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  • L’Anpi e la Cgil di Messina ricordano l’eccidio di Orto Liuzzo del ’43

    L’Anpi e la Cgil di Messina ricordano l’eccidio di Orto Liuzzo del ’43

    Le sezioni Anpi e la Cgil di Messina e provincia, anche quest’anno, ricordano la strage di Chiusa Gesso (Orto Liuzzo), compiuto dai tedeschi a Messina durante la seconda guerra mondiale, il 14 agosto 1943. Le vittime furono cinque carabinieri e un civile.

    Un altro carabiniere, Santo Graziano, si salvò poiché i tedeschi lo credettero morto.

    Vittime:
    • Antonino Caccetta, 33 anni, carabiniere
    • Antonino Da Campo, 29 anni, carabiniere
    • Stefano Giacobbe, 40 anni, civile
    • Nicola Pino, 33 anni, carabiniere
    • Tindaro Ricco, 43 anni, carabiniere
    • Antonio Rizzo, 42 anni, carabiniere

    Per 80 anni questo eccidio è stato cancellato dalla memoria della città di Messina e del Paese per discutibili ragioni di opportunità politica intese a non creare interferenze con il processo di normalizzazione europea.

    Nonostante fosse stata aperta un’inchiesta della magistratura militare gli assassini non furono mai individuati.

    In tempi recenti il ritrovamento delle carte processuali, un articolo sulla rivista dell’Arma dei Carabinieri e vari articoli sulla stampa locale e nazionale hanno fatto riemergere il ricordo di questa strage caduta nel dimenticatoio e rimasta impunita.

    L’Anpi e la Cgil avendo tra i loro compiti storici quello di tenere viva la memoria del grande sacrificio di vite umane che ha accompagnato il secondo conflitto mondiale, la caduta della dittatura e la creazione della nostra Democrazia, hanno assunto l’iniziativa di ricordare alla cittadinanza di Messina e al Paese questi tragici avvenimenti con una lapide in cui sono riportati i nomi delle vittime all’interno di un’opera artistica. Detta lapide è stata scoperta in occasione di una rievocazione che si è tenuta due anni fa, a ottanta anni dalla strage.

    Sabato 16 agosto 2025, alle ore 19, davanti al sagrato della chiesa della Madonna di Montalto a Orto Liuzzo si terrà una breve cerimonia commemorativa, per ricordare, assieme ai parenti delle vittime, gli innocenti caduti nell’eccidio.

    Seguirà alle ore 20 una Messa in suffragio celebrata da padre Franco Arrigo, con un momento di preghiera a cura della Comunità di S. Egidio.


    Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
    Comitato provinciale di Messina
    comunicato stampa – 13 agosto 2025
    Da Salvatore Drago <redazione.soldo@gmail.com> 
  • Intelligenza Artificiale: il futuro è già qui, silenzioso e potente

    Intelligenza Artificiale: il futuro è già qui, silenzioso e potente

    Video di Yerson Retamal da Pixabay

    Un tempo la chiamavamo fantascienza. Oggi l’intelligenza artificiale si insinua nei gesti più ordinari: traduce le nostre parole, riconosce i volti, scrive testi che imitano gli stili dei grandi autori. Non è più un’ipotesi futura, ma una trama invisibile che attraversa la nostra vita culturale e sociale. E mentre ci abituiamo a convivere con macchine capaci di dialogare con la memoria millenaria dell’umanità, resta aperta la domanda decisiva: stiamo davvero comprendendo il potere che abbiamo tra le mani?

    Non possiamo ignorare la trasformazione in atto: La Lettura, supplemento culturale del Corriere della Sera, ha recentemente incaricato ChatGPT e altri tre modelli di intelligenza artificiale di immaginare un racconto nello stile delle Città invisibili di Italo Calvino. I risultati hanno lasciato il pubblico sbalordito, suggerendo che ciò che molte menti restie faticano a riconoscere come reale, è già quotidianità.

    Il nostro mondo, un tempo confinato alla fantascienza, è divenuto orizzonte della vita pratica: testi emergono da trascrizioni vocali automatizzate; traduzioni nascono da complessi algoritmi; dialoghi con amici lontani appaiono nitidi in videochiamate; l’identificazione facciale governa l’accesso; tassì senza conducente circolano ormai tra noi; ogni giorno la televisione informa in tempo reale su massacri mirati, operati da droni.

    Sorprende la velocità con cui tutto questo si è realizzato e, ancor più, la mente matematica capace di orchestrarlo – macchine che conversano con l’immenso patrimonio di conoscenze umane. Eppure, la scuola continua a indugiare: nei licei, si passano anni non sul testo di Dante, ma sulle sue note critiche. Pensate: una chatbot risponderebbe alla frase “Il professore legge Dante” producendo sequenze numeriche astratte, testimonianza di un linguaggio interno fondato su vettori matematici, non sulle emozioni o il senso letterario.

    Nell’abbondanza di scritti che affrontano le conseguenze dell’intelligenza artificiale, manca spesso la concretezza tecnica. Alfio Ferrara, nel suo volume Le macchine del linguaggio. L’uomo allo specchio dell’intelligenza artificiale (Einaudi, 2025), puntualizza questa carenza. A suo avviso, ignorare il funzionamento delle reti neurali e delle operazioni che trasformano dati in output significa restare alla superficie, senza penetrare il cuore del tema.

    Il libro — lungo 432 pagine e uscito nel luglio 2025 — offre un’indagine approfondita sul nesso tra linguaggio umano e intelligenza artificiale. Ferrara rifiuta le eccessive semplificazioni e gli allarmismi: l’IA generativa non è una minaccia da demonizzare né un miracolo da celebrare acriticamente. Piuttosto, è una lente capace di riflettere e ripensare la nostra cultura e i nostri modi di pensare, purché ne facciamo un uso attivo, consapevole, critico.

    Secondo l’autore, chi desidera comprendere davvero il fenomeno AI non può limitarsi a domande di superficie. Serve interrogarsi su come le reti neurali “imparano”, sulle ambiguità che affrontano nel riconoscimento vocale, nel contesto linguistico, nella traduzione automatica, e sulle trasformazioni concettuali che attivano nel convertire significati in risposte coerenti.


    Forse il vero confine non è tra uomo e macchina, ma tra uso consapevole e passività. L’intelligenza artificiale non ci sostituirà di per sé: siamo noi a decidere se diventerà un’estensione della nostra creatività o il pretesto per smettere di pensare. In questo equilibrio sottile si gioca il futuro, non di una tecnologia, ma della nostra stessa capacità di immaginare e di comprendere.


  • Contro il turismo di massa: un malessere antico

    Contro il turismo di massa: un malessere antico

    Il conflitto con il turismo non è una moda: è un richiamo antico e rinnovato. Dalla Roma di Seneca all’Europa del Grand Tour, fino alle ondate globali di questi giorni: l’eccesso di visitatori è sempre stato percepito come un’invasione dello spazio, della cultura, e del quotidiano. Oggi, questa consapevolezza sta generando una nuova politica territoriale e civile, in cui si mescolano resilienza, governance locale e ricerca di equilibrio. Il turismo può e deve essere ripensato: per essere un veicolo di incontro anziché di estrazione.

    In questa estate rovente, l’Europa ha visto moltiplicarsi le proteste contro il turismo di massa: cortei e sit-in da Barcellona a Venezia, dalle Baleari alle Canarie, passando per Atene e Lisbona. Non si tratta di episodi isolati. A Città del Messico, una manifestazione pacifica contro la gentrificazione e il dilagare dei “nomadi digitali” si è trasformata in un’azione violenta, con vetrine distrutte e negozi saccheggiati.

    Persino in Giappone, l’ente nazionale del turismo ha invitato i visitatori australiani a preferire mete meno battute rispetto a Tokyo e Kyoto, dove i turisti sono accusati di aver disturbato le geishe. Bali — dove il turismo incide per il 60–70 % del PIL — e l’Antartide sono altri esempi di luoghi che denunciano comportamenti irrispettosi o danni ambientali gravi.

    Quest’anno, per la prima volta, le proteste in Europa sono state coordinate: graffiti anti-turismo ad Atene, attacchi con pistole ad acqua in Italia, Portogallo e Spagna, una parata di imbarcazioni contro le navi da crociera a Venezia. Con la stagione estiva dell’emisfero nord, alcuni Paesi hanno perfino emesso avvisi di sicurezza per i viaggiatori diretti nel continente.

    Una lunga storia di insofferenza

    L’ostilità verso l’eccesso di visitatori non è un’invenzione del XXI secolo. Già nel 51 d.C., Seneca scriveva con fastidio dei bagnanti che affollavano le spiagge:«Perché devo guardare gli ubriachi che barcollano lungo la riva o le rumorose feste in barca? Chi vuole ascoltare i litigi dei cantanti notturni?». Parole che oggi potrebbero uscire dalla bocca di un residente esasperato di Amsterdam, stanco del cosiddetto “turismo degli addii al celibato”.

    Nell’Ottocento, con l’avvento del turismo moderno in Gran Bretagna — reso possibile da Thomas Cook, dalle ferrovie e dai piroscafi, e alimentato dal Grand Tour europeo — le tensioni non tardarono a emergere.

    A Brighton, nel 1827, i turisti si lamentarono delle reti da pesca stese sulla spiaggia e della presenza dei pescatori. Le autorità rimossero le barche dal lungomare, provocando scontri. Nel Lake District, negli anni 1880, gli abitanti cercarono di impedire ai treni carichi di vacanzieri di raggiungere le località più pittoresche. Il filosofo John Ruskin descrisse l’arrivo dei visitatori con un’immagine icastica: «Le stupide mandrie di turisti moderni si sono lasciate scaricare come carboni ardenti da un sacco a Windermere e Keswick.»

    Dal boom post-bellico al marketing “aloha”

    Dopo la Seconda guerra mondiale, il turismo di massa esplose: la crescita della classe media, le ferie retribuite e i trasporti di massa resero i viaggi più accessibili e frequenti. Alcune comunità iniziarono a vedere le vacanze come un diritto, altre come un’invasione.

    Il saggio The Golden Hordes (1975) di Louis Turner e John Ash racconta episodi di aperta ostilità in Caraibi, Hawaii ed Europa. Nelle isole hawaiane, gli indigeni Kanaka Maʻoli protestano da decenni contro un’industria che — sotto la patina del marketing dell’“aloha” — sfrutta e banalizza la loro cultura. Dal 2004 alcuni attivisti organizzano “Detour” per raccontare ai turisti storie alternative alla narrazione ufficiale.

    Dopo gli incendi di Maui del 2023, la riapertura anticipata al turismo ha spinto i residenti a organizzare un “fish-in” di protesta di fronte ai resort di Kaanapali Beach, richiamando l’attenzione sulla crisi abitativa e sulla lentezza della ricostruzione.

    Proteste e nuove strategie

    Non mancano esempi recenti di proteste contro eventi sportivi usati come attrattori turistici. In Brasile, nel 2014, le manifestazioni contro i costi esorbitanti della Coppa del Mondo hanno mobilitato migliaia di persone, represse con l’intervento della polizia antisommossa.

    Oggi si tenta di trasformare la rabbia in azione organizzata. Dal 3 al 6 luglio di quest’anno, a Barcellona, si è tenuto un congresso promosso dalla rete Stay Grounded: attivisti da tutta Europa si sono confrontati per costruire alleanze e rafforzare le comunità.

    L’etichetta “anti-turismo” rischia di essere fuorviante: le comunità non sono contrarie ai visitatori in sé, ma a un’industria che li considera un numero da massimizzare, a governi che trascurano l’impatto sui residenti, e a comportamenti irrispettosi che svuotano di senso i luoghi.

    In conclusione
    Dalla Roma di Seneca alle calli di Venezia, dal Grand Tour ottocentesco ai voli low cost contemporanei, la tensione tra residenti e visitatori è rimasta costante. Oggi, però, la scala è globale e l’urgenza crescente. Ripensare il turismo non è più un’opzione, ma una necessità: trasformarlo da pratica estrattiva a scambio culturale, in cui la parola “ospitalità” torni a significare rispetto reciproco.


  • Bologna racconta il genio belga tra viaggi, romanzi e leggende

    Bologna racconta il genio belga tra viaggi, romanzi e leggende

    Georges Simenon, il viaggiatore dell’animo umano

    Dal 10 aprile 2025 all’8 febbraio 2026, la Galleria Modernissimo di Bologna ospita una grande retrospettiva dedicata a Georges Simenon, uno degli autori più prolifici e influenti del Novecento. La mostra, intitolata Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere, curata da Gian Luca Farinelli e John Simenon con scenografie di Giancarlo Basili, è frutto di oltre dieci anni di lavoro sugli archivi custoditi dal figlio dello scrittore. Realizzata con il sostegno del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Cultura, in collaborazione con Adelphi Edizioni, invita i visitatori a seguire le tracce del narratore attraverso itinerari geografici e interiori: manoscritti, fotografie, film tratti dalle sue opere, reportage dall’Europa all’Africa, fino agli angoli più remoti del globo.
    Un percorso che restituisce il ritratto complesso di un autore capace di trasformare ogni esperienza in materia narrativa, oscillando tra la curiosità instancabile del viaggiatore e la precisione chirurgica dell’osservatore di anime.

    GEORGES SIMENON.
    Otto viaggi di un romanziere


    10 aprile 2025 – 8 febbraio 2026
    Galleria Modernissimo, Bologna

    Chiusura estiva dal 4 al 19 agosto

    Dallo scrittore di genere al romanziere universale

    Il caso di Simenon è raro nella storia della letteratura: un autore partito dal romanzo poliziesco, che ha saputo emanciparsi dai confini del genere fino a essere riconosciuto come un grande narratore tout court. I suoi oltre quattrocento titoli, scritti a un ritmo leggendario – spesso in pochi giorni – raccontano un mondo in cui la vita più ordinaria può precipitare all’improvviso in un abisso morale. Nei romans durs, che lui stesso considerava la sua vera eredità letteraria, la trama non è mai il centro: ciò che conta è la lenta erosione delle certezze, l’irrompere di un dettaglio banale – un gesto, un incontro, un bicchiere di troppo – che disgrega un’esistenza fino a mostrarne il vuoto.

    Come ha osservato Anne-Marie Jaton, la forza di Simenon sta nell’essenzialità dello stile, che rende più incisiva la tensione drammatica. Ambientazioni provinciali, mestieri e ambienti descritti con l’oggettività di un cronista, assenza di riferimenti diretti alla storia contemporanea: una scelta che, in tempi di forte impegno politico, contribuì a far sottovalutare la sua opera, ma che oggi appare come una cifra distintiva. François Ozon, maestro del thriller psicologico, ha colto bene questo aspetto: “Non gli interessa il plot poliziesco, ma le relazioni umane, la complessità e il buio dell’animo”.

    Un coro di illustri ammiratori

    Se Maigret lo rese celebre al grande pubblico, il consenso della critica non fu meno significativo. Walter Benjamin leggeva ogni suo nuovo romanzo, André Gide lo definiva “forse il più grande romanziere della letteratura francese contemporanea”, Céline ne ammirava la scrittura, François Mauriac parlava di “una bellezza disarmante”. Oltre a questi, Ernest Hemingway, Henry Miller, Jean-Luc Godard e, in Italia, Alberto Savinio, Leonardo Sciascia e Alberto Arbasino contribuirono a consacrarne la fama internazionale. Pochi detrattori, tra cui Jean-Paul Sartre.

    Curioso anche l’accostamento fatto da alcuni tra Maigret e Magritte, connazionali che non si conobbero mai: il pittore della “pipa che non è una pipa” e il commissario che la fuma senza sosta, entrambi giocando con i limiti della rappresentazione.

    Leggende, sfide e ossessioni

    La velocità di scrittura di Simenon alimentò aneddoti memorabili, come la telefonata di Hitchcock interrotta con un “attendo in linea” quando seppe che lo scrittore stava lavorando a un nuovo romanzo. O la famosa – e mai confermata – “gabbia di vetro”: una sfida lanciata da un editore parigino per scrivere un libro sotto gli occhi dei passanti, in mezzo alla strada, anticipando di decenni le logiche dell’esibizione pubblica.

    Simenon amava definirsi un esploratore dell’inconscio, vicino per metodo a Federico Fellini: entrambi, diceva, procedevano come minatori in territori sconosciuti, seguendo soltanto la propria bussola interiore. Al regista italiano dedicò parole di ammirazione assoluta, riconoscendolo come il prototipo del “creatore” libero da mode e condizionamenti.

    Occasioni mancate e inquietudini

    Tra le pagine della sua biografia spicca anche l’incontro mai avvenuto con Carl Gustav Jung. Lo psicologo svizzero lo invitò più volte nella sua casa, annotando minuziosamente molti romanzi dello scrittore, ma un susseguirsi di rinvii e circostanze fece sì che la visita non si realizzasse. Alcuni hanno letto in questa mancata occasione un timore inconscio: il rischio di confrontarsi troppo da vicino con chi avrebbe potuto sondare le radici stesse della sua creatività.

    La mostra di Bologna

    Otto viaggi di un romanziere non è solo un’esposizione biografica, ma un itinerario nella costruzione di un immaginario. Dai reportage fotografici in Africa alle inchieste in Europa, dalle copertine originali dei libri alle trasposizioni cinematografiche, il percorso restituisce l’ampiezza dello sguardo di Simenon, capace di partire da un orizzonte vastissimo per concentrarsi infine sulle più intime dinamiche delle passioni umane.

    Chi visiterà la Galleria Modernissimo fino all’8 febbraio 2026 potrà scoprire non solo il creatore di Maigret, ma un osservatore lucido e spietato, un autore che ha saputo fondere la rapidità dell’istinto narrativo con una profonda consapevolezza del lato oscuro della vita.


    Simenon visto dagli altri

    Walter Benjamin – Filosofo e critico culturale
    “Leggo ogni nuovo romanzo di Simenon.”

    André Gide – Premio Nobel per la Letteratura
    “Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi.”

    Louis-Ferdinand Céline – Scrittore
    “Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, ad esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni.”

    François Mauriac – Premio Nobel per la Letteratura
    “La sua arte è di una bellezza disarmante.”

    Ernest Hemingway – Scrittore
    “Se siete bloccati dalla pioggia mentre siete accampati nel cuore dell’Africa, non c’è niente di meglio che Simenon.”

    Jean-Luc Godard – Regista
    “In lui si realizza la felice unione tra Dostoevskij e Balzac.”

    François Ozon – Regista
    “Unico nel descrivere la vita delle cittadine di provincia, dove tutto sembra perfetto, ma dietro le finestre chiuse succedono cose strane, a volte terribili.”

    Leonardo Sciascia – Scrittore
    “Uno scrittore capace di trasformare la cronaca in letteratura, con un linguaggio essenziale e implacabile.”



    Fonte: https://cinetecadibologna.it/programmazione/mostra/georges-simenon-otto-viaggi-di-un-romanziere
  • Le nuove mostre nell’autunno 2025 dei Musei Civici di Venezia

    Le nuove mostre nell’autunno 2025 dei Musei Civici di Venezia

    Un autunno di mostre, approfondimenti, incontri, attende cittadini e visitatori nelle sedi della Fondazione Musei Civici di Venezia con calendario di mostre temporanee che prosegue tra ottobre e dicembre 2025. Palazzo Ducale, Ca’ Pesaro, Museo Correr, Museo Fortuny, Museo di Palazzo Mocenigo, Ca’ Rezzonico, il Centro Culturale Candiani di Mestre, fino al Museo MA*GA di Gallarate, in una rete culturale che dialoga con il territorio e oltre.

    Le nuove mostre nell’autunno 2025 dei Musei Civici di Venezia: un viaggio tra arte, storia, riscoperte e nuovi dialoghi con il contemporaneo

    CA’ REZZONICO – MUSEO DEL SETTECENTO VENEZIANO

    Dal 26 settembre al 12 gennaio 2026 apre al pubblico l’esposizione dedicata all’Album Cicognara, che riunisce per la prima volta i disegni raccolti dal grande intellettuale neoclassico: un liber amicorum con opere di Appiani, Bossi, Hayez, Canova e autori francesi, testimonianza preziosa della cultura figurativa dell’Italia tra fine Settecento e inizio Ottocento.

    MUSEO FORTUNY

    Dal 15 ottobre 2025 al 12 gennaio 2026 [nuove date], il museo celebra il ritorno della fotografia con la mostra Antonio Beato. Ritorno a Venezia. Fotografie tra viaggio, architettura e paesaggio. Il fotografo veneziano, attivo per quasi quarant’anni tra l’Egitto e l’Europa, è testimone di un’epoca di esplorazioni visive e documentazione storica di eccezionale valore. Intorno al 1860, Antonio Beato arrivò dalla Cina al Cairo, “la madre delle città” e per quasi quarant’anni realizzò, con dettagli meticolosi e un occhio acuto per la composizione, una serie di straordinarie immagini dei templi e dei siti archeologici dell’Egitto, della sofisticata architettura della Cittadella del Cairo, della dinamica complessità degli edifici dei Mamelucchi e dei paesaggi circostanti. Immagini che divennero oggetti di un Oriente solo immaginabile, che un’élite prevalentemente europea era ansiosa di acquistare, un momento che segnò l’avvento della fotografia documentaristica, fondamentale anche per sviluppare lo studio della prima architettura islamica. Scorci e visioni che, non ultimo, evocano i viaggi di Egitto di Mariano Fortuny ed Henriette Nigrin e alle collezioni degli album di famiglia, che racchiudono sguardi provati, appunti di memorie, suggestioni e impressioni destinati a diventare arte.

    MUSEO CORRER

    Dal 23 ottobre 2025 a febbraio 2026 prende forma il progetto espositivo Karen LaMonte. Nocturnes, primo appuntamento dei Dialoghi canoviani, che pone in relazione la scultura contemporanea dell’artista americana con il pensiero neoclassico di Canova, in una meditazione visiva tra corpi e visioni notturne.

    PALAZZO DUCALE

    Dall’ 11 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026, le sale dell’Appartamento del Doge ospitano una nuova, importante esposizione dal titolo La Democrazia attraverso il Diritto. Dalla Serenissima Repubblica alla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa attività parte delle celebrazioni per il trentacinquesimo anniversario della Commissione Europea, comunemente nota come Commissione di Venezia: un importante confronto storico-giuridico tra le leggi fondanti il sistema elettivo della Serenissima ed il moderno stato di diritto affermatosi in Europa. La storia del diritto e della democrazia, fil rouge dell’esposizione, si intreccia così con la città di Venezia come modello di gestione statale.

    CA’ PESARO – GALLERIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA

    La stagione autunnale si apre con una mostra attesa e inedita: Gastone Novelli (1925–1968), in programma dal 15 novembre 2025 al 1° marzo 2026 [date aggiornate] a cura di Elisabetta Barisoni e Paola Bonani, con la collaborazione dell’Archivio Gastone Novelli. L’esposizione intende restituire la centralità della figura di Novelli nella cultura visiva europea del secondo dopoguerra, esplorando la sua carica sperimentale, l’impegno politico e il linguaggio radicalmente poetico e allo stesso tempo celebrare l’entrata nelle collezioni civiche veneziane di due capolavori dell’artista in donazione dall’Archivio Novelli.

    Sempre dal 15 novembre 2025 al 1° marzo 2026  [date aggiornate]  le Sale Dom Pérignon al secondo piano ospiteranno Terry Atkinson. Arte e linguaggio: una mostra per presentare alcune fasi cruciali del lavoro di Terry Atkinson, uno dei più importanti artisti inglesi degli ultimi decenni. Recentemente acquisita dalla Tate Gallery di Londra, l’opera di Atkinson si iscrive nel fronte della ricerca concettuale internazionale: la sua unicità tuttavia consiste nell’aver declinato dei profondi contenuti teorici in un linguaggio dal fortissimo valore visivo.

    MUVE con MUSEO MA*GA – GALLARATE

    Dal 30 novembre 2025, prende il via Kandinsky e l’Italia, un grande progetto espositivo progettato e realizzato congiuntamente dal Museo MA*GA di Gallarate e dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro. Curata da Elisabetta Barisoni, storica dell’arte e responsabile di Ca’ Pesaro, e Emma Zanella, direttrice del MA*GA, la mostra si concentra sulla centralità del pensiero e dell’opera del maestro russo, in relazione alla scena artistica europea e alla stagione dell’astrattismo italiano tra gli anni ’30 e ’50 del Novecento.

    CENTRO CULTURALE CANDIANI – MESTRE

    Le nuove sale del Centro Culturale Candiani, oggetto in un importante restyling, aprono dal 29 ottobre al 1° marzo  [date aggiornate] la mostra Munch e la rivoluzione espressionista: un percorso che esplora il lascito rivoluzionario del pittore norvegese e la sua influenza sulla cultura visiva. L’esposizione, attraverso opere originali, grafiche della collezione della collezione della Galleria d’Arte Moderna Ca’ Pesaro e confronti visivi, illustra come il linguaggio di Munch abbia influenzato il panorama artistico del Novecento, aprendo la strada a una nuova sensibilità espressiva. Una carica travolgente di forme e colori che si riverbera in tutto il XX secolo, nella lezione dell’espressionismo tedesco e nordico, tra le opere dei capesarini – Ugo Valeri, James Ensor, Max Beckmann, Otto Dix, Christian Rohlfs, Alberto Martini. L’urlo espressionista non si arresta nemmeno nel contemporaneo, tra le opere di denuncia di Renato Guttuso, gli orrori della guerra descritti fino ai giorni nostri, tra le monumentali figure di Marina Abramovic, Shirin Neshat e nei teschi di Mike Nelson e Brad Kalhamer, opere donate nel dicembre 2022 da Gemma De Angelis Testa al Comune di Venezia per Ca’ Pesaro.

    MUSEO DI PALAZZO MOCENIGO_CENTRO STUDI DI STORIA DEL TESSUTO, DEL COSTUME E DEL PROFUMO

    La stagione si conclude con un raffinato viaggio, “andata e ritorno”, tra Occidente e Oriente: dal 5 dicembre 2025 al 5 aprile 2026 in mostra Il kimono maschile, in collaborazione con il Museo d’Arte Orientale di Venezia, dedicato al fascino del Giapponismo e alla storia del costume giapponese tra Ottocento e primo Novecento. Un percorso tra le influenze artistiche europee del linguaggio decorativo dell’arte giapponese che, viceversa, porta anche l’esempio di un fenomeno meno conosciuto: l‘Occidentalismo, l’influenza della cultura occidentale nell’arte giapponese attraverso l’oggetto più iconico della cultura del Sol Levante, il kimono. Gli abiti in mostra, in seta operata o stampata, testimoniano da un lato l’attrazione per la civiltà e le innovazioni formali occidentali, dall’altro le suggestioni provenienti dalla modernità, elementi che agli inizi del Novecento modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese.

    MURANO, MUSEO DEL VETRO

    In arrivo le inaugurazioni in occasione di The Venice Glass Week: Vero Casanova è la mostra in programma dal 13 settembre 2025 al 18 gennaio ideata dal Consorzio Promovetro Murano in collaborazione con i Musei Civici di Venezia e curata dall’ arch. Matteo Silverio di rehub. L’esposizione rende omaggio a una delle figure più affascinanti e complesse del Settecento veneziano attraverso un percorso immersivo che ruota attorno a undici opere e installazioni in vetro firmate dai maestri muranesi. Sempre dal 13 settembre e fino al 6 gennaio 2026 il museo ospiterà l’esposizione delle opere partecipanti al quarto Concorso Internazionale La tua perla per Venezia, a cura di Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di vetro veneziane.

    Il 2025 chiuderà il progetto L’Ottocento: dalla crisi alla rinascita destinata a diventare esposizione permanente dal 12 dicembre 2025, ha l’obiettivo di valorizzare e di portare a conoscenza del pubblico la ricca e variegata collezione ottocentesca del Museo del Vetro di Murano, la più importante e completa a livello mondiale, esponendola per la prima volta nella sua quasi totalità. Il visitatore potrà ripercorrere le travagliate e affascinanti vicende della produzione vetraria muranese del XIX secolo, dalla crisi derivata dalla caduta della Repubblica di Venezia (1797) alla rinascita dell’arte e al suo pieno sviluppo nella seconda metà dell’Ottocento grazie a maestri e imprenditori che hanno saputo mettere in campo le loro competenze per far rivivere il glorioso passato dell’isola.

    Numerose sono le mostre ancora in corso, inaugurate nelle diverse sedi dei Musei Civici di Venezia e accompagnate da palinsesto di conferenze, approfondimenti, incontri, momenti di confronto. Tutti i dettagli e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale: www.visitmuve.it.


    CONTATTI PER LA STAMPA

    Fondazione Musei Civici di Venezia
    Chiara Vedovetto
    con Alessandra Abbate
    press@fmcvenezia.it
    www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
     
    Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
    Roberta Barbaro
    roberta@studioesseci.net  
    Simone Raddi
    simone@studioesseci.net
    Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 
  • Pontenure (Piacenza): cinema, incontri, musica e visioni, tra i prati incantati del Parco Raggio

    Pontenure (Piacenza): cinema, incontri, musica e visioni, tra i prati incantati del Parco Raggio

    La XXIV edizione di Concorto Film Festival si prepara ad accendere i riflettori sul meglio del cinema breve internazionale, con otto giorni di proiezioni, incontri e visioni nel verde del Parco Raggio di Pontenure (PC), dal 16 al 23 agosto 2025. Da oltre vent’anni, Concorto Film Festival è un osservatorio attento e curioso sulle nuove tendenze del cortometraggio, capace di coniugare sperimentazione artistica e partecipazione popolare, innovazione e radicamento.

    CONCORTO FILM FESTIVAL
    XXIV edizione | 16 – 23 AGOSTO 2025
    Il programma della nuova edizione del Festival: otto giorni di cinema da tutto il mondo, incontri, musica e visioni nel cuore dell’estate, tra i prati incantati del Parco Raggio.​

    “Concorto vuole essere una meridiana sul cinema di oggi, che attraversa sperimentazioni, mutazioni e crisi, come quella ambientale o sociale. Se c’è ancora un senso nel realizzare un festival in un mondo che brucia, è proprio quello di crearlo, un senso. Porre domande, aprire finestre sulla frammentazione di immagini, emozioni o distacchi che viviamo quotidianamente. Quella di Concorto è in un certo senso una missione: portare il cinema che guarda all’oggi e al domani al più ampio pubblico possibile, tra neofiti, appassionati, cinefili “duri e puri” e spettatori casuali. Per andare ogni edizione oltre alle bolle, ai gruppi settari, agli snobismi, ma conciliare insieme spettatori e esperienze diverse. Se fare tutto questo per otto sere in una calda settimana di agosto non è dare un senso, è di certo un tentativo”, dichiarano Simone Bardoni, co-direttore artistico del festival insieme a Claudia Praolini.

    A giudicare i film in concorso sarà una giuria internazionale composta da tre figure di spicco del panorama cinematografico e culturale contemporaneo. Alissa Jung, regista e pediatra tedesca, torna dietro la macchina da presa dopo una laurea in medicina e una carriera clinica, imponendosi con “Farah”, cortometraggio vincitore del Goldener Spatz Award 2024, e con il suo primo lungometraggio, “Paternal Leave”, presentato alla Berlinale 2025. Al suo fianco, Hu Wei, artista e regista nato a Pechino e attivo tra la Cina e la Francia, già selezionato nei più importanti festival del mondo – da Cannes a Venezia, da Sundance all’AFI – e membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Completa la giuria Juliette Canon, responsabile del Dipartimento Cortometraggi della Semaine de la Critique del Festival di Cannes, dove coordina anche il programma Next Step, pensato per sostenere registi e registe emergenti nello sviluppo del loro primo lungometraggio. A loro spetterà il compito di assegnare l’Asino d’Oro, simbolo e premio al miglior film in concorso, emblema della libertà espressiva e della visione indipendente che il festival continua a promuovere.

    CONCORTO 2025: LA SELEZIONE UFFICIALE

    La selezione ufficiale 2025 riunisce 40 cortometraggi provenienti da 30 paesi diversi, scelti tra oltre 2000 candidature giunte da tutto il mondo. Sedici di questi titoli saranno presentati in anteprima italiana, a conferma del ruolo centrale che Concorto riveste come porta d’accesso per il nuovo cinema internazionale nel nostro paese. A brillare tra i film in concorso è “I’m Glad You’re Dead Now” di Tawfeek Barhom, vincitore della Palma d’Oro 2025 al Festival di Cannes, che sarà proiettato per la prima volta in Italia proprio al Parco Raggio. Dallo stesso festival arrivano anche “Agapito” di Arvin Belarmino e Kyla Romero, “No Skate!” di Guil Sela, “Erogenesis” di Xandra Popescu, “Fille de l’eau” di Sandra Desmazières e “Samba Infinito” di Leonardo Martinelli.

    Accanto a questi, spiccano opere firmate da autori già affermati sulla scena internazionale: Rúnar Rúnarsson porta a Concorto la sua più recente riflessione sul quotidiano islandese con “O”, mentre l’artista visivo Mohamed Bourouissa esplora i retaggi culturali del trauma con “Généalogie de la violence”. Don Josephus Raphael Eblahan, già premiato al Sundance, firma “Vox Humana”, un’opera intensa e visionaria. Dal versante dell’animazione d’autore arrivano lavori come “Il burattino e la balena” di Roberto Catani, tra i più raffinati animatori italiani, e “Les Bottes de la Nuit” di Pierre-Luc Granjon, maestro del cinema d’animazione europeo. Non mancano anche voci femminili forti e originali, come quella di Clàudia Cedó, autrice catalana de “De Sucre”, e della regista italiana Giulia Grandinetti, in concorso con “Majonezë”, opera densa e vibrante.

    La selezione attraversa i generi – dalla fiction al documentario, dall’animazione alla sperimentazione – e compone un mosaico di sguardi capaci di leggere il presente con urgenza, libertà e intelligenza visiva.

    TENSIONI DEL PRESENTE: I FUORI CONCORSO DI CONCORTO 2025

    Parallelamente alla competizione ufficiale, il festival presenta un ricco percorso fuori concorso, che si articola in focus geografici, sezioni tematiche e spazi di ricerca visiva, offrendo un’estensione profonda e laterale del discorso cinematografico contemporaneo. Uno dei momenti centrali sarà il focus Filippine, a cura di Simone Bardoni e Margherita Fontana, che esplora il tessuto stratificato della cinematografia filippina contemporanea, tra natura selvaggia, metropoli spietate, spiritualità e resistenza. Sette corti – firmati da autori come Arvin Belarmino, Carlo Francisco Manatad, Maria Estela Paiso – restituiscono un mosaico potente e necessario. Un altro segmento di grande attualità è “Gaza – Traces of a City”, progetto curato dalla Gaza Film Unit, che porta a Concorto cinque cortometraggi realizzati nella Striscia di Gaza nel pieno del conflitto, testimoniando il legame indissolubile tra distruzione urbana, memoria collettiva e sopravvivenza narrativa. Un atto di resistenza culturale che trova eco anche nella mostra “HeART of Gaza“.

    Con Get to Work, curato da Vanessa Mangiavacca e Alice Capitani, il festival apre una riflessione sul lavoro come luogo di disuguaglianza, alienazione ma anche possibile riscatto. Torna anche Mnemosyne, alla sua terza edizione, con cinque opere internazionali che riscrivono il found footage come grammatica del contemporaneo. Un archivio che si fa futuro, tra etica del riuso, documentazione e fiction, curato da Chiara Ghidelli e Chiara Granata.

    A firmare il ritorno della sezione Guilty Pleasures è ancora una volta Margherita Fontana, con una selezione di film che affrontano il piacere, la sessualità e i corpi attraverso uno sguardo ironico e liberatorio. Supernature, curato da Claudia Praolini, si concentra sulla relazione fragile e conflittuale tra l’uomo e l’ambiente: un viaggio tra forme di vita, traumi ecologici e nuove ecologie del sentire, attraverso corti che mettono in discussione l’equilibrio perduto.

    Torna anche Concortissimo, con la sua sfida poetica e concettuale: raccontare il mondo in meno di cinque minuti. Un laboratorio di narrazione breve a cura di Corinna Baldini e Johnny Shock, che conferma l’attenzione di Concorto per i linguaggi dell’immediatezza e dell’essenziale. Nel segno del culto e della sovversione continua infine CineUnderground, progetto dedicato al cinema indipendente horror, sci-fi e trash a basso budget, che propone due nuove incursioni: Stop Motion From Hell (19 agosto) e Terror Tapes (23 agosto), con pellicole deliranti, sperimentali e irriducibili, provenienti da USA, Svezia, Germania e Italia.

    Spazio anche ai più piccoli con Concorto Kids, curato da Virginia Carolfi ed Enrica Carini, che per questa quarta edizione propone un percorso intitolato “La musica della terra”, dove i bambini esplorano, tra cinema e laboratori, il legame tra ambiente, suono e visione. La sezione Short on Rights – A Corto di Diritti, in collaborazione con Dorico International Film Fest, presenta tre cortometraggi dedicati ai diritti umani, premiati nelle scorse edizioni del concorso, riaffermando il ruolo politico del cinema breve. Infine, VR Showcase, realizzato insieme al gruppo di ricerca AN-ICON dell’Università Statale di Milano, propone l’opera immersiva Ito Meikyū di Boris Labbé, un viaggio esperienziale nella cultura giapponese attraverso i linguaggi della realtà virtuale.

    OLTRE LO SCHERMO: INCONTRI, WORKSHOP, MOSTRE E INDUSTRY

    Oltre alla programmazione cinematografica, Concorto si conferma anche nel 2025 un luogo di riflessione, formazione e confronto, attraverso una serie di incontri, laboratori, mostre e momenti industry che arricchiscono il festival di pensiero critico, visioni trasversali e dialoghi tra discipline. Nel solco del focus Mnemosyne, l’artista visiva e regista Caterina Erica Shanta guiderà un incontro aperto sul riuso creativo dell’archivio e sulle responsabilità etiche ed estetiche che il found footage porta con sé. Un momento di scambio orizzontale, capace di intrecciare pratiche artistiche e memoria visiva in un presente che chiede nuove forme di interpretazione del passato.

    Nel cuore del focus Gaza – Traces of a City, il talk When Walls Remember: Architecture as Witness to Genocide in Gaza, con i curatori Eslam J. Saqqa e Ayman AlAzraq della Gaza Film Unit, metterà al centro la distruzione dell’architettura sociale come testimonianza storica e atto di annientamento identitario. In dialogo diretto con questo programma, sarà visitabile per tutta la durata del festival la mostra HeART of Gaza – children’s art from the genocide, allestita nella Serra di Parco Raggio, che raccoglie i disegni realizzati da bambini e bambine gazawi nella “Tenda degli Artisti” di Deir al-Balah. Un progetto promosso da Casa Nome Collettivo, che attraverso il linguaggio dell’infanzia restituisce il dolore e la dignità di un popolo ferito, in una testimonianza visiva dal valore documentario e umano straordinario.

    A chiudere la triade, Fashion Revolution: dalla Fast alla Slow Fashion, talk organizzato da Legambiente Piacenza in collaborazione con il circolo Arci Rathaus, proporrà un cambio di sguardo sulle abitudini di consumo e sull’impatto ambientale della moda. Un confronto concreto su materiali, comportamenti e scelte quotidiane, con un focus sulle pratiche sostenibili a livello locale.

    Sul versante laboratoriale in programma FUTURA MEMORIA, il workshop di riuso creativo dei film di famiglia, realizzato in collaborazione con Fondazione Home Movies e condotto da Caterina Erica Shanta. Durante una settimana di lavoro, i partecipanti esploreranno materiali d’archivio selezionati dalla piattaforma Memoryscapes, li reinterpreteranno attraverso la tecnica del tableaux vivant, e realizzeranno un film collettivo che sarà proiettato nell’ultima giornata di festival. Completa l’offerta formativa il seminario residenziale di critica e linguaggio cinematografico, rivolto a chi desidera approfondire la lettura delle immagini, il contesto produttivo delle opere e i sottotesti culturali del cinema contemporaneo. Attraverso proiezioni, esercizi e analisi guidate, i partecipanti saranno accompagnati nello sviluppo di uno sguardo consapevole e personale.

    Sul fronte dell’industria, prende il via il progetto biennale Italian Short Film Atlas, nato da un’alleanza tra Concorto Film Festival, il Centro Nazionale del Cortometraggio e l’Università di Bologna – Dipartimento delle Arti. Presentato pubblicamente il 20 agosto 2025 a Piacenza, il progetto intende mappare in modo aggiornato e strutturato l’ecosistema del cortometraggio italiano, colmando un vuoto conoscitivo e offrendo uno strumento di analisi per le politiche culturali del settore. Il lavoro coinvolgerà le principali realtà della filiera – produzioni, scuole, festival, istituzioni – con l’obiettivo di restituire, al termine del biennio, una fotografia critica e condivisa del cinema breve in Italia.

    LA MUSICA NEL PARCO RAGGIO

    Anche quest’anno Concorto rinnova il suo legame con la musica, portando al Parco Raggio due appuntamenti che intrecciano cinema, suono e performance dal vivo, nel segno della sperimentazione e della qualità artistica. Il 22 agosto, nel suggestivo scenario di Parco Raggio a Pontenure, il festival ospiterà la tradizionale sonorizzazione dal vivo con la proiezione del capolavoro muto Sherlock Jr. (1924) di Buster Keaton. La colonna sonora originale sarà eseguita dal vivo dal collettivo Soundtracks 2025, sotto la direzione artistica di Enrico Gabrielli, tra le figure più poliedriche e visionarie della musica italiana contemporanea. La residenza musicale coinvolge Gaio Ariani, Matteo Berti, Sabrina Boarino, Francesco Capanni, Bruna Di Virgilio e Camillo Lepido, in un ensemble che fa dialogare strumenti acustici, elettronica e ricerca sonora. Il 19 agosto protagonista sarà invece Lamante, progetto musicale della giovane cantautrice Giorgia Pietribiasi. La sua voce scura e viscerale, i testi legati alla memoria familiare e all’identità femminile, compongono un universo poetico che unisce tribale e intimo, rabbia e dolcezza. Dopo l’uscita del suo album d’esordio In memoria di (2024) e una serie di live in festival e contesti prestigiosi, Lamante approda a Concorto con un set che promette intensità e ascolto profondo.

    LA LOCANDINA D’AUTORE

    Come da tradizione, ogni anno Concorto affida la sua identità visiva a un artista. Per l’edizione 2025, la locandina è firmata da Giulia Pastorino, illustratrice genovese tra le voci più originali dell’illustrazione contemporanea. Pastorino reinterpreta l’asino che vola – simbolo del festival – sospeso nell’aria grazie a un mazzo di palloncini colorati. Un’immagine intensa e leggera allo stesso tempo, che celebra il potere dell’immaginazione e la libertà dello sguardo, su uno sfondo rosso caldo e avvolgente.

    CHI HA VOLUTO E SOSTIENE IL FESTIVAL

    Concorto Film Festival è reso possibile da: Regione Emilia-Romagna e Emilia-Romagna Film Commission, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Comune di Piacenza, Comune di Pontenure e Arci. Un sentito grazie va ai nostri sponsor e partner: COOP Alleanza 3.0, Gruppo Iren, EduIren, Fonte Plose, Città del Sole Piacenza, Cantina Vicobarone, Ik italiana e Eataly.

    IL PROGRAMMA completo è disponibile sul sito www.concortofilmfestival.com
    Biglietti in vendita sul sito www.boxerticket.it e in cassa all’evento.
    16 – 23 agosto 2025 | Parco Raggio di Pontenure (PC) – tutte le sere proiezioni dalle 21:00, apertura porte ore 20:00 con area ristorazione.
    Il pomeriggio le proiezioni a ingresso gratuito si terranno a Piacenza presso il Salone degli Amici dell’Arte della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza. Nell’eventualità di pioggia le proiezioni serali si spostano nello stesso salone a Piacenza.


    CONTATTI:
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    UFFICIO STAMPA:
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    Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it>
  • 21 spettacoli tra arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città

    21 spettacoli tra arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città

    La V° edizione di “Restate a Napoli” torna a Piazza Plebiscito: arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città. Con Massimiliano Gallo, Gino Rivieccio, Dario Sansone, Walter Ricci, Aurora Leone, Peppe Servillo, Solis String Quartet, Paolo Caiazzo e gli allievi di C.I.O.E.’ per un totale complessivo di 21 spettacoli in sette giorni. Attive le prenotazioni.

    Dal 10 al 16 agosto 2025 Piazza del Plebiscito di Napoli diventa un teatro a cielo aperto con 21 spettacoli in sette giorni ad ingresso libero (con prenotazione su https://bit.ly/RestateaNapoli2025) per i cittadini e i turisti che restano in città. La rassegna è promossa e finanziata dal Comune di Napoli e inserita nel macro progetto Napoli Città della Musica. In scena anche sette spettacoli dei 60 allievi dell’Accademia C.I.O.E.’ – il nuovo talent di RaiPlay finanziato dal Comune di Napoli e voluto dal Sindaco Gaetano Manfredi.

    La V° edizione di “Restate a Napoli” torna a Piazza Plebiscito: 21 spettacoli tra arte, musica e teatro dal vivo nel cuore della città.

    Restate a Napoli 2025“: Piazza del Plebiscito si trasforma in un palcoscenico di arte, cultura e inclusione sociale. Così Napoli si presenta al cittadini e ai turisti per fargli vivere una settimana magica con la quinta edizione della più importante rassegna estiva che dal 10 al 16 agosto trasformerà la piazza simbolo di Napoli in un vibrante teatro a cielo aperto, regalando alla città sette giorni di spettacoli gratuiti tra musica, teatro e danza.

    Diretta da Lello Arena, figura emblematica della scena artistica italiana, la manifestazione si conferma come trait d’union tra tradizione e innovazione sotto il cielo stellato di Partenope.

    Un successo che cresce: numeri e partecipazione

    Dopo il travolgente successo della precedente edizione, che ha visto oltre 100 mila spettatori riunirsi nella maestosa piazza e milioni di interazioni online, “Restate a Napoli” si appresta a superare ogni aspettativa. La rassegna è finanziata e promossa dal Comune di Napoli, inserita nel macro progetto Napoli Città della Musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio progetto di valorizzazione culturale e sociale che guarda ai giovani.

    Lello Arena e la direzione artistica: un omaggio alla creatività partenopea

    La rassegna diventa un ponte tra le grandi star nazionali e le nuove voci del territorio. Arena, con la sua profonda conoscenza del mondo dello spettacolo e la sua dedizione alla scena napoletana, ha curato un cartellone che spazia dai grandi classici alle sperimentazioni contemporanee, sempre con un occhio di riguardo per i giovani artisti.

    “Restate a Napoli” non è solo una rassegna, ma una piattaforma di lancio per chi sogna di salire su un palco prestigioso. Giovani musicisti, attori emergenti e danzatori hanno l’opportunità di esibirsi accanto a nomi affermati, in un contesto che unisce qualità artistica e accessibilità.

    Il Sindaco Manfredi ha ribadito più volte l’importanza di questa iniziativa: “Napoli in agosto è una città viva, piena di turisti e cittadini che cercano occasioni di incontro e bellezza. Con ‘Restate a Napoli’ vogliamo offrire non solo spettacolo, ma anche un messaggio di condivisione e identità culturale.” 

    L’evento rende il cuore pulsante della città un luogo di aggregazione e scoperta. La scelta di Piazza del Plebiscito, simbolo di Napoli nel mondo, non è casuale: è un invito a riappropriarsi della città, a viverla in modo diverso, attraverso l’arte nel pieno rispetto degli spazi comuni.

    I giovani talenti in scena: il futuro dello spettacolo made in Naples

    Centrali saranno gli spettacoli firmati C.I.O.E.’, con sessanta allievi dell’accademia che, dopo un intenso percorso di formazione sotto la guida di Lello Arena, saliranno sul palco per mostrare il loro talento. Le loro esibizioni, frutto di mesi di lavoro, non solo regaleranno emozioni al pubblico, ma saranno anche immortalate dalle telecamere di RaiPlay. Da dicembre, infatti, andrà in onda la seconda edizione del talent show dedicato alle nuove generazioni artistiche napoletane, un progetto fortemente voluto dal Sindaco per dare visibilità ai giovani interpreti.

    “Grato, felice e fortunato di poter tenere a battesimo la quinta edizione di Restate a Napoli in Piazza del Plebiscito, una realtà unica a livello nazionale, nata – guarda caso – proprio qui, nel cuore di Napoli” – dichiara Lello Arena. “Nulla sarebbe stato possibile senza l’incontro con una figura come il Sindaco Gaetano Manfredi, che considera l’arte, lo spettacolo e gli Artisti della sua città come una risorsa indispensabile, da integrare nella gestione pratica, ordinaria e quotidiana della sua amministrazione. A lui va il mio più grande ringraziamento.”

    Un cartellone per tutti: tra grandi nomi e scoperte

    Il programma alternerà concerti con artisti di fama nazionale a performance di teatro, da omaggi alla canzone napoletana a sperimentazioni di danza contemporanea. Non mancheranno momenti dedicati alle tradizioni popolari, perché “Restate a Napoli” è anche un viaggio nella memoria collettiva della città presentandosi come un modello di politica culturale partecipata. Una rassegna che unisce istituzioni, artisti e pubblico in un circolo virtuoso, dimostrando che la cultura può essere libera, inclusiva e di qualità, dove l’arte diventa il linguaggio universale di una città che non smette di emozionare.

    Il pubblico per partecipare dovrà prenotare.

    Dal giorno 4 agosto (ore 15:58 – i numeri che Massimo e Lello chiedevano a San Gennaro) gli utenti potranno prenotare i loro posti a sedere attraverso https://bit.ly/RestateaNapoli2025

    La quinta edizione di “Restate a Napoli” si presenta con un programma ricchissimo, capace di conquistare ogni tipo di pubblico: dalle famiglie ai giovani, dagli appassionati di teatro agli amanti della grande musica. Le serate prenderanno vita dalle ore 19 quando al crepuscolo saliranno sul palco le band emergenti. L’obiettivo è chiaro: dare continuità alla vita culturale napoletana, creando un ponte tra le stagioni teatrali e offrendo alla città un’occasione unica di intrattenimento gratuito e di qualità.

    «Con Restate a Napoli, attraverso musica e spettacolo, offriamo un intrattenimento di qualità e gratuito sia ai cittadini che trascorrono l’estate in città sia ai turisti in visita” – dichiara il Delegato del Sindaco per l’industria musicale Ferdinando Tozzi. “La rassegna non solo porta sul palco grandi artisti di fama nazionale e internazionale, ma dedica ampio spazio a giovani talenti emergenti, creando occasioni concrete di crescita e visibilità. In questo modo, l’evento diventa anche un volano per l’industria culturale, generando valore sociale ed economico e contribuendo a rafforzare l’immagine di Napoli come capitale della creatività e dell’accoglienza.»

    Informazioni e contatti: come non perdere nemmeno uno spettacolo

    Per scoprire nel dettaglio il programma, gli orari e tutti gli artisti protagonisti, è possibile visitare il sito ufficiale del Comune di Napoli (www.comune.napoli.it) o seguire gli aggiornamenti sui social network della rassegna: https://www.instagram.com/restateanapoli/ e https://www.facebook.com/restateanapoli

    IL PROGRAMMA NEL DETTAGLIO

    10 agosto
    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Napocalisse
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’ – Performance di danza e arti performative 
    a seguire in scena AURORA LEONE

    11 agosto 

    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Dint’e Vicoli e sta Città
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’ – Performance di danza e arti performative 
    a seguire in scena GINO RIVIECCIO

    12 agosto 
    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto di Francesco Forni
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’  – Performance di recitazione 
    a seguire in scena MASSIMILIANO GALLO 

    13 agosto 
    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Radice
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’  – Performance di recitazione
    a seguire in scena PAOLO CAIAZZO

    14 agosto 
    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto di La Solitude
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’  – Performance di musica e canto 
    a seguire in scena WALTER RICCI

    15 agosto 
    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto degli Human Tapes
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’  – Performance di musica e canto 
    a seguire in scena PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET

    16 agosto 
    ore 19:30 Spettacoli Partenopei con il concerto dei Novaffair
    ore 21:00 Spettacoli serali:
    Pre show C.I.O.E’  – Performance di musica e canto 
    a seguire in scena DARIO SANSONE ENSEMBLE in Santo Sud
    Special guest: Seb Martel 

    Ufficio Stampa Restate a Napoli 2025
    Hungry Promotion
    info@hungrypromotion.it
    Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>
  • Alla Villa dei Capolavori, Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000

    Alla Villa dei Capolavori, Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000

    ‘Non avrai altro stile all’infuori di me’. Potrebbe essere una frase simbolo di una supermodel anni 90, quelle lanciate dal genio visionario di Gianni Versace. Un concetto che identifica i cinquant’anni che hanno cambiato la società italiana e si rifà allo scandaloso slogan ‘Non avrai altro jeans all’infuori di me’ che accompagnava la foto di Oliviero Toscani per Jesus jeans.
    Proprio all’evoluzione della promozione pubblicitaria in Italia nel settore della moda nel corso della seconda metà del Novecento, dal 13 settembre al 14 dicembre 2025, è dedicata la nuova mostra della Fondazione Magnani-Rocca Rocca – la celebre Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo, presso Parma – allestita nei saloni contigui a quelli che ospitano permanentemente opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, Morandi e molti altri.

    MODA E PUBBLICITÀ IN ITALIA 1950-2000
    Fondazione Magnani-Rocca
    Mamiano di Traversetolo – Parma
    13 settembre – 14 dicembre 2025

    Più di trecento opere – tra manifesti, riviste, spot, fotografie, cinema, video, gadget pubblicitari e persino le mitiche figurine Fiorucci – in un percorso inedito che attraversa mezzo secolo di trasformazioni dell’immaginario collettivo, con uno sguardo filologico e insieme poetico sulla storia della moda e della sua comunicazione. Il cinema e la televisione ne diventano lo specchio, con spot entrati nel mito collettivo.

    Dal 1950 al 2000 lo stile italiano si lancia nel mondo.

    Armani, Benetton, Dolce & Gabbana, Emilio Pucci, Fendi, Fiorucci, Gianfranco Ferré, Guarnera, Gucci, Marina Rinaldi, Max Mara, Moschino, Salvatore Ferragamo, Valentino, Versace, Coveri, Zegna, Walter Albini sono i protagonisti del Made in Italy di quegli anni.

    Gli scatti dei grandi maestri della fotografia di moda – Giampaolo Barbieri, Giovanni Gastel, Alfa Castaldi, Maria Vittoria Backhaus – e le illustrazioni di René Gruau, Sepo, Erberto Carboni, Franco Grignani, Guido Crepax, Antonio Lopez, Lora Lamm, oltre al lavoro particolarissimo e destabilizzante di Oliviero Toscani, restituiscono un’estetica che è insieme racconto pubblicitario e ritratto di un’epoca.

    La moda si conferma una macchina potente di comunicazione e si definisce sempre più come linguaggio e performance del corpo. La mostra racconta come la moda e la pubblicità, insieme, abbiano saputo attraversare i cambiamenti economici, sociali e culturali del nostro paese a generarne i miti, gli stereotipi, la creatività, i desideri.

    L’Italia entra nel secondo dopoguerra timidamente, osservando il dinamismo pubblicitario americano ma restando ancorata a un sistema artigianale: grafici, illustratori, cartellonisti. Lo sviluppo è rallentato da un sistema mediatico rigido e pedagogico: Carosello, con le sue regole e le sue censure, ritarda il confronto con le avanguardie internazionali. Ma proprio questa lentezza rafforza una forma di “italianità pubblicitaria”, un gusto visivo e narrativo che unisce memoria, ironia e affabulazione.

    La vera svolta arriva con le televisioni private, il colore in tv, la disgregazione dei modelli unici: la pubblicità diventa un linguaggio pop, potente, invasivo. È una nuova forma d’arte visiva, e la moda il suo laboratorio più vibrante. Un’importante sezione della mostra viene dedicata proprio alla visione di alcuni degli spot televisivi più iconici di quegli anni, entrati a far parte dell’immaginario collettivo.

    Gli anni Ottanta e Novanta segnano l’apice e vedono l’indiscusso successo mondiale del brand “Made in Italy”. La moda italiana smette di essere solo industria e comunica storie, personaggi, esperienze creando nuovi immaginari.

    Le collaborazioni – Museo nazionale Collezione Salce di Treviso, Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, Civica Raccolta delle Stampe ‘Achille Bertarelli’ – Castello Sforzesco del Comune di Milano, Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE di Alassio (SV), Mirko Morini – Tortona4arte di Milano, Andrea Re – Milano Manifesti, Giuseppe Moraglia – L’Afficherie a L’Aquila, Marco Cicolini – Libreria Antiquaria Piemontese di Torino, oltre ad archivi aziendali e importanti collezioni private.

    Per tutta la parte filmica la mostra si avvale del contributo dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi.

    L’Archivio Storico Barilla mette a disposizione alcuni spettacolari caroselli con Mina (1965-1970) con gli abiti disegnati da Piero Gherardi, costumista di Fellini, e da altri celebri couturier.

    La mostra e il catalogo – La mostra – a cura, come il precedente capitolo dedicato al periodo 1850-1950, di Dario Cimorelli, editore ed esperto di comunicazione, Eugenia Paulicelli, Professoressa ordinaria e fondatrice della scuola di specializzazione di “Fashion Studies” presso il Graduate Center e il Queens College della City University di New York, Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca – è accompagnata da un ricco catalogo edito da Dario Cimorelli Editore, dove, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte, vengono pubblicati saggi di Eugenia Paulicelli, Silvia Casagrande, Vanessa Gavioli, Emmanuel Grossi, Chiara Pompa, Emanuela Scarpellini.     

    MODA E PUBBLICITÀ IN ITALIA 1950-2000
    Fondazione Magnani-Rocca, Villa dei Capolavori, Mamiano di Traversetolo (Parma)
    Dal 13 settembre al 14 dicembre 2025. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) | sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre | Lunedì chiuso.
    Biglietti: € 15 valido anche per le Raccolte permanenti e il Parco Romantico | € 13 per gruppi di almeno quindici persone | € 5 per le scuole e sotto i quattordici anni. Il biglietto comprende anche la visita libera agli Armadi segreti della Villa. Per meno di quindici persone non occorre prenotare; i biglietti si acquistano all’arrivo alla Fondazione.
    Info: www.magnanirocca.it | info@magnanirocca.it | 0521 848327 / 848148
    Visite guidate: il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra ‘Moda e Pubblicità in Italia’ con guida specializzata; è possibile prenotare a prenotazioni@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 20 (ingresso e guida).
     
    Ristorante tel. 0521 1627509   whatsapp 393 7685543   e-mail marco@bstro.it

    La Fondazione Magnani-Rocca custodisce una delle più importanti collezioni d’arte di origine privata al mondo.

    La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo, espone infatti le opere appartenute a Luigi Magnani, con autori quali Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, de Pisis, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Morandi.

    Immersa nella campagna di Parma, la Villa conserva il fascino senza tempo degli ospiti illustri che l’hanno frequentata, con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero, circondata dal Parco Romantico, un grande giardino all’inglese con piante esotiche, alberi monumentali e gli splendidi pavoni bianchi e colorati. Il Parco storico è stato recentemente restaurato grazie ai fondi del PNRR. Si tratta di un unicum per la sua eccezionale stratificazione: pochi luoghi in Italia possono vantare una testimonianza altrettanto completa dell’evoluzione dell’arte del giardino. Nel parco coesistono armoniosamente tre visioni del paesaggio: il giardino formale ottocentesco voluto nel 1819 dal generale Filippo Paulucci delle Roncole, il parco all’inglese romantico realizzato da Marianna Panciatichi tra il 1850 e il 1860, e il giardino all’italiana progettato da Luigi Magnani negli anni ’60 del Novecento.

    A completare questa sintesi viva di tre secoli di paesaggismo, un giardino contemporaneo ispirato al “New Perennial Movement”, che reinterpreta in chiave ecologica e sensibile il rapporto tra natura, estetica e cultura.


    Ufficio Stampa: Studio ESSECI  Sergio Campagnolo
    Rif. Simone Raddi  simone@studioesseci.net  tel. 049 663499.
    Cartella stampa e immagini: www.studioesseci.net
     
    La mostra è realizzata grazie al contributo di:
    FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE ITALIA
    Media partner: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
    Con la collaborazione di: AXA XL Insurance e Aon S.p.a.
    Angeli Cornici, Bstrò, Cavazzoni Associati, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.
    Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
  • Alle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino fino al 28 settembre 2025

    Alle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino fino al 28 settembre 2025

    Visto il grande successo di pubblico e critica, i Musei Reali di Torino e Arthemisia annunciano la proroga straordinaria della mostra “Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione”, che resterà visitabile fino a domenica 28 settembre 2025 nelle suggestive Sale Chiablese.

    L’esposizione – affascinante viaggio tra arte, mito e femminilità – curata da Annamaria Bava, propone un articolato percorso attraverso oltre 100 opere, tra dipinti, disegni, sculture antiche e oggetti d’arte, provenienti dai Musei Reali di Torino, dalle Gallerie degli Uffizi e da importanti istituzioni museali e collezioni italiane e internazionali.

    LA MOSTRA “Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione”

    prorogata fino al 28 settembre 2025 alle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino

    Fino al 28 settembre 2025
    Musei Reali – Sale Chiablese, Torino

    Il racconto si snoda tra Rinascimento e primo Novecento, analizzando le diverse declinazioni della bellezza nella storia dell’arte, in un susseguirsi di linguaggi, visioni e suggestioni legate alla figura femminile, alla natura, al mito e alla seduzione.
    Dalle sculture di epocaromana all’eleganza classica di Botticelli e Lorenzo di Credi – i cui capolavori sono messi a diretto confronto – il percorso espositivo conduce il visitatore attraverso nove sezioni tematiche, che spaziano dal fascino dell’antico alla potenza evocativa dell’Art Nouveau di Alphonse Mucha.

    Tra le opere di punta, spiccano la straordinaria Venere di Botticelli della Galleria Sabauda e la delicata Giovane donna con l’unicorno di Luca Longhi, in prestito da Castel Sant’Angelo. La mostra offre anche preziosi focus su figure femminili iconiche come la Contessa di Castiglione, misteriosa e affascinante nobildonna del XIX secolo, nonché seducente agente segreto, e sulle principesse e regine di Casa Savoia, restituendo ritratti e identità di donne protagoniste del loro tempo.

    In esclusiva, per la prima volta, sono presentati in mostra i risultati delle indagini diagnostiche sulla Venere di Botticelli effettuate dall’infrastruttura E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science), che rivelano pensieri, pentimenti e dettagli nascosti del grande maestro fiorentino.
    Il 25 settembre, dalle 14.30 alle 18.30, i Musei Reali hanno in programma di organizzare un incontro di ricerca e restituzione per illustrare la tecnica esecutiva del dipinto e l’esito degli studi, pubblicati parzialmente sul catalogo dell’esposizione.

    La mostra è visitabile anche con il biglietto combinato Mostra + Musei Reali.

    La mostra Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura, seduzione èprodotta dai Musei Reali di Torino e da Arthemisia ed è curata da Annamaria Bava
    La mostra vede come mobility partnerFrecciarossa Treno Ufficiale.
    Il catalogo è edito da Moebius.

    Unitamente al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, si ringrazia il Museo Mucha, che ospita nel Palazzo Savarin di Praga la Collezione della Famiglia Mucha, amministrata dalla omonima Fondazione, per l’eccezionale prestito delle opere del grande artista ceco.
    Un ringraziamento particolare va anche alla Fondazione CRT per il sostegno accordato all’esposizione dei fogli del Taccuino romano di Girolamo da Carpi della Biblioteca Reale.


    Sede
    Musei Reali di Torino
    Sale Chiablese
    Piazzetta Reale, Torino

    Date al pubblico
    fino al 28 settembre 2025

    Orario apertura
    Dal giovedì al martedì
    Tutti i giorni 9.30 – 19.30
    Chiuso il mercoledì
    (la biglietteria chiude un’ora prima)

    Biglietti
    Intero € 15,00
    Ridotto € 13,00

    Informazioni e prenotazioni
    T. + 39 011 1848711
    www.arthemisia.it
    Social e Hashtag ufficiale
    #BotticelliMuchaTorino
    @arthemisiaarte
    @museirealitorino

    Ufficio Stampa Arthemisia
    Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
    press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
    Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>
  • Vivian Maier, la tata-fotografa che ha conquistato il mondo con il suo sguardo unico

    Vivian Maier, la tata-fotografa che ha conquistato il mondo con il suo sguardo unico

    Oltre 10.000 visitatori hanno già attraversato le sale del Centro Culturale Altinate – San Gaetano di Padova per scoprire la straordinaria storia di Vivian Maier, la tata-fotografa che ha conquistato il mondo con il suo sguardo unico. Grazie al grande entusiasmo del pubblico e all’elevato numero di presenze registrate sin dall’apertura, la mostra “Vivian Maier. The exhibition“ sarà prorogata fino al 19 ottobre 2025.

    Vivian Maier. The exhibition
    Centro Culturale Altinate | San Gaetano, Padova
    La mostra è prorogata fino al 19 ottobre 2025

    Un successo crescente, fatto di emozioni, sguardi e storie catturate dall’obiettivo di un’artista che ha saputo raccontare la quotidianità con intensità e poesia. Le immagini in mostra – molte delle quali inedite – tracciano un ritratto intimo e potente della società americana del Novecento, ma anche della misteriosa figura di Maier, il cui talento è rimasto nascosto per decenni.

    Questa proroga è un’occasione in più per chi non ha ancora visitato l’esposizione e per tutti coloro che desiderano tornare ad ammirare la più ampia retrospettiva mai dedicata a Vivian Maier, conle oltre 200 fotografie tra scatti in bianco e nero e a colori, filmati super 8, oggetti personali, documenti d’archivio e sale esperienziali e immersive.

    Prodotta e organizzata dal Comune di Padova e Arthemisia, da un progetto di Vertigo Syndrome e in collaborazione con diChroma photography, la mostra è realizzata con il contributo di AcegasApsAmga e vede come mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale.

    Il catalogo è realizzato da Moebius in collaborazione con Réunion des musées nationaux (RMN) – Grand Palais e Musée du Luxembourg, Paris.

    Circondata da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino, quella di Vivian Maier (1° febbraio 1926 – 21 aprile 2009) è la storia di una donna che ha fatto della fotografia la sua ragione di vita, senza mai esporsi, ma nascondendosi dietro l’obbiettivo, con il quale catturava immagini indimenticabili, spaccati di vita quotidiana che ha reso eterni.

    Tata di mestiere, fotografa per vocazione
    , non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex: la sua strategia era l’anonimato, rubare scatti senza mettere in posa i soggetti, senza costruire messe in scena. Catturando, semplicemente, la vita che aveva intorno, forse senza stare a pensarci troppo. Senza orpelli, né artifici di alcun genere. Ecco allora i suoi scatti che raffigurano bambini – quelli di cui si prendeva cura, ma anche quelli che, per caso, incontrava per la strada, e di cui sapeva catturare e rendere immortali i loro sguardi. Come un selfie ante litteram, come a voler dire “ci sono anche io” in mezzo a tutta questa vita che scorre tra le strade della Grande Mela o in altre grandi città.

    Con la scatto silenzioso della sua Rolleiflex Vivian Maier ha immortalato per quasi cinque decenni il mondo che la circondava. Dai banchieri di Midtown ai senzatetto addormentati sulle panchine dei parchi, alle coppie che si abbracciavano o, molto spesso, riprendendo se stessa: Gli oltre 150.000 negativi scattati nel corso della sua vita coprono una immensa gamma di soggetti. Dai primi anni Cinquanta fino agli anni Novanta, Vivian Maier si è occupata di documentare meticolosamente ogni aspetto della vita che la circondava, ovunque andasse. Eppure, il suo lavoro è rimasto sconosciuto a chiunque, conservato chiuso dentro centinaia di scatole, quasi fino alla sua morte.

    È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.
    Maloof ha co-diretto un documentario candidatoall’Oscar, “Finding Vivian Maier” (2014) che ha dato alla fotografa fama mondiale.


    Prima sezione – Vivian sono io

    La mostra si apre con gli autoritratti dell’artista, tra le opere che più l’hanno resa iconica. Riflessi in specchi, ombre e sagome mostrano la sua visione di sé e il suo approccio sperimentale. In questi scatti, Maier esplora sé stessa con una straordinaria capacità creativa e intuitiva, immortalando la propria immagine in riflessi di specchi, ombre e superfici di vetro. Ogni fotografia non è solo un’affermazione della sua presenza in un momento e luogo specifici, ma rappresenta anche un dialogo con la cultura contemporanea del selfie, rivelando l’attualità del suo linguaggio visivo.

    Seconda sezione – Uno sguardo ravvicinato e sincero su un’epoca passata

    In questa sezione, siamo condotti per le strade di New York e Chicago, dove Maier amava perdersi tra i quartieri popolari, osservando la vita quotidiana e immortalando con il suo obiettivo i volti, le espressioni e le emozioni di una società in trasformazione. Il suo sguardo acuto e sincero cattura la bellezza e la profondità delle persone comuni, in particolare delle donne. Nella sua esplorazione dell’America del dopoguerra, Maier si concentra su coloro che vivono ai margini del sogno americano, ritratti con una spontaneità che precede il momento in cui, accorgendosi di essere osservati, avrebbero potuto perdere la loro autenticità.

    Terza sezione – L’America del dopoguerra e la facciata del sogno americano

    Le immagini raccontano di coloro che non hanno trovato il loro posto nel “sogno americano”. Scatti rubati a persone ai margini della società, spesso ripresi di spalle o senza che si accorgessero della sua presenza.

    Quarta sezione – Il Super 8 e la vivace trama umana degli spazi metropolitani

    Questa sezione esplora le esperienze cinematografiche di Maier. Negli anni Sessanta, Maier si avvicina anche al linguaggio cinematografico, alternando l’uso della sua fotocamera Rolleiflex con la macchina da presa Super 8. Filma frontalmente la realtà che la circonda, senza artifici o montaggi, e cattura la vivace trama umana degli spazi metropolitani. Questo approccio documentaristico arricchisce ulteriormente la sua già vasta produzione fotografica, rendendo ogni scatto un tassello di un mosaico più ampio che racconta la vita urbana in tutta la sua complessità.

    Quinta sezione – Tutti i colori della straordinaria vita ordinaria

    Qui troviamo rare immagini a colori, scattate nei quartieri operai con una Leica 35 mm. I colori intensi e saturi aggiungono una dimensione inaspettata alla visione di Maier, tipicamente conosciuta per il suo lavoro in bianco e nero. Il colore, per Maier, è un altro strumento potente. Le sue immagini a colori, realizzate con una Leica 35 mm, conferiscono dinamismo e intensità alle scene di vita quotidiana, in particolare nei quartieri operai di Chicago. Qui, il colore diventa il “Blues” che anima le strade della città, in un gioco cromatico che contrasta con la silenziosa profondità del suo lavoro in bianco e nero.

    Sesta sezione – Bambini nel tempo

    Altro tema centrale della mostra è l’infanzia, un argomento caro a Maier, che per quasi quarant’anni ha lavorato come tata. Le sue fotografie dei bambini di cui si prendeva cura rivelano uno sguardo attento e sensibile, capace di cogliere l’essenza più autentica e genuina della loro vita. Volti, espressioni, giochi e lacrime: ogni immagine è un ritratto vivido dell’infanzia, intriso di un’intensità emozionale rara.
    Vivian Maier ha dedicato molti scatti ai bambini, catturandone l’innocenza e l’intensità emotiva. In questa sezione, vediamo le risate e le espressioni dei piccoli soggetti, in uno dei temi più ricorrenti e personali del suo lavoro.

    Settima sezione – L’astratto visto da vicino


    Sede
    Centro Culturale Altinate | San Gaetano
    Via Altinate, 71 – 35121 – Padova

    Date al pubblico
    25 aprile – 28 settembre 2025
    (la mostra aprirà il giorno 24 aprile alle ore 15.00)

    Orario apertura
    Dal martedì alla domenica 10.00 – 19.30
    Chiuso il lunedì
    (la biglietteria chiude un’ora prima)

    Biglietti
    Intero € 16,00
    Ridotto € 14,00

    Info e prenotazioni
    T. +39 049 748521
    info@arthemisia.it

    Info e prenotazioni gruppi e scuole
    T. +39 049 748521
    didattica@arthemisia.it

    Sito
    www.arthemisia.it

    Social e Hashtag ufficiale
    #VivianMaierPadova
    @arthemisiaarte

    Ufficio Stampa Arthemisia
    Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
    press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
  • Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro | MARGARET BOURKE-WHITE. L’opera 1930-1960

    Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro | MARGARET BOURKE-WHITE. L’opera 1930-1960

    La Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia presenta la mostra Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960, a cura di Monica Poggi e realizzata in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, dal 25 ottobre all’8 febbraio in programma nelle sale affrescate dei Chiostri di San Pietro.

    Un percorso affascinante che attraverso 150 fotografie ripercorre il lavoro, la vita e l’esperienza umana di Margaret Bourke-White (New York, 14 giugno 1904 – Stamford, 27 agosto 1971), testimone instancabile del suo tempo e pioniera capace di superare barriere e confini di genere.

    REGGIO EMILIA
    CHIOSTRI DI SAN PIETRO
     
    Margaret Bourke-White
     L’opera 1930-1960
     
    a cura di Monica Poggi 
     
    25 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026
     
    Organizzata da Fondazione Palazzo Magnani
    in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

    La mostra, divisa in sei sezioni, prende avvio da I primi servizi di ‘Life’, quando nel 1936 la celebre rivista americana per il numero d’esordio scelse una fotografia che Bourke-White scattò alla diga di Fort Peck in Montana, e prosegue con i suoi reportage sulle industrie americane, raccolti ne L’incanto delle fabbriche e dei grattacieli. Ritrarre l’utopia in Russia ripercorre l’esperienza dell’autrice come prima fotografa ammessa in Unione Sovietica, mentre in Cielo e fango, le fotografie della guerra sono esposte le immagini scattate sui fronti europei, africani e sovietici della Seconda Guerra Mondiale. La mostra prosegue con Il mondo senza confini: i reportage in India, Pakistan e Corea, dove sono raccolte le fotografie dedicate ai maggiori conflitti degli anni Quaranta-Cinquanta, e si conclude in Oro, diamanti e Coca-Cola, testimonianza visiva delle sempre più marcate differenze sociali che l’autrice immortalò sia in Africa, dove compì diversi viaggi, sia negli Stati Uniti.

    Approfondendo i passaggi chiave della carriera di Bourke-White, l’esposizione lascia emergere anche lo spessore umano e personale della fotografa, il suo carattere emancipato e lo stile di vita stravagante – nel proprio studio sul Chrysler Building, a New York, allevava due alligatori – che le permisero di affrontare con tenacia un contesto sociale ad appannaggio maschile e di diventare negli anni Trenta una delle donne più celebri degli Stati Uniti. Dapprima come portavoce delle politiche nazionali sul New Deal, veicolate attraverso uno stile capace di unire esigenze testimoniali e narrative con un’estetica vicina a quella della propaganda di inizio secolo. E successivamente come eroica e avventurosa fotoreporter, motivata dall’interesse documentaristico e dall’impegno sociale a muovere da uno stile più artistico, fatto di echi modernisti e di visioni scenografiche con cui immortalava i complessi industriali, sempre al limite delle possibilità tecniche e logistiche, a un tratto più fotogiornalistico, adatto a raccontare gli individui e la loro esistenza segnata da conflitti e difficoltà.

    “Negli anni in cui ad ossessionarmi era stata la bellezza delle architetture industriali, nelle mie foto le persone erano state presenze puramente casuali. […] Ora invece, mi interessano solo le persone“, diceva Bourke-White raccontando dei reportage realizzati sulla vita americana negli anni successivi al collasso economico. Indagine sociale che in seguito la conduce in Unione Sovietica, prima fotografa a testimoniare i piani quinquennali di Stalin (1929-1933) e poi a documentare i conflitti sui principali fronti di guerra di metà Novecento, contesti in cui viene accolta come una celebrità e considerata una risorsa cruciale per comunicare ciò che accade durante gli scontri. Tanto da ottenere l’autorizzazione per seguire l’avanzata degli alleati in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale ed entrare, l’11 aprile 1945, nel campo di concentramento di Buchenwald, dove ritrasse i sopravvissuti scheletrici, gli ammassi di corpi, ma anche i volti attoniti dei civili: “Vidi e fotografai pile di corpi nudi senza vita, i pezzi di pelle tatuata usata per i paralumi, gli scheletri umani nella fornace, gli scheletri viventi che di lì a poco sarebbero morti per aver atteso troppo a lungo la liberazione. In quei giorni la macchina fotografica era quasi un sollievo, inseriva una sottile barriera tra me e l’orrore che avevo di fronte”, raccontava la fotografa.

    Nonostante la diffusione di macchine fotografiche portatili, leggere e maneggevoli, sono imprese che Bourke-White porta a termine preferendo il medio o grande formato anche nelle situazioni più scomode e pericolose, prediligendone l’alta precisione ottica e la monumentalità che conferivano ai soggetti. Non vi rinuncia nemmeno quando negli anni Quaranta-Cinquanta viaggia tra India, dove ritrae Gandhi, Pakistan e Corea. Anche in questi contesti di conflitto continua a preferire la posa alla presa diretta, più cara ad autori coevi come per esempio Robert Capa o Henri Cartier-Bresson, che impiega per restituire dignità alle persone provenienti dai contesti più umili, trasformati dalle sue immagini in portavoce dei drammi e delle storie dell’intera umanità.

    Sensibilità umana e ambizione si uniscono così a comporre il profilo di una fotografa instancabile e impavida, sagace ed estrosa, la cui visione sconfinata emerge da un episodio curioso, risalente al 1955, quando, mentre cercava di combattere il morbo di Parkinson con operazioni sperimentali e terapie innovative, chiese al suo editore Henry Luce di garantirle l’incarico per il primo viaggio sulla luna. “Certo dovrei risolvere il problema del mezzo di trasporto”, scriveva nella lettera. “Forse tra qualche anno troverò la soluzione. Forse saltare la corda non significa che io sia in grado di andare sulla luna, ma la scienza corre così veloce, chissà“.

    Un viaggio potente nello sguardo di una donna che ha saputo raccontare la storia attraverso  immagini che ancora oggi parlano con forza al nostro tempo. Per riflettere sull’attualità del suo sguardo e sulla capacità della sua opera di interrogare il presente, la Fondazione Palazzo Magnani propone un programma di incontri pubblici dedicati al cosiddetto “Secolo americano”: quell’insieme di caratteri storici, culturali, ideologici, economici e sociali che hanno segnato il Novecento e che ancora incidono profondamente nella cultura e nelle vicende del presente.


    Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960
    A cura di Monica Poggi
    Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro (Via Emilia San Pietro, 44c)
    25 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026
     
    Organizzata da Fondazione Palazzo Magnani
    in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
     
    Informazioni: www.palazzomagnani.it
     
    Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani
    Stefania Palazzo s.palazzo@palazzomagnani.it T +39  0522 444409
    Elvira Ponzo e.ponzo@palazzomagnani.it T +39 0522 444420
     
    Ufficio stampa  mostra
    Anna Defrancesco comunicazione
    annadefrancesco.com
    press@annadefrancesco.com
     
    Anna Defrancesco ad@annadefrancesco.com 
    Chiara Tavasci chiara@annadefrancesco.com 
    Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com>
  • A Cremona, la valorizzazione di un maestro poco noto al grande pubblico

    A Cremona, la valorizzazione di un maestro poco noto al grande pubblico

    Nei 500 anni dalla morte dell’artista il Museo Diocesano di Cremona annuncia, dal 10 ottobre 2025 al 11 gennaio 2026, la prima mostra monografica su Boccaccio Boccaccino (Ferrara?, 1462/ante 22 agosto 1466 – Cremona, 1525). L’evento è organizzato dal Museo Diocesano di Cremona con la collaborazione della Soprintendenza ABAP per le province di Cremona Lodi e Mantova e il patrocinio del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali di Cremona dell’Università degli Studi di Pavia.

    IL RINASCIMENTO DI BOCCACCIO BOCCACCINO
    Cremona, Museo Diocesano
    10 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026
    Firenze, Galleria degli Uffizi

    La mostra si pone come occasione irripetibile di studio e di ricerca e, al tempo stesso, un momento di valorizzazione di un maestro poco noto al grande pubblico, ma pur sempre di indubbia importanza nell’ambito della cultura figurativa del Rinascimento in Italia settentrionale, tanto da essere definito da Giorgio Vasari, nelle sue celebri Vite, “raro” ed “eccellente pittore”. Grazie alla sua attività, attestata nei più importanti centri del nord Italia, Boccaccino si propose infatti sulla scena come un intelligente interprete della lezione impartita da Leonardo a Milano e da Giorgione a Venezia.

    L’idea di mostra scaturisce dalla recente acquisizione, da parte del Museo Diocesano di Cremona, di una tavola del Maestro, frammento di una pala d’altare un tempo nella chiesa di San Pietro al Po a Cremona, che rappresenta l’ultima sua opera, eseguita poco prima della morte. Con questa acquisizione il Diocesano di Cremona può vantare oggi il più cospicuo nucleo museale di opere di Boccaccino, che comprende il frammento di pala (restaurato) già citato, la stupenda Annunciazione Ludovisi (deposito permanente da parte della Fondazione Arvedi Buschini), la Crocifissione e la Sacra famiglia con Maria Maddalena.

    Attraverso prestiti di grande rilevanza, concessi da importanti istituzioni museali tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Estense, il Museo di Capodimonte, il Museo Civico di Padova, il Museo Correr, la mostra ripercorre la vicenda artistica di Boccaccino dalle origini sino agli ultimi anni, dando conto della sua attività attestata a Ferrara, Genova, Milano, Venezia, Roma e Cremona, nella cui Cattedrale si conserva lo straordinario ciclo affrescato nella navata centrale. Si potrà così comprendere il rilievo del pittore nel più ampio contesto del Rinascimento italiano tra la fine del XV e i primi tre decenni del XVI secolo.

    Il percorso prende avvio dalla prima attività di Boccaccino tramite due importanti testimonianze, l’Adorazione dei pastori del Museo di Capodimonte e la Madonna col Bambino dei Musei Civici di Padova, che consentono di inquadrare le prerogative stilistiche del pittore, suggestionato, alla fine del XV secolo, dai fatti figurativi di ascendenza emiliano-ferrarese e dalla cultura di matrice leonardesca.

    A documentare lo spostamento di interessi di Boccaccino, a seguito del suo rocambolesco trasferimento da Ferrara a Venezia, avvenuto nell’anno 1500 dopo un drammatico fatto di cronaca nera, la mostra propone l’Adorazione dei pastori della Galleria Estense di Modena, dove si scorge con maggiore evidenza l’eco del magistero di Giorgione.

    Tra le prime opere realizzate a Venezia va ricordata l’ancona per la chiesa di San Giuliano, la cosiddetta ‘pala di San Zulian’, oggi inamovibile, evocata dalla Madonna col Bambino in trono e un donatore di collezione privata, già nella raccolta dei principi di Liechtenstein a Vienna e mai esposta.

    Nel corso della permanenza in laguna Boccaccino ebbe modo di mettere a punto un linguaggio raffinato, che si evince dalla stupefacente coppia di Evangelisti e dall’iconica Zingarella delle Gallerie degli Uffizi. Il soggiorno veneziano rappresentò anche l’occasione per confrontarsi con la tipologia della ‘sacra conversazione a mezze figure’, brevettata da Giovanni Bellini e ampiamente diffusa. Un esempio in tal senso è offerto dalla Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria del Museo Correr di Venezia.

    Nell’estate del 1506 l’artista giunse a Cremona dove fu incaricato di affrescare il catino absidale del Duomo e l’Annunciazione sull’arco santo, subito replicata nella meravigliosa tavola già in collezione Ludovisi, oggi al Museo Diocesano di Cremona. Allo stesso periodo datano la ‘pala di Sant’Agata’ del 1508 (recentemente restaurata) e la Crocifissione su tela, entrambe conservate al Diocesano. L’impresa più eclatante della carriera di Boccaccino, avviata al ritorno da un soggiorno a Roma, è però rappresentata dalle Storie della Vita della Vergine e dell’infanzia di Cristo sulla parete sinistra della navata del Duomo di Cremona (1514-1519). La prossimità di questo ciclo alla sede della mostra invita a entrare in Cattedrale e ammirare questo memorabile ciclo di affreschi.

    L’esposizione cremonese si completa con due opere risalenti all’estrema maturità dell’artista, il Ritratto di gentiluomo di collezione privata, sinora mai esposto al pubblico e ad oggi unico testimone della produzione ritrattistica del pittore, e il frammento restaurato della cosiddetta ‘pala Fodri’. In queste opere, nonostante l’età avanzata, il maestro dimostra di essere aggiornato sulle novità proposte da altri maestri del Rinascimento padano, per esempio da Girolamo Romanino e Altobello Melone, e di essere inserito nei più importanti circuiti cittadini, godendo della stima dei contemporanei.

    La direzione scientifica della mostra è affidata al dott. Francesco Ceretti (Università degli Studi di Pavia) e al dott. Filippo Piazza (Soprintendenza ABAP per le province di Brescia e Bergamo), coadiuvati da un comitato scientifico di alto profilo, che annovera il dott. Gabriele Barucca (già Soprintendenza ABAP per le province di Cremona Lodi e Mantova), il prof. Francesco Frangi (Università degli Studi di Pavia), la dott.ssa Maria Cristina Passoni (Pinacoteca di Brera), la dott.ssa Cristina Quattrini (Pinacoteca di Brera) e il prof. Marco Tanzi (Università del Salento).

    I risultati delle ricerche confluiranno in un catalogo, edito da Officina Libraria, corredato da saggi a firma dei curatori e di altri studiosi, accompagnati dalle schede delle opere esposte.


    Ufficio Stampa
    STUDIO ESSECI di Sergio Campagnolo
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