Palladio, l’architettura del benessere nella casa del Cinquecento

Come si riscaldava una villa palladiana? In che modo circolavano acqua e aria, dove si trovavano cucine e servizi, quale ruolo avevano materiali e orientamento degli edifici? Il corso internazionale del CISA Andrea Palladio rilegge l’opera del maestro partendo da una prospettiva concreta: la qualità dell’abitare.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>.

Guardare una villa di Andrea Palladio pensando non soltanto alla facciata, alle proporzioni o alla sequenza degli ambienti, ma alla temperatura delle stanze, alla circolazione dell’aria, alla disponibilità dell’acqua, ai servizi igienici, alle cucine. Significa spostare lo sguardo dall’architettura come immagine all’architettura come luogo abitato, nel quale uomini e donne del Cinquecento trascorrevano concretamente le proprie giornate. È questa la prospettiva scelta dal 68° Corso sull’architettura palladiana, organizzato dal CISA Andrea Palladio a Vicenza dal 27 agosto al 2 settembre.

Il titolo, Palladio e il benessere nella casa ben costruita, chiarisce subito l’impostazione: rileggere ville e palazzi palladiani interrogandosi sul modo in cui il progetto architettonico poteva contribuire a migliorare le condizioni di vita dei loro abitanti.

A Vicenza sono arrivati per farlo trenta studiosi e architetti provenienti da diversi Paesi del mondo.

Il tema apre una serie di questioni molto concrete. Come venivano riscaldate o raffrescate le residenze? Come funzionavano cucine e servizi igienici? Quali accorgimenti assicuravano isolamento e ventilazione? E ancora: la scelta dei materiali dipendeva soprattutto dalla loro disponibilità, dalle possibilità di recupero e riciclo oppure rispondeva anche alla ricerca di condizioni ambientali più favorevoli?

Per ricostruire questi aspetti della vita nelle architetture palladiane occorre mettere insieme fonti differenti. Ci sono innanzitutto I Quattro Libri dell’Architettura, nei quali Palladio fornisce indicazioni sugli impianti e sull’orientamento degli edifici, anche se con una certa parsimonia. Ci sono poi gli inventari delle ville e dei palazzi, documenti preziosi perché attraverso la descrizione di arredi e oggetti permettono di entrare nella quotidianità di chi abitava quelle stanze.

Infine ci sono gli edifici stessi e i disegni originali di progetto. È qui che la ricerca può trovare tracce materiali di soluzioni destinate alle necessità quotidiane: a villa Barbaro a Maser sono riconoscibili i condotti per la distribuzione dell’acqua; lungo le scale di villa Foscari compaiono i “cessi”; nei pavimenti della Rotonda e di palazzo Barbarano si trovano griglie per il raffrescamento. Lavamani e camini, presenti negli edifici, completano un quadro che restituisce alle architetture una dimensione d’uso spesso messa in secondo piano rispetto alla loro eccezionale qualità formale.

A guidare il corso si alternano diciassette docenti di profilo internazionale: Ilaria Abbondandolo del CISA Andrea Palladio, Donata Battilotti, già dell’Università di Udine, Guido Beltramini del CISA Andrea Palladio, Andreas Beyer dell’Universität Basel, Paul Davies della University of Reading, Gianmario Guidarelli dell’Università degli Studi di Padova, Johanna Heinrichs della University of Kentucky College of Design, David Hemsoll della University of Birmingham, Deborah Howard della University of Cambridge, Federico Marcomini e Francesco Marcorin del CISA Andrea Palladio, Fernando Marías della Universidad Autónoma de Madrid, Laura Moretti della University of St Andrews, Carlotta Moro della University of Cambridge, Cara Rachele dell’ETH Zürich, Elena Svalduz dell’Università di Padova e Vitale Zanchettin dei Musei Vaticani e dell’Università Iuav di Venezia.

La mattina del 27 agosto il programma si è aperto attraverso quattro prospettive complementari. Guido Beltramini, con Palladio e il benessere nella casa ben costruita, ha affrontato direttamente la risposta palladiana alle esigenze dell’abitare; Donata Battilotti, con Fonti per lo studio delle residenze palladiane, ha esaminato gli strumenti documentari utili a ricostruire la vita nelle ville e nei palazzi; Vitale Zanchettin, con Palladio e i materiali, si è concentrato sulla relazione fra scelte costruttive e comfort; Laura Moretti, in The Architecture of Pleasure: Visualizing Domestic Harmony, ha invece rivolto l’attenzione agli ambienti destinati alla musica e all’intrattenimento.

Dalle lezioni il corso passa poi direttamente alle architetture, secondo la formula ormai consolidata dei seminari condotti negli edifici dagli studiosi che li hanno analizzati. Palladio rimane naturalmente il centro dell’indagine, ma il confronto si estende alle esperienze di altri protagonisti dell’architettura rinascimentale. Entrano così nel programma villa Garzoni a Pontecasale di Sansovino, l’Odeo Cornaro a Padova e villa dei Vescovi a Luvigliano legati alle sperimentazioni di Falconetto, e villa Giustinian a Roncade di Fra’ Giocondo.

Il campo di osservazione non riguarda soltanto le dimore dell’aristocrazia. Il corso prende in considerazione anche residenze destinate ai ceti meno abbienti, come le abitazioni per la popolazione a basso reddito a Venezia. Il tema del benessere domestico viene così affrontato attraverso condizioni sociali differenti, allargando la riflessione oltre il perimetro delle grandi ville e dei palazzi monumentali.

La conclusione, mercoledì 2 settembre, riporta l’attenzione direttamente sul lavoro di Palladio. Guido Beltramini tiene un seminario dedicato ai disegni palladiani, occasione per osservare dal vivo i fogli originali dell’architetto e avvicinarsi al suo metodo progettuale. A questo appuntamento si affianca una serie di seminari sui libri affidati a Ilaria Abbondandolo, Andreas Beyer, Federico Marcomini, Fernando Marías e Cara Rachele.

La dimensione internazionale resta uno dei caratteri distintivi dell’iniziativa. I partecipanti all’edizione 2026 arrivano, per quanto riguarda l’Europa, da Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito e Paesi Bassi; fuori dall’Europa sono rappresentati Argentina, Messico, Brasile, Stati Uniti d’America e India. Molti hanno potuto partecipare grazie a borse messe a disposizione con il sostegno di organizzazioni e privati.

Fra i sostenitori figurano Save Venice Inc., organizzazione no-profit statunitense impegnata nella conservazione dell’arte, dell’architettura e dei siti del patrimonio culturale veneziano, e Friends of Palladio, anch’essa organizzazione no-profit statunitense, che sostiene la ricerca e le attività del CISA Andrea Palladio. A queste si aggiunge Non ho l’età, associazione Centro storico città del Palladio, da anni impegnata nel sostegno e nella promozione del Corso sull’Architettura Palladiana. Hanno contribuito inoltre privati che hanno finanziato anonimamente una o più borse di partecipazione.

L’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Vicenza ha riconosciuto agli architetti partecipanti 30 crediti formativi. La partecipazione al corso è riservata agli iscritti, mentre gli interventi inaugurali sono stati trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube del Palladio Museum e rimangono disponibili anche successivamente.

Il tema scelto per questa edizione finisce così per riportare Palladio a una delle funzioni più elementari e insieme più complesse dell’architettura: costruire bene per abitare meglio. Dietro l’ordine delle facciate e l’equilibrio delle proporzioni riemergono acqua, aria, calore, materiali, cucine, camini e servizi. Elementi quotidiani attraverso i quali una delle architetture più studiate della storia torna, prima di tutto, a essere una casa.


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