Bologna: Spazio b5 ospita la mostra fotografica “DISCENDERE O SALIRE” di Andrea Borzatta 

Dal 19 al 30 marzo 2026, Spazio b5 a Bologna ospita la mostra fotografica “Discendere o salire, curata dall’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera, con testo critico di Lorenzo Gresleri e con il patrocinio del Consolato Onorario del Cile per l’Emilia-Romagna. L’esposizione introduce al lavoro del fotografo Andrea Borzatta, artista che ha scelto il paesaggio cileno come campo di osservazione, riflessione e visione. La cerimonia d’inaugurazione ufficiale si terrà sabato 21 marzo alle ore 18:00.

All’interno di Spazio b5, il visitatore potrà immergersi in ventuno fotografie, che insieme vanno a formare un racconto espositivo che mette in dialogo Patagonia e deserto cileno. Gli scatti di Borzatta, oltre a documentare i luoghi, trasformano ogni scena in un’esperienza corporea e poetica, dove la geografia diventa specchio del corpo e della coscienza, dando forma ad un paesaggio che comunica direttamente con chi lo osserva.

“DISCENDERE O SALIRE”
Il senso del paesaggio cileno
 
Mostra fotografica di Andrea Borzatta
A cura dell’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera
OPENING: Sabato 21 marzo ore 18:00
19 – 30 marzo 2026
Spazio b5 – Vicolo Cattani 5b, Bologna

Il paesaggio silenzioso del Cile è il focus di una ricerca su due movimenti che definiscono la nostra relazione con lo spazio e con noi stessi, e che danno il titolo alla mostra. Nel discendere avvertiamo il vuoto che ci prepara, come un respiro che si dilata per accoglierci. Come spiega Lorenzo Gresleri: “Più ci allontaniamo dal crinale, più cresce la vertigine: è un abbandono che ricorda il ritorno al grembo della terra, un lasciarsi cullare dall’ombra fino a sentirne la tensione protettiva”. Salire, invece, è un esercizio di volontà e misura. Gresleri aggiunge: “Ogni passo, tra la gamba che solleva e quella che sostiene, genera una tensione ritmica. L’aria avvolge il corpo, il vento ne prolunga lo sforzo, il calore diventa pulsione e la luce guida i movimenti. Quando l’incontro con il creato avviene in spazi vasti, quasi infiniti, la percezione si dilata fino a superare se stessa. Di fronte alle proporzioni smisurate della natura, l’io si smarrisce e l’essere umano si chiede se possiede davvero la forza di attraversare un orizzonte così ampio”.

In molte delle fotografie che verranno esposte al pubblico a partire dal 19 marzo, un dettaglio — una foglia, un ramo, un riflesso sull’acqua — racchiude già la totalità del paesaggio. Borzatta estrae momenti quasi astratti, in cui la vita si raccoglie in un gesto minimo, in una tensione perfetta tra chiusura e apertura, tra forma e respiro. Gresleri approfondisce questo concetto e afferma: “È il frammento che si fa sintesi, in cui la parte contiene la memoria e la legge dell’intero. Ma il frammento, nelle immagini di Borzatta, è anche soglia: un punto di passaggio che invita a oltrepassare la superficie per accedere a un altrove, dove la percezione si apre e la visione diventa esperienza.

Gli scatti invitano ad un deconfinamento intimo, uscire dall’immediato per abitare un vuoto necessario, un vuoto che è tempo, spazio di riflessione attraverso un paesaggio lontano, estraneo, eppure lentamente vicino. Come spiega la curatrice Arch. Lorena Zúñiga Aguilera: “Il lontano diventa estraneo. L’estraneo, lentamente, diventa vicino. Queste ventuno immagini non descrivono un luogo, lo aprono. Lasciano spazio allo spettatore per entrare, per perdersi, per respirare. Tra pieni e vuoti, tra freddo sospeso e luce ostinata, il paesaggio smette di essere esterno e si trasforma in un territorio interiore.

Anche i colori esprimono l’essenza dei paesaggi, rivelando la relazione sottile tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che attende di essere colto. I monocromi freddi o le tonalità d’azzurro della Patagonia comunicano un senso di immobilità, come se il tempo avesse deciso di fermarsi ancora un istante. Nel deserto, invece, il colore insiste: ocre diluite, terre consumate dalla luce, una ripetizione infinita dello stesso tono che rende la distanza un’esperienza fisica. Il paesaggio permane e, in questa permanenza, costringe lo sguardo a rallentare. Agendo come testimone e ascoltatore del paesaggio, Borzatta imprime nelle sue opere uno sguardo concentrato e chirurgico. Il fotografo racconta: “Attraverso l’obiettivo riesco a fermare il tempo e a trasformare attimi fugaci in storie visive profonde. Ogni scatto che realizzo si trasforma in un racconto, un momento di connessione che va oltre il linguaggio”.

Grafiche: Silvia Galliani


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: “DISCENDERE O SALIRE” di Andrea Borzatta. A cura dell’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera
DOVE: Spazio b5 – Vicolo Cattani 5b, 40126, Bologna
OPENING: Sabato 21 marzo ore 18:00
DATE DI APERTURA: 19 – 30 marzo 2026
ORARI: mar. – sab. 16:00 – 19:00 o su appuntamento| dom. e lun. chiuso
PATROCINIO: Consolato Onorario del Cile per l’Emilia-Romagna
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI ANDREA BORZATTA
SITO WEB: https://andreaborzatta.it/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
051 6569105                 
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com>

Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Roma: Una visione internazionale. Libri d’artista

Dal 16 febbraio al 19 aprile 2026 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma, guidata da Luca Mercuri, ospita la collettiva Una visione internazionale – Libri d’artista – Omaggio a Hendrik Christian Andersen.

UNA VISIONE INTERNAZIONALE – LIBRI D’ARTISTA
Omaggio a Hendrik Christian Andersen

Mostra a cura di
Maria Giuseppina Di Monte, John David O’ Brien, Stefania Severi

L’esposizione, coordinata da Maria Giuseppina Di Monte e curata da John David O’ Brien per quanto concerne gli artisti americani e da Stefania Severi per quelli italiani, in collaborazione con Veronica Brancati (Casa Museo H. C. Andersen), s’inserisce in un dialogo armonico con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Hendrik Christian Andersen. 

Hendrik Christian Andersen, nato a Bergen in Norvegia nel 1872 e morto a Roma nel 1940, è stato uno scultore, pittore e urbanista emigrato con la famiglia negli USA.  È uno dei tanti artisti stranieri che, innamorato di Roma, vi si è stabilito dal 1899. Qui ha fatto erigere Villa Helene (dal nome della madre), sede dell’attuale museo, nel cui piano terreno era collocato il suo studio di scultore, oggi sede espositiva delle sue opere.

Hendrik dedicò gran parte della sua esistenza alla realizzazione del Centro Mondiale della Comunicazione. Proprio per promuovere il suo progetto Hendrik ha pubblicato un prezioso volume, ricco di mappe, disegni e testi esplicativi, dal titolo Creation of a World Centre of Communication. Il progetto utopico non è stato realizzato sebbene disegni, planimetrie, nonché il ricco corredo iconografico, siano conservati nell’archivio storico del museo e parzialmente esposti nelle sale permanenti.

La mostra scaturisce dalla riflessione di venti artisti: dieci americani dell’area di Los Angeles, e dieci italiani, prevalentemente attivi nell’area romana sull’opera dello scultore norvegese. Queste riflessioni hanno portato alla realizzazione di altrettanti libri d’artista, tutti diversi per materiali e tecniche ma tutti ispirati al lavoro di Hendrik da cui partono per affrontare un viaggio avventuroso traendo spunto dalla biografia, dagli interessi e dalla vis creativa.

Letizia Ardillo, Vito Capone, Antonella Cappuccio, Francesca Cataldi, Elisabetta Diamanti, Luigi Manciocco, Roberto Mannino, Lucia Pagliuca, Riccardo Pieroni, Maria Grazia Tata.

Dawn Arrowsmith, Margaret Griffith, Alex Kritselis, Jonna Lee, Mark Licari, Erika Lizée, John David O’Brien, Carolie Parker, Jody Zellen, Alexis Zoto. 

La mostra riflette sulle due anime di Hendrik, quella americana e quella italiana e, tramite i lavori degli artisti, mette in dialogo le due anime attraverso un confronto intenso e illuminante.

La mostra è stata allestita da novembre a dicembre 2025 nelle sale espositive della Biblioteca dell’Art Center di Los Angeles, diretta da Robert Diring.

Il catalogo scientifico, edito da Bertoni Editore, è bilingue italiano e inglese.

Nell’ambito della mostra sono previsti degli eventi collaterali di valorizzazione che saranno comunicati sul sito e sui social della Casa-Museo H. C. Andersen. 

Si ringraziano per il sostegno la Cooperativa Sociale Apriti Sesamo, la Galleria Sinopia di Roma e la Federazione Unitaria italiana Scrittori (FUIS).


SCHEDA INFORMATIVA
 
Titolo: Una visione internazionale – Libri d’artista – omaggio a Hendrik Christian Andersen
Sede: Casa Museo Hendrik Christian Andersen, via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma
Contatti:
telefono: +39 06 3219089
e-mail: dms-rm.museoandersen@cultura.gov.it
Web: https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it//museo-hendrik-christian-andersen
FB: https://www.facebook.com/CasaMuseoHendrikChristianAndersen
X: https://x.com/MuseoAndersen
IG: https://www.instagram.com/casamuseoandersen/
 
Ingresso: Intero Euro 6,00; ridotto Euro 2,00; gratuità di legge. La Mostra è inclusa nel biglietto per la Casa Museo.
Il biglietto per la Casa Museo è acquistabile presso il totem digitale (abilitato POS) o su
https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.30 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.45. Chiuso il lunedì.
 
Ufficio Promozione e Comunicazione e URP
Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma
dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

La mostra di Antonio Di Cecco
a cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub

Fino al 27 marzo 2026

La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare la mostra Ciò che resta – Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiumediAntonio Di Cecco, a cura della Fondazione e diRVM Hub.

Antonio Di Cecco
Ciò che resta
Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume

A cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub

Inaugurazione 26 febbraio 2026 ore 18.30

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

Fino al 27 marzo 2026

Ciò che resta è un percorso visivo lungo i margini del fiume Aterno e dei suoi affluenti, un’indagine che si costruisce attraverso fotografie in bianco e nero e cianografie per interrogare ciò che l’acqua trattiene, disegna, cancella o lascia emergere. Il progetto è accompagnato da un volume, prodotto dalla Fondazione de Marchis e da RVM Hub, con il coordinamento editoriale di Agnese Porto e Giammaria De Gasperis e un testo di Antonello Frongia, professore associato di Storia dell’arte contemporanea all’Università Roma Tre. 

Durante la serata inaugurale interverranno l’artista, i curatori, gli editori nonché il Prof. Antonello Frongia. 

Come scrive Diana Di Berardino, direttrice della Fondazione Giorgio de Marchis, «Antonio Di Cecco, attraverso le sue fotografie e le sue cianografie, indaga il territorio aquilano e il sistema fluviale dell’Aterno come patrimonio naturale e culturale e ne offre una lettura originale: un archivio visivo che restituisce una lettura non documentaria, ma in divenire, dell’itinerario fluviale. Il percorso espositivo allestito negli spazi della Fondazione de Marchis conduce il visitatore alla scoperta della ricerca artistica di Di Cecco, che si trasforma in uno sviluppo dell’animo umano narrato attraverso l’occhio/obiettivo dell’artista/fotografo e che va oltre il linguaggio documentario, per aprirsi a una visione del tutto intimistica.»

«Antonio Di Cecco non osserva semplicemente un paesaggio: lo lascia affiorare attraverso i suoi processi.», scrive RVM Hub. «Il lavoro è un’indagine sul fiume, come elemento naturale inserito in un paesaggio più ampio, animato da piante, fiori e architetture naturali, generate dal loro intreccio. Il fiume, dunque, è perennemente presente anche quando l’acqua scompare, lasciando spazio ai rovi e agli elementi naturali che abitano i suoi margini. Potremmo quasi dire che si tratta di una narrazione del fiume “in assenza” o attraverso una presenza fugace e in rapido movimento, evidenziata dalla lunga esposizione.

Una narrazione del tempo, anzi, dei tempi che operano sull’acqua e sulla vegetazione: veloce e inafferrabile il primo, lento e per questo impercettibile il secondo. La scelta del bianco e nero è una chiara volontà di restare focalizzato sull’essenziale, sulle forme e sulle linee create dalle piante di fiume. Un’evocazione di stati d’animo, più che un racconto del visibile e del reale.

Alle immagini fotografiche sono affiancate delle cianografie, nelle quali l’immagine appare attraverso un meccanismo chimico che rende la carta fotosensibile. La cianografia è, dunque, una traccia, emblema di un evento che si è inscritto nella materia, come il fiume lascia segni sulle rive, del proprio passaggio. Se le fotografie mostrano ciò che l’acqua alimenta nel mondo, le cianografie mostrano ciò che l’acqua scrive direttamente sulla superficie sensibile.»

Antonio Di Cecco vive a L’Aquila, dove gestisce lo studio ContrastiUrbani. Sviluppa progetti sui processi di modificazione dei luoghi e sul rapporto tra essere umano, ambiente e tempo, oltre a occuparsi di fotografia di architettura e di paesaggio. È rappresentato dall’agenzia Contrasto.


La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.

Rvm Hub è una casa editrice indipendente e uno studio editoriale: si occupa di fotografia e lavora principalmente per scoprire progetti fotografici che siano capaci di creare nuovi terreni artistici con altre forme di narrazione. Racconta storie attraverso progetti a lungo termine, curando ogni pubblicazione con attenzione e cercando di dare il proprio contributo per educare le persone alla fruizione consapevole dell’arte visiva, anche con mostre, workshop e comunicazione culturale. Le pubblicazioni sono curate nel minimo dettaglio, sempre diverse e sempre su misura al progetto: affini al movimento dello slow journalism e slow publishing. RVM segue tutta la filiera del libro, dal progetto alla distribuzione, accompagnando i propri autori per tutto il percorso. Rvm Hub è composta da Agnese Porto e Giammaria De Gasperis, co-fondatori ed editori, e ha sede all’Aquila.


Antonio Di Cecco
Ciò che resta
Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume

A cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub

Inaugurazione 26 febbraio 2026 ore 18.30
Fino al 27 marzo 2026
Orari: giovedì 11.00 – 13.00 / 17.00 – 19.30; venerdì, sabato e domenica 17.00 – 19.30 – Ingresso libero


Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
Diana Di Berardino

Barbara Olivieri
fondazione.demarchis@gmail.com

Valentina Equizi
Graphic designer e social media manager
valentina.equizi88@gmail.com

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_associazione blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
Da Roberta Melasecca Curator&Press <roberta.melasecca@gmail.com>

SAC Spazio Arte Contemporanea: FRAMMENTI. Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace

“Qual è la forma di un frammento? In un’epoca scandita dalla frenesia, dall’iperconnessione e da ritmi insostenibili, l’individuo contemporaneo cerca un istante di pace, un tempo sospeso.
Nel vortice travolgente l’identità si disgrega e lo scorrere lento della quotidianità acquista un valore spirituale.
Cosa rimane di noi nell’istante stesso in cui lo viviamo?”

  • Già esposti al SAC in precedenti mostre collettive, i due artisti sono ora protagonisti di un dialogo visivo in cui le rispettive sensibilità si intrecciano.
  • Silvia Beltrami, attraverso il collage e lo strappo d’affresco, evoca la fragilità insita nell’uomo e il suo bisogno di reinventarsi continuamente.
  • I dipinti di Giuseppe Gallace seguono la scia del Realismo Magico, dove la quiete in cui sono immersi i suoi personaggi nasconde un risvolto sinistro, d’incanto che si esaurisce.
SAC – SPAZIO ARTE CONTEMPORANEA
ROBECCHETTO CON INDUNO (MI)
 
FRAMMENTI
Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace

 
A cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali
 
Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026

Inaugurazione: sabato 28 febbraio 2026 ore 18.00

Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026, il SAC – Spazio Arte Contemporanea di Robecchetto con Induno (MI) presenta la mostra Frammenti, bipersonale di Silvia Beltrami (Roma, 1974) e Giuseppe Gallace (Soverato, 1993), a cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali. Già presenti al SAC in precedenti esposizioni collettive, i due artisti sono ora protagonisti di un dialogo visivo in cui le rispettive sensibilità si intrecciano e rispecchiano.

«Nel celebre episodio della madeleine di Marcel Proust – scrive Sofia De Pascali nel testo critico – un gesto semplice, come addentare un dolce, dopo averlo immerso nel tè, agisce da amplificatore sensoriale in grado di far riemergere un intero universo di immagini ed emozioni. Frammenti si sviluppa in questo spazio percettivo liminale, dove ciò che è ambiguo, discontinuo e parziale, continua a interrogare lo sguardo e la mente».

Silvia Beltrami, da sempre specializzata nel collage, presenta gli ultimi esiti di una ricerca che l’ha portata a integrare nella sua pratica lo strappo d’affresco, tecnica che consiste nella rimozione dello strato superficiale della parete, staccato e trasferito su un nuovo supporto. La porzione di muro, tolta dal suo contesto originario per diventare opera, diviene un elemento generativo, una porzione di realtà che apre a nuove possibilità di senso.

Evocando l’effetto visivo di un manifesto strappato, i lavori di Beltrami sono spesso abitati da figure umane che trasmettono una condizione esistenziale precaria, segnata da pregiudizi, controllo e incomunicabilità, chiamate a reinventarsi per trovare una nuova versione di sé. A livello filosofico, l’artista si affida alla teoria del Decostruzionismo elaborata da Jacques Derrida, secondo cui è necessario smontare concetti e strutture consolidate per svelarne fragilità e contraddizioni, mostrando come i significati, così come gli individui, siano in continua trasformazione.

Giuseppe Gallace pone invece la sua ricerca pittorica nella sfera del Realismo Magico, inteso come approccio artistico e letterario che fonde il quotidiano con elementi fantastici, rendendo straordinario ciò che appare ordinario. Le sue immagini, sospese tra realtà e immaginazione, mantengono un’apparente quiete formale ma sono attraversate allo stesso tempo da una tensione sottile.

In particolare, nei suoi lavori più recenti, Gallace affida tale poetica all’elemento floreale, che per mezzo di forme fragili, sempre sul punto di piegarsi o rompersi, si insinuano in contesti umani, domestici e familiari. Oltre a incidere la superficie pittorica rilevandone la stratificazione, le piante incrinano l’incanto fiabesco in cui Gallace allestisce le sue opere, evocando il dualismo tra l’illusione tipica dell’infanzia e la disillusione della giovinezza.

Silvia Beltrami (Roma,1974) ha conseguito la maturità artistica a Lovere (BG). Si è poi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Vive e lavora a Desenzano del Garda (BS). Nel 2007 ha presentato la mostra personale Castelli di carta alla Galleria Yellowcake di Bergamo. Seguita nel 2009 da Uomini di Piombo, a cura di Paolo Bolpagni, alla Casa Galleria Cavalli di Filetto–Villafranca (Massa-Carrara). Nel 2010 ha esposto all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera con il progetto Silvia Beltrami – collages, Rita Siragusa – sculture, a cura di Ellen Maurer Zilioli. Nel 2011 ha realizzato la mostra Limbo alla Maurer Zilioli Contemporary Arts a Brescia. Nel 2016 alla Costantini Art Gallery di Milano ha presentato Punti di fuga, seguita da Punti di fuga – PA nel 2017 al XXS aperto al contemporaneo di Palermo. Nel 2022 è stata protagonista di Lost in Translation negli spazi di Gare 82 a Brescia.

Giuseppe Gallace (Soverato, 1993) vive e lavora a Torino. Si è formato presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, dove ha conseguito la laurea specialistica in Pittura nel 2021. Ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive istituzionali e privati, in Italia e all’estero. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche.


SAC è uno Spazio dedicato all’Arte Contemporanea, nato nel 2019 allo scopo di promuovere artisti contemporanei e divenuto luogo di aggregazione sociale e divulgazione culturale. Uno spazio rivolto ai creativi ma anche a un pubblico partecipe e interessato alle tematiche attuali che trovano espressione nell’arte contemporanea. Con un programma composto da mostre, laboratori, workshop, concorsi e serate culturali, lo scopo di SAC è guidare il pubblico a un accrescimento culturale anche a livello territoriale.

Situato nel cuore del paese, è inserito all’interno di una struttura appartenuta al bisnonno di Nicoletta Candiani, fondatrice e curatrice di SAC, trasformata da realtà industriale prima tessile e poi conciaria in un punto di incontro, per restituire al territorio ciò che da esso è stato donato per quattro generazioni alla famiglia Candiani.

Con una superficie di 1.400 metri quadrati e ambienti dedicati a mostre e laboratori, SAC espone artisti contemporanei di talento, permettendo loro di realizzare progetti personali, ma vuole anche coinvolgere un pubblico ampio e variegato durante le iniziative intraprese, avvicinandolo alle molteplici sfaccettature dell’arte dei nostri giorni.


FRAMMENTI. Bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace
A cura di Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali
Robecchetto con Induno, SAC – Spazio Arte Contemporanea (Via Umberto I 108, ingresso da via Carducci 2)    
Dal 28 febbraio al 18 aprile 2026
Inaugurazione: sabato 28 febbraio ore 18.00
Orari: mercoledì-domenica, ore 14.30 – 19.30; chiuso il lunedì e il martedì
Ingresso libero
 
CONTATTI
SAC -Spazio Arte Contemporanea
Via Giosuè Carducci 2 – 20020 Robecchetto con Induno (MI)
info@spazioartecontemporanea.com   
spazioartecontemporanea.com
 
UFFICIO STAMPA
Anna Defrancesco comunicazione
annadefrancesco.com
press@annadefrancesco.com | M +39 352 0080279
Anna Defrancesco ad@annadefrancesco.com 
Chiara Tavasci chiara@annadefrancesco.com 
Da Anna Defrancesco comunicazione <chiara@annadefrancesco.com> 

Galleria Vik Milano: ASTRAZIONI. Opere di Casentini, De Filippi, Floreani, Nido e Renko

Nata all’inizio del Novecento come gesto radicale di rottura con la rappresentazione, l’astrazione ha attraversato l’intero secolo scorso declinandosi in linguaggi, poetiche e visioni profondamente diverse tra loro. Dalle avanguardie storiche alle ricerche del primo e del secondo dopoguerra, fino alle molteplici derive concettuali, analitiche e materiche della seconda metà del secolo, l’arte astratta ha continuamente ridefinito il proprio campo d’azione, mettendo in discussione il rapporto tra forma, colore, spazio e percezione. Oggi, lontana da ogni tensione ideologica o da rigide appartenenze stilistiche, l’astrazione vive una fase di piena maturità: non più linguaggio unico o dogma formale, ma territorio aperto, capace di accogliere esperienze eterogenee e approcci profondamente individuali. In Italia, in particolare, negli ultimi trent’anni la ricerca aniconica si è sviluppata lungo traiettorie autonome, spesso distanti dai grandi movimenti internazionali, ma non per questo meno consapevoli o incisive.

ASTRAZIONI
Galleria Vik Milano
 
A cura di Alessandro Riva

La mostra Astrazioni, ospitata dalla Galleria Vik Milano, nasce con l’intento di restituire uno spaccato significativo di questa pluralità di sguardi attraverso il lavoro di cinque artisti italiani appartenenti a generazioni cresciute tra gli anni Settanta e i primi Duemila. Artisti che, pur muovendosi all’interno del campo dell’arte astratta, hanno sviluppato linguaggi profondamente differenti, affrontando il tema dell’aniconicità secondo prospettive formali, percettive, materiche e concettuali autonome.

In questo contesto, Astrazioni si apre idealmente col lavoro di Roberto Floreani (Venezia 1956), considerato uno degli astrattisti di riferimento della sua generazione, ma anche tra i pochi artisti italiani ad aver affiancato alla pratica pittorica una riflessione teorica organica e sistematica sul senso stesso dell’arte astratta nel contemporaneo. Accanto alla ricerca in studio, Floreani ha infatti sviluppato una solida attività critica confluita nel volume Astrazione come resistenza (De Piante editore), nel quale ricostruisce con taglio storico il percorso dell’astrattismo e ne rivendica la persistenza come spazio di libertà mentale e di ricerca interiore, capace di sottrarsi alle semplificazioni dell’immagine e alle dinamiche più superficiali del sistema visivo contemporaneo. Sul piano pittorico, Floreani ha elaborato nel tempo un linguaggio modulare fortemente identitario, fondato sulla forma circolare e sull’uso di materiali inediti, come la carta-tessuto cannettata, spesso combinata con vetro, carbone, legno e ferro di recupero. La sua ricerca intreccia rigore geometrico e sensibilità materica, con una palette cromatica che alterna contrasti netti tra bianco e nero a toni accesi, fino al frequente impiego del Klein Blue. Centrale nel suo lavoro è il dialogo tra cultura europea e filosofia del corpo di matrice orientale, così come la concezione dell’opera come intervento pensato in relazione diretta con lo spazio espositivo.

In questa stessa prospettiva, l’astrazione si declina nel lavoro di Sandi Renko (Trieste 1949) attraverso un’attenzione rigorosa alla progettualità, alla modularità e alle variabili percettive. Di origini italo-slovene, Renko lavora da sempre sul doppio binario dell’arte e del design, intesi come ambiti comunicanti. La sua ricerca si colloca nel solco della pittura analitica e delle esperienze dell’arte cinetica e programmata, con particolare attenzione ai meccanismi della visione e all’incidenza della luce sulla superficie. Le opere si fondano su strutture geometriche essenziali, spesso imperniate sul motivo del cubo e su sequenze di linee verticali di diversa lunghezza e spessore, generando superfici dinamiche che mutano in relazione al punto di osservazione. Ne derivano effetti percettivi misurati, costruiti con rigore metodologico e raffinata sensibilità cromatica.

Su un piano affine, ma orientato verso una dimensione più esplicitamente cromatica e ambientale, si colloca il lavoro di Marco Casentini (La Spezia 1961). Le sue opere sono strutturate attraverso moduli cromatici rigorosamente scanditi, organizzati secondo un disegno armonico che richiama la partitura musicale. Le campiture di colore, articolate in sequenze ritmiche, talvolta si sovrappongono a elementi realizzati in plexiglas, che introducono una soglia riflettente tra l’opera e lo spazio reale, invitando lo spettatore a un coinvolgimento diretto e immersivo. In alcune occasioni, Casentini estende questi moduli oltre la tela, trasformando pareti e pavimenti in un unico campo visivo continuo, secondo una concezione dinamica e ambientale dell’opera.

In una direzione diversa, dove l’astrazione si misura direttamente con la materia e con il gesto, si inserisce la ricerca di Davide Nido (Milano 1966–2014), tra i protagonisti più originali della nuova astrazione italiana. La sua opera si è distinta per una costante sperimentazione sui materiali e per l’uso non convenzionale della colla a caldo, impiegata come vero e proprio mezzo pittorico e plastico. Le superfici che ne derivano, caratterizzate da colori intensi e vibranti, tengono insieme rigore formale e suggestioni di matrice pop, dando vita a un linguaggio immediatamente riconoscibile. Oggi il suo lavoro è oggetto di una crescente attenzione critica e collezionistica, che ne conferma il ruolo di innovatore radicale nel panorama astratto contemporaneo.

Ancora differente è l’approccio di Leonida De Filippi (Milano 1969), che assume l’astrazione come forma essenziale e come dispositivo relazionale. Dopo una lunga fase di ricerca legata alla rilettura pittorica dell’immaginario digitale e mediatico, l’artista ha concentrato il proprio lavoro su un archetipo iconografico primario: il cerchio. Le grandi forme circolari, cromaticamente vibranti e cangianti, costituiscono il nucleo del progetto Circolarity, un’indagine che intreccia pittura e dimensione sociale. Sviluppatosi anche attraverso esperienze di volontariato in contesti fragili e marginali, questo ciclo di opere trasforma l’astrazione in strumento di connessione, capace di veicolare valori di condivisione, dialogo e partecipazione.


INFORMAZIONI SULLA MOSTRA:
Titolo: Astrazioni
Curatore: Alessandro Riva
Artisti: Marco Casentini, Leonida De Filippi, Roberto Floreani, Davide Nido, Sandi Renko Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Date: 18 febbraio – 18 marzo 2026
Vernissage: 18 febbraio 2026, ore 18.30
Ingresso libero
CONTATTI STAMPA
Paola Martino
Email: p.martino66@gmail.com
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com> 

MIDA, Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze: creatività e “saper fare”

Dal 25 aprile al 3 maggio si celebra a Firenze un traguardo importante: i 90 anni di MIDA – Mostra Internazionale dell’Artigianato. Un anniversario che non è solo una ricorrenza, ma un patrimonio di memoria, identità e visione che attraversa quasi un secolo di storia italiana.

MIDA – Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze: 90 anni di creatività e “saper fare”

Alla Fortezza da Basso, dal 25 aprile al 3 maggio 2026

Promossa e organizzata da Firenze Fiera, in collaborazione con le principali istituzioni e associazioni di categoria, MIDA rappresenta la manifestazione fieristica ‘artigiana’ più longeva d’Italia e tra le più prestigiose d’Europa.

Dal 1931 accompagna generazioni di artigiani, artisti e imprese, raccontando l’evoluzione del “saper fare” e diventando, così, punto di riferimento internazionale con oltre 500 espositori dall’Italia e dal mondo e più di 65mila visitatori registrati nell’ultima edizione. Numeri importanti, che testimoniano la forza di un evento capace di rinnovarsi senza mai perdere le proprie radici.

La Mostra Internazionale dell’Artigianato continua a essere molto più di una semplice fiera: è un’esperienza viva. È incontro diretto con i maestri artigiani, scoperta di tecniche antiche, dialogo tra tradizione e contemporaneità.

MIDA90 propone un ricco calendario di laboratori creativi e di visite guidate alla scoperta dei quartieri storici della Fortezza. Un’occasione unica per apprendere, sperimentare, lasciarsi ispirare, arricchita anche dalla collaborazione con il Salone dell’arte e del restauro di Firenze che, attraverso i propri espositori, propone, dal 27 al 30 aprile, un programma scientifico volto alla valorizzazione del patrimonio artistico come motore di innovazione, crescita economica e tecnologica.

Accanto all’artigianato artistico e al design contemporaneo, spazio anche a convegni, seminari e conferenze, dal lunedì al giovedì, che affrontano tematiche di grande attualità: dal tema della formazione a quello delle Igp per i prodotti artigianali, recentemente riconosciute.

Ad arricchire le celebrazioni, dal 25 aprile al 2 maggio (ore 19.00–22.00), spettacoli musicali serali all’aperto trasformeranno la Fortezza in un grande palcoscenico condiviso: performance dal vivo, dal sax all’arpa fino alla voce solista, reinterpretate in chiave contemporanea con l’accompagnamento di DJ.

A novant’anni dalla sua nascita, MIDA si conferma una piattaforma culturale e produttiva dove tradizione, formazione, innovazione e territorio si intrecciano per raccontare il presente e costruire il futuro dell’artigianato.


INFO:
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 20
Ristorazione all’aperto: tutti i giorni dalle 10 alle 22 (ultimo giorno dalle 10 alle 20)
Ingresso libero ristorazione e spettacoli musicali all’aperto: tutti i giorni dalle 20 alle 22 (3 maggio chiude alle 20)
Biglietti: intero €8,00 – ridotto €6,00
Per acquisto on line e info:  https://www.mostrartigianato.it/orari-e-biglietti

Tamara Mancini
Ufficio Stampa
Firenze Fiera S.p.A.
Congress & Exhibition Center
Da FirenzeFiera Press <Press@firenzefiera.it>

La Giornata Internazionale della Lingua Madre e nascita del CLIRD

E7E7E7

Nella Giornata Internazionale della Lingua Madre, indetta dall’UNESCO e celebrata in tutto il mondo, l’Italia vede nascere il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD). Per la prima volta, le otto lingue storiche italiane escluse dalla legge 482/1999 (l’unica che tutela le lingue minoritarie) – emiliano, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto – si presentano unite sotto un’unica sigla, con un progetto condiviso e una visione comune.

Tra i membri fondatori spicca l’Accademia della Lingua Siciliana, designata dall’AUCLIS – Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana – a rappresentarla. L’Accademia, attiva nella ricerca e promozione del siciliano, riunisce studiosi, autori e operatori culturali impegnati nella tutela del patrimonio linguistico regionale.
Il nuovo Coordinamento ha eletto anche i propri vertici: uno dei due Vice Presidenti è Fonso Genchi, Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, figura di riferimento nel panorama dell’attivismo linguistico isolano. Direttore del Collegio Scientifico del CLIRD è stato nominato Aurelio La Torre, anch’egli siciliano, già promotore dell’AUCLIS.

Una visione comune per il multilinguismo italiano

Il CLIRD nasce con un obiettivo chiaro: riportare al centro del dibattito pubblico il valore del multilinguismo italiano e promuovere iniziative concrete per la tutela delle lingue storiche. «Le nostre lingue non sono dialetti dell’italiano, ma lingue sorelle, con oltre mille anni di storia», ricorda il presidente del CLIRD Alessandro Mocellin.
«Il Manifesto fondativo richiama i principi della Costituzione e le principali carte internazionali sui diritti linguistici». A sottolinearlo è Aurelio La Torre che conclude: «Ridare dignità giuridica e sociale alle lingue storiche è una necessità culturale e civile».

Un passo storico

«La nascita del CLIRD – afferma Fonso Genchi – segna un momento di svolta: per la prima volta, le lingue regionali d’Italia non riconosciute si muovono insieme, con una strategia condivisa che guarda all’Europa, alla scuola, ai media e alle comunità di emigrati». L’obiettivo è chiaro: trasformare un patrimonio spesso relegato ai margini in una risorsa culturale moderna, viva e riconosciuta. In occasione della Giornata della Lingua Madre, l’Accademia della Lingua Siciliana omaggerà una grammatica e un dizionario della lingua siciliana in forma digitale (pdf) a chiunque ne facesse richiesta via mail: accademialinguasiciliana@gmail.com


Accademia della Lingua Siciliana
Contatto WhatsApp: 3383631257
Da Accademia della Lingua Siciliana <accademialinguasiciliana@gmail.com> 

A MILANO la mostra “Libera circolazione entro fragili confini” di Angelo Gallo 

Dopo Cosenza (Museo dei Bretti e degli Enotri), Roma (Villa Altieri – Città Metropolitana di Roma Capitale) e Matera (Musma) A-Head Project con l’artista Angelo Gallo approdano a Milano nella Galleria Raffaella De Chirico Arte contemporanea con la mostra   “Libera circolazione entro fragili confini”.

Dal 11 marzo al 9 maggio 2026, la galleria presenta la prima esposizione personale milanese di Angelo Gallo. Il progetto, curato da Raffaella De Chirico, si inserisce nel percorso espositivo promosso e sostenuto da A-Head Project di Angelo Azzurro Onlus, realtà impegnata nel dialogo tra arte contemporanea e salute mentale, con l’obiettivo di contrastare lo stigma e favorire processi di consapevolezza e riabilitazione attraverso l’arte.

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e A-Head Project presentano la mostra
“Libera circolazione entro fragili confini” di Angelo Gallo
 
11 marzo – 9 maggio 2026
Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea
Via Monte di Pietà 1 A Milano
Opening 11 marzo, 18:00/21:00

La mostra si configura come un attraversamento unitario della ricerca di Gallo: non una sequenza cronologica di opere, ma un organismo coerente in cui lavori nati in momenti diversi entrano in risonanza attorno ai temi del corpo, della memoria, della sensibilità e della trasformazione interiore.

Il progetto espositivo si sviluppa in due sale comunicanti, concepite come parti complementari di un’unica esperienza percettiva. Il percorso prende avvio dall’origine della frattura e si apre progressivamente a una dimensione di ascolto, stratificazione e attesa, senza soluzione di continuità.

La prima sala introduce il nucleo originario della ricerca sulle Anatomie Forzate. Al centro si colloca la calcografia Uccello senza ali #020072, opera fondativa della serie, che restituisce l’immagine di un corpo privato della possibilità del volo e diventa matrice concettuale dell’intero progetto. Su un piccolo basamento, una teca custodisce una lettera del progetto Random Recipient, intervento che attiva una dimensione processuale e relazionale centrale nella pratica dell’artista. Nei giorni precedenti l’inaugurazione, il progetto verrà diffuso nello spazio urbano di Milano attraverso un percorso di consegna e dispersione delle lettere; una di esse resterà in galleria come traccia fisica di un’azione avvenuta nel tempo e nello spazio della città.

Completa l’ambiente il quadro sonoro Memoria, appartenente alla serie Anatomie Sensibili, che introduce il suono come elemento immateriale e percettivo, creando un ponte sensibile con la sala successiva.

La seconda sala accoglie il cuore pulsante della mostra. Qui il dialogo tra Anatomie Forzate e Anatomie Sensibili si fa più articolato e coinvolgente. Al centro dello spazio si colloca l’installazione interattiva Waiting, che indaga il sentimento dell’attesa come condizione esistenziale: un tempo sospeso in cui l’ascolto diventa forma di presenza e relazione. L’opera coinvolge direttamente il pubblico, trasformando l’attesa in un’esperienza condivisa e fisicamente percepibile.

Intorno a questo nucleo sono presentate quattro calcografie appartenenti alla seconda serie delle Anatomie Forzate, realizzate attraverso acquaforte, acquatinta e photogravure. Anatomie ossee di uccelli senza ali si sovrappongono a corpi femminili, generando immagini di forte tensione visiva ed emotiva. In dialogo con ciascuna opera, quattro quadri luminosi, realizzati a partire dai lucidi utilizzati per le photogravure, rendono visibile il processo di costruzione dell’immagine, spostando l’attenzione dal risultato finale alla stratificazione che lo ha generato. La luce diventa così strumento di analisi, rivelando il tempo, la fragilità e la trasformazione insite nel fare artistico.

Nel suo insieme, Libera circolazione entro fragili confini costruisce un percorso coerente che attraversa origine, memoria, attesa e sensibilità. Calcografie, installazioni interattive, lavori sonori e dispositivi luminosi dialogano tra loro in un allestimento pensato come un organismo vivo, in continuo divenire. Il corpo, il tempo e l’ascolto emergono come strumenti di indagine e di conoscenza, invitando il visitatore a un’esperienza che supera la dimensione visiva per farsi profondamente percettiva.

La mostra resterà aperta fino al 9 maggio 2026, attraversando due momenti centrali della primavera milanese – Art Week e Design Week – e confermando l’impegno della Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e di A-Head Project nel sostenere pratiche artistiche capaci di coniugare ricerca, sensibilità e responsabilità culturale.

Angelo Gallo nasce a Cetraro il 20 giugno 1988. L’infanzia e l’adolescenza la trascorre a Fagnano Castello, in provincia di Cosenza. Frequenta L’I.T.C.G. “E. Fermi” di San Marco Argentano diplomandosi come Perito Tecnico. Durante gli anni delle superiori si appassiona alla grafica e alla programmazione. Partecipa a vari seminari di Redazione, di Media-marketing e Comunicazione tramite Assform Confindustria Rimini. Ad un anno dal diploma consegue la qualifica professionale come “Progettista sicurezza informatica e web”. Si iscrive al corso di laurea in Informatica di SMFN presso l’Unical di Rende e dopo tre anni decide di cambiare percorso. Si trasferisce così all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro dove trova il suo mondo riuscendo ad esprimersi ed a sviluppare il suo percorso diplomandosi di I e II livello. Percorso che presenta due lati, uno razionale, preciso, programmato, l’altro irrazionale, sconfinato, libero. Il lato razionale e pratico gli permette di mettere in atto le idee artistiche con consapevolezza e rigore. Condizionato dall’ordine e dal controllo della programmazione, dalla pulizia e le strutture della grafica, visualizza e produce. Il suo percorso precedente è parte fondamentale di quello attuale in quanto sviluppa opere interattive sensoriali oltre ai percorsi scultorei, pittorici e grafici. Seguito da noti critici e curatori, è presente in tutte le manifestazioni artistiche di rilevo e porta avanti la sua ricerca etico/artistica che è in continua evoluzione. Dal 2019 ha fondato il Laboratorio Sostenibile di via Gaeta, un laboratorio di incisione alla ricerca delle metodologie sostitutive Non-Toxic in stretta connessione con la Galleria 291Est/Inc. di Roma. Conosciuto particolarmente per le serie delle Anatomie Forzate, la serie delle Anatomie Sensibili e per l’unconventional Mail-Art Project “Random Recipient”.


La prima sede della galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea è stata aperta a Torino nel 2011 e, dieci anni dopo, la galleria è approdata anche a Milano, dove al momento vi è l’unica sede in via Monte di Pietà, 1A, nel quartiere di Brera. Raffaella De Chirico ha da sempre focalizzato il suo programma espositivo sulla produzione e realizzazione di progetti per la quasi totalità inediti sul territorio nazionale, privilegiando artisti di età inferiore ai 40 anni che si fossero già distinti per la ricerca e la proposta artistica fuori dal territorio italiano. Lo stesso principio è applicato agli artisti storicizzati trattati dalla galleria, con particolare riguardo a coloro la cui ricerca si distinse negli Anni ’60, ‘70 e ‘80, sviluppando pertanto una parte del lavoro dedicato all’advisoring per investimento e alla costruzione di collezioni maggiormente focalizzate sull’arte moderna. Un costante filo conduttore di ricerca then/now caratterizza l’attenzione alla semantica, al minimalismo concettuale, alla ricerca di nuovi materiali di produzione ed alla fotografia di impronta sociale e di attualità: puntuale è la ricerca di un dialogo con il passato, determinata a sviscerare le peculiarità del presente, nel tentativo di stimolare alla discussione ed al dialogo.

Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


INFO
Opening 11 marzo, 18:00/21:00
Main partner Archivio Collezione Angelo Gallo
11 marzo – 9 maggio, 2026
Mercoledì e giovedì, 15:00/19:00 Altri giorni e orari su appuntamento

Angelo Azzurro ONLUS
infoangeloazzurro@gmail.com
https://associazioneangeloazzurro.it
www.facebook.com/Aheadangeloazzurro
www.instagram.com/angelo_azzurro_onlus

Ufficio Stampa A-Head Project Angelo Azzurro Onlus
Alessio Morganti
alessio.mrg@hotmail.it
alessiomorgantipressoffice@gmail.com
 
Elena Bettarini Gallery Manager
bettarinielena@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
 
Archivio Collezione Angelo Gallo
Email: archivio@angelogallo.com
Web Site: www.angelogallo.com
IG: https://www.instagram.com/angelo_camera237/
FB: https://www.facebook.com/angelogalloartist/
Da MORGANTI PRESS OFFICE <alessiomorgantipressoffice@gmail.com> 

Agrigento, Grandi eventi internazionali artistici e culturali: Il Mandorlo in Fiore

La Festa del Mandorlo in Fiore 2026 di Agrigento, giunta alla sua 78esima edizione, si conferma come uno degli eventi culturali e turistici più rappresentativi del Mediterraneo, capace di coniugare tradizione, patrimonio, spettacolo e un forte messaggio universale di Pace.

In un’epoca segnata da conflitti, tensioni geopolitiche e fratture culturali, la città agrigentina sceglie ancora una volta di proporsi come luogo simbolo di dialogo tra i popoli, affidando alla cultura popolare, alla musica e alla danza il compito di costruire ponti e favorire l’incontro tra identità diverse.

Festa del Mandorlo in Fiore, 78esima edizione
“Tradizioni di Pace” al centro del Mediterraneo
con centinaia di artisti e gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo
Agrigento  7–15 marzo 2026
 

Dal 7 al 15 marzo 2026, la città accoglierà visitatori, operatori turistici e media internazionali per un’esperienza immersiva che celebra la primavera come metafora di rinascita, speranza e convivenza pacifica.

Il tema di quest’anno “Tradizioni di Pace” non è un semplice filo conduttore narrativo, ma rappresenta l’elemento distintivo e identitario della manifestazione.

Da 78 anni, la Festa del Mandorlo in Fiore riunisce ad Agrigento popoli, lingue, religioni e tradizioni diverse, trasformando il folklore in uno strumento concreto di diplomazia culturale.

Centinaia di artisti e gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo danzano e cantano insieme, offrendo uno spettacolo che va oltre l’intrattenimento e diventa testimonianza viva di fratellanza tra le nazioni.

In questo senso, la manifestazione si propone come format turistico-culturale unico, capace di rispondere alla crescente domanda di turismo consapevole, esperienziale e valoriale.

Cuore scenografico ed emozionale dell’evento è la Valle dei Templi, patrimonio UNESCO, dove archeologia, paesaggio e spiritualità si fondono in un contesto senza eguali.

Qui, tra i mandorleti in fiore e i templi millenari, la Festa assume una dimensione universale: la bellezza del luogo amplifica il messaggio di Pace, rendendolo immediatamente percepibile e condivisibile da un pubblico internazionale.

Momento iconico e di grande impatto emotivo è la cerimonia di accensione del Tripode dell’Amicizia davanti al Tempio della Concordia prevista al tramonto di martedì 10 marzo.

La fiaccolata serale, che si snoda lungo un’antica strada greca fino alla collina dei Templi, rappresenta uno dei rituali collettivi più suggestivi del panorama europeo: una metafora visiva della Pace che si accende e si trasmette di popolo in popolo.

A fare da prologo, la conferenza “Scenari di Pace: il ruolo dei popoli e della cultura” che rafforza il posizionamento dell’evento come spazio di riflessione internazionale, dove la cultura diventa linguaggio condiviso e strumento di comprensione reciproca.

La Festa del Mandorlo in Fiore si sviluppa come festival urbano e territoriale, coinvolgendo: centro storico e vie cittadine, spazi monumentali e archeologici e luoghi della vita quotidiana con sfilate, spettacoli serali, performance musicali, eventi per famiglie e degustazioni di eccellenze enogastronomiche siciliane.

Nata nel 1934, la Sagra del Mandorlo in Fiore affonda le proprie radici nella storia agricola e culturale del territorio, evolvendosi nel tempo in una manifestazione di respiro globale.

Il mandorlo, fiore che sboccia prima degli altri, diventa simbolo di rinascita e speranza, perfettamente coerente con la vocazione pacifista della Festa.

La Festa si conclude con un grande spettacolo finale nella Valle dei Templi e con l’assegnazione del Tempio d’Oro, uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel panorama mondiale del folklore.

La Festa del Mandorlo in Fiore 2026 si propone così come un’esperienza di Pace da vivere, condividere e raccontare, ideale per riviste di settore, operatori turistici e media internazionali alla ricerca di eventi autentici, emozionali e ad alto valore simbolico.

La Presentazione ufficiale si terrà l’11 febbraio 2026 nello stand della Regione Siciliana della BIT di Milano.


L’offerta turistica della Costa del Mito tra cultura e tradizione

La DMO Valle dei Templi punta ancora sulla Costa del Mito come principale leva di attrattività turistica e si presenta alla BIT 2026 con una proposta solida e riconoscibile, capace di valorizzare Agrigento e l’intero territorio distrettuale attraverso un calendario di eventi distribuito lungo tutto l’anno.

Il Distretto prosegue nel percorso di consolidamento di una programmazione culturale strutturata, fondata su appuntamenti identitari, tradizioni popolari e luoghi di eccellenza storico-paesaggistica.

Il primo grande evento dell’anno è il Mandorlo in Fiore, in programma ad Agrigento dal 7 al 15 marzo 2026, che comprende il Festival Internazionale del Folklore e il Festival Internazionale “I Bambini del Mondo” e rappresenta uno dei momenti più significativi di apertura della stagione culturale e turistica. Ancora più pregnanti in questo preciso momento storico sono i messaggi di amicizia e di pace che saranno lanciati, come ogni anno, davanti al Tempio della Concordia.

Nel periodo primaverile assumono un ruolo centrale le iniziative legate alla Settimana Santa, con le tradizionali processioni del Venerdì Santo ad Agrigento e nei Comuni del Distretto. Tra questi si distinguono gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani, straordinarie opere d’intreccio di agavi, salici, canne, aromi, cereali, pane, visibili fino all’estate, e i Paolones della Pasqua di Aragona, espressioni di un patrimonio immateriale che intreccia arte, religiosità popolare e identità comunitaria. Le tradizioni si estendono anche alla dimensione gastronomica, con specialità come il tagano aragonese.

Con la primavera e l’estate il calendario culturale si diffonde in numerosi luoghi simbolo e in contesti di particolare pregio ambientale, come il Teatro dell’Efebo al Giardino Botanico di Agrigento e il Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi, sede di iniziative serali e appuntamenti culturali. A Santa Margherita di Belice, la piazza antistante Palazzo Filangeri di Cutò ospita il Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il Festival del Gattopardo, che richiamano la memoria letteraria e cinematografica del territorio.

A Palma di Montechiaro, negli spazi del Palazzo Ducale, della scalinata della Chiesa Madre e del Monastero delle Benedettine, attesi sono eventi come Il Gattopardo d’Oro e la Biennale del Gattopardo, dedicati al dialogo tra storia, letteratura e cinema.

Il periodo estivo è arricchito da appuntamenti musicali e performativi di rilievo nazionale e internazionale, come Arcosoli Jazz ai piedi del Tempio di Giunone, le Albe al Tempio della Concordia, il Festival “Il Mito” al Teatro Valle dei Templi di Piano San Gregorio e il Festivalle, festival internazionale di musica e arti digitali.

L’anno si completa con le tradizioni natalizie, tra cui i presepi viventi di Caltabellotta e Sutera, e con il cartellone del prestigioso Teatro Luigi Pirandello e le attività del Palacongressi di Agrigento, con la rassegna teatrale “Riflessi Culturali” e i “Venerdì di Classica e Jazz”.


Melina Cavallaro
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma
Valerio de Luca –  resp. addetto stampa
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>

Venezia, Ca’ Rezzonico: inaugura “I Guardi di Calouste Gulbenkian”

La stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano inaugura con degli ospiti d’onore: una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793), provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e, insieme, un dialogo tra istituzioni internazionali, tra storie di collezioni e collezionisti.

I Guardi di Calouste Gulbenkian
Venezia, Ca’ Rezzonico
Museo del Settecento Veneziano
7 marzo – 8 giugno 2026

A cura di Alberto Craievich

In mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico una selezione delle opere di Guardi acquisite dal collezionista Calouste Gulbenkian tra il 1907 e il 1921, riconosciute le più celebri dell’artista, testimonianza, inoltre, della complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. Allo stesso tempo, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche, Teodoro Correr.


Museo di Ca’ Rezzonico
Dorsoduro 3136
30123 Venezia
Tel. +39 041 2410100
 
Informazioni per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
tel. +39 041 2405225
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
con il supporto di
Studio ESSECI Comunicazione snc
di Roberta Barbaro e Simone Raddi
roberta@studioesseci.net  
simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>