I Carabinieri restituiscono una statuetta etrusca all’Archeologico di Bologna

Il 19 dicembre 2025, alle ore 11.00, nella Sala Conferenze del Museo Civico Archeologico di Bologna, sito in via dell’Archiginnasio 2, il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna ha consegnato alla Direttrice del Museo una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parziale provento del furto perpetrato in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna e denunciato in data 30 ottobre 1963.
La cerimonia si è svolta alla presenza delle Autorità civili e militari della provincia di Bologna.

Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico

Venerdì 19 dicembre 2025
I Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale restituiscono una statuetta etrusca al Museo Civico Archeologico di Bologna

Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Nel caso di specie, l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense. Le predette autorità estere hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo.

A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.



Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
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“La Pace” di Marc Chagall alla grande mostra di Palazzo dei Diamanti

Un quadro deve fiorire come qualcosa di vivo. Deve afferrare qualcosa di inafferrabile: il fascino e il profondo significato di quello che ci sta a cuore

Marc Chagall

La grande mostra Chagall, testimone del suo tempo  che, aperta il 10 ottobre scorso, ha già raggiunto quasi 60.000 visitatori – racconta la biografia e i molteplici aspetti della produzione di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, realizzate in oltre mezzo secolo di attività, e due sale che consentono di ammirare in una dimensione coinvolgente e spettacolare suoi capolavori monumentali come la decorazione del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi e la serie di vetrate per la sinagoga dell’Hadassah Medical Center di Gerusalemme.

CHAGALL
testimone del suo tempo
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
11 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026

Il ricco ed avvincente percorso espositivo, articolato nelle quattordici sale di Palazzo dei Diamanti, si chiude con un’opera emblematica ed eloquente, il grande dipinto ad olio su tela intitolato La Pace, eseguito da Chagall nel 1949, dopo il suo rientro in Francia dal lungo soggiorno in America, dove si era rifugiato, otto anni prima, per sfuggire alla minaccia del nazismo. Dopo la tragedia della guerra e dell’olocausto, Chagall affida il suo messaggio di speranza a una colomba bianca, simbolo universale di pace. L’uccello, che traporta un libro aperto sulle cui pagine si leggono “La Vie” e “La Paix”, è macchiato di rosso, come il colore del sangue versato. In basso due innamorati, probabilmente l’artista stesso e la prima moglie Bella, e i tetti della mai dimenticata città di Vitebsk, dove era nato nel 1887, evocano temi centrali della sua poetica come l’amore e la memoria. Marc Chagall, che avendo vissuto in prima persona i conflitti del secolo scorso sapeva quanto la pace fosse preziosa e contempo fragile, disse: «Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili». Il suo straordinario dipinto, che parla del suo tempo e anche del nostro, dimostra come egli sia riuscito, come pochi altri, a trasformare l’esperienza personale in una potente riflessione condivisa, il dolore e la difficoltà in bellezza e gioia di vivere, l’immagine in emozione e poesia.

Durante le festività natalizie la mostra Chagall, testimone del suo tempo rimarrà aperta tutti i giorni, compresi giovedì 25 e venerdì 26 dicembre e giovedì 1° gennaio, con il consueto orario: 9.30-19.30 (chiusura biglietteria ore 18.30).

Sono inoltre in programma visite guidate speciali per singoli visitatori: il 31 dicembre e il 1° e 6 gennaio alle 15.30, il 26 dicembre alle 15.30 e alle 17.00. Per informazioni e prenotazioni: raccontarearte@gmail.com, 339 1969869.

Sabato 3 gennaio alle 17.30, per le famiglie con ragazzi dai 6 ai 12 anni, è in calendario una visita animata con laboratorio dal titolo Un’altra storia ancora, signor Chagall, un’opportunità per far conoscere il genio del grande artista russo anche ai più piccoli. Per prenotare o saperne di più: info@senzatitolo.net

Informazioni: www.palazzodiamanti.it


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Apre al pubblico la prima Casermetta di Forte Marghera

Due edifici ottocenteschi gemelli, affacciati sulla darsena di Forte Marghera, a bordo dell’isola del Ridotto incastonata tra terra e laguna, uno gli spazi più suggestivi del complesso fortificato, restaurato e restituito alla collettività: per la prima volta nella loro lunga vicenda storica, il pubblico potrà accedere alla Casermetta Est di Forte Marghera, conosciute anche come Casermette napoleoniche. Una struttura monumentale, progettata sotto il dominio francese, protagonista di un articolato intervento di recupero conservativo realizzato dal Comune di Venezia e affidato dall’amministrazione Fondazione Musei Civici di Venezia, che lo ha trasformato in un nuovo luogo di aggregazione e spazio dedicato alla cultura contemporanea, con un’attenzione particolare alla valorizzazione dei giovani autori.  

Apre al pubblico la prima Casermetta di Forte Marghera: un nuovo spazio per la cultura, l’arte contemporanea e i giovani autori, tra i nuovi progetti di MUVE a Mestre

L’apertura al pubblico della Casermetta Est di Forte Marghera rappresenta un altro passo significativo del grande lavoro che l’Amministrazione sta portando avanti per restituire tra Venezia e Mestre spazi di qualità alla cittadinanza. In questi anni abbiamo creduto con forza nella possibilità di rigenerare luoghi che erano abbandonati, chiusi o inutilizzati, trasformandoli in punti vivi della città, capaci di accogliere persone, idee e nuove opportunità. Per questo desidero ringraziare tutte le maestranze, la direzione lavori, operai, tecnici e dirigenti che hanno operato per arrivare a questo importante risultato. Forte Marghera è uno degli esempi più chiari di questo impegno: molte delle sue strutture versavano in stato di degrado e oggi sono spazi restaurati, frequentati, vissuti. L’Emeroteca dell’Arte, che ha già compiuto un primo anno ricco di attività, eventi e mostre con la partecipazione dei giovani artisti residenti, ne è una dimostrazione concreta e visibile a tutti. E non ci fermiamo qui: il Palaplip saranno ulteriori luoghi restituiti alla comunità, in un percorso continuo di valorizzazione e innovazione urbana. Il Centro Candiani, a breve, aprirà come la futura casa della contemporaneità, con mostre e una collezione di arte contemporanea permanente di altissimo prestigio. L’obiettivo è chiaro: creare una città più vivibile, attrattiva e dinamica, dove cultura, creatività e socialità possano crescere insieme. La riapertura della Casermetta Est non è solo un intervento di restauro, ma un investimento nella vita della città, un segnale di fiducia verso il futuro e un invito a tutti i cittadini a tornare a vivere spazi che appartengono alla nostra storia. Negli oltre 30 milioni di euro investiti per Forte Marghera, sono già in corso i lavori per la Casermetta ovest e per completare la bonifica dei suoli. Ricco sarà anche il programma delle attività del 2026.

Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia

L’apertura di un nuovo spazio segna un nuovo traguardo nel percorso che la Fondazione Musei Civici sta portando avanti per valorizzare il contemporaneo e sostenere il lavoro dei giovani artisti. Grazie alla collaborazione con il Comune di Venezia, questo edificio ottocentesco, straordinario dal punto di vista storico e architettonico, diventa ora uno spazio aperto alla creatività, alla ricerca e alla produzione culturale. La Casermetta ospiterà le collettive degli artisti in residenza e le mostre del concorso Artefici del nostro Tempo, offrendo alle nuove generazioni un luogo dedicato dove sperimentare, confrontarsi e crescere. Si aggiunge così a una rete in espansione che comprende l’Emeroteca dell’Arte a Mestre e i musei del Moderno e del Contemporaneo a Venezia, rafforzando il ruolo di MUVE come piattaforma attiva di dialogo tra linguaggi artistici, territorio e comunità. Questo nuovo spazio racconta una storia importante: quella di un patrimonio che rinasce grazie alla cura, alla visione e alla sinergia tra istituzioni. Ed è anche un atto di fiducia verso il potenziale creativo dei giovani, che saranno i protagonisti delle attività e dei progetti che prenderanno vita qui. La Casermetta sarà un luogo aperto, accessibile, dinamico: un invito a scoprire, partecipare e condividere l’energia della cultura contemporanea

Mariacristina Gribaudi, Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia

L’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Venezia, Francesca Zaccariotto, ritiene che la consegna oggi alla città della Casermetta Napoleonica Est rappresenta un nuovo e importante passo nella valorizzazione e rigenerazione di Forte Marghera, una realtà straordinaria che negli anni si è consolidata come luogo di attrazione, cultura, eventi e storia. Continua l’Assessore Zaccariotto: l’intervento sulla Casermetta Est, con un investimento di 4,7 milioni di euro, ha permesso di riportare l’edificio alla sua bellezza originaria grazie a un restauro attento e rispettoso. L’edificio unisce memoria, tutela e nuove funzioni, diventando finalmente uno spazio vivo e accessibile a tutti. Il proseguimento dei restauri degli edifici all’interno del Forte rappresenta un passo fondamentale nel percorso di rigenerazione di Forte Marghera. Con questa apertura, la città guadagna nuovi spazi per la creatività, la socialità e la partecipazione, confermando l’impegno dell’Amministrazione comunale nel valorizzare i luoghi storici e nel costruirne il futuro – conclude l’Assessore Zaccariotto

Un nuovo polo culturale per giovani artisti e autori

Con la riapertura della Casermetta Fondazione Musei Civici avvia un nuovo capitolo nella valorizzazione nel lavoro di ricerca dei linguaggi artistici contemporanei concentrandosi, in particolare, su artisti emergenti. Un luogo che ampliala rete dedicata all’attualità, in stretta connessione con l’indagine che MUVE conduce nei musei del Moderno e del Contemporaneo a Venezia e, soprattutto, con la produzione artistica nel pieno centro di Mestre, all’Emeroteca dell’Arte. Il nuovo spazio a Forte Marghera ospiterà, infatti, le collettive di fine residenza degli artisti che ogni anno, per il secondo anno, lavorano, vivono, rigenerano il polo dedicato alla creazione e creatività, riaperto nel 2024. Inoltre, diventerà lo spazio dedicato alle mostre annuali del concorso Artefici del nostro Tempo, che raccoglie opere di giovani creativi selezionati attraverso il bando internazionale promosso dal Comune di Venezia. La Casermetta diventa così un punto di riferimento per la nuova scena artistica veneziana, uno spazio aperto, dinamico e accessibile, pensato per ospitare mostre, incontri, laboratori e momenti di confronto tra artisti, pubblico e comunità.  Un nuovo luogo per la cittàAffacciata sulla baia di Forte Marghera, la Casermetta Est riacquista oggi una funzione pubblica e culturale, contribuendo alla rinascita di uno dei complessi storici più significativi della città.Grazie al restauro e alla gestione della Fondazione Musei Civici, questo edificio ottocentesco diventa un luogo dove tradizione e contemporaneità si incontrano, offrendo alla cittadinanza e ai visitatori nuovi spazi di cultura, creatività e partecipazione.

Una struttura bellica che rinasce nel segno dell’arte

Progettata originariamente dai francesi come struttura militare “a prova di bomba”, la Casermetta Est  rappresenta, insieme alla struttura gemella, l’elemento più emblematico del patrimonio monumentale ottocentesco del Forte. Per questo motivo è stata oggetto di studio e indagine preventiva, con l’opportunità unica di studiare da vicino, oltre ai fabbricati, anche il progetto napoleonico. 

L’intervento rappresenta il più recente tassello del vasto programma di riqualificazione di Forte Marghera, che negli ultimi anni ha interessato numerosi edifici storici del compendio. In particolare, le due Casermette napoleoniche, rappresentano oltre 2.500 mq di superficie complessiva destinata ad attività culturale ed espositive. La casermetta est è stata sottoposta a un rigoroso restauro grazie a un investimento di 4,7 milioni di euro.  La direzione lavori è stata seguita dall’arch. Riccardo Cianchetti, il RUP è stato l’ing. Andrea Ruggero, che si sono sempre coordinati con la Direzione Lavori Pubblici del Comune di Venezia e la direzione di MUVE.

GRANDA. Gli artisti degli Atelier 2024–2025 

La mostra GRANDA approda nel nuovo spazio espositivo delle Casermette di Forte Marghera in un allestimento rinnovato, concepito per abbracciare e riunire nei particolari ambienti storici tutti e 27 gli artisti delle residenze di Bevilacqua La Masa e Fondazione MUVE per nell’anno 2024–2025. Uniti in una nuova prospettiva, partecipi dell’azione rigenerativa di spazi restituiti alla collettività, GRANDA torna a raccontarsi in una collettiva di ampio respiro che valorizza la pluralità dei linguaggi dell’arte contemporanea, attraversando pratiche, generazioni e sensibilità diverse. Non ultimo, rappresenta una nuova occasione per restituire la ricchezza delle ricerche sviluppate nei quindici atelier storici atelier veneziani e nei tredici studi dell’Emeroteca dell’Arte di Mestre. 

Ad accompagnare le opere, il catalogo della mostra che raccoglie le immagini del primo allestimento a Venezia, realizzato nelle sedi di Fondazione Bevilacqua La Masa in sinergia con la Fondazione Musei Civici di Venezia, tra la Galleria di San Marco e Palazzetto Tito, degli atelier e delle opere esposte, accompagnate da testi critici e materiali di approfondimento. Le fotografie, realizzate da Giacomo Bianco e Nico Covre, si uniscono al progetto grafico dello studio b.r.u.n.o di Venezia, dando vita a un volume che riflette l’identità visiva della residenza.


CONTATTI PER LA STAMPA 

Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it 

In collaborazione con 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo 
Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net 
Simone Raddi simone@studioesseci.net 
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Una nuova opera di Cerrini acquisita dalla Fondazione Perugia

Il patrimonio d’arte di Fondazione Perugia è notevolmente cresciuto in questi ultimi anni grazie sia ad una attenta politica di acquisizioni di opere di interesse territoriale che compaiono sul mercato antiquariale, ma anche perché la medesima Fondazione è risultata destinataria di importanti donazioni che testimoniano l’affidabilità, e soprattutto il prestigio e l’autorevolezza, della Istituzione umbra.

Recenti acquisizioni di Fondazione Perugia

Tra le più recenti e rilevanti tra le donazioni pervenute a Fondazione Perugia la cosiddetta Casa di Massimo Caggiano decisa nel ’22 dal celebre designer e collezionista romano. Sono opere d’arte e arredi di design che oggi si possono ammirare all’ultimo piano di Palazzo Baldeschi al Corso, allestiti a ricostruire altrettanti ambienti della casa romana del collezionista. Si tratta di oltre 100 tra dipinti, sculture, foto d’autore, mobili, arredi ed oggetti di design. A guidare alla scoperta di queste meraviglie è,  tramite una app, lo stesso collezionista e donatore.

Tra le più importanti precedenti donazioni va ricordata quella del professor  Alessandro Marabottini, fiorentino, illustre docente di storia dell’arte all’Ateneo di Perugia. Sono oltre 700 pezzi, tra dipinti e preziosi arredi, riposizionati nel Palazzo perugino a ricostruire quasi fedelmente gli ambienti e l’atmosfera della  dimora nobiliare abitata dai Marabottini in Firenze.

Il Museo ospita la prestigiosa Raccolta di Maioliche Rinascimentali della Fondazione Perugia. Composta da circa centocinquanta pezzi, questa collezione permanente è unica al mondo per qualità e rarità delle opere che la compongono. Questi materiali sono frutto di diverse acquisizioni,  la più recente tra esse, la raffinata maiolica policroma “Piatto  da parata con la raffigurazione dell’Eroismo di Muzio Scevola“, della Manifattura di Deruta, 1560 ca.

Il primo nucleo di questa ragguardevole collezione è frutto di alcune acquisizioni mirate, effettuate dalla Fondazione nel corso degli anni, tra le quali meritano di essere segnalate sei splendide coppe in maiolica a lustro realizzate a Gubbio dalla bottega di Mastro Giorgio.  

Un’ulteriore acquisizione riguarda il dipinto della Madonna con bambino un Angelo e tra i Cherubini di Gian Domenico Cerrini (Perugia 1609 – Roma 168). Anche questa acquisizione ha dato il via, come è nella prassi di Fondazione Perugia, a studi di approfondimento davvero importanti.

Di grandissimo rilievo la più recente tra le acquisizioni di Fondazione Perugia:  due tavolette peruginesche, un dittico di assoluto interesse, oggetto di un’approfondita indagine scientifica e di ricerche condotte dal professor Mancini e dalla dottoressa Garibaldi già direttrice delle gallerie nazionali dell’Umbria

Non solo opere d’arte  di arti applicate: l’intese di Fondazione Perugia si focalizza anche sulle testimonianze della storia del territorio. Rientra in questo fondamentale filone l’acquisto, nel 2024 a Parigi,   di  ciò che rimane della cosiddetta “Collezione Albertini”,  1470 pergamene risalenti al medioevo documenti un tempo patrimonio dell’archivio storico giudiziario di Perugia e purtroppo dispensi nel 1853 per ragioni di spazio. Queste pergamene saranno oggetto di una grande mostra nel capoluogo umbro.


Ufficio Stampa e Comunicazione di Fondazione Perugia
Francesca Duranti
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Nuova luce sul Dittico di Perugino esposto in Palazzo Baldeschi 

Fondazione Perugia, insieme a Fondazione CariPerugia Arte, ha tenuto giovedì 11 dicembre, presso La Sala delle Colonne e a seguire a Palazzo Baldeschi in corso Vannucci a Perugia, la presentazione dedicata a Il dittico di Pietro Perugino e le acquisizioni di Fondazione Perugia. L’iniziativa ha registrato un’ampia partecipazione di studiosi, pubblico e rappresentanti delle istituzioni culturali, confermandosi un momento significativo di approfondimento attorno alle più recenti acquisizioni della Fondazione.

Le due tavole di Perugino esposte in Palazzo Baldeschi sono del periodo veneziano del Maestro

Lo evidenziano gli studi e le analisi presentate a Perugia

Durante l’incontro sono intervenuti Alcide Casini, Presidente di Fondazione Perugia; Francesco Federico Mancini, storico dell’arte; Antonio Natali, storico dell’arte; Gianluca Poldi dell’Università degli Studi di Udine; Vittoria Garibaldi, storico dell’arte. Gli interventi hanno ricostruito il percorso storico, critico e diagnostico del dittico composto dalle due tavole raffiguranti Cristo coronato di spine e la Vergine, attribuite al Perugino e acquisite all’asta Dorotheum di Vienna del 22 ottobre 2024.

Nel corso della presentazione è stato ricordato come l’acquisizione rappresenti un atto di tutela e valorizzazione del patrimonio umbro, oltre che un ritorno alla fruizione pubblica di opere che per decenni erano appartenute a collezioni private inglesi e svizzere. Le tavole, già esposte in diverse occasioni – da Campione d’Italia nel 2011 a Parigi nel 2014 fino a Perugia nel 2023 – erano state confermate come opere del Maestro da numerosi studiosi, pur nel persistere di un vivace dibattito attributivo. Proprio questa pluralità di letture è stata richiamata più volte dagli esperti intervenuti, che hanno sottolineato il ruolo del dittico come caso di studio di grande rilevanza per la conoscenza dell’opera matura di Pietro Vannucci. Questa acquisizione si inserisce in un percorso che da molti anni vede la Fondazione impegnata nella salvaguardia e nell’arricchimento del patrimonio storico-artistico legato al territorio umbro e, in particolare, nella conservazione e valorizzazione di testimonianze riconducibili al linguaggio e alla produzione del Perugino, figura identitaria per Perugia e per l’Umbria. Nel 1987, l’allora Cassa di Risparmio di Perugia acquisì in asta la Madonna con Bambino e due cherubini, databile all’ultimo decennio del XV secolo; nel 2017 si aggiunse il San Girolamo penitente (1520 ca.). L’ingresso delle due nuove tavole si affianca a queste precedenti acquisizioni, consolidando una linea d’azione coerente e continuativa dedicata alla tutela di un capitolo fondamentale della storia artistica regionale.

Una parte significativa della discussione ha riguardato gli influssi veneziani riscontrabili nelle due opere, in particolare collegati alla produzione di Alvise Vivarini. Questa componente ha permesso di inserire il dittico nel contesto della presenza del Perugino a Venezia negli anni 1494–1495, quando l’artista era stato chiamato a intervenire nella Sala del Gran Consiglio di Palazzo Ducale.

Durante il convegno sono stati presentati anche i risultati della recente campagna di indagini diagnostiche promossa da Fondazione Perugia. Le analisi hanno evidenziato una pittura a velature sottili, una craquelure compatibile con la tecnica a olio e l’uso di pigmenti quali vermiglione, biacca, terre e composti a base di rame e carbonio. È stato inoltre illustrato il particolare rivestimento in cuoio marrone decorato in oro, che ha contribuito nel tempo alla buona conservazione dei pannelli. Sono state documentate integrazioni antiche e moderne, un tassello di restauro sulla tavola della Madonna e tracce di attività xilofaga ormai stabilizzata.

La presentazione si è conclusa con la riflessione condivisa sul valore culturale dell’ingresso del dittico nelle collezioni di Fondazione Perugia: un arricchimento importante per il percorso espositivo di Palazzo Baldeschi.

SCHEDA TECNICA

Il dittico attribuito a Pietro Perugino, acquisito da Fondazione Perugia, è composto da due tavole raffiguranti Cristo coronato di spine e la Vergine, realizzate a olio su tavola e misuranti 33 × 27 cm ciascuna. I pannelli, sottili (7 mm), sono rivestiti da un cuoio marrone decorato in oro che richiama l’aspetto di una copertina libraria e che contribuisce alla protezione e alla conservazione delle opere. La conformazione complessiva suggerisce la funzione originaria di un piccolo altarolo domestico.

Le indagini diagnostiche evidenziano una pittura condotta a velature sottili, una craquelure coerente con la tecnica a olio e l’impiego di una tavolozza che comprende vermiglione, biacca, terre naturali, pigmenti a base di rame e nero di carbonio. Il disegno preparatorio risulta visibile in contorni marcati e lievi aggiustamenti in corso d’opera. Sono presenti restauri antichi e moderni, abrasioni, lacune e un tassello di riparazione sulla tavola della Madonna; si riscontrano inoltre esiti stabilizzati di attività xilofaga.

Dal punto di vista stilistico, il dittico presenta influssi della cultura veneziana di fine Quattrocento, in particolare della produzione di Alvise Vivarini. Questi elementi permettono di collocare le opere nel contesto del soggiorno veneziano del Perugino negli anni 1494–1495.

Per quanto riguarda la provenienza, il dittico transita da una collezione privata inglese a una svizzera prima di approdare sul mercato viennese, dove viene acquistato da Fondazione Perugia. Le due opere compaiono in diverse esposizioni internazionali – nel 2011, 2014 e 2023 – sempre con attribuzione al Maestro.


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Si rinnova il tradizionale appuntamento al Palazzo Vescovile di Portogruaro

Nel 2025 il Distretto Turistico Venezia Orientale rinnova il tradizionale appuntamento con le grandi mostre al Palazzo Vescovile di Portogruaro, presentando 13 dicembre 2025 – 12 aprile 2026 l’esposizione dal titolo “Artisti alle Biennali 1900-1960”.


ARTISTI ALLE BIENNALI 1900-1960
Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento

13 dicembre 2025 – 12 aprile 2026
Portogruaro (VE), Palazzo Vescovile
Via del Seminario, 19

La Biennale di Venezia rappresenta, dal 1895, una delle più alte espressioni dell’arte internazionale, nata sull’esempio dei grandi Salons francesi dell’Ottocento. Grazie alle intuizioni di Nino Barbantini, direttore del Museo di Ca’ Pesaro, Venezia inaugura una stagione artistica di straordinaria rilevanza, diventando punto di riferimento e vetrina dell’innovazione a livello nazionale e internazionale.

La mostra, curata da Stefano Cecchetto, in collaborazione con il Comitato scientifico composto dal Presidente Giorgio Baldo, da Virginia Baradel, Stefano Demarco e Pierpaola Mayer, intende quindi ripercorrere i primi cinquant’anni della Biennale attraverso alcuni protagonisti che, con la loro opera, hanno contribuito a segnare un percorso di rinnovamento delle arti figurative. In questo arco di tempo si sviluppano i movimenti d’avanguardia, dal Fronte Nuovo delle Arti allo Spazialismo, fino alla memorabile edizione del 1948 che, dopo la pausa dovuta al secondo conflitto mondiale, segna la rinascita della manifestazione e resta tutt’oggi un capitolo imprescindibile della storia dell’arte.

Divisa in stanze tematiche, l’esposizione allestita al Palazzo Vescovile mette in evidenza affinità e differenze tra i diversi linguaggi pittorici che, tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, hanno aperto la strada a nuove discipline e restituito a Venezia e al Veneto il ruolo storico di crocevia internazionale dell’arte.
Il percorso, composto da circa un centinaio di opere, è diviso in tre sezioni: la prima dal titolo Emblemi dal Nuovo Vedutismo (Venezia e la Scuola di Burano 1900-1920), dopo l’eredità di Canaletto e Guardi, il paesaggio veneziano si rinnova tra Ottocento e Novecento con maestri come Ciardi, Tito, Nono, Milesi e Fragiacomo. L’intuizione di Nino Barbantini a Ca’ Pesaro apre poi la strada alla Scuola di Burano, con protagonisti come Rossi, Moggioli e Semeghini, portando Venezia verso una stagione di profonda innovazione artistica; la seconda Le Biennali dagli anni Venti agli anni Quaranta – La grande svolta, dentro un rinnovato linguaggio pittorico, gli artisti si confrontano con le grandi avanguardie internazionali. Grazie allo sguardo critico di Margherita Sarfatti nasce un gruppo di pittori e scultori che anticipano il loro tempo, aprendo la strada a un profondo rinnovamento culturale. Tra loro: Emma e Beppe Ciardi, Felice Casorati, Filippo de Pisis, Guido Cadorin, Zoran Music, Mario Sironi, Felice Carena; la terza All’insegna delle avanguardie, 1940-1950 Nel secondo dopoguerra, gli artisti esplorano nuove frontiere del linguaggio pittorico, tra astrattismo, informale e spazialismo, alla ricerca di una dimensione “altra” dell’arte. Nascono i primi movimenti d’avanguardia, dal Fronte Nuovo delle Arti allo Spazialismo, mentre la Biennale del 1948, dopo la pausa del conflitto mondiale, segna una tappa storica per l’arte italiana. Tra i protagonisti: Afro, Tancredi, Armando Pizzinato, Guidi, Emilio Vedova, Massimo Campigli, Giorgio de Chirico e Giuseppe Santomaso.


NOTIZIE UTILI

Orari
dal martedì al giovedì dalle ore 14:30 alle ore 18:30 venerdì dalle ore 14:30 alle ore 19:30
sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 19:00 Natale, 1° gennaio chiuso
lunedì chiuso
Su prenotazione sono possibili aperture straordinarie anche al mattino, in altri orari e nella giornata di chiusura del lunedì

Biglietto d’ingresso
intero € 10,00 adulti
ridotto € 8,00 studenti universitari fino a 26 anni, over 65, cittadini residenti nel Comune di Portogruaro, soci FAI, clienti Italo presentando biglietto del treno per raggiungere Portogruaro
studenti e scolaresche € 5,00
omaggio minori fino a 5 anni, disabili + n.1 accompagnatore, minori con handicap L.104/92
Prevendita biglietti su VivaTicket

Visite guidate
Per gruppi e scolaresche su prenotazione tel. 0421 564136 | info@palazzovescovile.it

Info e prenotazioni Contatti
Distretto Turistico Venezia Orientale | dr.ssa Pierpaola Mayer tel. 342 8084363 direttore@veneziaorientaledistrettoturistico.it

Catalogo
Edizioni My Monkey

Comitato scientifico
Presidente: Giorgio Baldo Virginia Baradel
Stefano Cecchetto Stefano Demarco Pierpaola Mayer

Ufficio stampa
StudioBegnini | info@studiobegnini.it
Roberto Begnini con Federica Artusi e Carmen Vicinanza
Da Studio Begnini <info@studiobegnini.it> 

Il Natale si accende al MAR: la poesia luminosa di Chagall protagonista delle feste

CHAGALL IN MOSAICO
Dal progetto all’opera
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
18 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026

Al MAR di Ravenna il Natale ha i colori intensi e le visioni sospese di Marc Chagall. La mostra Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera, aperta fino al 18 gennaio 2026, entra nel vivo delle festività offrendo ai visitatori un percorso ricco, emozionante e sorprendente, dedicato al rapporto fra il grande artista e la tecnica musiva. Un capitolo poco conosciuto, ma fondamentale, della sua lunga storia creativa.
L’esposizione è l’evento con cui si inaugura la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna, che fino al 18 gennaio torna a Ravenna, mostre e installazioni diffusi in tutta la città. Un appuntamento unico nel suo genere, dedicato a un linguaggio artistico millenario, capace di rinnovarsi e dialogare con la contemporaneità. La Biennale è promossa, organizzata e sostenuta dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e Mosaico e Turismo, grazie al sostegno della Regione Emilia-Romagna, di Marcegaglia e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Il ritorno alle origini: quando Chagall incontrò Ravenna

Tutto parte da un incontro: quello del 1954, quando Chagall arriva a Ravenna e rimane affascinato dal mistero e dalla luce dei mosaici bizantini. È l’inizio di un dialogo che durerà oltre trent’anni e che la mostra racconta con un taglio inedito e approfondito.

Ad aprire il percorso è Le Coq bleu, il primo mosaico realizzato per la città. Per la prima volta a Ravenna, il pubblico può vederlo nelle due versioni musive, affiancate al bozzetto originale: un confronto che permette di capire come l’immaginario dell’artista sia stato tradotto nella materia viva delle tessere dai mosaicisti ravennati.

La mostra accompagna il visitatore dentro il metodo creativo dell’artista, mostrando come bozzetti, gouaches e studi preparatori si trasformino in grandi mosaici monumentali. È un viaggio che attraversa il mondo e che testimonia la centralità di Ravenna nella storia del mosaico del Novecento.

Il percorso porta dalle opere francesi come Les Amoureux e Le Prophète Élie alla ricostruzione immersiva di Le Cour Chagall, fino ai grandi progetti internazionali: il Mur des Lamentations per la Knesset di Gerusalemme, Les Quatre Saisons a Chicago, l’Orphée per la National Gallery di Washington, Le Message d’Ulysse per l’Università di Nizza.

Accanto alle opere, emerge il ruolo cruciale dei mosaicisti ravennati – Romolo Papa, Antonio Rocchi e soprattutto Lino Melano, compagno di lavoro dell’artista per oltre vent’anni – veri interpreti del suo linguaggio poetico attraverso la materia.

Un capolavoro che torna alla luce: Le Grand Soleil

Fra i momenti più attesi della mostra c’è Le Grand Soleil, un grande mosaico privato donato da Chagall alla moglie Valentina e rimasto per decenni lontano dai riflettori. Restaurato per l’occasione, il lavoro arriva per la prima volta in Italia, offrendo una rara occasione per ammirare una delle opere più intime e simboliche dell’artista.

La mostra offre anche l’opportunità di presentare un catalogo d’eccezione, edito da Silvana Editoriale. Una pubblicazione completa sull’argomento, un volume riccamente illustrato, destinato a diventare un imprescindibile punto di riferimento scientifico e divulgativo per studiosi, appassionati e professionisti del settore.

IL PROGRAMMA DELLE FESTIVITÀ: ORARI E ATTIVITÀ

Per venire incontro al pubblico durante le feste, il MAR amplia gli orari di visita.
Aperture speciali
6 dicembre 20259.00 -22.00
8 dicembre 2025 – 10.00–19.00
26 dicembre 2025 – 10.00–19.00
1 gennaio 2026 – 10.00–19.00
6 gennaio 2026 – 10.00–19.00
5 gennaio 2026 – apertura straordinaria 9.00–18.00
Unica chiusura: 25 dicembre 2025
 
Orari ordinari: martedì–sabato 9.00–18.00; domenica e festivi 10.00–19.00; lunedì chiuso.
(La biglietteria chiude 30 minuti prima.)
 
Visite guidate e proposte per le famiglie
 
Ogni sabato e domenica alle 16.30 si tengono visite guidate pensate per approfondire l’intero percorso espositivo, dal primo mosaico alle grandi committenze internazionali.
 
Per i più piccoli (5–11 anni), il MAR propone visite animate con laboratorio, che trasformano la visita in un’esperienza creativa e partecipata: un modo coinvolgente per scoprire Chagall attraverso il gioco e il colore.
 
A partire dal 6 dicembre, i visitatori che compileranno il questionario di gradimento riceveranno in omaggio un catalogo d’arte.
 
Le altre proposte del MAR
Durante il periodo natalizio, il pubblico può inoltre visitare:
Spazio Neutro – Jonathan VanDyke
Nell’Eternità del provvisorio
, un progetto che reinterpreta l’idea di mosaico attraverso trame di tessuto dipinto, cucito e ricamato, in un ambiente che invita alla partecipazione diretta del visitatore.
 
(T)Essere – Lisa Martignoni
L’opera collocata nel quadriportico, realizzata nell’ambito dei progetti GAeM e GA/ER, frutto di una residenza d’artista che mette in dialogo tradizione musiva e linguaggi contemporanei.

MostraChagall in mosaico. Dal progetto all’opera
Sede: MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Enti organizzatori: Comune di Ravenna, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, Musée national Marc Chagall di Nizza
Periodo: 18 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026
Curatori: Anne Dopffér, Gregory Couderc, Giorgia Salerno e Daniele Torcellini
Inaugurazione: 17 ottobre ore 18.00
 
Orari:  martedì – sabato  9.00 -18.00
domenica e festivi 10.00 – 19.00, chiuso lunedì
la biglietteria chiude mezz’ora prima
 
 
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