

Al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, una mostra racconta il rapporto decisivo tra Carlo Scarpa e la Biennale di Venezia. Dipinti, sculture, vetri muranesi e disegni inediti ricostruiscono una “geografia culturale” che ha orientato l’intera ricerca del maestro veneziano.

| Carlo Scarpa e la Biennale: un dialogo lungo quarant’anni tra arti e architettura di Luca Ferraris architettura e design |
A Possagno, nel cuore della pedemontana trevigiana, il Museo Gypsotheca Antonio Canova dedica fino all’11 gennaio 2026 un’ampia ricognizione a Carlo Scarpa, figura cardine dell’architettura e dell’allestimento del Novecento. La mostra, intitolata Carlo Scarpa e le arti alla Biennale. Opere e vetri dalla Collezione Gemin, concentra l’attenzione su un sodalizio che ha segnato quasi quarant’anni di attività: quello con la Biennale di Venezia, frequentata e poi servita dall’architetto dal 1934 al 1972 .
Non si tratta di un capitolo marginale, ma di un laboratorio permanente. Nei Giardini e negli spazi espositivi veneziani Scarpa sperimenta soluzioni, costruisce ambienti, affina un lessico fatto di luce radente, materiali accostati con precisione quasi artigianale, percorsi calibrati sul passo del visitatore. Tra gli interventi più noti: la biglietteria d’ingresso ai Giardini, il cortile-giardino e il soppalco del Padiglione Italia, il Padiglione del Libro e quello del Venezuela . Architetture effimere e permanenti che hanno ridefinito il modo di esporre arte in Italia.

Una collezione come mappa culturale
Curata da Mario Gemin e Orietta Lanzarini, con un comitato scientifico presieduto da Moira Mascotto, la rassegna attinge integralmente alla raccolta di Luciano Gemin, architetto trevigiano, allievo, collaboratore e amico di Scarpa . La scelta non è solo filologica: la Collezione Gemin consente di leggere dall’interno le relazioni intellettuali e artistiche che hanno alimentato la ricerca scarpiana.
Il percorso si articola in tre sezioni – Gli artisti, I vetri, La Biennale – secondo un filo conduttore dichiarato: la passione per le arti coltivata da Scarpa soprattutto nel contesto veneziano .
Nella prima sezione compaiono opere di protagonisti assoluti del Novecento, tra cui Paul Klee, Gustav Klimt, Giorgio Morandi, Arturo Martini, Alberto Viani e Osvaldo Licini . Non è una parata di nomi, ma un sistema di riferimenti. Attraverso disegni, dipinti e sculture – dall’Angelo di Klee del 1937 allo Studio di donna di profilo di Klimt del 1900, fino ai bronzi di Martini e alle opere di Viani e Mario De Luigi – si ricostruisce quella che Lanzarini definisce una “geografia culturale”: un atlante di presenze che hanno inciso sull’immaginario di Scarpa .
In queste opere si avverte un’attenzione comune al segno, alla superficie, alla tensione tra figura e spazio. Temi che ritornano negli allestimenti scarpiani, dove la distanza tra opera e architettura si fa dialogo, mai subordinazione.
Murano, la fornace come officina sperimentale
La seconda sezione è dedicata ai vetri muranesi, una ventina di pezzi realizzati per le fornaci Cappellin e Venini . Qui emerge un altro versante decisivo: l’esperienza in fornace come apprendistato tecnico e poetico.
Con la M.V.M. Cappellin (1926-31) e poi con la ditta di Paolo Venini (1932-47), Scarpa lavora direttamente sulla materia, esplora trasparenze, inclusioni, spessori. Tra il 1934 e il 1942, la collaborazione con Venini lo porta a partecipare alle edizioni della Biennale sia come progettista di vetri sia come allestitore delle sale riservate alla ditta muranese .
Il vetro, con la sua ambivalenza tra fragilità e rigore formale, diventa per Scarpa un banco di prova: ricerca tecnica e tensione artistica procedono insieme. Le superfici cangianti e le stratificazioni cromatiche anticipano quella sensibilità materica che si ritroverà negli interni museali e nei dettagli costruttivi.

1968: l’architetto che si fa artista
La terza sezione affronta un episodio emblematico: la Biennale del 1968. Una serie di disegni autografi, in gran parte inediti, documenta il progetto di ampliamento degli spazi del Padiglione Italia . In quell’occasione la rassegna “Linee della ricerca: dall’informale alle nuove strutture” ospita, per la prima volta, mostre dedicate ad architetti come Franco Albini, Louis Kahn, Paul Rudolph e allo stesso Scarpa .
Ed è qui che avviene uno scarto significativo: Scarpa decide di presentarsi non come architetto ma come artista, esponendo quattro sculture divenute iconiche, tre delle quali oggi conservate nella Collezione Gemin . Un gesto che rivela la natura ibrida del suo percorso, sospeso tra progetto e opera autonoma.
Due ulteriori disegni, riemersi durante la preparazione della mostra, costituiscono l’unica testimonianza nota dell’allestimento per la XXXVI Biennale del 1972, dedicata ai capolavori della pittura del XX secolo 1900-1945, nella Sala Napoleonica . È l’ultimo atto della sua collaborazione con l’ente veneziano.
Luciano Gemin e l’eredità di un maestro
La mostra è anche un omaggio a Luciano Gemin (1928-2023), la cui vicenda si intreccia con quella del museo e con la traiettoria di Scarpa . Conosciutisi allo IUAV di Venezia, i due instaurano un rapporto di amicizia e lavoro che durerà fino alla morte dell’architetto, avvenuta a Sendai nel 1978, in seguito a un incidente .
Gemin porterà a compimento l’ultimo progetto condiviso, quello per la Banca Popolare di Gemona, e trarrà ispirazione da quell’esperienza per realizzare l’Ala Gemin del Museo di Possagno, accanto all’ampliamento progettato da Scarpa tra il 1955 e il 1957 . Oggi quegli spazi accolgono mostre temporanee, in un dialogo continuo tra memoria e sperimentazione.
In occasione dell’esposizione è previsto anche un intervento di restauro conservativo su una sezione del celebre ampliamento scarpiano, con la temporanea inagibilità dell’ambiente detto “Cannocchiale” . L’operazione, sostenuta dal MIC e realizzata con la collaborazione della Soprintendenza e dell’Università Iuav di Venezia, sottolinea quanto l’opera di Scarpa sia oggi oggetto di tutela attiva e studio approfondito.

Un laboratorio ancora attuale
Il catalogo, in co-edizione con SAGEP, raccoglie saggi dei curatori e di studiosi come Moira Mascotto, Carla Sonego ed Elisabetta Barisoni . Completa il progetto un calendario di conferenze e attività didattiche.
A distanza di quasi mezzo secolo dalla scomparsa, Carlo Scarpa continua a interrogare il nostro modo di esporre, abitare, attraversare lo spazio. La mostra di Possagno non si limita a celebrarne il talento: ne restituisce la rete di relazioni, il dialogo serrato con gli artisti, la capacità di trasformare la Biennale in un campo di prova permanente. Un laboratorio che, oggi come allora, chiede attenzione e misura.
Note essenziali
Carlo Scarpa e le arti alla Biennale. Opere e vetri dalla Collezione Gemin
Possagno (TV), Museo Gypsotheca Antonio Canova
22 giugno 2025 – 11 gennaio 2026
Orari: mar-ven 9.30-18.00; sab, dom e festivi 9.30-19.00
Biglietti: intero €13; ridotto €10
Info: www.museocanova.it
| CARLO SCARPA E LE ARTI ALLA BIENNALE. Opere e vetri dalla Collezione Gemin Possagno (TV), Museo Gypsotheca Antonio Canova (via Antonio Canova 74) 22 giugno 2025 – 11 gennaio 2026 Orari: martedì-venerdì, 9.30-18.00 sabato, domenica e festivi, 9.30-19.00 Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura Biglietti: intero: €13,00; ridotto: €10 Informazioni: T. 0423.544323; E. posta@museocanova.it Sito internet www.museocanova.it Social Facebook: www.facebook.com/museocanova Instagram: @museocanova Linkedin: www.linkedin.com/company/museo-canova Youtube: www.youtube.com/@museocanova Ufficio stampa CLP Relazioni Pubbliche Marta Pedroli | M. +39 347 4155017 | E. marta.pedroli@clp1968.it T. + 39 02 36755700 | www.clp1968.it |
| Redazione Experiences |
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