{"id":5498,"date":"2026-04-21T18:42:12","date_gmt":"2026-04-21T16:42:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.experiences.it\/channels\/?p=5498"},"modified":"2026-04-21T18:42:13","modified_gmt":"2026-04-21T16:42:13","slug":"merletti-dautore-il-filo-invisibile-che-lega-arte-e-memoria-a-burano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.experiences.it\/channels\/archives\/5498","title":{"rendered":"Merletti d\u2019autore: il filo invisibile che lega arte e memoria a Burano"},"content":{"rendered":"\n<div style=\"height:90px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.experiences.it\/res\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/punto.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-50291\" style=\"width:25px;height:25px\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:90px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>Alla Biennale del Merletto 2026 il Museo di Burano racconta una stagione dimenticata, quando il merletto smise di essere ornamento per diventare visione. Tra disegni, cartoni e capolavori rari, riaffiora una storia sospesa tra mani e idee.<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>di <strong>Andrea Valenti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:60px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">C\u2019\u00e8 un momento, tra le stanze silenziose del Museo del Merletto di Burano, in cui il tempo sembra fermarsi. Non \u00e8 un effetto scenografico, n\u00e9 una suggestione cercata: accade davvero, quando lo sguardo si posa su quei fili sottili, intrecciati con una pazienza che oggi appare quasi irreale. La Biennale del Merletto 2026, con la mostra <strong>Merletti d\u2019Autore<\/strong>, apre proprio da qui, da questa sospensione. Un luogo e un racconto che non si limitano a esporre oggetti, ma interrogano una memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 21 aprile 2026 all\u20198 gennaio 2027, Burano torna a essere il centro di una riflessione pi\u00f9 ampia sull\u2019arte del merletto, quella che negli anni Venti e Trenta del Novecento tent\u00f2 una metamorfosi: da mestiere a linguaggio. Il progetto, curato da Chiara Squarcina e Giorgio Levi, si inserisce nella quinta edizione della Biennale, che affiancher\u00e0 alla mostra incontri, appuntamenti e un convegno internazionale dedicato a questa pratica antica e inquietamente moderna.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure data-wp-context=\"{&quot;imageId&quot;:&quot;69eb5e215a93b&quot;}\" data-wp-interactive=\"core\/image\" data-wp-key=\"69eb5e215a93b\" class=\"aligncenter size-large wp-lightbox-container\"><img decoding=\"async\" data-wp-class--hide=\"state.isContentHidden\" data-wp-class--show=\"state.isContentVisible\" data-wp-init=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on--click=\"actions.showLightbox\" data-wp-on--load=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on-window--resize=\"callbacks.setButtonStyles\" src=\"https:\/\/studioesseci.net\/storage\/articoli\/media\/tommaso_buzzi_la_festa_del_redentore.jpg\" alt=\"\"\/><button\n\t\t\tclass=\"lightbox-trigger\"\n\t\t\ttype=\"button\"\n\t\t\taria-haspopup=\"dialog\"\n\t\t\taria-label=\"Ingrandisci\"\n\t\t\tdata-wp-init=\"callbacks.initTriggerButton\"\n\t\t\tdata-wp-on--click=\"actions.showLightbox\"\n\t\t\tdata-wp-style--right=\"state.imageButtonRight\"\n\t\t\tdata-wp-style--top=\"state.imageButtonTop\"\n\t\t>\n\t\t\t<svg xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"12\" height=\"12\" fill=\"none\" viewBox=\"0 0 12 12\">\n\t\t\t\t<path fill=\"#fff\" d=\"M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z\" \/>\n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tommaso Buzzi: La festa del Redentore<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Quando il merletto diventa arte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La storia che la mostra racconta ha un punto di origine preciso, quasi una soglia simbolica: il 1927. \u00c8 allora che, in Italia, prende forma un\u2019idea nuova e ambiziosa \u2014 che il merletto possa essere riconosciuto come arte decorativa autonoma, al pari del vetro o della ceramica. Non pi\u00f9 semplice ornamento domestico, ma progetto, visione, dialogo tra artista e artigiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso espositivo segue questa traiettoria con discrezione, senza forzature. Disegni preparatori, cartoni esecutivi e pubblicazioni d\u2019epoca restituiscono il clima di quegli anni, quando figure come Giulio Rosso, Fausto Melotti, Vittorio Zecchin, Giovanni Gariboldi e Tomaso Buzzi sperimentavano un lessico nuovo, sospeso tra rigore e fantasia. Non si tratta solo di nomi: sono tracce di un momento in cui il merletto cercava un\u2019identit\u00e0 diversa, pi\u00f9 consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra suggerisce, pi\u00f9 che dimostrare, come quella stagione sia stata breve e intensa, quasi un lampo. Le opere esposte \u2014 spesso pezzi unici o realizzati per grandi esposizioni \u2014 portano con s\u00e9 una fragilit\u00e0 che \u00e8 anche il segno del loro valore: esperimenti, tentativi, promesse.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le mani e il progetto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019ingresso, il visitatore incontra due presenze silenziose: le tecniche del merletto ad ago e a tombolo. Non sono spiegazioni didascaliche, ma inviti a comprendere. Perch\u00e9 dietro ogni opera non c\u2019\u00e8 soltanto un disegno, ma un gesto ripetuto, un sapere che si tramanda.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che la mostra trova il suo equilibrio pi\u00f9 sottile. Da un lato l\u2019idea, il progetto, l\u2019intervento dell\u2019artista; dall\u2019altro la pratica, la lentezza, la comunit\u00e0. Venezia, Cant\u00f9, Bologna: i centri produttivi evocati nel percorso non sono semplici coordinate geografiche, ma nodi di una rete fatta di competenze e di memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il merletto, sembra suggerire l\u2019esposizione, non \u00e8 mai davvero individuale. Anche quando porta la firma di un autore, resta il risultato di un lavoro collettivo, di mani anonime che traducono l\u2019idea in materia. Una tensione che non si risolve, ma che forse costituisce la sua forza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un\u2019eredit\u00e0 fragile<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che la mostra sia dedicata a Doretta Davanzo Poli, tra le pi\u00f9 autorevoli studiose del merletto italiano. La sua presenza, evocata all\u2019inizio del percorso, agisce come una guida discreta. Non una celebrazione, ma un riconoscimento: senza il lavoro di chi ha studiato, catalogato, raccontato, molte di queste opere sarebbero rimaste invisibili.<\/p>\n\n\n\n<p>E invisibile \u00e8, in fondo, anche il patrimonio che il Museo del Merletto custodisce. Non solo oggetti, ma un sapere immateriale fatto di tecniche, linguaggi, relazioni. La Fondazione Musei Civici di Venezia insiste su questo punto: il museo non \u00e8 un luogo di conservazione passiva, ma un presidio attivo, un punto di contatto tra passato e presente.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8, in queste parole, una responsabilit\u00e0 che supera l\u2019ambito culturale. Difendere il merletto significa difendere una forma di conoscenza che rischia di scomparire, schiacciata dalla velocit\u00e0 contemporanea.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure data-wp-context=\"{&quot;imageId&quot;:&quot;69eb5e215acf2&quot;}\" data-wp-interactive=\"core\/image\" data-wp-key=\"69eb5e215acf2\" class=\"aligncenter size-large wp-lightbox-container\"><img decoding=\"async\" data-wp-class--hide=\"state.isContentHidden\" data-wp-class--show=\"state.isContentVisible\" data-wp-init=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on--click=\"actions.showLightbox\" data-wp-on--load=\"callbacks.setButtonStyles\" data-wp-on-window--resize=\"callbacks.setButtonStyles\" src=\"https:\/\/studioesseci.net\/storage\/articoli\/media\/merletti_d_autore_1.jpeg\" alt=\"\"\/><button\n\t\t\tclass=\"lightbox-trigger\"\n\t\t\ttype=\"button\"\n\t\t\taria-haspopup=\"dialog\"\n\t\t\taria-label=\"Ingrandisci\"\n\t\t\tdata-wp-init=\"callbacks.initTriggerButton\"\n\t\t\tdata-wp-on--click=\"actions.showLightbox\"\n\t\t\tdata-wp-style--right=\"state.imageButtonRight\"\n\t\t\tdata-wp-style--top=\"state.imageButtonTop\"\n\t\t>\n\t\t\t<svg xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"12\" height=\"12\" fill=\"none\" viewBox=\"0 0 12 12\">\n\t\t\t\t<path fill=\"#fff\" d=\"M2 0a2 2 0 0 0-2 2v2h1.5V2a.5.5 0 0 1 .5-.5h2V0H2Zm2 10.5H2a.5.5 0 0 1-.5-.5V8H0v2a2 2 0 0 0 2 2h2v-1.5ZM8 12v-1.5h2a.5.5 0 0 0 .5-.5V8H12v2a2 2 0 0 1-2 2H8Zm2-12a2 2 0 0 1 2 2v2h-1.5V2a.5.5 0 0 0-.5-.5H8V0h2Z\" \/>\n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><figcaption class=\"wp-element-caption\">Allestmento dalla mostra<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Il respiro internazionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le sezioni pi\u00f9 suggestive della mostra, quella dedicata all\u2019esposizione internazionale di arti decorative italiane del 1931 allo Stedelijk Museum. Un episodio che potrebbe sembrare marginale, ma che invece segna un passaggio decisivo: per la prima volta, il merletto italiano si presenta all\u2019estero accanto a ceramiche e vetri di Murano, conquistando pubblico e critica.<\/p>\n\n\n\n<p>In vetrina, il catalogo originale e un\u2019opera emblematica: <em>La festa del Redentore<\/em> di Tomaso Buzzi per Melville &amp; Ziffer. Un titolo che gi\u00e0 contiene un racconto, e che qui si traduce in una trama di fili che sembrano trattenere la luce. Non c\u2019\u00e8 enfasi, nella presentazione di questi materiali. Piuttosto una misura, una distanza che permette allo spettatore di avvicinarsi senza essere guidato troppo. \u00c8 una scelta curatoriale precisa: lasciare che siano le opere a parlare, con la loro voce fragile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Continuit\u00e0 e ritorni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso si chiude con uno sguardo al secondo dopoguerra, quando il merletto d\u2019autore tenta un nuovo slancio. Ancora una volta, attraverso collaborazioni tra artisti e manifatture. Non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso entusiasmo degli anni Trenta, ma una forma di resistenza, quasi.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto ai lavori moderni, i merletti antichi dialogano in silenzio. Non c\u2019\u00e8 contrapposizione, ma una continuit\u00e0 sottile. Le innovazioni tecniche e stilistiche emergono proprio da questo confronto, da questa sovrapposizione di tempi. E forse \u00e8 qui che la mostra trova il suo punto pi\u00f9 alto: nel suggerire che il merletto non appartiene a un\u2019epoca, ma a una durata. Una linea che attraversa il tempo, fatta di ritorni, di variazioni minime, di differenze impercettibili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un racconto che resta aperto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Uscendo dal museo, Burano appare diversa. Le case colorate, le calli strette, il silenzio dell\u2019acqua: tutto sembra partecipare a questa narrazione. Il merletto non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un oggetto esposto, ma una presenza diffusa, un segno che attraversa l\u2019isola. La Biennale del Merletto 2026 non offre risposte definitive. Non cerca di chiudere il discorso. Piuttosto, lo riapre. Invita a guardare con pi\u00f9 attenzione, a riconoscere il valore di ci\u00f2 che \u00e8 fragile, lento, apparentemente marginale.<\/p>\n\n\n\n<p>In un tempo che privilegia la velocit\u00e0 e la produzione seriale, il merletto d\u2019autore appare quasi fuori luogo. Eppure, proprio per questo, necessario. Come un filo sottile che resiste, che tiene insieme passato e futuro senza farsi vedere troppo. E forse \u00e8 questa la sua verit\u00e0 pi\u00f9 profonda: non essere mai del tutto visibile. Non spiegarsi fino in fondo. Restare, come certe storie, sospeso tra ci\u00f2 che si vede e ci\u00f2 che si intuisce.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table is-style-stripes\" style=\"font-size:15px\"><table><tbody><tr><td>Da\u00a0<a href=\"mailto:segreteria@studioesseci.net\">Studio ESSECI &lt;segreteria@studioesseci.net><\/a>\u00a0<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table is-style-stripes\" style=\"font-size:15px\"><table><tbody><tr><td><em>Articolo redazionale<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-small-font-size\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color has-small-font-size wp-elements-85e2c90901e43e47ee3de69beb24b9ec\"><strong>A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.<\/strong><br>Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d\u2019autore) e &#8211; qualora non fosse di per s\u00e9 chiaro &#8211; specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. 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