A Gorizia IN ASCOLTO. Progetto di arte partecipativa con Matteo Attruia



In una terra in cui il confine è esperienza storica, condizione simbolica e vissuto quotidiano, nasce In Ascolto. Tracce lungo il margine, progetto artistico partecipativo ideato da QuiAltrove Associazione ETS e sviluppato con l’artista Matteo Attruia.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE
 
Un progetto artistico partecipativo di QuiAltrove Associazione ETS
con Matteo Attruia

con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia avviso pubblico Manifestazioni espositive
in collaborazione con
Comune di Gorizia, Comune di Palmanova, Comune di San Vito al Tagliamento,Associazione BlueBird
Novembre 2025 – Febbraio 2026
Gorizia – Palmanova – San Vito al Tagliamento – Trieste 

Il progetto prende forma nel contesto transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, città che hanno conosciuto la separazione e che oggi, nel quadro di GO!2025, reinterpretano il limite come possibilità di dialogo, relazione e trasformazione. Qui il confine non è soltanto una linea geografica, ma uno stato di confine: una condizione emotiva, politica e umana che attraversa persone, comunità e territori.

«Il confine per me non è un limite preciso, non è una retta che separa», afferma Attruia. «Lo vivo come un luogo aperto, una possibilità, dove l’altro e l’io convivono. Nel presente sopravvivono il passato, ma soprattutto il futuro, come attesa e stimolo».

In Ascolto assume il margine come soglia generativa e lo abita attraverso un processo fondato sull’ascolto e sulla partecipazione. Al centro del progetto vi è un percorso di relazione con diversi gruppi sociali — giovani, donne migranti, anziani, adulti in condizioni di fragilità, rifugiati e persone vulnerabili — coinvolti in incontri pensati come spazi di condivisione profonda. Parole, segni, gesti, disegni ed emozioni raccolti durante questi momenti diventano la materia viva dell’opera.

«Il fulcro del mio lavoro è la relazione», sottolinea l’artista. «L’opera è lo strumento che utilizzo per entrare in contatto con gli altri. Cerco di sottrarre il superfluo per generare oggetti il più possibile incisivi e inclusivi, capaci di attrarre con linguaggi semplici — non banali — e poi spostare lo sguardo altrove».

Al centro di IN ASCOLTO si intrecciano due dimensioni complementari: l’arte pubblica e l’arte partecipativa.

L’arte pubblica, quando è capace di parlare davvero, non si limita a occupare lo spazio urbano, ma lo interroga e lo trasforma. Non è un oggetto collocato in un luogo, bensì un dispositivo capace di modificare la percezione del luogo stesso, attivando uno sguardo critico e una nuova consapevolezza.

L’arte partecipativa, invece, sposta il centro dell’attenzione dal risultato al processo, dalla forma alla relazione, dall’autorialità individuale alla produzione condivisa. In questo contesto, l’artista non impone una visione, ma diventa catalizzatore, interprete, compagno di viaggio, accompagnando l’emergere di una narrazione collettiva.

In Ascolto si muove precisamente in questo spazio di tensione fertile, dove l’opera nasce dall’incontro tra comunità, territorio e pratica artistica, e il gesto creativo si configura come atto di ascolto, cura e restituzione.Il progetto si articola in tre fasi.

La prima fase ASCOLTO E COINVOLGIMENTO (ottobre–dicembre 2025) prevede cinque incontri nei Comuni di Gorizia, Monfalcone, Palmanova, San Vito al Tagliamento e Trieste. Questi momenti sono concepiti come spazi di ascolto non giudicante, in cui emergono narrazioni plurali del confine: l’attesa, l’attraversamento, il desiderio, la fatica del restare, l’impossibilità dell’andare.

Segue la seconda faseANALISI E RIELABORAZIONE (dicembre–gennaio 2026), durante la quale Attruia rielabora i materiali raccolti trasformandoli in opere di arte partecipata. Disegni, parole e segni confluiscono in una narrazione collettiva stratificata, tradotta in installazioni site-specific. «Ogni parola regalata, ogni disegno espresso sono stati un dono», racconta l’artista. «Io li ho semplicemente messi insieme».

La terza faseRESTITUZIONE (febbraio 2026) culmina nella mostra-installazione STATO DI CONFINE presso lo spazio The Circle a Gorizia. Non un epilogo, ma un passaggio ulteriore del processo: un’esperienza immersiva e aperta in cui il pubblico è chiamato ad attraversare le tracce lasciate dai partecipanti e a diventare parte attiva dell’opera. Documenti, immagini, frammenti visivi e sonori costruiscono un archivio vivo del dialogo tra comunità, territorio e artista.

Il progetto dà vita a una doppia dimensione installativa: un intervento nello spazio urbano e una installazione collettiva nello spazio espositivo. Al centro, un gioco linguistico e visivo che trasforma l’espressione “confine di Stato” in “stato di confine”, restituendo il limite come condizione esistenziale. Accanto a questo, ulteriori installazioni nate dai segni e dalle narrazioni raccolte costruiscono un unico paesaggio concettuale.

Artista visivo attivo a livello internazionale, Matteo Attruia lavora tra ironia concettuale, paradosso e slittamenti di senso, utilizzando pittura, fotografia, scrittura, installazioni, oggetti trovati e neon. «Il dubbio è fondante», afferma. «I miei lavori non sono verità, ma micro-variazioni capaci di generare grandi cambiamenti di significato». In IN ASCOLTO, il suo linguaggio si mette al servizio di un processo relazionale: l’opera non rappresenta, ma fa emergere.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE si inserisce nella visione di QuiAltrove Associazione ETS, impegnata nel territorio transfrontaliero goriziano con la convinzione che l’arte contemporanea possa produrre cambiamenti reali. Un progetto che non chiude, ma apre; non semplifica, ma accoglie; non impone, ma accompagna. Un cammino collettivo che restituisce al margine la sua forza generativa e all’ascolto il suo valore politico e poetico.

(PN – 1973) Nato a un certo punto, non cerca nessun tipo di approdo sicuro e preferisce, nel suo abile viaggio da profugo del concetto, una rassicurante domanda a fronte di una discutibile risposta.

La sua ricerca, sempre venata d’ironia, trova dubbi proprio laddove sembrano esserci solo certezze. Nel realizzare i suoi eleganti e ironici cortocircuiti usa i più svariati mezzi espressivi, tra cui pittura, fotografia, neon, scrittura e riutilizzo di oggetti d’uso” (L. Conti).

Ha partecipato a numerose mostre tra Milano, Napoli, Roma, Bolzano, Parigi, Praga, Vienna, New York. 

Nel 2018 è uscita “It’s Up for You” firmata per ILLY ART COLLECTION e nel 2022 la tazzina in edizione limitata “Cupside Down” sempre per Illy. 

Recentemente ha collaborato con diverse aziende nella realizzazione di workshop interni con la produzione finale di una o più opere installative (ad esempio, nel 2022, con Irinox, Covelano Marmi e Concerie Presot).

Vincitore del premio Arte in Balossa per la realizzazione di un’opera permanente all’interno del Parco Nord di Milano, con il progetto “Belvedere”L’opera “ERO(E)” è stata acquistata dal Museion di Bolzano ed è entrata nella collezione permanente. 

Website https://www.matteoattruia.com
Instagram @matteoattruia


QuiAltrove ETS è un’associazione culturale con sede a Gorizia. Attraverso l’arte contemporanea promuove una cultura aperta e partecipativa, capace di attivare trasformazioni reali. Valorizza la dimensione transfrontaliera in cui opera e investe nelle giovani generazioni, offrendo occasioni concrete di crescita, espressione e dialogo. I progetti dell’Associazione nascono dall’incontro tra arte, territorio e comunità e utilizzano i linguaggi artistici come strumenti di innovazione sociale, inclusione e rigenerazione urbana. Ogni progetto è un processo condiviso. Un’occasione per abitare i luoghi in modo nuovo, costruire relazioni, generare senso. 

Instagram @quialtrove_associazione
Website https://quialtrove.it/


Contatti Stampa 

CRISTINA GATTI PRESS & PR | press@cristinagatti.it | mob.338 6950929
Maggiori info 
QuiAltrove  |  +39 328 663 0311 | info@quialtrove.it
Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it> 

Jelmoni Studio Gallery presenta “Mundo sumo”. Mostra di Ignacio Cavero

La mostra di Ignacio Cavero, curata da Jelmoni Studio Gallery presenta opere attuali. Mundo Sumo è una mostra  che esplora i processi di ricerca, proiezione e creazione di possibili identità alternative, in bilico tra sé autentici, idealizzati e universali attraverso una selezione di opere   

JELMONI STUDIO GALLERY
IGNACIO CAVERO
MUNDO SUMO
ART EXHIBITION
Solo Show
OPENING JANUARY 10TH AT 5:30 PM
IGNACIO CAVERO

Il sumo è una disciplina di lotta con oltre 1.500 anni di storia.

È una capsula del tempo culturale e antropologica, poiché non è mai stato visto al di fuori del suo ambiente geografico. Il lottatore di sumo è un essere il cui sviluppo fisico è orientato esclusivamente all’aumento di dimensioni e massa per costringere l’avversario a uscire dal ring.

La deformazione fisica che questa trasformazione comporta rappresenta un canone di bellezza e ammirazione per i giapponesi. Esiste un parallelo con il toro da combattimento: la sua esistenza e l’evoluzione della razza sono giustificate solo dall’esistenza della corrida.

In quest’opera, cerco di evidenziare l’estetica di un lottatore di sumo, estrapolandolo dal suo ambiente abituale e collocandolo in luoghi che rasentano il surreale, ma che in qualche modo ne giustificano la presenza. Creo un’estetica neo-pop integrando in alcuni casi personaggi manga, rompendo l’anacronismo del personaggio e persino inserendolo in ambienti familiari. Trasformo questa figura del lottatore quasi in un supereroe dal tocco cosmopolita. In Sumo World, colloco il lottatore in ambienti completamente ostili, a causa della sua scarsa familiarità con essi, rendendo così omaggio a questo antico personaggio e rendendolo accessibile a tutti i pubblici e a tutte le culture con un tocco molto personale e surreale.

Nota: i volti dei lottatori di sumo nelle opere sono quelli di persone reali del mondo professionistico del sumo in Giappone.


JELMONI STUDIO GALLERY
MILAN BERLIN LONDON


Event curatorial assistant
Anna Atenasio
Staff tecnico
Rodolfo Santini
Anna Bassi
Mirella Pende
Katia Dossena

Jelmoni Studio Gallery
Milan, Berlin, London
via Molineria S. Nicolò, 8 Piacenza – Italy
www.jelmonigallery.com
https://www.facebook.com/pages/Jelmoni-studio-gallery/242951759109959 
https://www.instagram.com/jelmonistudiogallery/
Da Elena Jelmoni <jelmonistudio@gmail.com> 

La Collezione Lokar trova la sua “grotta delle meraviglie”

Al Museo Sartorio di Trieste, il nuovo allestimento permanente, concepito appositamente per la preziosa donazione delle porcellane dei coniugi Lokar. La raffinata Collezione di porcellane delle più prestigiose manifatture europee, frutto di 60 anni di acquisti di Giovanni Lokar e Sonja Polojaz, entra per la prima volta nelle collezioni del Civico Museo Sartorio di Trieste.

DONAZIONE LOKAR
Lo splendore della porcellana europea
Trieste, Museo Civico Sartorio
Largo Papa Giovanni XXIII 1
Dal 14 dicembre 2025

Per ospitare questa donazione unica è stato concepito e realizzato un allestimento speciale che valorizza la ricchezza e la rarità dei pezzi. Il progetto tecnico delle sale, ideato dall’architetto Gabriele Pitacco in collaborazione con il team curatoriale del Museo Sartorio e realizzato dalla ditta Clemente Costruzioni e dalla falegnameria Burelli, è stato pensato appositamente per questa collezione, mentre la curatela scientifica è di Michela Messina, conservatrice del Museo Sartorio. Le due sale sono state studiate per offrire letture multiple: una dedicata alla porcellana italiana e l’altra alle manifatture del resto d’Europa, con ordinamento per manifattura, area geografica e sequenza cronologica. Ogni oggetto è stato posizionato con cura per garantirne la migliore leggibilità formale e decorativa, al servizio sia degli specialisti sia del pubblico.

 L’ambientazione, ispirata alle “grotte delle meraviglie”, crea un ambiente raccolto e suggestivo in cui le porcellane risplendono come gioielli. Ad accompagnare il visitatore alla scoperta della collezione è un’intera parete che mostra la mappa dell’Europa disegnata a mano, illuminata dai diversi marchi delle porcellane dislocate nelle loro città di origine, e dei testi che illustrano: la porcellana, il collezionista e la storia della collezione.

Le vetrine, realizzate da Goppion, eccellenza italiana presente nei più importanti musei mondiali, sono dotate delle più aggiornate tecnologie di sicurezza e conservazione.  I materiali scelti sono il metallo, il vetro extra chiaro antisfondamento e gli specchi. I moduli a parete, con fondo e base a specchio, offrono una visione ottimale a 360° delle porcellane e dei loro marchi, elemento essenziale per comprendere provenienza e valore. In ogni sala è presente una vetrina semicircolare ispirata alle British Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, che ospita i pezzi più pregiati; panche semicircolari, di cui una con tablet interattivo, invitano il pubblico a sostare e approfondire.

Un patrimonio nuovo per la città. La Collezione Lokar, con oltre 550 pezzi e più di 80 manifatture documentate, rappresenta un nucleo di eccezionale valore storico e scientifico per lo studio della porcellana europea del Settecento e dell’Ottocento. L’ingresso della collezione nel Museo Sartorio, con un allestimento creato ad hoc, arricchisce l’offerta culturale della città e accresce il prestigio della casa museo.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, e realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.


Informazioni
Civico Museo Sartorio — Largo Papa Giovanni XXIII, 1 – Trieste
T. +39 040 675 9321 — museosartorio@comune.trieste.it
www.museosartoriotrieste.it | www.triestecultura.it

Orario: da mercoledì a domenica, 10.00–17.00 • Ingresso libero
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI
Ref. Roberta Barbaro
049 663499; roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Il grano e l’acqua: le risorse essenziali ridefiniscono la geopolitica globale

Una riflessione sul volume “Wheat and Water – Ancient, Present and Future Geopolitical Challenges”, che esplora in chiave multidisciplinare il ruolo strategico di due risorse fondamentali per la sicurezza alimentare e la stabilità internazionale.

Il rapporto tra risorse naturali e potere politico non è un tema nuovo: dall’antichità fino ai giorni nostri, la disponibilità di acqua e cereali ha segnato confini, alleanze e conflitti. Nel volume Wheat and Water – Ancient, Present and Future Geopolitical Challenges, curato da Giuseppe Anzera e Tiberio Graziani, questo nesso viene analizzato in profondità, rivelando come grano e acqua non siano solo beni vitali, ma leve geopolitiche che modellano equilibri internazionali critici.

Una lente interdisciplinare sulla sicurezza delle risorse

Il libro, frutto di contributi di numerosi studiosi, si articola in quattro sezioni principali che offrono una lettura integrata delle dinamiche attuali e delle possibili evoluzioni future. Al centro dell’analisi sta l’idea che le risorse idriche e alimentari siano infrastrutture di potere: la loro gestione incide sulla sicurezza nazionale, sulle economie regionali e sulle relazioni tra Stati.

La prima sezione introduce il concetto di idropolitica, sottolineando come la scarsità d’acqua – accentuata dai cambiamenti climatici e da modelli di sfruttamento non sostenibili – sia in sé un fattore di instabilità. I curatori evidenziano numeri e previsioni: miliardi di persone vivono in condizioni di stress idrico e molte regioni sono costrette a confrontarsi con deficit cronici che compromettono sia l’agricoltura sia la coesione sociale.

Dinamiche regionali e fragilità transfrontaliere

Le sezioni successive si spostano dall’analisi globale a focus regionali, con contributi dedicati ai bacini idrici strategici e alle vulnerabilità specifiche di aree come il Mediterraneo, l’Africa nordorientale e l’Asia centrale. In queste geo-aree, la dipendenza dalle importazioni di grano, unita a reti idriche fragili, evidenzia come qualsiasi shock – climatico, politico o economico – possa tradursi in crisi alimentari con effetto domino.

Particolare attenzione viene riservata ai bacini transfrontalieri, dove la costruzione di grandi dighe o politiche di controllo delle acque può essere tanto strumento di sviluppo quanto causa di tensioni diplomatiche. Il caso del sistema del Nilo e delle controversie legate alle nuove infrastrutture in Etiopia è uno degli esempi più emblematici di come progetti idrici possano innescare rivalità di lunga durata tra Stati.

Grano, mercati globali e instabilità socio-politica

Un’altra parte significativa del volume affronta il legame tra commercio del grano e geopolitica economica: shock nei mercati, come quelli derivanti da conflitti o da interruzioni nelle filiere, alterano prezzi e disponibilità, con effetti diretti sulle popolazioni più vulnerabili. Le crisi alimentari degli ultimi anni, accompagnate da volatilità dei prezzi, hanno mostrato come la dipendenza da pochi grandi esportatori possa trasformarsi in fragilità sistemica.

In quest’ottica, la weaponization delle risorse – cioè l’uso strategico di forniture alimentari e idriche come strumenti di pressione politica – emerge come rischio concreto nei giochi di potere contemporanei, soprattutto nelle interazioni tra Nord e Sud del mondo.

Verso una governance delle risorse più equa e resiliente

Il volume non si limita alla diagnosi delle criticità: alcuni contributi esplorano anche prospettive politiche e tecnologiche per una gestione più sostenibile e cooperativa di acqua e cereali. Tra queste, si prendono in esame innovazioni nell’irrigazione, strumenti normativi internazionali e approcci di cooperazione multilivello che potrebbero attenuare tensioni e trasformare risorse vulnerabili in fattori di stabilità condivisa.

La visione complessiva che emerge è chiara: in un mondo caratterizzato da pressioni ambientali crescenti, instabilità politica e interdipendenze economiche complesse, la sicurezza alimentare e idrica non può essere affrontata con approcci settoriali o solo nazionali. Serve una governance che integri aspetti geopolitici, climatici ed economici in un quadro di cooperazione internazionale.

In conclusione, Wheat and Water pone al centro del dibattito globale due risorse spesso date per scontate ma fondamentali per la vita umana e per l’equilibrio tra Stati. Analizzando connessioni antiche e sfide future, il volume invita a considerare la sicurezza dell’acqua e del cibo non solo come problema tecnico-amministrativo, ma come nodo cruciale delle relazioni internazionali nel XXI secolo.

Leggi la recensione di 
Aniello Inverso IL GRANO E L’ACQUA – SFIDE GEOPOLITICHE ANTICHE, PRESENTI E FUTURE
Vision and Global Trends

Vision & Global Trends
https://www.vision-gt.eu/

Finissage della mostra “Al limite” presso BAH

BELLI ART HOUSE
Finissage della mostra Al limite: Matteo Nuti e Marco Salvetti
5 gennaio 2026

Belli Art House è lieta di invitarvi il 5 gennaio 2026, a partire dalle ore 18.00, al finissage della mostra Al limite, a concludere il progetto espositivo che mette in dialogo le ricerche pittoriche di Matteo Nuti e Marco Salvetti, in collaborazione con la galleria Cardelli e Fontana.

Al limite è stata la mostra inaugurale dello spazio e del percorso espositivo di BAH, in cui passato e presente si intrecciano per generare nuove visioni grazie al dialogo con la Collezione Belli, una raccolta d’arte moderna e contemporanea che riflette la passione umanistica e le relazioni personali di Silvio Belli con numerosi artisti attivi in Versilia tra gli anni Sessanta e Novanta.

Vi aspettiamo per un momento conviviale di scambio di auguri per il nuovo anno, accompagnato da bollicine e panettone.

Durante la serata Laura Brignoli, di Contemporary Art Advisory, sarà disponibile per letture di tarologia con i tarocchi di Oswald Wirth, esoterista, artista e scrittore svizzero a cavallo tra ‘800 e ‘900. I tarocchi di Wirth sono lontani da una funzione meramente divinatoria e uniscono arte, filosofia e ricerca interiore attraverso un segno grafico essenziale. Integrando un ricco simbolismo occulto, offrono un’esperienza di lettura suggestiva, in dialogo con i temi della mostra.


Finissage: 5 Gennaio 2026 ore 18
Belli Art House, Via f.lli Rosselli, 96 55047 Querceta (Lucca)
hello@belliarthouse.com
www.belliarthouse.com
@belliarthouse
Da Belli Art House <hello@belliarthouse.com>

Da Marilyn a Dalí: i celebri ritratti di Philippe Halsman in mostra a Piove di Sacco

La Città di Piove di Sacco annuncia la prossima apertura della mostra Lampo di genio, che sarà allestita a Palazzo Pinato Valeri dal 6 dicembre 2025 al 19 aprile 2026, dedicata a Philippe Halsman, uno tra i più originali ed enigmatici ritrattisti del Novecento. Tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, Philippe Halsman (Riga 1906 – New York 1979) ha saputo lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, surrealismo, lampi di genio e tecnica raffinata.

PHILIPPE HALSMAN
LAMPO DI GENIO
Piove di Sacco (PD), Palazzo Pinato Valeri
6 dicembre 2025 – 19 aprile 2026
 
A Piove di Sacco la fotografia d’autore di Philippe Halsman
Celebri i suoi ritratti di Marilyn Monroe, Einstein, Picasso, Dalì
 

Halsman diventa fotografo nella Parigi degli anni Trenta, a stretto contatto con l’ambiente surrealista da cui impara a guardare la realtà con sguardo straniato, innovativo, pieno di inventiva e creatività. Il talento come ritrattista è da subito evidente, sorretto da una tecnica accurata e dalla possibilità di dare a ogni volto, per ogni occasione, una freschezza e una intensità particolare, ottenuti anche sperimentando tecniche e macchinari. Quando nel 1940 arriva a New York, porta la sua sensibilità europea, l’attenzione piscologica, il gioco dei caratteri e la voglia di inventare nelle pagine delle grandi riviste come Life rivoluzionando, in questo modo, il ritratto.

Tutti sono passati di fronte al suo obiettivo: politici come Churchill e Kennedy, divi del cinema come Marilyn Monroe, Humphrey Bogart, Yves Montand, Barbra Streisand, scienziati come Einstein e Oppenheimer, artisti come Pablo Picasso e Marc Chagall e soprattutto Salvador Dalí con cui, in anni di collaborazione crea una galleria unica di immagini straordinarie, oniriche e surreali in cui l’artista e il fotografo si fondono magicamente. 

Per ogni soggetto, Halsman riesce a cercare un set particolare, una piccola performance.  Le sue immagini sono uniche, a metà tra documento e invenzione, come è proprio nella tradizione dei grandi ritrattisti cui è chiesto di interpretare il soggetto facendolo emergere, o nascondere, dietro il suo personaggio anche a costo di inventare una forma particolare, personalissima, di documento fotografico.

In mostra anche la celebre serie di “jumpology” con divi e personalità che accettano letteralmente di saltare di fronte al suo obiettivo creando un carosello di immagini giocose e dinamiche, originali nella loro realizzazione grafica e nella forza rappresentativa. Tutti si prestano al “gioco” di Halsman, alla dolce tortura di essere fotografati in uno studio, con luci, fondale e macchinari ingombranti. “Quando chiedi ad una persona di saltare tutta l’attenzione è concentrata sull’atto di saltare, e così la maschera cade ed ecco che si mostra la persona dietro di essa” (Philippe Halsman).

Nella sua carriera Halsman ha firmato oltre 101 copertine di Life, più di qualunque altro fotografo; ha creato ritratti straordinari per forza e indagine psicologica. “Lampo di genio” raccoglie tutto questo e presenta al pubblico un autore straordinario e un testimone della nostra storia recente.

In esposizione 100 immagini di diversi formati, tra colore e bianco e nero, volumi originali e documenti che ripercorrono l’intera carriera del grande autore.  Accompagna la mostra il catalogo edito da Contrasto.

L’evento espositivo della stagione 2025/2026 a Palazzo Pinato Valeri, sarà inoltre sfondo tematico e ispirazione a molte delle azioni del progetto CQFP Come Quando Fuori Piove, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le politiche della famiglia per iniziative rivolte a contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale dei bambini e dei ragazzi. Il progetto presenta un’azione specifica, “Jump Art”, diretta alla realizzazione di laboratori e attività mirate a esplorare concetti di introspezione (autoritratto), superamento, passaggio e leggerezza (salto), offrendo a bambini, giovani e famiglie originali strumenti per affrontare il disagio e l’emarginazione con nuove consapevolezze.

Curata da Alessandra Mauro e Suleima Autore in collaborazione con l’Archivio Halsman di New York, la mostra è promossa e prodotta da Città di Piove di Sacco (PD)|Cultura e Contrasto, con l’importante sostegno di BCC VENETA Credito Cooperativo S.C.. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Camera di Commercio di Padova e Venicepromex. Il catalogo è edito da Contrasto.


PHILIPPE HALSMAN
LAMPO DI GENIO
Dal 6 dicembre 2025 al 19 aprile 2026
Piove di Sacco (PD), Palazzo Pinato Valeri
 
Palazzo Pinato Valeri
Via Garibaldi 54, Piove di Sacco
 
Orari di apertura
Mercoledì, giovedì 09:00-13:00
Venerdì, sabato 09:00-13:00/15:30-18:30
Domenica 09:00-13:00/15:00-19:00 Chiusa il lunedì e il martedì
 
Biglietti:
Intero 9,00 €
Ridotti 5,00 € (Residenti nei comuni della Saccisica e Soci BCC Veneta)
Gratuità per i minori di anni 18
 
Biglietto Open nominativo per tutta la durata della mostra:
Intero 18,00 €
Ridotto 10,00 € (residenti di nei Comuni della Saccisica e per i Soci BCC Veneta)
 
Informazioni e Prenotazioni:
Ufficio IAT Saccisica 049-9709316/9709319 
info@welcomesaccisica.it 
cultura@comune.piove.pd.it 
www.welcomesaccisica.it 
www.comune.piove.pd.it
 
Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
Referente Roberta Barbaro: roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

A Bologna, l’Eden di Anna Caterina Masotti

Dopo Thea Maris. Risonanze del MareAnna Caterina Masotti torna a Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e ART CITY White Night, in occasione di Arte Fiera con un progetto inedito che si svilupperà negli spazi dello splendido Palazzo Tubertini, organizzato da Laura Frasca Art Manager della fotografa. La mostra sarà accompagnata da un testo di Benedetta Donato, curatrice e critica della fotografia.

EDEN. Il giardino dell’anima
Di Anna Caterina Masotti
Bologna, Palazzo Tubertini
Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026

Il suo nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima. L’Eden che Anna Caterina prova a scoprire e a portarci è un luogo dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa, una forma viva prende respiro.

Le immagini non raccontano una storia, ma una soglia: un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.

Questo percorso trova la sua più compiuta sintesi concettuale e visiva nella sala principale di Palazzo Tubertini, sede di Azimut a Bologna, che diventa il cuore pulsante dell’esposizione.

L’ambiente, caratterizzato da ampie vetrate in ferro battuto, da un soffitto che richiama l’architettura di una serra e da colonne decorate, evoca con forza l’atmosfera dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra natura e architettura, che diventa metafora visiva ed emotiva del progetto espositivo.

La mostra presenta diciassette opere fotografiche, un numero carico di significati simbolici. È tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all’immortalità dell’anima. Rappresenta un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l’universo femminile al centro della ricerca dell’artista.

Le foto, come da tratto distintivo di Anna Caterina, sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.

La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi.

Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, elemento che introduce un profondo livello di autenticità legato alla maternità, all’identità e alla continuità generazionale.

Elementi centrali della narrazione visiva sono la farfalla, simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell’anima, e i dettagli botanici. I primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura.

Infine le ombre, spesso avvolgenti le figure, assumono un ruolo simbolico potente: rappresentano l’inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell’identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l’intera esposizione.

L’esperienza della mostra è completata da un allestimento sensoriale e multimediale che amplifica il concetto di giardino interiore. È stato creato infatti un brano musicale che lo accompagnerà, una rielaborazione curata dal produttore musicale Giorgio Cencetti. La composizione unirà brani di musica classica moderna a un tappeto sonoro tipico dei giardini d’inverno, includendo il cinguettio dei passeriformi all’interno delle voliere e il suono ambientale della pioggia che colpisce il vetro della serra.

Nella sala secondaria, a sinistra dell’ingresso, un video mapping di una fontana proiettato sulla parete introduce l’elemento dell’acqua, simbolo di emozione, vita e flusso interiore, evocando al contempo il lusso decorativo dei giardini d’inverno storici.

Il corridoio d’entrata diventa infine un percorso intimo verso l’inconscio. Qui, due installazioni guidano il visitatore: sul fondo del corridoio, la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia accompagna simbolicamente l’ingresso nel “Giardino dell’anima”; nella sala adiacente a destra, un video mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, alludendo al mondo esterno che sfiora delicatamente la serra.

Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e poetica, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e universale sul femminile, sulla trasformazione e sulla ricerca di un luogo interiore di armonia.

“Attraverso dettagli fugaci — una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia — si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni. Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa. Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa, respira. Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande. In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra. Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla, e ci ricorda che vivere è appartenere.”


Info:
EDEN. Il giardino dell’anima
Di Anna Caterina Masotti
Bologna, Palazzo Tubertini
Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026
Orari mostra 9.00 – 18.30 (orari apertura Azimut Sabato e Domenica chiusi)
Aperture straordinarie:
Sabato 7 febbraio (Art City White Night) 10.00 – 13.00 17.00-24.00.
Domenica 8 febbraio dalle 10.00 – 13.00 16.00 – 20.00
 
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Venezia: ANGELUS EX AQUA. Personale di Gino Baffo fino al 06.01.2026 

«Per sentire, bisogna avere in sé degli abissi», scriveva Friedrich Nietzsche. È proprio da questi abissi interiori che nascono gli Angeli Legati di Gino Baffo, figure potenti e fragili al tempo stesso, emerse da una pittura materica e profondamente spirituale.

ANGELUS EX AQUA
Personale di Gino Baffo
a cura di Maria Luisa Lasala

22.11.25 > 06.01.2026 
MUNAV – Museo Storico Navale, Padiglione delle Navi
Riva S. Biasio, Castello 2148, 30122 Venezia

La collezione Angelus ex Aqua prende forma dalle barene veneziane, luogo simbolico in cui acqua, fango e terra si fondono. Da questa materia primordiale affiorano angeli silenziosi, portatori di un messaggio che oggi appare soffocato, ridotto a un sussurro: l’uomo contemporaneo non sa più ascoltare, vive distratto dall’effimero, lontano dalla propria essenza spirituale.

Incontrare questi angeli, in un momento particolarmente intenso della sua vita, ha rappresentato per l’artista un viaggio nel vuoto dell’anima: uno spazio assoluto in cui ciascuno è chiamato a riconoscere i segnali che l’Universo invia. Angelus ex Aqua è una collezione profondamente autobiografica, nata da un’esperienza esistenziale e trasformata in un racconto universale che abbraccia l’intera umanità.

Le opere si distinguono per una sapiente distorsione delle figure, emerse dal caos materico del gesso di Bologna, che richiama la terra e il fango delle barene. I volti, segnati da piccoli occhi arcaici e da un’espressione di struggente malinconia, restituiscono un senso di smarrimento collettivo. L’uso dell’oro, cifra distintiva del lavoro di Baffo, intensifica la forza cromatica dei dipinti, donando eleganza e sacralità alle immagini.

La pittura di Gino Baffo si inserisce nel solco dell’informale del Novecento, dove le immagini si liberano dalla rigidità della forma per recuperare il flusso del sentire. Spazio e tempo si dissolvono, mentre la forza espressiva diventa più densa della materia stessa. È una pittura del malessere, che riflette una condizione oggi non più individuale ma collettiva.

Mai come in questo momento storico la distanza dell’uomo dal Bene sembra confermare come la parola Umanità non trovi più piena corrispondenza nell’essere umano. Gli Angeli Legati, dal capo chino e dallo sguardo triste, si fanno così archetipi di tenerezza, amore e compassione: valori che dovrebbero accompagnare la crescita e l’esistenza dell’uomo sulla Terra, ma che appaiono sempre più lontani in un mondo iperconnesso e spiritualmente disorientato.

Uomo e Natura procedono sugli stessi binari, legati da una simbiosi profonda, eppure domina l’indifferenza. Il mondo si consuma mentre l’uomo, sempre più fragile e confuso da un materialismo sottile e pervasivo, si allontana dalla propria essenza. In questo scenario l’arte assume un ruolo necessario e responsabile. Come afferma l’artista: «L’Arte ha il dovere di portare un messaggio universale all’essere umano. Angeli Legati è stata una rivelazione improvvisa, una collezione di opere dal grido forte, un monito rivolto a tutti».

L’esposizione presenta otto opere inedite della collezione Angelus ex Aqua. Angeli legati è stata allestita intorno alla Scalea reale, valorizzando uno degli spazi più iconici del Padiglione delle Navi. Questa scelta contribuisce sia a esaltare la dimensione intima e sospesa della serie Angelus, sia a rafforzare il Padiglione delle Navi come nuova destinazione dedicata alla valorizzazione culturale, capace di ospitare dialoghi tra patrimonio storico e creatività contemporanea di rilievo locale e internazionale.

Gino Baffo nasce a Venezia nel 1957, città che da sempre ispira la sua ricerca artistica. Inizia giovanissimo il suo percorso nell’arte con un apprendistato nella bottega di restauro del Maestro Barutti, dove sviluppa un profondo rapporto con i pigmenti e la materia, poi consolidato dagli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dai primi anni Duemila la pittura diventa il fulcro della sua pratica, evolvendosi in un linguaggio personale e riconoscibile, fortemente legato alla laguna veneziana e alle barene.

Nel 2024 due opere della serie Barene entrano nella collezione privata della Banca d’Italia. Nello stesso anno presenta la mostra BARENE a Ca’ di Dio, nell’ambito del Blue Friday promosso dall’UNESCO, dedicato alla tutela degli oceani e alla sostenibilità ambientale.

Le sue opere, caratterizzate da cromie dense e materiche, restituiscono l’anima viva e mutevole di Venezia, tra acqua e terra, in una ricerca costante dell’essenza e della memoria dei paesaggi lagunari. 

Nel 2024 il valore e l’autenticità della sua produzione pittorica e scultorea vengono certificati dal critico e storico dell’arte Saverio Simi De Burgis.

WEBSITE https://www.ginobaffoart.com/ 
INSTAGRAM @ginobaffo.art

Il Museo Storico Navale di Venezia è oggi il più importante nel suo genere in Italia e consente di riscoprire e rivivere la storia della Marina Militare Italiana e di una grande ex Repubblica Marinara come Venezia. Le sale del MUNAV custodiscono cimeli, modelli e documenti che raccontano secoli di storia della Marina e il profondo legame di Venezia con il mare. Nel Padiglione delle Navi, sarà possibile ammirare imbarcazioni storiche e mezzi che testimoniano l’evoluzione della tecnica e del servizio navale, mentre il Sommergibile Enrico Dandolo, uno dei primi quattro sottomarini progettati durante la Guerra Fredda, inviterà i visitatori a salire a bordo per salire a bordo e scoprire la cabina di manovra e la camera di lancio dei siluri. Il MUNAV è di proprietà del Ministero della Difesa che, attraverso la Marina Militare, custodisce i valori e la cultura della Forza Armata. È inserito nel circuito dei 15 Musei Militari affidati a Difesa Servizi dalle Forze Armate ed è il più importante museo navale in Italia 

Da marzo 2024 D’UVA S.r.l. gestisce il Museo Storico Navale di Venezia della Marina Militare per conto di Difesa Servizi e ha dato inizio al processo di valorizzazione del MUNAV che coinvolge i diversi settori del sito museale – dalla comunicazione, all’accoglienza, agli allestimenti e i servizi al pubblico – per rispondere agli standard dei musei internazionali e per rendere speciale e unica l’esperienza di visita.


ANGELUS EX AQUA 
Angeli legati    

“Per sentire, bisogna avere in sé degli abissi”, scrisse F. Nietzsche, ed è in queste acque intime e salate come le lacrime degli Angeli Legati del pittore Gino Baffo che mai parole si tradussero con tanta angoscia ed intensità. Questa la lettura dell’animo dell’artista di Maria Luisa Lasala. Gli Angeli dall’Acqua sono figure emerse dalla Barena di Venezia dove affiora il messaggio apodittico che essi vorrebbero portare al mondo. Il loro messaggio è possente ma ora ridotto quasi solo ad un brusio, forse ormai silenzioso e disperato perché l’uomo non sa più ascoltare, non sa più ricordare, vive distratto e sedotto dall’effimero. Incontrare gli Angeli in un momento molto intenso e spirituale della sua vita, è stato per l’Artista un viaggio nel vuoto dell’anima, quel vuoto assoluto dove ognuno ritorna nella propria storia e riconosce come propri i segnali che dona l’Universo. L’artista Gino Baffo descrive così le sensazioni e i sentimenti che lo hanno ispirato a dar vita a queste opere uniche in tecnica e figure emerse dalla materia della tela. La creazione di Angeli Legati si annoda intrinsecamente alla vita dell’Artista. È una collezione autobiografica dalla genesi alla loro rivelazione, sia per ritrovare un suo dramma esistenziale sia per poter dare spazio a tutte le emozioni ad essa veicolate. Gino Baffo non abbraccia con questi dipinti solo sé stesso ma un soggetto molto più grande, ossia l’intera Umanità. Le opere sono caratterizzate da una sapiente distorsione degli elementi ritratti che conferisce loro una grande forza evocativa grazie all’uso dei colori. Le linee delle figure che sono emerse dal caos del gesso di Bologna come la terra e il fango di Barena, sono intense di arcaici segni vedi i piccoli occhi nei volti, grande però è la loro disperazione. Un tratto unico dell’Artista è l’uso dell’oro che accentua la forza cromatica dei dipinti e dona alle creazioni eleganza e bellezza. Ancora una volta le opere dell’artista veneziano Gino Baffo offrono il giusto tributo alla pittura informale del ‘900 dove le immagini hanno imparato a deformarsi. Si afferma la necessità di recuperare il sentire spirituale dei flussi di coscienza e la figura degli Angeli si libera così della gabbia razionale e dalla geometria che pretende di misurare la vita. Spazio e tempo svaniscono e la forza espressiva sa essere più densa della materia stessa dei dipinti. È questa una pittura del malessere, le opere sono la summa di tutti i sentimenti di smarrimento e tristezza che travalicano il singolo e diventano oggi collettivi. Il messaggio degli Angeli Legati non arriva, in un mondo connesso all’esasperazione, l’uomo ha smesso di esserlo, non ascolta la loro presenza, è sempre più lontano da sé stesso, dalla sua essenza e spiritualità.

La connessione con la Natura e l’Universo è sospesa.

Mai come in questo momento storico la distanza dell’uomo dal Bene sembra confermare che la parola Umanità non si identifica più nemmeno nell’essere umano. Gli Angeli Legati, dal capo chino e occhi tristi, vogliono essere l’archetipo della tenerezza, dell’amore e della compassione che dovrebbe accompagnare la nostra crescita e la nostra esistenza sulla Terra.  L’uomo e la Natura corrono sugli stessi binari, eppure regna l’indifferenza a tanta simbiosi, il mondo si sta distruggendo e l’uomo sempre più fragile e confuso dal materialismo più subdolo, diventa ogni giorno partecipe dei propri insani sentimenti. L’Arte ha il dovere di portare un messaggio Universale all’essere umano, queste le parole dell’artista Gino Baffo, Angeli Legati è stata una rivelazione improvvisa, una collezione di opere straordinarie dal grido forte e di monito a noi tutti.                                           

                                                                                                                                  


DOVE 
MUNAV – Museo Storico Navale, Padiglione delle Navi
Riva S. Biasio, Castello 2148, 30122 Venezia
info@munav.it – +39 041 575 4259

Contatti Stampa
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Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it>

I Carabinieri restituiscono una statuetta etrusca all’Archeologico di Bologna

Il 19 dicembre 2025, alle ore 11.00, nella Sala Conferenze del Museo Civico Archeologico di Bologna, sito in via dell’Archiginnasio 2, il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna ha consegnato alla Direttrice del Museo una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parziale provento del furto perpetrato in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna e denunciato in data 30 ottobre 1963.
La cerimonia si è svolta alla presenza delle Autorità civili e militari della provincia di Bologna.

Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico

Venerdì 19 dicembre 2025
I Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale restituiscono una statuetta etrusca al Museo Civico Archeologico di Bologna

Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Nel caso di specie, l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense. Le predette autorità estere hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo.

A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.



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“La Pace” di Marc Chagall alla grande mostra di Palazzo dei Diamanti

Un quadro deve fiorire come qualcosa di vivo. Deve afferrare qualcosa di inafferrabile: il fascino e il profondo significato di quello che ci sta a cuore

Marc Chagall

La grande mostra Chagall, testimone del suo tempo  che, aperta il 10 ottobre scorso, ha già raggiunto quasi 60.000 visitatori – racconta la biografia e i molteplici aspetti della produzione di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, realizzate in oltre mezzo secolo di attività, e due sale che consentono di ammirare in una dimensione coinvolgente e spettacolare suoi capolavori monumentali come la decorazione del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi e la serie di vetrate per la sinagoga dell’Hadassah Medical Center di Gerusalemme.

CHAGALL
testimone del suo tempo
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
11 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026

Il ricco ed avvincente percorso espositivo, articolato nelle quattordici sale di Palazzo dei Diamanti, si chiude con un’opera emblematica ed eloquente, il grande dipinto ad olio su tela intitolato La Pace, eseguito da Chagall nel 1949, dopo il suo rientro in Francia dal lungo soggiorno in America, dove si era rifugiato, otto anni prima, per sfuggire alla minaccia del nazismo. Dopo la tragedia della guerra e dell’olocausto, Chagall affida il suo messaggio di speranza a una colomba bianca, simbolo universale di pace. L’uccello, che traporta un libro aperto sulle cui pagine si leggono “La Vie” e “La Paix”, è macchiato di rosso, come il colore del sangue versato. In basso due innamorati, probabilmente l’artista stesso e la prima moglie Bella, e i tetti della mai dimenticata città di Vitebsk, dove era nato nel 1887, evocano temi centrali della sua poetica come l’amore e la memoria. Marc Chagall, che avendo vissuto in prima persona i conflitti del secolo scorso sapeva quanto la pace fosse preziosa e contempo fragile, disse: «Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili». Il suo straordinario dipinto, che parla del suo tempo e anche del nostro, dimostra come egli sia riuscito, come pochi altri, a trasformare l’esperienza personale in una potente riflessione condivisa, il dolore e la difficoltà in bellezza e gioia di vivere, l’immagine in emozione e poesia.

Durante le festività natalizie la mostra Chagall, testimone del suo tempo rimarrà aperta tutti i giorni, compresi giovedì 25 e venerdì 26 dicembre e giovedì 1° gennaio, con il consueto orario: 9.30-19.30 (chiusura biglietteria ore 18.30).

Sono inoltre in programma visite guidate speciali per singoli visitatori: il 31 dicembre e il 1° e 6 gennaio alle 15.30, il 26 dicembre alle 15.30 e alle 17.00. Per informazioni e prenotazioni: raccontarearte@gmail.com, 339 1969869.

Sabato 3 gennaio alle 17.30, per le famiglie con ragazzi dai 6 ai 12 anni, è in calendario una visita animata con laboratorio dal titolo Un’altra storia ancora, signor Chagall, un’opportunità per far conoscere il genio del grande artista russo anche ai più piccoli. Per prenotare o saperne di più: info@senzatitolo.net

Informazioni: www.palazzodiamanti.it


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