L’Università Popolare di Trieste propone un workshop intensivo di doratura in foglia d’oro e d’argento applicata al disegno su carta e all’oggetto d’arte, a cura di Francesca Martinelli, docente di Storia dell’Arte e di Arti Applicate.
All’Università Popolare di Trieste un workshop di doratura in foglia d’oro e d’argento applicata al disegno e all’oggetto d’arte
Un corso che condurrà i partecipanti alla scoperta di una tecnica affascinante e complessa, quella della decorazione a foglia d’oro e d’argento su carta, attraverso un’esperienza laboratoriale dal forte valore artistico e sensoriale. L’ambiente di lavoro – alla Sala Sbisà in via Torrebianca 22 – richiamerà l’atmosfera di un’antica bottega rinascimentale, tra lacche, pennelli, odori e materiali della tradizione.
Doratura
“Accanto all’attività pratica” – spiega Francesca Martinelli – “il percorso sarà arricchito da nozioni teoriche storico-artistiche dedicate alla nascita e all’evoluzione della tecnica della doratura, al suo utilizzo nel passato e al suo dialogo con il disegno. Il disegno rappresenterà il fulcro dell’esperienza formativa, in un dialogo continuo con l’applicazione dell’oro e dell’argento, fusi in un connubio di grande suggestione visiva. La prima parte del workshop sarà dedicata alla spiegazione e dimostrazione delle tecniche a sfumino e di gommatura, con un’attenzione personalizzata per ciascun partecipante.”
Doratura
Il percorso formativo si svolgerà ogni martedì dalle 10.00 alle 11.40, con lezioni della durata di 100 minuti, dal 3 marzo al 26 maggio 2026. Per info tecniche di partecipazione si può contattare la docente al: 3382272351 e per le iscrizioni la segreteria dell’Università Popolare di Trieste allo 040/6705200 (e-mail corsi@unipoptrieste.it).
Aps comunicazione Snc i Aldo Poduie e Federica Zar viale Miramare, 17 • 34135 Trieste Tel. e Fax +39 040 410.910 zar@apscom.it
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Alessio Deli, Dalla Stanza delle Offerenti, 2025, Tecnica mista su tavola, 121×166 cm
Von Buren Contemporary è lieta di presentare DIGGING UP, la nuova mostra personale dello scultore romano Alessio Deli, in cui dialogano una serie di opere scultoree e pittoriche.
Von Buren Contemporary presenta
Digging Up mostra personale di Alessio Deli Vernissage Sabato 14 e domenica 15 febbraio 2026 dalle 18:00 alle 21:00 Testo critico: Edoardo Marcenaro Curatrice e organizzazione: Michele von Büren
la mostra resterà aperta fino al 10 marzo 2026 orari: martedì-sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30
Von Buren Contemporary Via Giulia 13, 00186 Roma
L’espressione inglese digging up, che letteralmente significa “scavare”, può assumere anche il significato di “portare alla luce”, “far riemergere”. Deli sembra infatti voler dissotterrare forme e modelli antichi per confrontarli con la contemporaneità, attraverso materiali e soluzioni formali originali.
Le opere, costellate di riferimenti al mondo dell’arte classica, tracciano un percorso di rilettura del passato, che va dalla rielaborazione delle immagini delle grottesche – decorazioni pittoriche parietali romane – dipinte da Deli su tavole di legno, alla realizzazione di un bassorilievo raffigurante Gradiva, protagonista della novella di Wilhelm Jensen, ritratta mentre cammina per le strade di Pompei.
Nel fondere passato e presente, Alessio Deli, artista fondante della scuderia della galleria, racconta la propria poetica attraverso una serie di riferimenti universali e senza tempo.
Alessio Deli, Demetra, 2024, Ceramica Raku, 36x30x28 cm
Alessio Deli – Profilo
Alessio Deli è nato a Marino, in provincia di Roma, nel 1981. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Marino si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove si è specializzato in scultura. Successivamente si abilita all’insegnamento delle Discipline Plastiche presso l’Accademia di Belle Arti a Roma. Fra le tante mostre citiamo la personale museale KORAI Incipit Memoria a Palazzo Valentini di Roma nel 2019, la partecipazione alla mostra Da Giotto a Pasolini al Museo di Palazzo Doebbing di Sutri nel 2020, la personale Anthropocene al MacS (Museo d’Arte Contemporanea Sicilia) di Catania nel 2021, la mostra Fragile nelle sale del Museo dell’Arte Classica dell’Università La Sapienza di Roma nel 2024 e Patina memoriae, sua personale alle Case Romane del Celio nel 2025. Sempre nel 2025, l’ente nazionale per le attività culturali ENAC gli conferisce, per la categoria arti visive, il Premio Mameli.
Le opere di Deli sono collocate in prestigiose collezioni sia pubbliche che private in Italia e all’estero, tra cui il MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia), Catania; la Raccolta Civica d’Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè, Brescia; il Museo Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona di Rende, Cosenza; la Galleria Nazionale della Calabria, Cosenza; il Palazzo Municipale di San Quirico d’Orcia, Siena; l’Antico Collegio Martino Filetico, Città di Ferentino; l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma; la Nuova Chiesa S. Pietro Apostolo, Cosenza; ed il Parco Porporati, Torino.
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Dopo un decennio di chiusura, il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri riapre al pubblico e torna a essere uno spazio vivo di produzione culturale e confronto. Dal 20 febbraio, i suggestivi ambienti sotterranei nel cuore di Verona accolgono la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972” che intreccia fotografia, sport, storia e immaginario collettivo, inserendosi nel palinsesto di iniziative che accompagnano la città nel percorso verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui Verona è protagonista.
Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972 Verona, Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri 20 febbraio – 2 giugno 2026
Attraverso questa mostra, gli Scavi Scaligeri non segnano soltanto la riapertura di un luogo emblematico per la fotografia italiana, ma ribadiscono anche la centralità di Verona come polo di produzione culturale, confronto internazionale e riflessione sull’immaginario contemporaneo. Un ritorno a lungo atteso, fortemente voluto dall’Amministrazione attraverso l’Assessorato alla Cultura, che restituisce al pubblico uno spazio affascinante e unico, capace di guardare al futuro a partire da immagini che hanno segnato la storia.
La mostra, da un’idea di Giuseppe Ceroni e curata da Simone Azzoni, è promossa dal Comune di Verona e prodotta da Silvana Editoriale, in collaborazione con PEP Artists e Grenze Arsenali Fotografici, e porta negli Scavi Scaligeri uno sguardo iconico e senza tempo: quello della storica rivista LIFE, uno dei magazine fotografici più influenti del Novecento. A rendere unica questa esposizione è l’assoluta originalità del progetto, pensato e realizzato ad hoc per Verona e per questa occasione.
L’esposizione è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, Il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici e valorizzerà il dialogo tra arte, cultura e sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.
Il percorso espositivo prende avvio dagli sport invernali, ma va ben oltre la dimensione della competizione e della pura performance atletica.
Le circa cento immagini selezionate, molte delle quali inedite, restituiscono lo sport come esperienza condivisa, spettacolo, rito collettivo e potente specchio del proprio tempo. Dalle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen del 1936 a quelle di Sapporo del 1972, passando per la storica edizione di Cortina 1956, LIFE racconta quasi quarant’anni di storia segnati da guerre, ricostruzioni, crescita economica e tensioni geopolitiche.
Fondata nel 1936 da Henry Luce, LIFE ha profondamente trasformato il linguaggio del giornalismo, ponendo la fotografia al centro della narrazione. Non si trattava soltanto di mostrare i fatti, ma di farli vivere: “vedere la vita, vedere il mondo; essere testimoni oculari dei grandi eventi”. Le immagini dovevano emozionare, coinvolgere, rendere il lettore parte dell’esperienza. Experienced era la parola chiave. Una visione che emerge con forza anche in questa mostra, dove il rigore documentario si intreccia al senso dello spettacolo e a una raffinata attenzione per l’estetica del gesto atletico.
Firmate da maestri della fotografia quali Alfred Eisenstaedt, George Silk, Ralph Crane e John Dominis, le immagini in mostra restituiscono il ritratto di un mondo in profonda trasformazione. L’eleganza dello sci alpino, la potenza del bob e la grazia sospesa del pattinaggio artistico si fanno metafore visive dei mutamenti sociali e culturali dell’Occidente. Gli atleti non sono rappresentati soltanto come campioni, ma come corpi in movimento, volti concentrati, individui colti in un equilibrio sottile tra tensione e leggerezza.
Accanto ai grandi appuntamenti sportivi, LIFE ha sempre riservato uno sguardo attento anche alla dimensione quotidiana e popolare dello sport. Vacanze in montagna, resort americani, mode sciistiche e nuovi modi di vivere il tempo libero raccontano come gli sport invernali diventino emblema di un’idea di progresso e benessere capace di ridefinire il rapporto con il paesaggio, la natura e il tempo libero. In questo racconto, lo sport non è mai autoreferenziale: è epica e competizione ideologica, ma anche gioco, evasione e strumento di costruzione di un immaginario e di un’identità collettiva.
Il percorso espositivo si articola in sei aree tematiche – Ice Lines, People, Experienced, Cortina 1956, Garmisch-Partenkirchen 1936 e Fun out of Life – che guidano il visitatore attraverso diversi livelli di lettura, offrendo una narrazione fluida e immersiva. Un vero e proprio viaggio nella memoria visiva del Novecento, capace di rendere il pubblico testimone e partecipe allo stesso tempo.
La visita alla mostra offre un’occasione speciale per riscoprire gli Scavi Scaligeri, che tornano accessibili al pubblico proprio in concomitanza con l’esposizione, dopo dieci anni di importanti lavori di restauro e valorizzazione. Con un unico biglietto, i visitatori potranno accedere sia alla mostra sia all’area archeologica, riscoprendo un luogo di straordinario valore storico, all’interno del quale si snoda l’allestimento, in un dialogo suggestivo tra fotografie, architettura e stratificazioni del passato.
Fitto il calendario degli appuntamenti che accompagnano la mostra. Un programma di incontri con docenti ed esperti approfondirà il rapporto tra sport e paesaggio, educazione e fotogiornalismo
Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972 20 febbraio – 2 giugno 2026 Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri Cortile Mercato Vecchio, 8 – Verona
Orari Da martedì a domenica: dalle 10.00 alle 19.00 Ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura Lunedì chiuso (aperture straordinarie: 6 aprile, 1 giugno)
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Nel panorama letterario siciliano tra Sette e Ottocento, poche figure risultano luminose, scandalose e modernissime allo stesso tempo come Domenico “Micio” Tempio (22 agosto 1750 – 4 febbraio 1821). A poco più di due secoli dalla sua morte, la sua voce continua a sorprendere per libertà, ironia e potenza linguistica: un autore che non si è mai piegato ai moralismi del suo tempo e che ha usato la lingua siciliana per raccontare il mondo senza filtri.
Ricordo del poeta catanese nel 205° anniversario della sua morte
Nato a Catania, da Giuseppe e Apollonia Arcidiacono, Tempio si formò sui classici latini e italiani e usò il siciliano come strumento di satira politica, di denuncia sociale e di libertà erotica, anticipando temi che la letteratura italiana avrebbe affrontato solo molto più tardi.
Il suo capolavoro è “La Caristia”, un poema di venti canti, feroce e lucidissimo, sulla carestia che colpì Catania nel 1797–98 e sulla sommossa popolare che ne seguì. In quelle pagine, Tempio smaschera speculatori, nobili avidi, religiosi corrotti e amministratori incapaci. È un affresco sociale di straordinaria attualità, in cui la fame diventa lente per osservare le ingiustizie strutturali della società siciliana dell’epoca. La lingua è tagliente, musicale, ricca di immagini popolari: un documento storico e letterario insieme.
Altro poemetto rilevante è “Lu veru piaciri” che inizia così, con un proemio che fa satira su quello tassiano de “La Gerusalemme Liberata”:
Non cantu l’armi, li lassamu stari in manu di li Vappi e Spataccini. Chi gustu bruttu è chistu di cantari straggi, sbudiddamenti, ammazzatini! Lu sulu dirlu già mi fa trimari lu piddizzuni, e s’aprinu li rini. Fora di mia li truci oggetti e l’iri; amu la Paci e cantu lu Piaciri.
Accanto alla produzione civile, Tempio coltivò un filone che gli costò censura, ostracismo e una lunga damnatio memoriae: le poesie erotiche. Testi espliciti, comici, vitali, che circolavano in manoscritti clandestini e che per decenni furono considerati “osceni”. Oggi, invece, dopo essere stampate postume, sono studiati come testimonianza antropologica e come esempio altissimo di libertà espressiva. In quelle pagine, Tempio non celebra solo il corpo: celebra la vita, la natura, la gioia, la fragilità umana. E lo fa con una lingua siciliana piena, viva, capace di passare dal riso alla malinconia in un solo verso.
La sua opera, per lungo tempo dimenticata, è stata riscoperta nel Novecento. Oggi Micio Tempio appare come un autore sorprendentemente moderno: un poeta che non teme di denunciare il potere, che difende la dignità dei più deboli, che usa l’ironia come arma politica e che rivendica la libertà del corpo e della parola.
In quest’epoca in cui la Sicilia sta riscoprendo la propria identità linguistica e culturale, Tempio torna a essere un punto di riferimento imprescindibile. Non solo per la sua maestria poetica, ma per il suo coraggio: quello di dire la verità senza veli, di ridere dei potenti, di raccontare la vita com’è davvero. La sua lezione, oggi più che mai, rimane intatta: la lingua siciliana non è un residuo folklorico, ma uno strumento potente di pensiero, di critica, di satira e di poesia.
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TORNA TEFAF NEW YORK E SCHIERA UNA LISTA ESPOSITORI DI ASSOLUTO RILIEVO, DAL 15 AL 19 MAGGIO 2026
La celebre fiera newyorkese riunisce 88 mercanti di fama mondiale presso Park Avenue Armory, spaziando dall’arte moderna e contemporanea al design, dai gioielli alle antichità
TEFAF NEW YORK 2026 New York, Park Avenue Armory 15 – 19 maggio 2026
Dal 15 al 19 maggio 2026,TEFAF New York riempirà ancora una volta il Park Avenue Armory con eccezionali esposizioni di arte moderna e contemporanea, design, gioielli e antichità, grazie agli 88 espositori leader provenienti da tutto il mondo. Giovedì 14 maggio 2026 si terrà un’anteprima su invito riservata ai collezionisti.
“Il cuore di TEFAF New York risiede nei suoi espositori”, ha affermato Leanne Jagtiani, direttrice di TEFAF New York. “siamo orgogliosi di presentare una line-up straordinaria di mercanti che comprende partecipanti di lunga data e anche un gruppo di new entry che rappresentano il meglio in tutte le discipline. Dall’arte moderna e contemporanea di fama internazionale, al design, alle antichità e all’alta gioielleria, l’edizione di quest’anno rafforzerà ulteriormente la fiera come piattaforma leader per la conoscenza e la scoperta”.
Ogni edizione di TEFAF New York esplora nuove interpretazioni delle sue tradizioni iconiche, e quest’anno non fa eccezione. La fiera aprirà ancora una volta le storiche sale d’epoca dell’Armory al secondo piano, un onore concesso in modo esclusivo a TEFAF all’interno di questo rinomato spazio. La fiera presenterà anche suggestive installazioni floreali ispirate alla primavera realizzate da Tom Postma Design e Ten Kate Flowers & Decorations, oltre a champagne e ostricatori.
Bank of America, partner principale di TEFAF New York dalla primavera del 2017, continuerà a sostenere la fiera, affiancata da AXA XL, giunta al suo secondo anno come partner principale globale e partner principale di lunga data di TEFAF Maastricht. Insieme, questi leader culturali ed economici ribadiscono il loro impegno comune a celebrare l’arte, promuovere la conservazione culturale e riunire una comunità internazionale ogni primavera a TEFAF New York.
L’elenco del 2026 comprende 10 nuovi espositori e 78 che ritornano, di cui 4 dopo un’assenza, tutti provenienti da rinomate gallerie di 14 paesi in 4 continenti.
ELENCO DEGLI ESPOSITORI DI TEFAF NEW YORK 2026 *il grassetto indica le gallerie nuove a TEFAF New York 2026 *il corsivo indica le gallerie che tornano a TEFAF New York 2026 dopo un’assenza David Aaron (Regno Unito) Beck & Eggeling International Fine Art (Germania) Berggruen Gallery (Stati Uniti) Ben Brown Fine Arts (Regno Unito) Galerie Gisela Capitain (Germania) Carpenters Workshop Gallery (Regno Unito) Galerie Chastel-Maréchal (Francia) Galerie Chenel (Francia) Galleria Continua (Italia) Paul Coulon (Regno Unito) Massimo De Carlo (Italia) Demisch Danant (Stati Uniti) Didier Ltd (Regno Unito) Laffanour / Galerie Downtown (Francia) Charles Ede (Regno Unito) Larkin Erdmann (Suisse) Eykyn Maclean (Stati Uniti) FD Gallery (Stati Uniti) FORMS (Cina) Friedman Benda (Stati Uniti) Gagosian (Stati Uniti) Gana Art (Corea del Sud) Thomas Gibson Fine Art (Regno Unito) David Gill Gallery (Regno Unito) Gladstone (Stati Uniti) Gomide&Co (Brasile) Richard Green (Regno Unito) Hauser & Wirth (Stati Uniti) Hazlitt Holland-Hibbert (Regno Unito) Hemmerle (Germania) Stellan Holm Gallery (Stati Uniti) Hostler Burrows (Stati Uniti) Ben Hunter (Regno Unito) Alison Jacques (Regno Unito) Annely Juda Fine Art (Regno Unito) Karma (Stati Uniti) Sean Kelly (Stati Uniti) Ana Khouri (Stati Uniti) Tina Kim Gallery (Stati Uniti) Galerie Jacques Lacoste (Francia) Landau Fine Art (Canada) Lebreton (Monaco) Galerie Lefebvre (Stati Uniti) Galerie Lelong (Francia) David Lévy & Associés (Belgio) Lévy Gorvy Dayan (Stati Uniti) Lisson Gallery (Regno Unito) Macklowe Gallery (Stati Uniti) Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. (Italia) Galerie Marcelpoil (Francia) Galerie Marcilhac (Francia) Fergus McCaffrey (Stati Uniti) Anthony Meier (Stati Uniti) Mennour (Francia) Mignoni (Stati Uniti) Mitterrand (Francia) ML Fine Art (Italia) Modernity Stockholm (Suède) Sarah Myerscough Gallery (Regno Unito) Edward Tyler Nahem (Stati Uniti) Galerie Nathalie Obadia (Francia) Osborne Samuel Gallery (Regno Unito) Pace Gallery (Stati Uniti) Pace Di Donna Schrader Galleries (Stati Uniti) The Page Gallery (Corea del Sud Piano Nobile (Regno Unito) Lucas Ratton (Francia) Robilant+Voena (Regno Unito) Nara Roesler (Brasile) Thaddaeus Ropac (Regno Unito) Salon 94 (Stati Uniti) Richard Saltoun Gallery (Regno Unito) Adrian Sassoon (Regno Unito) Galerie Patrick Seguin (Francia) Skarstedt (Stati Uniti) Tornabuoni Art (Italia) Leon Tovar Gallery (Stati Uniti) David Tunick, Inc. (Stati Uniti) Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois (Francia) Van de Weghe (Stati Uniti) Axel Vervoordt (Belgio) Waddington Custot (Regno Unito) Offer Waterman (Regno Unito) Galerie Maria Wettergren (Francia) White Cube (Regno Unito) W&K-Wienerroither & Kohlbacher (Austria) Yares Art (Stati Uniti) David Zwirner (Stati Uniti)
INFORMAZIONI SU TEFAF
TEFAF è una fondazione senza scopo di lucro che promuove la competenza, l’eccellenza e la diversità nella comunità artistica globale. Ciò è dimostrato dagli espositori selezionati per le sue due fiere, che si svolgono ogni anno a Maastricht e New York. TEFAF è una guida esperta per collezionisti privati e istituzionali, fonte di ispirazione per gli amanti dell’arte e gli acquirenti di tutto il mondo.
INFORMAZIONI SU TEFAF NEW YORK
TEFAF New York è stata fondata all’inizio del 2016, inizialmente come due fiere d’arte annuali a New York presso la Park Avenue Armory. Oggi, TEFAF New York è un’unica fiera annuale che racchiude arte moderna e contemporanea, gioielli, antichità e design, con circa 90 espositori leader provenienti da tutto il mondo. Tom Postma Design, celebre per il suo lavoro con i principali musei, gallerie e fiere d’arte, è responsabile del design innovativo della fiera, che ha reinventato gli spettacolari spazi della storica Park Avenue Armory, conferendo loro un aspetto più leggero e contemporaneo.
INFORMAZIONI SU TEFAF MAASTRICHT
TEFAF Maastricht è ampiamente considerata la fiera più importante al mondo per l’arte, l’antiquariato e il design, che copre 7.000 anni di storia dell’arte, dall’antichità al contemporaneo. Con oltre 270 prestigiosi mercanti provenienti da circa 22 paesi, TEFAF Maastricht è una vetrina per le opere d’arte più raffinate attualmente sul mercato. Oltre alle aree tradizionali dedicate ai dipinti dei maestri antichi, all’antiquariato e alle antichità classiche, che coprono circa la metà della fiera, è possibile trovare anche arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielli, design del XX secolo e opere su carta.
INFORMAZIONI SU AXA XL
AXA XL Insurance è la divisione di AXA dedicata ai rischi P&C (Property & Casualty) e speciali, nota per la sua capacità di risolvere anche i rischi più complessi. AXA XL offre soluzioni e servizi assicurativi tradizionali e innovativi in oltre 200 paesi e territori.
Nell’ambito della sua offerta di rischi speciali, AXA XL protegge una vasta gamma di oggetti, tra cui opere d’arte, antichità, gioielli, orologi, auto d’epoca, pietre preziose grezze e tagliate e lingotti, di età compresa tra migliaia di anni e poche settimane.
Negli ultimi 50 anni e anche in futuro, AXA XL, uno dei principali assicuratori mondiali di opere d’arte e oggetti di valore, ha ridefinito e continuerà a ridefinire il modo in cui serve e assiste i suoi clienti collezionisti, musei, aziende, gallerie, conservatori e artisti in Europa, Regno Unito, Americhe, Asia e regione del Pacifico, con una sincera attenzione al modo in cui vengono assicurati gli oggetti di valore e protetto il patrimonio culturale.
INFORMAZIONI SU BANK OF AMERICA Partner principale di TEFAF New York
Bank of America Bank of America è uno dei principali istituti finanziari al mondo, al servizio di consumatori individuali, piccole e medie imprese e grandi società con una gamma completa di prodotti e servizi bancari, di investimento, di gestione patrimoniale e altri prodotti e servizi finanziari e di gestione del rischio. L’azienda offre una comodità senza pari negli Stati Uniti, servendo quasi 70 milioni di clienti con circa 3.600 centri finanziari al dettaglio, circa 15.000 sportelli automatici (ATM) e un servizio di digital banking pluripremiato con circa 59 milioni di utenti digitali verificati. Bank of America è leader mondiale nella gestione patrimoniale, nell’investment banking e nel trading su un’ampia gamma di classi di attività, al servizio di società, governi, istituzioni e privati in tutto il mondo. Bank of America offre un supporto leader nel settore a circa 4 milioni di piccole imprese attraverso una suite di prodotti e servizi online innovativi e facili da usare. La società serve i propri clienti attraverso operazioni negli Stati Uniti, nei suoi territori e in più di 35 paesi. Le azioni di Bank of America Corporation (NYSE: BAC) sono quotate alla Borsa di New York.
TEFAF New York Orari di apertura 14 maggio solo su invito Da venerdì 15 maggio a lunedì 18 maggio | dalle 11:00 alle 19:00 Martedì 19 maggio | dalle 11:00 alle 18:00
Informazioni sui biglietti: La biglietteria aprirà a marzo 2026 Online 62,50 $ Ingresso singolo giornaliero 82,50 $ Ingresso multiplo 25 $ Studenti All’ingresso 65,00 $ Ingresso singolo giornaliero 85,00 $ Ingresso multiplo 27,50 $ Studenti
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La Galleria Raffaella De Chirico è lieta di presentare, in concomitanza con i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la mostra personale dell’artista Antonella Plenzio (1953) dal titolo Un luogo silente. L’esposizione aprirà al pubblico il 5 febbraio 2026 su appuntamento, mentre l’inaugurazione ufficiale si terrà l’11 febbraio, data simbolica che celebra anche i 15 anni di attività della galleria, aperta a Torino nel 2011. L’iniziativa è parte dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.
L’esposizione trasforma l’intero spazio della galleria in un’installazione immersiva dedicata alla serie delle “Bocche”: un corpus di 36 opere che indagano il confine sottile tra l’interiorità negata e l’urgenza dell’espressione. I lavori in mostra sono stati realizzati dall’artista tra il 2012 e il 2013, cucendo con filo di cotone su carta oleata delle bocche femminili sigillate su cui poi interviene con acrilico, biacca e pastello ad olio. L’allestimento dei 36 pezzi crea un dialogo serrato con lo spettatore, dove la ripetizione del soggetto diventa un coro muto capace di dare voce a ciò che solitamente resta inascoltato. La scelta di occupare totalmente lo spazio e di renderlo strettamente aderente al concetto non è casuale. Antonella Plenzio porta in questa mostra la sua lunga esperienza come scenografa realizzatrice al Teatro alla Scala.
Le “bocche cucite” di Plenzio non sono simboli di sconfitta, ma rappresentano il momento critico della soglia. È su questa linea marginale che il dolore di una parola non pronunciata, la malinconia di un suono muto e il sentimento di un’interiorità trattenuta chiedono di essere finalmente percepiti.
Come afferma l’artista stessa: “Due bocche separate da un confine appena tracciato, su questa linea marginale una sola voce diventa espressione, su questo limitare, di un’interiorità che dà vita ad una condizione che si vorrebbe negata. La malinconia di un suono muto, il sentimento di una parola non pronunciata, divengono così la reale possibilità di essere percepiti come tali”
La galleria è aperta il mercoledì e il giovedì dalle 15 alle 19 Gli altri giorni su appuntamento Via Monte di Pietà, 1/A – 20121 – Milano
Antonella Plenzio – Biografia dell’artista
Antonella Plenzio (1953), formatasi tra Venezia e Napoli, ha consolidato la sua carriera al Teatro alla Scala di Milano, dove per un decennio è stata scenografa realizzatrice nei reparti di scultura, pittura e costumi. Autrice di impianti scenici per la Piccola Scala e il Teatro Angelicum, affianca alla pratica artistica una lunga esperienza nella didattica e nel sociale, collaborando a progetti di pittura e teatro presso il Carcere di San Vittore. Vive e lavora a Milano.
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Nel mese di gennaio si è riunita presso la Tenuta Rasocolmo di Piano Torre la giuria del progetto “Residenza d’artista”, giunto al suo terzo anno. La commissione, composta daFrancesco Reitano (proprietario della Tenuta),Mariateresa Zagone(storica e critica d’arte, curatrice del progetto),Mario Bronzino(curatore e critico)e Roberta Guarnera(gallerista e curatrice),ha selezionato i vincitori del bando 2026 tra 28 candidature provenienti dall’Italia e dall’estero
Residenza d’Artista Tenuta Rasocolmo
A risultare vincitrici sono state Laura Capellini (Mariano Comense, 1994) con il progetto Anitya e Zeynep Çilek Çimen (Ankara, 1984) con Hatai – Impermanence Screen, che saranno in residenza presso la Tenuta Rasocolmo dal 20 febbraio al 1° marzo 2026.
Il bando, rivolto ad artiste e artisti italiani e internazionali attivi nell’ambito della scultura e delle installazioni site-specific, invita a sviluppare opere capaci di dialogare in modo critico e poetico con l’ambiente naturale, il vento e la luce, riflettendo sulle trasformazioni del territorio. Il tema della residenza 2026 è stato “Impermanence: Art and Migrations – Dislocazioni ecologiche e politiche del movimento”, un’indagine sulle dinamiche della transitorietà e sulle connessioni tra specie, natura e culture.
La giuria ha riconosciuto nei due progetti selezionati una particolare sensibilità nei confronti del luogo e una forte coerenza con la missione della Tenuta Rasocolmo, da anni impegnata nel coniugare la produzione vitivinicola – in particolare del Faro DOC, simbolo storico del territorio – con la tutela del paesaggio, la valorizzazione ambientale e la costruzione di un polo culturale aperto al dialogo tra arti visive, musica e letteratura.
Dal 21 al 28 febbraio le artiste lavoreranno presso la Tenuta accogliendo il pubblico, le scolaresche e tutti i visitatori interessati a seguire il processo creativo. Domenica 1° marzo alle ore 11 si terrà la cerimonia di restituzione con l’inaugurazione delle opere che si aggiungeranno alle quattro già presenti.
Con il progetto Residenze d’artista, la Tenuta Rasocolmo promuove il dialogo tra arte contemporanea, natura e comunità. Ingresso libero
Laura Capellini – Biografia
Laura Capellini
Laura Capellini, 1994, è laureata in Scultura ed in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera. Professionalmente lavora come scultrice realizzando opere ed installazioni per artisti, scenografi, architetti e fotografi. Ha realizzato nel 2022 l’opera pubblica “Il Fornaciaio” per il comune di Briosco (MB), Borgo del Cotto Lombardo, scultura di due metri fatta a colombino in terracotta bianca e rossa ; nel 2016 ha realizzato, in un team di sei scultori selezionati, l’opera “Madonna della Luna” per il comune di Turbigo (MI), in marmo bianco di Carrara. Nel 2017 ha co-fondato CollectiveConcrete, un collettivo di ricerca fotografica ed artistica che mira ad indagare il senso odierno della fotografia, stampando in modo analogico immagini digitali su supporti tridimensionali. La sua ricerca artistica è incentrata sul tema del Paesaggio Interiore, per avvicinare l’osservatore al dialogo con sé stesso, all’analisi introspettiva ed all’inscindibile rapporto con gli elementi naturali. Dal 2015 partecipa a mostre collettive e personali, esponendo, tra gli altri, a “Il femminile nell’arte” curato da Ivan Quaroni (2025) , al 17th Photo Festival Milano (2022), alla III Biennale Internazione Donna- BID Trieste (2021), al Bau 17 curato dalla Fondazione Bonotto (2020). Ha inoltre partecipato al Simposio di Scultura “Tra pietra e seta” durante la Lake Como Creativity Week (2024), realizzando un’opera con il marmo di Musso.
ZEYNEP ÇİLEK ÇİMEN 1984, Ankara Zeynep Cilek Cimen (1984, Ankara) concepisce l’arte come una forma di dialogo tradizionale, un modo di interagire con simboli ereditati e memoria collettiva. Il suo lavoro esplora le innumerevoli possibilità di forme e figure, creando composizioni ottiche che bilanciano astrazione e ripetizione. Sebbene il suo obiettivo principale sia lo studio delle connessioni tra le forme, la sua arte attinge anche alla risonanza simbolica di motivi ricorrenti. Le sue composizioni, spesso guidate da una semplicità sottile e ritmica, pongono al centro motivi nomadi. Questi motivi – a volte singolari, a volte moltiplicati, intrecciati o distorti – generano nuove connessioni semantiche. Attraverso questa interazione visiva, si evolvono in un linguaggio formale di identità culturale, che si rivela attraverso strati di simbolismo. Intrecciando elementi provenienti dalle tradizioni anatoliche, selgiuchidi e turche più ampie, l’artista costruisce una mitologia personale all’interno del vasto panorama delle identità culturali. Così facendo, trasforma il suo messaggio da locale a universale, consentendo alle sue forme nomadi di parlare un linguaggio che trascende i confini pur rimanendo profondamente radicato nella tradizione.
ZEYNEP ÇİLEK ÇİMEN 1984, Ankara Zeynep Cilek Cimen (1984, Ankara) conceives of art as a form of traditional dialogue — a way of engaging with inherited symbols and collective memory. Her work explores the myriad possibilities of shapes and forms, creating optical compositions that balance abstraction and repetition. Although her primary focus lies in the study of connections of forms, her art also draws upon the symbolic resonance of recurring motifs. Her compositions, often guided by a subtle and rhythmic simplicity, place nomadic patterns at their centre. These motifs — sometimes singular, sometimes multiplied, intertwined, or distorted — generate new semantic connections. Through this visual interplay, they evolve into a formal language of cultural identity, one that reveals itself through layers of symbolism. By weaving together elements from Anatolian, Seljuk, and broader Turkish traditions, the artist constructs a personal mythology within the vast landscape of cultural identities. In doing so, she transforms her message from the local to the universal — allowing her nomadic forms to speak a language that transcends borders while remaining deeply rooted in tradition.
Exhibitions
2014 Yaratılış- Creation, Le Cinque Lune Gallery, Roma 2015 Yaratılış- Creation, Turkish American Foundation, Washington 2015 Padişehir Video Art, Panaroma Museum, İstanbul 2016 ’Yaratılış – Creation’’, Turkish Culture Center Shinuya-ku, Tokyo 2016 Contemporary İstanbul, MERKUR 2016 ‘Saklı Çeyiz’, Galeri Merkur,İstanbul 2018 ‘Suret Defteri’ – Face Book Merkur İstanbul 2019 Artweeks Akaretler İstanbul 2019’Mirror’’CJONEGalleryNewyork 2023 ‘’Spring’’Merkur,İstanbul 2024 Contemporary İstanbul, Vision Art Platform 2024 Venice Biennale – Live Performance-Akneye 2025 ‘Unfolding Narratives’ FTNFT Gallery – Dubai UAE 2025 Arte Laguna Prize SHANGHAI
Education Bachelor’s
Degree in Arts Management İstanbul Aydın University,Istanbul Master’s Degree in Fine Arts and Painting İstanbul Yeditepe University,Istanbul
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Martedì 27 gennaio 2026 è stata inaugurata al Museo nazionale Palazzo Besta di Teglio (Sondrio) la mostra “VETTE. Storie di sport e montagne”, un progetto espositivo a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi che indaga il rapporto profondo e complesso tra sport, territorio alpino e società.
VETTE. Storie di sport e montagne Palazzo Besta Teglio (SO) 28 gennaio – 30 agosto 2026
La mostra si inserisce nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, proponendo uno sguardo storico, sociale e culturale sulla montagna come spazio di sfida, trasformazione e costruzione dell’immaginario collettivo.
Promossa con il sostegno di Regione Lombardia, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo nazionale Collezione Salce, con il contributo della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH), di collezionisti privati, associazioni ed enti locali. Un’ampia rete di partner nazionali e territoriali rende possibile un progetto ambizioso, capace di intrecciare patrimoni materiali e immateriali, memorie locali e narrazioni globali.
«Per ispirazione, forma e durata», spiega Rosario Maria Anzalone, direttore dei musei statali lombardi,«questa mostra guarda oltre la ribalta olimpica e paralimpica che proietterà i luoghi di Milano Cortina 2026 al centro dell’attenzione internazionale. È un progetto culturale meditato, coerente con l’identità del magnifico luogo che lo accoglie e radicato nel territorio che vi fa da cornice. Storie, episodi, tradizioni e persino contraddizioni finiscono per comporre un mosaico di memoria collettiva in cui storia globale e locale dialogano attraverso continui rimandi. Una riflessione sulle relazioni tra spazio naturale e antropizzato, resa oltremodo avvincente dalle epopee sportive nel segno degli antichi valori dell’olimpismo, cornice etica e sociale di immutata attualità».
Manifesto 1 edizione Olimpiadi invernali Chamonix 1924 – Museo della Montagna, Torino
«Le montagne rappresentano, da sempre, un luogo di limite e di desiderio. Uno spazio fisico e simbolico in cui l’uomo misura il proprio corpo, il proprio ingegno e la propria capacità di adattamento», sottolinea la Direttrice di Palazzo Besta Silvia Biagi. «VETTE. Storie di sport e montagne racconta questi luoghi attraverso un viaggio che va dalle esperienze pionieristiche all’affermazione del turismo sportivo, mostrando come le pratiche sportive abbiano trasformato il paesaggio alpino, gli stili di vita e l’immaginario collettivo delle comunità di montagna».
VETTE intreccia molteplici storie: quelle di grandi atlete e atleti olimpici e paralimpici, fatte di talento, coraggio e sfide; ma anche quelle delle comunità alpine, protagoniste di una trasformazione profonda nella seconda metà del Novecento quando la diffusione degli sport invernali e del turismo ha inciso radicalmente sul paesaggio umano e naturale delle Alpi. Un cambiamento che racconta il passaggio dall’economia di sussistenza al benessere, da una vita scandita dalla fatica e dal lavoro all’emergere del tempo libero e del divertimento.
«Questa mostra racconta la montagna come luogo vivo, attraversato dalla storia, dal lavoro e dallo sport e restituisce il ruolo che le comunità hanno avuto nella costruzione dell’identità di questi territori», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia. «Un progetto che valorizza un patrimonio che non è solo naturale, ma culturale e umano, dando spazio anche allo sguardo e alle storie delle donne, protagoniste spesso poco visibili ma centrali nella vita delle terre di montagna e nella storia dello sport, e che trova nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 un’occasione straordinaria per essere raccontato al pubblico internazionale. Palazzo Besta diventa così uno spazio di riflessione sul rapporto tra sport, paesaggio e trasformazioni sociali in un contesto capace di coniugare tradizione, innovazione e radicamento locale».
Palazzo Besta si propone così come osservatorio privilegiato per riflettere sullo sport non solo come competizione, ma come fenomeno storico, sociale e culturale, capace di incidere sui territori, sulle comunità e sui modi di abitare la montagna. In questa prospettiva, la montagna emerge come protagonista di una narrazione stratificata che intreccia identità locali, progresso tecnologico, turismo e nuove sensibilità ambientali.
Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi interni ed esterni del Palazzo rinascimentale e si articola intorno a tre nuclei tematici, liberamente intrecciati tra loro.
Al piano terra, nella corte e nelle cantine di Palazzo Besta, manifesti storici, immagini, video e cimeli olimpici e paralimpici ripercorrono la storia dei Giochi Invernali, dalla prima edizione di Chamonix del 1924 fino all’imminente appuntamento di Milano Cortina 2026. Il percorso è reso possibile grazie ai materiali del Museo nazionale Collezione Salce, della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH) e ai prestiti del Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e del Museo dello Sci e della Montagna dell’Aprica, e a collezionisti che generosamente hanno messo a disposizione immagini, documenti, attrezzature sportive e cimeli originali.
«Il Museo Nazionale della Montagna di Torino, da oltre 150 anni punto di riferimento per le culture delle montagne italiane e internazionali, partecipa a VETTE con collezioni che documentano la storia sia degli sport sia dei Giochi Olimpici invernali, compresi i precedenti svoltisi in Italia, proprio a Torino nel 2006. Il Museo mantiene alta l’attenzione sulle sfide contemporanee, stimolando la riflessione sul futuro delle montagne e il dialogo tra tradizione e innovazione, per favorire la consapevolezza che la montagna è luogo di incontro tra culture e di equilibri ecosistemici la cui tutela – di fronte alle sfide poste dalle trasformazioni sociali, dal turismo e dalle pratiche sportive – è cruciale per tutta la comunità», sono le parole di Daniela Berta, Direttrice del Museo Nazionale della Montagna di Torino.
Il primo piano di Palazzo Besta accoglie una ricca selezione di manifesti pubblicitari dedicati agli sport invernali e alle località sciistiche, dai primi del Novecento agli Anni 60, testimoniando la nascita dell’immaginario alpino moderno e la progressiva affermazione della montagna come meta turistica e sportiva.
Sottolinea Elisabetta Pasqualin, Direttrice del Museo nazionale Collezione Salce: «Questa sezione della mostra valorizza il manifesto pubblicitario come strumento fondamentale nella costruzione del concetto moderno di montagna. La selezione di affiche provenienti dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso testimonia il ruolo centrale della comunicazione visiva nella diffusione di un nuovo immaginario alpino, legato allo sport e al turismo. La presenza dei manifesti della Collezione Salce si inserisce in un dialogo istituzionale tra le Direzioni regionali Musei nazionali Veneto e Lombardia del Ministero della Cultura. Con la mostra “Un magico inverno”, attualmente in corso presso la sede trevigiana, si rafforza una progettualità condivisa che, anche in vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, intende promuovere una lettura coordinata del patrimonio culturale legato alla montagna».
VETTE. Storie di sport e montagne dialoga con l’esposizione “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce“, aperta a novembre al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Le due sedi formano un unico racconto in due capitoli, che unisce Lombardia e Veneto, ripercorrendo la nascita dell’immaginario invernale e l’affermarsi del turismo sportivo.
Nel Salone d’Onore di Palazzo Besta è raccontata l’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna, dai primi sci norvegesi di fine Ottocento fino ai modelli sciancrati contemporanei. In questa sezione emerge uno sguardo al femminile, filo conduttore dell’intera mostra, in dialogo con la storia stessa del Palazzo, segnata dal ruolo centrale delle donne della famiglia Besta. Le storie personali delle pioniere degli sport invernali e delle atlete olimpiche e paralimpiche sono poste in dialogo con la vita quotidiana delle donne delle valli alpine del Novecento, raccontata attraverso fotografie d’epoca e oggetti del lavoro e della vita domestica. Ne risulta un percorso di cambiamento che va dal ruolo tradizionale alla progressiva affermazione di nuove forme di autonomia, visibilità e riconoscimento.
In questo ambito emerge anche una vocazione che il museo intende sviluppare nel tempo: farsi luogo di raccolta e restituzione delle memorie, materiali e immateriali, del territorio alpino. Una prospettiva che dialoga con il progetto “Siamo Alpi”, promosso dalla Provincia di Sondrio, archivio culturale diffuso della Valtellina e della Valchiavenna, che è qui rappresentato da una vasta raccolta di immagini. Alle voci di uomini e donne di Teglio è affidato il compito di ricordare – in un breve video – il tempo passato, in una narrazione sospesa tra rimpianto e sollievo.
«Questa mostra interpreta un tema centrale per i territori alpini: la montagna come luogo di trasformazione, di incontro tra comunità, cultura e sport. È un racconto che appartiene alle nostre valli e allo stesso tempo dialoga con il mondo, dentro lo scenario delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Come Provincia di Sondrio siamo impegnati a sostenere iniziative che valorizzano la nostra identità e che contribuiscono a costruire una visione condivisa del futuro, in cui la montagna non è periferia ma laboratorio di innovazione sociale, culturale e ambientale. VETTE non chiude lo sguardo sul passato: lo utilizza come chiave per leggere le sfide di oggi e di domani». Davide Menegola, Presidente della Provincia di Sondrio
Un ulteriore livello di lettura affronta il rapporto tra sport e montagna come motore di trasformazioni profonde, invitando il pubblico a riflettere sulle sfide future tra sviluppo, ambiente e sostenibilità. Dalla storia di Teglio e del comprensorio di Prato Valentino, fino all’installazione artistica site-specific nel giardino a cura di Michele Tavola, le opere esposte fanno dell’arte contemporanea uno strumento di riflessione sul paesaggio alpino e sul suo futuro. Le opere di Luca Conca e Vincenzo Martegani, in dialogo tra pittura e fotografia, restituiscono l’immagine di una montagna sospesa tra memoria e visione, tra radicamento e apertura.
VETTE. Storie di sport e montagne non vuole dunque proporre una narrazione nostalgica né celebrativa, ma invita a considerare la montagna come un organismo complesso, segnato dall’azione umana e al tempo stesso portatore di limiti e fragilità. Una mostra che connette passato e futuro, locale e globale, cultura e sport, offrendo al pubblico un’occasione di conoscenza e confronto su temi oggi più che mai necessari.
La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia coordina e promuove 13 musei e parchi archeologici statali della regione. Ha il compito di assicurare l’attuazione del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione di musei, monumenti e aree archeologiche, garantendo livelli di qualità uniformi. In collaborazione con le Soprintendenze e gli enti territoriali e locali promuove l’ampliamento delle collezioni museali, l’organizzazione di mostre temporanee e le attività di catalogazione, studio, restauro, oltre che la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni viene promossa la collaborazione con altri istituti culturali della regione per la creazione di percorsi culturali e turistici e per l’innovazione didattica e tecnologica. Lavora per incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della Lombardia.
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Anna Onesti, aquilone rokkaku . Foto F. Massimo Fioravanti
Triton & Shell – Paper Art Hub vi invita all’inaugurazione della mostra Paper Clouds / Paper Kites dell’artista visiva italiana Anna Onesti, mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 18:30.
La mostra presenta aquiloni in carta ricchi di colore ed energia che, sospesi nello spazio, rivelano il loro equilibrio e invitano il visitatore a immaginarli in volo, comprendendo la relazione tra forma e colore, peso e aria. Oltre alla loro dimensione visiva, gli aquiloni — pur apparendo semplici nella costruzione — richiedono precisione, attenzione al dettaglio e una profonda conoscenza dei materiali per poter volare. La loro funzionalità non è un semplice attributo, ma parte integrante del processo artistico.
ANNA ONESTI Paper Clouds / Paper Kites Inaugurazione 4 febbraio 2026 ore 18.30
Triton & Shell – Paper Art Hub Kolokotroni 16, 17235 Dafni, Atene, Grecia Fino al 4 aprile 2026
Nella loro realizzazione Anna Onesti trae ispirazione da tipologie storiche di aquiloni del Giappone e della Corea, sviluppando una propria interpretazione contemporanea all’interno di questa arte tradizionale. Un ruolo centrale nel suo lavoro è svolto dalla carta artigianale ricavata dalla lavorazione delle fibre dell’albero di gelso, conosciuta come washi (和紙) in Giappone e hanji (한지) in Corea. Si tratta di una carta utilizzata tradizionalmente sia per la calligrafia e la stampa, sia per la realizzazione di oggetti d’uso quotidiano, grazie alla sua eccezionale resistenza e flessibilità.
Attraverso questa coincidenza la mostra Paper Clouds / Paper Kites invita il pubblico a scoprire le tradizioni della costruzione artigianale degli aquiloni attraverso uno sguardo artistico contemporaneo presentando la carta come un materiale capace di unire culture, tecniche e narrazioni.
Anna Onesti, immagine Paper Clouds
BIOGRAFIA
Anna Onesti è un’artista visiva italiana, ha studiato presso le Accademie di Belle Arti di Roma, Urbino e Torino diplomandosi prima in Scenografia e poi in Decorazione, ha lavorato per molti anni come restauratore conservatore di disegni e stampe in importanti istituzioni museali italiane. Dal 1994, anno in cui ha compiuto il suo primo viaggio in Giappone, grazie ad una borsa di studio della Japan Foundation, conduce una ricerca approfondita sulle tecniche di produzione, tintura e decorazione della carta artigianale in Giappone, Corea, India e Indonesia. Dal 2005 realizza aquiloni basati su tipologie tradizionali orientali, esplorando la relazione tra carta, colore, struttura, leggerezza e movimento. Le sue opere sono state presentate a livello internazionale in musei e istituzioni culturali e fanno parte di collezioni pubbliche e private. Il suo lavoro si colloca in un ambito in cui il sapere tecnico, la materialità e la pratica artistica incontrano la memoria culturale e la ricerca artistica contemporanea.
La mostra è arricchita da fotografie di aquiloni in volo, che trasportano il pubblico dallo spazio espositivo verso l’orizzonte aperto, collegando il lavoro di Onesti al cielo, al vento e al movimento. In questo modo, la narrazione si sviluppa tra statico e dinamico, tra oggetto e azione. Una selezione di materiali editoriali e documenti provenienti da precedenti mostre illumina ulteriormente il percorso e la pratica dell’artista.
La mostra temporanea Paper Clouds / Paper Kites dialoga e convive parallelamente con l’esposizione “La carta artigianale dall’Asia all’Europa”, spostando l’attenzione del visitatore dalla storia del materiale al suo uso artistico contemporaneo. È la prima mostra personale di un artista presentata dal Triton & Shell, nell’ambito delle sue attività dedicate alla valorizzazione della carta come mezzo artistico e culturale.
L’apertura della mostra, a poche settimane dal Lunedì di Quaresima “Clean Monday” (festa ortodossa di inizio Quaresima in Grecia), crea un collegamento sottile ma significativo tra un’antica tradizione asiatica e un’usanza profondamente radicata nella cultura greca quando nelle città e nei villaggi di tutto il paese bambini e adulti si ritrovano, in spazi aperti, per far volare i loro aquiloni chiamati “χαρταετοί” (chartaetói).
La Triton & Shell – Paper Art Hub è la prima organizzazione senza scopo di lucro in Grecia interamente dedicata alla carta fatta a mano e al libro. La sua missione è la tutela, la documentazione e la valorizzazione della storia e dell’arte della carta. La sua sede opera come uno spazio polifunzionale, dove si svolgono mostre temporanee e seminari, e ospita al contempo un importante archivio con oltre 2.500 titoli di libri e documenti provenienti da tutto il mondo, fungendo da punto di riferimento per la ricerca, la formazione e la creazione contemporanea.
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Le Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana (AUCLIS) esprimono forte preoccupazione alla luce dei dati diffusi recentemente dall’Istat nel rapporto “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere – Anno 2024”.
Dati ISTAT 2024 sull’uso delle lingue locali. AUCLIS: “Un patrimonio a rischio estinzione. Serve una nuova legge nazionale”
I dati confermano il rapido declino, in quest’ultimo decennio, dell’uso delle lingue regionali in Italia, anche di quella siciliana, seppure in misura minore. Infatti, dopo la Calabria, regione dove più si parla il “dialetto” in famiglia con il 64% (-4,6 punti rispetto al 2015), viene proprio la Sicilia con il 61,5% (-7,3 punti); quindi la Campania con il 61% (-14,2 punti), seguita dal Veneto con il 55,3% (-6,7 punti). Nell’uso del dialetto con gli amici, la Sicilia scivola, però, al terzo posto, dopo Campania e Calabria e nell’uso con gli estranei addirittura al quarto, dopo Campania, Calabria e Veneto: forse ci vergogniamo, più che altrove, di parlare la nostra lingua fuori dalle mura domestiche.
Secondo l’AUCLIS, i numeri pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica rappresentano «un vero e proprio segnale d’allarme per l’insieme delle lingue locali italiane». L’associazione sottolinea che «tutte le lingue regionali – compresa la lingua siciliana – sono ormai a rischio di estinzione nel giro di alcuni decenni se non si interviene con politiche serie e strutturali».
L’AUCLIS richiama l’attenzione sul fatto che l’Italia, pur essendo «una nazione con un patrimonio linguistico tra i più ricchi d’Europa», rischia di «perdere tanta ricchezza culturale a causa del pressoché totale immobilismo istituzionale in materia di politiche linguistiche volte alla rivitalizzazione delle lingue regionali».
Il comunicato evidenzia inoltre come il quadro normativo nazionale sia gravemente insufficiente: molte lingue regionali, tra cui il siciliano, non godono di alcun riconoscimento giuridico perché non incluse nella legge 482/1999. A ciò si aggiunge il fatto che «l’Italia è una delle pochissime nazioni che non ha ancora attuato la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie», lo strumento del Consiglio d’Europa che definisce gli standard minimi per la tutela e la promozione delle lingue storiche non maggioritarie.
Per l’AUCLIS, i dati ISTAT non devono essere interpretati come una semplice fotografia sociolinguistica, ma come un indicatore del tempo che resta per intervenire. «Con questi dati allarmanti non si può più aspettare: occorre una nuova legge che, innanzitutto, riconosca tutte le lingue regionali e che dia possibilità di tutelarle e promuoverle secondo le indicazioni della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, che andrebbe, grazie a tale nuova legge, finalmente attuata».
L’associazione conclude ribadendo che la tutela delle lingue regionali non è una battaglia identitaria o localistica, ma una questione di civiltà culturale e di responsabilità verso le generazioni future.
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