore dell’Art Week Torinese.

    Progettato da Benedetto Alfieri, il complesso si estende per 12.000 metri quadrati tra cortili interni, eleganti logge e gallerie con alti soffitti. Scaloni monumentali in marmo conducono a sale luminose e volte ariose, conferendo alle architetture un senso di sospensione quasi teatrale. Gli ambienti storici e gli spazi un tempo dedicati alla formazione si ridisegnano, grazie a Paratissima, in chiave contemporanea e sono pronti ad ospitare l’arte degli emergenti e le migliaia di visitatori che ancora una volta, scopriranno un luogo patrimonio del nostro passato, in attesa di un radioso futuro. Un luogo che non si limita a contenere, ma che amplifica il significato di ciò che accoglie.

    ART IN THE CITY A MONCALIERI

    La presenza a Moncalieri non si esaurisce negli spazi del Real Collegio. Con il progetto Art in the City, Paratissima intreccia il proprio percorso con quello urbano della città, coinvolgendo vie, piazze, negozi e vetrine che diventano sedi di esposizioni e interventi artistici. Un’estensione naturale della manifestazione, che trova nella città stessa il proprio palcoscenico, con la partecipazione di circa 40 esercizi commerciali e diverse location pubbliche simbolo della Città. Un dispositivo di valorizzazione urbana e partecipazione collettiva.

    Così, grazie al sostegno della Città di Moncalieri e alla collaborazione di realtà commerciali e associative, Art in the City offre ad artisti e artiste emergenti un contesto di visibilità diverso da quello istituzionale, e allo stesso tempo restituisce alla cittadinanza un’esperienza culturale diffusa. Un’occasione per coinvolgere gli spazi della città attraverso il linguaggio creativo, innescando nuove connessioni tra arte, comunità e territorio. Tra i progetti più rappresentativi figura “Manifesti d’artista”, un’iniziativa che dissemina immagini e opere negli spazi pubblici attraverso affissioni, trasformando gli spazi urbani in una vera mostra a cielo aperto.

    PARATIXXIMA: IL PROGRAMMA ESPOSITIVO

    Il programma della XXI edizione di Paratissima si articola in un insieme di mostre e progetti che, pur diversi per linguaggi e approcci, compongono un quadro coerente delle ricerche artistiche contemporanee. La fotografia torna protagonista con “Liquida Winter Edition”, a cura di Laura Tota, che amplia l’osservatorio sulla scena emergente già avviato con il Liquida Photofestival. “Disobbedienza Formale”, curata da Martina Ghignatti, affronta invece il tema dell’errore come possibilità creativa, ribaltando l’idea di compiutezza e perfezione. A questi si affianca “Del colore della lavanda – Visioni liminari”, a cura di Margherita Caselli, che intreccia memoria popolare e sguardo artistico attraverso la figura delle “masche” piemontesi, per riflettere sul ruolo dell’artista come soglia tra visibile e invisibile.

    Il rapporto con la tecnologia è al centro di “Algoritmi”, la mostra curata da Valeria Cirone, che esplora le potenzialità e le criticità dell’intelligenza artificiale applicata alla creazione artistica. Con un approccio opposto, ma complementare, la collettiva “Unpredictable – Untitled”, coordinata da Roberta Bani, sceglie di sottrarsi a ogni etichetta per offrire un’esperienza fluida, libera da definizioni e vincoli formali. Completa il percorso la dodicesima edizione di “Nice & Fair / Contemporary Visions”, piattaforma dedicata ai giovani artisti e curatori che, attraverso sei progetti autonomi, conferma la vocazione di Paratissima a favorire nuove generazioni di talenti e professionalità nel campo dell’arte contemporanea.Tra gli spazi espositivi non mancheranno progetti speciali e guest artist mid career, invitati dalla manifestazione a completare la narrazione della ventunesima edizione.


    Con il contributo di: Città di Moncalieri, Regione Piemonte, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Torino.
    Con il patrocinio di: Città di Moncalieri, Città di Torino, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino.
    Un appuntamento che accompagna Moncalieri nel suo cammino verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028.
    Media partner: Visit Moncalieri, Espoarte.
    Charity partner: 1 Caffè Onlus
    Powered by: PRS Srl Impresa Sociale.
     
    CONTATTI:
    www.paratissima.it
    www.instagram.com/paratissima | www.facebook.com/Paratissima
     
    UFFICIO STAMPA:
    Daccapo Comunicazione | info@daccapocomunicazione.it
    www.daccapocomunicazione.it
    Ester Apa / Marcello Farno
    Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it> 
  • Monet. Una vita a colori – Il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldin

    Monet. Una vita a colori – Il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldin

    Monet. Una vita a colori è il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldin, prodotto da International Music and Arts con il fondamentale supporto, quale main partner, di CentroMarca Banca che, insieme, ne annunciano il lancio. Scritto e diretto da Marco Goldin, vedrà sul palcoscenico, dal mese di ottobre 2026, lo stesso Goldin assieme a due musicisti: Remo Anzovino al pianoforte e Daniela Savoldi voce e violoncello.

    MONET. UNA VITA A COLORI
    Il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldin

    Da ottobre 2026, per il centenario della morte di Monet, uno spettacolo teatrale celebrerà uno tra gli artisti più influenti della storia dell’arte

    Dopo gli ultimi due spettacoli teatrali di grande successo che Marco Goldin ha realizzato nel 2018/2019 e 2022/2023 – con quasi cento repliche in tutta Italia – dedicati il primo alle storie dell’impressionismo e il secondo agli ultimi giorni del percorso di Vincent van Gogh, l’autunno del ’26 vedrà in scena la vita coloratissima di Claude Monet del quale il 5 dicembre 2026 ricorrerà il centenario della morte.  Sotto la sigla “Monet 100”, coniata appunto per l’occasione del centenario con un logo dedicato, questo spettacolo vuole celebrare uno tra gli artisti più amati e influenti dell’intera storia dell’arte e porterà, come per quelli precedenti, Marco Goldin a salire sui palcoscenici di tutta l’Italia, da nord a sud, in molti dei più prestigiosi teatri nazionali per decine di date che verranno annunciate nei prossimi mesi.

    Se il pubblico è rimasto sbalordito dai precedenti spettacoli scritti e interpretati da Goldin, i 90 minuti della nuova produzione promettono ancor più coinvolgimento: un importante uso di tecnologia e macchine sceniche sempre più raffinate, per rendere con un linguaggio estremamente immediato e moderno il senso così poetico della vita e dell’opera di Claude Monet. Il racconto della sua esistenza – tra narrazione di Marco Goldin, musiche originali scritte da Remo Anzovino e da lui suonate al pianoforte assieme a Daniela Savoldi al violoncello, e impianto visivo curato da Alessandro Trettenero – si articolerà in sei momenti, che rappresenteranno sei capitoli senza soluzione di continuità.

    Il tutto trarrà origine dal nuovo libro dello stesso Marco Goldin, che uscirà a settembre 2026 per La nave di Teseo, partner letterario dello spettacolo. Il libro sarà intitolato Colloqui con Monet e vedrà l’autore “incontrare” Claude Monet in alcuni dei luoghi più importanti dell’esistenza dell’artista, e con lui dialogare sui temi della pittura e della vita. Questi “dialoghi” costituiranno la spina dorsale dello spettacolo.  

    Dapprima gli esordi tra la mitica foresta di Fontainebleau e le spiagge di Normandia negli anni Sessanta del XIX secolo; poi il momento aureo dell’impressionismo nei villaggi di Argenteuil e Vétheuil negli anni Settanta. Quindi, all’inizio del decennio successivo, il fondamentale tempo sulle scogliere di Normandia come terzo frammento dello spettacolo. A seguire, alcuni dei grandi viaggi pittorici di Monet, tra il Mediterraneo a Bordighera e Antibes, le pianure dei tulipani in Olanda e la neve in Norvegia. Successivamente gli ultimi due capitoli, il primo dedicato alla permanenza e ai quadri realizzati a Londra e a Venezia e infine l’apoteosi con quel vero e proprio romanzo delle ninfee nel giardino incantato di Giverny. 

    Già solo riassunto così si può ben comprendere il fascino immenso della vita di Monet, legata a capolavori che dunque verranno portati a teatro in un’atmosfera di continue suggestioni ipnotiche. Marco Goldin ha già messo a punto la scenografia dello spettacolo, con le due posizioni per i musicisti, che saranno posti su macchine rotanti appositamente costruite, con i ledwall alle spalle. Quella sulla quale starà la violoncellista verrà anche fatta salire e scendere in alcuni momenti. Macchine che talvolta faranno scomparire i musicisti dalla visione del pubblico. Un grande schermo da dieci metri di lunghezza e oltre cinque di altezza sarà il vero e proprio fondale su cui tutta la vita coloratissima dello spettacolo si appoggerà, con una panchina giusto davanti, sulla quale talvolta Marco Goldin si siederà ascoltando le parole di Monet, che in un modo molto speciale giungeranno in un dialogo davvero quasi reale.

    Dichiarazione di Marco Goldin: “Da lungo tempo pensavo di portare la vita di Claude Monet a teatro, e adesso è finalmente giunto il momento, in concomitanza con il centenario della sua morte che cadrà nel dicembre del 2026. Negli ultimi tre anni, a mano a mano, senza alcuna fretta, ho pensato a quale tipo di scene avrei desiderato, a quali musiche, a quali compagni di palcoscenico. Ho pensato anche all’inserimento almeno di un paio di canzoni all’interno di questa storia, e per tale motivo ho voluto la presenza di Daniela Savoldi, sensibile violoncellista ma anche cantante.

    Il dialogo continuo con Remo Anzovino, che prosegue da quasi un decennio, lo sta portando alla creazione di musiche originali che sappiano impercettibilmente accompagnarsi alla fantasmagoria delle immagini che veniamo impostando con Alessandro Trettenero, anche attraverso un uso calibrato, mai sovrabbondante, e invece sempre poetico, dell’intelligenza artificiale. Useremo la tecnologia al servizio della poesia, e in questo senso la scena sarà occupata da vere e proprie macchine teatrali rotanti su cui i due musicisti abiteranno nell’ora e mezza dello spettacolo. Visti o non visti dal pubblico.

    Quello che vorrei gli spettatori potessero portarsi a casa ogni sera è la gioia del colore raccontata con parole, immagini e musica. Ogni elemento a costituire un emozionante equilibrio.”

    “Per CentroMarca Banca è un onore sostenere un’iniziativa culturale di rilievo come lo spettacolo teatrale di Marco Goldin presentato oggi – commenta Claudio Alessandrini, Direttore Generale CMB. Una partnership in linea con i nostri valori più profondi, che vedono la cultura come uno dei pilastri su cui poggia la nostra comunità. In particolare, ammiriamo la capacità di questo progetto di unire pittura, teatro e musica in un’unica esperienza multisensoriale che riesce a portare sul palcoscenico la stessa sensazione di meraviglia che si prova di fronte alle opere di Claude Monet, uno degli artisti più influenti della storia dell’arte. Un esempio straordinario di come l’arte sia un’emozione capace di parlare attraverso qualsiasi linguaggio. Per questo come CMB siamo convinti che investire in cultura significhi investire nel futuro del nostro territorio, offrendo nuove prospettive alle giovani generazioni e valorizzando il patrimonio inestimabile che ci appartiene”.

    Francesco Cattini, produttore dello spettacolo con International Music and Arts: “Nel 2013 conobbi Marco Goldin. Mi chiese la disponibilità di Franco Battiato per partecipare a una sontuosa produzione teatrale che accompagnava la mostra La ragazza con l’orecchino di perla al Teatro Comunale di Bologna. Fu anche l’occasione per scoprire più da vicino il mondo delle grandi mostre organizzate da Linea d’ombra e per pensare allo sviluppo di idee verso la produzione di spettacoli teatrali e di divulgazione sui grandi maestri dell’arte figurativa e alla loro distribuzione sul territorio nazionale.

    Nel 2018 producemmo il primo spettacolo La grande storia dell’impressionismo, nel 2022 il secondo, Gli ultimi giorni di Van Gogh e nel 2026, con inesorabile cadenza quadriennale, sarà la volta di questo Monet. Una vita a colori. Gli spettacoli prodotti con Marco non sono mai banali, scontati e tantomeno ripetitivi. L’impiego di tecnologie all’avanguardia e la grande cura dei particolari generano spettacoli immersivi e coinvolgenti che non si dimenticano. Un pubblico sempre crescente, e le tante rappresentazioni realizzate, hanno fortificato le nostre motivazioni unite al piacere di questa ormai più che decennale collaborazione.” 

    Elisabetta Sgarbi, Direttore generale La nave di Teseo editore: “Sono felice di portare in libreria come editore con La nave di Teseo il nuovo progetto di Marco Goldin: il suo modo personale e limpido di restituire la voce ai grandi maestri dell’arte renderà i suoi Colloqui con Monet un’esperienza singolare, che inizierà a teatro e continuerà tra le pagine del libro.”


    Ufficio Stampa dello spettacolo teatrale
    Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
    Tel. 049663499
    Referente: Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net
    Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 
  • Oltre 100 opere iconiche dell’artista francese raccontano un mondo di ballerine, poeti e visionari

    Oltre 100 opere iconiche dell’artista francese raccontano un mondo di ballerine, poeti e visionari

    Immagini dell’allestimento

    A Firenze prende vita la Parigi di fine Ottocento: una straordinaria mostra racconta
    Toulouse-Lautrec e l’incanto della Belle Époque.

    Dal 27 settembre 2025, il Museo degli Innocenti di Firenze ospita in anteprima nazionale
    “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”,
     una mostra che non solo ripercorre la parabola creativa di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, ma ci trasporta dentro quel clima unico di Parigi fin de siècle, con i suoi artisti, le luci, le scoperte, il fulgore dell’arte.

    Oltre 100 opere iconiche dell’artista francese – tra cui “Jane Avril”, “Troupe de Mademoiselle Églantine”, “Aristide Bruant nel suo cabaret” e prestiti eccezionali come gli oli provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi – saranno al centro di un racconto meraviglioso, quello della Parigi della Belle Époque.
    Una scenografia d’epoca, arricchita da arredi originali, oggetti storici, materiali d’archivio e opere di altri grandi artisti coevi, condurrà i visitatori in un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i colori vibranti dei manifesti, il fermento dei caffè-concerto e l’atmosfera ribelle e poetica di Montmartre fin de siècle. Un’esperienza coinvolgente, che restituisce intatta la magia di un’epoca irripetibile.

    Un invito a lasciarsi trasportare nella Parigi sognante di Toulouse-Lautrec: un mondo di ballerine, poeti e visionari che continua ad affascinare intere generazioni.

    “TOULOUSE-LAUTREC.
    Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”


    27 settembre 2025 – 22 febbraio 2026
    Museo degli Innocenti, Firenze

    Parigi, fine Ottocento. È l’epoca della spensieratezza e del progresso, dell’arte che invade i boulevard, dei caffè frequentati da pittori, scrittori e ballerine, delle prime luci elettriche e della nascita della società di massa. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Pittore, illustratore e innovatore grafico, Lautrec ha saputo catturare con sguardo ironico e profondo la vita notturna e lo spirito bohémien della Parigi di Montmartre.
    Frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, Lautrec seppe trasformare il mondo della notte – fatto di spettacoli, teatri, café-concert e figure marginali come prostitute, ballerine e chansonnier – in arte. I suoi manifesti pubblicitari, realizzati con una tecnica litografica innovativa, non solo hanno rivoluzionato il concetto di grafica promozionale, ma sono divenuti vere e proprie icone visive della Belle Époque.

    Dal 27 settembre 2025 tutto questo sarà il mondo di “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”, la grande mostra al Museo degli Innocenti di Firenze.
    Tra le opere più celebri esposte – prestito eccezionale della Collezione Wolfgang Krohn di Amburgo– si potranno ammirare litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come Troupe de Mademoiselle Églantine del 1896 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec, alcune di queste provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi.

    A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, la mostra presenta anche lavori di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau. Un vero e proprio viaggio visivo tra eleganza e innovazione, dove spiccano le seducenti figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Chéret – considerato il pioniere della pubblicità moderna – e le suggestive atmosfere di Georges de Feure. Completano il percorso le raffinate opere di Frédéric-Auguste Cazals, Paul Berthon e altri straordinari artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte. Un’occasione unica per immergersi nello spirito vibrante di un’epoca che ha fatto dello stile e della creatività la sua firma più riconoscibile.

    A completare l’allestimento, un ricco apparato di fotografie, video e arredi d’epoca, che trasportano il visitatore in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Un’epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento gettarono le basi del mondo moderno.

    Una finestra sulla Belle Époque
    La mostra non è solo un omaggio a Toulouse-Lautrec, ma anche un’occasione per esplorare la Belle Époque in tutte le sue sfaccettature: un’epoca di contrasti, di sogni e di rivoluzioni culturali.
    Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica erano invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un’immagine nuova della figura femminile.
    Considerata come una corrente internazionale, essa si fonda sulla rottura con l’eclettismo e lo storicismo ottocenteschi e rappresenta la risposta moderna a una società sempre più industrializzata.
    Concepita come arte totale, il Modern Style diventa Tiffany negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna e s’impone rapidamente in Inghilterra, patria dei maggiori teorici del movimento, e passa sotto il nome di Art Nouveau in Francia.
    Le sale della mostra raccontano questo clima unico, intrecciando arte, società e cultura visiva.

    Con “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”, Firenze celebra non solo un artista straordinario, ma anche un momento storico irripetibile, che ancora oggi continua a influenzare la nostra immaginazione estetica.

    Con il patrocinio del Comune di Firenze, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, in collaborazione con Cristoforo, l’Ernst Barlach Museumsgesellschaft Hamburg e BridgeconsultingPro, è curata dal Dr. Jurgen Doppelstein e vede Gabriele Accornero come project manager della Collezione.

    La mostra vede come special partner Ricola, partner Mercato Centrale Firenze, Unicoop Firenze e La Rinascente, mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale, media partner FirenzeToday, educational partner LABA.
    Il catalogo è edito da Moebius.


    Ufficio Stampa Arthemisia
    Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
    press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
    Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>
  • Vienna e l’occulto: tra arte, spiriti e derive politiche

    Vienna e l’occulto: tra arte, spiriti e derive politiche

    Il Leopold Museum dedica una grande mostra al fascino dell’esoterismo intorno al 1900, rivelando un lato meno noto della modernità viennese, dove ricerca spirituale, sperimentazione artistica e tensioni sociali si intrecciano in modo sorprendentemente attuale.

    Copertina del catalogo della mostra viennese

    A Vienna, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, la fiducia cieca nel progresso scientifico conviveva con un diffuso interesse per l’occulto, lo spiritismo e nuove forme di religiosità. Non era un fenomeno marginale, ma una corrente che attraversava tanto l’arte quanto la vita quotidiana, con conseguenze che in alcuni casi si sarebbero rivelate inquietanti. Oggi il Leopold Museum ripercorre queste vicende nella mostra “Verborgene Moderne. Faszination des Okkulten um 1900” (Modernità nascosta. Il fascino dell’occulto intorno al 1900), aperta fino al 18 gennaio, offrendo al pubblico un viaggio tra dipinti, sculture, fotografie e oggetti che raccontano un’epoca sospesa tra misticismo e modernità.

    Artisti e spiriti

    Accanto ai grandi nomi della pittura fin de siècle, come Gustav Klimt o Koloman Moser, compaiono figure inaspettate. Arnold Schönberg, celebre come innovatore musicale, sperimentava con il pennello alla ricerca di un linguaggio capace di andare oltre la “tirannia della ragione” che vedeva nella musica. August Strindberg, più noto come drammaturgo, si lasciava invece attrarre da alchimia e dottrine esoteriche, fino ad aderire all’“ariosofia”, un sincretismo spirituale che mescolava esoterismo e razzismo, traducendo in immagini le proprie inquietudini interiori.

    Anche Oskar Kokoschka dipingeva ritratti di esponenti della borghesia viennese legati alla teosofia, come Bertha Eckstein-Diener, scrittrice sotto lo pseudonimo “Sir Galahad”. Koloman Moser, cofondatore delle Wiener Werkstätte, trovava ispirazione nelle leggende wagneriane per opere come L’elisir d’amore. Non mancavano riferimenti filosofici: Richard Wagner con la sua idea di “opera d’arte totale” e Friedrich Nietzsche, critico della morale cristiana e della verità scientifica, furono punti di riferimento per una generazione che cercava vie di liberazione interiore.

    Un’altra modernità

    Il clima culturale di quegli anni era segnato anche dal desiderio di riforma dei costumi. L’artista Karl Wilhelm Diefenbach, che concluse la sua vita a Capri nel 1913, fondò una comunità fuori Vienna in cui si praticavano nudismo, vegetarianesimo e astinenza dall’alcol: esperimenti di vita “naturale” che includevano talvolta il rifiuto della vaccinazione antivaiolosa. Non a caso, la mostra richiama paralleli con il presente, dove scetticismo scientifico e fascinazioni alternative trovano ancora eco.

    Il percorso espositivo non si limita ai quadri: compaiono anche le “macchine energetiche” inventate dal medico svedese Gustav Zander, i primi attrezzi ginnici che già all’epoca trovavano posto persino sulle navi da crociera, a dimostrazione di come l’idea di benessere fisico fosse intrecciata a quella di rinnovamento spirituale.

    La corte e i fantasmi

    Persino l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la celebre Sissi, non rimase estranea a questo clima. Sportiva instancabile, praticava alpinismo e ginnastica quotidiana, ma coltivava anche un interesse per l’occultismo. Partecipò a sedute spiritiche a Monaco di Baviera per tentare di comunicare con il figlio Rudolf, morto suicida a Mayerling nel 1889. Un paradosso, se si pensa che lo stesso arciduca, venticinque anni prima, aveva contribuito a smascherare un sedicente medium americano.

    Ombre politiche

    L’esoterismo viennese, però, non fu soltanto un rifugio spirituale. In alcuni casi divenne terreno fertile per ideologie reazionarie e nazionaliste. L’ex monaco cistercense Jörg Lanz von Liebenfels fondò un Nuovo Ordine dei Templari, predicò la superiorità della “razza ariana” e diffuse le proprie tesi attraverso la rivista Ostara, letta – secondo molte fonti – anche da un giovane Adolf Hitler. L’esposizione mostra alcune copie della rivista, a testimonianza dei legami fra occultismo e ideologie che avrebbero segnato tragicamente il Novecento.

    Una lezione per oggi

    Curata da Matthias Dusini e Ivan Ristic, Verborgene Moderne non giudica, ma documenta. Espone opere di Munch, Hodler e Kandinskij accanto a testimonianze di vita quotidiana, ricostruendo la fitta trama di credenze, esperimenti e inquietudini che animava la Vienna della modernità nascosta. Tra spiritismo, teosofia, antroposofia e riforme sociali, il visitatore si trova immerso in un labirinto di idee che, pur appartenendo al passato, parlano in modo sorprendente al presente.

    La mostra ricorda infatti che la modernità non fu solo fiducia nel progresso, ma anche bisogno di senso, ricerca di alternative, desiderio di comunità. Un intreccio fragile e contraddittorio, capace di generare tanto nuove visioni artistiche quanto pericolose derive politiche. Guardare a quell’epoca significa dunque interrogarsi anche sul nostro tempo: sulle paure, le speranze e le illusioni che ancora oggi spingono uomini e donne a rivolgersi a spiriti e simboli per cercare risposte che la ragione, da sola, non sembra bastare a dare.


  • Le osservazioni del prof. Cosimo Inferrera

    Le osservazioni del prof. Cosimo Inferrera

    Nel Teatro dell’esistenza, il progresso va di fretta?

    di Cosimo inferrera
    Patologo umano UniMe
    Socio emerito Classe Medico Biologica Accademia Peloritana
    Medico Ippocratico

    La prima idea che oggi viene in mente, pensando al progresso della modernità è la velocità. Ma cosa è il moderno? Potremmo dire che moderno è ciò che semplicemente è del tempo presente, del tempo contemporaneo, che rispecchia i gusti presenti quasi in contrapposizione a quelli passati. Se ne ricava che la modernizzazione ha come risultato il modernizzare ovvero il rendere moderno o più moderno, al passo con i tempi.
    Ma perché velocità si rapporta a modernità? Il moderno ha che fare con il tempo, e precisamente con la sua dimensione presente; ma, come è facile intuire, il presente è il tempo meno storico, se il passato è la storia e il futuro è la prospettiva storica. Pare evidente che il presente con il suo fluire è in un continuo naturale movimento, diversamente del passato che conosce solo un movimento di riflessione ed interpretazione e diversamente del futuro che si fonda sulla statica del progetto e al più sulla dinamica delle possibili proiezioni, sempre successive ad avvenimenti di attualità.

    Sostanzialmente il passato e il futuro sono statici, mentre il presente è dinamico, e quindi può avere una sua lentezza oppure una sua velocità.

    L’eccesso crea smarrimento. Una velocità incontrollata ha portato la nostra civiltà a doparsi con disvalori, che hanno finito per colpire i nostri modelli socioeducativi e la stessa coesione sociale dei sistemi, generando una società dell’ansia, soggetta a perdita d’identità (N. Guarino, 2012). Serpeggia una volontà critica di ciascuno, piegata dall’incapacità di adattamento a modelli di liberismo spinto o di nichilismo, che contrastano con il percorso storico verso la democrazia, il migliore dei mondi possibili. Le maggiori difficoltà per la realizzazione di una democrazia sostenibile provengono da tendenze populiste e/o dalla ricerca dell’unanimismo. In generale, la crisi delle ideologie ha prodotto un indebolimento della politica a dispetto di una economia che si è saputa riorganizzare in gruppi di potere, capaci di agire in scala mondiale e manovrare su tutti i mercati, condizionando le scelte politiche nazionali e continentali.

    Ma dove vanno i marinai con le loro giubbe bianche, sempre in cerca di una rissa o di un bazar? Tutti sfrecciano come dardi che inseguono la loro traiettoria. Talora li vediamo spiaccicati sull’asfalto, come quaglie durante la passa migratoria. Ma dove vanno i marinai? Me lo chiedo senza trovare risposta: semplicemente corrono, tutti corrono sempre più!

    La tenuta psicologica del cittadino è messa a dura prova dalla velocità e confusione dei messaggi, che arrivano da ogni parte. Riscoprire un’idea della vita che si coniughi ad uno sviluppo del rispetto umano, dove ai disvalori di una concorrenza senza regole e di una corruzione si oppongano altri valori più condivisi, come quelli del rispetto di regole comuni, del valore del merito, della produzione e redistribuzione della ricchezza.

    La società ritrovi l’equilibrio, di cui ha necessità e convenienza. Potrebbe essere fin troppo facile dire meglio calmarsi, rallentare. Ma è davvero facile farlo? Nel disordine mondiale conviene?

    Abbiamo detto che il presente può avere una sua velocità oppure una sua lentezza; aggiungiamo che possono esserci entrambi, contemporaneamente in una sorta di miscela dagli effetti perniciosi sulle strategie macroregionali e di bacino marittimo dell’Unione Europea (UE).

    Le strategie macroregionali e di bacino marittimo dell’UE rappresentano quadri politici strategici per affrontare sfide e problematiche comuni ad una determinata area geografica, che non possono essere risolte in maniera efficace a livello di singolo Stato e richiedono, pertanto, un approccio condiviso e azioni coordinate e/o armonizzate a livello di più Stati e/o Regioni.

    Sono costruite sulla base del criterio della funzionalità, in considerazione delle problematiche comuni a più territori. Alle strategie macroregionali e di bacino marittimo partecipano sia Stati membri sia non membri dell’UE, il che rappresenta anche un importante meccanismo per facilitare la cooperazione transeuropea, cioè il percorso di accesso dei Paesi candidati all’adesione all’UE e al dialogo con i Paesi del vicinato.

    Quattro strategie macroregionali dell’UE interessano 19 paesi europei e 9 paesi terzi:

    • la strategia per la regione del MarBaltico (EUSBSR, 2009)
    • la strategia per la regione del Danubio (EUSDR, 2010)
    • la strategia per la regione adriatica ionica (EUSAIR, 2014)
    • la strategia per la regione alpina (EUSALP, 2015)

    Con la politica delle Reti TEN-T «Linee guida per lo sviluppo delle reti trans europee» (Decisione UE n° 884/2004) l’UE riconosce il carattere strategico dell’Italia nell’area euro-mediterranea.
    I Progetti Prioritari PP6 (Lione–Torino-Budapest), PP24 (Genova–Rotterdam), PP21 Autostrade del Mare, soprattutto il Progetto Prioritario PP1 (Berlino–Palermo) valorizzano la vocazione mediterranea del nostro Paese.

    «Il carattere strategico dell’Italia nell’area euro-mediterranea» e «la vocazione mediterranea del nostro Paese» restano però lettera morta … 

    Infatti, la Comunicazione della Commissione sulle Prospettive di Bilancio «A budget for Europe 2020» presentata   al Consiglio ed al Parlamento Europeo il 29 giugno 2011 segna un cambiamento di approccio e di finanziamento.

    Come dimostra lo schema sinottico, i risultati non si sono fatti attendere!

    Le quattro strategie macroregionali ed i relativi corridoi europei, finanziati con risorse europee    sono realizzati rapidamente (Core network).

    La quinta strategia macroregionale mediterranea, approvata dal PE nel 2012 ed il corridoio europeo TEN-T1 da Salerno verso sud, finanziato con risorse nazionali restano sulla carta (Comprehnsive network).

    Ci siamo resi conto ed abbiamo fondato

    AEM Associazione Europa Mediterraneo
    APS Associazione Promozione Sociale
    ETS Ente Terzo Settore

    L’ASSOCIAZIONE EUROPA MEDITERRANEO federale, s’ispira ai valori della Costituzione Italiana, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950). L’AEM sollecita la nascita e lo sviluppo delle Macroregioni Europee del Mediterraneo (occidentale ed orientale) per rilanciare il Sud dell’Europa e del Mediterraneo, secondo la risoluzione del Parlamento Europeo del 27 giugno 2012 (Strategie Macroregionali dell’UE nel Mediterraneo 2011/2179, in particolare Prospettive nel Mediterraneo punti 15-46).

    Nello schema sinottico, il Corridoio Berlino-Palermo PP1, che doveva «spingere» l’Europa ad affacciarsi al balcone africano, attraversando tutta la nostra penisola viene deviato verso la direttrice Napoli-Bari.

    Divenuto Corridoio Scandinavo-Mediterraneo PP5, da Helsinki raggiunge Bari per proseguire via mare verso Malta e Palermo, lasciando in completo isolamento la direttrice tirrenica, tuttora sulla carta fino a Reggio Calabria. Il Ponte sullo Stretto a campata unica di 3300 m, fortemente divisivo non è in fase realizzativa (Cavaleri M.P., 2025). La tratta Palermo-Catania-Messina, l’unica su cui oggi si lavora intensamente.

    La Sicilia, nel volgere dei secoli ostacolo, passaggio, accoglienza per le popolazioni dei compartimenti occidentale ed orientale del Mediterraneo rimane alla deriva, in gran parte isolata dai traffici globali. La Calabria continua a perdere i suoi giovani tra i 18 e i 34 anni ad un ritmo allarmante (32%) in questa fascia cruciale per lo sviluppo economico e sociale (Calabria Live, 2025).

    Questo sviamento appare alla base della «questione meridionale», che incide in modo negativo sull’equilibrio socioeconomico dell’intero Paese, poiché lungo il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo di quasi ottomila km passa il 48 % del PIL dell’UE.

    Ecco perché la istituzione della Macroregione Europea Mediterranea costituisce la «mission» dell’AEM.

    Macroregione Mediterranea (M.M.)
    Una struttura di governance multilevel che, con il superamento dei limiti territoriali garantisca la partecipazione delle Autorità regionali, locali e dei cittadini alle politiche di cooperazione europea ed euromediterranea per la cultura, la tutela ambientale, la ricerca scientifica, l’innovazione, i sistemi energetici, la connettività territoriale, la mobilità urbana sostenibile, e dunque promuova lo sviluppo socioeconomico della terra meridionale e dei paesi rivieraschi del Mediterraneo centro-occidentale.

    CONCLUSIONI

    La storia del meridione italiano – come eredità da cui attingere l’esperienza fondamentale per uscire dal modernismo presente – ritrovi fiato e divenga prospettiva del futuro. Per questo occorre ripartire dalla centralità del Mediterraneo, tenendo presente che:

    1. Dobbiamo porre un limite alla velocità dominante. Non è credibile che tutti i veicoli grandi e piccoli, lanciati in velocità sulle strade siano sospinti da urgenza e necessità. Polizia e Carabinieri fanno il possibile per arginare. Sembra piuttosto un malcostume della nostra comunità, che ogni giorno provoca dolore, morti e feriti, nonché centinaia di incidenti stradali, sovraccarico per gli ospedali, emergenza economica per lo Stato, senza risultati tangibili.

    2. L’UE, conoscendo pregi e difetti della società italiana lancia l’esca del core network e del comprenhsive network (2011). Le regioni europee e italiane del nord e del centro fino alla Puglia fanno dell’integrazione, dell’efficienza, dell’efficacia la forza propulsiva verso il progresso. Realizzano non solo le quattro strategie macroregionali, ma anche i rispettivi corridoi della Rete TEN-T ed un radicale cambio della qualità di vita.

    3. Le regioni del meridione italiano perseverano invece nella politica di separatezza ed inefficienza del peggiore regionalismo (A. Piraino, 2025). Il Sud non promuove neanche l’iter per la istituzione della Macroregione Europea del Mediterraneo,approvata dal PE nel 2012, che dovrebbe aprirsi alle regioni rivierasche di quel mare, tessendo un prospero commercio, soprattutto con il nord Africa. Il continente africano non è più solo una terra di risorse, ma il nuovo epicentro delle dinamiche geopolitiche mondiali (G. Saccà, 2025).

    L’industria italiana, caratterizzata da qualità e affidabilità ha l’opportunità eccezionale di integrarsi in modo strategico nella filiera tecnologica dello sviluppo industriale dei Paesi africani, contribuendo alla loro transizione energetica ed al conseguente sviluppo industriale e sociale.

    In sintesi, la Macroregione Europea del Mediterraneo dovrebbe operare in modo sinergico con la politica governativa del Piano Mattei, facendo della Sicilia la piattaforma intermodale del Mediterraneo.

  • L’Album Cicognara, una sorta di “Libro degli amici” composto da 81 fogli

    L’Album Cicognara, una sorta di “Libro degli amici” composto da 81 fogli

    Un’opera unica, per l’importanza del collezionista, per il numero e nomi degli artisti, espressione di tutte le scuole artistiche del periodo: in mostra a Ca’ Rezzonico i disegni di Appiani, Hayez, Canova, raccolti da Leopoldo Cicognara 

    GUSTO NEOCLASSICO
    L’Album Cicognara
    Venezia, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano
    26 settembre 2025 – 12 gennaio 2026

    Il Gabinetto dei disegni e delle stampe della nostra Fondazione conserva una straordinaria testimonianza dell’arte e della cultura neoclassica in Italia. Si tratta dell’Album Cicognara, che prende il nome dal suo proprietario, il conte Leopoldo Cicognara (Ferrara 1767 – Venezia 1834), una delle personalità più affascinanti dell’epoca. Dopo una giovinezza trascorsa tra studi umanistici e viaggi di formazione lungo tutta la Penisola, aderì da subito alla Repubblica Cisalpina di cui fu membro del corpo legislativo. Divenne nel 1808 presidente dell’Accademia di Belle Arti a Venezia, carica che mantenne anche dopo la caduta di Napoleone, fino al 1826. 

    Uomo colto e brillante, particolarmente attivo nella politica culturale della città e non solo, durante l’incarico presso l’istituzione veneziana pubblicò le sue opere principali fra le quali la monumentale Storia della scultura e le Fabbriche più cospicue di Venezia. A Cicognara si devono iniziative di primo piano come la sistemazione delle Gallerie dell’Accademia che proprio allora prendevano forma con l’arrivo dei dipinti provenienti dagli edifici di culto soppressi per decreto napoleonico. 

    Sua è l’ideazione del cosiddetto ‘Omaggio delle province venete all’Austria‘, grazie al quale i 10.000 zecchini dovuti dal Veneto come donativo per il matrimonio dell’imperatore furono convertiti in opere d’arte fatte compiere ad artisti locali. 

    Inoltre, fu il promotore, alla morte di Canova, della sottoscrizione per erigere ai Frari il monumento dedicato al grande scultore di cui scrisse anche una fondamentale biografia.

    Proprio della stretta amicizia con gli artisti del suo tempo è testimonianza proprio quest’album, una sorta di liber amicorum, composto da 81 fogli. Vi troviamo tutti i nomi del Neoclassicismo italiano: Vincenzo Camuccini, Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, il giovane Francesco Hayez; ma anche artisti francesi come François-Marius Granet, Lancelot Thèodore Turpin de Crissé e Louis Léopold Robert. Ben sei disegni appartengono all’amico di una vita: Antonio Canova di cui Cicognara fu ammiratore appassionato. 

    I disegni in origine erano fascicolati in un album conservato in una sontuosa  custodia decorata con fregi in bronzo, che incorniciano cammei antichi e, al centro, una deliziosa miniatura con una Veduta di Venezia.

    I fogli documentano tutte le tecniche grafiche e ogni possibile soggetto. Vi sono disegni a matita, a penna, gessi colorati e acquerelli che raffigurano vedute, ritratti, paesaggi, scene di genere, composizioni sacre e profane. Troviamo accostati studi preparatori per opere maggiori, oppure disegni ‘finiti’ eseguiti espressamente per Cicognara. Nell’insieme, un’opera unica, considerato sia il ruolo politico e culturale del collezionista, sia il numero degli artisti presenti, espressione di tutte le scuole artistiche del periodo.

    Questo prezioso volume, segnalato agli studi da Alvar Gonzáles-Palacios nel 1970, fu presentato al grande pubblico nel 1978, in occasione della mostra Venezia nell’età di Canova. In quella circostanza, anche per ragioni conservative, le pagine dell’album furono sciolti e collocati entro passepartout. 

    Alcuni fogli, i più celebri, sono comparsi nel frattempo a mostre dedicate al Neoclassicismo in Italia e all’estero. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni da quell’evento, si vuole presentare al pubblico per la prima volta, nella sua interezza, l’intero album che è stato oggetto di un accurato restauro promosso da Venice International Foundation. 


    Museo di Ca’ Rezzonico
    Dorsoduro 3136
    30123 Venezia
    Tel. +39 041 2410100
     
    CONTATTI PER LA STAMPA
    Fondazione Musei Civici di Venezia

    Chiara Vedovetto 
    con Alessandra Abbate 
    press@fmcvenezia.it
    www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
     
    Con il supporto di 
    Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
    Roberta Barbaro
    roberta@studioesseci.net
    Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 
  • Ma allora li debbono proprio ammazzare quelli della Sumud Flotilla?

    Ma allora li debbono proprio ammazzare quelli della Sumud Flotilla?

    Nelle acque internazionali, all’altezza di Creta, la Global Sumud Flotilla è stata nuovamente attaccata con un’azione da corsari criminali. Per fortuna, non è morto nessuno dei pacifisti a bordo delle quaranta barche che dirigono su Gaza per portare aiuto alla gente di lì bombardata, affamata, assetata, spinta verso l’olocausto.

    L’Anpi di Messina ha immediatamente interpellato il ministro degli Esteri, che dovrebbe rappresentare anche gli italiani a bordo della Flotilla e delle barche che battono bandiera italiana. Al contrario di quanto successo nel noto episodio riguardante Antonio Mazzeo, l’Associazione messinese dei partigiani non hanno ricevuto ancora alcuna risposta dal signor Tajani.

    Di seguito la comunicazione inviata dal presidente provinciale, prof. Giuseppe Martino, all’Unità di crisi e al Gabinetto del Ministero degli Esteri:

    “Vi scrivo con urgenza a nome della Global Sumud Flotilla, che si trova attualmente in acque internazionali in missione umanitaria. Nelle ultime ore le imbarcazioni sono state ripetutamente prese di mira da droni e ordigni, con attacchi che mettono in pericolo la vita di tutti i partecipanti.

    La GSF ha già registrato esplosioni nelle vicinanze delle imbarcazioni e in alcuni casi è stata colpita, con danneggiamenti riportati, causati da potenti bombe sonore e sostanze urticanti.

    Chiediamo con urgenza:
    * Un’immediata presa di posizione pubblica per condannare questi attacchi.
    * la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali
    * La pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali”.


    Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
    Comitato provinciale di Messina
    comunicato stampa – 24 settembre 2025
    Da Salvatore Drago <redazione.soldo@gmail.com>

    Nelle acque internazionali, all’altezza di Creta, la Global Sumud Flotilla è stata nuovamente attaccata con un’azione da corsari criminali. Per fortuna, non è morto nessuno dei pacifisti a bordo delle quaranta barche che dirigono su Gaza per portare aiuto alla gente di lì bombardata, affamata, assetata, spinta verso l’olocausto.

    L’Anpi di Messina ha immediatamente interpellato il ministro degli Esteri, che dovrebbe rappresentare anche gli italiani a bordo della Flotilla e delle barche che battono bandiera italiana. Al contrario di quanto successo nel noto episodio riguardante Antonio Mazzeo, l’Associazione messinese dei partigiani non hanno ricevuto ancora alcuna risposta dal signor Tajani.

    Di seguito la comunicazione inviata dal presidente provinciale, prof. Giuseppe Martino, all’Unità di crisi e al Gabinetto del Ministero degli Esteri:

    “Vi scrivo con urgenza a nome della Global Sumud Flotilla, che si trova attualmente in acque internazionali in missione umanitaria. Nelle ultime ore le imbarcazioni sono state ripetutamente prese di mira da droni e ordigni, con attacchi che mettono in pericolo la vita di tutti i partecipanti.

    La GSF ha già registrato esplosioni nelle vicinanze delle imbarcazioni e in alcuni casi è stata colpita, con danneggiamenti riportati, causati da potenti bombe sonore e sostanze urticanti.

    Chiediamo con urgenza:
    * Un’immediata presa di posizione pubblica per condannare questi attacchi.
    * la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali* La pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali”.

    SCHEDA

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  • Trieste: Inaugurazione della mostra di arti visive alla Sala Carlo e Mirella Sbisà

    Trieste: Inaugurazione della mostra di arti visive alla Sala Carlo e Mirella Sbisà

    Con la mostra “Presenze – Atti di Ordinaria Insubordinazione” l’Università Popolare di Trieste espone, alla Sala Carlo e Mirella Sbisà (via Torrebianca 22), cinquanta opere di artiste e artisti formatisi proprio in seno dell’Ente, sotto l’esperta guida di Francesca Martinelli, docente e curatrice della mostra, che si inaugura venerdì 26 settembre alle ore 18.00, alla presenza del Presidente Edvino Jerian, del Vice Presidente Paolo Rovis, e del Segretario Generale Fabrizio Somma.

    PRESENZE – ATTI DI ORDINARIA INSUBORDINAZIONE
    Inaugurazione della mostra di arti visive
    Esposte le opere di 50 artiste e artisti formatisi in seno all’Università Popolare di Trieste

    “L’arte come atto di insubordinazione implica l’uso della creatività per dare o sovvertire le convenzioni, le norme sociali, il pensiero lineare. In tal senso – spiega Francesca Martinelli – “l’arte può diventare uno strumento per esplorare e celebrare l’imprevedibilità, per rivelare verità nascoste, per testimoniare esperienze e per esprimere emozioni autentiche, diventando un gesto di libertà e di rottura rispetto al conformismo. Il mio compito” – sottolinea la docente – “è quello di accompagnare e ascoltare, il merito di questi artiste e artisti si esprime proprio nell’atto della ricerca autentica e della perseveranza”.

    “L’Università Popolare di Trieste” – afferma il Presidente Edvino Jerian – “proprio nell’anno della celebrazione dei suoi 125 anni di attività per la cultura italiana, ha voluto dar voce anche a una nutrita schiera di giovani artiste e artisti, le cui capacità straordinarie hanno contribuito, come valori aggiunti, ad arricchire tutti i percorsi formativi da noi proposti”.
    “Questi giovanissimi sfidano i pregiudizi che gravano sulla loro generazione” – aggiunge Francesca Martinelli – “quei leitmotiv che li accusano di essere annoiati e uggiosi, malvestiti, mal acculturati, svogliati e social-depressi. Hanno invece dimostrato, con la loro lieve e sfacciata giovinezza, di voler stare, di sapersi confrontare e accogliere, di essere determinati, ma giustamente visionari”.

    Quest’anno è stato inoltre scelto di dare spazio e valore, per la prima volta rispetto alle esposizioni precedenti, all’operato dei corsisti del primo anno accademico di Disegno; seguono poi gli allievi del secondo anno accademico, quel passaggio intermedio che li porterà a concludere, il triennio previsto, proprio quest’anno. A coronare l’esposizione si possono ammirare le opere di un gruppo di lavoro estremamente affiatato e compatto che, di anno in anno cresce e si esprime con grande unicità e professionalità: la classe di studio e ricerca avanzata di Disegno e Arti Applicate (al suo quarto anno).

    Le opere presentate sono trasversali: pittura ad olio e acrilico su tela, carboncino e grafite, collage e pittura materica, acquarello e cere ad olio, tecniche a spolvero, anatomia contemporanea, paesaggio… e poi ancora libri e taccuini d’artista. Questi ultimi saranno soggetti centrali proprio nel programma del nuovo anno accademico di prossima apertura.

    La mostra resterà aperta fino al 30 ottobre, con i seguenti orari: da martedì a sabato

    dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con eccezione di giovedì 16 ottobre, giovedì 23 ottobre e giovedì 30 ottobre quando la mostra sarà visitabile la mattina dalle 10.00 alle 12.00.

    Tutte le artiste e gli artisti
     
    BINDI FABIA – CHICCO BEATRICE – DE STEFANI MANUELA – FAVENTO NEVA – MINUTOLA DANIELA – PAULETTO JESSICA – PAULETTO NADIA – PINTUS MARIA CRISTINA – PITTAO ELENA – RUSSO STEFANO
    SIMONETTI MAUDE – UGO FABRIZIA – AZZINI FRANCESCO – CIRILLO ADELE – MANDERO ELENA – POIANI DANIELA – ROSSO SERENA – RUSSO STEFANO – SIMONA IACCARINI – KAZEMI MARYAM – ALFARANO JESSICA
    BAHADIROGLU ASIYE GULAY – BALSEMIN FRANCO – DEBERNARDI LUCREZIA – FADANI ALESSANDRA – FORMIGLI GIANLUCA – GORI VIVIANA – GROSSO GIANLUCA – MANFRONI CRISTINA – OCCHIPINTI IRENE
    OLARU BEATRICE – POETTO ARIANA SOLEDAD – POLETTO CLAIRE – PUGNETTI ROBERTA – STERNAD TANJA – ZANIN GIULIA – BARON ELEONORA – CERINI VINCENZO SILVANO – CINGERLA BARBARA – DANIELI SARA
    DE CRESCENZO JOSEF – DE VIT MARTINA – ELENA MACAIONE – NAPOLI PATRIZIA – PISANI SARA – QUATTROCIOCCHI CARLO – SECK AICHA – LULU’ JACINI – VENDRAMIN ALVISE – GIORGIO DELBELLO

    Aps comunicazione Snc
    di Aldo Poduie e Federica Zar
    viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
    Tel. e Fax +39 040 410.910
    zar@apscom.it
    Da Federica Zar <zar@apscom.it>