Progetto A-HEAD: CLAUDIA VIRGINIA VITARI presso il Centro GNOSIS “INFORMARE”

Dalle carceri agli ospedali psichiatrici ai centri per richiedenti asilo. Un progetto che rende visibile l’invisibile e afferma l’arte come spazio di dialogo sulla salute mentale. Nuova tappa per A-Head Project con l’artista Claudia Virginia Vitari in collaborazione con la Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

A-HEAD PROJECT PROMUOVE la seconda Residenza artistica di CLAUDIA VIRGINIA VITARI presso il
Centro GNOSIS “INFORMARE”
 
Gnosis “INFORMARE” – Centro Diurno Terapeutico per l’Età Adolescenziale

Dopo la prima fase di lavoro avviata nel 2025, il progetto artistico e sociale promosso da A-Head Project entra in una nuova e significativa tappa: prende il via la seconda Residenza artistica presso il Centro Diurno “Informare” della Gnosis, realtà dedicata ai minori e sostenuta da A-Head Project dell’associazione Angelo Azzurro Onlus.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’artista visiva Claudia Virginia Vitari, la Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e le strutture residenziali e semiresidenziali della Gnosis Cooperativa Sociale Onlus, e prosegue il percorso di ricerca e produzione dedicato al dialogo tra arte contemporanea e salute mentale.

Claudia Virginia Vitari, rappresentata dalla Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea, è da anni impegnata in una ricerca artistica che esplora le relazioni tra individuo e istituzioni, attraverso installazioni multimediali capaci di restituire voce e visibilità a soggetti e comunità spesso ai margini. I suoi lavori, sviluppati in contesti quali carceri, ospedali psichiatrici, centri per richiedenti asilo e collettivi radiofonici autogestiti, si fondano su un approccio partecipativo e multidisciplinare in cui teoria critica, testimonianza diretta e pratica artistica si intrecciano profondamente.

Una nuova fase di immersione e ascolto

La seconda Residenza rappresenta un momento di ulteriore approfondimento del lavoro già avviato: l’artista torna a operare all’interno del Centro Diurno Gnosis “Informare” per consolidare le relazioni costruite con i ragazzi, gli operatori e l’équipe clinica, sviluppando nuovi laboratori di disegno, pittura e stampa serigrafica.

Il progetto continua a svolgersi con il sostegno della Dott.ssa Laura Di Felice e del Dott. Bruno Pinkus, con il supporto della Dottoressa Stefania Calapai presidente di Angelo Azzurro Onlus e del Progetto A-Head, in un contesto di scambio quotidiano che privilegia l’ascolto, la partecipazione attiva e la co-creazione. In questo contesto, l’arte si conferma uno strumento potente di inclusione e consapevolezza sulla salute mentale, trasformando il “fare insieme” in un’occasione di crescita.

L’obiettivo è dare forma, attraverso il linguaggio artistico, a narrazioni personali e condivise capaci di restituire complessità e dignità alle esperienze vissute.

Dalla relazione all’opera

Le testimonianze raccolte nel corso delle Residenze confluiranno in una serie di moduli per realizzare una istallazione in vetro, carta di riso e ferro. La scelta di materiali trasparenti e stratificati diventa metafora visiva dell’identità: fragile, complessa, mai univoca.

Attraverso la tecnica della serigrafia, testi, ritratti e segni grafici verranno impressi su superfici traslucide, generando opere aperte, non definitive, capaci di suggerire piuttosto che imporre una narrazione. Il processo creativo si fonda sul rispetto assoluto delle persone coinvolte e sulla volontà di evitare ogni forma di spettacolarizzazione della fragilità.

Verso la mostra conclusiva

Il percorso culminerà in una mostra a Roma, in cui i nuovi lavori dialogheranno con alcuni moduli del ciclo “Le Città Invisibili”, già presentati a Barcellona e Torino. L’esposizione offrirà al pubblico uno spazio di confronto sui temi della marginalità, dell’istituzionalizzazione e dell’autodeterminazione, proponendo una rappresentazione della salute mentale fondata sulla relazione, sull’ascolto e sulla responsabilità collettiva.

«Il mio obiettivo non è documentare la sofferenza, ma creare un coro di voci che possa ampliare la consapevolezza dello spettatore, restituendo visibilità e umanità a chi vive situazioni spesso stigmatizzate», afferma Claudia Virginia Vitari. «L’arte può essere uno spazio in cui il giudizio si sospende e si apre la possibilità di una comprensione più profonda della società in cui viviamo».

Il progetto, realizzato con il supporto logistico e organizzativo di A-Head Project, si inserisce in un percorso più ampio di attivazione culturale sul tema della salute mentale, confermando l’impegno nel promuovere pratiche artistiche partecipative come strumenti concreti di inclusione e consapevolezza sociale.

Claudia Virginia Vitari è nata a Torino, Italia. Si è laureata nel 2004 a Halle an der Saale (Germania), presso l’Università di Arte e Design “Burg Giebichenstein”, dove si è specializzata in Pittura e Grafica sotto

la direzione del Prof. Ulrich Reimkasten. In seguito, ha frequentato vari workshop sui metodi di lavorazione del vetro presso Bild- Werk Frau- enau e Berlin Glass (Germania), Fundació Centre del Vidre (Spagna),

S12 Galleri Og Verksted (Norvegia) e Pilchuck Glass School (USA) – con una borsa di studio della Fondazione Alexander Tutsek. Il suo lavoro si concentra sullo studio del rapporto tra individuo e la

società e, in particolare, i suoi progetti si basano sull’analisi artistica delle istituzioni totali, attraverso una documentazione grafica che contrappone diverse storie personali all’analisi delle istituzioni. Percorsogalera (2008-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con il carcere Lorusso e Cutugno. Le Città Invisibili (2010-2013), invece, nasce a Barcellona in collaborazione con l’Associazione Culturale

Radio Nikosia, la prima radio spagnola organizzata da persone con diagnosi di malattia mentale. Entrambi i progetti sono stati sostenuti dal governo regionale del Piemonte (Italia). Vitari lavora dal 2014 a Berlino, indagando attraverso la sua documen-tazione artistica l’attuale questione delle migrazioni in Europa (Identità

Interstiziali) ed è rappresentata dalla galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea di Milano. Attualmente vive e lavora tra Torino e Berlino. La prima sede della galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea è stata aperta a Torino nel 2011 e, dieci anni dopo, la galleria è approdata anche a Milano, dove al momento vi è l’unica sede in via Monte di Pietà, 1A, nel quartiere di Brera. Raffaella De Chirico ha da sempre focalizzato il suo programma espositivo sulla produzione e realizzazione di progetti per la quasi totalità inediti sul territorio nazionale, privilegiando artisti di età inferiore ai 40 anni che si fossero già distinti per la ricerca e la proposta artistica fuori dal territorio italiano. Lo stesso principio è applicato agli artisti storicizzati trattati dalla galleria, con particolare riguardo a coloro la cui ricerca si distinse negli Anni ’60, ‘70 e ‘80, sviluppando pertanto una parte del lavoro dedicato all’advisoring per investimento e alla costruzione di collezioni maggiormente focalizzate sull’arte moderna. Un costante filo conduttore di ricerca then/now caratterizza l’attenzione alla semantica, al minimalismo concettuale, alla ricerca di nuovi materiali di produzione ed alla fotografia di impronta sociale e di attualità: puntuale è la ricerca di un dialogo con il passato, determinata a sviscerare le peculiarità del presente, nel tentativo di stimolare alla discussione ed al dialogo.


Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


Angelo Azzurro ONLUS
infoangeloazzurro@gmail.com
https://associazioneangeloazzurro.it
www.facebook.com/Aheadangeloazzurro
www.instagram.com/angelo_azzurro_onlus

Ufficio Stampa A-Head Project Angelo Azzurro Onlus
Alessio Morganti
alessio.mrg@hotmail.it
alessiomorgantipressoffice@gmail.com
 
Elena Bettarini Gallery Manager
bettarinielena@gmail.com

info@dechiricogalleriadarte.it
Da MORGANTI PRESS OFFICE <alessiomorgantipressoffice@gmail.com>

Castello Maniace, Siracusa: Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento

Ritornano le prime domeniche del mese a prezzo ridotto al Castello Maniace di Siracusa: domenica 1 marzo il pubblico potrà visitare la mostra “Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”, curata da Mery Scalisi e organizzata da Mediterranea Arte, usufruendo del biglietto ridotto al costo di due euro.

Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento
“Sciatuzzu miu”
a cura di Mery Scalisi

Castello Maniace, Siracusa
29 novembre 2025 – 12 aprile 2026

Biglietto ridotto per ogni prima domenica del mese. 

Il percorso espositivo è concepito come un viaggio emozionale e visivo che celebra la grande arte siciliana attraverso due secoli: dalle luci poetiche dell’Ottocento alle avanguardie del Novecento. L’evento è promosso da Mediterranea Arte, realtà imprenditoriale attiva nella produzione, organizzazione e promozione di mostre ed eventi culturali. Al centro della sua missione vi è la convinzione che l’arte sia un patrimonio universale, capace di generare bellezza, ispirazione ed emozione. Mediterranea Arte promuove un approccio che valorizza il dialogo tra le opere e i territori, trasformando ogni esposizione in un’esperienza di scoperta, promozione e rigenerazione culturale.

Il sottotitolo in dialetto siciliano, “Sciatuzzu miu”, ovvero, “respiro mio” racchiude un’intimità profonda, simbolo del legame viscerale tra l’artista e la sua terra: un rapporto fatto di amore, memoria e appartenenza. La mostra, articolata in due sezioni, una dedicata all’Ottocento e una al Novecento, restituisce alla Sicilia il suo ruolo di protagonista nella storia dell’arte italiana ed europea, raccontando come lucepaesaggio e tradizione abbiano generato un linguaggio artistico unico. Come afferma la stessa curatrice Mery Scalisi: «questa mostra che si compone sia di opere pittoriche che scultoree è il mio modo di dire grazie alla Sicilia, una terra che ti prende e ti restituisce a te stesso, che ti fa sentire parte di una storia più grande».

Nell’Ottocento, la Sicilia dei contrasti vive nella pittura di Pirandello, Lojacono, Leto, Frangiamore, Pardo, Tomaselli, Rizzo: scene di vita ruraleritratti e paesaggi immersi in una luce che trasfigura il reale. È l’epoca in cui la pittura diventa specchio dell’anima dell’isola, della sua natura e delle sue genti. Con il Novecento, gli artisti siciliani si aprono alla modernità,  dialogando con le correnti europee e reinterpretando le avanguardie in chiave personale. Le opere di Fiume, Guttuso, Accardi, Greco, Guccione, Calogero, Modica esprimono una nuova coscienza estetica, in cui libertà espressiva e radici culturali si fondono in un linguaggio universale. Negli anni Ottanta, la pittura di Piero Guccione e l’esperienza del Gruppo di Scicli riportano al centro la luce mediterranea e il paesaggio, mentre il Gruppo Forma 1 rinnova il linguaggio del dopoguerra, coniugando astrazione e impegno ideologico.

Il percorso si arricchisce di quattro “curiosità” dedicate a Pirandello, Guccione, Accardi e Guttuso che rendono dinamica la fruizione della mostra, fornendo ulteriori chiavi di lettura. Si pensi al rapporto tra Luigi e Fausto Pirandello, padre e figlio uniti da un legame profondo di arte e destino, evocato dal Dialogo immaginario di Luciana Grifi, interpretato da Giovanna e Pierluigi Pirandello. Al dialogo ideale tra Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, due simboli di una Sicilia bella e ferita, che trasforma la verità in arte e la denuncia in poesia.

Accanto a loro, la curiosità dedicata a Piero Guccione e al Gruppo di Scicli racconta come, dagli anni Ottanta, un gruppo di artisti siciliani abbia saputo trasformare la luce e il paesaggio dell’isola in linguaggio pittorico, fondendo realismo e modernità in una poetica di profonda introspezione.
Infine, quella su Carla Accardi e il Gruppo Forma 1 ripercorre la nascita, nella Roma del 1947, di un movimento che unì marxismo e astrazione, affermando la forma pura come espressione di libertà artistica e intellettuale.

Grande attenzione è rivolta anche al pubblico più giovane: sono infatti partite le attività didattiche, su prenotazione, rivolte alle scuole di ogni ordine e grado. Il programma educativo prevede visite guidate, workshop e seminari, pensati per avvicinare gli studenti alla storia dell’arte siciliana attraverso un approccio coinvolgente e partecipativo.

“Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”, visitabile fino al 12 aprile 2026, è un omaggio alla Sicilia, alla sua luce, alla sua memoria e alla sua forza creativa senza tempo: un percorso che invita il pubblico a immergersi nell’anima dell’isola, dove arte e vita respirano all’unisono.


Dall’anima della Sicilia: l’arte di una terra che ci appartiene.

Mery Scalisi

Sicilia: terra mia, terra natia. 
Luogo dell’anima dove il mio cuore batte più forte. 
Un’isola che ha forgiato la mia identità, plasmando la mia visione del mondo e la mia passione per l’arte. 
La mostra che presentiamo oggi è il frutto di un lungo e appassionato lavoro di ricerca e di cura, che ha come obiettivo quello di restituire alla Sicilia il suo ruolo di protagonista nella storia dell’arte italiana ed europea.
Sicilia, terra di contraddizioni, di luci e di ombre, di bellezza e di difficoltà. 
Un’isola che ha conosciuto la grandezza e la decadenza, la gloria e l’oblio. 
Eppure, nonostante tutto, la Sicilia non ha mai smesso di produrre arte, cultura e bellezza. 
Dai templi greci alle chiese barocche, dalle opere dei Macchiaioli ai lavori dei Futuristi, la Sicilia ha sempre espresso una creatività e un ingegno che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte.

Ma partiamo dal titolo “Sciatuzzu miu” (respiro mio) che può sembrare un’espressione di tenerezza e di compassione, ma per noi rappresenta molto di più.  
È l’espressione di un rapporto profondo e viscerale tra l’artista e la sua terra, la Sicilia. 
Come una madre ispira e sostiene il proprio figlio, così la Sicilia ha ispirato generazioni di artisti che l’hanno abitata, amata e rappresentata.  
Dagli impressionisti ai futuristi, dagli astrattisti ai realisti, gli artisti siciliani hanno sentito la loro terra come una madre-musa che li ha guidati e ispirati nella loro creatività. 
Sciatuzzu miu” è l’espressione di questo amore viscerale, di questa passione che non può essere spiegata, ma solo sentita. 
È l’invocazione di un figlio che si sente legato alla sua terra, alla sua cultura, alla sua storia. 

In questa mostra, abbiamo voluto raccogliere alcune delle opere più rappresentative dell’arte siciliana dall’Ottocento al Novecento, per raccontare questa storia di amore e di passione tra gli artisti e la loro terra.  
Tra l’Ottocento e il Novecento, infatti, l’isola diventa un vero e proprio laboratorio creativo, dove artisti di diverse generazioni e tendenze si incontrano e si confrontano. 
In questo contesto, l’arte siciliana assume una connotazione unica, frutto di una storia millenaria e di una cultura ricca di suggestioni. 
La luce del Mediterraneo, la bellezza dei paesaggi, la ricchezza della storia e della cultura siciliana sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’atmosfera artistica unica e suggestiva. 
Gli artisti siciliani dell’Ottocento, come Lojacono, Leto,  Frangiamore, Pardo, Tomaselli, Rizzo, sono attratti dalla pittura di genere, e rappresentano la Sicilia in tutta la sua bellezza e varietà. 

Non dimentichiamo la figura umana, che resterà un tema ricorrente nell’arte siciliana di questo periodo: dai ritratti di personaggi illustri alle scene di genere, gli artisti siciliani rappresentano la vita quotidiana e i suoi protagonisti.
Le loro opere, caratterizzate da una pennellata libera e da una luce intensa, catturano l’essenza della Sicilia, terra di sole e di mare. 
l Novecento, invece, segna un momento di grande cambiamento per l’arte siciliana; le avanguardie artistiche, come il Futurismo e il Surrealismo, trovano terreno fertile in Sicilia, dove diversi artisti, come Greco, Guttuso, Accardi, Guccione, Calogero, Modica, sperimentano nuove forme e linguaggi artistici; la Sicilia diventa così un laboratorio di idee e di sperimentazione, dove la tradizione si confronta con la modernità. 

Come curatrice di questa mostra, ho voluto ripercorrere questo cammino artistico, riscoprendo opere e artisti che hanno fatto la storia della nostra terra. 
Un viaggio che è stato per me un’esperienza emozionale e intellettuale profonda, che mi ha portato a riflettere sul mio rapporto con la Sicilia e sull’importanza di preservare e valorizzare il nostro patrimonio artistico.
La scelta di restare nella mia terra natia non è stata dettata dalla facilità o dalla convenienza, ma dalla consapevolezza che la Sicilia, nonostante le sue mille contraddizioni, è compatibile con il mio essere, con la mia anima e con la mia passione per l’arte. 
La Sicilia è un’isola che ti prende e ti restituisce a te stesso, che ti fa sentire parte di una storia più grande di te.
La mostra che si presenta è un viaggio attraverso l’arte siciliana dell’Ottocento e del Novecento, un percorso che consente di scoprire la bellezza e la complessità dell’arte siciliana, e di comprendere come la Sicilia abbia ispirato generazioni di artisti.

Un omaggio alla Sicilia e alla sua capacità di generare bellezza e creatività, nonostante le difficoltà e le avversità e un invito, inoltre, a riscoprire la nostra identità e a valorizzare il nostro patrimonio artistico, per costruire un futuro migliore per la nostra terra e per le generazioni future.


Scheda dell’evento

Titolo “Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”
a cura di Mery Scalisi

Sede Castello Maniace, Ortigia – Siracusa 
Via Castello Maniace, 51 – 96100 – Ortigia (SR)

Date 29 novembre 2025 – 12 aprile 2026

Visitabile Da martedì a sabato dalle 8:30 alle 16:30 (ultimo ticket alle 15:45)
Domenica, lunedì e festivi dalle 8:30 alle 13:30 (ultimo tickets 12:45)

Biglietti Ticket integrato Castello Maniace + Mostra: 
€10 intero 
€5 soci FAI e giovani 18-24 anni

Ingresso gratuito fino ai 17 anni e casi contemplati dal D.M. 94/2014
Visite guidate su prenotazione. 

Informazioni Responsabile Mostre
infomediterraneaarte@gmail.com 

Ufficio Stampa Valentina Lucia Barbagallo
Giornalista pubblicista (ODG Sicilia tessera n. 161775) 
presspressoffice@gmail.com
Da v.barbagallo@balloonproject.it 

A Cremona, The Nature of Hope – Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato  

Cremona si prepara a ospitare un viaggio visivo straordinario che intreccia scienza, etica e il potere dello sguardo femminile. Protagonisti gli scatti iconici di Michael Nichols e la visione di Ami Vitale, in una mostra che è molto più di un’esposizione: è un manifesto per il Pianeta.

THE NATURE OF HOPE
Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato    
Cremona, Museo Diocesano
7 marzo – 17 maggio 2026

Cosa significa avere speranza oggi? Non è un sentimento astratto, ma una forza concreta, un motore di cambiamento. È questa l’essenza di “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”, la nuova esposizione ospitata nella splendida cornice del Museo Diocesano di Cremona.
Il progetto, nato in seno al Festival della Fotografia Etica e già presentato con grande successo a Lodi nel 2024, approda a Cremona in una veste rinnovata. Si tratta di un’occasione unica per riflettere sul nostro legame con il mondo naturale attraverso gli occhi di chi ha dedicato la vita a raccontarlo.
 
Una vita per il Pianeta: l’eredità di Jane Goodall
Al centro della mostra c’è lei, Jane Goodall. Figura leggendaria della ricerca scientifica, la Goodall ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali, dimostrando che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto più sottile di quanto pensassimo. Ma la mostra non celebra solo la scienziata: celebra la donna, la visionaria e l’attivista che ha mostrato a intere generazioni di donne come la propria voce possa realmente cambiare il corso della storia.
 
Il percorso espositivo: tra icone e nuove prospettive
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dal lavoro di Michael “Nick” Nichols, leggenda del National Geographic e tra i più influenti fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha seguito Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i momenti di profonda intimità e connessione spirituale con gli scimpanzé. I suoi scatti sono diventati simboli universali di conservazione ambientale, capaci di catturare l’anima della foresta e di chi la abita.
 
“The Nature of Hope” è anche un palcoscenico per lo sguardo femminile. Accanto a Nichols, spicca la partecipazione di Ami Vitale, fotografa pluripremiata e fondatrice di Vital Impacts e fresca vincitrice del prestigioso riconoscimento Explorers at Large del National Geographic.
Vitale è celebre per aver documentato storie di incredibile resilienza, come il ritorno in natura degli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali o il lavoro delle comunità locali in Africa per la protezione degli elefanti. Il suo approccio non si ferma alla denuncia, ma cerca sempre la bellezza e la speranza, trasformando la fotografia in uno strumento di empatia universale.
La partecipazione di numerose fotografe donne non è casuale: è una dichiarazione d’intenti che mira a riconoscere il contributo fondamentale del genere femminile nella fotografia naturalistica e nella conservazione ambientale. Il risultato è una trama corale che racconta la fragilità e, allo stesso tempo, l’incredibile forza della nostra “Madre Terra”.
 
Una curatela d’eccezione
La mostra è frutto di una curatela esclusiva firmata da Laura Covelli, Curatrice del Festival della Fotografia Etica, pensata appositamente per dialogare con gli spazi del Museo Diocesano. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Vital Impacts, l’organizzazione no-profit statunitense guidata da donne che utilizza l’arte per supportare chi, ogni giorno, lotta per proteggere habitat e specie in pericolo.
 
Oltre lo scatto: l’impegno del Festival della Fotografia Etica
Questa mostra è solo una delle tante tappe di una storia iniziata nel 2010 a Lodi. Il Festival della Fotografia Etica oggi, sotto la direzione di Alberto Prina, continua a crescere con un’idea precisa: la fotografia è un potente strumento per il cambiamento, deve accendere riflettori sulle ingiustizie, deve informare e, soprattutto, deve spingere all’azione. Attraverso il “Travelling Festival”, le mostre nate a Lodi viaggiano ora in tutta Italia ed Europa, portando ovunque storie che meritano di essere ascoltate.
“The Nature of Hope” è un invito aperto a tutti: a chi ama la natura, a chi crede nel potere delle immagini e a chi cerca un motivo per restare ottimista. Perché, come insegna Jane Goodall, la speranza è qualcosa che dobbiamo guadagnarci ogni giorno con le nostre azioni.
 
Il Museo Diocesano di Cremona si conferma un polo culturale d’avanguardia che, sotto la guida del Direttore Don Gianluca Gaiardi e del conservatore Stefano Macconi, ha fatto della fotografia un proprio fiore all’occhiello. Grazie a una solida partnership con il Festival della Fotografia Etica che prosegue ormai da quattro anni, il Museo non è solo un luogo di conservazione, ma uno spazio vivo capace di ospitare storie trasversali. Questa scelta coraggiosa permette di creare un dialogo profondo con i visitatori, sensibilizzando il pubblico su temi sociali e ambientali di vitale importanza attraverso la potenza del linguaggio visivo.


UN PROGETTO DEL FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA
 
Direttore: Alberto Prina
Curatrice mostra: Laura Covelli
 
ORARI DI APERTURA MUSEO DIOCESANO da martedì a domenica
dalle 10:00 alle 13:00
dalle 14:30 alle 18:00
 
PER PRENOTARE una VISITA GUIDATA per pubblico e scuole
info@museidiocesicremona.it
0372 495082
 
Ufficio stampa Mostra
Studio Esseci Comunicazione
Simone Raddi, tel. 049.66.34.99; simone@studioesseci.net
Elisabetta Rosa, tel. 049.66.34.99; elisabetta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

TEFAF New York presenta gli espositori di maggio

La celebre fiera newyorkese riunisce 88 mercanti di fama mondiale presso Park Avenue Armory, spaziando dall’arte moderna e contemporanea al design, dai gioielli alle antichità

TEFAF NEW YORK 2026
New York, Park Avenue Armory
15 – 19 maggio 2026

Dal 15 al 19 maggio 2026, TEFAF New York riempirà ancora una volta il Park Avenue Armory con eccezionali esposizioni di arte moderna e contemporanea, design, gioielli e antichità, grazie agli 88 espositori leader provenienti da tutto il mondo. Giovedì 14 maggio 2026 si terrà un’anteprima su invito riservata ai collezionisti.

“Il cuore di TEFAF New York risiede nei suoi espositori”, ha affermato Leanne Jagtiani, direttrice di TEFAF New York. “siamo orgogliosi di presentare una line-up straordinaria di mercanti che comprende partecipanti di lunga data e anche un gruppo di new entry che rappresentano il meglio in tutte le discipline. Dall’arte moderna e contemporanea di fama internazionale, al design, alle antichità e all’alta gioielleria, l’edizione di quest’anno rafforzerà ulteriormente la fiera come piattaforma leader per la conoscenza e la scoperta”.

Ogni edizione di TEFAF New York esplora nuove interpretazioni delle sue tradizioni iconiche, e quest’anno non fa eccezione. La fiera aprirà ancora una volta le storiche sale d’epoca dell’Armory al secondo piano, un onore concesso in modo esclusivo a TEFAF all’interno di questo rinomato spazio. La fiera presenterà anche suggestive installazioni floreali ispirate alla primavera realizzate da Tom Postma Design e Ten Kate Flowers & Decorations, oltre a champagne e ostricatori.

Bank of America, partner principale di TEFAF New York dalla primavera del 2017, continuerà a sostenere la fiera, affiancata da AXA XL, giunta al suo secondo anno come partner principale globale e partner principale di lunga data di TEFAF Maastricht. Insieme, questi leader culturali ed economici ribadiscono il loro impegno comune a celebrare l’arte, promuovere la conservazione culturale e riunire una comunità internazionale ogni primavera a TEFAF New York.

L’elenco del 2026 comprende 10 nuovi espositori e 78 che ritornano, di cui 4 dopo un’assenza, tutti provenienti da rinomate gallerie di 14 paesi in 4 continenti.
 
ELENCO DEGLI ESPOSITORI DI TEFAF NEW YORK 2026
*il grassetto indica le gallerie nuove a TEFAF New York 2026
*il corsivo indica le gallerie che tornano a TEFAF New York 2026 dopo un’assenza
 
 
David Aaron (Regno Unito)
Beck & Eggeling International Fine Art (Germania)
Berggruen Gallery (Stati Uniti)
Ben Brown Fine Arts (Regno Unito)
Galerie Gisela Capitain (Germania)
Carpenters Workshop Gallery (Regno Unito)
Galerie Chastel-Maréchal (Francia)
Galerie Chenel (Francia)
Galleria Continua (Italia)
Paul Coulon (Regno Unito)
Massimo De Carlo (Italia)
Demisch Danant (Stati Uniti)
Didier Ltd (Regno Unito)
Laffanour / Galerie Downtown (Francia)
Charles Ede (Regno Unito)
Larkin Erdmann (Suisse)
Eykyn Maclean (Stati Uniti)
FD Gallery (Stati Uniti)
FORMS (Cina)
Friedman Benda (Stati Uniti)
Gagosian (Stati Uniti)
Gana Art (Corea del Sud)
Thomas Gibson Fine Art (Regno Unito)
David Gill Gallery (Regno Unito)
Gladstone (Stati Uniti)
Gomide&Co (Brasile)
Richard Green (Regno Unito)
Hauser & Wirth (Stati Uniti)
Hazlitt Holland-Hibbert (Regno Unito)
Hemmerle (Germania)
Stellan Holm Gallery (Stati Uniti)
Hostler Burrows (Stati Uniti)
Ben Hunter (Regno Unito)
Alison Jacques (Regno Unito)
Annely Juda Fine Art (Regno Unito)
Karma (Stati Uniti)
Sean Kelly (Stati Uniti)
Ana Khouri (Stati Uniti)
Tina Kim Gallery (Stati Uniti)
Galerie Jacques Lacoste (Francia)
Landau Fine Art (Canada)
Lebreton (Monaco)
Galerie Lefebvre (Stati Uniti)
Galerie Lelong (Francia)
David Lévy & Associés (Belgio)
Lévy Gorvy Dayan (Stati Uniti)
Lisson Gallery (Regno Unito)
Macklowe Gallery (Stati Uniti)
Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. (Italia)
Galerie Marcelpoil (Francia)
Galerie Marcilhac (Francia)
Fergus McCaffrey (Stati Uniti)
Anthony Meier (Stati Uniti)
Mennour (Francia)
Mignoni (Stati Uniti)
Mitterrand (Francia)
ML Fine Art (Italia)
Modernity Stockholm (Suède)
Sarah Myerscough Gallery (Regno Unito)
Edward Tyler Nahem (Stati Uniti)
Galerie Nathalie Obadia (Francia)
Osborne Samuel Gallery (Regno Unito)
Pace Gallery (Stati Uniti)
Pace Di Donna Schrader Galleries (Stati Uniti)
The Page Gallery (Corea del Sud
Piano Nobile (Regno Unito)
Lucas Ratton (Francia)
Robilant+Voena (Regno Unito)
Nara Roesler (Brasile)
Thaddaeus Ropac (Regno Unito)
Salon 94 (Stati Uniti)
Richard Saltoun Gallery (Regno Unito)
Adrian Sassoon (Regno Unito)
Galerie Patrick Seguin (Francia)
Skarstedt (Stati Uniti)
Tornabuoni Art (Italia)
Leon Tovar Gallery (Stati Uniti)
David Tunick, Inc. (Stati Uniti)
Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois (Francia)
Van de Weghe (Stati Uniti)
Axel Vervoordt (Belgio)
Waddington Custot (Regno Unito)
Offer Waterman (Regno Unito)
Galerie Maria Wettergren (Francia)
White Cube (Regno Unito)
W&K-Wienerroither & Kohlbacher (Austria)
Yares Art (Stati Uniti)
David Zwirner (Stati Uniti)

INFORMAZIONI SU TEFAF

TEFAF è una fondazione senza scopo di lucro che promuove la competenza, l’eccellenza e la diversità nella comunità artistica globale. Ciò è dimostrato dagli espositori selezionati per le sue due fiere, che si svolgono ogni anno a Maastricht e New York. TEFAF è una guida esperta per collezionisti privati e istituzionali, fonte di ispirazione per gli amanti dell’arte e gli acquirenti di tutto il mondo.

INFORMAZIONI SU TEFAF NEW YORK

TEFAF New York è stata fondata all’inizio del 2016, inizialmente come due fiere d’arte annuali a New York presso la Park Avenue Armory. Oggi, TEFAF New York è un’unica fiera annuale che racchiude arte moderna e contemporanea, gioielli, antichità e design, con circa 90 espositori leader provenienti da tutto il mondo. Tom Postma Design, celebre per il suo lavoro con i principali musei, gallerie e fiere d’arte, è responsabile del design innovativo della fiera, che ha reinventato gli spettacolari spazi della storica Park Avenue Armory, conferendo loro un aspetto più leggero e contemporaneo.

INFORMAZIONI SU TEFAF MAASTRICHT

TEFAF Maastricht è ampiamente considerata la fiera più importante al mondo per l’arte, l’antiquariato e il design, che copre 7.000 anni di storia dell’arte, dall’antichità al contemporaneo. Con oltre 270 prestigiosi mercanti provenienti da circa 22 paesi, TEFAF Maastricht è una vetrina per le opere d’arte più raffinate attualmente sul mercato. Oltre alle aree tradizionali dedicate ai dipinti dei maestri antichi, all’antiquariato e alle antichità classiche, che coprono circa la metà della fiera, è possibile trovare anche arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielli, design del XX secolo e opere su carta.

INFORMAZIONI SU AXA XL

AXA XL Insurance è la divisione di AXA dedicata ai rischi P&C (Property & Casualty) e speciali, nota per la sua capacità di risolvere anche i rischi più complessi. AXA XL offre soluzioni e servizi assicurativi tradizionali e innovativi in oltre 200 paesi e territori.

Nell’ambito della sua offerta di rischi speciali, AXA XL protegge una vasta gamma di oggetti, tra cui opere d’arte, antichità, gioielli, orologi, auto d’epoca, pietre preziose grezze e tagliate e lingotti, di età compresa tra migliaia di anni e poche settimane.

Negli ultimi 50 anni e anche in futuro, AXA XL, uno dei principali assicuratori mondiali di opere d’arte e oggetti di valore, ha ridefinito e continuerà a ridefinire il modo in cui serve e assiste i suoi clienti collezionisti, musei, aziende, gallerie, conservatori e artisti in Europa, Regno Unito, Americhe, Asia e regione del Pacifico, con una sincera attenzione al modo in cui vengono assicurati gli oggetti di valore e protetto il patrimonio culturale.

INFORMAZIONI SU BANK OF AMERICA
Partner principale di TEFAF New York

Bank of America Bank of America è uno dei principali istituti finanziari al mondo, al servizio di consumatori individuali, piccole e medie imprese e grandi società con una gamma completa di prodotti e servizi bancari, di investimento, di gestione patrimoniale e altri prodotti e servizi finanziari e di gestione del rischio. L’azienda offre una comodità senza pari negli Stati Uniti, servendo quasi 70 milioni di clienti con circa 3.600 centri finanziari al dettaglio, circa 15.000 sportelli automatici (ATM) e un servizio di digital banking pluripremiato con circa 59 milioni di utenti digitali verificati. Bank of America è leader mondiale nella gestione patrimoniale, nell’investment banking e nel trading su un’ampia gamma di classi di attività, al servizio di società, governi, istituzioni e privati in tutto il mondo. Bank of America offre un supporto leader nel settore a circa 4 milioni di piccole imprese attraverso una suite di prodotti e servizi online innovativi e facili da usare. La società serve i propri clienti attraverso operazioni negli Stati Uniti, nei suoi territori e in più di 35 paesi. Le azioni di Bank of America Corporation (NYSE: BAC) sono quotate alla Borsa di New York.


TEFAF New York
Orari di apertura
14 maggio solo su invito
Da venerdì 15 maggio a lunedì 18 maggio | dalle 11:00 alle 19:00
Martedì 19 maggio | dalle 11:00 alle 18:00
 
Informazioni sui biglietti: La biglietteria aprirà a marzo 2026
Online
62,50 $ Ingresso singolo giornaliero
82,50 $ Ingresso multiplo
25 $ Studenti
All’ingresso
65,00 $ Ingresso singolo giornaliero
85,00 $ Ingresso multiplo
27,50 $ Studenti
 
Per ulteriori informazioni, visitate il nostro sito web
CONTATTI STAMPA
 
GLOBALE                                                           
Responsabile della comunicazione
Magda Grigorian | magda.grigorian@tefaf.com
 
Coordinatrice PR
Mirthe Sportel | mirthe.sportel@tefaf.com
 
BELGIO / LUSSEMBURGO
Charlotte De Bruijn | charlotte@covered-agency.com 
 
FRANCIA / MONACO / SVIZZERA
Gaëlle de Bernède | contact@gbcom.media
 
GERMANIA / AUSTRIA / SVIZZERA
Britta Fischer | bfpr@brittafischer-pr.com 
 
ITALIA
Roberta Barbaro | roberta@studioesseci.net
 
PAESI BASSI
Noepy Testa | noepy@entesta.nl 
Heidi Vandamme | info@bureauheidivandamme.nl 
 
SPAGNA
Julián Hernández Miranda | julian.hdez58@gmail.com  
Héctor San José | hectorsanjose@live.com  
 
REGNO UNITO
Cultural Communications | tefaf@culturalcomms.co.uk 
 
STATI UNITI
Sharp Think | tefaf@sharpthink.com 
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Galleria Raffaella De Chirico, Olimpiade Culturale Antonella Plenzio “Un luogo silente”

La Galleria Raffaella De Chirico è lieta di presentare, in concomitanza con i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la mostra personale dell’artista Antonella Plenzio (1953) dal titolo Un luogo silente. L’esposizione aprirà al pubblico il 5 febbraio 2026 su appuntamento, mentre l’inaugurazione ufficiale si terrà l’11 febbraio, data simbolica che celebra anche i 15 anni di attività della galleria, aperta a Torino nel 2011. L’iniziativa è parte dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

Un luogo silente
solo show
Antonella Plenzio

inaugurazione: 11 febbraio, 2026, 11.00 – 20.00
11.00 – 13.00 light brunch 
18.00 – 20.00 cocktail
12 febbraio – 6 marzo 2026

L’esposizione trasforma l’intero spazio della galleria in un’installazione immersiva dedicata alla serie delle “Bocche”: un corpus di 36 opere che indagano il confine sottile tra l’interiorità negata e l’urgenza dell’espressione. I lavori in mostra sono stati realizzati dall’artista tra il 2012 e il 2013, cucendo con filo di cotone su carta oleata delle bocche femminili sigillate su cui poi interviene con acrilico, biacca e pastello ad olio. L’allestimento dei 36 pezzi crea un dialogo serrato con lo spettatore, dove la ripetizione del soggetto diventa un coro muto capace di dare voce a ciò che solitamente resta inascoltato. La scelta di occupare totalmente lo spazio e di renderlo strettamente aderente al concetto non è casuale. Antonella Plenzio porta in questa mostra la sua lunga esperienza come scenografa realizzatrice al Teatro alla Scala. 

Le “bocche cucite” di Plenzio non sono simboli di sconfitta, ma rappresentano il momento critico della soglia. È su questa linea marginale che il dolore di una parola non pronunciata, la malinconia di un suono muto e il sentimento di un’interiorità trattenuta chiedono di essere finalmente percepiti. 

Come afferma l’artista stessa: “Due bocche separate da un confine appena tracciato, su questa linea marginale una sola voce diventa espressione, su questo limitare, di un’interiorità che dà vita ad una condizione che si vorrebbe negata. La malinconia di un suono muto, il sentimento di una parola non pronunciata, divengono così la reale possibilità di essere percepiti come tali”

La galleria è aperta il mercoledì e il giovedì dalle 15 alle 19
Gli altri giorni su appuntamento
Via Monte di Pietà, 1/A – 20121 – Milano

Antonella Plenzio (1953), formatasi tra Venezia e Napoli, ha consolidato la sua carriera al Teatro alla Scala di Milano, dove per un decennio è stata scenografa realizzatrice nei reparti di scultura, pittura e costumi. Autrice di impianti scenici per la Piccola Scala e il Teatro Angelicum, affianca alla pratica artistica una lunga esperienza nella didattica e nel sociale, collaborando a progetti di pittura e teatro presso il Carcere di San Vittore. Vive e lavora a Milano.


Per informazioni e materiali stampa:
Elena Bettarini 
Gallery Manager
elena.bettarini@dechiricogalleriadarte.it

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Art Advisoring 
pressoffice.raffaelladechirico@gmail.com 
info@dechiricogalleriadarte.it 
Da elena.bettarini@dechiricogalleriadarte.it

Presentata a Milano “VETTE. Storie di sport e montagne”

Martedì 27 gennaio 2026 è stata inaugurata al Museo nazionale Palazzo Besta di Teglio (Sondrio) la mostra “VETTE. Storie di sport e montagne”, un progetto espositivo a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi che indaga il rapporto profondo e complesso tra sport, territorio alpino e società.

VETTE.
Storie di sport e montagne
Palazzo Besta Teglio (SO)
28 gennaio – 30 agosto 2026

La mostra si inserisce nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, proponendo uno sguardo storico, sociale e culturale sulla montagna come spazio di sfida, trasformazione e costruzione dell’immaginario collettivo.

Promossa con il sostegno di Regione Lombardia, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo nazionale Collezione Salce, con il contributo della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH), di collezionisti privati, associazioni ed enti locali. Un’ampia rete di partner nazionali e territoriali rende possibile un progetto ambizioso, capace di intrecciare patrimoni materiali e immateriali, memorie locali e narrazioni globali.

«Per ispirazione, forma e durata», spiega Rosario Maria Anzalone, direttore dei musei statali lombardi, «questa mostra guarda oltre la ribalta olimpica e paralimpica che proietterà i luoghi di Milano Cortina 2026 al centro dell’attenzione internazionale. È un progetto culturale meditato, coerente con l’identità del magnifico luogo che lo accoglie e radicato nel territorio che vi fa da cornice. Storie, episodi, tradizioni e persino contraddizioni finiscono per comporre un mosaico di memoria collettiva in cui storia globale e locale dialogano attraverso continui rimandi. Una riflessione sulle relazioni tra spazio naturale e antropizzato, resa oltremodo avvincente dalle epopee sportive nel segno degli antichi valori dell’olimpismo, cornice etica e sociale di immutata attualità».

«Le montagne rappresentano, da sempre, un luogo di limite e di desiderio. Uno spazio fisico e simbolico in cui l’uomo misura il proprio corpo, il proprio ingegno e la propria capacità di adattamento», sottolinea la Direttrice di Palazzo Besta Silvia Biagi. «VETTE. Storie di sport e montagne racconta questi luoghi attraverso un viaggio che va dalle esperienze pionieristiche all’affermazione del turismo sportivo, mostrando come le pratiche sportive abbiano trasformato il paesaggio alpino, gli stili di vita e l’immaginario collettivo delle comunità di montagna».

VETTE intreccia molteplici storie: quelle di grandi atlete e atleti olimpici e paralimpici, fatte di talento, coraggio e sfide; ma anche quelle delle comunità alpine, protagoniste di una trasformazione profonda nella seconda metà del Novecento quando la diffusione degli sport invernali e del turismo ha inciso radicalmente sul paesaggio umano e naturale delle Alpi. Un cambiamento che racconta il passaggio dall’economia di sussistenza al benessere, da una vita scandita dalla fatica e dal lavoro all’emergere del tempo libero e del divertimento.

«Questa mostra racconta la montagna come luogo vivo, attraversato dalla storia, dal lavoro e dallo sport e restituisce il ruolo che le comunità hanno avuto nella costruzione dell’identità di questi territori», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia. «Un progetto che valorizza un patrimonio che non è solo naturale, ma culturale e umano, dando spazio anche allo sguardo e alle storie delle donne, protagoniste spesso poco visibili ma centrali nella vita delle terre di montagna e nella storia dello sport, e che trova nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 un’occasione straordinaria per essere raccontato al pubblico internazionale. Palazzo Besta diventa così uno spazio di riflessione sul rapporto tra sport, paesaggio e trasformazioni sociali in un contesto capace di coniugare tradizione, innovazione e radicamento locale».

Palazzo Besta si propone così come osservatorio privilegiato per riflettere sullo sport non solo come competizione, ma come fenomeno storico, sociale e culturale, capace di incidere sui territori, sulle comunità e sui modi di abitare la montagna. In questa prospettiva, la montagna emerge come protagonista di una narrazione stratificata che intreccia identità locali, progresso tecnologico, turismo e nuove sensibilità ambientali.

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi interni ed esterni del Palazzo rinascimentale e si articola intorno a tre nuclei tematici, liberamente intrecciati tra loro.

Al piano terra, nella corte e nelle cantine di Palazzo Besta, manifesti storici, immagini, video e cimeli olimpici e paralimpici ripercorrono la storia dei Giochi Invernali, dalla prima edizione di Chamonix del 1924 fino all’imminente appuntamento di Milano Cortina 2026.
Il percorso è reso possibile grazie ai materiali del Museo nazionale Collezione Salce, della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH) e ai prestiti del Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e del Museo dello Sci e della Montagna dell’Aprica, e a collezionisti che generosamente hanno messo a disposizione immagini, documenti, attrezzature sportive e cimeli originali.

«Il Museo Nazionale della Montagna di Torino, da oltre 150 anni punto di riferimento per le culture delle montagne italiane e internazionali, partecipa a VETTE con collezioni che documentano la storia sia degli sport sia dei Giochi Olimpici invernali, compresi i precedenti svoltisi in Italia, proprio a Torino nel 2006. Il Museo mantiene alta l’attenzione sulle sfide contemporanee, stimolando la riflessione sul futuro delle montagne e il dialogo tra tradizione e innovazione, per favorire la consapevolezza che la montagna è luogo di incontro tra culture e di equilibri ecosistemici la cui tutela – di fronte alle sfide poste dalle trasformazioni sociali, dal turismo e dalle pratiche sportive – è cruciale per tutta la comunità», sono le parole di Daniela Berta, Direttrice del Museo Nazionale della Montagna di Torino.

Il primo piano di Palazzo Besta accoglie una ricca selezione di manifesti pubblicitari dedicati agli sport invernali e alle località sciistiche, dai primi del Novecento agli Anni 60, testimoniando la nascita dell’immaginario alpino moderno e la progressiva affermazione della montagna come meta turistica e sportiva.

Sottolinea Elisabetta Pasqualin, Direttrice del Museo nazionale Collezione Salce: «Questa sezione della mostra valorizza il manifesto pubblicitario come strumento fondamentale nella costruzione del concetto moderno di montagna. La selezione di affiche provenienti dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso testimonia il ruolo centrale della comunicazione visiva nella diffusione di un nuovo immaginario alpino, legato allo sport e al turismo. La presenza dei manifesti della Collezione Salce si inserisce in un dialogo istituzionale tra le Direzioni regionali Musei nazionali Veneto e Lombardia del Ministero della Cultura. Con la mostra “Un magico inverno”, attualmente in corso presso la sede trevigiana, si rafforza una progettualità condivisa che, anche in vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, intende promuovere una lettura coordinata del patrimonio culturale legato alla montagna».

VETTE. Storie di sport e montagne dialoga con l’esposizione “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce“, aperta a novembre al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Le due sedi formano un unico racconto in due capitoli, che unisce Lombardia e Veneto, ripercorrendo la nascita dell’immaginario invernale e l’affermarsi del turismo sportivo.

Nel Salone d’Onore di Palazzo Besta è raccontata l’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna, dai primi sci norvegesi di fine Ottocento fino ai modelli sciancrati contemporanei. In questa sezione emerge uno sguardo al femminile, filo conduttore dell’intera mostra, in dialogo con la storia stessa del Palazzo, segnata dal ruolo centrale delle donne della famiglia Besta. Le storie personali delle pioniere degli sport invernali e delle atlete olimpiche e paralimpiche sono poste in dialogo con la vita quotidiana delle donne delle valli alpine del Novecento, raccontata attraverso fotografie d’epoca e oggetti del lavoro e della vita domestica. Ne risulta un percorso di cambiamento che va dal ruolo tradizionale alla progressiva affermazione di nuove forme di autonomia, visibilità e riconoscimento.

In questo ambito emerge anche una vocazione che il museo intende sviluppare nel tempo: farsi luogo di raccolta e restituzione delle memorie, materiali e immateriali, del territorio alpino. Una prospettiva che dialoga con il progetto “Siamo Alpi”, promosso dalla Provincia di Sondrio, archivio culturale diffuso della Valtellina e della Valchiavenna, che è qui rappresentato da una vasta raccolta di immagini. Alle voci di uomini e donne di Teglio è affidato il compito di ricordare – in un breve video – il tempo passato, in una narrazione sospesa tra rimpianto e sollievo.

«Questa mostra interpreta un tema centrale per i territori alpini: la montagna come luogo di trasformazione, di incontro tra comunità, cultura e sport. È un racconto che appartiene alle nostre valli e allo stesso tempo dialoga con il mondo, dentro lo scenario delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Come Provincia di Sondrio siamo impegnati a sostenere iniziative che valorizzano la nostra identità e che contribuiscono a costruire una visione condivisa del futuro, in cui la montagna non è periferia ma laboratorio di innovazione sociale, culturale e ambientale. VETTE non chiude lo sguardo sul passato: lo utilizza come chiave per leggere le sfide di oggi e di domani»Davide Menegola, Presidente della Provincia di Sondrio 

Un ulteriore livello di lettura affronta il rapporto tra sport e montagna come motore di trasformazioni profonde, invitando il pubblico a riflettere sulle sfide future tra sviluppo, ambiente e sostenibilità. Dalla storia di Teglio e del comprensorio di Prato Valentino, fino all’installazione artistica site-specific nel giardino a cura di Michele Tavola, le opere esposte fanno dell’arte contemporanea uno strumento di riflessione sul paesaggio alpino e sul suo futuro. Le opere di Luca Conca e Vincenzo Martegani, in dialogo tra pittura e fotografia, restituiscono l’immagine di una montagna sospesa tra memoria e visione, tra radicamento e apertura.

VETTE. Storie di sport e montagne non vuole dunque proporre una narrazione nostalgica né celebrativa, ma invita a considerare la montagna come un organismo complesso, segnato dall’azione umana e al tempo stesso portatore di limiti e fragilità. Una mostra che connette passato e futuro, locale e globale, cultura e sport, offrendo al pubblico un’occasione di conoscenza e confronto su temi oggi più che mai necessari.


La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia coordina e promuove 13 musei e parchi archeologici statali della regione. Ha il compito di assicurare l’attuazione del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione di musei, monumenti e aree archeologiche, garantendo livelli di qualità uniformi. In collaborazione con le Soprintendenze e gli enti territoriali e locali promuove l’ampliamento delle collezioni museali, l’organizzazione di mostre temporanee e le attività di catalogazione, studio, restauro, oltre che la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni viene promossa la collaborazione con altri istituti culturali della regione per la creazione di percorsi culturali e turistici e per l’innovazione didattica e tecnologica. Lavora per incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della Lombardia.


Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia
https://museilombardia.cultura.gov.it/
drm-lom@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa DRMN-LOM
Studio Giornaliste Associate BonnePresse
Carlotta Dazzi |  +39 347 12 99 381 | carlotta.dazzi@bonnepresse.it
Gaia Grassi | +39 339 56 53 179 |  gaia.grassi@bonnepresse.it
www.bonnepresse.it
 
In collaborazione con
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Elisabetta Rosa: elisabetta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Grande successo per Rodney Smith a Palazzo Roverella

Sta registrando un successo straordinario di pubblico e di critica la grande mostra monografica dedicata a Rodney Smith, in corso a Palazzo Roverella, che per la prima volta in Italia celebra l’opera di uno dei più raffinati e sorprendenti fotografi del Novecento. Un risultato tutt’altro che scontato per un autore che, fino a pochi mesi fa, era pressoché sconosciuto al grande pubblico italiano, ma che oggi si sta imponendo come una vera e propria rivelazione.

RODNEY SMITH
Fotografia tra reale e surreale
Rovigo, Palazzo Roverella
4 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026

Rodney Smith a Palazzo Roverella: il successo inatteso di un maestro riscoperto

L’ampia retrospettiva, che presenta oltre cento opere, ha rapidamente conquistato visitatori, addetti ai lavori e critica specializzata, grazie a un percorso espositivo capace di restituire tutta la forza poetica e l’originalità dello sguardo di Smith. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il supporto di Intesa Sanpaolo e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra – curata da Anne Morin – si è rivelata uno degli appuntamenti culturali più apprezzati della stagione espositiva.

Il pubblico italiano sta scoprendo un autore dalla cifra stilistica inconfondibile: fotografie eleganti e rigorose, percorse da un’ironia sottile e surreale, che ha spesso richiamato alla mente l’universo di René Magritte. Le iconiche immagini in bianco e nero di Smith, realizzate esclusivamente con pellicola e luce naturale, senza alcun intervento di postproduzione, colpiscono per la perfezione formale e la cura artigianale, restituendo mondi sospesi, visionari, ricchi di sorprese e contraddizioni.

Allievo di Walker Evans e influenzato da maestri come Ansel AdamsHenri Cartier-BressonMargaret Bourke-White e W. Eugene Smith, Rodney Smith ha avuto una carriera internazionale di primo piano, con lavori pubblicati su testate quali TIMEThe New York TimesWall Street Journal e Vanity Fair, oltre a importanti collaborazioni nel mondo della moda con brand come Ralph LaurenNeiman Marcus e Bergdorf Goodman. Eppure, nonostante questo prestigioso percorso, il suo nome era rimasto ai margini del panorama espositivo italiano: una lacuna che Palazzo Roverella sta colmando con esiti sorprendenti.

La mostra è articolata in sei sezioni tematiche – La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza, Passaggi – e accompagna il visitatore in un viaggio immersivo nel pensiero e nella sensibilità di Smith. Un percorso che sta affascinando per la sua capacità di parlare a pubblici diversi, dagli appassionati di fotografia ai visitatori meno esperti, tutti accomunati da una risposta emotiva intensa e immediata.

Uomo colto, studioso di teologia e filosofia, Rodney Smith ha sempre concepito la fotografia come strumento di indagine esistenziale. Definendosi un “ansioso solitario”, trovava nell’atto fotografico un modo per “riconciliare il quotidiano con l’ideale”, trasformando l’osservazione del mondo in partecipazione attiva. Le sue immagini, cariche di humour, grazia e ottimismo, mettono ordine nel caos e invitano a uno sguardo più attento e gentile sulla realtà.

Come sottolinea la curatrice Anne Morin, ogni fotografia di Smith è “un tentativo sempre nuovo di ricreare un’armonia divina”, un’immagine eterea ed estatica capace di sedurre lo sguardo per la raffinatezza delle forme, la sobrietà narrativa e il silenzio che le attraversa. Un linguaggio visivo che trova sorprendenti affinità anche con il cinema, da Alfred Hitchcock a Wes Anderson, fino alle grandi figure del cinema muto come Buster Keaton e Charlie Chaplin.

Il successo di pubblico e di critica conferma così la forza universale dell’opera di Rodney Smith e la capacità della mostra di parlare a un pubblico ampio e trasversale. C’è tempo fino al 1° febbraio 2026 per visitare l’esposizione a Palazzo Roverella e lasciarsi affascinare dall’universo poetico di questo raffinato autore.


Info:
www.palazzoroverella.com
Social:
IG @palazzoroverellarovigo
FB @palazzoroverella
 
Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto – Responsabile dell’Ufficio Comunicazione
+39 049 8234834 – roberto.fioretto@fondazionecariparo.it
 
Ufficio stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
+39 049 663499
Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Bologna, Collezioni Comunali d’Arte, ART CITY Bologna 2026: “Emanuele Becheri. SCULTURE”

Dal 25 gennaio al 15 marzo 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di presentare nella sede delle Collezioni Comunali d’Arte la mostra di Emanuele Becheri SCULTURE, a cura di Lorenzo Balbi, promossa in collaborazione con CAR Gallery.
L‘inaugurazione si svolge sabato 24 gennaio 2026 alle ore 16.30.

Il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Emanuele Becheri
SCULTURE
A cura di Lorenzo Balbi

25 gennaio – 15 marzo 2026
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna
www.museibologna.it/collezionicomunali

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con CAR Gallery
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

La personale SCULTURE si inserisce nel percorso di visita delle Collezioni Comunali d’Arte creando un dialogo diretto con il contesto del museo “ambientato” al secondo piano di Palazzo d’Accursio, che espone opere dal Medioevo al Novecento in sale storiche decorate con affreschi e arredi d’epoca, ricreando l’atmosfera delle antiche residenze cardinalizie.
Il titolo, essenziale e aperto, richiama l’ambito di ricerca espressiva che l’artista porta avanti da oltre un decennio con una pratica plastica tra figurazione e informale, che si inscrive consapevolmente all’interno di una tradizione scultorea ampia e stratificata, che va da Medardo Rosso ad Arturo Martini, da Auguste Rodin a Constantin Brâncuși, da Amedeo Modigliani a Lucio Fontana.

Le sette opere modellate in terracotta macchiata di pigmenti – forme umane o animali, teste, figure, autoritratti, presenze sospese tra introspezione e umanità –, tutte inedite e realizzate tra 2021 e 2025, sono collocate in sei sale, posizionate ognuna al centro dello spazio. Questa scelta allestitiva mette in risalto il rapporto tra scultura e ambiente, invitando i visitatori a osservare ogni lavoro come un incontro individuale, in cui il silenzio e la solitudine diventano parte integrante dell’esperienza di fruizione.
La relazione tra le sculture di Becheri e l’architettura del museo crea un percorso scandito da pause e confronti, in cui il passato delle collezioni e la contemporaneità dell’intervento artistico si riflettono reciprocamente. La mostra offre così una lettura essenziale e concentrata della pratica scultorea dell’artista, proponendo un attraversamento fatto di presenze discrete, forme in ascolto e inattese risonanze con il luogo che le accoglie.



Scrive il curatore Lorenzo Balbi nel testo critico che accompagna la mostra: “Le opere in mostra non si offrono come immagini compiute o come rappresentazioni stabilizzate. Al contrario, sembrano trattenere qualcosa, rimanere in uno stato di sospensione, come se fossero colte nel momento stesso della loro formazione. Solitudine, Stupefatto, Autoritratto, Figura: i titoli non descrivono, ma orientano lo sguardo verso una dimensione interiore, psichica, quasi emotiva, che non trova mai una traduzione letterale nella forma.”

Nella Galleria Vidoniana (Sala 4), spazio di rappresentanza del Cardinale Legato, unitamente alla Sala Urbana tra gli ambienti di maggior effetto per il visitatore, sono collocate le due sculture di più recente produzione Solitudine 02.06.2025 e Stupefatto (2025).
In Solitudine 02.06.2025 la testa allungata e orizzontale appare come un corpo disteso, quasi schiacciato dal proprio peso. Non è un ritratto, né una maschera: è una presenza che sembra farsi carico di una condizione, più che di un’identità. La materia conserva le tracce del gesto, le irregolarità, le tensioni interne, come se la forma fosse il risultato di una pressione continua, di un lavorio che non si è mai del tutto concluso.

Stupefatto è una scultura singola, che assume tuttavia una posizione centrale nella ricerca di Becheri. Non si tratta di una variazione seriale, ma di un autoritratto, inteso non come esercizio di riconoscimento fisionomico, bensì come spazio di riflessione sullo statuto stesso dell’immagine di sé. Il volto, colto in una condizione di sospensione e di apertura, non restituisce un’identità stabile, ma una soglia: uno stato di attenzione, di esposizione, di lieve spaesamento. In questa scultura l’autoritratto non funziona come affermazione, ma come interrogazione. Stupefatto rende visibile come, per Becheri, la scultura non sia mai il risultato di un modello da replicare, ma l’esito di un processo aperto, condotto direttamente nella materia.
Il topos, storicamente carico, del volto dell’artista viene svuotato di ogni intenzione celebrativa o narrativa anche nell’Autoritratto (2025) visibile nella Sala 7 (ala dei Primitivi). Ciò che emerge non è tanto un’immagine dell’artista, quanto una condizione mentale, un tempo interiore che si deposita nella materia.

Nelle restanti quattro opere, tutte intitolate Figura (2021, 2023, 2024, 2025), il corpo umano è ridotto all’essenziale, come se fosse il residuo di un processo di sottrazione. Non c’è descrizione anatomica, né volontà espressiva in senso tradizionale. Eppure, queste forme mantengono una forte carica di umanità, una presenza che si impone proprio attraverso la sua fragilità.

Conclude Lorenzo Balbi: “La scultura, per Becheri, non è mai il luogo di una forma compiuta, ma il risultato sempre provvisorio di una serie di decisioni prese nel tempo, sotto la pressione della materia e del gesto. In questo senso, ogni opera conserva qualcosa di non risolto, di trattenuto, come se restasse aperta alla possibilità di un’altra direzione. È una scultura che non pretende di affermare, ma di sostare; che non occupa lo spazio, ma lo ascolta. […] Le forme che abitano questa mostra non chiedono di essere interpretate, ma incontrate. Non offrono un’immagine da decifrare, ma un tempo da condividere. Nelle sale delle Collezioni Comunali d’Arte, queste sculture non si limitano a dialogare con il passato: lo mettono in vibrazione. Tra la densità della materia e la fragilità del gesto, tra la solitudine della forma e l’ascolto dello spazio, il lavoro di Emanuele Becheri restituisce alla scultura una possibilità rara e necessaria: quella di essere, oggi, un luogo di attenzione, di esitazione e di presenza.”

Nato a Prato nel 1973, Emanuele Becheri si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1995.
La sua pratica incorpora scultura, disegno e video.

Emanuele Becheri ha esposto frequentemente in Italia e all’estero, tra cui si ricordano le personali: Sculture (MEF – Museo Ettore Fico, Torino, 2025); Opere (CAR Gallery, Bologna, 2024); Sculptures (Galerie Bernard Bouche, Parigi, 2024); Sculture e disegni (Museo Novecento, Firenze, 2020); Bildhauer in der sinne (GIG, Monaco di Baviera, 2020); Stati d’animo (Fuoricampo Gallery e Santa Maria della Scala, Siena, 2019).

Tra le mostre collettive si ricordano: East and West (GNAMC – Galleria Nazionale Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2025); Teste (ChorAsis – Villa Rospigliosi, Prato, 2025); Controluce (Museo d’Inverno, Siena, 2024); Panorama XIX (GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2023; Ragione e Sentimento (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2019); Video from the Collection of the Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (EMST – National Museum of Contemporary Art, Atene, 2018); De scultura (Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno, 2018).


Mostra
Emanuele Becheri
SCULTURE

A cura di
Lorenzo Balbi

Promossa da

Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica

Periodo
25 gennaio – 15 marzo 2026

Inaugurazione
Sabato 24 gennaio 2026 ore 16.30

Sede

Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna

Orari di apertura
Martedì, giovedì ore 14.00 – 19.00
Mercoledì, venerdì ore 10.00 – 19.00
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 18.30
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Intero € 6
 ridotto € 4
ridotto speciale 19-25 anni  € 2
gratuito possessori Card Cultura

Biglietto integrato Collezioni Comunali d’Arte e Torre dell’Orologio: intero € 8 | ridotto € 5
In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) ingresso gratuito possessori di qualunque tipologia di biglietto Arte Fiera
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) ore 18.00 – 22.00 gratuito

Informazioni
Collezioni Comunali d’Arte
Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6 | 40121 Bologna
Tel. +39 051 2193998
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/arteantica
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna
Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> 

L’omaggio di Guadagnuolo a Valentino e il riflesso di Rosso di San Secondo

La scomparsa di Valentino Garavani, nato l’11 maggio 1932 a Voghera (Pavia) e morto a Roma il 19 gennaio 2026, ha attraversato il mondo della moda come un silenzio improvviso, elegante, quasi coreografato. Un silenzio che somigliava all’ultimo fruscio di un abito di seta dietro le quinte. Eppure, la sua figura non è scivolata nel passato: continua a vivere come mito, come linguaggio estetico, come promessa di bellezza. È in questo spazio sospeso tra memoria e visione che si colloca l’opera di Francesco Guadagnuolo: “Valentino: l’eredità del rosso e il sogno che continua” (in tecnica mista e collage).

Tra sogno, memoria e teatro: l’omaggio di Guadagnuolo a Valentino e il riflesso di Rosso di San Secondo*

*Pier Maria Rosso di San Secondo nato a Caltanissetta il 30 novembre 1887, morto a Camaiore il 22 novembre 1956.

Guadagnuolo, fedele alla sua ricerca transrealista, non dipinge non solo un ritratto né un ricordo. Dipinge un sogno. Un sogno fatto di luce morbida, di tessuti che si liberano dalla materia, di forme che fluttuano come anime gentili. Gli abiti immaginati da Valentino non hanno più bisogno di un corpo: vivono di vita propria, diventano presenze, spiriti tessili che ascendono verso un’aureola dorata, custode dell’essenza del loro creatore. La scena è un palcoscenico sospeso tra cielo e memoria, dove la luce non illumina ma accarezza, e le ombre non nascondono ma proteggono. È un teatro dell’anima.

E proprio in questo teatro sospeso si apre un dialogo inatteso ma naturale con l’opera teatrale Tra vestiti che ballano (del 1927) di Pier Maria Rosso di San Secondo. Non è un accostamento forzato: è una risonanza. Entrambi gli autori Rosso di San Secondo (1887/1956) e Guadagnuolo, nati a Caltanissetta, condividono una sensibilità che trasforma il reale in simbolo, l’oggetto in presenza, il vestito in personaggio. Nel dramma di Rosso, gli abiti sono entità vive, specchi dell’inconscio. Nell’opera di Guadagnuolo, gli abiti di Valentino assumono la stessa autonomia poetica: non rappresentano, ma raccontano; non decorano, ma custodiscono; non imitano, ma continuano a vivere.

È come se, a distanza di un secolo, due artisti nisseni s’incontrassero in un altrove onirico, un cielo che somiglia a un set fotografico e a un paradiso della memoria. Un luogo dove Rosso riconosce negli abiti fluttuanti ciò che aveva intuito nel suo teatro, e Guadagnuolo raccoglie quell’eredità simbolista per tradurla nella pittura contemporanea. Un incontro ideale, sentimentale, quasi necessario.

In questo spazio sospeso, gli abiti di Valentino non sono ricordi: sono figli fedeli che gli girano intorno, lo sfiorano, lo salutano. Ogni piega, ogni ricamo, ogni vibrazione di rosso sembra dire: non sei andato via. Il rosso, poi, è il cuore pulsante del dipinto. Non domina la scena, la anima.

Vibra come un ricordo che non vuole svanire, come un battito che continua oltre la vita. È il rosso che Valentino ha consegnato al mondo, trasformandolo in emozione, architettura, identità.

Così, nell’opera di Guadagnuolo, la pittura diventa scena, la moda diventa racconto, il teatro diventa immagine, e l’immagine diventa un modo per non dire addio. L’omaggio non chiude, ma apre. Non celebra, ma interpreta. Non guarda indietro, ma in avanti, dove il rosso di Valentino continua a risplendere come una promessa che non smette di chiamare.

Perché ricordare Valentino significa accettare che certi sogni non finiscono. Cambiano forma. Si trasformano. Continuano a brillare.

E in quel cielo dove gli abiti danzano, dove gli artisti si riconoscono senza essersi mai incontrati, dove la bellezza non muore ma cambia forma, Valentino è ancora lì. È ovunque. È nel rosso che non smette di vivere.


Da osservatorioartecont@libero.it i

Marco Simoncelli torna con ‘Prima di Morire’, tra jazz e canzone d’autore

Marco Simoncelli torna con ‘Prima di Morire’, un disco intenso, controcorrente e senza compromessi che unisce jazz, canzone d’autore e testi affilati, segnando una nuova fase del suo percorso artistico.

MARCO SIMONCELLI
TORNA CON ‘PRIMA DI MORIRE’ TRA JAZZ E CANZONE D’AUTORE

Marco Simoncelli, artista, armonicista e cantante tra i più autorevoli del panorama musicale italiano, pubblica ‘Prima di Morire’, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico. 

L’album segna una svolta significativa nel suo percorso artistico, è un lavoro interamente in italiano, fortemente cantautorale e per le tematiche che vengono trattate, può essere inteso come una sorta di concept album

Nove brani in cui emergono in modo netto la cifra artistica di Marco Simoncelli, il pensiero critico e il dissenso verso situazioni, storie e opinioni standardizzate.

L’album che dichiara le proprie intenzioni fin dalla copertina, impreziosita dallo scatto di Renzo Chiesa (autore di scatti tra i più iconici e storici della musica in Italia, i più noti quelli a soggetto Lucio Dalla), si apre con ‘Il Circo’, manifesto programmatico jazz-prog controcorrente che invita alla riflessione. 

‘Ma non mi dire’ unisce reggae e jazz con un dialogo serrato tra voci e tromba; ‘Di Amore e di Politica’ è un lento jazzato, intimo e sussurrato, sorretto dal pianoforte.

‘Il Cantautore Lucio’, in rotazione nelle radio italiane in queste settimane, prende a prestito alcune frasi celebri da ‘Disperato Erotico Stomp’ per rendere omaggio al cantautorato, così come, attraverso un assolo virtuoso di armonica, al compianto Toots Thielemans.

Tra i brani più incisivi, ‘Carolina’ affronta il tema dell’anoressia con un groove funky, ‘Natale Triste’scritto a quattro mani con Stefano Berto, veste di gospel un testo di feroce critica politica, mentre ‘Pollo al BBQ’ riflette sul tema del suicidio.

‘Fra’ Martino’, filastrocca amara e ironica, si configura come il vero manifesto del disco, mentre ‘Come sarebbe bello’ chiude con un soul orchestrato dai fiati, dall’armonica e da un testo pungente sui falsi rapporti umani.

In ‘Prima di Morire’ convivono una musica elegante e multiforme – che attraversa pop, jazz, soul, rock, reggae e gospel – e testi densi, ironici e profondamente critici.

I riferimenti ideali di Simoncelli si ritrovano nelle sonorità di Lucio Dalla, nei testi di Francesco Guccini e nell’interpretazione di Sergio Caputo

Un disco raffinato e intenso, dalla produzione sontuosa a cura di Antonio ‘Aki’ Chindano per Auditoria Records, capace di entrare nella mente e pulsare nel cuore, confermando Marco Simoncelli come una voce originale e necessaria della musica italiana contemporanea.

16 gennaio – Spazio Materia, Varese (VA)
17 gennaio – Carù Libri & Dischi, Gallarate (VA)
19 febbraio – Corte dei Miracoli, Milano (MI)
20 febbraio – Black Inside, Lonate Ceppino (VA)

Marco Simoncelli è un musicista e cantautore italiano nato a Legnano (MI) l’8 dicembre 1972. Inizia lo studio del pianoforte nel 1980 e, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, si afferma come tastierista in diverse band, affiancando all’attività live esperienze professionali in ambito discografico.

Dal 1994 si avvicina al blues e all’armonica a bocca, approfondendo in seguito anche l’armonica cromatica grazie agli insegnamenti di Max De Aloe e perfezionando le sue competenze con Luciano Zadro. Nel corso degli anni sviluppa un linguaggio personale che attraversa blues, jazz, rock, country e reggae.

Nel 2008 pubblica il primo album solista Tuttology. Dal 2010 al 2014 guida la band The Magnetoscopics, con cui realizza ‘Heart Attack (2012). Tra il 2014 e il 2017 suona stabilmente in Europa con la band svizzera Marco Marchi & The Mojo Workers, partecipando a importanti festival blues e jazz.

Ha inoltre collaborato ad altri numerosi progetti musicali con artisti quali Anita Camarella e Davide Facchini, Veronica VismaraLizhard, Laura Federe, Skill in Veins, Iva Zanicchi Sugar Ray Dogs.

Tra il 2018 e il 2020 vive a Bruxelles, dove nasce Breejo, pubblicato nel 2022 da Abeat Records. Le sue performance, intense e versatili, lo hanno portato a esibirsi sui palchi di tutta Europa e a collaborare con numerosi artisti della scena blues e jazz italiana ed europea. Nel 2025 pubblica il nuovo album Prima di Morire‘.


Instagram: www.instagram.com/marco.simoncelli.music
Facebook: www.facebook.com/marco.simoncelli.71
YouTube: www.youtube.com/@marcosimoncelliharmonica
TikTok: www.tiktok.com/@marcosimoncelli.music
Spotifyhttps://open.spotify.com/intl-it/artist/0jffSmntN1wMMDfoCk4SeL?si=0AeUbycWQGWWLCX-F8XXcw


Ufficio Stampa A-Z Press
info@a-zpress.com
Da A-Z Press <info@a-zpress.com>