
Aldo Damioli è noto per il suo lavoro sul paesaggio urbano, sviluppato attraverso un consapevole rovesciamento percettivo. Le sue vedute mettono in scena un tempo capovolto, in cui la pittura si manifesta apertamente come artificio e come linguaggio storico applicato al presente. Guardando alle grandi metropoli contemporanee attraverso la grammatica del vedutismo settecentesco, Damioli rilegge la modernità urbana adottando uno stile volutamente inattuale. Da New York a Parigi, da Pechino fino a Milano, le città dipinte dall’artista appaiono immediatamente riconoscibili nella loro struttura architettonica, ma progressivamente si sottraggono a ogni pretesa di realismo. L’uso di uno stile non contemporaneo produce un effetto di straniamento che mette in crisi le abitudini dello sguardo, trasformando la veduta in uno strumento di riflessione sul modo stesso in cui costruiamo le immagini del presente.

| ALDO DAMIOLI Le grand Jeu. La magia del quotidiano Galleria Vik Milano A cura di Alessandro Riva |
In questa mostra alla Galleria Vik Milano, tuttavia, Damioli presenta un nucleo di opere che segna uno scarto deciso rispetto alla sua produzione più nota. Al centro non vi è più il paesaggio, ma la figura umana, protagonista di una serie di scene sospese ed enigmatiche che costituiscono il cuore della mostra “Le grand Jeu. La magia del quotidiano”. I personaggi dipinti da Damioli sono colti in azioni lontane da ogni idea produttiva o funzionale del fare. Si tratta di gesti che rimandano a una dimensione simbolica, ludica, sensoriale: la divinazione, il gioco, l’attenzione ai sensi, la contemplazione, l’abilità fine a sé stessa, il gesto del dono. Attività marginali, apparentemente inutili, che sembrano appartenere a un tempo indefinito e che alludono a un sapere laterale, non razionale, sottratto alle logiche dell’efficienza. Nel loro insieme, queste opere delineano una galleria di figure sospese in un tempo altro, che sembrano guardare con discreta nostalgia a un aspetto irrazionale e ludico della realtà.

“Acrobati, maghe, giocolieri, cartomanti, illusionisti, distillatrici di profumi, donne in attesa forse, come antiche principesse vittime d’un incantesimo, del dono di un ammiratore lontano e sconosciuto che possa restituire loro una felicità perduta e vagheggiata”, scrive il curatore Alessandro Riva. “Sono questi i personaggi che Aldo Damioli ci imbandisce in questa sua serie di quadri insieme limpidi ed enigmatici, figure che abitano una zona laterale del reale, dove il gesto si sottrae alla funzione e l’azione perde scopo, caricandosi di una densità simbolica che ha a che fare con l’attesa, con il rito, con una sospensione del tempo ordinario. Lo stesso titolo della mostra, Le grand Jeu, rimanda alla rivista omonima fondata tra il 1927 e il 1928 da un gruppo di liceali francesi, poco più che adolescenti, tra cui Roger Gilbert-Lecomte e René Daumal, per i quali il ‘gioco’ non era evasione ma un banco di prova conoscitivo, capace di incrinare le forme stabilite del pensiero e della percezione. È in questa stessa linea che si colloca oggi la pittura di Damioli: non come racconto del mondo, ma come esposizione delle sue tensioni più segrete, dove anche l’arte, col suo potere metamorfico e misterioso, si colloca tra i grandi artifici simbolici capaci di incidere, se non direttamente sulle sorti del mondo, certo sulle coscienze, sugli stimoli, sulla percezione, sui confini stessi dell’immaginario di chi la ama, la colleziona e la vive nel proprio quotidiano”.

In un presente segnato da conflitti, paure planetarie e accelerazione continua, la pittura di Damioli suggerisce dunque la possibilità di un diverso rapporto con il reale, fondato sull’esperienza, sull’attesa e sull’enigma. Un “grande gioco”, appunto, in cui il quotidiano si carica di una magia sottile, silenziosa, mai spettacolare, ma profondamente necessaria.
Aldo Damioli – Profilo
Aldo Damioli è nato a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni pubbliche, tra cui Palazzo Reale e il
PAC di Milano, il Rupertinum Museum di Salisburgo, la Galleria d’Arte Moderna di Budapest, e le Gallerie d’Arte Moderna di Genova e Bologna.
| Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano Periodo di apertura: 22 gennaio – 15 febbraio 2026 Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 21.00 UFFICIO STAMPA Paola Martino paolamartinoufficiostampa@gmail.com +39 333 2939557 +39 02 36595379 Viale Coni Zugna 7, Milano |
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