
Sette appuntamenti tra il 2027 e il 2028 porteranno a Palazzo Roverella e Palazzo Roncale alcuni dei più importanti progetti espositivi degli ultimi anni. Al centro, lo storico accordo con il Centre Pompidou, nuove ricerche sulla storia del territorio e il consolidamento del ruolo di Rovigo tra le capitali italiane della cultura espositiva.
Le grandi mostre non nascono per riempire un calendario, ma per costruire un’identità. È questa la direzione scelta da Fondazione Cariparo, che presenta un programma biennale capace di intrecciare arte moderna, fotografia e storia locale in una visione culturale di lungo periodo.
Negli ultimi vent’anni Rovigo ha costruito, con costanza e senza inseguire mode effimere, un progetto culturale che ha progressivamente modificato la percezione della città nel panorama espositivo italiano. Palazzo Roverella e Palazzo Roncale non sono più soltanto prestigiose sedi museali, ma luoghi nei quali la ricerca storico-artistica si traduce in grandi mostre capaci di attrarre pubblico, studiosi e turismo culturale. Il programma annunciato da Fondazione Cariparo per il biennio 2027-2028 conferma questa strategia e rilancia ulteriormente l’ambizione della città, attraverso sette esposizioni che spaziano dalla grande arte internazionale alla fotografia, fino alla valorizzazione della storia e dell’identità del Polesine.
La novità più significativa riguarda Palazzo Roverella, che inaugura una collaborazione destinata a lasciare il segno con il Centre Pompidou di Parigi. L’accordo rende Rovigo l’unica sede italiana coinvolta in due grandi progetti espositivi provenienti dal celebre museo francese durante il periodo di ristrutturazione dell’edificio progettato da Renzo Piano e Richard Rogers, interessato da un vasto intervento di riqualificazione fino al 2030. Attraverso il programma internazionale Constellation, il Centre Pompidou mantiene infatti viva la propria attività collaborando con istituzioni selezionate in tutto il mondo, e Palazzo Roverella entra ora a far parte di questa rete privilegiata.
Il primo risultato concreto arriverà nel febbraio 2027 con una grande esposizione dedicata al Cubismo, curata da Christian Briend, responsabile delle collezioni moderne del Centre Pompidou. L’iniziativa permetterà di riunire opere dei protagonisti assoluti di una delle rivoluzioni artistiche del Novecento, da Pablo Picasso a Georges Braque, da Fernand Léger agli altri interpreti di un movimento che trasformò radicalmente il modo di rappresentare lo spazio e la realtà. Nato tra il 1907 e il 1914, il Cubismo superò la prospettiva tradizionale per restituire gli oggetti attraverso molteplici punti di vista simultanei, influenzando non solo la pittura, ma anche architettura, grafica, fotografia e design del secolo successivo.
L’anno seguente sarà la volta di Joan Miró, protagonista della più ampia rassegna italiana a lui dedicata, costruita ancora una volta attingendo alle straordinarie collezioni del museo parigino. Pittore, scultore, ceramista e incisore, Miró rappresenta una delle figure decisive dell’arte europea del Novecento. Il suo universo poetico, fatto di segni essenziali, costellazioni cromatiche e forme sospese tra astrazione e immaginazione, contribuì a ridefinire il rapporto tra automatismo, surrealismo e linguaggio pittorico. La mostra offrirà così l’occasione di ripercorrere un itinerario creativo che continua a esercitare una profonda influenza sulle arti visive contemporanee.
L’autunno di Palazzo Roverella resterà fedele a una tradizione ormai consolidata: quella dedicata alla Grande Fotografia. Dal 13 novembre 2026 al 31 gennaio 2027 sarà protagonista Man Ray, figura centrale delle avanguardie del XX secolo. Pittore, fotografo e instancabile sperimentatore, l’artista statunitense contribuì in modo decisivo allo sviluppo del Dadaismo e del Surrealismo, rivoluzionando il linguaggio fotografico con tecniche innovative come le celebri rayografie. La scelta conferma una linea curatoriale che negli anni ha portato a Rovigo alcuni dei maggiori maestri internazionali della fotografia, consolidando un appuntamento ormai riconosciuto dal pubblico e dalla critica. A questa programmazione si aggiungerà inoltre un’altra grande esposizione nel 2027, il cui tema non è stato ancora reso noto.
Accanto alla vocazione internazionale del Roverella, il programma valorizza il ruolo di Palazzo Roncale come laboratorio dedicato alla storia e alla cultura del territorio. Prosegue infatti il ciclo Storia e storie del Polesine, avviato nel 2020, con due nuove esposizioni che affrontano figure poco conosciute ma di straordinario interesse.
La prima sarà dedicata a Luigi Groto, il celebre Cieco d’Adria, umanista, poeta e drammaturgo del Cinquecento che, pur privato della vista fin dalla nascita, conquistò fama europea grazie alla sua eccezionale memoria e alla brillante attività letteraria e oratoria. La mostra, curata da Antonio Lodo e Antonio Giolo, promette una rilettura aggiornata di un protagonista del Rinascimento italiano troppo spesso relegato ai margini della divulgazione storica.
Tra dicembre 2027 e giugno 2028 sarà invece la volta di Elisabetta Marchioni, pittrice attiva tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento, conosciuta soprattutto per le sue raffinate composizioni floreali. La sua figura resta ancora avvolta da molte incertezze documentarie, ma proprio questa scarsità di notizie rende particolarmente significativo il progetto curatoriale affidato ad Alessia Vedova. L’esposizione tenterà infatti di ricostruire il profilo di un’artista che suscitò l’interesse anche di Federico Zeri e che rappresenta uno dei casi più affascinanti della pittura naturalistica femminile italiana. A queste iniziative si aggiungerà una terza mostra prevista per il 2028, ancora in fase di definizione.
La filosofia che attraversa l’intero programma emerge con chiarezza dalle parole del presidente della Fondazione Cariparo, Rosario Rizzuto, che individua nella continuità e nell’innovazione i due assi della nuova programmazione. Da una parte vi è la volontà di consolidare il patrimonio di relazioni costruito in oltre due decenni di attività; dall’altra la scelta di pianificare con largo anticipo un’offerta culturale capace di dialogare con le principali istituzioni internazionali e di rafforzare la comunicazione verso il pubblico. Una strategia che considera la cultura non come evento isolato, ma come investimento permanente sul territorio.
I numeri confermano questa impostazione. Dal 2005 Palazzo Roverella ha accolto oltre un milione e duecentomila visitatori, mentre Palazzo Roncale ha costruito un originale percorso di ricerca dedicato alla memoria storica del Polesine. In questo arco di tempo le mostre hanno generato benefici che vanno ben oltre la dimensione culturale, contribuendo allo sviluppo del turismo, dell’economia locale e dell’immagine della città. È una dimostrazione concreta di come una programmazione coerente, sostenuta da solide collaborazioni istituzionali e da una visione di lungo periodo, possa trasformare un centro di medie dimensioni in un punto di riferimento nazionale per la produzione culturale.
Il biennio 2027-2028 rappresenta quindi un nuovo capitolo di questa crescita. L’accordo con il Centre Pompidou apre una finestra privilegiata sull’arte europea del Novecento; la fotografia continua a occupare un ruolo centrale nella proposta del Roverella; Palazzo Roncale prosegue il lavoro di riscoperta del patrimonio storico del Polesine. Insieme, queste iniziative raccontano una città che ha scelto di fare della cultura un elemento strutturale della propria identità e una leva concreta per guardare al futuro.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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