«Ognuno è figlio del suo tempo», spiegava il nostro professore di lettere al liceo. Per quanto avanzato sia il suo pensiero, è sempre ravvisabile il limite della propria epoca. Non c’è spazio oltre il margine. Non si può scrivere fuori dal foglio di carta, se non riprendere la traccia su di un nuovo foglio con un nuovo margine. Cosa voglio dire, Eulalie, Alizée?

Si può immaginare di andare oltre il tempo, anticiparlo, prevederlo, ma gli occhi con cui lo vedi sono sempre quelli dell’epoca in cui stai vivendo. Ricordate l’apologo dell’ingegnere Victorien? C’erano una volta due gemelli. Avevano gli stessi gusti, la stessa forza, la stessa destrezza, e poiché la famiglia era povera, aiutavano il padre a lavorare nella sua piccola impresa come muratori. Erano bravi, e insieme si intendevano a meraviglia.

Accadde però che il padre – che Victorien definisce “uomo pratico, ma di vedute ristrette” – pensò che quattro mani potessero produrre di più lavorando separatamente. Così a uno dei figli affidò le strutture di fondazione, all’altro quelle architettoniche, fuori terra. I gemelli obbedirono, ma da allora cominciarono a litigare accusando a vicenda l’uno le manchevolezze dell’altro. A questo punto, se fossi stato lì, vi assicuro che avrei sorriso anch’io come fece Vivienne. Questo perché l’ingegnere Victorien non si rendeva conto che stava osservando il mondo, indossando un paio di occhiali con le lenti deformanti del suo tempo.

Non poteva pensare che nel futuro si sarebbe sviluppato un qualcosa come la specializzazione tecnica, che noi attualmente conosciamo bene. Un qualcosa che avrebbe comportato la necessità di acquisire abilità e competenze avanzate e specifiche in ogni settore delle costruzioni e della vita professionale in genere. Tutto questo, al di là di una formazione generica di base. Sapete bene che oggi l’obiettivo è formare professionisti e tecnici in grado di rispondere alla domanda di manodopera specializzata e ai bisogni di innovazione tecnologica del mercato del lavoro.

Personalmente ho progettato e diretto cantieri anche di notevole responsabilità, ma sinceramente non ho mai calcolato una struttura, pur essendo abilitato a farlo. Mi affido ai nostri colleghi competenti che hanno concentrato le loro doti su di un settore specifico della progettazione. Per tirare le somme e rispondere a Victorien, quel padre dalla mentalità ristretta capiva come dover fare quadrare i conti, a differenza dei suoi figli litigiosi e individualisti.

Dopotutto è quello che, in pratica, stiamo facendo noi con la casa di Marcel. Come avrei mai potuto immaginare ed eseguire questo incarico senza il vostro prezioso apporto. Io, fuori contesto. E voi? Senza conoscere il lavoro pregresso? E come potremmo mettere in opera le nostre idee progettuali senza affidarci alla produzione industriale che sviluppa tecnologie mirabolanti rispetto a solo pochi anni fa? Prendete come esempio il sistema Cold Formed Steel, che vi propongo di adottare.

Negli ultimi anni, il settore delle costruzioni ha compiuto un salto tecnologico significativo grazie all’impiego dell’acciaio formato a freddo, noto come Cold Formed Steel (CFS). Questa tecnica, tra le più avanzate in ambito edilizio, utilizza profili sottili d’acciaio modellati senza l’ausilio del calore, ma attraverso deformazioni meccaniche a temperatura ambiente. Il risultato è un materiale leggero, resistente e preciso, ideale per edifici residenziali di piccola e media altezza.

Negli Stati Uniti e in Giappone, il CFS si è affermato da tempo come sistema costruttivo di riferimento per abitazioni modulari e strutture prefabbricate, apprezzato per l’elevata efficienza, la velocità di posa e la sostenibilità ambientale. È una tecnologia “a secco”, che riduce drasticamente tempi di cantiere, consumo energetico e sprechi di materiale.

È inoltre un paradigma di sostenibilità. Il principio della sostenibilità non si limita più alla fase progettuale, ma attraversa l’intero ciclo di vita di un edificio: dalla produzione dei materiali alla realizzazione, fino alla gestione e alla dismissione finale. In questo contesto, l’acciaio formato a freddo rappresenta una soluzione coerente e misurabile, capace di rispondere ai parametri internazionali di certificazione ambientale.

L’analisi di sostenibilità applicata al sistema CFS si fonda su una mappatura precisa delle sue caratteristiche – leggerezza, riciclabilità, efficienza energetica e facilità di montaggio – confrontate con i requisiti previsti dalle principali metodologie di valutazione ambientale. Ci avviamo, dunque, verso un’edilizia più leggera e intelligente. Il Cold Formed Steel incarna l’evoluzione di un settore che punta sempre più su tecnologie reversibili, modulari e sostenibili. Permette di costruire in modo rapido e sicuro, riducendo l’impatto ambientale e migliorando la qualità dell’abitare. È, a tutti gli effetti, un linguaggio nuovo per l’architettura contemporanea: un acciaio leggero, ma capace di sostenere una visione importante di futuro. Povero Victorien, conosceva il presente, ma non immaginava il futuro.

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Sergio Bertolami
MAISON DE CAMPAGNE
Experiences 2025 – Pubblicazione online in fieri