MIDA, Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze: creatività e “saper fare”

Dal 25 aprile al 3 maggio si celebra a Firenze un traguardo importante: i 90 anni di MIDA – Mostra Internazionale dell’Artigianato. Un anniversario che non è solo una ricorrenza, ma un patrimonio di memoria, identità e visione che attraversa quasi un secolo di storia italiana.

MIDA – Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze: 90 anni di creatività e “saper fare”

Alla Fortezza da Basso, dal 25 aprile al 3 maggio 2026

Promossa e organizzata da Firenze Fiera, in collaborazione con le principali istituzioni e associazioni di categoria, MIDA rappresenta la manifestazione fieristica ‘artigiana’ più longeva d’Italia e tra le più prestigiose d’Europa.

Dal 1931 accompagna generazioni di artigiani, artisti e imprese, raccontando l’evoluzione del “saper fare” e diventando, così, punto di riferimento internazionale con oltre 500 espositori dall’Italia e dal mondo e più di 65mila visitatori registrati nell’ultima edizione. Numeri importanti, che testimoniano la forza di un evento capace di rinnovarsi senza mai perdere le proprie radici.

La Mostra Internazionale dell’Artigianato continua a essere molto più di una semplice fiera: è un’esperienza viva. È incontro diretto con i maestri artigiani, scoperta di tecniche antiche, dialogo tra tradizione e contemporaneità.

MIDA90 propone un ricco calendario di laboratori creativi e di visite guidate alla scoperta dei quartieri storici della Fortezza. Un’occasione unica per apprendere, sperimentare, lasciarsi ispirare, arricchita anche dalla collaborazione con il Salone dell’arte e del restauro di Firenze che, attraverso i propri espositori, propone, dal 27 al 30 aprile, un programma scientifico volto alla valorizzazione del patrimonio artistico come motore di innovazione, crescita economica e tecnologica.

Accanto all’artigianato artistico e al design contemporaneo, spazio anche a convegni, seminari e conferenze, dal lunedì al giovedì, che affrontano tematiche di grande attualità: dal tema della formazione a quello delle Igp per i prodotti artigianali, recentemente riconosciute.

Ad arricchire le celebrazioni, dal 25 aprile al 2 maggio (ore 19.00–22.00), spettacoli musicali serali all’aperto trasformeranno la Fortezza in un grande palcoscenico condiviso: performance dal vivo, dal sax all’arpa fino alla voce solista, reinterpretate in chiave contemporanea con l’accompagnamento di DJ.

A novant’anni dalla sua nascita, MIDA si conferma una piattaforma culturale e produttiva dove tradizione, formazione, innovazione e territorio si intrecciano per raccontare il presente e costruire il futuro dell’artigianato.


INFO:
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 20
Ristorazione all’aperto: tutti i giorni dalle 10 alle 22 (ultimo giorno dalle 10 alle 20)
Ingresso libero ristorazione e spettacoli musicali all’aperto: tutti i giorni dalle 20 alle 22 (3 maggio chiude alle 20)
Biglietti: intero €8,00 – ridotto €6,00
Per acquisto on line e info:  https://www.mostrartigianato.it/orari-e-biglietti

Tamara Mancini
Ufficio Stampa
Firenze Fiera S.p.A.
Congress & Exhibition Center
Da FirenzeFiera Press <Press@firenzefiera.it>

La Giornata Internazionale della Lingua Madre e nascita del CLIRD

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Nella Giornata Internazionale della Lingua Madre, indetta dall’UNESCO e celebrata in tutto il mondo, l’Italia vede nascere il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD). Per la prima volta, le otto lingue storiche italiane escluse dalla legge 482/1999 (l’unica che tutela le lingue minoritarie) – emiliano, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto – si presentano unite sotto un’unica sigla, con un progetto condiviso e una visione comune.

Tra i membri fondatori spicca l’Accademia della Lingua Siciliana, designata dall’AUCLIS – Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana – a rappresentarla. L’Accademia, attiva nella ricerca e promozione del siciliano, riunisce studiosi, autori e operatori culturali impegnati nella tutela del patrimonio linguistico regionale.
Il nuovo Coordinamento ha eletto anche i propri vertici: uno dei due Vice Presidenti è Fonso Genchi, Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, figura di riferimento nel panorama dell’attivismo linguistico isolano. Direttore del Collegio Scientifico del CLIRD è stato nominato Aurelio La Torre, anch’egli siciliano, già promotore dell’AUCLIS.

Una visione comune per il multilinguismo italiano

Il CLIRD nasce con un obiettivo chiaro: riportare al centro del dibattito pubblico il valore del multilinguismo italiano e promuovere iniziative concrete per la tutela delle lingue storiche. «Le nostre lingue non sono dialetti dell’italiano, ma lingue sorelle, con oltre mille anni di storia», ricorda il presidente del CLIRD Alessandro Mocellin.
«Il Manifesto fondativo richiama i principi della Costituzione e le principali carte internazionali sui diritti linguistici». A sottolinearlo è Aurelio La Torre che conclude: «Ridare dignità giuridica e sociale alle lingue storiche è una necessità culturale e civile».

Un passo storico

«La nascita del CLIRD – afferma Fonso Genchi – segna un momento di svolta: per la prima volta, le lingue regionali d’Italia non riconosciute si muovono insieme, con una strategia condivisa che guarda all’Europa, alla scuola, ai media e alle comunità di emigrati». L’obiettivo è chiaro: trasformare un patrimonio spesso relegato ai margini in una risorsa culturale moderna, viva e riconosciuta. In occasione della Giornata della Lingua Madre, l’Accademia della Lingua Siciliana omaggerà una grammatica e un dizionario della lingua siciliana in forma digitale (pdf) a chiunque ne facesse richiesta via mail: accademialinguasiciliana@gmail.com


Accademia della Lingua Siciliana
Contatto WhatsApp: 3383631257
Da Accademia della Lingua Siciliana <accademialinguasiciliana@gmail.com> 

A MILANO la mostra “Libera circolazione entro fragili confini” di Angelo Gallo 

Dopo Cosenza (Museo dei Bretti e degli Enotri), Roma (Villa Altieri – Città Metropolitana di Roma Capitale) e Matera (Musma) A-Head Project con l’artista Angelo Gallo approdano a Milano nella Galleria Raffaella De Chirico Arte contemporanea con la mostra   “Libera circolazione entro fragili confini”.

Dal 11 marzo al 9 maggio 2026, la galleria presenta la prima esposizione personale milanese di Angelo Gallo. Il progetto, curato da Raffaella De Chirico, si inserisce nel percorso espositivo promosso e sostenuto da A-Head Project di Angelo Azzurro Onlus, realtà impegnata nel dialogo tra arte contemporanea e salute mentale, con l’obiettivo di contrastare lo stigma e favorire processi di consapevolezza e riabilitazione attraverso l’arte.

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e A-Head Project presentano la mostra
“Libera circolazione entro fragili confini” di Angelo Gallo
 
11 marzo – 9 maggio 2026
Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea
Via Monte di Pietà 1 A Milano
Opening 11 marzo, 18:00/21:00

La mostra si configura come un attraversamento unitario della ricerca di Gallo: non una sequenza cronologica di opere, ma un organismo coerente in cui lavori nati in momenti diversi entrano in risonanza attorno ai temi del corpo, della memoria, della sensibilità e della trasformazione interiore.

Il progetto espositivo si sviluppa in due sale comunicanti, concepite come parti complementari di un’unica esperienza percettiva. Il percorso prende avvio dall’origine della frattura e si apre progressivamente a una dimensione di ascolto, stratificazione e attesa, senza soluzione di continuità.

La prima sala introduce il nucleo originario della ricerca sulle Anatomie Forzate. Al centro si colloca la calcografia Uccello senza ali #020072, opera fondativa della serie, che restituisce l’immagine di un corpo privato della possibilità del volo e diventa matrice concettuale dell’intero progetto. Su un piccolo basamento, una teca custodisce una lettera del progetto Random Recipient, intervento che attiva una dimensione processuale e relazionale centrale nella pratica dell’artista. Nei giorni precedenti l’inaugurazione, il progetto verrà diffuso nello spazio urbano di Milano attraverso un percorso di consegna e dispersione delle lettere; una di esse resterà in galleria come traccia fisica di un’azione avvenuta nel tempo e nello spazio della città.

Completa l’ambiente il quadro sonoro Memoria, appartenente alla serie Anatomie Sensibili, che introduce il suono come elemento immateriale e percettivo, creando un ponte sensibile con la sala successiva.

La seconda sala accoglie il cuore pulsante della mostra. Qui il dialogo tra Anatomie Forzate e Anatomie Sensibili si fa più articolato e coinvolgente. Al centro dello spazio si colloca l’installazione interattiva Waiting, che indaga il sentimento dell’attesa come condizione esistenziale: un tempo sospeso in cui l’ascolto diventa forma di presenza e relazione. L’opera coinvolge direttamente il pubblico, trasformando l’attesa in un’esperienza condivisa e fisicamente percepibile.

Intorno a questo nucleo sono presentate quattro calcografie appartenenti alla seconda serie delle Anatomie Forzate, realizzate attraverso acquaforte, acquatinta e photogravure. Anatomie ossee di uccelli senza ali si sovrappongono a corpi femminili, generando immagini di forte tensione visiva ed emotiva. In dialogo con ciascuna opera, quattro quadri luminosi, realizzati a partire dai lucidi utilizzati per le photogravure, rendono visibile il processo di costruzione dell’immagine, spostando l’attenzione dal risultato finale alla stratificazione che lo ha generato. La luce diventa così strumento di analisi, rivelando il tempo, la fragilità e la trasformazione insite nel fare artistico.

Nel suo insieme, Libera circolazione entro fragili confini costruisce un percorso coerente che attraversa origine, memoria, attesa e sensibilità. Calcografie, installazioni interattive, lavori sonori e dispositivi luminosi dialogano tra loro in un allestimento pensato come un organismo vivo, in continuo divenire. Il corpo, il tempo e l’ascolto emergono come strumenti di indagine e di conoscenza, invitando il visitatore a un’esperienza che supera la dimensione visiva per farsi profondamente percettiva.

La mostra resterà aperta fino al 9 maggio 2026, attraversando due momenti centrali della primavera milanese – Art Week e Design Week – e confermando l’impegno della Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e di A-Head Project nel sostenere pratiche artistiche capaci di coniugare ricerca, sensibilità e responsabilità culturale.

Angelo Gallo nasce a Cetraro il 20 giugno 1988. L’infanzia e l’adolescenza la trascorre a Fagnano Castello, in provincia di Cosenza. Frequenta L’I.T.C.G. “E. Fermi” di San Marco Argentano diplomandosi come Perito Tecnico. Durante gli anni delle superiori si appassiona alla grafica e alla programmazione. Partecipa a vari seminari di Redazione, di Media-marketing e Comunicazione tramite Assform Confindustria Rimini. Ad un anno dal diploma consegue la qualifica professionale come “Progettista sicurezza informatica e web”. Si iscrive al corso di laurea in Informatica di SMFN presso l’Unical di Rende e dopo tre anni decide di cambiare percorso. Si trasferisce così all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro dove trova il suo mondo riuscendo ad esprimersi ed a sviluppare il suo percorso diplomandosi di I e II livello. Percorso che presenta due lati, uno razionale, preciso, programmato, l’altro irrazionale, sconfinato, libero. Il lato razionale e pratico gli permette di mettere in atto le idee artistiche con consapevolezza e rigore. Condizionato dall’ordine e dal controllo della programmazione, dalla pulizia e le strutture della grafica, visualizza e produce. Il suo percorso precedente è parte fondamentale di quello attuale in quanto sviluppa opere interattive sensoriali oltre ai percorsi scultorei, pittorici e grafici. Seguito da noti critici e curatori, è presente in tutte le manifestazioni artistiche di rilevo e porta avanti la sua ricerca etico/artistica che è in continua evoluzione. Dal 2019 ha fondato il Laboratorio Sostenibile di via Gaeta, un laboratorio di incisione alla ricerca delle metodologie sostitutive Non-Toxic in stretta connessione con la Galleria 291Est/Inc. di Roma. Conosciuto particolarmente per le serie delle Anatomie Forzate, la serie delle Anatomie Sensibili e per l’unconventional Mail-Art Project “Random Recipient”.


La prima sede della galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea è stata aperta a Torino nel 2011 e, dieci anni dopo, la galleria è approdata anche a Milano, dove al momento vi è l’unica sede in via Monte di Pietà, 1A, nel quartiere di Brera. Raffaella De Chirico ha da sempre focalizzato il suo programma espositivo sulla produzione e realizzazione di progetti per la quasi totalità inediti sul territorio nazionale, privilegiando artisti di età inferiore ai 40 anni che si fossero già distinti per la ricerca e la proposta artistica fuori dal territorio italiano. Lo stesso principio è applicato agli artisti storicizzati trattati dalla galleria, con particolare riguardo a coloro la cui ricerca si distinse negli Anni ’60, ‘70 e ‘80, sviluppando pertanto una parte del lavoro dedicato all’advisoring per investimento e alla costruzione di collezioni maggiormente focalizzate sull’arte moderna. Un costante filo conduttore di ricerca then/now caratterizza l’attenzione alla semantica, al minimalismo concettuale, alla ricerca di nuovi materiali di produzione ed alla fotografia di impronta sociale e di attualità: puntuale è la ricerca di un dialogo con il passato, determinata a sviscerare le peculiarità del presente, nel tentativo di stimolare alla discussione ed al dialogo.

Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


INFO
Opening 11 marzo, 18:00/21:00
Main partner Archivio Collezione Angelo Gallo
11 marzo – 9 maggio, 2026
Mercoledì e giovedì, 15:00/19:00 Altri giorni e orari su appuntamento

Angelo Azzurro ONLUS
infoangeloazzurro@gmail.com
https://associazioneangeloazzurro.it
www.facebook.com/Aheadangeloazzurro
www.instagram.com/angelo_azzurro_onlus

Ufficio Stampa A-Head Project Angelo Azzurro Onlus
Alessio Morganti
alessio.mrg@hotmail.it
alessiomorgantipressoffice@gmail.com
 
Elena Bettarini Gallery Manager
bettarinielena@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
 
Archivio Collezione Angelo Gallo
Email: archivio@angelogallo.com
Web Site: www.angelogallo.com
IG: https://www.instagram.com/angelo_camera237/
FB: https://www.facebook.com/angelogalloartist/
Da MORGANTI PRESS OFFICE <alessiomorgantipressoffice@gmail.com> 

Agrigento, Grandi eventi internazionali artistici e culturali: Il Mandorlo in Fiore

La Festa del Mandorlo in Fiore 2026 di Agrigento, giunta alla sua 78esima edizione, si conferma come uno degli eventi culturali e turistici più rappresentativi del Mediterraneo, capace di coniugare tradizione, patrimonio, spettacolo e un forte messaggio universale di Pace.

In un’epoca segnata da conflitti, tensioni geopolitiche e fratture culturali, la città agrigentina sceglie ancora una volta di proporsi come luogo simbolo di dialogo tra i popoli, affidando alla cultura popolare, alla musica e alla danza il compito di costruire ponti e favorire l’incontro tra identità diverse.

Festa del Mandorlo in Fiore, 78esima edizione
“Tradizioni di Pace” al centro del Mediterraneo
con centinaia di artisti e gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo
Agrigento  7–15 marzo 2026
 

Dal 7 al 15 marzo 2026, la città accoglierà visitatori, operatori turistici e media internazionali per un’esperienza immersiva che celebra la primavera come metafora di rinascita, speranza e convivenza pacifica.

Il tema di quest’anno “Tradizioni di Pace” non è un semplice filo conduttore narrativo, ma rappresenta l’elemento distintivo e identitario della manifestazione.

Da 78 anni, la Festa del Mandorlo in Fiore riunisce ad Agrigento popoli, lingue, religioni e tradizioni diverse, trasformando il folklore in uno strumento concreto di diplomazia culturale.

Centinaia di artisti e gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo danzano e cantano insieme, offrendo uno spettacolo che va oltre l’intrattenimento e diventa testimonianza viva di fratellanza tra le nazioni.

In questo senso, la manifestazione si propone come format turistico-culturale unico, capace di rispondere alla crescente domanda di turismo consapevole, esperienziale e valoriale.

Cuore scenografico ed emozionale dell’evento è la Valle dei Templi, patrimonio UNESCO, dove archeologia, paesaggio e spiritualità si fondono in un contesto senza eguali.

Qui, tra i mandorleti in fiore e i templi millenari, la Festa assume una dimensione universale: la bellezza del luogo amplifica il messaggio di Pace, rendendolo immediatamente percepibile e condivisibile da un pubblico internazionale.

Momento iconico e di grande impatto emotivo è la cerimonia di accensione del Tripode dell’Amicizia davanti al Tempio della Concordia prevista al tramonto di martedì 10 marzo.

La fiaccolata serale, che si snoda lungo un’antica strada greca fino alla collina dei Templi, rappresenta uno dei rituali collettivi più suggestivi del panorama europeo: una metafora visiva della Pace che si accende e si trasmette di popolo in popolo.

A fare da prologo, la conferenza “Scenari di Pace: il ruolo dei popoli e della cultura” che rafforza il posizionamento dell’evento come spazio di riflessione internazionale, dove la cultura diventa linguaggio condiviso e strumento di comprensione reciproca.

La Festa del Mandorlo in Fiore si sviluppa come festival urbano e territoriale, coinvolgendo: centro storico e vie cittadine, spazi monumentali e archeologici e luoghi della vita quotidiana con sfilate, spettacoli serali, performance musicali, eventi per famiglie e degustazioni di eccellenze enogastronomiche siciliane.

Nata nel 1934, la Sagra del Mandorlo in Fiore affonda le proprie radici nella storia agricola e culturale del territorio, evolvendosi nel tempo in una manifestazione di respiro globale.

Il mandorlo, fiore che sboccia prima degli altri, diventa simbolo di rinascita e speranza, perfettamente coerente con la vocazione pacifista della Festa.

La Festa si conclude con un grande spettacolo finale nella Valle dei Templi e con l’assegnazione del Tempio d’Oro, uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel panorama mondiale del folklore.

La Festa del Mandorlo in Fiore 2026 si propone così come un’esperienza di Pace da vivere, condividere e raccontare, ideale per riviste di settore, operatori turistici e media internazionali alla ricerca di eventi autentici, emozionali e ad alto valore simbolico.

La Presentazione ufficiale si terrà l’11 febbraio 2026 nello stand della Regione Siciliana della BIT di Milano.


L’offerta turistica della Costa del Mito tra cultura e tradizione

La DMO Valle dei Templi punta ancora sulla Costa del Mito come principale leva di attrattività turistica e si presenta alla BIT 2026 con una proposta solida e riconoscibile, capace di valorizzare Agrigento e l’intero territorio distrettuale attraverso un calendario di eventi distribuito lungo tutto l’anno.

Il Distretto prosegue nel percorso di consolidamento di una programmazione culturale strutturata, fondata su appuntamenti identitari, tradizioni popolari e luoghi di eccellenza storico-paesaggistica.

Il primo grande evento dell’anno è il Mandorlo in Fiore, in programma ad Agrigento dal 7 al 15 marzo 2026, che comprende il Festival Internazionale del Folklore e il Festival Internazionale “I Bambini del Mondo” e rappresenta uno dei momenti più significativi di apertura della stagione culturale e turistica. Ancora più pregnanti in questo preciso momento storico sono i messaggi di amicizia e di pace che saranno lanciati, come ogni anno, davanti al Tempio della Concordia.

Nel periodo primaverile assumono un ruolo centrale le iniziative legate alla Settimana Santa, con le tradizionali processioni del Venerdì Santo ad Agrigento e nei Comuni del Distretto. Tra questi si distinguono gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani, straordinarie opere d’intreccio di agavi, salici, canne, aromi, cereali, pane, visibili fino all’estate, e i Paolones della Pasqua di Aragona, espressioni di un patrimonio immateriale che intreccia arte, religiosità popolare e identità comunitaria. Le tradizioni si estendono anche alla dimensione gastronomica, con specialità come il tagano aragonese.

Con la primavera e l’estate il calendario culturale si diffonde in numerosi luoghi simbolo e in contesti di particolare pregio ambientale, come il Teatro dell’Efebo al Giardino Botanico di Agrigento e il Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi, sede di iniziative serali e appuntamenti culturali. A Santa Margherita di Belice, la piazza antistante Palazzo Filangeri di Cutò ospita il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il Festival del Gattopardo, che richiamano la memoria letteraria e cinematografica del territorio.

A Palma di Montechiaro, negli spazi del Palazzo Ducale, della scalinata della Chiesa Madre e del Monastero delle Benedettine, attesi sono eventi come Il Gattopardo d’Oro e la Biennale del Gattopardo, dedicati al dialogo tra storia, letteratura e cinema.

Il periodo estivo è arricchito da appuntamenti musicali e performativi di rilievo nazionale e internazionale, come Arcosoli Jazz ai piedi del Tempio di Giunone, le Albe al Tempio della Concordia, il Festival “Il Mito” al Teatro Valle dei Templi di Piano San Gregorio e il Festivalle, festival internazionale di musica e arti digitali.

L’anno si completa con le tradizioni natalizie, tra cui i presepi viventi di Caltabellotta e Sutera, e con il cartellone del prestigioso Teatro Luigi Pirandello e le attività del Palacongressi di Agrigento, con la rassegna teatrale “Riflessi Culturali” e i “Venerdì di Classica e Jazz”.


Melina Cavallaro
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma
Valerio de Luca –  resp. addetto stampa
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>

Venezia, Ca’ Rezzonico: inaugura “I Guardi di Calouste Gulbenkian”

La stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano inaugura con degli ospiti d’onore: una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793), provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e, insieme, un dialogo tra istituzioni internazionali, tra storie di collezioni e collezionisti.

I Guardi di Calouste Gulbenkian
Venezia, Ca’ Rezzonico
Museo del Settecento Veneziano
7 marzo – 8 giugno 2026

A cura di Alberto Craievich

In mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico una selezione delle opere di Guardi acquisite dal collezionista Calouste Gulbenkian tra il 1907 e il 1921, riconosciute le più celebri dell’artista, testimonianza, inoltre, della complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. Allo stesso tempo, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche, Teodoro Correr.


Museo di Ca’ Rezzonico
Dorsoduro 3136
30123 Venezia
Tel. +39 041 2410100
 
Informazioni per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
tel. +39 041 2405225
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
con il supporto di
Studio ESSECI Comunicazione snc
di Roberta Barbaro e Simone Raddi
roberta@studioesseci.net  
simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

A Bassano grande successo per Segantini, in attesa di Salgado

Sono 108.211 le persone che, dal 25 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026, hanno visitato la mostra “Giovanni Segantini” che i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno dedicato a uno dei massimi esponenti del Divisionismo.

L’esposizione curata da Niccolò D’Agati, tra i maggiori studiosi di Segantini, è stata promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, all’interno del Programma Regionale per la promozione dei Grandi Eventi e con il Patrocinio di Regione del Veneto, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, con il contributo del Club Alpino Italiano Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, con il supporto del Segantini Museum di St. Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco, in collaborazione con Regione Lombardia Dario Cimorelli Editore.

Grande successo per GIOVANNI SEGANTINI,
la mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa chiude con 108.211 visitatori
 
inoltre, LE MOSTRE DEL 2026
ai Musei Civici di Bassano del Grappa

“Il successo della mostra dedicata a Giovanni Segantini al Museo Civico di Bassano del Grappa rende orgoglioso l’intero Veneto” dichiara Alberto Stefani, Presidente della Regione del Veneto. “La mostra ha registrato oltre 100.000 visitatori, a dimostrazione della forza di un progetto scientifico di alto profilo, che raggiunge un pubblico internazionale e si integra pienamente nel contesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Bassano del grappa conferma ancora una volta il suo status di città d’arte, capace di attrarre visitatori grazie alla sua capacità di produrre valore culturale, economico e turistico, con conseguenti vantaggi concreti per il territorio. La Regione ha dato pieno sostegno a questo progetto, mentre continueremo a finanziare eventi di qualità che sviluppino la nostra identità, connettendo la cultura al territorio e promuovendo il Veneto in Italia e all’estero”.

“L’Olimpiade Culturale è uno spazio di dialogo tra le arti, i territori e le persone, pensato per accompagnare i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali con un racconto corale della nostra identità culturale” afferma Domenico De Maio, Education and Culture Director di Milano Cortina 2026. “La mostra dedicata a Giovanni Segantini rappresenta un tassello prezioso di questo mosaico: un progetto che unisce rigore scientifico e visione internazionale, capace di restituire al grande pubblico la forza poetica di un artista che ha saputo interpretare la natura come luogo di bellezza, spiritualità e appartenenza. Siamo orgogliosi che questa iniziativa sia parte del programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026”.

“La mostra dedicata a Giovanni Segantini è stata un successo straordinario, lo dicono i numeri e i riscontri di pubblico e di critica. Siamo orgogliosi della qualità della proposta, dell’interesse che ha suscitato e dell’accoglienza che Bassano ha saputo riservare alle migliaia di persone giunte da noi da ogni parte dell’Italia e dall’estero” dichiara Nicola Ignazio Finco, Sindaco di Bassano del Grappa. “Forti di questo apprezzamento, del sostegno e delle professionalità su cui possiamo contare, guardiamo già ai nuovi obiettivi e ai nuovi traguardi che ci siamo posti e sui quali siamo da tempo al lavoro, primo tra tutti la candidatura a Capitale Italiana della Cultura”.

La rassegna che ha saputo legare qualità scientifica e richiamo di pubblico di tutte le età, alcuni dei quali sono tornati più volte, ha visto una media di 698 visitatori al giorno con un picco di 2.414 visite raggiunte visite raggiunte nella giornata del 14 febbraio 2026, sono state svolte 170 attività didattiche per un totale di 3.750 alunni sono stati venduti 4.054 cataloghi della mostra.

L’audioguida gratuita, disponibile in italiano, inglese e tedesco – realizzata in collaborazione con Audiogiro – è stata ascoltata da oltre 45.267 visitatori in italiano, 1.297 in inglese 881 in tedesco, per un totale complessivo di 47.445 utenti.

Numerosi i turisti, italiani e stranieri, che in questi mesi hanno raggiunto Bassano del Grappa proprio con l’intenzione di vedere il Museo Civico (ben il 78% dei visitatori), ed in particolare per visitare la mostra (48%). Un pubblico proveniente dalle provincie di Venezia, Vicenza, Padova, Treviso, Trieste, Trento, Milano, Genova, Modena, BolognaFirenze e Roma ma che ha visto anche arrivi dal resto del mondo, compresi visitatori dalla Francia, Germania e dalla Svizzera.

“Il successo della mostra Giovanni Segantini è la testimonianza di come la cultura sia un volano assolutamente strategico per il turismo e l’economia di una città” afferma Giada Pontarollo, Assessore alla Cultura di Bassano del GrappaSapere valorizzare il proprio patrimonio, ma anche aprirsi a nuove proposte ed idee, significa attrarre nuovi pubblici facendo conoscere le tante bellezze di cui il nostro territorio è così ricco. Lavorare insieme, fare squadra tra pubblico e privato, stringere collaborazioni per creare proposte attrattive è il modo migliore per avere dei risultati lusinghieri e, soprattutto, apprezzati e graditi dal pubblico”.

Ad accompagnare le recensioni positive dei quotidiani e delle testate di settore, sono stati i commenti positivi dei visitatori: “Una delle più belle mostre del 2025 perché veramente ben curata. Le opere esposte sono di una bellezza straordinaria che fa bene al cuore”; “Complimenti per il bellissimo allestimento con audioguida scaricabile gratuitamente. Meravigliosa scoperta anche il Museo Civico”; “Visitata oggi. Emotivamente toccante! Culturalmente significativa. Prima che finisca tornerò a rivedere le opere di questo grande pittore”; “Opere bellissime valorizzate dalla perfetta esposizione e dall’audioguida che accompagna nel percorso”.

“Il successo di questa mostra mi dà una grande gioia e non mi stupisce affatto: i commenti di tutti i nostri visitatori e visitatrici, che avevano visto l’esposizione a Bassano prima di venire a St. Moritz, sono stati entusiastici” afferma Mirella Carbone, Direttrice artistica del Segantini Museum di St. Moritz. “Anche la Radio e Televisione della Svizzera italiana, informata sui contenuti e sui fini della mostra, si è subito decisa a dedicarle vari servizi. Sono molto grata a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto”.

“Con grande soddisfazione e grande piacere abbiamo seguito lo svolgersi di questo evento e visto il successo enorme – e pienamente meritato – della bellissima mostra di Bassano” dichiara Giancarla Tognoni, Direttrice della Galleria Civica G. Segantini di Arco. “Ad Arco, dove tutto quello che riguarda Segantini è guardato con affetto e con attenzione, l’eco che questa mostra ha suscitato, è stata motivo di orgoglio per l’intera città. Siamo grati ed orgogliosi di aver preso parte a questo straordinario progetto, che sarà sicuramente un punto di riferimento importante nel panorama degli eventi culturali del nostro Paese e nell’ambito degli studi e delle ricerche relative alla pittura segantiniana”.

Tutto esaurito anche per le tutte le attività a corollario della mostra, progettate in collaborazione con Daniele Fraccaro, docente di mediazione e pedagogia dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, e sostenute da Fondazione Cariverona, Mecenate in Art bonus per il progetto didattico “Lassù, sulle vette con Segantini”.

“Il successo di questa mostra non si misura solo nei numeri, ma nella qualità dell’esperienza che ha saputo offrire, soprattutto ai più giovani. Il progetto didattico Lassù, sulle vette con Segantini, che abbiamo sostenuto in Art Bonus, ha dimostrato come l’arte possa diventare uno strumento attivo: non solo una visita, ma un percorso che allena lo sguardo, stimola domande, mette in relazione opere, paesaggio e vita quotidiana, e accompagna studenti e famiglie a una maggiore consapevolezza del rapporto con la natura e con il territorio” afferma Bruno Giordano, Presidente di Fondazione Cariverona. “Come Fondazione Cariverona crediamo che investire in iniziative di questo tipo significhi contribuire in modo concreto alla crescita culturale delle comunità e delle nuove generazioni”.

Un successo condiviso anche con i main sponsor della mostra Ceccato Automobili S.p.A., F.lli Campagnolo S.p.A. Mevis S.p.A., lo sponsor Vortex Hydra Dams – Hydromechanical Equipment and Valves il partner FIAVET – Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo, i media partner Il Giornale di Vicenza, Radio Birikina Rete Veneta, i mecenati in Art bonus a sostegno della mostra Alban Giacomo S.p.A., Baxi S.p.A., Chrysos S.p.A.. Distilleria Nardini S.p.A., ETRA S.p.A. Società benefit Vimar S.p.A., che hanno supportato la mostra durante tutto il periodo di apertura.

“Questa mostra ha dimostrato come i Musei Civici di Bassano del Grappa non siano solo custodi di un patrimonio artistico di straordinario valore, ma sappiano essere, nel solco della loro tradizione, un polo espositivo di riferimento, capace di progetti culturali di ampio respiro che uniscono qualità e attrattività” conclude Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa. “Mostre come occasioni di conoscenza e di valorizzazione del territorio, capaci di unire idealmente luoghi e persone, istituzioni e artisti apparentemente lontani ma legati da affinità elettive come Giovanni Segantini e Jacopo Bassano, le Alpi e la catena pedemontana del Grappa. Un tale risultato non sarebbe stato possibile senza il supporto di istituzioni, aziende, associazioni e di tutti coloro che ci hanno accompagnato in questo bellissimo e appassionante viaggio nella luce e nel colore”.

Inoltre, visto il successo di “Riccardo Guasco. Free solo”, a cura di Riccardo Toffanin, l’esposizione monografica, dedicata all’illustratore e pittore italiano, continuerà ad essere visitabile al piano nobile del Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 25 maggio 2026.

Ma non solo, in primavera, dal 24 aprile 2026 al 27 settembre 2026 aprirà al pubblico “Olivetti: l’arte di comunicare” a cura di Giorgio Cedolin Fiorella Bulegato, ospitata nelle magnifiche sale affrescate di Palazzo Sturm.

La mostra si lega profondamente alla storia e alle ricche collezioni permanenti del Museo della Stampa Remondini, situato al piano terra di Palazzo Sturm e dedicato alla tipografia e calcografia della celebre famiglia di imprenditori grafici bassanesi, racconta il fenomeno industriale che varcò i confini del vecchio continente per giungere fino alle Americhe.

È in questo contesto storico-artistico che si inserisce la mostra “Olivetti: l’arte di comunicare”, racconterà attraverso un’esperienza unica la straordinaria eredità, quella olivettiana, che ha saputo unire innovazione tecnologica, visione sociale e avanguardia nelle strategie comunicative.

La mostra è promossa e organizzata da Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con Ronzani Editore e con il patrocinio di Archivio Storico Olivetti di Ivrea.

In autunno, dopo le retrospettive dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange e Brassaï, la grande fotografia tornerà protagonista a Bassano del Grappa.

Dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Museo Civico di Bassano del Grappa omaggia un altro artista il cui “sguardo” ha fatto la storia di questa forma d’arte cambiando, di fatto, il modo di vedere il mondo: “Sebastião Salgado. Collezione della Maison Européenne de la Photographie, Parigi”.

La mostra a cura di Pascal Hoël, Responsabile delle collezioni della MEP, è promossa e organizzata dal Comune Musei Civici di Bassano del Grappa con Silvana Editoriale , ed è realizzata in collaborazione con la MEP di Parigi, che la ha ideata.

La mostra è la prima in Italia a ripercorrere oggi, attraverso una selezione di oltre 160 scatti, l’opera del grande fotografo che per venticinque anni ha affrontato il caos del mondo, rivelandone in seguito la bellezza primordiale.

Un protagonista che, a un anno dalla sua scomparsa, rimane immortale.

La mostra è resa possibile grazie all’importante donazione che Sebastião Lélia Wanick Salgado hanno destinato alla MEP – Maison Européenne de la Photographie di Parigi, che raccoglie l’intero corpus della sua opera e testimonia quarant’anni di strette e calorose relazioni.


Ufficio stampa
Studio Esseci Comunicazione
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simone@studioesseci.net
 
Ufficio Stampa Comune di Bassano del Grappa
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Ufficio Comunicazione Musei Civici
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Bologna: Spazio b5 ospita la mostra fotografica “DISCENDERE O SALIRE” di Andrea Borzatta 

Dal 19 al 30 marzo 2026, Spazio b5 a Bologna ospita la mostra fotografica “Discendere o salire, curata dall’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera, con testo critico di Lorenzo Gresleri e con il patrocinio del Consolato Onorario del Cile per l’Emilia-Romagna. L’esposizione introduce al lavoro del fotografo Andrea Borzatta, artista che ha scelto il paesaggio cileno come campo di osservazione, riflessione e visione. La cerimonia d’inaugurazione ufficiale si terrà sabato 21 marzo alle ore 18:00.

All’interno di Spazio b5, il visitatore potrà immergersi in ventuno fotografie, che insieme vanno a formare un racconto espositivo che mette in dialogo Patagonia e deserto cileno. Gli scatti di Borzatta, oltre a documentare i luoghi, trasformano ogni scena in un’esperienza corporea e poetica, dove la geografia diventa specchio del corpo e della coscienza, dando forma ad un paesaggio che comunica direttamente con chi lo osserva.

“DISCENDERE O SALIRE”
Il senso del paesaggio cileno
 
Mostra fotografica di Andrea Borzatta
A cura dell’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera
OPENING: Sabato 21 marzo ore 18:00
19 – 30 marzo 2026
Spazio b5 – Vicolo Cattani 5b, Bologna

Il paesaggio silenzioso del Cile è il focus di una ricerca su due movimenti che definiscono la nostra relazione con lo spazio e con noi stessi, e che danno il titolo alla mostra. Nel discendere avvertiamo il vuoto che ci prepara, come un respiro che si dilata per accoglierci. Come spiega Lorenzo Gresleri: “Più ci allontaniamo dal crinale, più cresce la vertigine: è un abbandono che ricorda il ritorno al grembo della terra, un lasciarsi cullare dall’ombra fino a sentirne la tensione protettiva”. Salire, invece, è un esercizio di volontà e misura. Gresleri aggiunge: “Ogni passo, tra la gamba che solleva e quella che sostiene, genera una tensione ritmica. L’aria avvolge il corpo, il vento ne prolunga lo sforzo, il calore diventa pulsione e la luce guida i movimenti. Quando l’incontro con il creato avviene in spazi vasti, quasi infiniti, la percezione si dilata fino a superare se stessa. Di fronte alle proporzioni smisurate della natura, l’io si smarrisce e l’essere umano si chiede se possiede davvero la forza di attraversare un orizzonte così ampio”.

In molte delle fotografie che verranno esposte al pubblico a partire dal 19 marzo, un dettaglio — una foglia, un ramo, un riflesso sull’acqua — racchiude già la totalità del paesaggio. Borzatta estrae momenti quasi astratti, in cui la vita si raccoglie in un gesto minimo, in una tensione perfetta tra chiusura e apertura, tra forma e respiro. Gresleri approfondisce questo concetto e afferma: “È il frammento che si fa sintesi, in cui la parte contiene la memoria e la legge dell’intero. Ma il frammento, nelle immagini di Borzatta, è anche soglia: un punto di passaggio che invita a oltrepassare la superficie per accedere a un altrove, dove la percezione si apre e la visione diventa esperienza.

Gli scatti invitano ad un deconfinamento intimo, uscire dall’immediato per abitare un vuoto necessario, un vuoto che è tempo, spazio di riflessione attraverso un paesaggio lontano, estraneo, eppure lentamente vicino. Come spiega la curatrice Arch. Lorena Zúñiga Aguilera: “Il lontano diventa estraneo. L’estraneo, lentamente, diventa vicino. Queste ventuno immagini non descrivono un luogo, lo aprono. Lasciano spazio allo spettatore per entrare, per perdersi, per respirare. Tra pieni e vuoti, tra freddo sospeso e luce ostinata, il paesaggio smette di essere esterno e si trasforma in un territorio interiore.

Anche i colori esprimono l’essenza dei paesaggi, rivelando la relazione sottile tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che attende di essere colto. I monocromi freddi o le tonalità d’azzurro della Patagonia comunicano un senso di immobilità, come se il tempo avesse deciso di fermarsi ancora un istante. Nel deserto, invece, il colore insiste: ocre diluite, terre consumate dalla luce, una ripetizione infinita dello stesso tono che rende la distanza un’esperienza fisica. Il paesaggio permane e, in questa permanenza, costringe lo sguardo a rallentare. Agendo come testimone e ascoltatore del paesaggio, Borzatta imprime nelle sue opere uno sguardo concentrato e chirurgico. Il fotografo racconta: “Attraverso l’obiettivo riesco a fermare il tempo e a trasformare attimi fugaci in storie visive profonde. Ogni scatto che realizzo si trasforma in un racconto, un momento di connessione che va oltre il linguaggio”.

Grafiche: Silvia Galliani


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: “DISCENDERE O SALIRE” di Andrea Borzatta. A cura dell’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera
DOVE: Spazio b5 – Vicolo Cattani 5b, 40126, Bologna
OPENING: Sabato 21 marzo ore 18:00
DATE DI APERTURA: 19 – 30 marzo 2026
ORARI: mar. – sab. 16:00 – 19:00 o su appuntamento| dom. e lun. chiuso
PATROCINIO: Consolato Onorario del Cile per l’Emilia-Romagna
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI ANDREA BORZATTA
SITO WEB: https://andreaborzatta.it/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
051 6569105                 
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>

Venezia rappresenta un luogo in cui l’arte è parte integrante della vita quotidiana 

Venezia rappresenta un luogo in cui l’arte è parte integrante della vita quotidiana e dove gli artisti della Biennale dialogano con le grandi opere d’arte veneziane. È un grande onore avere l’opportunità di esporre a Venezia.
Jenny Saville

Il ritorno di Jenny Saville a Venezia, città da lei molto amata, che ha visitato innumerevoli volte e che ospita capolavori dei maestri veneziani oggetto dei suoi studi pluriennali, è un evento significativo. È un grande onore, in particolare, poter esporre le sue opere a Ca’ Pesaro (Elisabetta Barisoni)

JENNY SAVILLE a Ca’ Pesaro 
Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
28 marzo – 22 novembre 2026

Nell’anno di Biennale Arte, la Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro torna alle voci contemporanee con una straordinaria mostra di una delle pittrici più importanti del nostro tempo, Jenny Saville. Si tratta della prima ampia esposizione dell’opera di Saville a Venezia e intende documentarne lo sviluppo ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri.

Nata nel 1970 a Cambridge, Saville ha frequentato la Glasgow School of Art dal 1988 al 1992, trascorrendo un semestre all’Università di Cincinnati nel 1991. I suoi dipinti figurativi si sono evoluti fino ad includere i dibattiti contemporanei sul corpo con tutte le loro implicazioni sociali e tabù. È stato proprio durante questo viaggio in America che ha scoperto il lavoro di pittori newyorkesi come Willem de Kooning e Cy Twombly. Parallelamente al suo dialogo con i grandi Maestri, la scultura antica e la pittura figurativa europea moderna, ha iniziato a interessarsi ai fondamenti della pittura esplorati dai pittori astratti.

Appartenente alla generazione di pittori e scultori che si distinse nel Regno Unito tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, spesso definiti Young British Artists (YBA), Saville ha dato nuova linfa alla pittura figurativa contemporanea riavvicinandosi alla sensualità della pittura a olio e al suo potenziale, sollevando interrogativi sulla percezione del corpo da parte della società.

La mostra a Ca’ Pesaro presenta il suo lavoro attraverso 30 dipinti, tra cui molti capolavori che hanno segnato la sua produzione negli ultimi decenni. La pratica di Saville è profondamente radicata nella storia della pittura. A Ca’ Pesaro, le sue tele monumentali dialogano con i grandi pittori del passato presenti a Venezia, creando un incontro unico tra la pittura contemporanea e il patrimonio artistico della città. Il rapporto di Saville con i Maestri del passato, in particolare con gli italiani, si concentra sui forti legami che l’artista ha avuto e continua a mantenere con la scuola pittorica veneziana. L’ultima sala della mostra presenta inediti lavori creati dall’artista in omaggio alla città lagunare per Ca’ Pesaro. L’esposizione diventa così sublime celebrazione della forza e della potenza dell’amore e della devozione di Saville per la pittura e allo stesso tempo un intimo e grandioso omaggio alla storia di Venezia, confermando il ruolo della città di centro vivo di innovazione culturale. 


Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Con il supporto di
Studio ESSECI Comunicazione snc
di Roberta Barbaro e Simone Raddi
roberta@studioesseci.net  
simone@studioesseci.net

Erica Bolton, Bolton & Quinn
erica@boltonquinn.com
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Magazzino 26, Trieste: Spettacolo-concerto “Opera in Salotto… Incontriamo Donizetti”

Un viaggio affascinante nella vita e nelle opere di uno dei più grandi protagonisti del melodramma ottocentesco, il compositore Gaetano Donizetti: si presenta così lo spettacolo-concerto “Opera in salotto… Incontriamo Donizetti” che l’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste propone sabato 28 febbraioalle ore 18.00, alla Sala Luttazzi del Magazzino 26, in Porto Vecchio a Trieste, conil contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. L’evento – a ingresso libero – è inserito nella rassegna “Una Luce sempre accesa”, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo.

Spettacolo-concerto “Opera in Salotto… Incontriamo Donizetti”
 
ALLA SALA LUTTAZZI – MAGAZZINO 26 di Porto Vecchio – TRIESTE
SABATO 28 FEBBRAIO 2026, ORE 18.00, ingresso libero

“Il concerto intreccia musica e narrazione” – afferma il direttore artistico dell’Accademia, M° Alessando Svab, che impersonerà Donizetti – “offrendo al pubblico non solo l’ascolto delle arie più celebri, bensì anche uno sguardo intimo sull’uomo Donizetti: compositore instancabile, legato alle proprie radici e artista capace di passare con naturalezza dal comico al tragico”.

Tra un’esecuzione e l’altra di brani tratti da L’Elisir d’Amore, Don Pasquale, Lucia di

Lammermoor, Lucrezia Borgia e altri, il pubblico sarà guidato da brevi interventi narrativi sulla sua vita: la formazione a Bergamo, il successo nei grandi teatri fino agli ultimi anni segnati dalla malattia. L’atmosfera dello spettacolo sarà elegante e coinvolgente con le musiche affidate a cantanti e musicisti specializzati nel repertorio donizettiano, capaci di emozionare gli appassionati d’opera e allo stesso tempo di avvicinare un pubblico più ampio.

Alessandro Svab che impersonerà Donizetti
Aurora Romano attrice nel ruolo dell’intervistatrice
Delia Stabile Soprano
Massimiliano Svab Basso
Fabio Zanin al pianoforte
E la partecipazione del coro dell’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste


Accademia Lirica Santa Croce di Trieste
L’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste è stata costituita nell’aprile 2009, sotto la direzione artistica del M° Alessandro Svab, in seguito al successo de “Le Nozze di Figaro” messa in scena l’anno precedente nell’ambito del Festival del Mare patrocinato dall’Associazione Pro S. Croce.

L’obiettivo primario che si propone è quello di contribuire alla crescita e alla formazione artistica di giovani cantanti lirici organizzando periodicamente delle masterclass dedicate allo studio della tecnica vocale e dell’interpretazione dando loro la possibilità di esibirsi in concerti e allestimenti di opere liriche nell’ambito di progetti transfrontalieri e internazionali.

I corsi diventano un’opportunità di crescita professionale e di confronto in un contesto multiculturale. Contemporaneamente inizia un’attività di divulgazione musicale in campo didattico collaborando con diverse realtà della Regione FVG e degli stati limitrofi, promuovendo lo studio e la conoscenza del repertorio classico-lirico ad un pubblico sempre più vasto.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Il canto sospeso – Trilogia per Luigi Tenco nell’anno del suo ricordo sanremese

L’omaggio di Francesco Guadagnuolo al cantautore che il mondo non ha mai dimenticato

Nel cuore della 76ª edizione del Festival di Sanremo 2026, durante la serata dei duetti e delle cover del 27 febbraio, l’Ariston accoglierà un momento dedicato a Luigi Tenco. Il palco sarà affidato a un duetto scelto per interpretare Mi sono innamorato di te, lasciando che la forza del brano e la sensibilità dell’omaggio parlino da sole. Un tributo pensato per riportare l’attenzione sulla voce, sull’intensità e sull’eredità artistica di Tenco, capace ancora oggi di toccare generazioni diverse.

Parallelamente prende forma la Trilogia pittorica del M° Francesco Guadagnuolo: tre opere che riflettono il clima culturale di quei giorni, trovando in esso un naturale punto di risonanza. Una ricerca che dialoga idealmente con il rinnovato interesse verso Tenco, lasciando che siano le immagini a evocare ciò che le parole non riescono più a trattenere.

LA FERITA CHE DIPINGE

Nota dell’artista sulla nascita della Trilogia per Luigi Tenco

Ci sono incontri che arrivano troppo presto, quando non si hanno ancora le parole per comprenderli. Avevo undici anni quando ascoltai per la prima volta Un giorno dopo l’altro durante una puntata di Maigret. Non sapevo nulla della vita, nulla del dolore, nulla della solitudine. Eppure quella voce entrò in me come un vento freddo che spalanca una finestra nella notte.

Non fu soltanto una canzone: fu una rivelazione. Una malinconia che sembrava arrivare da un luogo remoto, capace di toccare corde che molti riconoscono senza averle cercate. Da allora, quella vibrazione emotiva non ha smesso di accompagnare chi si è lasciato attraversare dalla sua voce.

La morte di Luigi Tenco resta un enigma, una domanda sospesa, una ferita che il tempo non ha del tutto rimarginato. Forse perché nella sua voce si avvertiva una verità rara, una fragilità che appartiene a chiunque abbia conosciuto la dolcezza e il peso delle emozioni profonde. Una delicatezza ferita che continua a risuonare, senza invadere, ma lasciando un segno. Si vive spesso così: di emozioni che faticano a restare dentro, di sentimenti che non sempre trovano un riparo. Forse è per questo che Tenco continua a restare presente. Non come un semplice ricordo, ma come una traccia gentile. Come un’ombra che accompagna. Come una domanda che non smette di tornare.

Quando ho iniziato a pensare alla Trilogia, non volevo raccontare la storia di Luigi Tenco. Volevo ascoltarla. Volevo restituire a quella voce un luogo, dove potesse ancora respirare. Volevo dipingere non ciò che accadde, ma ciò che rimase sospeso.

Ogni quadro è nato così: come un respiro trattenuto, come un passo nella nebbia, come un tentativo di avvicinarmi a un dolore che non è mai stato solo suo. Perché la solitudine di Tenco, in fondo, è la solitudine di tutti. La sua stanchezza è la nostra. Il suo desiderio di essere ascoltato è il più umano dei desideri.

Questa Trilogia vuole affermare che Luigi Tenco non è stato dimenticato. La sua voce continua a risuonare, a camminare accanto a chi ancora l’ascolta, e il suo canto, pur spezzato, continua a illuminare. Se chi osserva queste opere, avvertirà un nodo alla gola, allora il gesto avrà trovato il suo compimento. Perché l’arte, quando è sincera, non cerca di consolare: invita a ricordare. E ricordare, talvolta, è una delle forme più alte di amore.

INTRODUZIONE AL TESTO CRITICO

Prima di entrare nelle tre scene che compongono la Trilogia, è necessario ascoltare la voce che le ha generate. Queste opere non nascono da un semplice progetto, ma da una tensione interiore; non da un’idea astratta, ma da una memoria che continua a vibrare. È da quella luce interiore che la Trilogia trae il suo impulso più autentico.

La Nota dell’Artista ci offre la chiave emotiva per comprendere ciò che segue: Guadagnuolo non dipinge Tenco come un personaggio storico, ma come una presenza che attraversa il suo immaginario artistico. Solo così il testo critico può essere letto con il cuore aperto, pronto a entrare in un territorio dove la pittura diventa cinema, memoria, respiro.

TESTO CRITICO

Il canto sospeso – Trilogia pittorica per gli ultimi giorni di Luigi Tenco

Ci sono voci che non si dissolvono. Restano sospese nell’aria come polvere in un raggio di luce, come un pensiero che non trova pace. Luigi Tenco è una di queste voci: non appartiene al passato, né alla memoria. Appartiene a quel territorio fragile, dove le emozioni non si lasciano archiviare, dove il dolore diventa luce, dove la malinconia diventa verità.

Nel 2026, mentre Sanremo illumina la sua 76ª edizione, il nome di Luigi Tenco torna a vibrare nel cuore del pubblico. Non come un ricordo da celebrare, ma come una presenza che attraversa il presente, capace ancora di interrogare e commuovere. In questo clima di rinnovata attenzione, la sua musica riaffiora con una forza inattesa, riportando alla superficie ciò che non si è mai davvero spento. È in quest’atmosfera che la Trilogia di Guadagnuolo trova il suo spazio naturale: un dialogo silenzioso con ciò che Sanremo evoca, con ciò che Tenco continua a rappresentare.

In questo stesso orizzonte emotivo, l’omaggio si estende anche alla pittura, che offre a quella voce un luogo più intimo in cui risuonare. È qui che prendono forma le tre opere a tecnica mista e collage della Trilogia per Luigi Tenco del M° Transrealista Francesco Guadagnuolo: tre quadri che non raccontano, ma evocano; non spiegano, ma accadono; non illustrano, ma respirano.

Guadagnuolo attinge a una memoria profonda che ha accompagnato la sua sensibilità artistica fin dall’inizio. Da questa risonanza interiore prende forma la Trilogia, un dialogo silenzioso con una voce che continua a ispirare e a interrogare. È da quella luce interiore che la Trilogia trova il suo impulso più autentico.

I quadro – Il marciapiede delle speranze che svaniscono

Estetica

L’inquadratura si apre lentamente, come se avesse paura di disturbare. Un marciapiede lucido di pioggia occupa la scena: l’acqua non riflette, trattiene. Le gocce scivolano come lacrime che non hanno trovato un volto. I lampioni tremano, non per il vento, ma per la memoria. Le architetture storiche s’inclinano appena, come se il mondo stesso si piegasse sotto il peso di un destino già scritto.

La tavolozza è un gelo di ocra d’oro, grigi metallici, neri che si sciolgono nell’acqua. Ogni riflesso è un pensiero, ogni ombra un ricordo che non vuole più tornare. La scena sembra respirare piano, come un cuore stanco.

Emozione

Tenco è solo. Non è un uomo che cammina: è un’assenza che avanza. Il suo volto non urla: tace. È un silenzio che pesa più di qualsiasi parola, un silenzio che racconta la stanchezza di chi ha sperato troppo.

Ogni passo è un addio che non ha testimoni. È il quadro della resa, del limite, del momento in cui la vita smette di promettere e comincia a svanire.

II quadro – L’incontro, la città, la vibrazione che resta

Estetica

La scena cambia, ma non si apre: si restringe. È come entrare in una stanza fatta di strade. La città è un respiro trattenuto, un luogo dove le luci sembrano ferite e le ombre sembrano carezze.

Le figure non sono persone: sono presenze, vibrazioni, memorie che si sfiorano senza toccarsi. Dalida, la cantante che condivise con Luigi Tenco un frammento di vita e di musica, appare come un bagliore fragile, un volto che emerge dalla nebbia e subito si dissolve, come se la pittura stessa avesse paura di trattenerla troppo a lungo. Le strade sembrano sospese, come se il tempo avesse smesso di scorrere per ascoltare.

Emozione

Non c’è un amore impossibile: c’è un amore che non ha avuto il tempo di diventare ciò che avrebbe potuto essere. È un sentimento che brucia piano, consumato dalla sua stessa intensità.

La città trattiene il fiato, come se sapesse che certe dolcezze fanno male. La musica vibra ancora, sottile, come una corda che nessuno ha mai saputo allentare.

È il quadro della nostalgia che punge, dell’incontro che illumina e ferisce, della tenerezza che consola, ma non salva.

III quadro – Dentro e fuori, il tormento e il mondo

Estetica

La scena si apre su una finestra. Una finestra che non divide: taglia. Dentro, la stanza d’albergo è un ventre caldo e soffocante: la lettera, il bicchiere, il foglio con Ciao amore ciao non sono oggetti ma respiri trattenuti, frammenti di un’anima che si sta spezzando.

La luce interna è dorata, quasi febbrile, come se volesse scaldare ciò che non può più essere scaldato. Fuori, la nebbia di Maigret, i lampioni, le strade deserte. Un mondo in bianco e nero che continua a esistere senza accorgersi di nulla. La luce esterna è un gelo che non perdona, un silenzio che non consola.

È come se il mondo avesse voltato pagina mentre una vita si stava spezzando.

Emozione

È il quadro del confine. Tra ciò che si vive e ciò che si sopporta. Tra il tormento privato e l’indifferenza del mondo. Tra una stanza che trattiene l’ultimo respiro e una città che non sente.

È il momento in cui la vita si spezza e il tempo resta sospeso, come se avesse paura di andare avanti.

Un tributo che attraversa il tempo

La Trilogia di Guadagnuolo non nasce per celebrare, ma per custodire. È un omaggio intimo, quasi sussurrato, che restituisce a Tenco ciò che più gli è mancato: ascolto, rispetto, memoria. Un tentativo di offrire alla sua voce un luogo in cui continuare a vibrare, oltre il tempo e oltre la cronaca. In queste tre opere, Guadagnuolo non racconta una fine: custodisce una presenza. Una presenza fragile, inquieta, luminosa, che continua a camminare accanto a noi come una domanda che non smette di bussare.

Così, la Trilogia non chiude una storia: la riapre. Rende di nuovo udibile quel canto sospeso, quel respiro interrotto che ancora oggi ci attraversa. E ci ricorda che alcune voci non si spengono: restano, come una luce nella nebbia, a indicarci la strada verso ciò che abbiamo dimenticato di sentire.

Una vita spezzata a 28 anni, un canto che non muore

Luigi Tenco se n’è andato a ventotto anni, quando la vita non aveva ancora avuto il tempo di spiegarsi. Eppure la sua voce continua a camminare accanto a noi, come una malinconia che illumina, come una poesia che non vuole arrendersi. La Trilogia di Guadagnuolo non lo riporta indietro, ma gli offre un luogo, dove continuare a parlare. E il mondo, oggi, sembra finalmente disposto ad ascoltarlo.


Da critica.artecontemp@libero.it