Quando ai primi di maggio ho lasciato Parigi, tutto il lavoro per la costruzione della nuova casa vetrata era stato pianificato in modo dettagliato. Non era più un’idea in movimento, ma un organismo già tracciato con rigore: i disegni architettonici avevano lasciato il nostro tavolo per approdare su quello di un ingegnere che, nel giro di pochi giorni, li ha tradotti in calcoli, verifiche, esecutivi di cantiere. Era il passaggio decisivo, quello in cui l’ispirazione si consegnava alla misura.

Abbiamo scelto la società incaricata di realizzare le strutture in acciaio. Negli ultimi anni l’edilizia ha conosciuto un’accelerazione silenziosa, ma profonda, grazie all’impiego dell’acciaio formato a freddo, il Cold Formed Steel. Una tecnologia avanzata, che lavora il metallo modellandolo senza ricorrere al calore, ma attraverso deformazioni meccaniche a temperatura ambiente. Ne risultano profilati sottili, leggeri, sorprendentemente resistenti, di una precisione chirurgica. È il materiale ideale per edifici residenziali di piccola e media altezza, e soprattutto per un’architettura che rifiuta ogni ridondanza.

Questo percorso non mi è estraneo. È lo stesso che ho sempre seguito nel mio studio affacciato sull’azzurro dello Stretto di Messina: concentrarmi sull’architettura, restare dentro il progetto, e accompagnare da vicino il lavoro degli ingegneri strutturisti senza mai confondere i ruoli. La competenza dei colleghi, quando è solida, va riconosciuta e rispettata.

Qui ho realizzato un complesso residenziale, nei primi anni della mia attività di architetto. Quando abbiamo veduto il terreno per la prima volta, era un insieme di sterpaglie e acquitrini. Poi abbiamo scorto un gruppo di aironi, condotto a prediligere quella garzaia come dimora e riproduzione. Era certo che in quel luogo riparato dalle colline circostanti, poco distante dalla sede di cantiere, si manifestavano condizioni tali che avrebbero interessato anche la nostra presenza rispettosa.

Maurice, lo strutturista a cui si affidano Eulalie e Alizée, è un ingegnere maturo quanto me, con lo studio in Avenue Michelet, poco distante dalla Porte de Clignancourt. Quando gli ho fatto i complimenti per la modernità delle sue attrezzature – plotter, computer, software aggiornati – mi ha risposto con una risata, dicendo che nonostante l’età si sente sempre giovane. Tutto ciò che diventa vecchio lo porta a un amico che lo rivende come antiquariato al Marché aux puces. È una battuta, certo, ma racconta bene il suo modo di essere: accettare il tempo senza nostalgia, senza rifiutare il presente.

Maurice non si limita ai calcoli. Ha pure una propria impresa di costruzioni e sarà lui stesso a realizzare la casa. Questo dettaglio mi rassicura più di qualsiasi garanzia formale: chi progetta e costruisce con le proprie mani conosce il peso reale delle decisioni. Anche in questo caso, come già per i miei anni verdi, non mi resta che far conto della sua esperienza. Ottenuti, quindi, i permessi di legge dal comune di Creil, il cantiere ha preso avvio. Eulalie e Alizée seguono da vicino le diverse fasi operative con la scrupolosità di sempre, mentre io accompagno ogni passaggio a distanza.

Seguo i lavori in tempo reale. In videochiamata concordiamo ogni stadio del cantiere, ogni sequenza. È come essere lì senza esserci, vedere nascere la struttura in diretta, mentre prende forma secondo un copione già scritto. Gli esecutivi sono così precisi che non si rende necessaria alcuna modifica in corso d’opera. È uno dei grandi vantaggi della prefabbricazione: l’errore viene escluso prima ancora di presentarsi.

Il complesso si compone di tre padiglioni staticamente autonomi. I movimenti di terra sono stati minimi: il terreno è pianeggiante e la leggerezza della struttura ha consentito fondazioni poco profonde, sempre nel rispetto delle caratteristiche geotecniche del suolo. La casa si sviluppa su di un’unica elevazione, ma con altezze differenziate per ciascun padiglione vetrato, come se ogni volume respirasse con un ritmo proprio.

Il solaio del piano di calpestio è rialzato rispetto alla quota zero. Lo spazio sottostante è riempito di ciottoli, solo in parte recuperati durante lo scavo. Non è casuale: funzionano come regolatori naturali della temperatura dell’aria. In inverno, negli interstizi, resta più alta rispetto all’esterno, creando una sorta di cuscino d’aria calda su cui poggia l’edificio; in estate accade l’opposto. Il risultato è un beneficio costante per il microclima dell’abitazione, ottenuto senza artifici.

La struttura poggia su una platea in cemento. Sopra la fondazione sono state poste le intelaiature: montanti in acciaio della sezione definita in fase di calcolo, collegati a una doppia serie di travi principali superiori della stessa larghezza, incastrate con precisione. Le aperture saranno completate con le intelaiature di porte e vetrate a tutta altezza, che si innesteranno su montanti e traverse già in opera, seguendo una logica di continuità e controllo.

I pregi dei componenti progettati sono evidenti. Il peso ridotto, l’elevata maneggevolezza, la rapidità di montaggio di strutture capaci di sostenere carichi importanti. I ponti termici sono stati ridotti al minimo grazie alla disposizione accurata del materiale isolante, sia nelle connessioni sia all’interno degli elementi. La produzione in stabilimento garantisce uniformità dimensionale e tolleranze minime. Anche gli impianti trovano spazio con naturalezza: le cavità degli elementi, sottili e spesso a sezione aperta o cava, accolgono agevolmente passaggi e alloggiamenti.

C’è poi un aspetto che considero centrale. Questa costruzione nasce come un prototipo: un edificio nuovo e leggero, pensato per crescere nel tempo grazie alla modularità su cui è impostato. La flessibilità è stata perseguita a ogni livello progettuale, affinché l’assetto distributivo e gli impianti possano essere modificati in futuro con il minimo sforzo. L’obiettivo è un edificio sostenibile, fondato su componenti che ottimizzano le risorse e ne consentono la rigenerazione.

Anche la copertura partecipa a questa visione. Apparentemente è piana, ma studiata con attenzione per garantire il corretto deflusso delle acque piovane, e predisposta per l’installazione di pannelli fotovoltaici. Non saranno percepibili dal giardino: una vela di coronamento ne nasconde la vista, lasciando che la tecnologia resti discreta, quasi silenziosa. È un passo ulteriore lungo la stessa direzione: ridurre le emissioni, anticipare un modo diverso di abitare. In questi mesi, mentre il cantiere avanza, mi rendo conto che questa casa non è soltanto un edificio. È una dichiarazione di metodo, un punto di equilibrio tra esperienza e desiderio, tra precisione tecnica e racconto. È da qui che prenderanno forma i passi successivi.

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Sergio Bertolami
MAISON DE CAMPAGNE
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