Al Palazzo Ducale di Venezia “Etruschi e Veneti” fanno emergere luoghi d’identità collettiva

È in programma giovedì 5 marzo alle ore 11.30 nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale la conferenza stampa di apertura della mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, aperta al pubblico nelle sale dell’Appartamento del Doge dal 6 marzo al 29 settembre 2026.

Etruschi e Veneti
Acque, culti e santuari
Venezia, Palazzo Ducale
 6 marzo – 29 settembre 2026

L’esposizione propone un confronto inedito tra due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, indagando il ruolo fondativo dell’acqua nel mondo del sacro e nello sviluppo delle società del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti e acque termali emergono come luoghi di culto, guarigione, scambio costruzione dell’identità collettiva.

In mostra reperti archeologici di straordinario valore, molti provenienti da scavi recenti, concessi in prestito da prestigiose istituzioni museali italiane.

Il percorso espositivo accompagna il pubblico dai grandi santuari etruschi costieri e termali – da Pyrgi a San Casciano dei Bagni – ai porti adriatici di Adria e Spina, fino ai principali luoghi sacri del Veneto antico, come Montegrotto, LagoleEste e Altino, documentando pratiche votive, culti salutari e dinamiche di integrazione culturale. Un racconto che mette in luce il dialogo e gli scambi tra l’area etrusca e quella veneta, lungo l’area compresa tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso del Po.

Il progetto si configura come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, capace di coniugare rigore scientifico, divulgazione e innovazione, concludendo con l’installazione We are bodies of water, realizzata da Fondazione Bonotto con la collaborazione scientifica del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, dedicata al fragile ecosistema lagunare veneziano.

Curata da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, la mostra è organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e la collaborazione della Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà una seconda tappa nell’autunno 2026.


Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
tel. +39 041 2405225
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
con il supporto di
Studio ESSECI Comunicazione snc
Referente Roberta Barbaro 
roberta@studioesseci.net 
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Samuele Chino dirige Turandot al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano

Il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano presenta The Four Turandot – T4T, un progetto internazionale di perfezionamento artistico che tra febbraio e aprile 2026 porterà alla realizzazione di quattro allestimenti multimediali di Turandot in quattro diversi Paesi. Avviato nel 2024, nel centenario della morte di Giacomo Puccini, il progetto si conclude quest’anno nel centenario della prima rappresentazione dell’opera.

Samuele Chino dirige Turandot a Milano, sabato 28 febbraio 2026 alle 19.00 al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano nel centenario della prima rappresentazione dell’opera.

L’iniziativa ha vinto un bando del Ministero dell’Università e della Ricerca, è finanziata dal PNRR con fondi europei NextGenerationEU ed è realizzata in collaborazione con il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze, il Conservatorio “Vecchi Tonelli” di Modena e Carpi, il Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza, il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, il Politecnico delle Arti di Bergamo, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti e l’Università degli Studi di Milano.

La tappa milanese rappresenta il cuore simbolico del progetto: proprio a Milano, infatti, si svolse la prima assoluta di Turandot diretta da Arturo Toscanini e proprio al Conservatorio “Giuseppe Verdi” si formò il giovane Giacomo Puccini.

Questa produzione si distingue inoltre per la scelta musicale di eseguire il finale di Luciano Berio, a differenza delle altre versioni presentate nelle sedi internazionali del progetto.

Samuele Chino dirigerà la recita del 28 febbraio, alle 19.00 sul podio dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro dell’Opera di Parma.

«Turandot è una di quelle opere che mi accompagnano fin dall’infanzia – racconta Samuele Chino – l’ho ascoltata, studiata, interiorizzata, sognando un giorno di dirigerla e offrirne una mia lettura. Quel giorno è arrivato: il 28 febbraio debutterò con l’Orchestra Filarmonica Italiana e il Coro dell’Opera di Parma. In questo centenario, dirigere Turandot nella città in cui Toscanini ne celebrò il battesimo musicale e nel Conservatorio dove studiò Puccini ha per me un valore simbolico fortissimo. La mia idea di teatro musicale nasce da una tradizione interpretativa di rigore e analisi del dramma: l’opera è suono che dà voce alle parole e parole che diventano melodia e sentimento.»

La selezione e il debutto in questo contesto internazionale segnano un passaggio di rilievo nel percorso artistico del direttore, inserendolo tra le giovani bacchette emergenti coinvolte in una delle iniziative più innovative dedicate all’opera pucciniana.

Nato nel 1999, Samuele Chino si forma al Conservatorio “C. Pollini” di Padova, dove studia pianoforte, organo e clavicembalo, avviandosi parallelamente allo studio della composizione. Nel 2020 vince il Primo premio e una borsa di studio al Concorso Internazionale di Composizione “Andrea Mascagni” e consegue il Diploma Accademico di Primo livello in Composizione con il massimo dei voti e la lode. Si perfeziona quindi nello stesso Conservatorio come maestro collaboratore, conseguendo nel 2022 il Diploma Accademico di Secondo livello con la lode e la menzione d’onore, svolgendo nel frattempo un’intensa attività come pianista accompagnatore in concerti e concorsi e frequentando masterclass con musicisti tra cui Vincenzo Scalera e Marco Boemi. Dal 2015 intraprende lo studio della direzione d’orchestra e frequenta l’Italian Opera Academy del M° Riccardo Muti, approfondendo vari titoli del repertorio operistico italiano. Ammesso al Triennio di Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, si diploma nel giugno 2025 nella classe del M° Daniele Agiman; nello stesso anno viene selezionato dal M° Fabio Luisi per frequentare la sua masterclass sulla Quarta Sinfonia di Bruckner. Parallelamente frequenta numerose ulteriori masterclass di direzione d’orchestra con maestri tra i quali Donato Renzetti, Marco Angius ed Ekhart Wycik. Nel 2024 ottiene il secondo posto al Concorso di Direzione d’orchestra “Tiziano Forcolin” e nel febbraio 2025 vince il concorso internazionale T4T, che gli vale la direzione di una produzione completa di Turandot. Dal 2022 è impegnato come direttore d’orchestra, assistente e maestro collaboratore in diverse produzioni operistiche, tra cui Don Giovanni, Gianni Schicchi, Suor Angelica e Lo scoiattolo in gamba. Accanto all’attività direttoriale svolge un’intensa attività musicologica e divulgativa: è relatore a convegni, tra cui Busoni100 a Palazzo Moroni di Padova, ed è protagonista, come relatore e pianista, di numerose lezioni-concerto.


Info:
Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi”
Via Conservatorio,12 – 20122 Milano – tel 02-762110
Lo spettacolo inizierà alle ore 19:00
Ingresso libero e prenotazione obbligatoria
cerimoniale@consmilano.it.
 
Contatti per la Stampa
Studio Pierrepi
Alessandra Canella
canella@studiopierrepi.it
www.studiopierrepi.it
Da Studio Pierrepi <canella@studiopierrepi.it> 

Catania al centro del Mediterraneo scientifico: bilancio dei risultati del progetto Km3net4rr

Dallo spazio cosmico agli abissi del Mediterraneo: focus sull’Osservatorio sottomarino per neutrini situato al largo della Sicilia, presso il sito di Capo Passero

La Sicilia protagonista mondiale della ricerca scientifica

Catania al centro del Mediterraneo scientifico: bilancio dei risultati del progetto Km3net4rr

Lunedì 23 febbraio 26, a partire dalle 9.30, presso il Monastero dei Benedettini

Lunedì 23 febbraio – a partire dalle 9.30 – al Monastero dei Benedettini, si svolgerà la giornata conclusiva del progetto KM3NeT4RR – Kilometer Cube Neutrino Telescope for Recovery and Resilience, iniziativa di ricerca finanziata con fondi del PNRR (Missione 4 – Istruzione e Ricerca) e parte integrante di una delle più grandi infrastrutture scientifiche europee dedicate allo studio dell’universo attraverso i neutrini.

Promosso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e realizzato con otto partner italiani – Unict, INAF, UniVanvitelli, UniSA, UniNA, UniSapienza, UniGE e PoliBA – il progetto ha portato all’ampliamento dei laboratori e del sito di Capo Passero, al largo delle coste siciliane, dove sorge il rivelatore sottomarino ARCA (Astroparticle Research with Cosmics in the Abyss), parte del telescopio profondo KM3NeT.L’infrastruttura KM3NeT è considerata prioritaria nelle roadmap scientifiche europee, si sviluppa sul fondale del Mar Mediterraneo per catturare i neutrini cosmici, particelle elusive provenienti da eventi cataclismatici nel cosmo. La Sicilia diventa così un ponte tra il profondo mare e le stelle, tra l’osservazione dell’universo e l’avanguardia tecnologica, grazie a una rete di sensori e moduli ottici profondamente integrati con la ricerca internazionale.

L’evento riunirà scienziati, istituzioni e stakeholder per presentare i principali risultati delle attività svolte negli ultimi anni e discutere le prospettive della ricerca multimessaggera e delle tecnologie sviluppate grazie a KM3NeT4RR. I contributi sottolineeranno il valore dell’interdisciplinarità: dalla fisica delle particelle all’ingegneria, dall’analisi dei dati all’impatto socio-economico sul territorio siciliano. «È un orgoglio per tutta la comunità scientifica italiana e siciliana – ha commenta Giacomo Cuttone, principal investigator – vedere come un progetto di questa portata possa coniugare eccellenza scientifica e valore territoriale, aprendo nuove strade per la conoscenza e per l’innovazione».


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PROSA_contemporanea, Roma: Leonardo D’Amico – Quadra

Il giorno 27 febbraio 2026 alle ore 18.30 PROSA_contemporanea presenta l’esposizione personale Quadra di Leonardo D’Amico a cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago: un nucleo di dieci opere, realizzate tra il 2023 e il 2025, definiscono una mostra, il cui titolo rientra nell’uso di calembour linguistici come li definisce il curatore Alberto Dambruoso, che invita lo spettatore a una riflessione più profonda sull’opera, lasciando innumerevoli possibilità all’interpretazione individuale.

LEONARDO D’AMICO
QUADRA
A cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago

Inaugurazione 27 febbraio ore 18.30
PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
Fino al 27 marzo 2026

«Quadra è innanzitutto un rimando alla forma geometrica, al suo perimetro e allo spazio contenuto al suo interno.», spiega nel suo testo di presentazione Rosanna Rago. «Allo stesso tempo, il termine richiama il quadro come oggetto e la tela come luogo della pittura, introducendo un ulteriore livello di lettura legato al linguaggio comune: mi quadra / non mi quadra. Un’espressione che apre a una dimensione di interrogazione critica rispetto a ciò che vediamo e a ciò che riconosciamo come coerente o ammissibile. In questo senso, QUADRA non è soltanto una forma né un titolo, ma un criterio di lettura. Ciò che “quadra” coincide con ciò che tiene, che convince, che trova una propria necessità interna; allo stesso tempo, ciò che appare formalmente risolto può generare inquietudine o resistenza. 

Nelle opere di D’Amico, la pittura non aspira a far quadrare le immagini secondo un ordine rassicurante, ma espone apertamente le incongruenze e le tensioni che abitano lo spazio pittorico. È proprio in questa soluzione che il lavoro trova la propria forza e la propria coerenza critica, oltre a una bellezza estetica raffinata e rara. Il non quadrare apparente, diventa così una condizione generativa, un meccanismo di interrogazione che investe tanto la percezione quanto l’identità, chiamando lo spettatore a misurarsi con ciò che comprende e con ciò che gli sfugge, con ciò che accetta e con ciò che mette in discussione. 

Riflessioni spontanee nascono dall’osservazione delle opere: cosa accade dentro lo spazio pittorico? Distanze prossemiche determinano percezioni visive sorprendenti; lo spazio che intercorre tra opera e spettatore è decisivo affinché le opere si manifestino agli occhi di chi osserva. […] L’alternanza tra opere in cui macchie in tinte scure occupano l’intera superficie – come i volti e la mano, simboli di riconoscimento e identità – e lavori nei quali, al contrario, lo spazio si apre a vuoti e sospensioni, rafforza la riflessione sul concetto di prossemica come condizione ambivalente: saturazione e compressione da un lato, distanza e isolamento dall’altro.»

Scrive invece Alberto Dambruoso nel testo Leonardo D’Amico. La vita nella pittura: «Protagonista assoluto delle sue opere è il segno. Un segno che assume differenti valenze a seconda della forma che intende rappresentare. A volte si fa archetipo come la sedia, la testa o la silhouette umane, o ancora la città, tutti elementi appena accennati ma in grado di favorire una riconoscibilità immediata della cosa rappresentata. In altre opere il segno diventa pura astrazione, una sorta di sismografo che registra sul supporto utilizzato i battiti della natura. Il segno funge anche come linea di contorno, decisamente marcata, come nell’uso tipico espressionista. A volte il segno si presenta tremulo, incerto, a significare la fragilità della cosa o del momento rappresentato o vissuto. Il segno si fa anche parola, scritta, si impone come affermazione personale o storica ma allo stesso tempo diventa negazione stessa, cancellazione. Questo collocarsi a metà strada tra la rappresentazione e la sua negazione, tra astratto e figurativo costituisce l’elemento principe per comprendere appieno tutta la ricerca. […] L’aspetto della sua pittura, tendente verso l’evanescenza del reale, appare riflettere l’odierna società in cui viviamo dove sembra essere tutto provvisorio ed incerto. L’instabilità della forma nelle sue opere diventa allora la metafora esistenziale di tante persone che vivono costantemente la precarietà del quotidiano. La cancellazione che ricorre spesso nelle sue opere si può leggere anche come il tentativo messo in opera dall’artista di eliminare il superfluo dalla vita di tutti i giorni al fine di trattenere ciò che ha più rilevanza.»

Leonardo D’Amico (Cosenza, 1967). Fin dagli esordi, il suo lavoro si caratterizza per un’attenzione costante alla dimensione formale e segnica sviluppata attraverso una pratica pittorica coerente e in continua evoluzione. La sua prima mostra personale risale al 1998 presso l’Università della Calabria. Negli anni successivi seguono mostre personali e collettive in Italia e all’estero, esponendo in contesti nazionali e internazionali tra cui Amburgo, Londra, Firenze e Roma. Tra i progetti più significativi si annoverano importanti collaborazioni con istituzioni culturali italiane e internazionali, tra cui la mostra I Luoghi della Pittura, progetto promosso dall’Istituzione Biblioteche di Roma e la personale del 2010 Dekompozim al Museo Nazionale di Tirana, che rappresenta un momento di particolare rilievo nel suo percorso. Seguono una serie di mostre personali in sedi di prestigio, tra cui il MACK (Museo d’Arte Contemporanea di Crotone)il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro a Roma, Azimut (Roma), Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi e la Fondazione Museo Umberto Mastroianni di Arpino. Queste esperienze contribuiscono a delineare un percorso artistico maturo, riconosciuto per la coerenza stilistica e la ricerca continua della sintesi. Vive e lavora a Roma.


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


LEONARDO D’AMICO
QUADRA
A cura di Alberto Dambruoso e Rosanna Rago
 
Inaugurazione 27 febbraio ore 18.30
Fino al 27 marzo 2026
Orari: Dal lunedì al venerdì 16.00 – 19.30; sabato su appuntamento – ingresso libero.
 
PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.cominstagram   prosa_studiolabprosa_contemporanea
tel. 338 4858 398
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

A Pompei rivive un disco che invoca protezione contro la caducità dell’esistenza

Lunedì 13 luglio 2026 Vinicio Capossela porta dal vivo uno dei suoi lavori discografici più amati, Ovunque Proteggi, a vent’anni dalla sua pubblicazione, in un concerto unico e imperdibile e nel solo posto possibile, emblema di fine e di permanenza: l’Anfiteatro degli Scavi del Parco Archeologico di Pompei.

VINICIO CAPOSSELA

OVUNQUE PROTEGGI Live in Pompei

Lunedì 13 luglio 2026

Anfiteatro degli Scavi – Parco Archeologico di Pompei 

Pompei è una città sottratta al tempo e restituita alla visione. Un corpo sepolto, una memoria intatta. Un luogo dove la fine non ha cancellato la forma.

Qui, sotto il cielo aperto dell’Anfiteatro, all’interno della rassegna BOP – Beats of Pompei, Ovunque Proteggi suonerà nuovamente e verrà attraversato integralmente. Non una celebrazione, ma una convocazione.

Abbiamo deciso di eseguire “Ovunque Proteggi” a venti anni dalla sua pubblicazione, in una data speciale. Aggiunge Capossela. Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto. Tante, profonde e rumorose sono le ragioni per le quali queste canzoni sono vive e sanguinano. La sede scelta per questa convocazione di prodigi è l’anfiteatro romano dell’area archeologica di Pompei. La scelta è dovuta più alla colata lavica terminale che all’emulazione dei Pink Floyd.

È un disco nato dall’antichità, e nelle rovine trova il suo eco naturale. Pompei ci ricorda la grandezza e la finitezza del genere umano. La quotidianità che ci occupa la vita, nel momento in cui viene travolta dalla fine, è proiettata in un’immobile eternità: una condizione alla quale siamo costantemente esposti. Pompei è il luogo in cui l’havel havalim…il vanitas vanitatum, il fumo di fumi del Qohelet, tradotto e articolato dalla voce di Guido Ceronetti può risuonare.

Per sempre. Nel sacro Niente del vuoto eterno.

Sesto album dell’artista, pubblicato nel 2006 e vincitore della Targa Tenco come Miglior Album in Assoluto, Ovunque Proteggi è una pietra miliare del cantautorato in Italia e della discografia di Capossela e uno dei suoi lavori più apprezzati da pubblico e critica, nazionale e internazionale. Un disco “dal linguaggio biblico e visionario, che raccoglie e scaglia parole di pietra, di carne, dolore e sangue” (Marco Mangiarotti, QN ), in cui Capossela “canta come Tom Waits e scrive come Ovidio (Sunday Times): “un album che  ha rappresentato un passaggio fondamentale per la musica italiana del nuovo millennio, indicando la strada a una generazione di cantautori. Un album arrivato a sorpresa al primo posto in classifica in un’epoca in cui non c’era Spotify e i dischi si vendevano ancora per davvero” (Giovanni Ansaldo, “La strada di Vinicio Capossela” Nottetempo, 2026). 

Un’opera nata in viaggio, inseguendo le canzoni come si inseguono i segni, affidandosi all’intuizione, al pellegrinaggio, all’incontro. Un disco che si muove con libertà e lucidità tra i mondi sonori più vari, registrato in modo nomade, dentro grotte e chiese, che scava nelle Sacre Scritture e nella mitologia pagana, nell’antropologia e negli archetipi umani.

Un disco di luoghi e di visioni, che non smette mai di interrogare il rapporto tra ciò che è sacro e ciò che è mortale. 

Vent’anni dopo, Ovunque Proteggi non torna per essere ricordato. Torna per essere abitato. 

Perché alcune invocazioni non invecchiano, restano sospese e continuano a proteggere, ovunque.


Biglietti disponibili su TicketOne e Ticketmaster: https://linktr.ee/OvunqueProteggi_biglietti

Maggiori informazioni su B.O.P.
https://blackstarconcerti.com
https://www.instagram.com/blackstar_concerti
https://www.facebook.com/fastforwardlive

Info: 
https://www.viniciocapossela.it/
https://www.facebook.com/viniciocapossela/
https://www.instagram.com/vcapossela/
https://twitter.com/vcapossela

Booking: IMARTS International Music and Arts 
serena.sgarbi@internationalmusic.it 
www.internationalmusic.it

Ufficio stampa GDG press
Giulia Zanichelli giulia.zanichelli@gdgpress.com
Giulia Di Giovanni info@gdgpress.com

Ufficio Stampa Beats of Pompeii 2026
Giulio Di Donna/Hungry Promotion
giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

La pietra come arca di conoscenza: l’umanesimo di Andrea da Montefeltro

Nel panorama dell’arte contemporanea, dove l’effimero spesso prevale sulla profondità di significato, da Fabriano emerge una voce di rilievo internazionale. È quella di Andrea da Montefeltro, scultore e ricercatore che affida messaggi di eterna attualità alla millenaria solidità della pietra. La mostra personale “ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte”, allestita nelle sale gotiche del Palazzo del Podestà fino al 30 marzo 2026, si configura come un percorso antropologico e filosofico attraverso i simboli della conoscenza.

Fabriano, Palazzo del Podestà
 
Stone as an Ark of Knowledge: The Sculpted Humanism of Andrea da Montefeltro

L’evento nasce da una sinergia tra territorio locale e istituzioni internazionali, a testimonianza dell’importanza del dialogo tra cultura e pensiero etico. Co-organizzata dal Comune di Fabriano in collaborazione con il Club per l’UNESCO di Firenze, la mostra gode del prestigioso patrocinio della Regione Marche e della Provincia di Ancona. Sotto la direzione artistica di Annalisa Di Maria, studiosa ed esperta di Leonardo da Vinci di fama internazionale, il percorso curatoriale trasforma lo spazio espositivo in un’area di meditazione attiva, dove luce e silenzio guidano il visitatore verso una nuova consapevolezza interiore.

Andrea da Montefeltro lavora la pietra con una delicatezza che sfida la densità del materiale. Attraverso la lucidatura e la foratura, l’artista ne estrae leggerezza e ariosità, trasformando la materia inerte in “materia-simbolo”. Ogni opera rappresenta una lezione interdisciplinare che invita a un’osservazione lenta e profonda. Come nelle grandi opere del Rinascimento, la prospettiva nasconde significati stratificati; di fronte a queste sculture emerge un vasto patrimonio culturale, fatto di simbologie universali, radici bibliche intese come eredità storica e il kratos della filosofia ellenica.
Elemento distintivo del progetto è il gesto simbolico di donare piccole pietre scolpite a tutti i visitatori dell’inaugurazione. Non si tratta di un semplice souvenir, ma della consegna di un frammento tangibile dell’esperienza vissuta. Questo dono rappresenta il desiderio dell’artista di trasmettere un’impronta etica permanente, trasformando il visitatore in un testimone di bellezza e conoscenza.

Tema centrale è l’ammirazione per il Creato, inteso come ecosistema universale da preservare per le generazioni future. In occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, figura qui celebrata per il suo messaggio universale di armonia tra uomo e natura, la mostra indaga il legame primordiale con l’ambiente. Il riferimento ai frutti della terra è emblematico: nell’arte di Andrea, ogni elemento ha una storia metafisica, un richiamo a nutrire non solo il corpo ma la coscienza collettiva.

Questo progetto persegue la missione di utilizzare l’arte come strumento di elevazione culturale. Attraverso un simbolismo arcaico, “ARCANA” si pone come un ponte necessario tra l’ingegno antico e il futuro.


Sede: Palazzo del Podestà, Fabriano (AN).
Date: 24 gennaio – 30 marzo 2026.
Orari: sabato e domenica 11:00 – 12:30 | 15:00 – 18:00.
Esperienze espositive: visite guidate con l’artista (disponibili anche nei giorni feriali) su prenotazione obbligatoria.
​​
Email: info@andreadamontefeltro.it

Dr. Chiarabini 
General Secretariat and Communications Office 
Da Andrea da Montefeltro <info@andreadamontefeltro.it> 

Fino al 7 marzo 2026 “On Becoming” A Wolf di Francesca CAO alla Galleria ZEMA di Roma

Fino al 7 marzo 2026 la Galleria Zema presenta la mostra On Becoming A Wolf di Francesca Cao, un progetto fotografico sviluppato e curato dall’artista stessa attraverso l’Errore Metodico, una tecnica fotografica analogica brevettata, basata sulla sovrapposizione intenzionale di più fotogrammi in fase di scatto.

Francesca Cao
On Becoming A Wolf
 
Inaugurazione 24 gennaio 2026 ore 17.30
 
Galleria Zema
Via Giulia 201 – Roma
 
Fino al 7 marzo 2026

Lontano da un intento documentaristico, il lavoro prende forma come una narrazione interiore e psicanalitica, un’indagine visiva che attraversa il tema della liberazione del femminile mediante un linguaggio intimo, istintivo e imperfetto.

Le immagini, infatti, non aspirano a restituire una realtà oggettiva ma aprono un territorio emotivo in cui memoria e presente, coscienza e inconscio, controllo e abbandono possono coesistere. Alla base del progetto vi è un ripensamento del rapporto tra fotografia e verità che, in questa doppia posizione di autrice e curatrice, viene assunto come parte integrante del processo stesso. Se la tradizione fotografica ha spesso posto l’accento sulla fedeltà del mezzo e sull’onestà del documento, qui la fotografia è intesa come spazio di esperienza soggettiva, di pensiero e di possibile rivelazione interiore. L’immagine fotografica si presenta così instabile e stratificata, attraversata da tensioni e slittamenti, aprendo alla possibilità di una realtà altra, specchio di un immaginario intimo.

In questo senso, il progetto si colloca in dialogo con alcune istanze del surrealismo di André Breton, che riconosceva nel gesto artistico una via di accesso all’inconscio: attraverso l’uso consapevole dell’errore e dell’imprevisto, una macchina fotografica del 1936 viene progressivamente sottratta a una funzione di controllo per diventare parte attiva del processo creativo. Sfocature, movimenti e sovrapposizioni, emergono come tracce di un pensiero non razionale, come affioramenti di una dimensione profonda e non completamente addomesticata. La sovrapposizione dei fotogrammi genera immagini sospese, prossime alla logica del sogno lucido, che lasciano spazio a una pluralità di letture. In questo progressivo abbandono del controllo, la fotografia si allontana dalla perfezione digitale per riappropriarsi dell’errore come gesto generativo. 

Come scrive Alessia Locatelli, curatrice della Biennale di Fotografia Femminile: «Questo approccio crea immagini a volte intime, altre volte narrative e metaforiche, trascendendo le norme convenzionali. Il lavoro sfida la nozione di errore umano, evidenziando i casi storici in cui gli errori hanno portato a scoperte innovative, facendo eco alla resilienza e al pensiero laterale fondamentali per la creatività umana. Questa partenza metodologica abbraccia l’imprevedibilità dell’emozione umana, deviando dalla razionalità cartesiana verso l’esplorazione di infinite possibilità.»

Il titolo On Becoming a Wolf rimanda a Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés e può essere inteso come un invito a riscoprire l’anima selvaggia, sottraendosi all’ossessione per l’ordine, il controllo e la forma compiuta. In questo percorso, la fotografia tende a liberarsi dal peso della rappresentazione per farsi esperienza di luce e di materia, spazio di proiezione per lo spettatore. La verità non si colloca nella superficie dell’immagine, ma si attiva nel mondo interiore di chi guarda, in quel territorio fragile e potente in cui l’essere smette di controllarsi e inizia, forse, a diventare.

Francesca Cao è una fotografa italiana che vive a Milano. Laureata in Filosofia, ha studiato fotografia all’International Center of Photography di New York. Il suo lavoro è stato esposto in Italia, Europa e Stati Uniti, ed è parte della Collezione Donata Pizzi. Le sue immagini sono apparse su testate come The New York Times, Corriere della Sera, D – la Repubblica, Wired e Marie Claire. Nel 2020 ha pubblicato il libro Temporary Life (Postcart Edizioni). Con il progetto On Becoming A Wolf ha sviluppato una tecnica analogica originale, l’Errore Metodico, basata sulla sovrapposizione in camera di fotogrammi. Questo lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali, tra cui una menzione d’onore ai Tokyo International Foto Awards e l’inclusione nella mostra annuale del Houston Center for Photography (2025). Nel corso della sua carriera è stata vincitrice della Tierney Fellowship (International Center of Photography New York) e finalista per premi come l’Inge Morath Award (Magnum Foundation) e l’Unseen Dummy Award di Amsterdam. La sua ricerca esplora temi di identità, memoria e imperfezione attraverso un linguaggio fotografico intimo e sperimentale, che unisce narrazione, installazione e tecnica. 


Galleria Zema. Fondata a Roma il 6 marzo del 2025 da Emanuela Zamparelli, la Galleria ZEMA è uno spazio indipendente dedicato esclusivamente all’esposizione e promozione dei lavori di artiste donne, e in particolare della fotografia contemporanea femminile. La galleria rappresenta fotografe italiane e internazionali, accomunate da uno sguardo autonomo, critico e consapevole sul presente, e diverso da altri sguardi. Attraverso un programma espositivo che intreccia ricerca artistica, impegno sociale e riflessione culturale, la galleria si propone come luogo di visibilità e ascolto, dove il corpo, l’identità, la memoria e il conflitto diventano temi da indagare per dare nuova forma e contenuto al vissuto e alla memoria, alla ribellione e all’intimità. ZEMA non è solo una galleria, ma un progetto curatoriale, uno spazio vivo in cui la fotografia si fa linguaggio, relazione e resistenza.


Francesca Cao
On Becoming A Wolf

Inaugurazione 24 gennaio 2026 ore 17.30
Fino al 7 marzo 2026
Orari
: martedì ore 16:00 – 19:30, dal mercoledì al sabato ore 15:00 – 19:30
 
Galleria Zema
Via Giulia 201 – Roma
info@galleriazema.it
tel. +39 0640067010
www.galleriazema.it
 
Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

L’Aquila: Fino al 22 febbraio 2026 la mostra antologica Sinestesie: il racconto dei sensi

Il giorno 7 febbraio 2026 alle ore 18.00, presso la Galleria Piano strada a L’Aquila, si inaugura Sinestesie: il racconto dei sensi, la mostra antologica delle opere vincitrici delle passate edizioni del Premio Sinestesie

Sinestesie: il racconto dei sensi

Mostra antologica delle opere vincitrici delle edizioni del Premio Sinestesie dal 2005 al 2025

Inaugurazione 7 febbraio 2026 ore 18.00
Galleria Piano strada
Via Tre Marie 32 – L’Aquila
Fino al 22 febbraio 2026

L’esposizione raccoglie tutte le opere che hanno saputo meglio interpretare i temi proposti nelle singole edizioni attraverso l’esperienza sinestetica, e racconta la storia del Premio attraverso una sezione documentaria con cataloghi, manifesti e video. La mostra rappresenta un importante riconoscimento per gli artisti che hanno contribuito a definire il panorama artistico contemporaneo costituendo, così, in attesa della realizzazione della quinta edizione del Premio del 2026, un’ulteriore proposta culturale che la città offre in occasione di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura

Istituito nel 2005 a L’Aquila dall’associazione di promozione sociale Fuoriscala, il Premio Sinestesie promuove le arti visive contemporanee attraverso la diffusione di un BANDO a tema, il lavoro di una GIURIA qualificata per la valutazione delle opere candidate, l’allestimento di una MOSTRA ragionata delle opere selezionate, la pubblicazione di un CATALOGO critico e l’assegnazione di PREMI pecuniari.

Il Premio è articolato in diverse sezioni multidisciplinari e gli artisti sono invitati ad indagare attraverso la sinestesia una tematica differente per ogni edizione, dalla percezione visiva del suono all’elaborazione fenomenica del sisma alla degustazione plurisensoriale del vino. La sinestesia è un fenomeno sensoriale che consiste nella percezione simultanea di due organi di senso attraverso la stimolazione di uno solo di questi: un suono, ad esempio, può evocare un colore, un sapore può produrre una sensazione tattile, un profumo richiamare un’immagine e così via, come fosse un ponte tra i sensi e diventare linguaggio di nuove possibilità espressive.

Il tema della V edizione ancora in corso (la partecipazione è aperta fino al 31 marzo), invita gli artisti ad esplorare il concetto scientifico e filosofico del MULTIVERSO per restituirlo ad una visione artistica e sensoriale. Ogni opera sarà chiamata ad esplorare come la sinestesia possa diventare il linguaggio che ci permette di viaggiare attraverso i mondi e di cogliere la loro essenza più profonda andando oltre la superficie, di toccare l’invisibile, di trasporre su un piano sensoriale e visivo l’infinito che abita nel multiverso e di permettere all’Arte di diventare il portale attraverso il quale scoprire l’inconcepibile.   

La natura multidisciplinare di questo evento ha consolidato nel tempo una rete di partenariato multiculturale e multidisciplinare: in questa quinta edizione, oltre che dal patrocinio del Comune dell’Aquila, Provincia dell’Aquila e Regione Abruzzo, il Premio Sinestesie è sostenuto dalla Fondazione MAXXI L’Aquila, Fondazione Carispaq, Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia Scuola Nazionale del Cinema. 

Franco Bastianelli di Laurana, Fiorella Bologna, Noemi Caserta, Francesca Checchi, Riccardo Chiodi, Umberto Crisciotti, Laura Gianetti, Anna Iskra Donati, Ferruccio Maierna, Stefano Marzoli, Lorenzo Palmieri, Federica Ubertone, Roberta Vacca, Barbara Vitale.


INFO
 
Sinestesie: il racconto dei sensi
Mostra antologica delle opere vincitrici
delle edizioni del Premio Sinestesie dal 2005 al 2025

Inaugurazione 7 febbraio 2026 ore 18.00
Fino al 22 febbraio 2026
Orari
: tutti i giorni 10:00-13:00/16:00-20:00
Galleria Piano strada
Via Tre Marie 32 – L’Aquila
Ingresso libero

Premio Sinestesie
AssociazioneFuoriScala
info@premiosinestesie.it
www.premiosinestesie.it
www.facebook.com/PremioSinestesieV
www.instagram.com/premio_sinestesie/
 
Ufficio stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Boogie nella giungla urbana con un brano che unisce ironia tagliente e critica sociale

Un nuovo singolo sfreccia tra radio e piattaforme digitali. I Black Ball Boogie tornano con un brano ironico e graffiante che, tra groove vintage e vena surreale, mette a nudo la frenesia disorientata della città contemporanea.

BLACK BALL BOOGIE,
FUORI IL VIDEOCLIP DI ‘L’AUTOMOBILISTA INVERTEBRATO’

di Marta Bellomi
Experiences Musica e culture contemporanee

Un’accelerazione senza meta

C’è qualcosa di volutamente stonato – e per questo lucidissimo – nell’immagine dell’“automobilista invertebrato”. È la metafora scelta dai Black Ball Boogie per raccontare una quotidianità urbana che procede per inerzia, senza una direzione consapevole. Il nuovo singolo della band, disponibile da venerdì 13 febbraio in radio e nei digital store , prende forma come un boogie incalzante che unisce ironia tagliente e osservazione sociale.

Il titolo è già una dichiarazione di poetica. L’automobilista non è solo chi guida: è l’uomo contemporaneo intrappolato in una corsa continua, in un traffico esistenziale dove il movimento è compulsivo e circolare. Senza colonna vertebrale – dunque senza struttura morale o visione – si attraversa la città come una giungla, reagendo più che scegliendo.

Groove vintage, critica attuale

La cifra stilistica dei Black Ball Boogie resta quella di sempre: un rock’n’roll intriso di boogie woogie, sostenuto da un groove serrato che amplifica il senso di moto perpetuo evocato dal testo. Ma dietro l’energia ritmica si avverte una riflessione più sottile. La band utilizza un linguaggio volutamente surreale per raccontare una società frenetica, caotica, incapace di fermarsi e interrogarsi.

Il risultato è un brano che diverte e inquieta allo stesso tempo. La leggerezza del boogie diventa un veicolo critico: sotto la superficie ballabile affiora una domanda implicita sul senso del percorso, sull’abitudine che sostituisce la scelta, sul movimento che non coincide più con il progresso.

“L’Automobilista Invertebrato” anticipa l’album in uscita in primavera per Pretty Cat’s Records – Borgatti Edizioni, con il supporto di PB Produzioni e l’ufficio stampa A-Z Press. Un tassello che prefigura un lavoro coerente con l’identità del gruppo: musicale ma anche visiva, narrativa, quasi cinematografica.

Una band tra passato e presente

Nati nel 2016, i Black Ball Boogie si muovono lungo la linea che congiunge la tradizione del rock’n’roll anni Quaranta e Cinquanta con una sensibilità contemporanea. I loro live sono veri e propri spettacoli d’immagine: outfit d’epoca, arrangiamenti energici, armonizzazioni vocali a quattro voci, un immaginario ironico che sembra uscire da un film in bianco e nero ma parla al presente.

La formazione – Virginia Piccichè (voce), Manuel Goretti (pianoforte e voce), Luciano Sibona (contrabbasso e voce) e Filippo Lambertucci (batteria e voce) – ha costruito negli anni una reputazione solida grazie a una presenza scenica travolgente e a una costante attività live in Italia e all’estero. Non mancano collaborazioni significative, come quella con Bobby Solo , che testimoniano un dialogo aperto con diverse generazioni della musica italiana.

Ironia come strumento critico

In un panorama musicale spesso diviso tra nostalgia sterile e attualità gridata, i Black Ball Boogie scelgono una terza via: recuperare un linguaggio musicale del passato per raccontare il presente. Non si tratta di revival, ma di riattivazione di un’estetica. Il boogie diventa così una lente deformante – ironica, teatrale, volutamente eccessiva – attraverso cui osservare le contraddizioni della modernità.

La giungla urbana evocata nel singolo non è soltanto il traffico cittadino. È un ecosistema emotivo dove si corre per restare fermi, si accumulano impegni senza orientamento, si procede per abitudine. L’automobilista invertebrato è una figura paradossale: si muove molto, ma non decide. È veloce, ma non consapevole.

Ed è proprio in questa ambiguità che il brano trova la sua forza: ballabile e insieme riflessivo, ironico ma non superficiale.

Dove ascoltarlo

“L’Automobilista Invertebrato” è disponibile sulle principali piattaforme digitali e nelle radio dal 13 febbraio . La band è attiva sui principali canali social e streaming, tra cui Spotify, Facebook, Instagram e YouTube .


Note essenziali
Titolo: L’Automobilista Invertebrato
Artista: Black Ball Boogie
Disponibile: dal 13 febbraio in radio e digital store
Album: in uscita in primavera (Pretty Cat’s Records – Borgatti Edizioni)
Formazione: Virginia Piccichè, Manuel Goretti, Luciano Sibona, Filippo Lambertucci


LINK UTILI

Facebook: www.facebook.com/blackballboogie
Instagram: www.instagram.com/blackballboogie
YouTube: www.youtube.com/@blackballboogie1514
Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/3b8MY6xfzCQtLuo8ogV2Dv
Sito Web: www.blackballboogie.com



Ufficio Stampa 
A-Z Press
info@a-zpress.com
Redazione Experiences su comunicato stampa di A-Z Press <info@a-zpress.com>

“Si raccunta”: il podcast che riporta in vita le fiabe della tradizione siciliana

Un progetto nato per custodire e rivitalizzare la memoria orale dell’Isola e già capace di conquistare oltre 1.000 ascolti in pochi mesi. “Si raccunta”, il podcast dedicato alle fiabe, alle novelle e ai racconti popolari siciliani, sta rapidamente diventando un punto di riferimento per chi desidera riscoprire il patrimonio narrativo siciliano e, in particolare, quello raccolto da Giuseppe Pitrè, padre della scienza folclorica italiana. Pubblicato nell’ottobre 2025, il podcast propone una selezione di storie ispirate alla monumentale opera pitreiana, reinterpretate con un linguaggio contemporaneo ma senza tradire l’anima originaria dei racconti tramandati per secoli nelle strade, nei cortili e nelle piazze della Sicilia.

Gli autori
L’idea di creare “Si raccunta” nasce a Miriam Mangiarotti e Dario Castiglione – due giovani artisti nati dietro le quinte del teatro e appassionati di tradizioni popolari siciliane – durante un viaggio in van in Grecia. «La strada scorreva e in sottofondo un podcast di mitologia ci accompagnava tra le storie di antiche divinità» dice Miriam. «E’ così che nasce il desiderio di dare voce con un podcast alle fiabe raccolta dal Pitrè – ci racconta Dario – che nel 1875 attraversava la Sicilia col suo calesse ‘camperizzato’ per custodire la memoria orale dell’isola».

Un successo crescente
Con 10 episodi già disponibili sulle principali piattaforme audio, “Si raccunta” qualche settimana fa ha superato il primo targuardo, quello dei 1.000 ascolti; un risultato significativo per un progetto culturale indipendente che punta sulla qualità narrativa e sulla valorizzazione delle radici popolari dell’Isola. Da gennaio 2026, il podcast è approdato anche su YouTube, ampliando ulteriormente il proprio pubblico e raggiungendo ascoltatori che prediligono la fruizione video o desiderano un accesso più immediato ai contenuti.

Un ponte tra memoria e contemporaneità
L’obiettivo dichiarato degli autori è chiaro: preservare e diffondere il patrimonio narrativo siciliano, riportando all’ascolto storie che rischiavano di perdersi nel tempo. Fiabe, leggende, racconti di magia e di quotidianità che per generazioni sono stati affidati alla voce dei narratori popolari e che oggi trovano nuova vita grazie al podcasting. «Il progetto, molto ben realizzato, ha una importantissima valenza culturale – afferma Fonso Genchi, Presidente dell’Accademia della Lingua Siciliana, ente che ha apprezzato e rilanciato dai propri canali social questa iniziativa – perché i libri del Pitrè, purtroppo, non vengono quasi mai letti e studiati a scuola, nonostante rappresentino un patrimonio fondamentale della nostra cultura. “Si raccunta” è, potenzialmente, uno strumento didattico anche per la lingua siciliana, dato che una parte dei testi è narrata in siciliano».

Un invito alla comunità
Gli autori di “Si raccunta” e l’Accademia della Lingua Siciliana invitano il pubblico ad ascoltare, condividere e supportare il progetto, contribuendo alla tutela di un patrimonio culturale che appartiene a tutta la Sicilia. Un gesto semplice che aiuta a mantenere vive storie antiche, contribuendo a trasmetterle alle nuove generazioni.

Dove ascoltare e seguire “Si raccunta”
Il podcast è disponibile gratuitamente sulle seguenti piattaforme:
Spreaker: https://www.spreaker.com/podcast/si-raccunta-podcast--6749618 (spreaker.com in Bing)
Spotify: https://open.spotify.com/show/5pNKRow44Og8Q0PPgcG7s4
YouTube: https://www.youtube.com/@SiraccuntaPodcast
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