Casa Morandi, Bologna: Concetto Pozzati. Da e per Morandi

Dal 17 gennaio al 15 marzo 2026Casa Morandi del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, la dimora-studio dove il maestro bolognese ha vissuto e lavorato dal 1933 al 1964, ospita la mostra Concetto Pozzati. Da e per Morandi, curata da Maura Pozzati e realizzata in collaborazione con Archivio Concetto Pozzati, che intende omaggiare uno dei più attivi protagonisti della cultura italiana del secondo dopoguerra.
L’esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Casa Morandi


Concetto Pozzati. Da e per Morandi 
A cura di Maura Pozzati

17 gennaio – 15 marzo 2026
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna 
www.museibologna.it/morandi 
Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi
In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti culturali del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale e alla Pop Art. Le sue opere mantengono uno stretto rapporto con il segno, traccia distintiva del suo stile anche quando, dopo un iniziale periodo informale, si confronta con l’arte di Magritte e De Chirico, da lui definiti i suoi maestri ideali, e quando diventa uno dei più importanti rappresentanti della Pop Art italiana. In questa fase porta avanti una ricerca che non intende illustrare o glorificare il processo o le merci del consumo, ma che indaga il rapporto arte-merce, fino a spostare l’attenzione “alla critica del guardare e dell’occhio”. Produzione di differenze, turbamento, contaminazione, ginnastica delle mani e degli occhi, spaesamento, ambiguità, ironia, arte come interrogazione, divisione tra sperimentazione e tradizione, arte come fare, arte e responsabilità politica: questi alcuni dei concetti ricorrenti nella sua lunga e intensa vita artistica e intellettuale. Stimato professore, attento studioso e conoscitore dell’arte, amava molto parlare del lavoro degli altri e, curioso di dialogare con i suoi studenti, condivideva con loro conoscenze e passioni.

Concetto Pozzati ha scritto su Giorgio Morandi alcuni testi fondamentali, tra cui la presentazione della mostra Morandi e il suo tempo (1985-1986), allestita alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, intitolata Il tempo “autre” di Morandi, e il ritratto di Morandi inserito nel proprio diario di pittore, pubblicato da Corraini nel 2007, dal titolo Concetto Pozzati. Parola d’artista in cui emerge il rapporto conflittuale avuto con il grande maestro bolognese (amico del padre Mario e dello zio Severo Pozzati), un “uomo scomodo, che non ho amato e che non amo a differenza dello spessore di quel microcosmo irraggiungibile che era la sua pittura”.

Da e per Morandi è il titolo scelto da Concetto Pozzati per una serie di lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant’anni con l’opera di Giorgio Morandi. Un confronto costante, espresso sia attraverso dipinti a lui dedicati sia mediante testi e riflessioni scritte sul suo metodo pittorico. Per questa occasione espositiva, Casa Morandi presenta alcune tra le opere più rappresentative dell’artista proponendo come lavoro di apertura Da e per Giorgio Morandi del 1964, anno della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a documenta III di Kassel. Nella tela ad emergere chiaramente è la fase di transizione dall’informale organico a una pittura più oggettuale, vicina alla sensibilità pop.
Il percorso espositivo prosegue con due lavori del ciclo Restaurazione (1973). Qui la rosa e la natura morta dipinte da Pozzati si sovrappongono a un’incisione ingrandita del maestro bolognese, come se immagini appartenenti a epoche diverse si riconoscessero parte dello stesso processo creativo, “da e per”.
Nei lavori dedicati a Morandi del 1974 Quattro più quattro. Per Morandi e Dal dizionario della restaurazione: bottiglie confezionate da e per Morandi la ricerca di Pozzati si fa ancora più audace: l’artista inserisce nelle opere reperti oggettuali, fotografie, inserti di scrittura, elementi eterogenei che convivono in un linguaggio pittorico nuovo, ironico e spregiudicato. Nell’anno di realizzazione dei due lavori, Pozzati scriveva: «Sfogliamo pagine sparse ricevute. Ampliamo un dizionario già dato, già vissuto. Repertorio-glossario rivisitato e ri-costruito. Appropriazione-citazione-sovrapposizione-organizzazione. Investigazione sul passato. Uso del Passato. Usare è fare. Fare è vivere».
A chiudere la mostra, alcune carte della serie A casa mia (2007-2008): un nucleo intimo e malinconico in cui gli oggetti domestici diventano presenze affettive, quasi icone della quotidianità familiare.

Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) è attivo dal 1949 a Bologna, dove frequenta l’Istituto d’Arte inizialmente interessandosi di architettura e di grafica pubblicitaria. Nel 1955 è a Parigi per perfezionarsi nello studio della pubblicità con lo zio Sepo (Severo Pozzati), celebre cartellonista, con il quale fonda a Bologna la Scuola d’Arte Pubblicitaria dedicata a suo padre, l’artista Mario Pozzati. Nel 1962 e nel 1964 realizza alcune scenografie per i teatri stabili. Dal 1967 insegna all’Accademia di Belle Arti di Urbino, che poi dirigerà; in seguito ha insegnato nelle Accademie di Firenze, Venezia e Bologna. Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996, nel 1998 è direttore artistico della Casa del Mantegna di Mantova. Membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1995 e Consigliere Accademico dal 2005, accanto a un’inesauribile ricerca artistica segnata da importanti riconoscimenti, tra cui il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Bologna (2005), e da esposizioni nel mondo, conduce una sensibile attività di curatore di mostre, manifestazioni culturali e pubblicazioni, mostrando un interesse privilegiato per i problemi di critica e teoria dell’arte visti dalla parte degli artisti.

Ha partecipato alle principali rassegne internazionali tra cui la Quadriennale di Roma (1959, 1965, 1973, 1974, 1986), l’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1964, 1972, 1982, 2007, 2009, 2013, le Biennali di San Paolo in Brasile (1963), di Tokio (1963) e di Parigi (1969), documenta di Kassel (1964). Ha presentato mostre personali e antologiche nei più importanti musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui Palazzo della Pilotta, Parma (1968, 2002); Palazzo Grassi, Venezia (1974); Palazzo delle Esposizioni, Roma; Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara (1976); Museu de Arte de São Paulo, in Brasile (1987); International Centre of Graphic Arts e Cankariev Dom, Lubiana (1993); Vente Museum, Tokio (1993); A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma (1998); Museo del Sale, Cervia (2006); Museo Morandi, Bologna (2007); Chiesa di San Stae, Venezia; Sala dei Battuti, Conegliano (2008); Museo Civico Archeologico, Bologna (2008); MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Ravenna (2010); CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia (2012); Villa Contarini Venier, Vo’ (2012); Museo San Domenico, Imola (2013); Palazzo Fava, Bologna (2023-2024) dove è stata realizzata la più grande mostra antologica dell’artista realizzata dopo la sua scomparsa intitolata Concetto Pozzati XXL.

Concetto Pozzati muore a Bologna nella propria casa l’1°agosto del 2017.


Archivio Concetto Pozzati
Nato a gennaio 2020 a Bologna per volontà dei figli Maura e Jacopo Pozzati, l’Archivio Concetto Pozzati è un’associazione culturale senza scopo di lucro che raccoglie tutta la documentazione sull’attività di Concetto Pozzati per tutelarne l’opera, promuoverne la ricerca e la conoscenza, diffondere gli scritti e il pensiero critico e realizzare mostre collettive e personali in Italia e all’estero, sia presso istituzioni pubbliche che private. Dalla sua fondazione, l’Archivio sta provvedendo alla digitalizzazione delle opere dell’artista, dell’archivio storico e al monitoraggio della presenza nelle collezioni nazionali e internazionali, per essere un punto di riferimento per esperti e studiosi, in grado di promuovere e valorizzare non solo l’attività artistica ma anche il prezioso contributo culturale e intellettuale di Concetto Pozzati.
concettopozzati.com

Casa Morandi
Casa Morandi è stata aperta al pubblico il 17 ottobre 2009.
In via Fondazza 36, a Bologna, i vasi, le bottiglie, le conchiglie e i modelli di studio hanno ritrovato il loro posto nell’atelier e nel ripostiglio, come erano ai tempi in cui viveva Giorgio Morandi. Accanto al mobilio, alle suppellettili di famiglia e alla collezione di opere di arte antica appartenuta all’artista si trovano documenti, lettere, fotografie e libri generosamente lasciati al Comune di Bologna da Carlo Zucchini, Garante della Donazione Morandi.
Un interessante percorso, costruito attraverso un’accurata selezione di fotografie, libri e documenti di vario genere, racconta i principali momenti della vita del maestro, i rapporti con la famiglia, la formazione artistica, e gli incontri con personalità del mondo del cinema e dell’arte.
Il progetto di ristrutturazione della casa, affidato all’architetto Massimo Iosa Ghini, è stato realizzato grazie alla volontà del Comune di Bologna e al fondamentale sostegno di Unindustria Bologna.


Mostra
Concetto Pozzati. Da e per Morandi

A cura di
Maura Pozzati

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi

Sede
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna

Periodo di apertura
17 gennaio – 15 marzo 2026

Orari di apertura
Sabato ore 14.00 – 17.00
Domenica ore 10.00 – 13.00 / 14.00  – 17.00

Orari di apertura straordinari in occasione di ART CITY Bologna 2026
Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Venerdì 6 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Sabato 7 febbraio 2026 ore 10.00 – 22.00
Domenica 8 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Casa Morandi
Via Fondazza 36 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 6496611 (centralino MAMbo)
www.museibologna.it/morandi
casamorandi@comune.bologna.it
Facebook: MAMboMuseoArteModernaBologna
Instagram: @mambobologna
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Settore Musei Civici Bologna
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Settore Musei Civici Bologna
Ufficio Stampa / Press Office 
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Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
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Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>

Circulation(s) 2026 – Emerging European photographers

Dal 2011, il festival Circulation(s) esplora tematiche contemporanee attraverso gli occhi di fotografi europei emergenti. Anche quest’anno, presentando 26 artisti di 15 nazionalità diverse, il collettivo Fetart, ideatore e direttore artistico del festival, offre una visione artistica aperta, ricca di contrasti e tendenze. Per questa 16a edizione, l’invito è rivolto all’Irlanda con la presentazione di serie di quattro artisti provenienti da questo territorio.

Festival of young European photography
21 March — 17 May 2026

Since 2011, the Circulation(s) festival has been exploring contemporary issues through the eyes of emerging European photographers. Once again this year, by presenting 26 artists of 15 different nationalities, the Fetart collective, creator and artistic director of the festival, offers an open artistic vision, rich in contrasts and trends. For this 16th edition, the invitation is given to Ireland with the presentation of series by four artists from this territory.


Nathalie Dran / Press contact                                                                                             
nathaliepresse.dran@gmail.com
Da Nathalie Dran RP <nathalierp@nathalierp.com>

REPLAY – Il vizio dell’errore – 3rd Edition, a Chiavari (Genova)

Sabato 24 gennaio 2026, alle ore 17:30, si inaugura presso la Galleria Gian Francesco Grasso di Chiavari la terza edizione della collettiva d’arte contemporanea “REPLAY – Il vizio dell’errore”.
La mostra, curata da Benedetta Spagnuolo e organizzata daARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione, con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Chiavari, riunisce artisti provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, delineando un panorama eterogeneo di linguaggi e sensibilità.

REPLAY – Il vizio dell’errore – 3rd Edition, a Chiavari (Genova)

Le opere esposte spaziano tra media tradizionali e nuovi linguaggi digitali e performativi, restituendo un percorso articolato che riflette la pluralità delle ricerche contemporanee, molte delle quali presentate per la prima volta nel contesto ligure.

Durante il vernissage è prevista la performance “Borderlight” di Francesca Guizzetti, intervento che si inserisce nel progetto espositivo come momento di attraversamento tra corpo, spazio e concetto, ampliando l’esperienza della mostra oltre la dimensione oggettuale.

La mostra sarà visitabile dal 25 gennaio al 7 febbraio 2026, dal giovedì alla domenica, dalle 16:00 alle 19:00, con ingresso libero.

A partire da queste premesse, REPLAY – Il vizio dell’errore si configura come un’indagine sul meccanismo della ripetizione, intesa non come semplice reiterazione dell’errore, ma come dinamica profonda del comportamento umano. Il progetto curatoriale si fonda su una riflessione teorica e psicologica che diventa chiave di lettura dell’intero percorso espositivo.

“REPLAY” ‹rìiplei›, s. ingl. [dal v. (to) replay «giocare, o rappresentare, di nuovo», comp. di re- e (to) play «giocare»], o meglio ancora: “RIPETERE”.

Sembra paradossale, a volte perfino assurdo, ma spesso le persone tendono a ripetere comportamenti che le hanno danneggiate, rimettendosi in situazioni già sperimentate come pericolose dal punto di vista emotivo e/o fisico. Questo accade per molte ragioni e, in realtà, segue una logica interna perfettamente comprensibile, sebbene in apparenza anomala.

REPLAY – Il vizio dell’errore è una mostra che analizza il comportamento dell’uomo di fronte alla ripetizione dei propri errori e cerca di comprenderne le cause, cioè il motivo di certi “replay”.

Questa tendenza a ripetere lo stesso errore viene definita “coazione a ripetere”: la spinta a riprodurre continuamente le stesse azioni. Tale dinamica nasce dal tentativo di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel passato remoto, rimettendosi nelle stesse circostanze che avevano generato quella difficoltà originaria.

Sigmund Freud parla proprio di questo nel libro “Al di là del principio di piacere” del 1920:

«Ciò che rimane privo di spiegazione è sufficiente a legittimare l’ipotesi di una coazione a ripetere, che ci pare più originaria, più elementare, più pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto».

Ma perché ripetiamo lo stesso errore?
In realtà, noi tendiamo a ripetere la stessa “soluzione”, e non l’errore.

Ognuno di noi, in passato, ha adottato una strategia per uscire da certe difficoltà; tale strategia produce conseguenze e, tra queste, c’è anche il famoso “errore”.

Questo comportamento nasce perché quella soluzione ci sembra istintivamente la cosa più ovvia e giusta da fare — esattamente come lo è stata in passato. Ma il fatto che abbia funzionato allora non ci costringe a ripeterla in futuro, anche perché spesso la stessa strategia può provocare più danni che benefici.

Allora perché lo facciamo? Semplicemente perché le soluzioni a noi più familiari, o le abitudini (anche se errate), ci appaiono come le più giuste, se non addirittura le uniche.

Per uscire da questi continui “Replay”, la strada è quella della consapevolezza: riconoscere il meccanismo di cui si è vittime e imparare a “frenarsi” quando l’abitudine si ripresenta.

Replay vuole essere così una dichiarazione dei propri sbagli, mostrata attraverso le opere d’arte; e vuole soprattutto essere cura, un varco per uscire da questo limite, perché “mostrarsi” significa prendere coscienza — in questo caso, delle proprie azioni. Replay è il vizio dell’errore, da percorrere, da varcare, da ripetere… replay… replay… replay…

Benedetta Spagnuolo

Valerio Calsolaro, Clag!, Theo Costrini, Monica Falchi, Giulia Gorni, Francesca Guizzetti, Augusto Morelli, Valerio Murri, Sara Pastorino, Genesio Pistidda, Cinzia Romeo, Thoma Sehnsucht, Giuliana Silvestrini, Valentina Tebekova, Kim Valentina, Shingo Yoshida.

Testo critico: Benedetta Spagnuolo
Fotografie e riprese video: © Francesco Arena, 2026
Ufficio stampa: ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione

Approfondimenti: artistiitaliani.wixsite.com/artistiitaliani/replayilviziodellerrore3

BENEDETTA SPAGNUOLO | CRITIC – ART CURATOR

Benedetta Spagnuolo, laureata all’Accademia di Belle Arti di Catania, lavora come curatrice e critica indipendente, collaborando con artisti italiani e internazionali e con Juliet Art Magazine, dove firma testi critici e recensioni su mostre e progetti contemporanei. Intende la curatela come un atto di mediazione tra artista e pubblico, volto a creare spazi di riflessione e dialogo. Con l’associazione culturale ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione promuove nuove voci del contemporaneo, valorizzando la contaminazione tra linguaggi e discipline. Il suo lavoro sostiene la crescita degli artisti e rafforza il dialogo con il pubblico, rendendo l’arte un’esperienza condivisa e attuale.


ORGANIZZAZIONE: ARTISTI ITALIANI – ARTI VISIVE E PROMOZIONE

Fondata nel 2016 da Benedetta Spagnuolo, l’associazione culturale no-profit ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione nasce dall’esperienza di una pagina social del 2010. Oggi l’associazione promuove le arti visive contemporanee, gestendo comunicazione digitale, eventi e progetti curatoriali, e supporta artisti italiani e internazionali con un servizio integrato di gestione e promozione, accompagnandoli in ogni fase della carriera e offrendo visibilità, networking e strumenti professionali per inserirsi nel mercato globale dell’arte.


CONTATTI
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Benedetta Spagnuolo
Critic – Art Curator 
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Da Benedetta Spagnuolo | Critic – Art Curator <benedettaspagnuolo.official@gmail.com> 

Presentata a Roma la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”

Si è tenuta a Roma, il 14 gennaio 2026, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, la conferenza stampa di presentazione della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari: un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario, ospitata nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale dal 6 marzo al 29 settembre 2026. 

Etruschi e Veneti.
Acque, culti e santuari
Venezia, Appartamento del Doge, Palazzo Ducale
6 marzo – 29 settembre 2026

a cura di Chiara Squarcina, Margherita Tirelli 
In collaborazione con Fondazione Luigi Rovati
Con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” non è soltanto la sintesi e l’esposizione di reperti, ma è il racconto di un contesto, di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia nella sua dimensione più autentica. È una riflessione capace di mettere in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro. Una mostra ha senso se “antichizza” il presente e, al tempo stesso, rende presente l’antico nel suo dialogo con la nostra contemporaneità. Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti. Questa mostra sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti. Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. 

“Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso, costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori”, le parole del Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. 

Sarà un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico.

Un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini e di donne. Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre – 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale.



CONTATTI PER LA STAMPA

Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net  
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Al Palazzetto Bru Zane è “Il tempo di Louise Farrenc”

Dedicato alla compositrice Louise Farrenc (1804-1875), questo festival rende omaggio a quella generazione di artisti, nata ai tempi dell’Impero napoleonico, che ha tenuto a battesimo il romanticismo musicale in Francia.

FESTIVAL
“IL TEMPO DI LOUISE FARRENC”
Venezia, dal 28 marzo al 28 aprile 2026

Scomparsa 150 anni fa, Louise Farrenc è una musicista unica nel suo genere. Proveniente per parte materna da una famiglia di pittori, riuscì a conquistarsi un posto in ambiti allora riservati agli uomini, come la composizione di opere sinfoniche. Il sostegno del marito, il flautista ed editore Aristide Farrenc, fu probabilmente determinante per la sua carriera creativa, ma la sua fama è dovuta esclusivamente ai suoi talenti di pianista virtuosa e poi di compositrice. Ci ha lasciato un catalogo che comprende opere per pianoforte, musica da camera (per cui l’Institut de France le assegna due Prix Chartier), ma soprattutto due ouverture e tre sinfonie, composte tra il 1834 e il 1847. Profondamente influenzata da Beethoven, contribuì al rinnovamento musicale parigino insieme ad altre personalità nate a cavallo del XIX secolo e giunte alla maturità intorno al 1830, come Berlioz, David e Chopin.

Nel corso del Festival di primavera a Venezia, articolato in sette concerti e una conferenza, il pubblico viene accompagnato in un ampio ritratto musicale di Louise Farrenc e dei suoi contemporanei, alla scoperta della nascita e dello sviluppo del romanticismo musicale in Francia.

La presentazione-concerto del festival, giovedì 19 marzo, offre un assaggio del repertorio valorizzato nel cartellone, con un recital di brani per pianoforte solo raramente eseguiti, affidato a Nicolas Giacomelli.

Il concerto inaugurale, sabato 28 marzo, vede Noé Inui al violino e Vassilis Varvaresos al pianoforte mettere in luce Louise Farrenc come solida garante di uno stile classico che discende direttamente da Beethoven, affiancata in programma da Frédéric Chopin, Franz Liszt e Théodore Gouvy.

L’indomani, domenica 29 marzo presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, Naïri Badal e Adélaïde Panaget (Duo Jatekok) esplorano a due pianoforti un territorio sonoro avvolto da immagini fantastiche e intriso di audacia, attraverso trascrizioni di Hector Berlioz, Louise Farrenc, Camille Saint-Saëns e Franz Liszt.

Il festival prosegue giovedì 9 aprile con Célia Oneto Bensaid al pianoforte, che sfoglie alcune pagine del romanticismo pianistico da Frédéric Chopin a Georges Bizet, includendo l’Air russe varié di Louise Farrenc, lodato da Robert Schumann.

Il pianoforte sarà nuovamente protagonista sabato 11 aprile all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio, nell’ambito della coproduzione con Asolo Musica, giunta alla sua terza stagione.

Orazio Sciortino propone un florilegio di brani ispirati al mondo dei narratori, con musiche di Juliette Dillon, Charles-Valentin Alkan, Gioachino Rossini, Louise Farrenc e Franz Liszt.

Martedì 14 aprile, Mihaela Costea (violino), Silvia Chiesa (violoncello) e Linda Di Carlo (pianoforte) interpretano un programma interamente dedicato a Louise Farrenc, valorizzandone la produzione cameristica, che seppe ottenere un riconoscimento ufficiale in un’epoca in cui la composizione femminile non era considerata un’attività legittimata.

Martedì 21 aprile, il Trio Atanassov esegue trii con pianoforte di Reicha (op. 101) e Onslow (op. 83), opere poco note ai loro contemporanei ma emblematiche della vitalità e dell’originalità della scuola francese.

Il festival si conclude martedì 28 aprile con un concerto dell’Ensemble Tamuz, formazione di soli archi, che interpreta le “Soirées d’hiver” tratte dalle Quatre Saisons di Félicien David. L’opera è dedicata a George Onslow, presente in programma anche con il Quintetto con due violoncelli op. 61.

In anteprima rispetto al festival, martedì 10 marzo, Vania Bruno e Barbara Tartari tengono la conferenza Louise Farrenc e lo spartito della parità, dedicata al percorso della compositrice e al rapporto tra cultura, diritto e parità di genere, tra ieri e oggi.

TUTTI GLI EVENTI
 
MARTEDÌ 10 MARZO
ORE 18
PALAZZETTO BRU ZANE
Louise Farrenc e lo spartito della parità
Vania Brino, Barbara Tartari relatrici
 
GIOVEDÌ 19 MARZO
ORE 18
PALAZZETTO BRU ZANE
Presentazione del festival
Nicolas Giacomelli pianoforte
Brani per pianoforte di PRUDENTFARRENCGOUNODDAVID LEFÉBURE-WÉLY
ingresso gratuito
 
SABATO 28 MARZO
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Generazione Farrenc
Noé Inui violino
Vassilis Varvaresos pianoforte
Brani per violino e pianoforte di CHOPIN, FARRENC, LISZT GOUVY
 
DOMENICA 29 MARZO
ORE 17
SCUOLA GRANDE SAN GIOVANNI EVANGELISTA
All’ombra di Berlioz
DUO JATEKOK
Naïri Badal Adélaïde Panaget pianoforti
Brani per due pianoforti di BERLIOZ, FARRENC, SAINT-SAËNS LISZT
 
GIOVEDÌ 9 APRILE
ORE 19.30
 
PALAZZETTO BRU ZANE
Spazio ai virtuosi
Célia Oneto Bensaid pianoforte
Brani per pianoforte di FARRENC, CHOPIN, BIZET, GUILMANT, HELLER ALKAN
 
SABATO 11 APRILE
ORE 16.30
AUDITORIUM LO SQUERO
Reminiscenze
Orazio Sciortino pianoforte
opere per pianoforte di ALKAN, DILLON, ROSSINI, FARRENC LISZT
coproduzione Asolo Musica / Palazzetto Bru Zane
Concerto fuori abbonamento. Tariffe e prenotazioni: boxol.it/auditoriumlosquero
 
MARTEDÌ 14 APRILE
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Pioniera e romantica
Mihaela Costea violino
Silvia Chiesa violoncello
Linda Di Carlo pianoforte
brani per violino, violoncello e pianoforte di FARRENC
 
MARTEDÌ 21 APRILE
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Come a Vienna
TRIO ATANASSOV
Perceval Gilles violino
Sarah Sultan violoncello
Pierre-Kaloyann Atanassov pianoforte brani di REICHA ONSLOW
 
MARTEDÌ 28 APRILE
ORE 19.30 PALAZZETTO BRU ZANE
Corde sensibili
ENSEMBLE TAMUZ
Hed Yaron-Meyerson Diego Castelli violini
Avishai Chameides viola
Victor García García Constance Ricard violoncelli
brani di BIZET DAVID

Il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française

La missione del Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française, con sede a Venezia, è la riscoperta e la diffusione a livello internazionale del patrimonio musicale francese (1780-1920), concepisce e progetta programmi incentrati sul repertorio romantico francese. Si occupa sia di musica da camera sia del repertorio sinfonico, sacro e lirico, senza dimenticare i generi “leggeri” che caratterizzano lo spirito francese (chansonopéra-comique, operetta). Il centro, inaugurato nel 2009, gode del sostegno della Fondation Bru e ha sede a Venezia in un palazzo del 1695 appositamente restaurato per ospitarlo.


Palazzetto Bru Zane
Venezia, San Polo 2368
 
Contatti per la Stampa
contact@bru-zane.com
 
In collaborazione con Studio ESSECI Ref. Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net Tel. 049 663499
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

VETTE. Storie di sport e montagne – Negli splendidi spazi di Palazzo Besta a Teglio

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia (Ministero della Cultura) è lieta di presentare VETTE. Storie di sport e montagne, una mostra promossa con il sostegno di Regione Lombardia e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce. L’iniziativa rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, confermando la vitalità dello sguardo culturale anche nelle celebrazioni olimpiche.

VETTE.
Storie di sport e montagne
Palazzo Besta Teglio (SO)
28 gennaio – 30 agosto 2026

Mostra a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, da un’idea  di Sergio Campagnolo

L’esposizione sarà allestita negli splendidi spazi rinascimentali di Palazzo Besta a Teglio, nel cuore della Valtellina, e sarà visitabile dal 28 gennaio al 30 agosto 2026, con anteprima per la stampa il 27 gennaio. Il percorso espositivo, articolato tra gli ambienti interni ed esterni del palazzo, vuole indagare il rapporto tra paesaggio alpino, sport invernali e tradizioni culturali.

«Siamo felici di poter ospitare a Palazzo Besta un progetto così ampio e condiviso e profondamente grati del sostegno istituzionale che lo ha reso possibile, a partire da Regione Lombardia, dalla Direzione regionale Musei nazionali Veneto, dal Museo Nazionale della Montagna di Torino e dalla Fondazione Milano Cortina», dichiara Rosario Maria Anzalone, Direttore regionale Musei nazionali Lombardia e co-curatore della mostra. «Un’iniziativa che mostra, qualora ce ne fosse bisogno, che i musei sono luoghi vivi, capaci di accogliere temi apparentemente lontani dalla loro matrice storico-artistica e di dialogare con pubblici diversi, ampliando la propria capacità di interpretare il presenteLa montagna e lo sport sono temi che mi appassionano e che consideriamo fondamentali per raccontare la storia del nostro territorio, la sua identità e la sua capacità di guardare al futuro con consapevolezza e responsabilità».

«Questa mostra», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia, «rappresenta un tassello prezioso dell’Olimpiade Culturale perché unisce identità forti della Lombardia: la montagna, la cultura e lo sport. Portare un progetto di questa entità a Palazzo Besta significa dare valore ai territori, alle comunità alpine e alla loro storia. È un racconto che parla di radici, sfide e cambiamenti, ma soprattutto di una montagna che continua a essere un patrimonio culturale vivo. La collaborazione con il Veneto e con il Museo della Montagna di Torino dimostra, ancora una volta, che quando le istituzioni lavorano insieme possono costruire percorsi culturali solidi, riconoscibili e capaci di parlare al pubblico di oggi».

L’iniziativa configura altresì una stretta sinergia tra la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia e l’omologo istituto del Veneto. In dialogo con la mostra di Teglio, apre infatti il 20 novembre 2025 al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso la grande esposizione Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce, dedicata alla nascita dell’immaginario invernale tra manifesti storici, grafica pubblicitaria, fotografie e materiali d’epoca.

Le due sedi – Palazzo Besta e Collezione Salce – formano così un unico racconto in due capitoli, che unisce idealmente Veneto e Lombardia in un progetto che spazia dalle prime pioneristiche esperienze all’affermarsi del turismo sportivo, attraverso i cambiamenti nella vita quotidiana e l’impatto profondo sul paesaggio montano.

Palazzo Besta: un percorso che intreccia sport, identità e paesaggio

Curata da Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, a partire da un’idea di Sergio Campagnolo, la mostra VETTEStorie di sport e montagne è pensata come un grande viaggio nella storia degli sport invernali e delle profonde trasformazioni che la loro diffusione ha comportato nell’immaginario e nello stile di vita delle valli alpine.

Un racconto che, in perfetta sintonia con il carattere rinascimentale di Palazzo Besta, intreccia memoria, simboli e identità culturale, ma anche sfide e prospettive per il futuro.
Il percorso espositivo si raccoglie intorno a tre grandi nuclei tematici, concepiti come punti di vista di una stessa narrazione.

La storia delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali

Dalla prima Olimpiade di Chamonix 1924 a Milano Cortina 2026, la sezione raccoglie cimeli, manifesti, torce olimpiche, attrezzature storiche, fotografie e documenti provenienti da importanti istituzioni nazionali e internazionali. In particolare un ruolo fondamentale in questa sezione lo svolgono i prestiti provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino dedicati all’edizione delle Olimpiadi di Torino 2006. Accanto alle figure simboliche dei Giochi, emerge la storia delle comunità ospitanti e dei valori che hanno segnato un secolo di sport invernale moderno.

Uno sguardo al femminile

In sintonia con la storia del Palazzo e della famiglia Besta, nella quale le donne hanno giocato ruoli decisiviil percorso espositivo darà spazio ai volti e alle vittorie delle più celebri atlete olimpiche e paralimpiche, storie di coraggio, talento e sfide che hanno ridefinito il ruolo delle donne nello sport e nella società. Ma non solo: accanto a cimeli e medaglie saranno esposti oggetti quotidiani e strumenti del lavoro femminile del secolo passato, in un confronto che vuole mettere in risalto, senza cedere a stucchevoli nostalgie né a ciechi ed eccessivi entusiasmi, il radicale cambiamento di prospettive e abitudini avvenuto nelle valli alpine negli ultimi 60 anni.

Lo sport e la montagna: tra grandi trasformazioni e incerte prospettive

La nascita e l’affermarsi degli sport invernali segnano anche il passaggio da una montagna contadina a una montagna moderna, turistica e sportiva. Attraverso materiali fotografici, oggetti etnografici e testimonianze locali, la sezione restituisce la metamorfosi della Valtellina e delle Alpi: dai paesaggi incontaminati alle infrastrutture sciistiche, offrendo spunti di riflessione e analisi anche sulla relazione tra uomo e ambiente, tra sviluppo e sostenibilità.

Il percorso si chiude nel giardino di Palazzo Besta, icasticamente affacciato sulle Alpi Orobie, con una installazione site-specific a cura di Michele Tavola, realizzata dagli artisti radicati in Valtellina e affermati a livello nazionale Luca Conca e Vincenzo Martegani, che esporranno dittici di fotografie e dipinti in dialogo fra loro.

Oltre al percorso espositivo, VETTE prevede un ricco public program: incontri con atleti olimpici e paralimpici, studiosi, giornalisti e scrittori di montagna; laboratori e attività per scuole e famiglie; visite guidate e talk dedicati a sostenibilità, trasformazioni alpine e futuro degli sport invernali.

Il progetto è sostenuto da un’articolata collaborazione che coinvolge:
Regione Lombardia
Direzione regionale Musei nazionali Lombardia
Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce
Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino
Fondazione Milano Cortina 2026
Comitato Olimpico Internazionale
 
Una rete che valorizza la dimensione interregionale del progetto e ne rafforza il ruolo all’interno delle iniziative culturali collegate ai Giochi olimpici. La mostra, inoltre, attiva un’importante rete territoriale grazie alla collaborazione con enti locali, associazioni e istituti culturali valtellinesi, contribuendo alla costruzione di una eredità culturale duratura per la valle.

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia coordina e promuove 13 musei e parchi archeologici statali della regione. Ha il compito di assicurare l’attuazione del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione di musei, monumenti e aree archeologiche, garantendo livelli di qualità uniformi. In collaborazione con le Soprintendenze e gli enti territoriali e locali promuove l’ampliamento delle collezioni museali, l’organizzazione di mostre temporanee e le attività di catalogazione, studio, restauro, oltre che la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni viene promossa la collaborazione con altri istituti culturali della regione per la creazione di percorsi culturali e turistici e per l’innovazione didattica e tecnologica. Lavora per incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della Lombardia.


Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia
https://museilombardia.cultura.gov.it/
drm-lom@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa DRMN-LOM
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In collaborazione con
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Genova: Rassegna internazionale “Segrete. Tracce di Memoria” mette in mostra “Contro l’ombra”

Casa del Mutilato di Genova – Fondazione A.N.M.I.G. comunica la propria adesione per il 2026, in qualità di ente culturale selezionato, alla prestigiosa rassegna internazionale “Segrete. Tracce di Memoria” — che giunge alla sua sua XVIII edizione — attraverso la produzione di “Contro l’ombra. A te che guardi”, personale di Matteo Pulvirenti. La mostra, visitabile dal 23 gennaio al 27 febbraio 2026 nei regolari orari d’apertura del museo, sostenuta da Guido Vinacci (Presidente, Fondazione A.N.M.I.G. – Genova) e a cura di Matteo Lenuzza (Direttore Culturale, Fondazione A.N.M.I.G. – Liguria), prosegue il dialogo tra la Collezione Permanente conservata in struttura e proposte contemporanee capaci di relazionare la memoria storica della quale l’ente si fa promotore e l’attualità.

Casa del Mutilato di Genova – Fondazione A.N.M.I.G.

23 gennaio – 27 febbraio 2026

Contro l’ombra. A te che guardi. Matteo Pulvirenti.

Segrete. Tracce di Memoria. XVIII Edizione

Il senso di colpa e il senso d’impotenza di fronte a una Storia che si evolve drammaticamente e inesorabilmente sono protagoniste in un’installazione che vuole agire fisicamente sulla percezione della posizione — come spettatore o spettatrice, come persona — di chi la osserva. La cronaca quotidiana presenta una stagione senza fine di egoismi e sottrazioni, in grado di mettere in discussione i valori e l’eredità di un passato che – se nel tempo si allontana – nelle immagini ritorna per ferocia. I simboli, i modelli e le lezioni paiono svanire bruscamente, sovrastati da un presente sordo che getta un’ombra crescente sopra un orizzonte che dovrebbe fondarsi sul dialogo e l’incontro. A 80 anni esatti dall’espressione democratica rappresentata dalla nascita della Repubblica Italiana, il pubblico in visita sarà coinvolto in un progetto necessariamente crudo – in quanto espressione contemporanea dei tempi – ma desideroso, per contrasto, di sostenere l’insostituibile eredità umana della quale la Memoria è (e deve essere) più che mai una luce contro le oscurità dell’oggi.

“Contro l’ombra. A te che guardi”, personale di Matteo Pulvirenti, inaugura il 2026 di Casa del Mutilato di Genova, un anno che sarà improntato alla trasmissione delle missioni che storicamente contraddistinguono l’ente, fin dalla sua nascita: pacifismo, inclusività e rispetto dei diritti. Moniti per la quotidianità che in questa stagione saranno approfonditi attraverso la produzione di mostre, esposizioni e percorsi tematici (tutti dalla fruizione gratuita) che non celeranno sensazioni umanissime ma spesso taciute, come lo stesso senso di impotenza; turbamento che non deve tradire la bontà dell’impegno profondo verso partecipazione e solidarietà, pregi che divengono un’urgenza.


Contro l’ombra. A te che guardi.
Matteo Pulvirenti
A cura di Matteo Lenuzza

Segrete. Tracce di Memoria. XVIII Edizione

Casa del Mutilato di Genova Fondazione A.N.M.I.G.
Corso Aurelio Saffi, 1
Presidente A.N.M.I.G. – Liguria: Agostino Pendola
 Presidente A.N.M.I.G. – Genova: Guido Vinacci
 Direttore Culturale A.N.M.I.G. Liguria: Matteo Lenuzza
Progetto Grafico A.N.M.I.G. – Genova: Cruo Studio

Orari
Inaugurazione: 23 gennaio 2026 (18:00-19:30) 

Mostra: 23 gennaio – 27 febbraio 2026
nei regolari orari d’apertura della sede (dal martedì al venerdì, 9:30-12) o su prenotazione previa mail

Ingresso libero

Informazioni
segreteria@anmigliguria.com @casadelmutilato

Da Matteo Lenuzza <lenuzzamatteo@gmail.com> 

ART CITY Bologna 2026: Sergia Avveduti. Ombra Custode

Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di accogliere nelle sale del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia BargelliniOmbra Custode, mostra personale di Sergia Avveduti (Lugo, 1965), a cura di Elena Forin, realizzata in collaborazione con AF Gallery (Bologna). Visitabile dal 15 gennaio al 1 marzo 2026, il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera
L‘inaugurazione è prevista per mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 17.00.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Sergia Avveduti
Ombra Custode

A cura di Elena Forin


15 gennaio – 1 marzo 2026
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44, Bologna

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con AF Gallery
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione mercoledì 14 gennaio 2026 ore 17.00

Attraverso un folto nucleo di opere, molte delle quali inedite, costituito da sculture, installazioni, stampe digitali fotografiche e su seta, Sergia Avveduti pone in connessione l’attività di tutela e conservazione svolta dall’istituzione museale e la funzione sociale di protezione ed educazione assolta dalle Opere Pie e dai “Conservatori per cittelle” accomunate da fragilità e una precaria condizione economica, istituiti a Bologna tra XVI e XVII secolo. Un’attività, questa, svolta in maniera attiva e positiva, ma anche con una forma di sobrietà e discrezione, quasi nell’ombra.

L’ispirazione per l’artista nasce dalla presenza nelle eterogenee collezioni permanenti del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, situato al piano terra di Palazzo Davia Bargellini ancora oggi di proprietà della Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini, di alcuni esemplari delle straordinarie opere ricamate prodotte dalle fanciulle ospiti del Conservatorio delle Putte di Santa Marta, il più antico istituto di educazione femminile esistente a Bologna, fondato nel 1505 da Carlo Duosi per fanciulle orfane appartenenti a buone famiglie cadute in disgrazia come emanazione dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi.
L’istituzione educativa assistenziale del Conservatorio accoglieva giovani donne a rischio, le putte, che vivevano isolate dal mondo esterno e venivano educate all’arte del ricamo: un’attività che univa formazione, disciplina e creatività, trasformando il lavoro manuale in un gesto di cura, emancipazione e trasmissione culturale.
Durante la loro permanenza, le putte non avevano contatti con il mondo esterno, vivendo in un ambiente protetto ma isolato, che le avviava a vari mestieri. Tra questi, il ricamo, spesso realizzato con filati di seta a “punto pittura”, rappresentava un vero e proprio strumento di sostentamento e di autonomia futura. Le loro opere – copie di stampe o di dipinti celebri – erano infatti richieste per rivestire tessili d’arredo o per essere esposte come “quadri di seta”, contribuendo a garantire una dote o un supporto materiale per il loro futuro.

Punteggiando lo spazio e le collezioni con le sue opere, l’artista vuole quindi rievocare queste anonime pittrici dell’ago mettendo in luce il legame tra protezioneformazione e creatività artigianale nel contesto bolognese, e restituire dignità e memoria a queste donne a partire da quel concetto di cura che ha attraversato il tempo permettendo oggi al pubblico di visitare la raccolta Davia Bargellini.
La mostra inoltre crea un dialogo ideale tra il patrimonio storico di dipinti, arazzi oggetti antichi, e quello evocato dai lavori di Sergia Avveduti, che alludono al passato e all’universo della citazione.

Nata a Lugo (RA) nel 1965, vive e lavora a Bologna.
Alla pratica artistica affianca la docenza all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegna Disegno per la scultura, Fenomenologia del corpo per il I° anno del Biennio di Scultura e Tecniche e tecnologie delle arti visive per il  I° anno del Biennio di Pittura.
L’artista rivolge la sua attenzione principalmente allo sterminato archivio d’immagini offerte dalla Storia dell’Arte dandone una interpretazione differente. L’attrattiva verso il sapere umano identificato con l’Arte e l’Architettura crea mondi connessi ad un immaginario personale e all’ idea di viaggio. Fotografie, video, installazioni, sculture e disegni sono i linguaggi privilegiati, attraversati da una leggera vena narrativa che indaga il paesaggio e la misteriosa soggettività con cui viene percepito. Oltre ad essere un ricorrente topos iconografico lo spazio è quindi cruciale per raccontare lo scarto tra la realtà di un luogo e il modo in cui questo viene restituito.
Tra le mostre collettive più significative a cui ha partecipato si segnalano: Exit. Nuove geografie della creatività italiana (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2002-2003); Nuovo spazio Italiano (Galleria Civica di Trento, 2002-2003); XV Quadriennale nazionale d’arte di Roma (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008); Quali cose siamo. III Triennale Design Museum (Triennale di Milano, 2010).
Ha esposto in spazi pubblici e privati, tra i quali: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (Bologna); Palazzo Ducale (Mantova); Padiglione de l’Esprit Nouveau (Bologna); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino); Triennale di Milano (Milano); Palazzo delle Papesse (Siena); MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Bologna); Museo di Palazzo Poggi (Bologna); Fondazione Teseco (Pisa); Palazzo delle Albere (Trento); Palazzo dell’Arengario (Milano); Pinacoteca nazionale di Bologna (Bologna); Atelier des Artistes (Marsiglia); Le Botanique (Bruxelles); Palazzo delle Esposizioni (Roma); Palazzo Kapetan Misino Zdanj (Belgrado); Casabianca (Zola Predosa, BO); Cabinet (Milano); Antonio Colombo Arte Contemporanea (Milano); Agenzia 04 (Bologna); Neon>FDV (Milano); Galleria Spazio A (Pistoia); Galleria Neon (Bologna); AF Gallery (Bologna); Galleria Vannucci (Pistoia).
sergiaavveduti.it

Nata a Bassano del Grappa (VI) nel 1979, vive a Parma.
Si è laureata al DAMS di Bologna con una tesi su Conrad Marca-Relli e sull’autonomia del linguaggio americano da quello europeo, svolta in collaborazione con l’Archivio dell’artista. 
La sua ricerca unisce l’interesse per i più recenti sviluppi artistici – installazione, video, performance, pratiche sociali, collaborative, time based e site specific- e le loro radici storiche degli anni ’60 e ’70.
È curatrice indipendente, membro della piattaforma curatoriale LaRete ArtProjects, dell’associazione internazionale dei curatori di arte contemporanea IKT, e di RAAN (Ricerca Arte Ambiente Natura) Unipr. 
Dal 2023 è  docente del workshop di Storia dell’arte contemporanea e di Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative dell’Università di Parma e, dal 2025, insegna Museologia del contemporaneo all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. 
Tra il 2009 e il 2012 è stata curatrice al MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma, sotto la direzione di Luca Massimo Barbero, con cui ha lavorato anche alla Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” di Verona tra il 2013 e il 2014.
Nel 2021 ha vinto il PAC – Piano Arte Contemporanea della Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura con Remoto, un progetto di Giorgio Andreotta Calò per il giardino del Museo di Castelvecchio e i Musei Civici di Verona. 
Nel 2023 e 2024 ha ricoperto il ruolo di curatrice del progetto Panorama della Quadriennale di Roma, e dal 2025 cura il programma di residenze Nucrè in Puglia, a Ceglie Messapica. 
È socia fondatrice di ACollection, e dal 2025 presiede il Comitato Scientifico dell’Archivio Piero Fogliati ETS. 
È autrice di saggi, articoli e pubblicazioni.
Ha ideato e curato mostre, produzioni, progetti e talk in varie istituzioni in Italia e all’estero, tra cui MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma (Roma), Musei Civici di Verona (Verona), Musei Civici di Bassano del Grappa (Bassano del Grappa), Collezione Salenbauch (Göppingen), Triennale di Milano (Milano), Musei Civici di Modena (Modena), Elgiz Collection (Istanbul), Kunsthalle Osnabrück (Osnabrück), Łaźnia Center for Contemporary Art (Gdańsk) e Art Miami (Miami).
Dal 2020 al 2024 ha collaborato con ArtVerona, di cui nel 2024 è stata Vicedirettrice.


Mostra 
Sergia Avveduti
Ombra Custode

A cura di
Elena Forin

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica

Sede
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44, Bologna

Periodo di apertura
15 gennaio – 1 marzo 2026

Inaugurazione
Mercoledì 14 gennaio 2026 ore 17.00 – 19.00

Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 15.00
Venerdì 14.00 – 18.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.30
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY Bologna White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 236708 
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/daviabargellini
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

Settore Musei Civici Bologna
Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> 

Sailing to Byzantium 6 New York Artists in Venice

Fino all’ 11 gennaio 2026 continua la mostra Sailing to Byzantium: 6 New York Artists in Venice, a cura di Richard Milazzo.

 Le sale di Palazzetto Tito, sede espositiva della Fondazione Bevilacqua la Masa ubicata nel polo universitario della città, tra l’Accademia di Belle Arti, Ca’ Foscari e lo IUAV – Università di Venezia, ospitano l’esposizione che continua a riscontrare l’apprezzamento dei visitatori.
In occasione dell’ultimo giorno di apertura – 11/01 –, alle ore 16.00 il curatore Richard Milazzo si renderà disponibile per una visita guidata, per svelare ogni retroscena.

Sailing to Byzantium
6 New York Artists in Venice
Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson
L’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia è lieta di ospitare la mostra Sailing to Byzantium – 6 New York Artists in Venice

A cura di Richard Milazzo
Direzione artistica di Giovanni Tiboni
Palazzetto Tito, Venezia
4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026

Un progetto che fa di Venezia soglia verso l’Oriente, come afferma Milazzo non “di un’altra metafisica”, ma di “una rivoluzione nella proprietà dei sistemi simbolici”, un’indagine sulla differenza che mira alla sintesi.
Il viaggio verso Bisanzio è soprattutto simbolico: l’omonima poesia di Yeats – Sailing to Bysantium – funge da alveo poetico e organizzativo della mostra;
una trasmigrazione dal sensibile al trascendete, che onora la funzione eternatrice dell’arte, ma che ribalta le parole dello stesso Yeats, fondendo sensi ed intelletto.

La scelta del numero degli artisti non è lasciata al caso, sei sono, infatti, i sestieri di Venezia, sei i rebbi sulla prua della gondola.

Ruolo cardine nella produzione delle opere va indubbiamente riconosciuto a Giovanni Tiboni, Direttore della Fabjbasaglia Contemporary Prints di Rimini.
La stampa non è ancillare, ma ulteriore campo di sperimentazione, non si tratta solo di una tecnica, ma del mezzo che meglio trasfigura le intenzioni degli artisti, “medium culturale e archivio di idee e di storia”, afferma il curatore.
Le incisioni profonde e materiche di Baechler, le acqueforti atmosferiche di Bleckner, i rilievi metallici di Halley, i virtuosismi percettivi di Muniz, i giochi semiotici di Nagy e la forza diretta dell’immaginario pop di Robinson. 

Se la ripresa di immagini precedenti accomuna quasi tutti gli artisti, fa eccezione Halley, unico a non attingere esplicitamente da lavori passati, ma solo implicitamente, dalla sua grammatica, dove le griglie rappresentano un carattere importante.

Le stampe di Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz Peter Nagy e Walter Robinson si uniscono per accompagnarci in un viaggio dalla scena di New York all’atmosfera lagunare sospesa nell’ “artificio dell’eternità”.


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Orari di apertura: dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: gratuito


Studio associato Davide Federici
Ufficio stampa e comunicazione
info@davidefederici.it 
www.davidefederici.it
Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>

I Suonno d’ajere: nel nuovo Ep dal vivo la loro musica fra tradizione e innovazione

Agualoca Records presenta l’uscita dell’EP di sette tracce dal titolo “Live in quartet” dei Suonno D’Ajere.
Disponibile dal 9 gennaio, su tutti gli store digitali, è stato registrato e mixato da Daniele Chessa durante il concerto tenutosi al Teatro Trianon-Viviani di Napoli il 21 marzo 2025. Il disco, composto da sette brani, segna una tappa fondamentale per la band napoletana, proiettando la sua rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore.

I Suonno d’ajere pubblicano un nuovo Ep dal vivo che racchiude l’essenza della loro musica tra tradizione e innovazione

Suonno D’Ajere
Dal 9 gennaio sarà disponibile sulle piattaforme digitali l’EP di sette brani
Live in quartet
Una rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore

Per la prima volta nella loro storia, i Suonno D’Ajere hanno ampliato la formazione in un quartetto, affiancando al trio storico – Irene Scarpato (voce), Marcello Smigliante Gentile (mandolino, mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarre) – il percussionista Salvatore La Rocca e introducendo anche  l’uso della chitarra elettrica. Una scelta audace che genera una dimensione sonora più ampia, vibrante e ricca di sfumature, pur restando saldamente ancorata all’autenticità della tradizione.

L’EP rappresenta un ponte tra passato, presente e futuro del gruppo che prende forma grazie a quattro tracce che provengono dall’ultimo album “nun v’annammurate” (Italian World Beat); un brano, “Presentimento”, che è un classico suonato nella formazione originaria; e “Munasterio ‘e Santa Chiara” che non è altro una preziosa anteprima del nuovo disco in uscita prima dell’estate 2026, di cui anticipa le nuove direzioni musicali.

Il 2025 si è rivelato un anno di grande crescita artistica per i Suonno D’Ajere, culminato in un tour mondiale che li ha portati, dal 2022, a suonare in Cina, Taiwan, India, Germania, Francia, Spagna,  Svizzera, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Polonia, Corea del sud e Giappone, Canada, Portogallo, Tunisia, Capo Verde, Belgio.
Queste esperienze internazionali hanno alimentato una ricerca sonora in continua evoluzione, che trova nel nuovo EP live una prima, potente, sintesi: la tradizione napoletana dialoga con il mondo, aprendosi a contaminazioni senza perdere identità e profondità.

Un anno significativo anche per la frontwoman Irene Scarpato che a fine dicembre 2025 è stata protagonista del progetto teatrale “Dignità Autonome di Prostituzione” del regista Luciano Melchionna, in scena al Teatro Bellini di Napoli. La sua performance ha confermato la Scarpato non solo come una delle voci femminili più originali e interessanti della scena napoletana, ma anche come un’artista completa, capace di fondere in modo magistrale arte scenica e canto.Con questo EP, e con l’attesissimo nuovo album in arrivo che sarà seguito da un tour, i Suonno D’Ajere confermano la loro missione: rinnovare il repertorio partenopeo con curiosità, rispetto e uno sguardo audacemente contemporaneo.


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