A Cremona, The Nature of Hope – Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato  

Cremona si prepara a ospitare un viaggio visivo straordinario che intreccia scienza, etica e il potere dello sguardo femminile. Protagonisti gli scatti iconici di Michael Nichols e la visione di Ami Vitale, in una mostra che è molto più di un’esposizione: è un manifesto per il Pianeta.

THE NATURE OF HOPE
Tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato    
Cremona, Museo Diocesano
7 marzo – 17 maggio 2026

Cosa significa avere speranza oggi? Non è un sentimento astratto, ma una forza concreta, un motore di cambiamento. È questa l’essenza di “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”, la nuova esposizione ospitata nella splendida cornice del Museo Diocesano di Cremona.
Il progetto, nato in seno al Festival della Fotografia Etica e già presentato con grande successo a Lodi nel 2024, approda a Cremona in una veste rinnovata. Si tratta di un’occasione unica per riflettere sul nostro legame con il mondo naturale attraverso gli occhi di chi ha dedicato la vita a raccontarlo.
 
Una vita per il Pianeta: l’eredità di Jane Goodall
Al centro della mostra c’è lei, Jane Goodall. Figura leggendaria della ricerca scientifica, la Goodall ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali, dimostrando che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto più sottile di quanto pensassimo. Ma la mostra non celebra solo la scienziata: celebra la donna, la visionaria e l’attivista che ha mostrato a intere generazioni di donne come la propria voce possa realmente cambiare il corso della storia.
 
Il percorso espositivo: tra icone e nuove prospettive
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dal lavoro di Michael “Nick” Nichols, leggenda del National Geographic e tra i più influenti fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha seguito Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i momenti di profonda intimità e connessione spirituale con gli scimpanzé. I suoi scatti sono diventati simboli universali di conservazione ambientale, capaci di catturare l’anima della foresta e di chi la abita.
 
“The Nature of Hope” è anche un palcoscenico per lo sguardo femminile. Accanto a Nichols, spicca la partecipazione di Ami Vitale, fotografa pluripremiata e fondatrice di Vital Impacts e fresca vincitrice del prestigioso riconoscimento Explorers at Large del National Geographic.
Vitale è celebre per aver documentato storie di incredibile resilienza, come il ritorno in natura degli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali o il lavoro delle comunità locali in Africa per la protezione degli elefanti. Il suo approccio non si ferma alla denuncia, ma cerca sempre la bellezza e la speranza, trasformando la fotografia in uno strumento di empatia universale.
La partecipazione di numerose fotografe donne non è casuale: è una dichiarazione d’intenti che mira a riconoscere il contributo fondamentale del genere femminile nella fotografia naturalistica e nella conservazione ambientale. Il risultato è una trama corale che racconta la fragilità e, allo stesso tempo, l’incredibile forza della nostra “Madre Terra”.
 
Una curatela d’eccezione
La mostra è frutto di una curatela esclusiva firmata da Laura Covelli, Curatrice del Festival della Fotografia Etica, pensata appositamente per dialogare con gli spazi del Museo Diocesano. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Vital Impacts, l’organizzazione no-profit statunitense guidata da donne che utilizza l’arte per supportare chi, ogni giorno, lotta per proteggere habitat e specie in pericolo.
 
Oltre lo scatto: l’impegno del Festival della Fotografia Etica
Questa mostra è solo una delle tante tappe di una storia iniziata nel 2010 a Lodi. Il Festival della Fotografia Etica oggi, sotto la direzione di Alberto Prina, continua a crescere con un’idea precisa: la fotografia è un potente strumento per il cambiamento, deve accendere riflettori sulle ingiustizie, deve informare e, soprattutto, deve spingere all’azione. Attraverso il “Travelling Festival”, le mostre nate a Lodi viaggiano ora in tutta Italia ed Europa, portando ovunque storie che meritano di essere ascoltate.
“The Nature of Hope” è un invito aperto a tutti: a chi ama la natura, a chi crede nel potere delle immagini e a chi cerca un motivo per restare ottimista. Perché, come insegna Jane Goodall, la speranza è qualcosa che dobbiamo guadagnarci ogni giorno con le nostre azioni.
 
Il Museo Diocesano di Cremona si conferma un polo culturale d’avanguardia che, sotto la guida del Direttore Don Gianluca Gaiardi e del conservatore Stefano Macconi, ha fatto della fotografia un proprio fiore all’occhiello. Grazie a una solida partnership con il Festival della Fotografia Etica che prosegue ormai da quattro anni, il Museo non è solo un luogo di conservazione, ma uno spazio vivo capace di ospitare storie trasversali. Questa scelta coraggiosa permette di creare un dialogo profondo con i visitatori, sensibilizzando il pubblico su temi sociali e ambientali di vitale importanza attraverso la potenza del linguaggio visivo.


UN PROGETTO DEL FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA
 
Direttore: Alberto Prina
Curatrice mostra: Laura Covelli
 
ORARI DI APERTURA MUSEO DIOCESANO da martedì a domenica
dalle 10:00 alle 13:00
dalle 14:30 alle 18:00
 
PER PRENOTARE una VISITA GUIDATA per pubblico e scuole
info@museidiocesicremona.it
0372 495082
 
Ufficio stampa Mostra
Studio Esseci Comunicazione
Simone Raddi, tel. 049.66.34.99; simone@studioesseci.net
Elisabetta Rosa, tel. 049.66.34.99; elisabetta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

“Connessioni”, per la valorizzazione diffusa delle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma

Fondazione Cariparma avvia Connessioni, un nuovo modello sperimentale di valorizzazione delle proprie Collezioni d’arte in un’ottica diffusa, con l’obiettivo di investire sugli aspetti più innovativi dell’arte e della cultura quali strumenti di prossimità, creatori di connessioni.

Attraverso questa nuova sperimentazione, Fondazione Cariparma accoglie i mutamenti in corso nel più ampio panorama artistico-culturale nazionale, in cui il “museo diffuso” si sta sempre più affermando come modalità innovativa capace di generare nuove relazioni e di produrre un impatto positivo e concreto sulle persone e sulla comunità. L’arte non solo come patrimonio da custodire, ma come esperienza da condividere, capace di attivare dialogo, inclusione e partecipazione.

Questo percorso è iniziato nel 2022, sotto la precedente governance di Fondazione Cariparma, che aveva avviato una riflessione strategica sulle modalità di valorizzazione del proprio patrimonio artistico, in coerenza con la missione della Fondazione e in linea con l’evoluzione dei bisogni del territorio.

Una riflessione che ha trovato attuazione nel nuovo Piano Strategico 2024-2027 della Fondazione, anche alla luce dei dati “Pat-ER” (Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna), che registrano in Emilia-Romagna la presenza di 546 musei, gallerie e collezioni, di cui 77 situati nella sola provincia di Parma, seconda in regione per numerosità. Un contesto ricco e articolato che ha rafforzato la volontà della Fondazione di qualificarsi sempre più come strumento di prossimità, capace di contribuire in modo originale e complementare al sistema culturale esistente.

In questo scenario si è progressivamente affermata la prospettiva che le opere custodite nelle Collezioni d’arte della Fondazione trovassero una collocazione anche all’esterno della sede istituzionale di Palazzo Bossi Bocchi. Grazie alla collaborazione con Antonio Lampis,Direttore del Dipartimento cultura italiana e sviluppo economico della Provincia Autonoma di Bolzano, già Direttore Generale dei Musei Italiani, l’attuale governance ha definito che le opere potranno essere ospitate non solo in luoghi deputati come la Reggia di Colorno o gli spazi museali del Complesso della Pilotta, ma anche in contesti non convenzionali: spazi in cui le disuguaglianze si fanno maggiormente sentire, ambienti di cura, luoghi dedicati all’educazione e alla formazione, contesti capaci di generare un impatto significativo sulle nuove generazioni. La prima tappa di questo nuovo percorso vedrà come protagonista proprio il Liceo Marconi di Parma, che a partire dall’estate 2026 accoglierà una selezione di opere tratte dalla mostra Alle Barricate! Agosto 1922: la città, i protagonisti, la memoria.

Antonio Lampis ha dichiarato: “Già nel 2017 l’Unione Europea – lanciando l’Anno Europeo del Patrimonio – stigmatizzò, per il passato, una gestione del patrimonio culturale non sostenibile in molte parti d’Europa e una scarsa attenzione alle giovani generazioni e alle persone tradizionalmente escluse dalla frequente partecipazione culturale. L’obbiettivo proposto prevedeva che i musei e i luoghi della cultura dovessero non solo parlare ma, come disse un grande museologo, ‘cantare’. Il panorama nazionale e internazionale sta velocemente evolvendo in questa direzione. Sempre più istituzioni stanno ripensando il ruolo delle proprie collezioni in chiave diffusa e relazionale. Fondazione Cariparma con questo percorso sta gettando basi solide per diventare un esempio di riferimento per altre Fondazioni che condividono la stessa missione territoriale”.

“Con questa nuova progettualità – ha dichiarato Franco Magnani, presidente di Fondazione Cariparma – la nostra Fondazione rafforza il proprio ruolo di partner strategico del territorio. Vogliamo adottare strumenti trasversali per co-creare soluzioni sostenibili e innovative, in sinergia con i nostri stakeholder e beneficiari. In questo quadro, arte e cultura rappresentano due leve fondamentali, capaci di unire, abitare, curare e creare opportunità di inclusione sociale. Il nostro patrimonio artistico diventa così una risorsa viva, attiva, generativa, al servizio della comunità”.

Il nuovo modello sperimentale si fonda quindi su una visione dinamica e inclusiva del patrimonio artistico, che diventa occasione di incontro, di crescita culturale e di coesione sociale. Un percorso che mira a rendere l’arte sempre più accessibile, diffusa e partecipata, rafforzando il legame tra patrimonio, territorio e comunità.


Fondazione Cariparma
Strada al ponte Caprazucca, 4
43121 Parma (PR)
Italia

Francesca Costi 
Area Comunicazione
Da Comunicazione FCRPR <comunicazione@Fondazionecrp.it>

Grande successo – Oltre 100 iscritti di ogni età

Un risultato che conferma l’interesse crescente verso la formazione culturale e artistica: i corsi d’arte dell’Università Popolare di Trieste hanno superato quota 100 iscritti, registrando un’adesione ben oltre le aspettative e consolidando il ruolo dell’istituzione come punto di riferimento per la diffusione della cultura sul territorio.
Un traguardo significativo, che testimonia la vitalità di una proposta formativa capace di coniugare qualità didattica, accessibilità e valore culturale, intercettando un pubblico eterogeneo per età, interessi ed esperienze. Pittura, disegno, storia dell’arte, tecniche espressive e percorsi di approfondimento tematico sono solo alcune delle attività che hanno contribuito a costruire un’offerta ricca, stimolante e fortemente partecipata.

Grande successo per i corsi d’arte dell’Università Popolare di Trieste
Oltre 100 iscritti di ogni età

“Siamo particolarmente soddisfatti di questo risultato – commenta il Presidente dell’Università Popolare di Trieste Edvino Jerian – perché rappresenta un riconoscimento concreto al lavoro svolto e all’impegno costante nel proporre percorsi formativi di qualità, aperti a tutti. L’arte continua a essere un potente strumento di crescita personale, dialogo e inclusione”.

I corsi, tenuti dalla docente di Storia dell’Arte e di Arti Applicate, professoressa Francesca Martinelli, si distinguono per un approccio pratico e coinvolgente, capace di stimolare la creatività e valorizzare le capacità individuali. Accanto alla dimensione formativa, l’esperienza si arricchisce di momenti di confronto, socialità e condivisione, contribuendo a rafforzare il senso di comunità che da sempre caratterizza l’attività dell’Università Popolare.
Il successo delle iscrizioni conferma inoltre la centralità della cultura come elemento fondamentale per il benessere collettivo e lo sviluppo del territorio. In un contesto in continua trasformazione, investire nella formazione artistica significa promuovere partecipazione, consapevolezza e cittadinanza attiva.


Forte di questi risultati, l’Università Popolare di Trieste guarda ora ai prossimi mesi con rinnovato entusiasmo, pronta ad ampliare ulteriormente l’offerta didattica e a sviluppare nuove iniziative culturali, continuando a essere un laboratorio aperto di idee, creatività e conoscenza.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Wine Paris, la Sicilia alza l’asticella: più spazi nel 2027 per una presenza ancora più forte

«La Sicilia ha conquistato Wine Paris 2026. Con orgoglio e determinazione, le nostre cantine hanno portato nel cuore dell’Europa non solo vini di straordinaria qualità, ma l’anima stessa di un’Isola che vive di cultura, storia e passione. Il nostro padiglione è stato un simbolo: vivo, pulsante, affollato di incontri, strette di mano, emozioni. Un luogo in cui si è celebrata l’identità vitivinicola siciliana nella sua forma più autentica, innovativa e internazionale».

L’assessore regionale all’Agricoltura Sammartino: «Il vino ambasciatore di una terra capace di raccontarsi con un’unica voce»

Così l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino commenta l’esperienza parigina (che si è conclusa ieri sera, giovedì 11 febbraio) delle 41 realtà vitivinicole che hanno esplorato i mercati internazionali con l’Irvo e la Regione Siciliana.Ogni calice raccontato ha rafforzato la consapevolezza che la Sicilia del vino è protagonista, portatrice di un messaggio forte, distintivo, riconoscibile: «Guardiamo al futuro con determinazione – ha continuato Sammartino – continueremo a investire nella promozione internazionale, nell’enoturismo, nella formazione e nell’innovazione. Il nostro auspicio è che Wine Paris 2026 sia solo una tappa di un percorso più ampio e duraturo: un percorso in cui il vino siciliano diventi sempre più ambasciatore della nostra terra e della nostra eccellenza».Promozione ma anche visione: il vino, in questa cornice, è diventato narrazione, relazione, capace di creare connessioni tra operatori, buyer e stakeholders internazionali. Ma soprattutto ha compattato chi produce: è emersa così una sola Sicilia, seppur con le sue molteplici anime, capace di raccontarsi con un’unica voce.Un successo che si riflette anche nella domanda di partecipazione: l’edizione 2026 ha visto un forte trend di crescita (da 25 cantine nel 2025 a 41), che ha aperto un ragionamento concreto sul futuro: «Le richieste sono raddoppiate – ha spiegato il commissario Irvo Giusy Mistretta – ma per ragioni di spazio non è stato possibile portare tutte le aziende che avrebbero voluto essere presenti. Proprio per questo abbiamo già avviato un’interlocuzione con l’organizzazione della fiera per acquisire nuovi spazi dedicati alla Sicilia nella prossima edizione, così da rispondere al crescente interesse delle nostre cantine». Un ampliamento che risponde non solo a un’esigenza logistica, ma a una strategia di posizionamento: dare alla Sicilia del vino una presenza ancora più forte e riconoscibile, capace di valorizzare la pluralità dei territori.Wine Paris – con i suoi stand, con gli appuntamenti fuori Salone, con la sinergia di Enit e della Federazione delle Strade del Vino – si conferma per la Sicilia una piattaforma centrale per il racconto della filiera, che unisce imprese, istituzioni, cultura e formazione.  Le aziende hanno espresso l’esigenza forte di parlare maggiormente ai giovani; di custodire il passato ma declinandolo al presente con linguaggi semplici e innovativi; affinare le peculiarità territoriali; essere maggiormente etici, accessibili, sostenibili; mantenere il valore identitario pur seguendo gli orientamenti marketing del settore.


I PRESS, Sala Stampa e Comunicazione
CATANIA – Via Perugia 1, 95129
tel/fax 095 505133
www.i-press.it | www.i-pressnews.it 
staff@i-press.it 
Fb | Tw | Ln | Inst | Yt
Da I Press <ipress@onclusivenews.com> 

Crossroads 2026 – Jazz e altro in Emilia-Romagna

La mille miglia del jazz. Anche se in verità il festival itinerante Crossroads di chilometri ne percorre ben di più nei suoi continui spostamenti geografici: con circa 70 appuntamenti (che coinvolgono circa 500 musicisti) dal 3 marzo al 31 luglio, la 27a edizione della kermesse distribuirà musica su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna, facendo tappa in oltre venti comuni.

In un cartellone talmente smisurato c’è spazio per tutti: grandi star, talenti emergenti, giovanissimi ai quali il festival permette di fare esperienza. Ad ampio raggio sono anche le proposte artistiche: da una superstar come Pat Metheny ai campioni della musica cubana (Grupo Compay Segundo) proseguendo con figure storiche della musica improvvisata (Enrico Rava,Hamid Drake…), astri nascenti della scena internazionale sui quali è bene puntare le orecchie (Isaiah Collier, Lakecia Benjamin, Amaro Freitas, Makaya McCraven…), nomi simbolo della canzone jazz nazionale (Raphael Gualazzi, GeGè Telesforo) sino a una ricchissima proposta di presenze femminili (China Moses, Rachel Z, Simona Molinari, Petra Magoni, Karima, Eleonora Strino…).

Crossroads 2026 è organizzato come sempre da Jazz Network ETS in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, con il sostegno del Ministero della Cultura e di numerose altre istituzioni e con il patrocinio di ANCI Emilia-Romagna.

E7E7E7

Artisti residenti

Crossroads è come una ‘prima casa’ per alcuni dei più noti solisti del jazz italiano, che in qualità di artisti residenti tornano in più occasioni a calcare i palchi del festival sempre con progetti e gruppi diversi.

Fabrizio Bosso, con le sue acrobatiche volate sulla tromba, si esibirà con tre diversi progetti: come solista ospite del quartetto di sassofoni crossover Saxofollia (20 marzo, Modena, La Tenda); con il suo Spiritual Trio, il cui groove carico di soul risuonerà a Meldola (7 aprile, Teatro Comunale Dragoni); con il suo inossidabile quartetto che eseguirà il gagliardo omaggio alle musiche di Stevie Wonder aumentato dalla presenza di Nico Gori a clarinetto e sax (29 maggio, Correggio, Teatro Asioli).

Tre presenze anche per Petra Magoni, vocalist dalle mille anime: assieme a Mauro Ottolini proporrà un viaggio inusuale nella musica cantautorale italiana di tutti i tempi (4 marzo, Casalgrande, Teatro Fabrizio De André); seguirà lo spettacolo ‘sovversivo’ assieme all’Arkè String Quartet (6 maggio, Piangipane, Teatro Socjale); infine in duo con la liutista Ilaria Fantin, in un poetico equilibrio tra antico e moderno (9 giugno, Parma, Casa della Musica).

Ben quattro saranno le occasioni per ascoltare la voce di Karima: in duo con il pianista e cantante Walter Ricci per l’inaugurazione del festival (3 marzo,Casalgrande); in quartetto per il suo ormai celebre progetto dedicato alle musiche di Burt Bacharach (30 aprile, Russi, Teatro Comunale); con altri due diversi quartetti per un omaggio alla canzone italiana (20 giugno, Medicina, Parco Ca’ Nova) e un affondo nel repertorio soul (23 giugno, Nespoli, Poderi dal Nespoli).

Ancora più numerose saranno le presenze di Mauro Ottolini, ormai trombone di riferimento per il jazz italiano più creativo. Addirittura cinque, partendo dal già citato concerto in cui condivide la leadership con Petra Magoni e proseguendo con una serie di live assai caratteristici: la sonorizzazione dal vivo con il Trio Osaki del capolavoro del cinema muto Io e la vacca di Buster Keaton (3 aprile, Fusignano, Auditorium Corelli); l’omaggio a Fred Buscaglione eseguito con l’ampio e policromo organico dell’Orchestra Ottovolante (23 aprile, Russi); il rigoglioso melodismo orchestrale di “Nada Màs Fuerte”, assieme alla cantante Vanessa Tagliabue Yorke (2 maggio, Piangipane); la partecipazione come solista, al fianco del direttore Tommaso Vittorini, il beatboxer Alien Dee, il sassofonista Mauro Negri e una enorme compagine orchestrale e corale di giovanissimi musicisti, alla produzione originale “Pazzi di Jazz” dedicata a Ray Charles (3 maggio, Ravenna, Teatro Alighieri).

Ravenna Jazz

Nel cartellone di Crossroads confluisce il programma di Ravenna Jazz, che quest’anno oltre all’abituale periodo dal 2 al 10 maggio, avrà una ripresa estiva l’1, 3 e 9 luglio.

Le tre serate estive vedranno succedersi sul palco della Rocca Brancaleone artisti e produzioni di massimo prestigio: l’attesissimo ritorno del chitarrista Pat Metheny (3 luglio); il doppio programma del 9 con le band di due musicisti giovanissimi eppure già di culto come il chitarrista Matteo Mancuso e la bassista Nik West; l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, il bandoneonista Daniele di Bonaventura, il vibrafonista Daniele Di Gregorio e Massimo Recalcati impegnati in un tributo ad Astor Piazzolla (1 luglio, in collaborazione con Ravenna Festival).

Oltre alle già citate presenze degli artisti residenti di Crossroads (Mauro Ottolini e Petra Magoni), la programmazione di maggio ospiterà anche la produzione originale dedicata alle musiche di Nat King Cole con l’Italian Jazz Orchestra diretta da Fabio Petretti e gli interventi solistici del trombettista Flavio Boltro e il cantante Walter Ricci (il 10, Teatro Alighieri); l’omaggio a Chico Buarque della cantante Maria Pia De Vito (l’8, Piangipane); tre serate al Cisim di Lido Adriano con il pianista Bill Laurance in solo (il 5), il quintetto Nuova Forma Army del cantautore-rapper Davide Shorty (il 7) e il maelstrom sonoro del quintetto Sinnerman (il 9); le impennate sassofonistiche di Alessandro Scala e Fabio Petretti in quintetto (il 4, Mama’s Club).

La modernità dell’American (jazz) dream

Culla del jazz e ancora oggi suo cuore pulsante: dagli Stati Uniti provengono le forme più veraci delle musiche di ispirazione afroamericana oltre che le più audaci e attuali ricombinazioni stilistiche. Lo si nota chiaramente nella vigorosa impronta coltraniana, proiettata verso il futuro, di sassofonisti come Lakecia Benjamin (il 14 luglio con il progetto “Phoenix” a Rimini, Corte degli Agostiniani) e Isaiah Collier (il 20 maggio in quartetto a Correggio). E poi ancora nella prorompente vocalità di China Moses (26 maggio, Correggio), nella miscela rock-jazz-world del trio guidato dalla pianista Rachel Z e il batterista Omar Hakim (15 maggio, Correggio), nella scienza del beat del batterista Makaya McCraven (14 maggio, Correggio). Con il pianista Greg Burk si torna in territori più legati all’eredità post-boppistica (in trio il 21 marzo a Bologna, Camera Jazz&Music Club), mentre si raggiungono vette sofisticate con il trio del contrabbassistacaliforniano Billy Mohler (24 aprile, Ferrara, Jazz Club Torrione San Giovanni) e il quartetto del bassista elettrico Chris Morrissey (25 aprile, Ferrara).

Jazz tricolore

Crossroads significa artisti e musiche da ogni parte del globo ma anche e soprattutto tantissimo jazz italiano, con la sua specificità di inglobare gli influssi sonori della nostra tradizione musicale.

Un capitolo specifico è quello delle voci, da sempre un terreno esplorato in ogni sua estensione dal festival emiliano-romagnolo. Quello della giovanissima cantante e pianista Frida Bollani Magoni è un talento già affermato ma ancora in continua evoluzione (8 marzo, Massa Lombarda, Sala del Carmine). Sono invece nella loro più aurea maturità vocalist come Raphael Gualazzi, in un solo voce-pianoforte (10 giugno, Parma); Peppe Servillo, impegnato sia in trio con Javier Girotto e Natalio Mangalavite (omaggio a Lucio Dalla, 22 aprile, Medolla, Teatro Facchini) che in duo con il pianista Danilo Rea (omaggio alla canzone napoletana in jazz, 23 luglio, Nespoli); John De Leo, in duo col suo fidato chitarrista Fabrizio Tarroni (19 giugno, Bagnacavallo, Chiostro del Complesso di San Francesco); GeGè Telesforo, celebrità anche radio-televisiva, che proprio alla radio rende omaggio in sestetto (29 aprile, Medolla); Joe Barbieri, col suo affondo nella canzone tradizionale napoletana (8 giugno, Parma). Con la brillante Simona Molinari si raggiungerà un apice di eloquenza sonora: assieme all’Italian Jazz Orchestra diretta da Fabio Petretti sarà protagonista di una produzione originale che rende omaggio alla canzone d’amore tra jazz e pop (28 luglio, Rimini). Legate al territorio regionale sono le voci del trio Le Scat Noir (18 aprile, Dozza, Teatro Comunale), di Anna Ghetti, in duo col contrabbassista Paolo Ghetti (20 aprile, Mordano, Teatro Comunale) e dell’audace duo Wrong Sisters (28 aprile, Mordano).

Non meno abbondante e trasversale è l’esplorazione del jazz italiano puramente strumentale, a partire dalla presenza di nomi altamente rappresentativi come Enrico Rava, il trombettista simbolo del jazz nostrano, che per l’ennesima volta quest’anno si è aggiudicato il Top Jazz come “Miglior musicista” e che sarà ospite d’onore in due serate a Correggio (il 21 maggio con il trio Guano Padano e il 23 con l’Artchipel Orchestra); ancora il pianista Danilo Rea affiancato dall’elettronica di Martux_m (30 maggio, Correggio); Antonio Faraò (in piano solo, 2 aprile, Modena, Teatro delle Passioni); Roberto Gatto, che si ascolterà sia alla guida del suo quartetto con ospite aggiunto il sassofonista Pietro Tonolo (8 aprile, Guastalla, Teatro Comunale Ruggero Ruggeri) che come componente di un trio all leaders con il pianista Francesco Maccianti e il contrabbassista Ares Tavolazzi (13 marzo,Castel San Pietro Terme, Cassero Teatro Comunale). Ritroviamo Pietro Tonolo in un trio all stars con Dario Deidda al basso e Jorge Rossy alla batteria (9 aprile, Fusignano).

Ci sono poi ancora ascolti sfiziosi con artisti di varia notorietà: il sassofonista Daniele Sepe, nome emblematico del jazz dai toni più libertari (con il suo omaggio alle colonne sonore dei film di Totò il 24 marzo aGuastalla); Valerio Corzani, celebre voce radiofonica qui in veste di narratore per raccontare la parabola di Pannonica de Koenigswarter, accompagnato dal polistrumentista Giorgio Li Calzi e il visual artist Andrea Daddi (26 marzo, Fusignano); l’incontro sulle musiche di Morricone e Legrand tra il contrabbasso di Ferruccio Spinetti e le tastiere di Giovanni Ceccarelli, con in più la voce di Cristina Renzetti (17 aprile, Fusignano); il quartetto della chitarrista e cantante Eleonora Strino, che aggiunge una sensuale spanish tinge alla sua solida impostazione post-boppistica (17 marzo, Fusignano); il trio Accordi Disaccordi, che rinnova la tradizione del jazz gitano (12 marzo, Solarolo, Oratorio dell’Annunziata); la Tower Jazz Composers Orchestra, le cui stratificate e moderne sonorità sono affidate alla direzione di Alfonso Santimone e Piero Bittolo Bon (26 aprile, Ferrara).

L’On Time Contest permetterà di ascoltare alcune delle più promettenti band del giovane jazz italiano: il 17 maggio a Correggio si assisterà all’esibizione in concerto dei finalisti del concorso, seguita dalla rivelazione del vincitore, mentre il 16 maggio sempre a Correggio si esibiranno i Quinto Elemento, gruppo che si è aggiudicato l’On Time Contest 2025.

La comunità europea del jazz

Numerose nazioni europee contribuiscono coi loro artisti al cartellone di Crossroads: Francia, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Germania. Da tutto il continente giungono idee musicali che esibiscono chiari legami con la loro provenienza geografica sapendo contemporaneamente accogliere il linguaggio internazionale del jazz.

Dalla Francia arriva il puro concentrato di pariginità del duo Fontamar Consort, formato da Laurianne Langevin e Jean Fontamar (6 marzo, Fusignano).

L’Olanda ci consegna il superbo e visionario violoncellista Ernst Reijseger, in duo col violinista Mario Forte (14 marzo, Fusignano).

In rappresentanza della Spagna, con le sue caratteristiche tinte folkloriche, giungono la cantante Magalí Sare e il contrabbassista Manel Fortià (27 marzo, Modena, La Tenda).

Made in Germany è il quintetto del batterista Jens Düppe, la cui solida musica sarà intensificata dalla presenza di Francesco Bearzatti come solista al sax (10 aprile, Castel San Pietro Terme).

Solidamente jazzistiche le importazioni musicali dalla Gran Bretagna: il cantante e pianista Anthony Strong accompagnato dalla Colours Jazz Orchestra eseguirà un omaggio da Cole Porter a Frank Sinatra (22 marzo, Imola, Teatro Ebe Stignani); il cantante e sassofonista Ray Gelato, il ‘padrino’ dello swing anglosassone, porterà i suoi Giants a Rimini (31 luglio).

Tinte esotiche

Molta America Latina e un pizzico d’Africa: i suoni esotici sono da sempre una specialità di Crossroads.

Lasciandoci alle spalle la musica afroamericana, si veleggia verso quella afrocubana: il Grupo Compay Segundo, ovvero i più accreditati eredi del mitico Buena Vista Social Club, travolgerà il Teatro Ebe Stignani di Imola coi suoi ritmi sovreccitati(18 marzo).

Ci si sposta invece sulle sponde musicali del Brasile in ben tre occasioni: il piano solo di Amaro Freitas, col suo jazz carico di echi folklorici emerso dalle favelas di Recife (12 aprile, Piacenza, Milestone); la cantante Ivete Souzah, chein duo con il tastierista Maurizio Degasperi rivisita in chiave moderna le memorie ancestrali della sua terra (13 aprile, Mordano); il duo As Madalenas, il cui omaggio a Ornella Vanonisi muove tra Italia e Brasile (19 aprile, Dozza).

Il trio che allinea il suonatore di balafon Aly Keita, il batterista Hamid Drake e il vibrafonista Pasquale Mirra garantisce un tripudio di pulsazioni ritmiche tra Africa, USA e Italia (27 maggio, Correggio).


Ufficio Stampa Crossroads
tel. 051 0418568
e-mail: daniele@musicforward.it
e-mail: dancecchini@hotmail.com
Da Daniele Cecchini <daniele@musicforward.it>

In Sicilia si celebra il Chinese New Year 2026 con la Danza del Drago

È iniziato il conto alla rovescia a Sicilia Outlet Village per la celebrazione del Chinese New Year 2026: si festeggia l’anno del Cavallo di Fuoco con una giornata dinamica e ricca di iniziative. Sicilia Outlet Village domenica 22 febbraio si tinge di rosso e propone un fitto programma in partnership con Istituto Confucio dell’Università Kore di Enna.

SICILIA OUTLET VILLAGE SI TINGE DI ROSSO CON IL CAVALLO DI FUOCO DEL CAPODANNO CINESE

ra le vie del lusso alla scoperta di sapori, danze e curiosità della civiltà millenaria

La lussuosa location dello shopping si prepara ad ospitare al suo interno la “Chinese Lounge” dove artisti ed esperti condivideranno opere d’arte, usi e costumi della Cina coinvolgendo il pubblico in un susseguirsi di eventi gratuiti.
Alle ore 11.00 si terranno un corso di introduzione al cinese “La lingua dei draghi” e un laboratorio di decorazioni di maschere cinesi per bambini. Alle ore 15.00 inizieranno un workshop di carte intagliate e calligrafia e un’esibizione di arti marziali. Alle ore 16.00 sarà preparata una degustazione completa di approfondimento delle tecniche di infusione del tè cinese e alle ore 18.00 i visitatori saranno coinvolti in un workshop di nodi cinesi.

Durante la giornata inoltre sono previsti due show alle ore 12.00 e ore 16.30 dedicati alla Danza del Drago con sfilate di abiti tradizionali lungo i boulevard dei 170 negozi di brand nazionali e internazionali. Alle ore 17.30 si accenderanno i fuochi per lo show cooking di Tangyuan cinesi all’interno del bistrot “Uovo di Seppia. Inoltre dalle 11.00 fino alle 19.00 nella “Chinese Lounge” sarà possibile esplorare astrologia cinese per scoprire il proprio segno zodiacale e sarà aperta al pubblico la Mostra dello Zodiaco Cinese.

La celebrazione del Chinese New Year 2026 a Sicilia Outlet Village potrà essere un’occasione per scoprire tradizioni, curiosità, segni e sapori. Il programma di eventi, oltre a rappresentare un’occasione di arricchimento culturale aperta a tutti, diventa anche un grande momento di accoglienza verso la comunità locale cinese e il continuo flusso di turisti che dal Paese dell’Yin e Yang visitano la Sicilia. Così, anche nell’Isola più grande del Mediterraneo, i festeggiamenti cinesi diventano momenti di valorizzazione della civiltà millenaria, una tra le più popolose al mondo.


I PRESS, Sala Stampa e Comunicazione
CATANIA – Via Perugia 1, 95129
tel/fax 095 505133
www.i-press.it | www.i-pressnews.it 
staff@i-press.it 
Fb | Tw | Ln | Inst | Yt
Da I PRESS <ipress@onclusivenews.com>

Le Mani d’Oro: Presentazione del nuovo mazze di carte Modiano, premiazione e mostra

Il nuovo mazzo di carte da gioco – nato dal Concorso di Idee per la IV edizione del progetto “Le Mani d’Oro” – prodotto dalla Modiano Industrie Carte da Gioco ed Affini, con le illustrazioni realizzate dagli studenti del Liceo artistico Max Fabiani di Gorizia, sarà presentato giovedì 19 febbraioalle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste.

Presentazione del nuovo mazzo di carte Modiano, premiazione e mostra

Le Torri del Friuli Venezia Giulia i soggetti interpretati

giovedì 19 febbraioalle ore 11.00, al Museo Sartorio di Trieste.

Le Mani d’Oro Da cosa nasce cosa e poi un’altra ancora

La presentazione seguirà la Cerimonia di premiazione del Concorso con la presentazione degli autori che hanno realizzato le illustrazioni, nonché l’oggetto di design realizzato a dimensioni reali che ha meglio valorizzato lo scarto di produzione.  Si proseguirà con l’inaugurazione della mostra (visitabile fino il 22 marzo da mercoledì a domenica 10.00-17.00) con tutti i progetti e le illustrazioni realizzate e con l’esposizione anche di immagini storiche provenienti dall’Archivio Modiano, che illustrano gli stabilimenti dell’azienda nell’evolversi degli anni. Si parlerà infine di gioco con i soci dell’UICI, per un momento di condivisione e inclusività.

“Valorizzare la creatività dei giovani nell’incontro con l’impresa d’eccellenza, osservando l’intero ciclo produttivo” – sottolinea Lorena Matic, ideatrice e direttrice artistica – “è l’obiettivo del progetto “Le Mani d’Oro”, dal sottotitolo “Da cosa nasce cosa e poi un’altra ancora. Quest’anno i soggetti da interpretare nelle illustrazioni” – afferma Lorena Matic,– “sono stati le Torri, quali punti di osservazione disseminati in Friuli Venezia Giulia, pregni di storia e metaforicamente luoghi da cui osservare lontano, immaginando il futuro: 14 Torri – fra le quali la Torre elettrica del Porto Vecchio e la Torre dell’Orologio di Trieste, la Torre Millenaria di Marano Lagunare, la Torre Raimonda di San Vito al Tagliamento –  le cui illustrazioni valorizzano il patrimonio storico architettonico e suggeriscono un nuovo itinerario culturale”.
Articolato in un concorso di idee, una mostra, uno spettacolo e un cortometraggio, il progetto si proseguirà giovedì 26 febbraio alle ore 20.30 al Kulturni dom di Gorizia, con la messa in scena uno spettacolo musicale con gli Overtwelve, oltre 30 giovani cantanti con un repertorio che spazia dai grandi classici alle più moderne hit, diretti dalla maestra Francesca Moretti. Sul palcoscenico, anche l’attore Gualtiero  Giorgini per far conoscere meglio la storia delle torri protagoniste del nuovo mazzo di carte.

Venerdì 13 febbraio ore 11.30 a Capodistria al Palazzo Gravisi Buttorai è prevista la proiezione del cortometraggio realizzato sul tema del progetto, diretto da Davide Salucci, con riprese nell’azienda Modiano e nei laboratori scolastici di Gorizia, Isola e Capodistria, con la partecipazione degli studenti e la presentazione del catalogo che chiude la 4° edizione del progetto.

“La Mani d’Oro” è un progetto ideato e diretto da Lorena Matic, prodotto dall’Associazione culturale Opera Viva con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il contributo dell’Unione Italiana e della Fondazione Pietro Pittini, con la collaborazione del Comune di Trieste, del Kulturni dom di Gorizia, del Piccolo coro di Monfalcone, con la preziosa collaborazione della Modiano Spa e la partecipazione del Liceo Artistico Max Fabiani di Gorizia, della SM Pietro Coppo di Isola e del Ginnasio Carli di Capodistria.

Per rimanere sempre aggiornati potete iscrivervi alla Newsletter su www.assocoperaviva.it


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Palazzetto Tito, Fondazione Bevilacqua La Masa: LUCIANA CICOGNA Opere 2012- 2025

La Fondazione Bevilacqua La Masa presenta nella sede di Palazzetto Tito una mostra
dedicata al lavoro di Luciana Cicogna con opere realizzate dal 2012 al 2025.

Venerdì 20 febbraio alle ore 18.00, siete invitati alla mostra dedicata alle opere di Luciana Cicogna, prodotte tra il 2012 e il 2025

Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, ospiterà un’esposizione che fa il punto sulla ricerca di Cicogna e sulla sua poetica, curata da Stefano Cecchetto.

Artista presente a numerose Collettive della Bevilacqua La Masa dove vince tre Premi Acquisto e una Borsa di Studio, Luciana Cicogna ritorna ora con una mostra personale nella quale espone una selezione dei lavori realizzati nel periodo 2012-2025.

Il percorso espositivo di Palazzetto Tito raccoglie quindi opere recenti con un’appendice dedicata agli anni Settanta per la riscoperta, alla distanza, delle promettenti origini della sua ricerca.

La mostra, curata da Stefano Cecchetto, presenta dipinti emblematici che appartengono ai differenti cicli del suo lavoro: dalle Lune alle Cortecce; dalle Memorie di foglia ai Lievi movimenti; fino ad arrivare alle tele più recenti denominate: Punto di vista dove Luciana Cicogna affronta il soggetto degli occhi/occhiali non come elemento decorativo, bensì come segno di una visione concettuale pervasa dalla poetica del silenzio. Dietro all’alchimia di tutte queste sue opere, arricchite dalla sapiente stesura della foglia d’oro, il percorso della mostra ci conduce dentro all’universo estetico ed emozionale dell’artista che non ha mai eluso le rischiose avventure del suo mestiere, perché il suo temperamento è costantemente alla ricerca di un segno antico e contemporaneo nello stesso tempo.

Il percorso della mostra, diviso per “stanze”, diventa quindi l’occasione per fare il punto sulla ricerca sviluppata da Luciana Cicogna nell’arco degli ultimi quindici anni del suo lavoro. Per l’approfondimento di una suggestiva narrazione poetica che coniuga, dentro ai differenti temi, lo stato d’animo dell’artista.

Una maniera questa per mettere insieme le tessere di un puzzle e ricomporre il suo recente percorso artistico dopo la partecipazione alla mostre collettive della Bevilacqua La Masa negli anni Settanta e Ottanta.


LUCIANA CICOGNA
Opere
2012- 2025


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 20 Febbraio 2026 
Orari di apertura: fino al 22 marzo, dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: libero

Ufficio stampa e comunicazione
Studio associato Davide Federici
+39 331 5265149 | info@davidefederici.it
Da Davide Federici <press.davidefederici@gmail.com>

Galleria Vik Milano: Aldo Damioli “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”

Aldo Damioli è noto per il suo lavoro sul paesaggio urbano, sviluppato attraverso un consapevole rovesciamento percettivo. Le sue vedute mettono in scena un tempo capovolto, in cui la pittura si manifesta apertamente come artificio e come linguaggio storico applicato al presente. Guardando alle grandi metropoli contemporanee attraverso la grammatica del vedutismo settecentesco, Damioli rilegge la modernità urbana adottando uno stile volutamente inattuale. Da New York a Parigi, da Pechino fino a Milano, le città dipinte dall’artista appaiono immediatamente riconoscibili nella loro struttura architettonica, ma progressivamente si sottraggono a ogni pretesa di realismo. L’uso di uno stile non contemporaneo produce un effetto di straniamento che mette in crisi le abitudini dello sguardo, trasformando la veduta in uno strumento di riflessione sul modo stesso in cui costruiamo le immagini del presente.

ALDO DAMIOLI
Le grand Jeu. La magia del quotidiano
 
Galleria Vik Milano
A cura di Alessandro Riva

In programma fino al 15 febbraio 2026 negli spazi della galleria in Via Silvio Pellico 8, Milano.

In questa mostra alla Galleria Vik Milano, tuttavia, Damioli presenta un nucleo di opere che segna uno scarto deciso rispetto alla sua produzione più nota. Al centro non vi è più il paesaggio, ma la figura umana, protagonista di una serie di scene sospese ed enigmatiche che costituiscono il cuore della mostra “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”. I personaggi dipinti da Damioli sono colti in azioni lontane da ogni idea produttiva o funzionale del fare. Si tratta di gesti che rimandano a una dimensione simbolica, ludica, sensoriale: la divinazione, il gioco, l’attenzione ai sensi, la contemplazione, l’abilità fine a sé stessa, il gesto del dono. Attività marginali, apparentemente inutili, che sembrano appartenere a un tempo indefinito e che alludono a un sapere laterale, non razionale, sottratto alle logiche dell’efficienza. Nel loro insieme, queste opere delineano una galleria di figure sospese in un tempo altro, che sembrano guardare con discreta nostalgia a un aspetto irrazionale e ludico della realtà.

“Acrobati, maghe, giocolieri, cartomanti, illusionisti, distillatrici di profumi, donne in attesa forse, come antiche principesse vittime d’un incantesimo, del dono di un ammiratore lontano e sconosciuto che possa restituire loro una felicità perduta e vagheggiata”, scrive il curatore Alessandro Riva. “Sono questi i personaggi che Aldo Damioli ci imbandisce in questa sua serie di quadri insieme limpidi ed enigmatici, figure che abitano una zona laterale del reale, dove il gesto si sottrae alla funzione e l’azione perde scopo, caricandosi di una densità simbolica che ha a che fare con l’attesa, con il rito, con una sospensione del tempo ordinario. Lo stesso titolo della mostra, Le grand Jeu, rimanda alla rivista omonima fondata tra il 1927 e il 1928 da un gruppo di liceali francesi, poco più che adolescenti, tra cui Roger Gilbert-Lecomte e René Daumal, per i quali il ‘gioco’ non era evasione ma un banco di prova conoscitivo, capace di incrinare le forme stabilite del pensiero e della percezione. È in questa stessa linea che si colloca oggi la pittura di Damioli: non come racconto del mondo, ma come esposizione delle sue tensioni più segrete, dove anche l’arte, col suo potere metamorfico e misterioso, si colloca tra i grandi artifici simbolici capaci di incidere, se non direttamente sulle sorti del mondo, certo sulle coscienze, sugli stimoli, sulla percezione, sui confini stessi dell’immaginario di chi la ama, la colleziona e la vive nel proprio quotidiano”.

In un presente segnato da conflitti, paure planetarie e accelerazione continua, la pittura di Damioli suggerisce dunque la possibilità di un diverso rapporto con il reale, fondato sull’esperienza, sull’attesa e sull’enigma. Un “grande gioco”, appunto, in cui il quotidiano si carica di una magia sottile, silenziosa, mai spettacolare, ma profondamente necessaria.

Aldo Damioli è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni pubbliche, tra cui Palazzo Reale e il
PAC di Milano, il Rupertinum Museum di Salisburgo, la Galleria d’Arte Moderna di Budapest, e le Gallerie d’Arte Moderna di Genova e Bologna.


Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Periodo di apertura: 22 gennaio – 15 febbraio 2026
Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 21.00

UFFICIO STAMPA
Paola Martino
paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 333 2939557
+39 02 36595379
Viale Coni Zugna 7, Milano
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>

Trieste, Giardino pubblico Muzio de Tommasini: “Per li rami”, sabato 14 febbraio

Il Giardino pubblico di Trieste si trasforma in un hub narrativo da cui si diramano trekking urbani e percorsi letterari tra parchi e belvedere, invitando a sostare, ascoltare e osservare.

Sabato 14 febbraio 2026, alle ore 10.30, verrà presentato Per li rami, un progetto di Cizerouno che propone percorsi letterari inediti guidati da quattro busti che diventano “Virgili”: figure capaci di accompagnare i visitatori lungo sentieri reali e immaginari attraverso testi, voci e relazioni che intrecciano luoghi e letteratura.

Per li rami
Quattro itinerari letterari dal Giardino pubblico di Trieste
Presentazione del progetto
Sabato 14 febbraio 2026 ore 10.30

Giardino pubblico “Muzio de Tommasini” via Giulia, Trieste

I primi protagonisti di “Per li rami” sono due poeti, Virgilio Giotti e Srečko Kosovel, uno scrittore e giornalista, Scipio Slataper, e una figura centrale della cultura editoriale e artistica triestina, Anita Pittoni.

Quattro itinerari che dal Giardino pubblico ci porteranno al Giardino Wulz, al Parco di San Giovanni, al Giardino di via San Michele, al Parco della Rimembranza e all’Obelisco a Opicina.

Ad accompagnarci in queste esplorazioni, oltre alle parole dei nostri quattro “Virgili” anche quelle di Claudio Grisancich, Fabrizia Ramondino, Claudio Magris, Giani Stuparich, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Voghera, Pino Roveredo, Diana De Rosa, Boris Pahor, Marko Sosič, Biagio Marin, Silvia Zetto Cassano, Peppe Dell’Acqua e altri ancora.

Sabato un tour nel parco racconterà Per li rami, attraverso storie, curiosità e legami tra i nostri quattro protagonisti e alcuni luoghi di Trieste.  Nel corso della passeggiata ai partecipanti sarà donata una piccola guida con mappe e foto storiche provenienti dalla Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, dall’Archivio di Stato e dall’Archivio Generale del Comune di Trieste.

I codici QR all’interno della guida permetteranno di ascoltare in anteprima i quattro racconti di “Per li rami”, scritti da Massimiliano Schiozzi e Martina Vocci, ai quali ha dato voce Nikla Petruška Panizon.

Sabato alla fine del tour verrà pubblicato on line il sito che Cizerouno ha realizzato per l’occasione e che contiene le informazioni sul progetto oltre ai contenuti audio e una serie di suggerimenti di letture per esplorare i luoghi di “Per li rami”.

In un palinsesto di assonanze, amicizie, filiazioni e debiti culturali, Per li rami propone frammenti e “luoghi-tassello” che ogni visitatore può ricomporre liberamente secondo le proprie passioni, il tempo a disposizione o la curiosità del momento, costruendo una mappa intima e mutevole del paesaggio letterario triestino, aperta anche a future esplorazioni dal Friuli all’Istria.

Il progetto è realizzato grazie alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e rientra nel bando creato nell’ambito del progetto DANTE, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia. www.ita-slo.eu/dante
L’evento si svolgerà in lingua italiana e sarà presente un interprete italiano sloveno, la partecipazione è gratuita con prenotazione scrivendo : eventi@cizerouno.it

Il punto di ritrovo è l’ingresso principale del Giardino pubblico (dietro al monumento a Domenico Rossetti).


cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 Trieste

www.cizerouno.it
#varcarelafrontiera
#cavanastories
#cavò
Da info <info@cizerouno.it>