Palazzetto Tito, Fondazione Bevilacqua La Masa: LUCIANA CICOGNA Opere 2012- 2025

La Fondazione Bevilacqua La Masa presenta nella sede di Palazzetto Tito una mostra
dedicata al lavoro di Luciana Cicogna con opere realizzate dal 2012 al 2025.

Venerdì 20 febbraio alle ore 18.00, siete invitati alla mostra dedicata alle opere di Luciana Cicogna, prodotte tra il 2012 e il 2025

Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, ospiterà un’esposizione che fa il punto sulla ricerca di Cicogna e sulla sua poetica, curata da Stefano Cecchetto.

Artista presente a numerose Collettive della Bevilacqua La Masa dove vince tre Premi Acquisto e una Borsa di Studio, Luciana Cicogna ritorna ora con una mostra personale nella quale espone una selezione dei lavori realizzati nel periodo 2012-2025.

Il percorso espositivo di Palazzetto Tito raccoglie quindi opere recenti con un’appendice dedicata agli anni Settanta per la riscoperta, alla distanza, delle promettenti origini della sua ricerca.

La mostra, curata da Stefano Cecchetto, presenta dipinti emblematici che appartengono ai differenti cicli del suo lavoro: dalle Lune alle Cortecce; dalle Memorie di foglia ai Lievi movimenti; fino ad arrivare alle tele più recenti denominate: Punto di vista dove Luciana Cicogna affronta il soggetto degli occhi/occhiali non come elemento decorativo, bensì come segno di una visione concettuale pervasa dalla poetica del silenzio. Dietro all’alchimia di tutte queste sue opere, arricchite dalla sapiente stesura della foglia d’oro, il percorso della mostra ci conduce dentro all’universo estetico ed emozionale dell’artista che non ha mai eluso le rischiose avventure del suo mestiere, perché il suo temperamento è costantemente alla ricerca di un segno antico e contemporaneo nello stesso tempo.

Il percorso della mostra, diviso per “stanze”, diventa quindi l’occasione per fare il punto sulla ricerca sviluppata da Luciana Cicogna nell’arco degli ultimi quindici anni del suo lavoro. Per l’approfondimento di una suggestiva narrazione poetica che coniuga, dentro ai differenti temi, lo stato d’animo dell’artista.

Una maniera questa per mettere insieme le tessere di un puzzle e ricomporre il suo recente percorso artistico dopo la partecipazione alla mostre collettive della Bevilacqua La Masa negli anni Settanta e Ottanta.


LUCIANA CICOGNA
Opere
2012- 2025


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 20 Febbraio 2026 
Orari di apertura: fino al 22 marzo, dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: libero

Ufficio stampa e comunicazione
Studio associato Davide Federici
+39 331 5265149 | info@davidefederici.it
Da Davide Federici <press.davidefederici@gmail.com>

Galleria Vik Milano: Aldo Damioli “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”

Aldo Damioli è noto per il suo lavoro sul paesaggio urbano, sviluppato attraverso un consapevole rovesciamento percettivo. Le sue vedute mettono in scena un tempo capovolto, in cui la pittura si manifesta apertamente come artificio e come linguaggio storico applicato al presente. Guardando alle grandi metropoli contemporanee attraverso la grammatica del vedutismo settecentesco, Damioli rilegge la modernità urbana adottando uno stile volutamente inattuale. Da New York a Parigi, da Pechino fino a Milano, le città dipinte dall’artista appaiono immediatamente riconoscibili nella loro struttura architettonica, ma progressivamente si sottraggono a ogni pretesa di realismo. L’uso di uno stile non contemporaneo produce un effetto di straniamento che mette in crisi le abitudini dello sguardo, trasformando la veduta in uno strumento di riflessione sul modo stesso in cui costruiamo le immagini del presente.

ALDO DAMIOLI
Le grand Jeu. La magia del quotidiano
 
Galleria Vik Milano
A cura di Alessandro Riva

In programma fino al 15 febbraio 2026 negli spazi della galleria in Via Silvio Pellico 8, Milano.

In questa mostra alla Galleria Vik Milano, tuttavia, Damioli presenta un nucleo di opere che segna uno scarto deciso rispetto alla sua produzione più nota. Al centro non vi è più il paesaggio, ma la figura umana, protagonista di una serie di scene sospese ed enigmatiche che costituiscono il cuore della mostra “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”. I personaggi dipinti da Damioli sono colti in azioni lontane da ogni idea produttiva o funzionale del fare. Si tratta di gesti che rimandano a una dimensione simbolica, ludica, sensoriale: la divinazione, il gioco, l’attenzione ai sensi, la contemplazione, l’abilità fine a sé stessa, il gesto del dono. Attività marginali, apparentemente inutili, che sembrano appartenere a un tempo indefinito e che alludono a un sapere laterale, non razionale, sottratto alle logiche dell’efficienza. Nel loro insieme, queste opere delineano una galleria di figure sospese in un tempo altro, che sembrano guardare con discreta nostalgia a un aspetto irrazionale e ludico della realtà.

“Acrobati, maghe, giocolieri, cartomanti, illusionisti, distillatrici di profumi, donne in attesa forse, come antiche principesse vittime d’un incantesimo, del dono di un ammiratore lontano e sconosciuto che possa restituire loro una felicità perduta e vagheggiata”, scrive il curatore Alessandro Riva. “Sono questi i personaggi che Aldo Damioli ci imbandisce in questa sua serie di quadri insieme limpidi ed enigmatici, figure che abitano una zona laterale del reale, dove il gesto si sottrae alla funzione e l’azione perde scopo, caricandosi di una densità simbolica che ha a che fare con l’attesa, con il rito, con una sospensione del tempo ordinario. Lo stesso titolo della mostra, Le grand Jeu, rimanda alla rivista omonima fondata tra il 1927 e il 1928 da un gruppo di liceali francesi, poco più che adolescenti, tra cui Roger Gilbert-Lecomte e René Daumal, per i quali il ‘gioco’ non era evasione ma un banco di prova conoscitivo, capace di incrinare le forme stabilite del pensiero e della percezione. È in questa stessa linea che si colloca oggi la pittura di Damioli: non come racconto del mondo, ma come esposizione delle sue tensioni più segrete, dove anche l’arte, col suo potere metamorfico e misterioso, si colloca tra i grandi artifici simbolici capaci di incidere, se non direttamente sulle sorti del mondo, certo sulle coscienze, sugli stimoli, sulla percezione, sui confini stessi dell’immaginario di chi la ama, la colleziona e la vive nel proprio quotidiano”.

In un presente segnato da conflitti, paure planetarie e accelerazione continua, la pittura di Damioli suggerisce dunque la possibilità di un diverso rapporto con il reale, fondato sull’esperienza, sull’attesa e sull’enigma. Un “grande gioco”, appunto, in cui il quotidiano si carica di una magia sottile, silenziosa, mai spettacolare, ma profondamente necessaria.

Aldo Damioli è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni pubbliche, tra cui Palazzo Reale e il
PAC di Milano, il Rupertinum Museum di Salisburgo, la Galleria d’Arte Moderna di Budapest, e le Gallerie d’Arte Moderna di Genova e Bologna.


Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Periodo di apertura: 22 gennaio – 15 febbraio 2026
Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 21.00

UFFICIO STAMPA
Paola Martino
paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 333 2939557
+39 02 36595379
Viale Coni Zugna 7, Milano
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>

Trieste, Giardino pubblico Muzio de Tommasini: “Per li rami”, sabato 14 febbraio

Il Giardino pubblico di Trieste si trasforma in un hub narrativo da cui si diramano trekking urbani e percorsi letterari tra parchi e belvedere, invitando a sostare, ascoltare e osservare.

Sabato 14 febbraio 2026, alle ore 10.30, verrà presentato Per li rami, un progetto di Cizerouno che propone percorsi letterari inediti guidati da quattro busti che diventano “Virgili”: figure capaci di accompagnare i visitatori lungo sentieri reali e immaginari attraverso testi, voci e relazioni che intrecciano luoghi e letteratura.

Per li rami
Quattro itinerari letterari dal Giardino pubblico di Trieste
Presentazione del progetto
Sabato 14 febbraio 2026 ore 10.30

Giardino pubblico “Muzio de Tommasini” via Giulia, Trieste

I primi protagonisti di “Per li rami” sono due poeti, Virgilio Giotti e Srečko Kosovel, uno scrittore e giornalista, Scipio Slataper, e una figura centrale della cultura editoriale e artistica triestina, Anita Pittoni.

Quattro itinerari che dal Giardino pubblico ci porteranno al Giardino Wulz, al Parco di San Giovanni, al Giardino di via San Michele, al Parco della Rimembranza e all’Obelisco a Opicina.

Ad accompagnarci in queste esplorazioni, oltre alle parole dei nostri quattro “Virgili” anche quelle di Claudio Grisancich, Fabrizia Ramondino, Claudio Magris, Giani Stuparich, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Voghera, Pino Roveredo, Diana De Rosa, Boris Pahor, Marko Sosič, Biagio Marin, Silvia Zetto Cassano, Peppe Dell’Acqua e altri ancora.

Sabato un tour nel parco racconterà Per li rami, attraverso storie, curiosità e legami tra i nostri quattro protagonisti e alcuni luoghi di Trieste.  Nel corso della passeggiata ai partecipanti sarà donata una piccola guida con mappe e foto storiche provenienti dalla Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, dall’Archivio di Stato e dall’Archivio Generale del Comune di Trieste.

I codici QR all’interno della guida permetteranno di ascoltare in anteprima i quattro racconti di “Per li rami”, scritti da Massimiliano Schiozzi e Martina Vocci, ai quali ha dato voce Nikla Petruška Panizon.

Sabato alla fine del tour verrà pubblicato on line il sito che Cizerouno ha realizzato per l’occasione e che contiene le informazioni sul progetto oltre ai contenuti audio e una serie di suggerimenti di letture per esplorare i luoghi di “Per li rami”.

In un palinsesto di assonanze, amicizie, filiazioni e debiti culturali, Per li rami propone frammenti e “luoghi-tassello” che ogni visitatore può ricomporre liberamente secondo le proprie passioni, il tempo a disposizione o la curiosità del momento, costruendo una mappa intima e mutevole del paesaggio letterario triestino, aperta anche a future esplorazioni dal Friuli all’Istria.

Il progetto è realizzato grazie alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e rientra nel bando creato nell’ambito del progetto DANTE, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia. www.ita-slo.eu/dante
L’evento si svolgerà in lingua italiana e sarà presente un interprete italiano sloveno, la partecipazione è gratuita con prenotazione scrivendo : eventi@cizerouno.it

Il punto di ritrovo è l’ingresso principale del Giardino pubblico (dietro al monumento a Domenico Rossetti).


cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 Trieste

www.cizerouno.it
#varcarelafrontiera
#cavanastories
#cavò
Da info <info@cizerouno.it> 

SANTACHIARA presenta “MINIMARKET”. Un’azione di guerrilla artistica in un vero bangala market

Il nuovo album del cantautore SANTACHIARA è concept che oscilla tra riflessione sociale e ricerca sonora. L’album dal titolo “Minimarket” sarà pubblicato dalla Suonivisioni/Believe il 13 febbraio 2026 – in formato vinile e digital – ed è sostenuto da SIAE con il progetto “Per chi crea”. 

SANTACHIARA PRESENTA “MINIMARKET”
LA MUSICA COME LAYOUT DEGLI SCAFFALI
DAL 13 FEBBRAIO IN VINILE E DIGITAL
Un’azione di guerrilla artistica in un vero market anticipa l’uscita del disco

Santachiara con “Minimarket” trasforma l’esperienza quotidiana in arte totale trasformando il suo album in più di un semplice disco, si tratta di un progetto concettuale che parte da una riflessione critica sull’iper-mercificazione della vita e della musica contemporanea, per trasformarla in un gesto poetico e partecipativo. 

Il cuore del progetto batte in un luogo preciso: il piccolo negozio sotto casa. È lì che Santachiara, in un’azione di guerrilla artistica documentata, ha sostituito prodotti di brand famosi con creazioni “fake” dedicate a ciascuno degli undici brani dell’album. Il giorno 13 febbraio a mezzanotte in un bengala market di Napoli, che il pubblico scoprirà solo seguendo l’artista attraverso i suoi social net, SANTACHIARA presenta l’album con un mini live.

Ho voluto usare le stesse regole imposte dal mercato per ingaggiare il pubblico, ma spostando tutto in uno spazio più umano, il minimarket appunto, che con la sua diversità di prodotti riflette perfettamente la varietà di suoni e generi che compongono questo disco“, spiega l’artista, al secolo Luigi Picone.

Il disco di 11 brani raccoglie un sound intimo, dove l’artista si mette a nudo e racconta se stesso. Anche quando non parla di sé racconta storie uniche: Piccoli fragilissimi film. E’ la storia urbana che si fonde con la vita vissuta in prima persona.

Il sound di “Minimarket” è un viaggio eclettico e coerente, costruito insieme a una folta squadra di musicisti: alla produzione artistica e al mixing c’è Stefano Juno Bruno (RIVA), che ha anche suonato basso e sequenze. Alla batteria Mirko Di Donna, alle chitarre Emmanuel Di Donna, Luca Notaro, Luigi Scialdone (Tropico/Fitness Forever), e Francesco Lettieri al pianoforte.
Il mastering è firmato da Giovanni Roma (aka blob).

L’album, anticipato dai singoli “Non li vedi mai“, “Addio Settembre” e “Non mi invitare“, promette di essere un lavoro maturo e stratificato.

Questo disco è la fotografia sonora ed emotiva degli ultimi due anni, un periodo di cambiamenti profondi e crescita personale“, racconta Santachiara. “Ma è anche uno sguardo sul mondo che ci circonda, sul paradosso di un’epoca in cui tutto, persino un’emozione o un brano musicale, deve essere ‘impacchettato’ per essere venduto. ‘Minimarket’ è la mia risposta: accetto il gioco, ma lo sposto in un terreno più autentico, dove la connessione con le persone può avvenire in modo sorprendente e diretto.”

Il progetto si inserisce in un percorso artistico che vede Santachiara costantemente in dialogo con il suo pubblico, come dimostrato il tour di undici date in cui ha condiviso in anteprima il mood dei nuovi brani, confermando la musica dal vivo come suo strumento primario di ricerca e condivisione.

“MINIMARKET” – TRACKLIST
1. Cane e coda
2. Non li vedi mai*
3. Non mi invitare*
4. Imprevisto
5. Nessuno
6. Quattromura
7. Staresopra
8. Addio settembre*
9. Pupazzi
10. Ruggine
11. Flixbus
* singoli
Art Direction, Communication&Graphic Design: Michele Ciro Franzese “Rosso” @rosso_mf
Fotografie: Maddalena Mone
Stylist: Mesaki Francesco Saverio
Associate Graphic Design: Alessio Marra, Michela Marcello
Video: Michele Pesce @welikethefish

Links 
https://www.instagram.com/solosantachiara/
https://www.tiktok.com/@sssantachiara
https://www.facebook.com/solosantachiara
@santachiara6496

Luigi Picone, in arte SANTACHIARA, nasce ad Alberobello nel 1998. Cresce viaggiando con i genitori artisti di strada, assorbendo stimoli culturali vari. Trascorre l’adolescenza a Spoleto e si trasferisce poi a Napoli nel quartiere Santa Chiara, da cui prende il nome d’arte.
Appassionato di rock e rap fin da giovane, amplia presto i suoi orizzonti musicali spaziando dal cantautorato ala, techno, classica e urban. Studia pianoforte e chitarra e inizia a sperimentare mischiando generi diversi con arrangiamenti casalinghi autocostruiti. Il suo stile fonde generi musicali senza confini precisi, utilizzandoli come base per testi ricchi di citazioni colte (filosofia, psicologia) e riferimenti alla vita universitaria napoletana, con una voce dalla timbrica distintiva. La sua musica è un intreccio di pop moderno, sonorità elettroniche e malinconia cantautorale, dove la produzione ricercata e liriche introspettive creano un universo riconoscibile. La laurea in Psicologia traspare in testi che scavano con acume nelle dinamiche relazionali e nei turbamenti generazionali. Il nuovo album “Minimarket” è un’ulteriore evoluzione, promettendo di consolidare la sua posizione tra le voci più interessanti e autentiche del nuovo pop italiano indipendente, in bilico tra narrazione quotidiana e profondità concettuale.


Ufficio stampa per Suonivisioni records
Hungry Promotion
info@hungrypromotionit
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

SAC Spazio Arte Contemporanea: FRAMMENTI. Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace

“Qual è la forma di un frammento? In un’epoca scandita dalla frenesia, dall’iperconnessione e da ritmi insostenibili, l’individuo contemporaneo cerca un istante di pace, un tempo sospeso.
Nel vortice travolgente l’identità si disgrega e lo scorrere lento della quotidianità acquista un valore spirituale.
Cosa rimane di noi nell’istante stesso in cui lo viviamo?”

  • Già esposti al SAC in precedenti mostre collettive, i due artisti sono ora protagonisti di un dialogo visivo in cui le rispettive sensibilità si intrecciano.
  • Silvia Beltrami, attraverso il collage e lo strappo d’affresco, evoca la fragilità insita nell’uomo e il suo bisogno di reinventarsi continuamente.
  • I dipinti di Giuseppe Gallace seguono la scia del Realismo Magico, dove la quiete in cui sono immersi i suoi personaggi nasconde un risvolto sinistro, d’incanto che si esaurisce.
SAC – SPAZIO ARTE CONTEMPORANEA
ROBECCHETTO CON INDUNO (MI)
 
FRAMMENTI
Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace

 
A cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali
 
Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026

Inaugurazione: sabato 28 febbraio 2026 ore 18.00

Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026, il SAC – Spazio Arte Contemporanea di Robecchetto con Induno (MI) presenta la mostra Frammenti, bipersonale di Silvia Beltrami (Roma, 1974) e Giuseppe Gallace (Soverato, 1993), a cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali. Già presenti al SAC in precedenti esposizioni collettive, i due artisti sono ora protagonisti di un dialogo visivo in cui le rispettive sensibilità si intrecciano e rispecchiano.

«Nel celebre episodio della madeleine di Marcel Proust – scrive Sofia De Pascali nel testo critico – un gesto semplice, come addentare un dolce, dopo averlo immerso nel tè, agisce da amplificatore sensoriale in grado di far riemergere un intero universo di immagini ed emozioni. Frammenti si sviluppa in questo spazio percettivo liminale, dove ciò che è ambiguo, discontinuo e parziale, continua a interrogare lo sguardo e la mente».

Silvia Beltrami, da sempre specializzata nel collage, presenta gli ultimi esiti di una ricerca che l’ha portata a integrare nella sua pratica lo strappo d’affresco, tecnica che consiste nella rimozione dello strato superficiale della parete, staccato e trasferito su un nuovo supporto. La porzione di muro, tolta dal suo contesto originario per diventare opera, diviene un elemento generativo, una porzione di realtà che apre a nuove possibilità di senso.

Evocando l’effetto visivo di un manifesto strappato, i lavori di Beltrami sono spesso abitati da figure umane che trasmettono una condizione esistenziale precaria, segnata da pregiudizi, controllo e incomunicabilità, chiamate a reinventarsi per trovare una nuova versione di sé. A livello filosofico, l’artista si affida alla teoria del Decostruzionismo elaborata da Jacques Derrida, secondo cui è necessario smontare concetti e strutture consolidate per svelarne fragilità e contraddizioni, mostrando come i significati, così come gli individui, siano in continua trasformazione.

Giuseppe Gallace pone invece la sua ricerca pittorica nella sfera del Realismo Magico, inteso come approccio artistico e letterario che fonde il quotidiano con elementi fantastici, rendendo straordinario ciò che appare ordinario. Le sue immagini, sospese tra realtà e immaginazione, mantengono un’apparente quiete formale ma sono attraversate allo stesso tempo da una tensione sottile.

In particolare, nei suoi lavori più recenti, Gallace affida tale poetica all’elemento floreale, che per mezzo di forme fragili, sempre sul punto di piegarsi o rompersi, si insinuano in contesti umani, domestici e familiari. Oltre a incidere la superficie pittorica rilevandone la stratificazione, le piante incrinano l’incanto fiabesco in cui Gallace allestisce le sue opere, evocando il dualismo tra l’illusione tipica dell’infanzia e la disillusione della giovinezza.

Silvia Beltrami (Roma,1974) ha conseguito la maturità artistica a Lovere (BG). Si è poi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Vive e lavora a Desenzano del Garda (BS). Nel 2007 ha presentato la mostra personale Castelli di carta alla Galleria Yellowcake di Bergamo. Seguita nel 2009 da Uomini di Piombo, a cura di Paolo Bolpagni, alla Casa Galleria Cavalli di Filetto–Villafranca (Massa-Carrara). Nel 2010 ha esposto all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera con il progetto Silvia Beltrami – collages, Rita Siragusa – sculture, a cura di Ellen Maurer Zilioli. Nel 2011 ha realizzato la mostra Limbo alla Maurer Zilioli Contemporary Arts a Brescia. Nel 2016 alla Costantini Art Gallery di Milano ha presentato Punti di fuga, seguita da Punti di fuga – PA nel 2017 al XXS aperto al contemporaneo di Palermo. Nel 2022 è stata protagonista di Lost in Translation negli spazi di Gare 82 a Brescia.

Giuseppe Gallace (Soverato, 1993) vive e lavora a Torino. Si è formato presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, dove ha conseguito la laurea specialistica in Pittura nel 2021. Ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive istituzionali e privati, in Italia e all’estero. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche.


SAC è uno Spazio dedicato all’Arte Contemporanea, nato nel 2019 allo scopo di promuovere artisti contemporanei e divenuto luogo di aggregazione sociale e divulgazione culturale. Uno spazio rivolto ai creativi ma anche a un pubblico partecipe e interessato alle tematiche attuali che trovano espressione nell’arte contemporanea. Con un programma composto da mostre, laboratori, workshop, concorsi e serate culturali, lo scopo di SAC è guidare il pubblico a un accrescimento culturale anche a livello territoriale.

Situato nel cuore del paese, è inserito all’interno di una struttura appartenuta al bisnonno di Nicoletta Candiani, fondatrice e curatrice di SAC, trasformata da realtà industriale prima tessile e poi conciaria in un punto di incontro, per restituire al territorio ciò che da esso è stato donato per quattro generazioni alla famiglia Candiani.

Con una superficie di 1.400 metri quadrati e ambienti dedicati a mostre e laboratori, SAC espone artisti contemporanei di talento, permettendo loro di realizzare progetti personali, ma vuole anche coinvolgere un pubblico ampio e variegato durante le iniziative intraprese, avvicinandolo alle molteplici sfaccettature dell’arte dei nostri giorni.


FRAMMENTI. Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace
A cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali
Robecchetto con Induno, SAC – Spazio Arte Contemporanea (Via Umberto I 108, ingresso da via Carducci 2)    
Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026
Inaugurazione: sabato 28 febbraio ore 18.00
Orari: mercoledì-domenica, ore 14.30 – 19.30; chiuso il lunedì e il martedì
Ingresso libero
 
CONTATTI
SAC -Spazio Arte Contemporanea
Via Giosuè Carducci 2 – 20020 Robecchetto con Induno (MI)
info@spazioartecontemporanea.com   
spazioartecontemporanea.com
 
UFFICIO STAMPA
Anna Defrancesco comunicazione
annadefrancesco.com
press@annadefrancesco.com | M +39 352 0080279
Anna Defrancesco ad@annadefrancesco.com 
Chiara Tavasci chiara@annadefrancesco.com 
Da Anna Defrancesco comunicazione <chiara@annadefrancesco.com> 

ARTonWORLD presenta il nuovo Numero 25 – febbraio 2026

SFOGLIA E LEGGI
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ArtonWorld.com Magazine – Numero 25 il primo volume del nuovo anno tra grandi maestri, ricerca scientifica, mercato dell’arte ed editoria 4.0

ArtonWorld presenta il Numero 25, primo volume del nuovo anno, un’edizione che segna una tappa fondamentale nel percorso evolutivo del magazine, confermando il ruolo di piattaforma editoriale internazionale, multimediale e interattiva.

In copertina l’artista di La Spezia (Italia), Pietro Bellani, figura di grande rilievo nel panorama artistico italiano, che ha frequentato i maestri e i galleristi degli anni Sessanta, attraversando stagioni fondamentali della storia dell’arte contemporanea. Un racconto intenso che unisce memoria storica, esperienza diretta e visione artistica.

Tra i contenuti più originali del numero, spiccano due esperienze performative dedicate all'”Uovo Cosmico“, opera unica e simbolica, interpretata come metafora universale di nascita, energia e trasformazione, capace di dialogare con linguaggi artistici e concettuali profondamente contemporanei.

Grande attenzione è riservata anche al dialogo tra arte e scienza, con un contributo di particolare interesse della neurologa Maria Ernesta Leone, che offre una lettura innovativa e stimolante sui processi cognitivi, la percezione e le connessioni tra mente, creatività e linguaggi visivi.

Il Numero 25 accoglie inoltre importanti Partner,  gallerie internazionali, protagoniste di mostre di alto livello:

– Ilana Lilienthal Gallery, con una mostra di grande spessore curatoriale;

– Medina Castelli e James Art Design Castelli, realtà dinamiche e attente alle nuove tendenze del mercato;

– Marian Goodman Gallery, con una mostra di straordinaria qualità che conferma il ruolo centrale della galleria nel sistema dell’arte globale.

Arricchisce l’edizione un’intervista esclusiva a Claudio PagliaraDirettore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, che riflette sul valore della cultura italiana nel mondo, sul dialogo internazionale e sulle nuove strategie di promozione culturale.

ArtonWorld si conferma oggi come editoria 4.0, con risultati concreti e misurabili: oltre 500.000 visualizzazioni a settimana testimoniano una crescita costante e una grande evoluzione editoriale, basata su contenuti multimediali, interattivi e su una diffusione globale attraverso i canali digitali.

Gli artisti presenti nel numero sono numerosi, provenienti da diverse aree geografiche e portatori di esperienze, linguaggi e visioni differenti, a dimostrazione della vocazione internazionale e inclusiva del magazine.

Tra gli appuntamenti imperdibili raccontati in questo numero, Arte Fiera Bologna si conferma come evento sempre accattivante e centrale per il mercato dell’arte, punto di riferimento per collezionisti, galleristi e operatori del settore.

Il Numero 25 di ArtonWorld invita i lettori a scoprire tutte le novità di un’edizione ricca di contenuti, visioni e prospettive, che racconta l’arte contemporanea come esperienza viva, multidisciplinare e in continua trasformazione.

Continua la campagna abbonamenti alla rivista cartaceaPer info inviare una mail a info@artonworld.com


PRESS RELEASE  ArtonWorld Magazine – Issue 25The first volume of the new year between great masters, scientific research, the art market and publishing 4.0

ArtonWorld presents Issue 25the first volume of the new year, an edition that marks a milestone in the magazine’s evolution, confirming its role as an international, multimedia and interactive publishing platform.

On the cover is Pietro Bellani, an artist from La Spezia (Italy) and a prominent figure on the Italian art scene, who frequented the masters and gallery owners of the 1960s, experiencing fundamental periods in the history of contemporary art. An intense story that combines historical memory, direct experience and artistic vision.

Among the most original contents of the issue are two performance experiences dedicated to the “Cosmic Egg“, a unique and symbolic work interpreted as a universal metaphor for birth, energy and transformation, capable of dialoguing with deeply contemporary artistic and conceptual languages.

Great attention is also paid to the dialogue between art and science, with a particularly interesting contribution from neurologist Maria Ernesta Leone, who offers an innovative and stimulating interpretation of cognitive processes, perception and the connections between mind, creativity and visual languages.

Issue 25 also welcomes important international gallery partners, protagonists of high-level exhibitions:

– Ilana Lilienthal Gallery, with an exhibition of great curatorial depth;

– Medina Castelli and James Art Design Castelli, dynamic realities attentive to new market trends;

– Marian Goodman Gallery, with an exhibition of extraordinary quality that confirms the gallery’s central role in the global art system.

The edition is enriched by an exclusive interview with Claudio PagliaraDirector of the Italian Cultural Institute in New York, who reflects on the value of Italian culture in the world, international dialogue and new strategies for cultural promotion.

ArtonWorld is now confirmed as a 4.0 publisher, with concrete and measurable results: over 500,000 views per week testify to constant growth and a major editorial evolution, based on multimedia and interactive content and global distribution through digital channels.

The issue features numerous artists from different geographical areas, each with their own experiences, languages and visions, demonstrating the magazine’s international and inclusive vocation.

Among the unmissable events covered in this issue, Arte Fiera Bologna confirms its status as an ever-captivating and central event for the art market, a reference point for collectors, gallery owners and operators in the sector.

Issue 25 of ArtonWorld invites readers to discover all the latest news in an edition rich in content, visions and perspectives, which presents contemporary art as a living, multidisciplinary and constantly evolving experience.

The subscription campaign for the print magazine continues.
For information, send an email to info@artonworld.com


Contatti:
ArtonWorld Magazine – Editorial Office
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For more information:
ArtonWorld Magazine – Editorial Office
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CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
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Si è chiusa a Roma la conferenza internazionale SIpEIA 2026 “ETICHE PER L’IA”

Contribuire alla costruzione di un’IA responsabile e al servizio della persona: è stato questo il tema principale della conferenza internazionale “Etiche per l’IA: sfide, opportunità e prospettive umano-centriche”,organizzata da SIpEIA (Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale) e conclusasi ieri a Roma dopo due intense giornate in cui sono stati affrontati i problemi etici connessi allo sviluppo dell’IA, tra aspetti normativi, sociali e di policy. 

Importante il contributo delle nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori, fondamentali nel guidare il necessario cambiamento culturale e digitale. La conferenza, tra sessioni plenarie e sessioni parallele di approfondimento, ha dimostrato come sia importante unire rigore scientifico e multidisciplinarità, intorno a temi come epistemologia e affidabilità, responsabilità e cura, creatività e immaginario, società e democrazia, educazione e sostenibilità, diritto e governance. Ed è stato veicolato un messaggio chiaro: l’IA deve essere guidata da persone competenti, critiche e consapevoli.

Governare le tecnologie e l’IA secondo un modello strategico di integrazione 
tra ricerca, creatività, visione industriale e, soprattutto, responsabilità sociale.
 
“Etiche per l’IA”: chiuso alla Sapienza il Convegno internazionale SIpEIA 2026

I lavori sono stati aperti dalla Sapienza con Matilde MASTRANGELO, che ha ribadito come l’Intelligenza Artificiale non rappresenti più un ambito distante o specialistico, ma una presenza quotidiana nelle nostre vite sociali, istituzionali e culturali. L’IA incide su informazione, decisioni, lavoro, educazione e pratiche democratiche. Per questo, le sue implicazioni etiche non possono essere considerate marginali: riguardano direttamente le forme di vita che stiamo costruendo insieme. A seguire, l’intervento di Tiziana CATARCI, presidente di SIpEIA, fondata nel 2020 durante la pandemia, che è stata la prima associazione scientifica italiana centrata sui problemi etici sollevati dall’IA. Catarci ha ricordato che la mission dell’Associazione – la promozione dell’uso dell’IA per il bene comune e il progresso sociale, contro ogni concentrazione di potere e nuove forme di esclusione – è piuttosto una sfida collettiva che riguarda tutti. “I nuovi sistemi di IA non sono solo un’evoluzione tecnica, ma un cambiamento che investe il modo stesso in cui pensiamo il rapporto tra tecnologia, conoscenza e società“. 

Scendendo nel concreto di una buona applicazione dell’IA, Sanmay DAS (Virginia Tech) ha proposto una riflessione chiave sull’uso dell’Intelligenza Artificiale come strumento di misurazione nei sistemi umani e sociali. La domanda centrale qui non è solo come misuriamo, ma che cosa scegliamo di misurare. L’IA viene usata anche per l’ottimizzazione delle risorse e per l’analisi di preferenze e incentivi, ad esempio nei sistemi di welfare. Ma, come ha ricordato Das, non esistono soluzioni tecniche “magiche”: alla base c’è sempre una scelta umana e politica sugli obiettivi sociali. L’IA può aiutarci a chiarire questi obiettivi, se sappiamo usarla nel modo giusto.

Di AI agentica, opportunità, rischi e responsabilità, ha parlato Francesca ROSSI (IBM): l’AI agentica non si limita a generare risposte, può agire ed eseguire decisioni. Questo porta con sé nuove opportunità, ma anche rischi più elevati: azioni irreversibili, nuove forme di allucinazione, maggiore esposizione a vulnerabilità e disallineamento dei valori non solo nel linguaggio, ma nelle azioni. La sfida centrale diventa così la fiducia, evitando sia l’eccessiva delega sia il rifiuto per paura, garantendo sempre un controllo umano significativo. Il punto chiave è uno: l’AI deve aumentare l’intelligenza umana, non sostituirla. E le aziende hanno una responsabilità diretta nel costruire governance, processi e strumenti per un’AI davvero responsabile.

La seconda giornata ha preso avvio dall’intervento del filosofo Daniel INNERARITY (EUI), su democrazia, governance e impatto politico delle tecnologie e su come le democrazie cambiano nell’era digitale. Lo studioso è profondamente convinto che l’IA non sia solo tecnica o tecnica ed etica, ma una questione profondamente politica. “Un’IA democratica richiede persone presenti nel suo ciclo di vita in grado di interpretare, contestare, decidere”. Per rendere davvero rappresentative le tecnologie contemporanee è necessario che la diversità dei loro rappresentanti sia quanto più possibile simile alla diversità delle società che intendono servire. Solo in questo modo una tecnologia così potente può essere considerata autenticamente pluralista e democratica.

Ciò è reso difficile dalla concentrazione del potere nelle mani di poche piattaforme che limita la varietà delle prospettive e dalla mancanza di diversità nei sistemi di apprendimento. È inoltre necessario evitare una dipendenza esclusiva dall’ingegneria e da modelli stereotipati orientati unicamente alla massimizzazione. C’è poi una questione di valori, di equilibrio e di responsabilità nella costruzione e ricostruzione dei dataset. La carenza di diversità, ad esempio nei dati facciali, ha già prodotto fenomeni di discriminazione e sistemi di riconoscimento incapaci di considerare adeguatamente le differenze locali e globali. Analogamente, si registra una limitata varietà anche nelle modalità di utilizzo dei servizi digitali. Per rappresentare realmente le nostre volontà collettive, la tecnologia deve riflettere la nostra pluralità. La sovranità, infatti, è costituita proprio da coloro che sono diversi: una comunità politica è tale perché fondata sulla diversità. Infine, Innerarity ha invitato caldamente a considerare tali questioni oggetto di decisioni consapevoli, riconoscendo pienamente la loro esistenza e la necessità di affrontarle.

Mariarosaria TADDEO (Oxford University) ha posto l’accento su un aspetto particolare. Anche se con il rapido avanzamento dell’Intelligenza Artificiale, ci troviamo a porci interrogativi urgenti su come questa tecnologia possa essere utilizzata in modo sicuro ed efficace, in nessun ambito tali questioni risultano più complesse che nel settore militare e della difesa. Anche qui l’IA e le capacità di autonomia e apprendimento delle tecnologie di IA pongono sfide etiche nell’ intelligence, nella cyber-warfare, fino ai sistemi d’arma autonomi. Nel suo intervento a SIpEIA, Mariarosaria Taddeo ha ricordato come la digitalizzazione del conflitto sia un processo iniziato decenni fa e oggi arrivato a una fase di piena maturità. Dalla Prima guerra del Golfo in cui l’informazione diventava un asset strategico, agli attacchi cyber all’Estonia nel 2007 che hanno mostrato come le tecnologie digitali possano essere “armate”, fino al riconoscimento del cyberspazio come dominio operativo da parte della NATO: la difesa si è progressivamente trasformata. La guerra in Ucraina segna un’ulteriore accelerazione, con l’intelligenza artificiale sempre più centrale nelle strategie militari. Non è solo una questione tecnologica: questa evoluzione ridefinisce sicurezza, responsabilità ed equilibri globali. Comprenderla è essenziale per governare il futuro.

A chiudere il confronto Mons. Vincenzo PAGLIA (Accademia Pontificia per la Vita). Preoccupato per la direzione antidemocratica, totalizzante, pervasiva e non inclusiva intrapresa dallo sviluppo tecnologico più recente, ha ammonito sul pericolo altrettanto grande dell’inerzia. Bisogna intervenire e in questa direzione sono andate e stanno andando anche le iniziative della Pontificia Accademia della Vita, perché tale sviluppo non avvenga al di fuori di una prospettiva etica, intendendosi l’etica come “visione di un nuovo umanesimo“. E intervenire non dall’alto, ma convincendo ad una auto-regolamentazione chi genera gli algoritmi. Ma le regole, da sole, non bastano. Occorre consapevolezza in tutte le componenti della società civile della necessità di un’attitudine umanistica che accompagni lo sviluppo di questa tecnologia e consapevolmente indirizzi i decisori politici in un’ottica di dignità e bene comune. Serve un quadro giuridico condiviso, che contenga anche regole etiche: purtroppo non è attuabile facilmente nel momento attuale, che vede una politica internazionale per lo più sovranista e dominata decisamente da una cultura della forza. Siamo in un momento delicatissimo, con il tema dell’IA legato a quello delle armi, alla modalità della conquista che è andata a sostituire quella della scoperta, alla mancanza di volontà dei Paesi ad agire insieme in un’ottica di ‘casa comune’ da preservare. L’antidoto potrebbe trovarsi in un’eticità e trasparenza dell’algoritmo, nell’educazione che genera conoscenza – e qui fondamentale il ruolo delle università, “motori di visioni” –, in un ritorno ad una universitas scientiarum. Al posto della eccessiva specializzazione delle discipline, un’alleanza di tutte le scienze anche con le arti, la poesia, con tutto quello che definisce l’umano che sappia guidare la scienza senza rinnegarla. Un’alleanza anche tra gli umani, nel segno del dialogo, contaminandoci, camminando insieme, prendendoci cura gli uni degli altri, consapevoli che nessuno si salva da solo. L’humana communitas è un must, non un’opzione, è la conclusione di Mons. Paglia.


Media Duemila |Media Partner 
Dott.ssa Sara Aquilani 
Redazione Media Duemila
e-mail: redazione@mediaduemila.com
#SIpEIA2026
Da Osservatorio TuttiMedia <nostalgiadifuturo.tuttimedia@gmail.com> 

Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Roma: Una visione internazionale. Libri d’artista

Dal 16 febbraio al 19 aprile 2026 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma, guidata da Luca Mercuri, ospita la collettiva Una visione internazionale – Libri d’artista – Omaggio a Hendrik Christian Andersen.

UNA VISIONE INTERNAZIONALE – LIBRI D’ARTISTA
Omaggio a Hendrik Christian Andersen

Mostra a cura di
Maria Giuseppina Di Monte, John David O’ Brien, Stefania Severi

L’esposizione, coordinata da Maria Giuseppina Di Monte e curata da John David O’ Brien per quanto concerne gli artisti americani e da Stefania Severi per quelli italiani, in collaborazione con Veronica Brancati (Casa Museo H. C. Andersen), s’inserisce in un dialogo armonico con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Hendrik Christian Andersen. 

Hendrik Christian Andersen, nato a Bergen in Norvegia nel 1872 e morto a Roma nel 1940, è stato uno scultore, pittore e urbanista emigrato con la famiglia negli USA.  È uno dei tanti artisti stranieri che, innamorato di Roma, vi si è stabilito dal 1899. Qui ha fatto erigere Villa Helene (dal nome della madre), sede dell’attuale museo, nel cui piano terreno era collocato il suo studio di scultore, oggi sede espositiva delle sue opere.

Hendrik dedicò gran parte della sua esistenza alla realizzazione del Centro Mondiale della Comunicazione. Proprio per promuovere il suo progetto Hendrik ha pubblicato un prezioso volume, ricco di mappe, disegni e testi esplicativi, dal titolo Creation of a World Centre of Communication. Il progetto utopico non è stato realizzato sebbene disegni, planimetrie, nonché il ricco corredo iconografico, siano conservati nell’archivio storico del museo e parzialmente esposti nelle sale permanenti.

La mostra scaturisce dalla riflessione di venti artisti: dieci americani dell’area di Los Angeles, e dieci italiani, prevalentemente attivi nell’area romana sull’opera dello scultore norvegese. Queste riflessioni hanno portato alla realizzazione di altrettanti libri d’artista, tutti diversi per materiali e tecniche ma tutti ispirati al lavoro di Hendrik da cui partono per affrontare un viaggio avventuroso traendo spunto dalla biografia, dagli interessi e dalla vis creativa.

Letizia Ardillo, Vito Capone, Antonella Cappuccio, Francesca Cataldi, Elisabetta Diamanti, Luigi Manciocco, Roberto Mannino, Lucia Pagliuca, Riccardo Pieroni, Maria Grazia Tata.

Dawn Arrowsmith, Margaret Griffith, Alex Kritselis, Jonna Lee, Mark Licari, Erika Lizée, John David O’Brien, Carolie Parker, Jody Zellen, Alexis Zoto. 

La mostra riflette sulle due anime di Hendrik, quella americana e quella italiana e, tramite i lavori degli artisti, mette in dialogo le due anime attraverso un confronto intenso e illuminante.

La mostra è stata allestita da novembre a dicembre 2025 nelle sale espositive della Biblioteca dell’Art Center di Los Angeles, diretta da Robert Diring.

Il catalogo scientifico, edito da Bertoni Editore, è bilingue italiano e inglese.

Nell’ambito della mostra sono previsti degli eventi collaterali di valorizzazione che saranno comunicati sul sito e sui social della Casa-Museo H. C. Andersen. 

Si ringraziano per il sostegno la Cooperativa Sociale Apriti Sesamo, la Galleria Sinopia di Roma e la Federazione Unitaria italiana Scrittori (FUIS).


SCHEDA INFORMATIVA
 
Titolo: Una visione internazionale – Libri d’artista – omaggio a Hendrik Christian Andersen
Sede: Casa Museo Hendrik Christian Andersen, via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma
Contatti:
telefono: +39 06 3219089
e-mail: dms-rm.museoandersen@cultura.gov.it
Web: https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it//museo-hendrik-christian-andersen
FB: https://www.facebook.com/CasaMuseoHendrikChristianAndersen
X: https://x.com/MuseoAndersen
IG: https://www.instagram.com/casamuseoandersen/
 
Ingresso: Intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00; gratuità di legge. La Mostra è inclusa nel biglietto per la Casa Museo.
Il biglietto per la Casa Museo è acquistabile presso il totem digitale (abilitato POS) o su
https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.45. Chiuso il lunedì.
 
Ufficio Promozione e Comunicazione e URP
Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma
dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

La morte di Zichichi aggiunge una risonanza culturale decisiva alla mostra di Guadagnuolo

A sinistra: Francesco Guadagnuolo – Il Sincrotrone fenomeno previsto dalle equazioni di Maxwellle
A destra: 5- Francesco Guadagnuolo – Il Sincrotrone tra scienza e natura, con le equazioni di Maxwell,
si fondono con gli alberi, colline e luce solare

Arte e Cura dei Tumori: la mostra di Guadagnuolo al CNAO apre una nuova soglia del Transrealismo
Nel cuore del Sincrotrone di Pavia, l’intervento di Guadagnuolo attiva un nuovo regime di visibilità tra arte e scienza. La morte di Zichichi aggiunge una risonanza culturale decisiva al dialogo tra immagine, fisica e pensiero contemporaneo

La morte di Zichichi aggiunge una risonanza culturale decisiva al dialogo tra immagine, fisica e pensiero contemporaneo

A mostra conclusa, l’esperienza al CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia rivela tutta la sua portata: nel luogo in cui la fisica avanzata cura i pazienti, Francesco Guadagnuolo ha trasformato il Sincrotrone in un acceleratore di significati, inaugurando una fase post-classica del Transrealismo.

La mostra dell’artista siciliano, romano di adozione, al CNAO ha rappresentato un momento di svolta nel dialogo tra arte, scienza e umanità. Il Sincrotrone, cuore tecnologico del centro, non è stato solo un contesto espositivo, ma un dispositivo concettuale da cui far scaturire una nuova visione estetica. In questo scenario, la notizia della morte di Antonino Zichichi, scienziato mondiale, figura centrale della fisica europea e protagonista della stagione più intensa del CERN di Ginevra, introduce una risonanza che non può essere elusa. Zichichi non ha avuto un ruolo diretto nella progettazione del Sincrotrone del CNAO di Pavia, ma la sua visione della fisica come interrogazione dell’invisibile – e non come mera tecnologia – costituisce un riferimento culturale essenziale per comprendere la posta in gioco dell’operazione di Guadagnuolo. L’artista ebbe modo di conoscere lo scienziato Antonino Zichichi, e quell’incontro sembra aver affinato la sua capacità di leggere gli acceleratori non come macchine, ma come agenti ontologici, nodi in cui materia, energia e significato s’intrecciano.

L’opera “Sincrotrone: l’arte come accelerazione di speranza”, presentata per i 25 anni del CNAO, si colloca pienamente dentro la discussione internazionale sulla nuova ontologia dell’immagine. Guadagnuolo non rappresenta il Sincrotrone: lo attiva. Lo sottrae alla sua funzione tecnica e lo reinscrive in un regime di esistenza in cui l’immagine non è più un derivato del reale, ma una sua modulazione energetica. L’acceleratore diventa un operatore estetico, un campo di forze in cui visibile e invisibile non sono categorie opposte, ma stati di una stessa vibrazione.

Il Transrealismo italiano, movimento che Guadagnuolo ha contribuito a delineare assieme al critico d’arte Antonio Gasbarrini negli anni ’90, trova qui una mutazione decisiva.

La fase post-classica inaugurata al CNAO non si limita a superare il reale attraverso simboli o visioni: lo attraversa con gli strumenti concettuali della fisica contemporanea, assumendo concetti come campo, orbita, particella, energia come materiali estetici. L’immagine diventa un fenomeno quantico: non ciò che si vede, ma ciò che accade.

Dopo la chiusura della mostra, l’esperienza vissuta al CNAO ha continuato a risuonare nell’immaginazione di Guadagnuolo, generando un impulso creativo che va oltre la dimensione espositiva. L’incontro con la fisica applicata alla cura, con la potenza silenziosa del Sincrotrone e con l’umanità dei pazienti e dei ricercatori ha aperto nell’artista un nuovo fronte di ricerca, spingendolo a interrogare ciò che normalmente resta fuori dal dominio della percezione. Da questa risonanza è nata l’idea di sviluppare un ciclo di opere in chiave scientifica, un percorso che esplora campi, particelle, orbite, energie e processi invisibili, traducendoli in forme poetiche e visionarie.

Questa nuova produzione non rappresenta un’estensione illustrativa del lavoro precedente, ma un tentativo di costruire un linguaggio capace di tenere insieme rigore concettuale e sensibilità percettiva. Guadagnuolo s’inserisce così nel solco delle pratiche artistiche che, dagli anni Sessanta in poi, hanno interrogato il rapporto tra tecnologia e immagine, ma la sua ricerca assume qui una specificità nuova: la scienza non è più un repertorio iconografico, bensì un territorio ontologico. Le dinamiche subatomiche, i campi di forza e i processi invisibili diventano materiali estetici attivi, elementi che partecipano alla costruzione dell’immagine come fenomeno emergente, come evento più che come rappresentazione. Per la sua originalità e per la forza del messaggio, questo ciclo è destinato a diventare una mostra itinerante, portando in diverse città italiane ed europee la testimonianza di un incontro straordinario tra arte e scienza. Un incontro che non si limita a evocare l’invisibile, ma lo mette in tensione, lo attiva, lo trasforma in un campo di possibilità: un’estensione naturale della fase post-classica del Transrealismo inaugurata al CNAO. 


Da artescienza2018@libero.it

Stefanie Moshammer, a Pordenone il suo nuovo progetto: “Grandmother said it’s okay”

Pordenone si prepara ad accogliere l’opera della fotografa austriaca Stefanie Moshammer (1988), che si inserisce all’interno della rassegna promossa dal Comune e dall’Assessorato alla Cultura di Pordenone, prodotta e organizzata da Suazes con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Sul leggere. Una stagione di mostra fotografiche a Pordenone
Robert Doisneau, Olivia Arthur, Seiichi Furuya e Stefanie Moshammer
 
Stefanie Moshammer
“Grandmother said it’s okay”
 
Pordenone, Museo Civico d’Arte Ricchieri e Mercati Culturali
14 febbraio – 6 aprile 2026

La programmazione, già avviata lo scorso autunno per rendere Pordenone protagonista della scena artistica nazionale, rappresenta un percorso strategico indirizzato al 2027, anno in cui la città sarà Capitale Italiana della Cultura. Il filo conduttore di questa stagione è la parola “leggere”: un termine quanto mai appropriato per Pordenone che, storicamente, funge da cartina di tornasole delle dinamiche economiche e culturali del nostro Paese.
L’esposizione, curata da Marco Minuz e realizzata in collaborazione con Fotohof, rimarrà aperta al pubblico dal 14 febbraio fino al 6 aprile, fa parte di un progetto espositivo diffuso che abiterà gli spazi del Museo Civico d’Arte Ricchieri e i nuovi ambiti dei Mercati Culturali, all’interno della galleria “Die Gelbe Wand”.
 
Il progetto: “Grandmother said it’s okay”
Con il titolo evocativo Grandmother said it’s okay, Stefanie Moshammer presenta un’esplorazione profonda e sfaccettata delle culture della memoria familiare e del valore intrinseco degli oggetti quotidiani. Il progetto non è solo una cronaca visiva, ma una forma poetica e potente di empowerment che permette all’artista di confrontarsi con il proprio passato, mettendolo in discussione e reinterpretandolo attraverso il dialogo con le figure che costituiscono il fondamento della sua storia personale.
Il punto di partenza della ricerca sono le fotografie, i racconti e gli oggetti trovati legati alla vita dei suoi nonni nel Mühlviertel, in Alta Austria. Si tratta di un’esistenza caratterizzata da una semplicità creativa e da un uso estremamente rispettoso e sostenibile delle risorse, valori che Moshammer traduce in un linguaggio visivo contemporaneo.
 
Una narrazione tra documento e messa in scena
A distanza di anni, l’artista ricostruisce questi ricordi davanti alla sua macchina fotografica, creando un complesso intreccio di metafore visive. Il lavoro della Moshammer si distingue per la capacità di combinare l’approccio documentaristico con la fotografia messa in scena: gli oggetti d’uso comune vengono assemblati in modi nuovi e sorprendenti, trasformando il quotidiano in straordinario.
Attraverso questa ricerca visiva di tracce, il colore e le somiglianze anatomiche fungono da collante narrativo, mentre il suo linguaggio — sensibile e acuto al tempo stesso — gioca con le aspettative del fruitore e sovverte i cliché consolidati. Il risultato è un’opera che riflette sui temi della vecchiaia, dei rituali quotidiani e della transitorietà della vita.
 
Riflessioni sul tempo e sulla sostenibilità
L’esposizione invita il visitatore a una riflessione più ampia sulla cultura materiale e sul cambiamento: cosa perdura nel tempo e come si trasforma il nostro rapporto con le cose? Con un mix di umorismo stravagante e osservazione intima, Moshammer evoca una speciale vicinanza alla casa e alle storie dei suoi nonni, trasformando il ricordo stesso in un vero e proprio atto artistico.
Grandmother said it’s okay diventa così un invito universale a riflettere sulla visibilità, sulla cura e sulla bellezza che si nasconde nelle pieghe della quotidianità.

Stefanie Moshammer è un’artista il cui lavoro spazia dalla fotografia alle immagini in movimento, dalle installazioni ai testi. La sua formazione comprende studi in design tessile a Vienna, seguiti da una laurea in Graphic Design & Photography a Linz e specializzazioni in Advanced Visual Storytelling in Danimarca.
Autrice di sei volumi monografici (tra cui Vegas and SheLand of Black Milk e i recenti lavori per Louis Vuitton Fashion Eye), Moshammer fonde costantemente l’esperienza personale con l’osservazione sociale. La sua pratica esplora come gli spazi sociali plasmino il comportamento e la memoria, affrontando con ironia e precisione temi quali le tradizioni generazionali e i cambiamenti ambientali.


Ufficio Stampa: Studio ESSECI Comunicazione
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