
Nel 1923 il Bauhaus trasformò un semplice giocattolo in uno strumento di ricerca visiva. La Optischer Farbmischer di Ludwig Hirschfeld-Mack, una trottola fatta di carta, legno e colore, condensava le più avanzate teorie artistiche dell’epoca sul rapporto tra percezione, forma e movimento. Ancora oggi è considerata uno degli esempi più efficaci della pedagogia sperimentale della scuola tedesca.
di Laura Benedetti
Negli anni Venti il Bauhaus non fu soltanto una scuola di architettura, arte e design. Fondato da Walter Gropius a Weimar nel 1919, il movimento ambiva a ridefinire il rapporto tra arte, industria e vita quotidiana. Ogni oggetto poteva diventare occasione di sperimentazione estetica e pedagogica, dai mobili alle lampade, dai tessuti ai giochi per bambini. All’interno di questo clima culturale nacquero numerosi giocattoli educativi progettati dagli studenti e dai maestri della scuola. L’idea era semplice ma radicale: il gioco non doveva limitarsi all’intrattenimento, ma diventare uno strumento per sviluppare sensibilità visiva, capacità percettive e comprensione delle forme. La trottola ottica di Ludwig Hirschfeld-Mack appartiene a questa stagione fertile, in cui il design assumeva una funzione formativa oltre che estetica.
La Optischer Farbmischer
La Optischer Farbmischer – letteralmente “miscelatore ottico di colori” – era composta da una struttura estremamente semplice: un’asta di legno e sette dischi circolari in cartone del diametro di circa dieci centimetri. Ogni disco presentava configurazioni differenti di colori, linee e motivi geometrici. Inseriti sull’asse della trottola e messi in rotazione, i dischi producevano effetti ottici mutevoli, fondendo visivamente tonalità e forme in combinazioni sempre diverse.
Il principio sfruttato era quello della persistenza retinica, fenomeno studiato già nel XIX secolo e alla base di molti dispositivi pre-cinematografici. Il rapido movimento della trottola induceva l’occhio a percepire colori e segni come un insieme dinamico piuttosto che come elementi separati. Il giocattolo diventava così un piccolo laboratorio sperimentale sulla percezione.
L’oggetto rifletteva perfettamente la filosofia del Bauhaus: geometria essenziale, materiali poveri, funzione educativa e forte attenzione alla relazione tra esperienza sensoriale e progetto. Non era un semplice passatempo infantile, ma un dispositivo attraverso cui comprendere concretamente le leggi del colore e della forma.
Ludwig Hirschfeld-Mack e gli insegnamenti del Bauhaus
Ludwig Hirschfeld-Mack arrivò al Bauhaus nel 1920, entrando in contatto con alcune delle figure più influenti dell’arte europea del primo Novecento. Tra i docenti della scuola figuravano Johannes Itten, Paul Klee e Vasilij Kandinskij, artisti che in quegli anni stavano ridefinendo il linguaggio della pittura astratta e le teorie della percezione visiva.
Hirschfeld-Mack si trovò dunque immerso in un ambiente dove il colore non veniva considerato un semplice elemento decorativo, ma una forza dotata di implicazioni psicologiche, emotive e spirituali. Questo approccio influenzò profondamente il suo lavoro e trovò nella trottola ottica una delle sue applicazioni più accessibili e immediate.
Johannes Itten e la teoria dei contrasti
Tra gli insegnanti del Bauhaus, Johannes Itten esercitò un’influenza determinante sulle ricerche relative al colore. Pittore svizzero e teorico rigoroso, Itten elaborò un celebre cerchio cromatico che avrebbe segnato profondamente l’insegnamento artistico del Novecento. La sua teoria individuava sette contrasti fondamentali – di tonalità, chiaro-scuro, caldo-freddo, complementari, simultaneità, qualità e quantità – collegando la percezione cromatica a dimensioni emotive, psicologiche e persino spirituali.
Fu Itten a codificare in maniera sistematica l’associazione tra colori “caldi” e “freddi”, attribuendo ai blu e ai verdi una qualità distante e contemplativa, contrapposta all’energia espansiva di rossi e gialli. Queste riflessioni non rimasero astratte: al Bauhaus venivano tradotte in esercizi pratici, esperimenti e applicazioni concrete.
La trottola di Hirschfeld-Mack rappresentava esattamente questo passaggio dalla teoria all’esperienza diretta. Facendo ruotare i dischi, il bambino poteva osservare come i colori interagissero tra loro, modificando reciprocamente la propria percezione.
Kandinskij, forma e spiritualità del colore
Anche Kandinskij contribuì in modo decisivo alla formazione di Hirschfeld-Mack. L’artista russo sviluppò una teoria basata sulle relazioni tra colori primari e forme geometriche elementari: il giallo veniva associato al triangolo, il blu al cerchio e il rosso al quadrato. Per Kandinskij ogni colore possedeva una propria “risonanza interiore”, capace di suscitare reazioni emotive profonde.
Kandinskij coinvolse direttamente Hirschfeld-Mack nell’organizzazione dei cosiddetti “seminari del colore”, una serie di attività dedicate allo studio sistematico della luce, dell’ombra, del bianco, del nero e delle relazioni tra colore e forma. Insieme svilupparono esercizi pensati per rendere visibili i processi percettivi e per educare lo sguardo attraverso l’esperienza pratica.
La trottola ottica nasceva precisamente in questo contesto di ricerca interdisciplinare, sospeso tra arte, psicologia della percezione e pedagogia.
L’arte della luce
Hirschfeld-Mack non limitò le proprie indagini alla pittura e al design. Nel corso degli anni Venti approfondì il rapporto tra colore, luce e musica, diventando uno dei pionieri della cosiddetta “arte della luce”. Le sue sperimentazioni comprendevano proiezioni luminose, composizioni astratte in movimento e performance sinestetiche che anticipavano molti linguaggi multimediali contemporanei.
Insieme a Johannes Itten viene ancora oggi considerato tra i precursori delle pratiche artistiche basate sull’interazione tra percezione visiva e fenomeni luminosi. La trottola del 1923, pur nella sua apparente semplicità, costituisce una sintesi perfetta di queste ricerche: movimento, colore e trasformazione percettiva vengono condensati in un oggetto minimo e accessibile.
L’esilio e la diffusione dei principi del Bauhaus
La vicenda biografica di Hirschfeld-Mack fu segnata dagli eventi politici europei degli anni Trenta. A causa delle sue origini ebraiche, nel 1936 fu costretto a lasciare la Germania nazista. Si trasferì inizialmente in Gran Bretagna e successivamente, nel 1940, in Australia.
Nel nuovo continente intraprese una lunga carriera come insegnante ed educatore artistico, contribuendo in modo decisivo alla diffusione dei principi pedagogici del Bauhaus. Le sue lezioni e i suoi laboratori introdussero in Australia un approccio innovativo all’educazione visiva, basato sull’esperienza diretta, sulla sperimentazione e sulla centralità del processo creativo.
Anche in questo senso la trottola ottica può essere letta come un simbolo del suo percorso: un oggetto semplice, democratico e universale, capace di tradurre idee teoriche complesse in un’esperienza concreta e intuitiva.
Una lunga fortuna editoriale
A distanza di decenni dalla sua ideazione, la Optischer Farbmischer continua a essere prodotta e studiata. Dal 1977 il giocattolo viene realizzato dalla Naef Spiele, azienda svizzera specializzata in giochi educativi e oggetti di design ispirati alla tradizione modernista.
La permanenza sul mercato testimonia non solo il valore storico dell’oggetto, ma anche la sorprendente attualità delle intuizioni del Bauhaus. In un’epoca dominata dagli schermi digitali, la trottola di Hirschfeld-Mack continua infatti a dimostrare come un dispositivo analogico essenziale possa ancora stimolare curiosità, osservazione e consapevolezza percettiva.
Più che un giocattolo vintage, resta una piccola macchina teorica capace di raccontare una delle grandi ambizioni del Bauhaus: trasformare il design in uno strumento di conoscenza.
Design-e-Societa
| Articolo redazionale |
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