Quando Peggy Guggenheim portò il vetro di Murano nell’arte del Novecento

Da Jean Cocteau a Max Ernst, da Lucio Fontana ad Arp, una stagione di incontri e sperimentazioni che contribuì a sottrarre il vetro al solo territorio delle arti decorative. Al centro della vicenda, il sostegno decisivo di Peggy Guggenheim e la capacità di Costantini di mettere in relazione il mondo dell’arte con le fornaci muranesi.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Collezione Peggy Guggenheim – Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>.

Quando Egidio Costantini chiese a Peggy Guggenheim di aiutarlo a creare oggetti di vetro a partire dai disegni degli artisti contemporanei, trovò molto più di una collezionista interessata al progetto. Trovò una sostenitrice capace di aprirgli relazioni internazionali e di suggerirgli una strategia espositiva. Nel 1964 Guggenheim ricordava di essere stata felice di accogliere quella richiesta. A distanza di decenni, proprio la sua collezione veneziana torna su quell’esperienza con Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento, in programma dal 14 novembre 2026 al 29 marzo 2027.

Curata da Cristina Beltrami, la mostra ricostruisce una delle esperienze più singolari del vetro muranese del secondo dopoguerra, seguendo le sperimentazioni, le collaborazioni e la rete di rapporti costruita intorno a Egidio Costantini. Brindisino di nascita e veneziano d’elezione, Costantini (1912-2007) si muove nella Murano degli anni Cinquanta, quando l’incontro fra artisti di fama internazionale e maestri vetrai apre nuove possibilità tecniche ed espressive. In quel contesto il vetro diventa materia disponibile alla ricerca contemporanea e il lavoro in fornace terreno di confronto tra linguaggi differenti.

Dopo l’esperienza del Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro, attivo tra il 1953 e il 1955, Costantini inaugura nel 1955 a Venezia, in campo Santi Filippo e Giacomo, una galleria specializzata nel vetro artistico. Il nome Fucina degli Angeli nasce da un suggerimento di Jean Cocteau. Il metodo di lavoro mette in comunicazione direttamente l’idea dell’artista e la competenza tecnica dei maestri: dal disegno si passa alla traduzione nel vetro nelle fornaci di Murano, fino alla presentazione dell’opera al pubblico. Costantini segue l’intero processo, facendosi mediatore fra progetto artistico, materia e lavorazione.

È soprattutto dagli anni Sessanta che Peggy Guggenheim assume un ruolo determinante. Acquista numerose opere per la propria collezione, amplia i contatti di Costantini con alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte del Novecento e lo incoraggia a costruire una presenza espositiva capace di oltrepassare i confini italiani. Dal 1964 le opere della Fucina entrano così in importanti gallerie: la Galleria del Naviglio di Milano tra il 1964 e il 1965, quindi la Galleria dell’Obelisco di Roma nel 1965. Nello stesso anno arrivano al Museum of Modern Art di New York con Sculpture in Glass, indicata nel comunicato come la prima esposizione di scultura in vetro ospitata dal museo statunitense. In occasione della mostra, il 17 settembre 1965, “Time” definisce Costantini un visionario veneziano impegnato a restituire al vetro la magnificenza dei secoli precedenti.

L’esposizione veneziana riunisce oltre cento opere provenienti da istituzioni internazionali, tra le quali la Fondation Marguerite Arp di Locarno, l’Historisches Museum di Basilea, l’Augsburg, Kunstmuseum Walter, il MUDAC di Losanna e il Museum of Fine Arts di Boston. A queste si aggiungono lavori del Museo del Vetro di Murano, dell’Archivio Fucina degli Angeli e della stessa Collezione Peggy Guggenheim, oltre a prestiti di gallerie e collezioni private.

Il percorso prende avvio dalle prime realizzazioni in vetro liberamente ispirate alle ceramiche di Georges Braque e Pablo Picasso e segue quindi l’estesa trama delle collaborazioni avviate da Costantini. Vi compaiono Oskar Kokoschka, Jean Cocteau, Jean (Hans) Arp, Max Ernst, Dorothea Tanning, Arman, Mark Tobey, Paul Jenkins e Matta. Un rilievo particolare è riservato al rapporto con artisti astratti come Remo Bianco, Giuseppe Capogrossi e Luigi Veronesi.

Tra gli incontri più significativi figura quello con Lucio Fontana, con il quale Costantini sperimenta le possibilità espressive del vetro nella realizzazione di alcuni Concetti spaziali. In mostra è presente Concetto Spaziale – Construction del 1964, opera donata a Peggy Guggenheim e oggi conservata al Museum of Fine Arts di Boston. Il rapporto tra ideazione artistica e lavorazione del materiale emerge così come uno degli elementi portanti dell’intera esperienza della Fucina.

La ricostruzione si estende anche alla presenza di artisti giapponesi attivi a Venezia fra gli anni Sessanta e Settanta. Una sezione è dedicata a Mikuni Omura, Tomio Miki, Katsuhiko Narita e Tadanori Yokoo. L’ultima sala affronta invece le collaborazioni più tarde, ritrovando artisti già legati alla Fucina come James Coignard e Pino Mucchiut e includendo l’architetto statunitense John C. Portman.

La scelta espositiva non limita il racconto alle sole opere in vetro. I lavori sono messi in relazione con disegni, dipinti, sculture degli stessi artisti e materiali d’archivio. Il confronto permette di seguire il passaggio dall’idea alla sua realizzazione e, insieme, di leggere l’obiettivo che attraversò l’attività di Costantini: affrancare il vetro dal dominio delle arti decorative e proporlo come materiale pienamente disponibile alla ricerca contemporanea. Le fornaci muranesi diventavano così luoghi nei quali artisti del Novecento potevano misurarsi con una materia antica attraverso possibilità nuove.

La mostra riporta alla Collezione Peggy Guggenheim le sculture di quella Fucina degli Angeli della quale la stessa Guggenheim fu definita “madrina”. Il suo sostegno non rimase infatti circoscritto all’acquisto delle opere, ma intervenne sulla crescita e sulla dimensione internazionale dell’iniziativa di Costantini, mettendo a disposizione relazioni ed esperienza maturate come gallerista e mecenate.

Ad accompagnare l’esposizione sarà un catalogo illustrato pubblicato da Marsilio Arte, curato da Cristina Beltrami, con contributi di Marianna Rossi e Stefano Turina.

Ho mantenuto anche l’ampiezza del testo proporzionata alla notevole quantità di informazioni presenti nel comunicato, senza aggiungere elementi biografici, storico-artistici o interpretativi provenienti da altre fonti.


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