Ettore Sottsass, la responsabilità del progetto

A Pistoia una grande mostra rilegge l’opera di Ettore Sottsass come architetto e intellettuale del progetto. Un percorso che attraversa trent’anni decisivi del Novecento italiano, tra disillusione moderna, sperimentazione formale e ricerca di un nuovo umanesimo.

Ettore Sottsass, la responsabilità del progetto01- Copertine & Commenti

Andrea Montesi
Architettura – Experiences

Dire “Ettore Sottsass” significa spesso evocare un’immagine precisa: colori accesi, oggetti diventati icone, una libertà formale che ha rotto gli argini del razionalismo. Ma ridurlo a questo sarebbe ingiusto e, soprattutto, incompleto. Ettore Sottsass è stato prima di tutto un architetto nel senso più ampio del termine: qualcuno che ha interrogato il progetto come strumento per capire il mondo, non solo per disegnarlo.

La mostra Io sono un architetto. Ettore Sottsass, ospitata a Palazzo Buontalenti dal 6 marzo al 26 luglio 2026, nasce proprio da questa esigenza: restituire la complessità di una figura che ha attraversato il Novecento con uno sguardo critico, spesso disincantato, ma mai indifferente. Un autore che ha saputo mettere in discussione il mito del progresso senza rinunciare alla responsabilità del fare .

Un percorso contro le semplificazioni

Curata da Enrico Morteo, la mostra è costruita attorno al fondo che Sottsass affidò al CSAC Parma, uno dei più importanti archivi italiani dedicati alla cultura del progetto. Non una celebrazione a posteriori, ma una rilettura critica di circa trent’anni di attività, dall’immediato dopoguerra ai primi anni Settanta. Un periodo decisivo, in cui l’Italia cambia volto e il progetto diventa terreno di conflitto tra industria, società e individuo.

Disegni, fotografie, ceramiche, oggetti, documenti d’archivio – molti dei quali esposti per la prima volta – permettono di seguire l’evoluzione di un pensiero che non procede per certezze, ma per domande. Sottsass non costruisce sistemi chiusi. Al contrario, li apre, li mette in crisi, li abbandona quando smettono di essere utili.

Architetto, prima di tutto

Il titolo della mostra non è una dichiarazione identitaria, ma quasi una precisazione necessaria: “Io sono un architetto”. Sottsass lo affermava sapendo che il suo lavoro era stato spesso letto attraverso altre lenti: quella del designer, dell’artista, del provocatore. Eppure, anche quando disegnava un oggetto, anche quando lavorava con il colore o con la ceramica, il suo era sempre uno sguardo architettonico. Uno sguardo che tiene insieme spazio, corpo, uso, simbolo.

La sua formazione e la sua pratica si muovono in un’epoca segnata dalla ricostruzione e dalla fiducia nella tecnica. Ma già negli anni Cinquanta e Sessanta emerge una distanza critica rispetto all’idea di progresso come destino inevitabile. Sottsass osserva con attenzione la società dei consumi che si sta formando e ne coglie presto le contraddizioni: l’accelerazione, l’omologazione, la perdita di senso.

La disillusione come punto di partenza

La mostra insiste su questo nodo centrale: la disillusione. Non come rinuncia, ma come condizione per ripensare il progetto. Sottsass non crede più alla neutralità della forma né alla promessa salvifica della funzione. Eppure non sceglie la fuga. Cerca piuttosto, nella forma, nel colore e nella luce, una possibilità diversa: un progetto che torni a parlare all’uomo, alle sue fragilità, ai suoi desideri.

È qui che emerge quella che Morteo definisce una ricerca di “nuovo umanesimo del progetto”. Non un ritorno nostalgico al passato, ma un tentativo di rimettere al centro l’esperienza umana, contro la freddezza dei sistemi e delle ideologie.

Il legame con la Toscana

Un capitolo importante del percorso è dedicato al rapporto di Sottsass con la Toscana, non come luogo mitico, ma come rete concreta di relazioni artigianali e industriali. Le ceramiche realizzate con Aldo Londi a Montelupo Fiorentino, le collaborazioni con Poltronova ad Agliana, il dialogo con imprenditori e progettisti locali raccontano un modo di lavorare fondato sulla sperimentazione condivisa.

In queste esperienze, Sottsass mette alla prova le sue idee, accetta il rischio dell’errore, usa il colore come strumento critico, non decorativo. La ceramica, in particolare, diventa un campo di libertà: fragile, imperfetta, lontana dalla serialità industriale. Un materiale che resiste alla standardizzazione e, proprio per questo, carico di significato.

Disegni e scrittura come pensiero

Accanto agli oggetti, i disegni e i testi occupano un ruolo centrale. Sottsass disegna e scrive per pensare. I suoi appunti non spiegano, ma accompagnano. Non illustrano un’idea già definita, ma la cercano. In questo senso, la mostra restituisce anche il metodo di lavoro di un autore che non separa mai teoria e pratica.

Le fotografie, spesso considerate un ambito laterale della sua produzione, rivelano la stessa attenzione: non documentazione, ma sguardo. Viaggi, architetture, dettagli urbani diventano occasioni per interrogare il rapporto tra uomo e ambiente.

Oltre il mito del radical design

È impossibile parlare di Sottsass senza incrociare il tema del design radicale e delle avanguardie degli anni Sessanta e Settanta. Ma anche qui la mostra invita a superare le etichette. Sottsass partecipa a quel clima, lo attraversa, ma non vi si identifica mai completamente. Il suo è un radicalismo che non si esaurisce nella provocazione, ma cerca un esito costruttivo.

La critica al funzionalismo non si traduce in un rifiuto del progetto, ma in una sua rifondazione. Ogni oggetto, ogni spazio, ogni forma deve dichiarare la propria posizione nel mondo. Non esistono soluzioni innocenti.

Un’eredità ancora aperta

Rileggere oggi Sottsass significa confrontarsi con domande che restano attuali: che ruolo ha il progetto in una società complessa? Quale responsabilità ha chi disegna forme, spazi, oggetti destinati a entrare nella vita quotidiana? In un’epoca segnata da nuove accelerazioni tecnologiche, la sua cautela, il suo invito a rallentare e a osservare, suonano come un monito.

La mostra di Pistoia non propone risposte definitive. Offre piuttosto strumenti per capire. E questo è forse il suo valore più grande: restituire Sottsass non come icona, ma come interlocutore. Uno che ha saputo dubitare, cambiare strada, rimettersi in discussione.

“Io sono un architetto”. Dietro questa frase c’è un’idea precisa: il progetto come atto umano, prima che professionale. Un atto che implica responsabilità, attenzione, misura. E che, proprio per questo, continua a parlarci.


Scheda informativa per la visita

Mostra
Io sono un architetto. Ettore Sottsass

Sede
Palazzo Buontalenti, Pistoia

Date
6 marzo – 26 luglio 2026

A cura di
Enrico Morteo

Organizzazione
Fondazione Pistoia Musei ed Electa
In collaborazione con CSAC Parma, Archivio Museo Bitossi, Centro Studi Poltronova

Informazioni
www.pistoiamusei.it


Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
Clara Cervia – clara.cervia@clp1968.it
Redazione Experiences

A Bologna, Palazzo Pallavicini arriva la New York di Saul Leiter 

“Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici. Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante”

– Saul Leiter –

126 fotografie in bianco e nero (tra stampe vintage e moderne), 40 fotografie a colori, 42 dipinti, 5 riviste originali dell’epoca e un documento filmico.
Saul Leiter raccontò con sguardo lirico e intimista la New York del secondo ‘900, ritraendo scene urbane e ritratti, e prestando il suo obiettivo al mondo della moda.
Antidivo e refrattario alla fama, stampò in vita solo alcuni dei tanti scatti realizzati, riemersi dopo la sua morte e rappresentativi del realismo fiabesco tipico del suo stile.

SAUL LEITER
Una finestra punteggiata di gocce di pioggia
Bologna, Palazzo Pallavicini
5 marzo 2026 – 19 luglio 2026

Vertigo Syndrome
 
in collaborazione con
diChroma photography e Saul Leiter Foundation
 
a cura di
Anne Morin

Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation, il patrocinio del Comune di Bologna e con la curatela di Anne Morin, presenta a Palazzo Pallavicini di Bologna, dal 5 marzo al 19 luglio 2026, la grande mostra dedicata a Saul Leiter, uno dei più raffinati maestri della fotografia del XX secolo.

Intitolata “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, l’esposizione riunisce 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio — tra cui riviste originali d’epoca e un documento filmico. La mostra comprende sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar.

Un percorso che mette in luce ciò che distingue Leiter dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi.

L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico.

New York in un gesto, un dettaglio, quasi nulla

Mentre i fotografi della sua epoca miravano a rappresentare la grandezza e la modernità di New York, Saul Leiter scelse una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. Nelle sue immagini il reale diventa lirico — il vapore che sale dai tombini, gli ombrelli nella pioggia, i riflessi sulle vetrine — frammenti discreti e sognanti di una città colta più per allusioni che per descrizioni.

La sua visione rifiuta l’approccio documentaristico dominante del dopoguerra per creare invece “haiku fotografici”, brevi rivelazioni dove realtà e astrazione si fondono.

“Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità — spiega la curatrice Anne Morin —. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che si cela negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili.”

Perché questa mostra è straordinaria

Viviamo un paradosso affascinante: mentre gli algoritmi perfezionano ossessivamente ogni pixel, il pubblico, logorato da instagram, torna a desiderare ciò che è fuori fuoco, appena evocato, impreciso. L’arte, ancora una volta, vive di contraddizioni.

Le fotografie non perfette parlano un linguaggio involontario ma potente.

Foto che altri avrebbero scartato ma che Saul Leiter ha invece cercato e sono il cuore della sua poetica: l’ostruzione diventa linguaggio, il taglio fotografico non centrato diventa stile. Leiter avrebbe rifiutato la perfezione ossessiva dei nostri contemporanei, preferendo la sporcatura casuale e naturale alla definizione perfetta.

A differenza dei colleghi che cercavano nitidezza e definizione, Leiter abbracciava l’imperfezione, fotografando attraverso vetri appannati, tende, pioggia o neve — elementi che trasformava in parte integrante della composizione. Le sue immagini, dense di livelli e trasparenze, sfumano il confine tra fotografia e pittura.

Già nel 1948 iniziò a sperimentare con il colore, in un’epoca in cui questo era considerato commerciale o frivolo. Leiter invece ne fece un linguaggio poetico, anticipando di decenni l’accettazione del colore nell’arte fotografica. Le sue tonalità audaci e vellutate trasformano le scene di strada in composizioni astratte e sensuali, attirando presto l’attenzione del mondo della moda.

Collaborò così con Esquire, Harper’s Bazaar e, nei due decenni successivi, con Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova.

Un timido pittore con la Leica

La mostra sottolinea la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, rivelando come la sua sensibilità pittorica abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione nelle arti visive gli permise di affrontare la fotografia a colori con un’eleganza e una delicatezza uniche, trattando ogni immagine come una tela.

“Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica — diceva Leiter —. Guardo attraverso l’obiettivo e scatto. Le mie fotografie sono solo una piccola parte di ciò che vedo e che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite.”

Antidivo per natura, refrattario alla fama, Leiter pubblicò e mostrò solo una parte del suo vasto corpus. Molti negativi rimasero inediti, custodendo l’aspetto più intimo e poetico della sua ricerca. Nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse una serie poco conosciuta di nudi in bianco e nero — scattati tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60 — realizzati in collaborazione con le donne della sua vita.

Il suo lavoro, intriso di un ordine segreto e di un equilibrio misterioso, rivela il poeta nascosto dietro il fotografo.

Saul Leiter secondo Anne Morin

“Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni di realtà. Realizzate con una maestria e una metrica che ricordano gli haiku. Il suo gesto è quello di un calligrafo: veloce, preciso, senza scuse.”

Figlio di un noto rabbino, Saul Leiter abbandonò gli studi religiosi per dedicarsi all’arte. Nel 1946 si trasferì a New York per dipingere, entrando presto in contatto con artisti come Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith, che incoraggiarono la sua attività fotografica.

Fin dagli anni giovanili sperimentò con pellicole Kodachrome 35 mm, ritraendo amici, passanti e scorci di strada nei dintorni della sua casa dell’East Village. Dopo un periodo di successo nella fotografia di moda, visse due decenni lontano dai riflettori.

La pubblicazione della monografia Early Color (2006) segnò la sua riscoperta internazionale, consacrandolo come pioniere della fotografia a colori.

Le sue opere oggi fanno parte delle collezioni dei maggiori musei del mondo — dal Whitney Museum of American Art al Victoria and Albert Museum — confermandone il ruolo di figura chiave nella storia della fotografia moderna.

Saul Leiter è morto il 26 novembre 2013 nella sua casa di New York. Come scrisse Margalit Fox sul New York Times,

“Delle decine di migliaia di immagini che ha scattato — molte ora considerate tra i migliori esempi di fotografia di strada al mondo — la maggior parte rimane non stampata.”

La Saul Leiter Foundation, fondata nel 2014, conserva e promuove il suo archivio — un patrimonio di fotografie, dipinti e oggetti personali — attraverso mostre, pubblicazioni e attività culturali. Dopo il centenario della nascita celebrato nel 2023 con The Unseen Saul Leiter e Saul Leiter: The Centennial Retrospective, la Fondazione continua a far emergere nuovi capitoli del suo straordinario universo visivo.

Saul Leiter attraverso gli occhi di Roby il pettirosso

Vertigo Syndrome ospita anche questa volta la mostra personale di un artista che ha realizzato otto opere originali ispirate alla vita e al pensiero di Saul Leiter. Per questa mostra è stato scelto  il poliedrico artista Ernesto Anderle, noto sui social per la sua pagina Roby il pettirosso, che con queste parole ha introdotto le sue creazioni.

“Ho deciso di raccontare la persona dietro l’artista illustrando alcuni suoi pensieri e riflessioni personali che emergono durante la sua intervista e le sue opere. Mi capita spesso di concentrarmi su una sola frase di un libro, o un solo verso di una canzone perché trovo interessante estrapolare un dettaglio da un’opera e invitare il pubblico a soffermarsi su un certo dettaglio che racchiude magari un potente significato.”


VERTIGO SYNDROME

Una dichiarazione di guerra alla noia e all’elitarismo culturale

Vertigo Syndrome è stata fondata da Chiara Spinnato e Filippo Giunti nel gennaio 2022 e si occupa di ideazione, organizzazione e produzione di mostre “dall’idea al chiodo”.

Il filo rosso che collega insieme tutte le mostre Vertigo Syndrome è la volontà di incoraggiare in Italia una nuova cultura della curiosità, e di questo ne hanno fatto un loro manifesto.

Il brand Vertigo Syndrome è nato per sfidare il modello dei principali operatori del settore Mostre d’ Arte che spesso condividono un approccio produttivo e creativo tradizionale, didascalico e centrato su target esperti o turisti della cultura.

Questo ha permesso a Vertigo Syndrome in pochi anni di creare una propria nicchia, con pubblico fidelizzato e una identità fortemente riconoscibile, dove la maggioranza dei visitatori visita le loro esposizioni per affezione e coinvolgimento con il brand qualunque sia il tema della mostra.


Orari
Giovedì – Venerdì – Sabato – Domenica – Festivi: 10.00 – 20.00  
Lunedì – Martedì – Mercoledì: Chiuso
 
APERTURE STRAORDINARIE:
◦ 5 aprile 2026 – Domenica Pasqua
◦ 6 aprile 2026 – Lunedì dell’Angelo o Pasquetta
◦ 25 aprile 2026 – Sabato Anniversario della Liberazione
◦ 1° maggio 2026 – Venerdì Festa dei Lavoratori
◦ 10 maggio 2026 – Domenica Festa della Mamma
◦ 1 e 2 giugno 2026 – Lunedì e Martedì Festa della Repubblica
 
Biglietti
Intero: 16,00€
Ridotto: 14,00€
Ridotto bambini dai 7 anni (compiuti) ai 12 anni: 6,00€
Ridotto speciale scuole: 6,00€
Ridotto gruppi (min. 15 persone): 14,00€
Gratuito per bambini fino ai 7 anni (non compiuti), persone con disabilità con certificato superiore al 75%, guide turistiche abilitate, giornalisti con accredito, soci I.C.O.M.
Biglietto open: 18,00€
Biglietto solo evento: 5,00€
Biglietto ritorno mostra: 8,00€
Ridotto partner, universitari, Card Cultura, Bologna Welcome Card: 13,00€
 
Informazioni e prevendita
www.mostrasaulleiter.it
info@mostrasaulleiter.it
 
SODDISFATTI O RIMBORSATI: I visitatori insoddisfatti dell’esposizione avranno la possibilità di essere rimborsarti dell’intero importo del biglietto pagato.
 
Vertigo Syndrome
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www.vertigosyndrome.it
FB @vertigosyndrome
IG vertigo_syndrome_
 
Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499 – www.studioesseci.net
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Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

TEFAF Maastricht 2026 annuncia l’Art Summit e il restauro di un capolavoro di Rubens

La European Fine Art Foundation (TEFAF) ha annunciato che la Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda è la beneficiaria del TEFAF Museum Restoration Fund (TMRF) di quest’anno a Maastricht. Istituito nel 2012, questo fondo annuale sostiene i musei di tutto il mondo nella conservazione e nello studio di importanti opere d’arte, rafforzando l’impegno condiviso dalla comunità artistica nella conservazione del patrimonio culturale.

TEFAF Maastricht 2026
Paesi Bassi, Maastricht Exhibition & Conference Centre (MECC)
14 – 19 marzo 2026

UN CAPOLAVORO DI RUBENS BENEFICIERA’ DEL FONDO PER IL  RESTAURO PER I MUSEI TEFAF 2026
 
TEFAF ANNUNCIA QUATTRO MOSTRE DEI MUSEI PARTNER E  l’ART  SUMMIT

Grazie al finanziamento della TEFAF, la Gemäldegalerie Alte Meister restaurerà La caccia al cinghiale (1616-18), un dipinto monumentale di Peter Paul Rubens (1577-1640). Quest’opera fu probabilmente acquistata direttamente dall’artista nel 1627 da George Villiers, duca di Buckingham, prima di entrare a far parte della collezione imperiale di Praga. Nel 1749 entrò a far parte della collezione di Federico Augusto II di Sassonia e da allora è rimasta a Dresda, sopravvivendo allo spostamento in URSS durante la guerra nel 1945, a un decennio di deposito a Mosca e al ritorno a Dresda a metà degli anni ’50.

La Caccia al cinghiale è oscurata da uno spesso strato di vernice scura a più strati (probabilmente del XIX secolo) che smorza la tavolozza originale di Rubens. L’imaging tecnico ha anche confermato la presenza di un’estensione superiore in cui il disegno preparatorio originale non continua, sollevando interrogativi fondamentali su quando sia stata realizzata l’estensione e da chi. Le prime prove suggeriscono che l’aggiunta possa essere stata realizzata sotto la direzione di Rubens, mentre la ricerca in corso esplorerà i possibili contributi di artisti della sua cerchia, tra cui Jan Wildens, Lucas van Uden Anthony van Dyck.

Il restauro fa parte di un programma quadriennale di ricerca ed esposizione dedicato al corpus di quasi 40 opere di Rubens conservate a Dresda, il cosiddetto “Gruppo Rubens”, realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Dresda, il Museo Reale di Belle Arti di Anversa (KMSKA) e l’Università di Anversa (gruppo di ricerca AXIS).

Il dottor Bernd Ebert, direttore generale delle Collezioni d’arte statali di Dresda, osserva: “Il significato speciale della Caccia al cinghiale di Dresda è evidente dai precedenti proprietari del dipinto: Peter Paul Rubens lo dipinse per sé, senza commissione. Anni dopo, lo vendette al Duca di Buckingham, e in seguito entrò a far parte della collezione imperiale di Praga prima che il re Augusto III lo acquistasse per Dresda nel 1749. Quest’importante opera della Pinacoteca degli Antichi Maestri deve essere restaurata affinché se ne possa riaprezzare l’alta qualità. Siamo estremamente grati al Fondo per il Restauro dei Musei di TEFAF per il suo generoso sostegno”.

Il Prof. Dr. Holger Jacob-Friesen, direttore della Gemäldegalerie Alte Meister (Galleria dei Maestri Antichi), commenta: “Il dipinto raffigura una scena drammatica di vita e morte. Il dinamismo tipicamente barocco degli animali e delle persone è trasmesso attraverso il magnifico paesaggio forestale. Dopo il restauro, questo capolavoro sarà uno dei pezzi forti della mostra permanente della Galleria dei Maestri Antichi e debutterà nella mostra “Rubens a Dresda” (25 giugno 2027 – 10 gennaio 2028), che segnerà il 450° anniversario della nascita del pittore”.

Rachel Kaminsky, membro del comitato del TEFAF Museum Restoration Fund, aggiunge: “Il restauro de La caccia al cinghiale rivelerà i colori vivaci del dipinto, nonché lo stile dinamico di Rubens che giustappone dettagli precisi a passaggi eseguiti in modo più libero. Il comitato è lieto di sostenere la Gemäldegalerie Alte Meister nel restauro e nella stabilizzazione di questo capolavoro, rendendolo così più accessibile al pubblico nazionale e internazionale”.

TEFAF ospiterà nuovamente un TMRF Talk presentato da ICOM-CC, con il supporto di Aon, che si terrà  sabato 14 marzo alle 13:00 durante TEFAF Maastricht 2026.

PARTNER ISTITUZIONALI
TEFAF ha stretto una partnership con altre quattro istituzioni, ciascuna delle quali presenterà una mostra tematica in prestito alla TEFAF Maastricht: Kunsthaus ZürichCentraal Museum UtrechtPrince Claus Fund King Baudouin Foundation.
 
Kunsthaus Zürich: Alberto Giacometti e il dialogo
Il Kunsthaus Zürich presenterà una mostra dedicata ad Alberto Giacometti, uno degli scultori più influenti del XX secolo. Le opere di Giacometti saranno esposte in dialogo con le sculture di Meret Oppenheim, Cy Twombly Rebecca Warren, esplorando la figura umana e la presenza materiale attraverso le generazioni.
 
Centraal Museum Utrecht: L’estasi di Maria Maddalena
In vista della prossima mostra Gerard van Honthorst: Different from Rembrandt (25 aprile-13 settembre 2026), il museo presenterà l’opera recentemente acquisita L’estasi di Maria Maddalenaesposta per la prima volta al pubblico dal Centraal Museum prima del suo debutto museale.
 
Prince Claus Fund: trent’anni di sostegno agli artisti
Il Fondo presenterà le opere degli artisti che ha sostenuto negli ultimi trent’anni, mettendo in evidenza le pratiche plasmate dalla resilienza culturale, dall’impegno sociale e dalle prospettive globali.
 
Fondazione Re Baldovino: salvaguardare i capolavori belgi
La Fondazione presenterà opere significative della sua collezione, tra cui il Ritratto di un membro della famiglia De Rojas inginocchiato (1460-1470) di Hans Memling, riflettendo il suo impegno nella conservazione e nella condivisione del patrimonio culturale belga.
 
Paul van den Biesen, responsabile di TEFAF  delle relazioni con i collezionisti e i musei, commenta: “TEFAF Maastricht riunisce il mercato, il mondo accademico e le organizzazioni culturali che salvaguardano e promuovono l’arte. Queste presentazioni dei partner mettono in contatto i visitatori con opere eccezionali e con le storie e la gestione che stanno dietro di esse. Grazie alla comunità dei mercanti di TEFAF, siamo orgogliosi di sostenere i partner istituzionali di quest’anno e di sottolineare l’importanza di investimenti pubblici e privati sostenibili nel patrimonio culturale”.

TEFAF SUMMIT: OLTRE L’IMPATTO ECONOMICO

Il terzo TEFAF Summit si terrà il 16 marzo 2026 durante TEFAF Maastricht, in collaborazione con la Commissione olandese per l’UNESCO. Il tema di quest’anno, Oltre l’impatto economico, esamina il valore sociale, culturale e di benessere sociale delle arti e la loro crescente rilevanza per le politiche pubbliche nei Paesi Bassi e a livello internazionale. Il Summit è sostenuto dal partner globale principale di TEFAF, AXA XL.

Rapporto di Deloitte sull’impatto economico di TEFAF

Il Summit segnerà il lancio del rapporto di Deloitte sull’impatto economico di TEFAF, che analizza il valore economico e sociale generato da TEFAF Maastricht per la regione. Il rapporto esamina la creazione di posti di lavoro, gli investimenti regionali e l’attività economica a lungo termine, sostenendo al contempo una discussione più ampia sul valore culturale al di là dei parametri finanziari.

Relatori principali

Il Summit vedrà la partecipazione della professoressa Daisy Fancourt, massima autorità in materia di arte e salute e autrice di Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health, che discuterà delle crescenti prove che dimostrano come l’impegno nelle arti possa ridurre l’ansia, la depressione e la solitudine, alleviando al contempo la pressione sui sistemi sanitari. Interverrà anche Kathleen Ferrier, presidente della Commissione olandese per l’UNESCO, che sottolineerà il ruolo della cultura nella coesione sociale e nella cooperazione internazionale.

Il vertice riunirà inoltre le voci chiave che danno forma alla politica culturale e alla leadership culturale istituzionale, tra cui Christianne Mattijssen, direttrice del patrimonio e delle arti presso il Ministero dell’istruzione, della cultura e della scienza olandese, e Sir Tristram Hunt, direttore del Victoria and Albert (V&A) Museum ed ex deputato laburista, che contribuiranno con le loro prospettive sia dal punto di vista del governo che della leadership museale.

Le tavole rotonde che si terranno durante la giornata esamineranno come i dati economici possano influenzare le politiche culturali, come le prospettive dell’UNESCO posizionino la cultura come motore di inclusione, istruzione e resilienza sociale e come gli interventi basati sull’arte siano sempre più riconosciuti come strumenti preventivi e terapeutici nella sanità pubblica, nei musei e nei servizi sociali.

Will Korner, responsabile delle fiere di TEFAF, commenta: “Il Summit TEFAF amplia il dibattito e aumenta la consapevolezza sulle questioni chiave nell’arte e nella cultura in un momento in cui è più importante che mai. In un contesto di incertezza economica e sfide sociali, le arti sono troppo spesso considerate marginali, quando invece non potrebbero essere più importanti e di vasta portata. Non vediamo l’ora di riunire ancora una volta centinaia di partecipanti al Summit per condividere idee e casi di studio su come la cultura rafforzi le economie e le comunità per le politiche pubbliche”.

Per ulteriori informazioni su TEFAF Maastricht, compresi i dettagli per la registrazione al Summit TEFAF, visitare il sito www.tefaf.com.


INFORMAZIONI SUL FONDO PER IL RESTAURO DEI MUSEI TEFAF

Il Fondo per il restauro dei musei TEFAF è stato istituito nel 2012 per sostenere e promuovere il restauro professionale e la relativa ricerca accademica di importanti opere d’arte museali. Promuovendo l’arte in tutte le sue forme, il fondo accetta richieste di sovvenzioni da musei di tutto il mondo, nonché opere d’arte di qualsiasi periodo.

INFORMAZIONI SU TEFAF  

TEFAF è una fondazione senza scopo di lucro che promuove la competenza, l’eccellenza e la diversità nella comunità artistica globale. Ciò è dimostrato dagli espositori selezionati per le sue due fiere, che si svolgono ogni anno a Maastricht e New York. TEFAF è una guida esperta per collezionisti privati e istituzionali, fonte di ispirazione per gli amanti dell’arte e gli acquirenti di tutto il mondo.

INFORMAZIONI SU TEFAF MAASTRICHT  

TEFAF Maastricht è ampiamente considerata la fiera più importante al mondo per l’arte, l’antiquariato e il design, che copre 7.000 anni di storia dell’arte, dall’antichità al contemporaneo. Con oltre 270 prestigiosi commercianti provenienti da circa 24 paesi, TEFAF Maastricht è una vetrina per le migliori opere d’arte attualmente sul mercato. Oltre alle aree tradizionali dedicate ai dipinti dei maestri antichi, all’antiquariato e alle antichità classiche, che coprono circa la metà della fiera, è possibile trovare anche arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielli, design del XX secolo e opere su carta.  

INFORMAZIONI SU AXA XL

AXA XL Insurance è la divisione P&C (Property & Casualty) e rischi speciali di AXA, nota per la sua capacità di risolvere anche i rischi più complessi. AXA XL offre soluzioni e servizi assicurativi tradizionali e innovativi in oltre 200 paesi e territori.

Nell’ambito della sua offerta di rischi speciali, AXA XL protegge una vasta gamma di oggetti, tra cui opere d’arte, antichità, gioielli, orologi, auto d’epoca, pietre preziose grezze e tagliate e lingotti, di età compresa tra migliaia di anni e poche settimane.

Negli ultimi 50 anni e anche in futuro, AXA XL, uno dei principali assicuratori mondiali di opere d’arte e valori, ha ridefinito e continuerà a ridefinire il modo in cui serve e assiste i suoi clienti collezionisti, musei, aziende, gallerie, conservatori e artisti in Europa, Regno Unito, Americhe, Asia e regione del Pacifico, con una sincera attenzione al modo in cui vengono assicurati gli oggetti di valore e protetto il patrimonio culturale.  


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Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027: online il nuovo sito e primi progetti

Si è tenuta nella Sala Consiliare del Comune di Pordenone la presentazione del nuovo sito ufficiale dedicato a Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 e un approfondimento sull’avanzamento dei progetti e delle iniziative nel 2026. Sono intervenuti l’Assessore alla Cultura Alberto Parigi, la Dirigente del settore Cultura Flavia Maraston, Flavia Leonarduzzi, Paolo Pascolo per I MILLE, l’agenzia creativa che ha progettato il nuovo sito dedicato e Tomaso Boyer per Itinerari Paralleli.

PORDENONE CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2027: ONLINE IL NUOVO SITO WEB. AVVIATI I PRIMI PROGETTI PER “MILLE GIORNI DI CULTURA”

Dal giorno della proclamazione di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, la macchina organizzativa è al lavoro senza sosta: nel 2026 hanno preso avvio già diversi progetti contenuti nel dossier e, sotto il cappello “Verso Pordenone 2027”, molti altri vedranno la luce nei prossimi mesi, rispettando pienamente le tempistiche previste.

Il lavoro e le attività svolte, fanno parte integrante di un programma che culminerà nel 2027 ma che la città ha scelto di vivere fin da subito, giorno dopo giorno. Pordenone concepisce infatti la Capitale italiana della Cultura come un’esperienza diffusa e continua con un programma di Mille giorni di cultura per trasformare la cultura in presenza quotidiana nella vita della città.

Tutti gli aggiornamenti saranno disponibili attraverso i canali social dedicati a Pordenone 2027 già attivi e consultando il sito web ufficiale, online da oggi www.pordenonecapitale2027.it

Il Sindaco Alessandro Basso“Siamo ormai alle porte di un appuntamento storico per la nostra città: l’anno di Capitale italiana della Cultura rappresenta un traguardo di cui andare orgogliosi e una responsabilità che intendiamo onorare con impegno. Con la presentazione del sito web dedicato, compiamo un ulteriore passo significativo verso questo ambizioso obiettivo. La piattaforma digitale non sarà soltanto una vetrina istituzionale, ma uno strumento strategico e operativo: attraverso di essa comunicheremo al grande pubblico la visione e i valori che animano il nostro progetto “Città che sorprende”, promuoveremo l’identità culturale del nostro territorio e offriremo ai cittadini e ai visitatori un punto di riferimento per orientarsi e partecipare attivamente alla ricca programmazione prevista. La macchina organizzativa è già pienamente operativa. Si percepisce tangibilmente il fermento, l’entusiasmo e la consapevolezza di vivere un momento cruciale per Pordenone. Come amministrazione comunale e come comunità, siamo pronti ad accogliere questa straordinaria sfida con determinazione e spirito di servizio, consapevoli del privilegio e dell’onore di rappresentare l’eccellenza culturale italiana nel 2027.”

L’Assessore alla Cultura Alberto Parigi: “Il cammino verso il 2027 avanza a pieno ritmo e dei 52 progetti previsti dal dossier, alcuni sono già realtà, altri in fase di perfezionamento, altri ancora in fase di progettazione. Ma Pordenone Capitale italiana della Cultura è un processo già iniziato come testimonia il marchio ‘Verso Pordenone 2027’: nel 2026 infatti decolleranno nuove iniziative che si affiancheranno a quelle già operative. Ad esempio i Mercati Culturali, le Scenografie Urbane Digitali che hanno trasformato Piazza della Motta in un palcoscenico permanente con un proprio cartellone, il Montagna Teatro Festival, così come la stagione di grandi mostre fotografiche. Parallelamente lavoriamo su altri aspetti fondamentali: la governance è in dirittura d’arrivo e presto convocheremo il comitato promotore, a conferma di un processo partecipato. Stiamo anche individuando il ‘quartier generale’ di Pordenone Capitale: un infopoint che sarà anche spazio per piccoli eventi, punto vendita merchandising e temporary shop.”

I LUOGHI

Piazza della Motta, che attraverso Scenografie Urbane Digitali si è più volte accesa diventando un palcoscenico multimediale a cielo aperto, vedrà nel 2026 una programmazione strutturata con il direttore artistico Federico Cautero: 10 appuntamenti in collaborazione con 10 realtà cittadine e un evento di caratura nazionale per iniziare a sperimentare la piazza come un vero e proprio teatro urbano.

L’apertura dei Mercati Culturali Pordenone – da parte dell’associazione Casablu e con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia – ha trasformato un luogo commerciale in un quartiere non centrale in un hub culturale e sperimentale che ha già visto l’avvio della programmazione verso Pordenone 2027. Nel 2026 saranno teatro di molti appuntamenti e a maggio, in concomitanza con l’apertura della Biennale d’Arte di Venezia, si terrà l’inaugurazione ufficiale di Die Gelbe Wand, progetto del dossier e spazio dedicato alla fotografia contemporanea.

Il progetto Polo del Futuro Musicale (PFM) presso Villa Cattaneo offrirà uno spazio dedicato all’eccellenza in ambito musicale e ai giovani: si è da poco conclusa la “Call for Funders”, avviso pubblico per individuare professionisti, ricercatori e studenti under 35 da accompagnare, nel corso del 2026, alla costituzione dell’ente gestore della Villa. La call ha raccolto 124 candidature, con un’età media poco superiore ai 27 anni provenienti in prevalenza da Pordenone e dai comuni dell’ex provincia (oltre 20 quelli rappresentati), ma anche dal vicino Veneto e da altre regioni italiane. L’esito sarà la definizione di un gruppo che parteciperà ad un percorso per lo sviluppo del Polo del Futuro Musicale (PFM) al termine del quale, entro il 20 marzo, verrà costituito il soggetto gestore. Tra i promotori del progetto, oltre al Comune di Pordenone, realtà prestigiose come il Consorzio Universitario di Pordenone, il Conservatorio di Udine e la Cineteca del Friuli.

Villa Cattaneo diventerà così un luogo vivo capace di ospitare eventi che abbiano la musica al centro come concerti, festival, mostre d’arte, conferenze. Proprio qui, nell’ambito degli eventi “Verso Pordenone 2027”, verrà inaugurata a maggio 2026 “Miles Davis 2026. Listen to this”, una mostra curata da JazzInsieme che proporrà al visitatore un’esperienza nuova tra suono, immagini e materiali originali con collaborazioni internazionali per un’esposizione da tutta da ascoltare e da vedere.

Nel 2026 sono previsti inoltre interventi significativi che riguarderanno Galleria Harry Bertoia con l’obiettivo di trasformarla in uno spazio espositivo di eccellenza, capace di ospitare nel 2027 mostre di grande livello e di richiamo nazionale: un investimento strategico per dotare la città di una vetrina culturale all’altezza del ruolo di Capitale italiana della Cultura.

Contestualmente è stata avviata la mappatura degli spazi culturali dei comuni limitrofi che potranno essere messi a disposizione per iniziative collegate a Pordenone 2027, sempre nell’ottica di una candidatura ampia e inclusiva che coinvolga l’intera comunità e valorizzi ogni risorsa disponibile.

Si stanno realizzando inoltre delle stele in mosaico con il logo di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 che verranno collocate nei vari quartieri della città come segno identitario diffuso e simbolo di una partecipazione corale.

Infine, è in corso l’identificazione di uno spazio della Capitale in città che possa diventare un hub per le informazioni, il merchandising, l’accoglienza e un temporary shop e l’Amministrazione sta lavorando a un progetto per l’organizzazione di piccoli eventi ed esposizioni in alcuni negozi sfitti del centro.

MILLE GIORNI DI CULTURA: IL PROGRAMMA E GLI EVENTI

Nel 2026 ci saranno i primi grandi concerti: nella cornice del parco San Valentino, a giugno sono attesi Riccardo Cocciante e, in collaborazione con il Pordenone Blues Festival, i Dogstar e gli Skunk Anansie che con le loro atmosfere rock porteranno la città a una dimensione internazionale. Inoltre, come simbolico passaggio di testimone tra GO!25 Pordenone 2027 e a testimonianza della stretta collaborazione tra il Comune di Pordenone e la Regione Friuli Venezia Giulia, il 31 maggio si terrà a Gorizia la data zero del tour di Cesare Cremonini.

A completare il percorso espositivo “Sul Leggere” e arricchire le mostre fotografiche in corso dedicate al maestro Robert Doisneau e agli artisti contemporanei, è in arrivo a Pordenone la fotografa austriaca Stefanie Moshammer. Dal 14 febbraio al 6 aprile esporrà il suo lavoro sia negli spazi del Museo Civico d’Arte – Palazzo Ricchieri, che all’interno dei Mercati Culturali Pordenone.

Ci saranno poi gli appuntamenti con i grandi festival che caratterizzano la nostra identità culturale e che nel 2026 già guardano all’anno di Capitale: il Montagna Teatro Festival presenta per il 2026 R-Evolution Green, un ciclo di incontri scientifico-divulgativi dedicati alla Montagna, in programma da gennaio a maggio, che esplora il tema del cibo di montagna lungo tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione. Ogni appuntamento sarà focalizzato su una diversa tipologia di prodotto con la partecipazione di esperti del settore con il coordinamento scientifico del professor Mauro Varotto. Il progetto, ideato dal Teatro Verdi di Pordenone in collaborazione con il Club Alpino Italiano – CAI Nazionale, è parte integrante del Montagna Teatro Festival e offre un’occasione di approfondimento sui temi più attuali e delicati legati alle terre alte.

Il Piccolo Dizionario (immaginario) delle ragazze e dei ragazzi è un progetto annuale promosso da Fondazione Pordenonelegge in collaborazione con Fondazione Treccani Cultura e sotto l’egida di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. L’iniziativa coinvolge ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di primo grado di tutta Italia, invitandoli a selezionare e definire parole chiave che rappresentano il loro vissuto e la loro visione del mondo. La nuova edizione è stata lanciata all’inizio dell’anno scolastico e prevede la raccolta delle adesioni delle scuole fino al 30 gennaio 2026.

Prenderà avvio nella seconda parte dell’anno Con Altri Occhi, progetto in collaborazione con il Palazzo del Fumetto che prevede la residenza artistica di alcuni illustratori e fumettisti di livello nazionale e internazionale, volta a realizzare in grande formato un racconto per immagini di alcuni luoghi iconici della città.

I BANDI: NUMERI E TEMPISTICHE

Sono tre i bandi dedicati a Pordenone 2027 tra la fine 2025 e l’inizio 2026: il primo, ideato per sostenere progetti da svolgersi durante il 2026, ha raccolto ben 96 domande di contributo: numeri che testimoniano il fermento e la capacità di attivarsi del nostro territorio, soprattutto guardando al domani e alla cultura.

Le successive due manifestazioni di interesse sono previste in uscita in primavera, a sostegno di proposte progettuali da realizzarsi durante l’anno di Capitale e si rivolgeranno a beneficiari diversi. La prima sarà aperta nuovamente a realtà culturali e sociali del territorio per il 2027 mentre la seconda guarderà al piano nazionale, rivolgendosi a soggetti che operano normalmente oltre i confini dell’ex provincia, per aprirsi alla contaminazione e portare opportunità inedite proprio a Pordenone.

Capitale per Sempre: il progetto con la Regione Friuli Venezia Giulia

Con la Regione Friuli Venezia Giulia prenderà avvio il progetto Capitale per Sempre: al fine di sostenere la realizzazione di nuove produzioni culturali nei diversi settori delle attività culturali, l’amministrazione regionale riconoscerà specifici finanziamenti mediante la stipula di convenzioni contributive di durata anche pluriennale con gli operatori culturali regionali.

Sponsorizzazioni

Sostenere Pordenone verso Capitale italiana della Cultura 2027 significa far parte di un progetto che valorizza il territorio, la sua identità e il suo patrimonio artistico e culturale, per questo è stato pubblicato sul sito del Comune di Pordenone un avviso pubblico per la ricerca di sponsor che potranno scegliere le iniziative da sostenere. La collaborazione con partner privati permetterà di ampliare ulteriormente le risorse disponibili e realizzare un programma ancora più ricco e articolato per il territorio e la comunità.

Un sito dedicato

Il sito dedicato a Pordenone 2027, progettato dall’agenzia creativa I MILLE, non vuole essere solo una vetrina informativa, ma una piattaforma dinamica che crescerà nei prossimi due anni raccontando visione e valori del progetto “Città che sorprende”.

Ampio spazio viene dato ai progetti culturali, al calendario eventi, alle ultime novità, alle informazioni pratiche e alle indicazioni turistiche per i visitatori italiani e stranieri. C’è inoltre una sezione dedicata a sponsor e partner interessati a sostenere il progetto.

L’architettura del sito è stata sviluppata ponendo al centro le esigenze dell’utente, con un layout pulito, una navigazione fluida e moduli informativi facilmente consultabili ed è bilingue, italiano e inglese.

La grafica riflette l’identità visiva della candidatura precedentemente ideata e curata da I MILLE, con colori ed elementi tipografici che dialogano con i valori espressi dai progetti culturali.


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