Museo della Musica, Bologna: “Eva Marisaldi – Enrico Serotti. Per vari motivi – Parte II”

Il Museo internazionale e biblioteca della musica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna è lieto di accogliere l’intervento espositivo di Eva Marisaldi ed Enrico SerottiPer vari motivi – Parte II, a cura di Pier Paolo Pancotto, allestito nelle sale del percorso espositivo dal 22 gennaio al 22 febbraio 2026.

Promossa da Galleria de’ Foscherari, in collaborazione con il Museo della Musica, la mostra rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica

Eva Marisaldi – Enrico Serotti
Per vari motivi – Parte II
A cura di Pier Paolo Pancotto

22 gennaio – 22 febbraio 2026
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna
www.museibologna.it/musica

Mostra promossa da Galleria de’ Foscherari
In collaborazione con Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30

Come dichiarano i due artisti, il progetto espositivo “parte da una serie disordinata di spunti di riflessione attorno alla musica e al suono, riferiti a epoche varie. Tali suggestioni sono state formalizzate, spesso con l’ausilio delle nuove tecnologie, e messe in scena in forma di opere”. Nell’affascinante contesto architettonico dello storico Palazzo Sanguinetti, sede del museo, si susseguono, infatti, una serie di nove opere sonore o legate al tema del suono (inteso in tutte le sue possibili articolazioni tecniche e semantiche) realizzate da Eva Marisaldi (Bologna, 1966) ed Enrico Serotti (Bologna, 1960) nel corso degli ultimi venti anni, alcune delle quali raramente fruibili o riattivate per l’occasione.

Poste in dialogo con le collezioni permanenti dell’istituzione museale bolognese, che conserva il ricco e variegato patrimonio di beni musicali posseduti e custoditi dal Comune di Bologna, queste creazioni sono introdotte dal titolo Per vari motivi – Parte II in riferimento ad una precedente esposizione della coppia di artisti realizzata nel 2022, incentrata su alcuni lavori plastico-sonori, vero leitmotiv della loro produzione. 

La rassegna bolognese si compone di tre installazioni acustiche: Panica (2024), un complesso di nove timpani azionati automaticamente che suonano l’ouverture della favola pastorale L’Orfeo di Claudio Monteverdi esposti nella Sala 1 (Introduzione al percorso museale), in quella “delizia di verdure” che vede protagoniste al centro della sala le due arpe cromatiche e i due cornetti protagonisti dell’opera, a richiamare il canto con cui Orfeo ammalia e induce al sonno Caronte; Tarlo malgascio (2016), allestita nella Sala 3 (Gli amici di padre Martini), che ricrea i rumori emessi da un tarlo all’interno di un armadio in Madagascar e Last flight (2025), che rievoca idealmente le note emesse da un antichissimo flauto neolitico, accostata alla collezione di flauti storici esposti nella Sala 5 (Libri per musica e strumenti secoli XVI e XVII).

Nella Sala 6, dedicata a Farinelli e all’opera del Settecento, trova ambientazione la macchina scenica Surround (2023), ispirata al vronteion greco, precursore del cosiddetto surround: il suono che emette è una specie di rombo di tuono, che veniva utilizzato per evocare l’ira degli Dei durante le rappresentazioni teatrali seicentesche. Nella Sala 9, che conclude il viaggio musicale del museo con due personalità fondamentali del Novecento musicale bolognese quali Giuseppe Martucci (1856-1909) e Ottorino Respighi (1879-1936), l’installazione audiovisiva Democratic psychedelia (2007), una specie di “juke-box eterno” che genera, senza mai ripetersi, una serie infinita di musiche ed immagini animate, dialoga con il radiogrammofono Fonoletta XI prodotto nel 1933 e appartenuto allo stesso Respighi.

A queste opere sonore si alternano tre lavori “muti” riferibili al concetto di assenza di suono e di intervallo/variazione di tempo. Nella Sala 4 (L’idea della musica), dedicata ai più importanti trattati dei teorici musicali che lavorarono fra Quattrocento e Seicento, è esposto il lavoro Molti anni (2015-2025), due palme giocattolo, una in plastica ed una in metallo, per ricordare fasi storiche e culturali distanti tra loro. Nella Sala 7 (Gioachino Rossini e l’Opera nell’Ottocento) si inserisce Un anno (2015-2025), un copricapo in piume esposto per un anno alla luce e poi, per dieci, chiuso al buio di un magazzino, mentre la Sala 8 (Libri per musica e strumenti secoli XVIII e XIX) viene abitata da Nove estati (2016-2026), frammenti tessili scoloriti dai raggi del sole e lo scorrere degli anni.

In occasione di ART CITY Bolognasabato 7 (ore 10.00 – 22.00) e domenica 8 febbraio 2026 (ore 10.00 – 19.00) nella Sala Laboratorio 1, al piano terra del Museo della Musica, sono visibili in loop quattro opere video realizzate in epoche diverse, ma tutti, per vari motivi, connessi alla musica: Un ragazzo di Scaricalasino (2000), con la ripresa di una performance del violinista Melchiade Benni (1902 – 1992) poco prima della sua scomparsa; Musica per Camaleonti (2003), una “improvvisazione” armonica per camaleonti del Madagascar completata dal contrappunto di alcuni uccelli; Cornucopia (2003), una sorta di oscilloscopio che genera un’animazione astratta e Canti (2022), la documentazione di uno strumento musicale meccanico autogenerativo ideato per interagire col disturbo acustico di alcuni cantieri.

Le opere video saranno presentate dagli artisti Eva Marisaldi ed Enrico Serotti, in dialogo con il curatore Pier Paolo Pancottosabato 21 febbraio 2026 alle ore 17.30 per il finissage della mostra.

Eva Marisaldi è nata nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora.
Ha studiato all’Accademia di Belle Arti e al DAMS di Bologna, dove ha debuttato nel 1988 alla Biennale dei giovani artisti dell’Europa Mediterranea.
Il suo lavoro si focalizza sulle modalità della comunicazione e del linguaggio, e sulle regole che influenzano i nostri comportamenti. Utilizza diversi media come il disegno, la fotografia, la scultura, il video, le installazioni, l’arte cinetica e la performance per decodificare, in maniera quasi antropologica, cosa si nasconde dietro le convenzioni.
Nel 1998 inizia una lunga collaborazione con il musicista Enrico Serotti. Insieme realizzano diverse installazioni, video, animazioni, animatronics, presentati in manifestazioni nazionali e internazionali.
Ha presentato i suoi lavori in numerose mostre internazionali, tra cui: Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Venezia (1993, 2001); Istanbul Biennal, Istanbul (1999); Sonsbeek 9, Arnhem (2001); Happiness, Mori Art Museum, Tokyo (2002); Lyon Biennale d’art contemporain (2003), Lione; Alexandria Biennale, Alessandria d’Egitto (2003); G3, Vira (2003), Sevilla Biennale (2004), Gwangju Biennale (2004), Quadriennale in Rome (2005), due progetti speciali per Art Basel (Basilea, 2001 e Miami, 2007); Italy 1980 – 2007, Hanoi (2007); It’s not over yet, New York (2008); Piazze di Roma, Museum of Contemporary Art Shanghai, Shanghai (2010); No Soul for Sale, Tate Modern, Londra (2011); dOCUMENTA (13), Kassel (2012); Think Twice, Whitechapel, Londra (2012); Do it, Prishtina (2014); Time is thirsty, Kunsthalle, Vienna (2019), International biennal of ceramic art, Jingdezhen (2022); Bienal de L’Habana, L’Avana (2024).
Ha realizzato mostre personali in Italia (Bologna, Milano, Firenze, Napoli, Roma, Trento, Torino, Palermo, Parma, Brescia) e all’estero (Londra, Monaco, New York, Bruxelles, Miami, Parigi, Ginevra, Montpellier, Annecy, Goteborg, Newcastle).

Enrico Serotti è nato nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora.
Dal 1977 al 1979 ha studiato presso l’Istituto Nazionale Studi sul Jazz (Parma). Nel 1985 si è laureato al DAMS (indirizzo musicale) dell’Università di Bologna.  
Musica alternativa
Oltre al Confusional Quartet, ha collaborato con diversi gruppi della new wave tra gli anni Settanta e Ottanta, tra cui Stupid Set, HiFi Bros, Neon, realizzando diversi dischi e molti concerti in Italia e all’estero.
Musica contemporanea
Ha realizzato la sonorizzazione per il Portico del Collegio (Modena 1983). Dal 1986 con l’ensemble “Marco Bertoni Enrico Serotti” ha pubblicato alcuni dischi e partecipato a rassegne in Italia e all’estero, tra cui Via Crucis (Repubblica di San Marino, 1991), AVE Festival (Arnhem, 1991) e Nuova Officina Bolognese (Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Bologna, 1992).
L’ensemble ha composto le musiche per il balletto Quintetto Blu di Enzo Cosimi (1994).
Mainstream
Dal 1984 si è occupato anche di musica commerciale, producendo molti dischi di musica pop e dance. Assieme a Marco Bertoni ha collaborato come autore, arrangiatore e produttore artistico con Lucio Dalla, Mauro Malavasi, Gianni Morandi, Heather Parisi, Angela Baraldi (Premio della critica al Festival di Sanremo 1992), Gianna Nannini e altri. Ha composto inoltre musiche per radio, TV e colonne sonore per film, tra cui Le môme di Alain Corneau (1985), Pummarò di Michele Placido, (1986), Un bacio non uccide di Massimo Semprebene (1992), Bambola di Bigas Luna (1996).
Arte Contemporanea
Dal 1998 ha avviato una lunga collaborazione con l’artista Eva Marisaldi, insieme alla quale ha realizzato diverse installazioni, video, animazioni, animatronics, presentati in manifestazioni internazionali tra cui le Biennali di Istanbul, Venezia, Alessandria d’Egitto, Lione, Siviglia, Gwangju, L’Avana, Biennale de l’Image en Mouvement (Ginevra), Art Basel (Basilea e Miami), dOCUMENTA (Kassel), Sonsbeek festival (Arnhem), Festival internazionale del cinema di animazione (Annecy) e in molti musei e gallerie tra cui Mori Art Museum (Tokyo), Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Torino), P.S.1 (New York), Tate Modern (Londra), Estorick Collection (Londra), PAC Padiglione d’Arte Contemporanea (Milano), MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Roma) e Metropolitan Museum of Art (New York).

Pier Paolo Pancotto è un curatore indipendente, vive e lavora a Roma.
Ha insegnato Storia dell’Arte contemporanea alle Università di Pisa e di Perugia, attualmente svolge attività didattica presso l’Università LUISS, Roma.
Dal 2016 è autore del programma espositivo Art Club per Académie de France à Rome presso Villa Medici a Roma.
Tra gli altri progetti, ha curato la serie di mostre Fortezzuola (Museo Pietro Canonica, Roma, 2016-18), una serie di mostre presso La Fondazione, Roma (2019-2021) e progetti espositivi presso Palais de Tokyo (Parigi); Mairie du 4ème (Parigi), Estorick Collection of Modern Italian Art (Londra), National Art Gallery (Tirana), Lateral Art Space (Cluj), Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), Museo HC Andersen (Roma), Museo Carlo Bilotti (Roma), Musei di Villa Torlonia (Roma), Salone Margherita (Roma), Casa Scatturin (Venezia), Palazzo Dolfin Manin (Venezia), Museo Correr (Venezia), Museo Fortuny (Venezia), Casa Goldoni (Venezia), Museo di Palazzo Mocenigo (Venezia); Museo di Villa Pignatelli (Napoli), Chiesa delle Scalze (Napoli).
Tra le sue pubblicazioni: Artiste a Roma nella prima metà del ‘900 (2006), Arte Contemporanea dal Minimalismo alle ultime tendenze (2010), Arte Contemporanea: il nuovo millennio (2013).
Collabora con Artforum e Il Messaggero.


Mostra
Eva Marisaldi – Enrico Serotti
Per vari motivi – Parte II

A cura di
Pier Paolo Pancotto

Promossa da
Galleria de’ Foscherari

In collaborazione con
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica

Sede
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, 40125 Bologna

Periodo di apertura
22 febbraio – 22 marzo 2026

Inaugurazione
Mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30 

Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì ore 11.00 – 13.30 / 14.30 – 18.30
Venerdì ore 10.00 – 13.30 / 14.30 – 19.00 
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 19.00
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) gratuito per possessori di qualsiasi tipologia di biglietto Arte Fiera 
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) ore 18.00 – 22.00 gratuito

Informazioni
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 2757711
museomusica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/musica
Facebook: Museo internazionale e biblioteca della musica
Instagram: @museomusica
YouTube: MuseoMusicaBologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube @museicivicibologna

Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>

Gli Ars Nova Napoli in concerto ad Amsterdam e saranno presenti al Babel Music XP

Il “Neapolis 2500 Tour” degli Ars Nova Napoli arriva in Olanda con un concerto esaurito nella suggestiva Keizersgrachtkerk, ospiti dell’Istituto Italiano di Cultura. Il gruppo, sostenuto dal MAECI, si conferma ambasciatore della cultura partenopea e sarà protagonista al prestigioso Babel Music XP 2026 di Marsiglia.

ARS NOVA NAPOLI
UN TRIONFO ANNUNCIATO AD AMSTERDAM E PARTECIPAZIONE ALLA FIERA MEDITERRANEO DELLA WORLD MUSIC DI MARSIGLIA

Il Neapolis 2500 Tour degli Ars Nova Napoli prosegue il suo cammino internazionale all’insegna del successo e del riconoscimento istituzionale. Il 23 Gennaio il collettivo neo-folk calcherà il palco dello splendido e suggestivo scenario della Keizersgrachtkerk di Amsterdam, per un concerto pre annunciato sold out organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura della città.

L’evento, inserito nel tour internazionale supportato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), ha sancito ancora una volta la forza del “Manifesto Musicale del Mediterraneo Unito” portato avanti dalla band. Davanti a un pubblico internazionale e attento, gli Ars Nova Napoli trasformeranno la chiesa monumentale olandese in una piazza sonora con i ritmi del Sud Europa, ripercorrendo con fisarmonica, mandolino, chitarre battenti e voci la millenaria storia musicale di Napoli, intrisa di influenze greche, balcaniche e nord africane.

La tappa di Amsterdam non è un traguardo isolato, ma il preludio a un ulteriore, prestigioso riconoscimento per il progetto culturale degli Ars Nova Napoli. Il gruppo è stato infatti coinvolto a rappresentare la scena musicale del bacino mediterraneo alla prossima edizione di Babel Music XPthe Mediterranean hub for world music, in programma dal 19 al 21 Marzo 2026 a Marsiglia.

In questa piattaforma essenziale per la musica mondiale, gli Ars Nova Napoli saranno presenti con un proprio stand dedicato, curato in collaborazione con le istituzioni italiane, per presentare a professionisti, festival e promoter internazionali l’intero ecosistema del loro lavoro. Un progetto che va ben oltre il palco, includendo le innumerevoli attività di interscambio culturale – workshop, masterclass, laboratori in ambiti accademici e istituzionali – attraverso cui promuovono la cultura popolare napoletana come linguaggio vivo e contemporaneo di dialogo.

Questo doppio risultato – il calore del pubblico ad Amsterdam e la partecipazione al Babel Music XP – è la conferma che la strada intrapresa è giusta,” commenta Marcello Squillante, frontman della band. “Portare il nostro suono, che è un suono di incontro, in una chiesa olandese e poi nel cuore del mercato musicale mediterraneo significa affermare che le radici non sono un confine, ma una piattaforma di lancio. Siamo onorati di rappresentare, a Marsiglia, la ricchezza e la complessità del patrimonio folklorico italiano e del suo dialogo costante con il Mare Nostrum.”

Il Neapolis 2500 Tour proseguirà verso altre tappe, consolidando il ruolo degli Ars Nova Napoli come uno dei progetti più originali e visionari nel panorama della world music contemporanea, ponte sonoro tra tradizione e innovazione, tra Napoli e il mondo.

La band è composta da Marcello Squillante (voce e fisarmonica), Michelangelo Nusco (violino, tromba e mandolino), Vincenzo Racioppi (mandolino e charango), Gianluca Fusco (chitarra, fisarmonica diatonica e gaita), Antonino Anastasia (tamburi a cornice) e Bruno Belardi (contrabbasso). Insieme danno vita a un sound unico e immediatamente riconoscibile come un viaggio audace e rispettoso attraverso le tradizioni musicali del Sud Italia.

Gli Ars Nova Napoli sono un collettivo musicale nato a Napoli, dedicato alla rilettura in chiave contemporanea del vasto repertorio della tradizione musicale napoletana e mediterranea. Con un sound che unisce folk, world music e ritmi balcanici, la band ha conquistato un pubblico trasversale grazie a live spettacolari ed energici, diventando un punto di riferimento della nuova scena folk italiana. E proprio nel loro paese che negli anni si sono esibiti nei più importanti festival e rassegne di musica world come Ariano Folk Festival, Sponz festival, Festival Ethnos, Napoli World, La Notte della Tammorra, Carpino folk e tanti altri. La band collabora e ha collaborato con Trio Mandili (ascolta), Bagarija Orkestar (ascolta), Simona Boo (99 Posse/Comoverão/Bimbi di Fumo), Irene Scarpato (Suonno d’Ajere), Daniele Sepe (ascolta) Lavinia Mancusi, i musicisti dell’ Isola di Evia, Carlo Faiello, Gianni Lamagna, Maria Mazzotta.
Ascoltali dal vivo a La Notte della Tammorra.

Guarda il mini docu del  live alla Royal Opera House Mumbai
Guarda gli speciali video realizzati da SENSOR e Blogothèque
Ascoltali su Spotify


Contatti ufficiali
www.arsnovanapoli.it
www.facebook.com/ArsNovaNapoli
www.instagram.com/arsnovanapoli

Ufficio Stampa Ars Nova Napoli
Giulio Di Donna
+39 3395840777
giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva CORPUS

Fino a sabato 24 gennaio, la Galleria Leòn riapre le porte al pubblico con la mostra collettiva “Corpus“, curata da Leonardo Iuffrida, fondatore e direttore della galleria. Il progetto celebra il primo anniversario dello spazio, riunendo 5 artisti già protagonisti della sua programmazione nel corso del primo anno di attività.

In un’epoca dominata da selfie, social media e ostentazione dell’io, il corpo è divenuto uno strumento privilegiato nella costruzione dell’identità individuale e collettiva. La galleria ha posto questo tema al centro della sua ricerca, con l’obiettivo di diventare un luogo di riflessione e confronto.

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva
 
CORPUS
A cura di Leonardo Iuffrida

Fino al 24 gennaio 2026
Galleria Leòn, Via Galliera 42/A – 40121 Bologna

Fino al 24 gennaio, questo spazio ospita “Corpus“, un’indagine visiva che riunisce Camilla Di Bella Vecchi, Marco Gualdoni, Lulù Withheld, Ettore Moni e Serafino, ciascuno con una visione distintiva, accomunati dalla capacità di esplorare le modalità con cui il corpo si fa specchio della nostra contemporaneità. Le loro traiettorie si intrecciano in una narrazione che offre mondi ideali, reale contatto e atti di resistenza nel buio oscurantista del presente.

NUDITÀ COME MISTERO E UTOPIA
Camilla Di Bella Vecchi & Marco Gualdoni

Ciò che viene offerto dai due artisti è un mondo utopico, immaginifico e pieno di mistero, che solo un mezzo come la fotografia può rendere credibile. Uno sguardo sul corpo privo di nostalgia, che si fa ponte di memoria verso il futuro. La visione fotografica di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni attinge all’immaginario della pittura fiamminga, in cui l’uso di una luce epidermica e analitica era simbolo di progresso, equità e sapere. Una luce che, scivolando su ogni più piccolo dettaglio del reale, eliminava gerarchie tra le cose e suscitava sete di conoscenza.

NUDITÀ COME RIAPPROPRIAZIONE DI SÉ, OLTRE LE BARRIERE DIGITALI
Lulù Withheld

La realtà e i nostri corpi sono ogni giorno esperiti attraverso uno schermo tecnologico che espone e dà visibilità, promette protezione e connessione, ma invece isola, filtra e crea visioni anestetizzate. In un pulviscolo di pixel, i corpi fotografati da Withheld recuperano la loro fisicità e materialità perduta, con l’intento di abbattere le barriere e ritrovare un reale contatto con sé stessi e gli altri.

NUDITÀ COME LEGAME COMUNITARIO E ATTO DI RESISTENZA
Ettore Moni

I ritratti fotografici realizzati da Ettore Moni trasformano l’osservazione in un’esperienza vissuta sulla propria pelle. Un’esplorazione di identità libere, outsider e non conformiste con cui ritrovare, attraverso la loro nudità, il coraggio di essere sé stessi e il senso profondo di una comune appartenenza. Ogni scatto permette di rispecchiarsi nell’altro, ampliare i nostri orizzonti e trovare legami condivisi.

NUDITÀ COME FIORITURA EMOTIVA
Serafino

Francesco Esposito, in arte Serafino, si ispira alla natura per ripensare le relazioni, l’amore e l’ordine sociale. Fotografa corpi, abbracci e connessioni umane, affiancandoli a scatti di elementi naturali. L’invito è a ridefinire i legami sentimentali ed affettivi non solo come una strada a senso unico, ma come una rete infinita di possibilità.


GALLERIA LEÒN

Nel suo primo anno di vita, Galleria Leòn si è distinta a Bologna come uno spazio innovativo e plurifunzionale. Il suo carattere aperto e il suo stampo internazionale hanno contribuito a generare una forte risonanza in città, sostenuta da una programmazione attenta tanto alla pluralità dei linguaggi quanto ai temi che attraversano l’immaginario contemporaneo. In particolare, la galleria dedica un’attenzione privilegiata alla fotografia e alle pratiche artistiche che utilizzano il corpo come principale strumento di espressione e comunicazione.

Fin dall’ingresso, Galleria Leòn si presenta come un luogo articolato in due anime: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda sezione dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti.

BIOGRAFIA

LEONARDO IUFFRIDA – FONDATORE E DIRETTORE DELLA GALLERIA LEÒN

Leonardo Iuffrida: storico dell’arte e autore de “Il nudo maschile nella fotografia e nella moda”, edito da Odoya. Laureato al DAMS di Bologna, ha studiato curatela presso la Fondazione Fotografia Modena (oggi Fondazione Modena Arti Visive) e Art & Business presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. I suoi saggi su arte e moda sono stati pubblicati da Skira, Bononia University Press, Silvana Editoriale Brill Academic Publishers. Ha collaborato con GQ, Exibart, Artribune e Fondazione Pitti Discovery. Presso Senape Vivaio Urbano ha curato le mostre: “Stefano Questorio – Beyond Transparencies”, “Roberto Dapoto – Pittura da Fotografia”, “Matteo Piacenti – Nel giardino dei corpi svelati”, e “Tom of Finland and the Golden of Physique Photography”.


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: “Corpus” a cura di Leonardo Iuffrida
DOVE: Via Galliera 42/A, 40121, Bologna – Italia
OPENING: venerdì 5 dicembre 2025 ore 18.00
DATE DI APERTURA: dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026
ORARI: da martedì a sabato 10 – 12.30 / 16 – 19.30
lunedì 8 dicembre: 16 – 19.30
domenica 7, 14, 21 dicembre: 16 – 19.30
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI GALLERIA LEÒN:
MAIL: info@gallerialeon.com
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/galleria.leon/
 
CONTATTI LEONARDO IUFFRIDA:
FACEBOOK: https://www.facebook.com/leonardo.iuffrida.1?locale=it_IT
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/leonardo_iuff/
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/leonardo-iuffrida-8592294b/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
 
051 6569105 – 392 2527126                    
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com> 

Casa Morandi, Bologna: Concetto Pozzati. Da e per Morandi

Dal 17 gennaio al 15 marzo 2026Casa Morandi del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, la dimora-studio dove il maestro bolognese ha vissuto e lavorato dal 1933 al 1964, ospita la mostra Concetto Pozzati. Da e per Morandi, curata da Maura Pozzati e realizzata in collaborazione con Archivio Concetto Pozzati, che intende omaggiare uno dei più attivi protagonisti della cultura italiana del secondo dopoguerra.
L’esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Casa Morandi


Concetto Pozzati. Da e per Morandi 
A cura di Maura Pozzati

17 gennaio – 15 marzo 2026
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna 
www.museibologna.it/morandi 
Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi
In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti culturali del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale e alla Pop Art. Le sue opere mantengono uno stretto rapporto con il segno, traccia distintiva del suo stile anche quando, dopo un iniziale periodo informale, si confronta con l’arte di Magritte e De Chirico, da lui definiti i suoi maestri ideali, e quando diventa uno dei più importanti rappresentanti della Pop Art italiana. In questa fase porta avanti una ricerca che non intende illustrare o glorificare il processo o le merci del consumo, ma che indaga il rapporto arte-merce, fino a spostare l’attenzione “alla critica del guardare e dell’occhio”. Produzione di differenze, turbamento, contaminazione, ginnastica delle mani e degli occhi, spaesamento, ambiguità, ironia, arte come interrogazione, divisione tra sperimentazione e tradizione, arte come fare, arte e responsabilità politica: questi alcuni dei concetti ricorrenti nella sua lunga e intensa vita artistica e intellettuale. Stimato professore, attento studioso e conoscitore dell’arte, amava molto parlare del lavoro degli altri e, curioso di dialogare con i suoi studenti, condivideva con loro conoscenze e passioni.

Concetto Pozzati ha scritto su Giorgio Morandi alcuni testi fondamentali, tra cui la presentazione della mostra Morandi e il suo tempo (1985-1986), allestita alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, intitolata Il tempo “autre” di Morandi, e il ritratto di Morandi inserito nel proprio diario di pittore, pubblicato da Corraini nel 2007, dal titolo Concetto Pozzati. Parola d’artista in cui emerge il rapporto conflittuale avuto con il grande maestro bolognese (amico del padre Mario e dello zio Severo Pozzati), un “uomo scomodo, che non ho amato e che non amo a differenza dello spessore di quel microcosmo irraggiungibile che era la sua pittura”.

Da e per Morandi è il titolo scelto da Concetto Pozzati per una serie di lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant’anni con l’opera di Giorgio Morandi. Un confronto costante, espresso sia attraverso dipinti a lui dedicati sia mediante testi e riflessioni scritte sul suo metodo pittorico. Per questa occasione espositiva, Casa Morandi presenta alcune tra le opere più rappresentative dell’artista proponendo come lavoro di apertura Da e per Giorgio Morandi del 1964, anno della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a documenta III di Kassel. Nella tela ad emergere chiaramente è la fase di transizione dall’informale organico a una pittura più oggettuale, vicina alla sensibilità pop.
Il percorso espositivo prosegue con due lavori del ciclo Restaurazione (1973). Qui la rosa e la natura morta dipinte da Pozzati si sovrappongono a un’incisione ingrandita del maestro bolognese, come se immagini appartenenti a epoche diverse si riconoscessero parte dello stesso processo creativo, “da e per”.
Nei lavori dedicati a Morandi del 1974 Quattro più quattro. Per Morandi e Dal dizionario della restaurazione: bottiglie confezionate da e per Morandi la ricerca di Pozzati si fa ancora più audace: l’artista inserisce nelle opere reperti oggettuali, fotografie, inserti di scrittura, elementi eterogenei che convivono in un linguaggio pittorico nuovo, ironico e spregiudicato. Nell’anno di realizzazione dei due lavori, Pozzati scriveva: «Sfogliamo pagine sparse ricevute. Ampliamo un dizionario già dato, già vissuto. Repertorio-glossario rivisitato e ri-costruito. Appropriazione-citazione-sovrapposizione-organizzazione. Investigazione sul passato. Uso del Passato. Usare è fare. Fare è vivere».
A chiudere la mostra, alcune carte della serie A casa mia (2007-2008): un nucleo intimo e malinconico in cui gli oggetti domestici diventano presenze affettive, quasi icone della quotidianità familiare.

Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) è attivo dal 1949 a Bologna, dove frequenta l’Istituto d’Arte inizialmente interessandosi di architettura e di grafica pubblicitaria. Nel 1955 è a Parigi per perfezionarsi nello studio della pubblicità con lo zio Sepo (Severo Pozzati), celebre cartellonista, con il quale fonda a Bologna la Scuola d’Arte Pubblicitaria dedicata a suo padre, l’artista Mario Pozzati. Nel 1962 e nel 1964 realizza alcune scenografie per i teatri stabili. Dal 1967 insegna all’Accademia di Belle Arti di Urbino, che poi dirigerà; in seguito ha insegnato nelle Accademie di Firenze, Venezia e Bologna. Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996, nel 1998 è direttore artistico della Casa del Mantegna di Mantova. Membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1995 e Consigliere Accademico dal 2005, accanto a un’inesauribile ricerca artistica segnata da importanti riconoscimenti, tra cui il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Bologna (2005), e da esposizioni nel mondo, conduce una sensibile attività di curatore di mostre, manifestazioni culturali e pubblicazioni, mostrando un interesse privilegiato per i problemi di critica e teoria dell’arte visti dalla parte degli artisti.

Ha partecipato alle principali rassegne internazionali tra cui la Quadriennale di Roma (1959, 1965, 1973, 1974, 1986), l’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1964, 1972, 1982, 2007, 2009, 2013, le Biennali di San Paolo in Brasile (1963), di Tokio (1963) e di Parigi (1969), documenta di Kassel (1964). Ha presentato mostre personali e antologiche nei più importanti musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui Palazzo della Pilotta, Parma (1968, 2002); Palazzo Grassi, Venezia (1974); Palazzo delle Esposizioni, Roma; Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara (1976); Museu de Arte de São Paulo, in Brasile (1987); International Centre of Graphic Arts e Cankariev Dom, Lubiana (1993); Vente Museum, Tokio (1993); A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma (1998); Museo del Sale, Cervia (2006); Museo Morandi, Bologna (2007); Chiesa di San Stae, Venezia; Sala dei Battuti, Conegliano (2008); Museo Civico Archeologico, Bologna (2008); MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Ravenna (2010); CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia (2012); Villa Contarini Venier, Vo’ (2012); Museo San Domenico, Imola (2013); Palazzo Fava, Bologna (2023-2024) dove è stata realizzata la più grande mostra antologica dell’artista realizzata dopo la sua scomparsa intitolata Concetto Pozzati XXL.

Concetto Pozzati muore a Bologna nella propria casa l’1°agosto del 2017.


Archivio Concetto Pozzati
Nato a gennaio 2020 a Bologna per volontà dei figli Maura e Jacopo Pozzati, l’Archivio Concetto Pozzati è un’associazione culturale senza scopo di lucro che raccoglie tutta la documentazione sull’attività di Concetto Pozzati per tutelarne l’opera, promuoverne la ricerca e la conoscenza, diffondere gli scritti e il pensiero critico e realizzare mostre collettive e personali in Italia e all’estero, sia presso istituzioni pubbliche che private. Dalla sua fondazione, l’Archivio sta provvedendo alla digitalizzazione delle opere dell’artista, dell’archivio storico e al monitoraggio della presenza nelle collezioni nazionali e internazionali, per essere un punto di riferimento per esperti e studiosi, in grado di promuovere e valorizzare non solo l’attività artistica ma anche il prezioso contributo culturale e intellettuale di Concetto Pozzati.
concettopozzati.com

Casa Morandi
Casa Morandi è stata aperta al pubblico il 17 ottobre 2009.
In via Fondazza 36, a Bologna, i vasi, le bottiglie, le conchiglie e i modelli di studio hanno ritrovato il loro posto nell’atelier e nel ripostiglio, come erano ai tempi in cui viveva Giorgio Morandi. Accanto al mobilio, alle suppellettili di famiglia e alla collezione di opere di arte antica appartenuta all’artista si trovano documenti, lettere, fotografie e libri generosamente lasciati al Comune di Bologna da Carlo Zucchini, Garante della Donazione Morandi.
Un interessante percorso, costruito attraverso un’accurata selezione di fotografie, libri e documenti di vario genere, racconta i principali momenti della vita del maestro, i rapporti con la famiglia, la formazione artistica, e gli incontri con personalità del mondo del cinema e dell’arte.
Il progetto di ristrutturazione della casa, affidato all’architetto Massimo Iosa Ghini, è stato realizzato grazie alla volontà del Comune di Bologna e al fondamentale sostegno di Unindustria Bologna.


Mostra
Concetto Pozzati. Da e per Morandi

A cura di
Maura Pozzati

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Casa Morandi

Sede
Casa Morandi
Via Fondazza 36, Bologna

Periodo di apertura
17 gennaio – 15 marzo 2026

Orari di apertura
Sabato ore 14.00 – 17.00
Domenica ore 10.00 – 13.00 / 14.00  – 17.00

Orari di apertura straordinari in occasione di ART CITY Bologna 2026
Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Venerdì 6 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Sabato 7 febbraio 2026 ore 10.00 – 22.00
Domenica 8 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Casa Morandi
Via Fondazza 36 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 6496611 (centralino MAMbo)
www.museibologna.it/morandi
casamorandi@comune.bologna.it
Facebook: MAMboMuseoArteModernaBologna
Instagram: @mambobologna
YouTube: MAMbo channel

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

Settore Musei Civici Bologna
Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>

In corso a Roma SALVATORE DOMINELLI “Oltre il decoro. Tra pigmento e geometria”

Inaugurata il 13 dicembre scorso, prosegue fino al 1° febbraio 2026 la peculiare mostra di Salvatore Dominelli OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria, ospitata in tre delle sale al pianterreno della Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri.

L’esposizione, curata da Maria Giuseppina Di Monte con la collaborazione di Veronica Brancati, ha il merito di integrare armonicamente il lavoro dell’artista con il patrimonio e le tematiche del museo, custode di per sé di una preziosa tradizione dedicata alle arti decorative e applicate.

Mostre ancora in corso a Roma. Salvatore Dominelli
OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria
 
Fino al 1° febbraio al Museo Boncompagni Ludovisi

Diversi gli oggetti di Dominelli proposti al pubblico: piatti in ceramica – in una ideale conversazione con gli altri presenti nella collezione museale –, piccole sculture, disegni, paraventi e un tavolino da lavoro che accoglie dodici sculture in gesso, ciascuna evocativa di un mese dell’anno. 

Dominelli trae ispirazione dagli elementi del mondo che lo circonda per creare opere supporto di una geometria essenziale. Manufatti caratterizzati da forme e segni grafici che si intrecciano in contrasti tra il nero e vivaci cromie. L’uso dei colori primari conferisce alle opere una carica espressiva intensa, capace di catturare l’attenzione e coinvolgere emotivamente. Come ha spiegato la curatrice Giuseppina Di Monte: «La mostra di Dominelli negli spazi della Casa museo Boncompagni conferma il valore della decorazione non in quanto componente ornamentale, di superficie e quindi subordinata all’architettura e alla pittura, ma come indipendente e autonoma, niente affatto esornativa o accessoria. Sono lieta di ospitare una mostra il cui “refrain” sia attraverso gli oggetti esposti che nell’installazione presentata fa riverberare la preziosità e l’atmosfera romantica del contesto».

La Casa Museo Boncompagni Ludovisi, infatti, al numero 18 di Via Boncompagni, è un po’ un unicum nel panorama espositivo romano. Luogo un po’ magico, elegante, dalle ampie finestre affacciate su un bellissimo giardino, custodisce una collezione rara e coerente che racconta il gusto eclettico e aristocratico tra Ottocento e primo Novecento: arredi originali, dipinti, sculture, oggetti d’arte decorativa e una straordinaria raccolta di abiti e accessori femminili d’alta moda, affiancata da altri reperti storici e testimonianze della vita quotidiana dell’élite romana. Un patrimonio che restituisce, senza mediazioni, l’eleganza privata di una dimora nobiliare rimasta intatta nel tempo.

In questi spazi ricercati, Dominelli dissemina i suoi oggetti, lasciando che forme e colori creino una narrazione in sintonia con chi osserva, senza racconti precostituiti o precorsi prefissati. Le incrinature di alcune ceramiche, i pezzi mancanti di alcuni piatti, i paraventi per natura mobili a separare gli spazi eppure a moltiplicarli, sono tutti elementi che vanno volutamente a disturbare l’ordine dell’esposizione, tradendo il gesto umano imperfetto, ma libero, l’afflato creativo dell’artista.

Una mostra insolita, una “indagine poetica” – come viene descritta in uno dei pannelli curatoriali – “sull’armonia sottile tra precisione e deviazione, tra struttura e libertà, tra forma e imperfezione. Un percorso visivo che si muove lungo il confine tra l’ordine apparente e il gesto umano che lo sovverte“.

Nasce a Serra San Bruno, in Calabria, nel 1954. Nel 1972 si trasferisce a Roma, dove nel 1977 consegue il diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Dagli anni Settanta in poi partecipa a numerose mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, tra cui la XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte di Roma e la 54ª Biennale di Venezia. Le sue opere sono state esposte in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Libano, Turchia, Siria, Spagna, Malta, Sud Africa, Slovenia e gli Stati Uniti.


TitoloSalvatore Dominelli. OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria.

Sede: Casa Museo Boncompagni Ludovisi, via Boncompagni, 18, 00196 Roma

Contatti: telefono: +39 06 42824074

e-maildms-rm.museoboncompagni@cultura.gov.it

Sito webhttps://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/museo-boncompagni- ludovisi/
FBhttps://www.facebook.com/CasaMuseoBoncompagniLudovisi
IGhttps://www.instagram.com/casamuseoboncompagniludovisi/

Ingresso: Intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00; gratuità di legge.
La Mostra è inclusa nel biglietto per la Casa Museo.
Il biglietto per la Casa Museo è acquistabile presso il totem digitale (abilitato POS) o su
https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911

Orari: dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.30. Chiuso il lunedì.

Ufficio Promozione e Comunicazione e URP Pantheon e Castel Sant’Angelo –
Direzione Musei nazionali della città di Roma
dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Galleria Vik Milano: Aldo Damioli “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”

Aldo Damioli è noto per il suo lavoro sul paesaggio urbano, sviluppato attraverso un consapevole rovesciamento percettivo. Le sue vedute mettono in scena un tempo capovolto, in cui la pittura si manifesta apertamente come artificio e come linguaggio storico applicato al presente. Guardando alle grandi metropoli contemporanee attraverso la grammatica del vedutismo settecentesco, Damioli rilegge la modernità urbana adottando uno stile volutamente inattuale. Da New York a Parigi, da Pechino fino a Milano, le città dipinte dall’artista appaiono immediatamente riconoscibili nella loro struttura architettonica, ma progressivamente si sottraggono a ogni pretesa di realismo. L’uso di uno stile non contemporaneo produce un effetto di straniamento che mette in crisi le abitudini dello sguardo, trasformando la veduta in uno strumento di riflessione sul modo stesso in cui costruiamo le immagini del presente.

ALDO DAMIOLI
Le grand Jeu. La magia del quotidiano
 
Galleria Vik Milano
A cura di Alessandro Riva

In questa mostra alla Galleria Vik Milano, tuttavia, Damioli presenta un nucleo di opere che segna uno scarto deciso rispetto alla sua produzione più nota. Al centro non vi è più il paesaggio, ma la figura umana, protagonista di una serie di scene sospese ed enigmatiche che costituiscono il cuore della mostra “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”. I personaggi dipinti da Damioli sono colti in azioni lontane da ogni idea produttiva o funzionale del fare. Si tratta di gesti che rimandano a una dimensione simbolica, ludica, sensoriale: la divinazione, il gioco, l’attenzione ai sensi, la contemplazione, l’abilità fine a sé stessa, il gesto del dono. Attività marginali, apparentemente inutili, che sembrano appartenere a un tempo indefinito e che alludono a un sapere laterale, non razionale, sottratto alle logiche dell’efficienza. Nel loro insieme, queste opere delineano una galleria di figure sospese in un tempo altro, che sembrano guardare con discreta nostalgia a un aspetto irrazionale e ludico della realtà.

“Acrobati, maghe, giocolieri, cartomanti, illusionisti, distillatrici di profumi, donne in attesa forse, come antiche principesse vittime d’un incantesimo, del dono di un ammiratore lontano e sconosciuto che possa restituire loro una felicità perduta e vagheggiata”, scrive il curatore Alessandro Riva. “Sono questi i personaggi che Aldo Damioli ci imbandisce in questa sua serie di quadri insieme limpidi ed enigmatici, figure che abitano una zona laterale del reale, dove il gesto si sottrae alla funzione e l’azione perde scopo, caricandosi di una densità simbolica che ha a che fare con l’attesa, con il rito, con una sospensione del tempo ordinario. Lo stesso titolo della mostra, Le grand Jeu, rimanda alla rivista omonima fondata tra il 1927 e il 1928 da un gruppo di liceali francesi, poco più che adolescenti, tra cui Roger Gilbert-Lecomte e René Daumal, per i quali il ‘gioco’ non era evasione ma un banco di prova conoscitivo, capace di incrinare le forme stabilite del pensiero e della percezione. È in questa stessa linea che si colloca oggi la pittura di Damioli: non come racconto del mondo, ma come esposizione delle sue tensioni più segrete, dove anche l’arte, col suo potere metamorfico e misterioso, si colloca tra i grandi artifici simbolici capaci di incidere, se non direttamente sulle sorti del mondo, certo sulle coscienze, sugli stimoli, sulla percezione, sui confini stessi dell’immaginario di chi la ama, la colleziona e la vive nel proprio quotidiano”.

In un presente segnato da conflitti, paure planetarie e accelerazione continua, la pittura di Damioli suggerisce dunque la possibilità di un diverso rapporto con il reale, fondato sull’esperienza, sull’attesa e sull’enigma. Un “grande gioco”, appunto, in cui il quotidiano si carica di una magia sottile, silenziosa, mai spettacolare, ma profondamente necessaria.

Aldo Damioli è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni pubbliche, tra cui Palazzo Reale e il
PAC di Milano, il Rupertinum Museum di Salisburgo, la Galleria d’Arte Moderna di Budapest, e le Gallerie d’Arte Moderna di Genova e Bologna.


Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Periodo di apertura: 22 gennaio – 15 febbraio 2026
Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 21.00

UFFICIO STAMPA
Paola Martino
paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 333 2939557
+39 02 36595379
Viale Coni Zugna 7, Milano
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>

Circulation(s) 2026 – Emerging European photographers

Dal 2011, il festival Circulation(s) esplora tematiche contemporanee attraverso gli occhi di fotografi europei emergenti. Anche quest’anno, presentando 26 artisti di 15 nazionalità diverse, il collettivo Fetart, ideatore e direttore artistico del festival, offre una visione artistica aperta, ricca di contrasti e tendenze. Per questa 16a edizione, l’invito è rivolto all’Irlanda con la presentazione di serie di quattro artisti provenienti da questo territorio.

Festival of young European photography
21 March — 17 May 2026

Since 2011, the Circulation(s) festival has been exploring contemporary issues through the eyes of emerging European photographers. Once again this year, by presenting 26 artists of 15 different nationalities, the Fetart collective, creator and artistic director of the festival, offers an open artistic vision, rich in contrasts and trends. For this 16th edition, the invitation is given to Ireland with the presentation of series by four artists from this territory.


Nathalie Dran / Press contact                                                                                             
nathaliepresse.dran@gmail.com
Da Nathalie Dran RP <nathalierp@nathalierp.com>

Aperte le iscrizioni alla Settima ed. del FESTIVAL DEL TEMPO – SHORT FILM 2026

Aperte, su FilmFreeway, le iscrizioni per partecipare alla Settima edizione del Festival del TempoSHORT FILM 2026 che si svolgerà dal 3 al 7 giugno 2026 a Roma, presso Kou Gallery e altre sedi, e a Genova in occasione della Genova Design Week 2026. 

Festival del Tempo VII edizione
Aperte le iscrizioni alla Settima edizione del Festival del Tempo – Short Film 2026

Per l’edizione 2026 il Festival del Tempo sceglie il cinema come linguaggio privilegiato per indagare la natura del Tempo e della sua percezione, mettendo al centro l’esperienza fisica e sensibile della visione. Un cinema che non spiega il tempo, ma lo fa sentire, lo attraversa, lo rende esperienza condivisa.

Il Festival è aperto a filmmaker emergenti e affermati (dai 18 anni in su) e a case di produzione.
Le opere ammesse devono essere iscritte esclusivamente tramite la piattaforma FilmFreeway. https://filmfreeway.com/FestivaldelTempo L’iscrizione è gratuita

Categorie in concorso

  • Short Film
  • Animazione
  • Documentario
  • Film Sperimentale e Videoarte
  • Video Musicale

Durata massima: 25 minuti

Categoria speciale

  • Documentario Lungo
    Durata massima: 150 minuti

Il regolamento completo è disponibile su FilmFreeway.

Il Festival del Tempo si configura come uno spazio di incontro tra cinema, arti visive e ricerca contemporanea, dedicato a opere che interrogano il tempo come esperienza viva, fragile e in trasformazione.

L’immagine guida della settima edizione del Festival del Tempo è Costellazioni di Sara Ciuffetta per il Festival del Tempo 2024

Il Festival del Tempo è promosso dall’associazione culturale blowart, con la collaborazione di Movimento VulnerarTe APS e VulnerarTe Magazine


NOTA CURATORIALE

È il corpo che registra la durata, che sente l’urto del cambiamento, che custodisce le cicatrici di ciò che è stato e le vibrazioni di ciò che sta arrivando. Il cinema nasce dentro questa verità: ogni immagine attraversa un corpo, ogni visione lascia un deposito, ogni storia mette in movimento qualcosa che non può essere del tutto controllato.

In questo festival il cinema non spiega il tempo.
Lo fa sentire.
Lo mette sulla pelle.
Lo lascia entrare.

Il tempo non è un’idea astratta, ma una presenza che si fa strada nella carne, che modella la vulnerabilità e apre all’imprevisto. È fragile, come lo siamo noi. Ed è proprio in questa fragilità che il cinema trova una delle sue possibilità più oneste: non trattenere il tempo, ma ascoltarlo; non fissare il passato, ma accettare che ogni memoria ritorni trasformata; non cercare protezioni, ma lasciare che siano le crepe a parlare.

Quando un film ci attraversa, lo fa in modo fisico. Cambia il ritmo del respiro, dilata o comprime l’attesa, incide un segno che spesso non sappiamo nominare. E quando i corpi si raccolgono nella stessa sala, nasce un tempo che non esiste altrove: un tempo condiviso, precario e irripetibile, che genera una comunità temporanea fatta di sguardi, silenzi, reazioni.

Il Festival del Tempo abita questa zona di contatto.
Un luogo in cui il tempo non viene gestito, ma vissuto.
In cui la memoria non è archivio, ma organismo vivo che si riscrive a ogni visione.
In cui la comunità non è un’idea, ma un’esperienza concreta di durata condivisa.


Festival del Tempo
Associazione culturale blowart
Roberta Melasecca – Direttrice artistica
info@festivaldeltempo.it
tel. 3494945612
www.festivaldeltempo.it
Da Roberta Melasecca <info@melaseccapressoffice.it>

REPLAY – Il vizio dell’errore – 3rd Edition, a Chiavari (Genova)

Sabato 24 gennaio 2026, alle ore 17:30, si inaugura presso la Galleria Gian Francesco Grasso di Chiavari la terza edizione della collettiva d’arte contemporanea “REPLAY – Il vizio dell’errore”.
La mostra, curata da Benedetta Spagnuolo e organizzata daARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione, con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Chiavari, riunisce artisti provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, delineando un panorama eterogeneo di linguaggi e sensibilità.

REPLAY – Il vizio dell’errore – 3rd Edition, a Chiavari (Genova)

Le opere esposte spaziano tra media tradizionali e nuovi linguaggi digitali e performativi, restituendo un percorso articolato che riflette la pluralità delle ricerche contemporanee, molte delle quali presentate per la prima volta nel contesto ligure.

Durante il vernissage è prevista la performance “Borderlight” di Francesca Guizzetti, intervento che si inserisce nel progetto espositivo come momento di attraversamento tra corpo, spazio e concetto, ampliando l’esperienza della mostra oltre la dimensione oggettuale.

La mostra sarà visitabile dal 25 gennaio al 7 febbraio 2026, dal giovedì alla domenica, dalle 16:00 alle 19:00, con ingresso libero.

A partire da queste premesse, REPLAY – Il vizio dell’errore si configura come un’indagine sul meccanismo della ripetizione, intesa non come semplice reiterazione dell’errore, ma come dinamica profonda del comportamento umano. Il progetto curatoriale si fonda su una riflessione teorica e psicologica che diventa chiave di lettura dell’intero percorso espositivo.

“REPLAY” ‹rìiplei›, s. ingl. [dal v. (to) replay «giocare, o rappresentare, di nuovo», comp. di re- e (to) play «giocare»], o meglio ancora: “RIPETERE”.

Sembra paradossale, a volte perfino assurdo, ma spesso le persone tendono a ripetere comportamenti che le hanno danneggiate, rimettendosi in situazioni già sperimentate come pericolose dal punto di vista emotivo e/o fisico. Questo accade per molte ragioni e, in realtà, segue una logica interna perfettamente comprensibile, sebbene in apparenza anomala.

REPLAY – Il vizio dell’errore è una mostra che analizza il comportamento dell’uomo di fronte alla ripetizione dei propri errori e cerca di comprenderne le cause, cioè il motivo di certi “replay”.

Questa tendenza a ripetere lo stesso errore viene definita “coazione a ripetere”: la spinta a riprodurre continuamente le stesse azioni. Tale dinamica nasce dal tentativo di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel passato remoto, rimettendosi nelle stesse circostanze che avevano generato quella difficoltà originaria.

Sigmund Freud parla proprio di questo nel libro “Al di là del principio di piacere” del 1920:

«Ciò che rimane privo di spiegazione è sufficiente a legittimare l’ipotesi di una coazione a ripetere, che ci pare più originaria, più elementare, più pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto».

Ma perché ripetiamo lo stesso errore?
In realtà, noi tendiamo a ripetere la stessa “soluzione”, e non l’errore.

Ognuno di noi, in passato, ha adottato una strategia per uscire da certe difficoltà; tale strategia produce conseguenze e, tra queste, c’è anche il famoso “errore”.

Questo comportamento nasce perché quella soluzione ci sembra istintivamente la cosa più ovvia e giusta da fare — esattamente come lo è stata in passato. Ma il fatto che abbia funzionato allora non ci costringe a ripeterla in futuro, anche perché spesso la stessa strategia può provocare più danni che benefici.

Allora perché lo facciamo? Semplicemente perché le soluzioni a noi più familiari, o le abitudini (anche se errate), ci appaiono come le più giuste, se non addirittura le uniche.

Per uscire da questi continui “Replay”, la strada è quella della consapevolezza: riconoscere il meccanismo di cui si è vittime e imparare a “frenarsi” quando l’abitudine si ripresenta.

Replay vuole essere così una dichiarazione dei propri sbagli, mostrata attraverso le opere d’arte; e vuole soprattutto essere cura, un varco per uscire da questo limite, perché “mostrarsi” significa prendere coscienza — in questo caso, delle proprie azioni. Replay è il vizio dell’errore, da percorrere, da varcare, da ripetere… replay… replay… replay…

Benedetta Spagnuolo

Valerio Calsolaro, Clag!, Theo Costrini, Monica Falchi, Giulia Gorni, Francesca Guizzetti, Augusto Morelli, Valerio Murri, Sara Pastorino, Genesio Pistidda, Cinzia Romeo, Thoma Sehnsucht, Giuliana Silvestrini, Valentina Tebekova, Kim Valentina, Shingo Yoshida.

Testo critico: Benedetta Spagnuolo
Fotografie e riprese video: © Francesco Arena, 2026
Ufficio stampa: ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione

Approfondimenti: artistiitaliani.wixsite.com/artistiitaliani/replayilviziodellerrore3

BENEDETTA SPAGNUOLO | CRITIC – ART CURATOR

Benedetta Spagnuolo, laureata all’Accademia di Belle Arti di Catania, lavora come curatrice e critica indipendente, collaborando con artisti italiani e internazionali e con Juliet Art Magazine, dove firma testi critici e recensioni su mostre e progetti contemporanei. Intende la curatela come un atto di mediazione tra artista e pubblico, volto a creare spazi di riflessione e dialogo. Con l’associazione culturale ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione promuove nuove voci del contemporaneo, valorizzando la contaminazione tra linguaggi e discipline. Il suo lavoro sostiene la crescita degli artisti e rafforza il dialogo con il pubblico, rendendo l’arte un’esperienza condivisa e attuale.


ORGANIZZAZIONE: ARTISTI ITALIANI – ARTI VISIVE E PROMOZIONE

Fondata nel 2016 da Benedetta Spagnuolo, l’associazione culturale no-profit ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione nasce dall’esperienza di una pagina social del 2010. Oggi l’associazione promuove le arti visive contemporanee, gestendo comunicazione digitale, eventi e progetti curatoriali, e supporta artisti italiani e internazionali con un servizio integrato di gestione e promozione, accompagnandoli in ogni fase della carriera e offrendo visibilità, networking e strumenti professionali per inserirsi nel mercato globale dell’arte.


CONTATTI
artistiitaliani.official@gmail.com
artistiitaliani.eu
facebook.com/artisti.italiani
instagram.com/artistiitaliani.avp
x.com/artisti_ita
 
Benedetta Spagnuolo
Critic – Art Curator 
benedettaspagnuolo.official@gmail.com
www.benedettaspagnuolo.com
Facebook  |  Instagram |  LinkedIn 
Da Benedetta Spagnuolo | Critic – Art Curator <benedettaspagnuolo.official@gmail.com> 

Nasce in Campania il “Progetto Borghi” – Cultura, Turismo, Ricerca

Nasce la docu-web-serie “Borghi” in cinque capitoli ambientata in luoghi poco valorizzati della Campania. Sono online i primi episodi mentre la serie completa sarà fruibile dal primo febbraio (per sempre e gratuitamente) su varie piattaforme e smart TV. Un progetto che dà luce a storie, archivi, tradizioni e memorie dei borghi campani, trasformando il loro patrimonio in un racconto contemporaneo. Il progetto unisce ricerca, divulgazione e linguaggi digitali, coinvolgendo comunità e voci, professionisti della cultura e luoghi in un percorso innovativo di valorizzazione territoriale. Un viaggio che mostra come la cultura possa diventare puro intrattenimento.  Un successo digitale che proietta nel futuro.

Nasce in Campania il “Progetto Borghi”. Valorizzazione culturale, formazione, ricerca e turismo. 
In collaborazione con l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

I reperti storici e artistici, le storie e le tradizioniterritoriali dalle confraternite di Sessa Aurunca, passando per l’inedito archivio fotografico della memoria di Cusano Mutri, fino al racconto di come il cavallo ha tessuto i rapporti tra l’uomo e la storia a Santa Maria Capua Vetere. Questi sono alcuni dei soggetti protagonisti del “Progetto Borghi – Building Opportunities for Rural Growth: Heritage and Innovation”, l’innovativa docu-web-serie prodotta dall’associazione Renovatio con la regia di Lorenzo Zeppa, e la supervisione scientifica della Professoressa Nadia Barrella dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, che valorizza alcuni significativi territori come Sessa Aurunca (CE), Montesarchio (BN), Sant’Agata de Goti (BN), Cusano Mutri (BN), Aversa (CE), Maddaloni (CE) e Santa Maria Capua Vetere (CE).

Al centro del progetto il posizionamento della figura del professionista culturale per la valorizzazione e la narrazione dei territori per giungere all’uso anche di internet e dei canali social per raccontare le eccellenze locali ed il patrimonio materiale e immateriale.

Il progetto nasce come un percorso di ricerca e sperimentazione volto a promuovere un rinnovato approccio alla divulgazione del patrimonio culturale, basato sull’ascolto dei territori e sul coinvolgimento attivo delle popolazioni.

Borghi utilizza le piattaforme digital e social come strumento di valorizzazione e ha previsto la creazione e la formazione di un gruppo di professionisti, i ricercatori della Vanvitelli, che uscendo dalla loro routine, si sono impiegati a questo progetto innovativo che auspica ad importanti risultati.

Ogni episodio è stato concepito per restituire l’identità specifica dei singoli borghi – attraverso paesaggi, memorie, pratiche e voci locali di associazioni, confraternite, artigiani, imprese familiari  – mantenendo una trama narrativa comune, che consente di “leggere” i diversi contesti come parti di un racconto corale.

I cinque capitoli tematici, sono brevi docu-film, delle durata media di 15 minuti cad. e sono disponibili parzialmente sulla pagina YouTube di Renovatioe su varie piattaforme. L’ultimo capitolo sarà online nelle prossime settimaneper completare la pubblicazione di tutti gli episodi entro il mese di gennaio.

I NUMERI:

Ad oggi la risposta del pubblico è certamente di grande interesse, con quasi due milioni di visualizzazioni sommando i risultati tra tutte le piattaforme social e con oltre 300 mila views solo su Instagram. L’obiettivo è quello che promuovere e valorizzazione scientificamente questi territori, ma di porre anche l’attenzione su un tema cruciale nell’ambito della divulgazione culturale, ovvero la creazione di contenuti che possano diventare anche intrattenimento culturale.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Changes nell’ambito dello Spoke 8 gestito da La Sapienza Università di Roma nell’ambito del PNRR, ha come partner: l’impresa Logos, l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e l’Associazione Renovatio. 

I nomi dei partecipanti: Responsabile Scientifica Prof.ssa Nadia Barrella. Responsabile di progetto Lorenzo ZeppaRicercatori: Stefania Del Re, Domenico Coppola, Fabio Nardiello, Mariantonia Galdiero, Nadia Clara Trigari, Nicola Urbino. Riprese video di Giuseppe Pesce. Foto di Fabio Bussalino. Editing MB Networkas.

Qui i primi capitoli fruibili gratuitamente: 

 


Melina Cavallaro –
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma
Valerio de Luca –  resp. addetto stampa
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>