PROSA_contemporanea – Roma: Antonio Tropiano – “Ad Vacuum” fino al 23 gennaio

ANTONIO TROPIANO
AD VACUUM
A cura di Alberto Dambruoso

PROSA_contemporanea

Via Marin Sanudo 24 – Roma

Fino al 23 gennaio 2026

Fino al 23 gennaio 2026, PROSA_contemporanea presenta la mostra personale Ad Vacuum di Antonio Tropiano a cura di Alberto Dambruoso: in esposizione 7 sculture che fondono etica ed estetica, pensieri e riflessioni profonde sull’uomo e sulla società in cui oggi viviamo. 

Infatti, come scrive Alberto Dambruoso: «Le opere nascono tutte dal concetto greco di “symbolon” (che significa mettere insieme le cose, tenerle unite), e diventano metafore della condizione esistenziale dell’uomo e più in generale del mondo e della società in cui viviamo. Il ricorso ad una forma di linguaggio (simbolo) che unisce il visibile all’invisibile è quindi uno dei tratti caratteristici del suo modus operandi. Questo aspetto, legato al linguaggio metaforico, va messo in relazione anche ai trascorsi di Tropiano, che ha avuto una formazione da filologo medievale e rinascimentale, avvezzo quindi a scovare i significati più reconditi e finanche segreti, celati nei manoscritti antichi. Una delle chiavi d’accesso alle sue opere si trova nei titoli che Tropiano dà alle sue sculture. In principio è dunque il verbo, il punto di partenza dal quale muove la sua ricerca. È la curiosità di scoprire l’origine dei diversi lemmi, dei detti popolari, delle lingue antiche che hanno, fin dalla tenera età, interessato l’artista. “È dalle parole che parto” – afferma lo scultore – “quando do abbrivio ad una scultura: negli interstizi del termine rintraccio infatti quella modulazione dei significati, quel tessuto connettivo concettuale che informa la figura scelta”. 

Ad Vacuum (Verso il vuoto) il titolo che Tropiano ha dato alla sua mostra, intende riflettere la sua concezione del fare scultura. Per millenni, sostiene l’artista, l’uomo si è domandato se in natura potesse esistere il vuoto e di cosa fosse non-composto. Secondo Tropiano il vuoto non è assenza di materia o mancanza di esistenza come sosteneva Aristotele ma, al contrario, è il luogo dove tutto è contenuto, dove ogni cosa ha la possibilità di incontrare qualsiasi altra e mutare assieme ad essa, divenendo così, secondo una felice locuzione trovata dall’artista, “il nascondiglio dell’eventuale”. Nell’immaginario comune, dice Tropiano, la vacuità è sinonimo di inutilità, di mancanza di significato e di funzione; e una cosa è “a vuoto” quando non corrisponde alla sua finalità o, peggio, non qualifica la sua esistenza. “Nella scultura” – afferma Tropiano – “le cose sono assai differenti: lavorando “per levare”  la figura che rimane rappresenta senz’altro il pieno (statua/statuere= collocare, occupare uno spazio), mentre le schegge che cadono sotto i colpi dello scalpello sono la vera carne del vuoto: perché contengono in sé tutte le figure che non sono state scelte dall’artista (nelle quali sarebbero state invece il ‘pieno’ o come si dice in gergo il ‘buono’). Se ne deduce quindi che il vuoto per uno scultore è quel luogo delle cose in cui tutto esiste per compiere la libertà del suo gesto”.»

Antonio Tropiano. Nato in Calabria nel 1976, vive e lavora tra Roma e S. Caterina dello Ionio (CZ). Compie i suoi studi tra Bologna e Firenze, dove prosegue le sue ricerche nel campo della filologia medievale e rinascimentale. Collabora con una nota casa editrice come saggista nel campo della storia dell’arte e delle lettere umanistiche. Fin da ragazzo mostra una certa predilezione per la creazione plastica e per la naturale versatilità del legno, che proprio nella scultura sembrano trovare il giusto grado di conciliazione. Sotto l’impulso di un’assidua ricerca linguistica, mette a punto una cifra stilistica personale, capace di operare una sintesi tra l’ispirazione metaforica di matrice letteraria e la resa figurativa di una fenomenologia dell’agire umano. Ha avviato da tempo un’accorta attività espositiva, partecipando a numerose collettive e tenendo mostre personali con installazioni site-specific in diverse sedi italiane, come il Castello Estense di Ferrara, Spazio Mondadori a Venezia, il Milano Art Galley Pavilion sempre a Venezia o il Palazzo San Bernardino a Rossano (CS); oltre al Borgo Ferri e alla Torre S. Antonio di S. Caterina dello Ionio. Nel 2022 il Museo Marca di Catanzaro gli ha dedicato un’importante mostra personale curata da Alessandro Romanini; collabora, inoltre, con diverse gallerie d’arte contemporanea.


PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.


ANTONIO TROPIANO
AD VACUUM
A cura di Alberto Dambruoso
Inaugurazione 4 dicembre 2025 ore 18.00
Fino al 23 gennaio 2026
Orari: dal martedì al venerdì 16.00 – 19.00; sabato su appuntamento. Ingresso libero. 

PROSA_contemporanea
Via Marin Sanudo 24 – Roma
prosa.studiolab@gmail.com
instagram   prosa_studiolabprosa_contemporanea

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 

Museo della Grafica: Inaugurazione mostra “Fattori Fashion”

Il Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi all’inaugurazione della mostra 

Abiti di Emilio Pucci dall’Archivio Mancuso-RauchenbergerLunedì 22 dicembre, ore 18:00Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi (Lungarno G. Galilei, 9 – Pisa)

In questa mostra, curata da Alessandro Tosi e Flavio Mancuso, per la prima volta una selezione delle più belle acqueforti di Giovanni Fattori, parte del Fondo Timpanaro dal Museo della Grafica, è accostata ad alcuni abiti di Emilio Pucci, una delle firme più originali e brillanti della moda del ‘900, grazie alla collaborazione con l’Archivio Mancuso-Rauchenberger.  



Maggiori informazioni: 

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.


Da museodellagrafica1@listgateway.unipi.it 

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Gruppo Matches ponte di una nuova partnership strategica nei rapporti Italia-Cina

Un nuovo tassello nelle relazioni tra Cina e Italia ha visto la luce nell’ambito del Forum Cina Italia Media e Think Tank svoltosi all’hotel Parco dei Principi di Roma. L’obiettivo: quello di una maggiore reciproca conoscenza tra i due Paesi e lo scambio di informazione corretta e approfondita tra i loro sistemi dei media e verso l’opinione pubblica.

Gruppo Matches ponte verso una nuova partnership strategica nei rapporti Italia-Cina e per un’informazione di qualità
 
Xinhua e Italpress siglano a Roma l’accordo di cooperazione

L’accordo di cooperazione siglato nell’occasione da XINHUA – l’agenzia di stampa nazionale della Cina fondata nel 1931 e con sede centrale a Pechino – e ITALPRESS, due agenzie egualmente prestigiose nell’ambito dei loro Paesi e a livello internazionale, nasce dalla collaborazione strategica offerta da  Gruppo Matches. Soddisfazione espressa dal suo Ceo, Andrea Cicini, molto legato alla Cina, dove ha mosso i primi passi professionalmente e Paese con il quale l’agenzia da lui fondata collabora attivamente da anni, per il risultato raggiunto. Una partnership di questo livello tra media cinesi e italiani, ha detto, “non potrà che offrire un grande valore aggiunto agli sforzi dei professionisti dell’informazione dei due Paesi verso un’informazione verificata, approfondita e di qualità, pur nelle attuali difficoltà che si trova ad affrontare l’editoria giornalistica tradizionale”.

L’obiettivo è di confrontarci sulle idee, condividere esperienze, dialogare con prospettive diverse e aprire insieme nuovi spazi di cooperazione“, ha spiegato Tian Fan, Direttore dell’Ufficio Regionale Europeo dell’Agenzia Stampa Xinhua. “I media dei due Paesi hanno storicamente svolto un lavoro di costruzione di ponti tra popoli e Xinhua continuerà a presentare all’Italia una Cina vivace e dalle molteplici sfaccettature“.

Così il direttore di Italpress, Gaspare Borsellino, “sono già alcuni anni che l’agenzia di stampa sta portando avanti un articolato e ambizioso percorso di internazionalizzazione, che si è tradotto nell’apertura di nuove sedi all’estero e nella definizione di oltre 20 accordi di collaborazione con agenzie di stampa e network televisivi internazionali. In un quadro di crescente protezione globale, la Cina rappresenta per noi un mercato di assoluto rilievo strategico sotto il profilo economico, culturale e informativo“. Nel 2026, ha annunciato il direttore, è anche prevista l’apertura di un desk di Italpress a Pechino. 

In un mondo che vive cambiamenti epocali, iniziative come questa che si prefiggono di permettere alle informazioni autentiche di superare i confini e consolidare la fiducia reciproca attraverso scambi franchi e sinceri, nel rispetto dell’etica professionale, in un’ottica di responsabilità sociale, e verso il dialogo e reciproci spazi di cooperazione, costituiscono, di per sé, una “buona notizia


Media Relations Gruppo Matches
Diana Daneluz
e-mail: media@gruppomatches.com
Da Media Gruppo Matches <media@gruppomatches.com>

I Carabinieri restituiscono una statuetta etrusca all’Archeologico di Bologna

Il 19 dicembre 2025, alle ore 11.00, nella Sala Conferenze del Museo Civico Archeologico di Bologna, sito in via dell’Archiginnasio 2, il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna ha consegnato alla Direttrice del Museo una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parziale provento del furto perpetrato in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna e denunciato in data 30 ottobre 1963.
La cerimonia si è svolta alla presenza delle Autorità civili e militari della provincia di Bologna.

Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico

Venerdì 19 dicembre 2025
I Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale restituiscono una statuetta etrusca al Museo Civico Archeologico di Bologna

Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Nel caso di specie, l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense. Le predette autorità estere hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo.

A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del Museo Civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.



Elisabetta Severino – Silvia Tonelli
Settore Musei Civici Bologna
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“La Pace” di Marc Chagall alla grande mostra di Palazzo dei Diamanti

Un quadro deve fiorire come qualcosa di vivo. Deve afferrare qualcosa di inafferrabile: il fascino e il profondo significato di quello che ci sta a cuore

Marc Chagall

La grande mostra Chagall, testimone del suo tempo  che, aperta il 10 ottobre scorso, ha già raggiunto quasi 60.000 visitatori – racconta la biografia e i molteplici aspetti della produzione di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, realizzate in oltre mezzo secolo di attività, e due sale che consentono di ammirare in una dimensione coinvolgente e spettacolare suoi capolavori monumentali come la decorazione del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi e la serie di vetrate per la sinagoga dell’Hadassah Medical Center di Gerusalemme.

CHAGALL
testimone del suo tempo
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
11 ottobre 2025 – 8 febbraio 2026

Il ricco ed avvincente percorso espositivo, articolato nelle quattordici sale di Palazzo dei Diamanti, si chiude con un’opera emblematica ed eloquente, il grande dipinto ad olio su tela intitolato La Pace, eseguito da Chagall nel 1949, dopo il suo rientro in Francia dal lungo soggiorno in America, dove si era rifugiato, otto anni prima, per sfuggire alla minaccia del nazismo. Dopo la tragedia della guerra e dell’olocausto, Chagall affida il suo messaggio di speranza a una colomba bianca, simbolo universale di pace. L’uccello, che traporta un libro aperto sulle cui pagine si leggono “La Vie” e “La Paix”, è macchiato di rosso, come il colore del sangue versato. In basso due innamorati, probabilmente l’artista stesso e la prima moglie Bella, e i tetti della mai dimenticata città di Vitebsk, dove era nato nel 1887, evocano temi centrali della sua poetica come l’amore e la memoria. Marc Chagall, che avendo vissuto in prima persona i conflitti del secolo scorso sapeva quanto la pace fosse preziosa e contempo fragile, disse: «Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili». Il suo straordinario dipinto, che parla del suo tempo e anche del nostro, dimostra come egli sia riuscito, come pochi altri, a trasformare l’esperienza personale in una potente riflessione condivisa, il dolore e la difficoltà in bellezza e gioia di vivere, l’immagine in emozione e poesia.

Durante le festività natalizie la mostra Chagall, testimone del suo tempo rimarrà aperta tutti i giorni, compresi giovedì 25 e venerdì 26 dicembre e giovedì 1° gennaio, con il consueto orario: 9.30-19.30 (chiusura biglietteria ore 18.30).

Sono inoltre in programma visite guidate speciali per singoli visitatori: il 31 dicembre e il 1° e 6 gennaio alle 15.30, il 26 dicembre alle 15.30 e alle 17.00. Per informazioni e prenotazioni: raccontarearte@gmail.com, 339 1969869.

Sabato 3 gennaio alle 17.30, per le famiglie con ragazzi dai 6 ai 12 anni, è in calendario una visita animata con laboratorio dal titolo Un’altra storia ancora, signor Chagall, un’opportunità per far conoscere il genio del grande artista russo anche ai più piccoli. Per prenotare o saperne di più: info@senzatitolo.net

Informazioni: www.palazzodiamanti.it


Ufficio Stampa
Arthemisia
Salvatore Macaluso
sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69308306
 
Relazioni esterne Arthemisia
Camilla Talfani | ct@arthemisia.it
 
Studio Esseci
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Fondazione Ferrara Arte
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Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Apre al pubblico la prima Casermetta di Forte Marghera

Due edifici ottocenteschi gemelli, affacciati sulla darsena di Forte Marghera, a bordo dell’isola del Ridotto incastonata tra terra e laguna, uno gli spazi più suggestivi del complesso fortificato, restaurato e restituito alla collettività: per la prima volta nella loro lunga vicenda storica, il pubblico potrà accedere alla Casermetta Est di Forte Marghera, conosciute anche come Casermette napoleoniche. Una struttura monumentale, progettata sotto il dominio francese, protagonista di un articolato intervento di recupero conservativo realizzato dal Comune di Venezia e affidato dall’amministrazione Fondazione Musei Civici di Venezia, che lo ha trasformato in un nuovo luogo di aggregazione e spazio dedicato alla cultura contemporanea, con un’attenzione particolare alla valorizzazione dei giovani autori.  

Apre al pubblico la prima Casermetta di Forte Marghera: un nuovo spazio per la cultura, l’arte contemporanea e i giovani autori, tra i nuovi progetti di MUVE a Mestre

L’apertura al pubblico della Casermetta Est di Forte Marghera rappresenta un altro passo significativo del grande lavoro che l’Amministrazione sta portando avanti per restituire tra Venezia e Mestre spazi di qualità alla cittadinanza. In questi anni abbiamo creduto con forza nella possibilità di rigenerare luoghi che erano abbandonati, chiusi o inutilizzati, trasformandoli in punti vivi della città, capaci di accogliere persone, idee e nuove opportunità. Per questo desidero ringraziare tutte le maestranze, la direzione lavori, operai, tecnici e dirigenti che hanno operato per arrivare a questo importante risultato. Forte Marghera è uno degli esempi più chiari di questo impegno: molte delle sue strutture versavano in stato di degrado e oggi sono spazi restaurati, frequentati, vissuti. L’Emeroteca dell’Arte, che ha già compiuto un primo anno ricco di attività, eventi e mostre con la partecipazione dei giovani artisti residenti, ne è una dimostrazione concreta e visibile a tutti. E non ci fermiamo qui: il Palaplip saranno ulteriori luoghi restituiti alla comunità, in un percorso continuo di valorizzazione e innovazione urbana. Il Centro Candiani, a breve, aprirà come la futura casa della contemporaneità, con mostre e una collezione di arte contemporanea permanente di altissimo prestigio. L’obiettivo è chiaro: creare una città più vivibile, attrattiva e dinamica, dove cultura, creatività e socialità possano crescere insieme. La riapertura della Casermetta Est non è solo un intervento di restauro, ma un investimento nella vita della città, un segnale di fiducia verso il futuro e un invito a tutti i cittadini a tornare a vivere spazi che appartengono alla nostra storia. Negli oltre 30 milioni di euro investiti per Forte Marghera, sono già in corso i lavori per la Casermetta ovest e per completare la bonifica dei suoli. Ricco sarà anche il programma delle attività del 2026.

Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia

L’apertura di un nuovo spazio segna un nuovo traguardo nel percorso che la Fondazione Musei Civici sta portando avanti per valorizzare il contemporaneo e sostenere il lavoro dei giovani artisti. Grazie alla collaborazione con il Comune di Venezia, questo edificio ottocentesco, straordinario dal punto di vista storico e architettonico, diventa ora uno spazio aperto alla creatività, alla ricerca e alla produzione culturale. La Casermetta ospiterà le collettive degli artisti in residenza e le mostre del concorso Artefici del nostro Tempo, offrendo alle nuove generazioni un luogo dedicato dove sperimentare, confrontarsi e crescere. Si aggiunge così a una rete in espansione che comprende l’Emeroteca dell’Arte a Mestre e i musei del Moderno e del Contemporaneo a Venezia, rafforzando il ruolo di MUVE come piattaforma attiva di dialogo tra linguaggi artistici, territorio e comunità. Questo nuovo spazio racconta una storia importante: quella di un patrimonio che rinasce grazie alla cura, alla visione e alla sinergia tra istituzioni. Ed è anche un atto di fiducia verso il potenziale creativo dei giovani, che saranno i protagonisti delle attività e dei progetti che prenderanno vita qui. La Casermetta sarà un luogo aperto, accessibile, dinamico: un invito a scoprire, partecipare e condividere l’energia della cultura contemporanea

Mariacristina Gribaudi, Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia

L’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Venezia, Francesca Zaccariotto, ritiene che la consegna oggi alla città della Casermetta Napoleonica Est rappresenta un nuovo e importante passo nella valorizzazione e rigenerazione di Forte Marghera, una realtà straordinaria che negli anni si è consolidata come luogo di attrazione, cultura, eventi e storia. Continua l’Assessore Zaccariotto: l’intervento sulla Casermetta Est, con un investimento di 4,7 milioni di euro, ha permesso di riportare l’edificio alla sua bellezza originaria grazie a un restauro attento e rispettoso. L’edificio unisce memoria, tutela e nuove funzioni, diventando finalmente uno spazio vivo e accessibile a tutti. Il proseguimento dei restauri degli edifici all’interno del Forte rappresenta un passo fondamentale nel percorso di rigenerazione di Forte Marghera. Con questa apertura, la città guadagna nuovi spazi per la creatività, la socialità e la partecipazione, confermando l’impegno dell’Amministrazione comunale nel valorizzare i luoghi storici e nel costruirne il futuro – conclude l’Assessore Zaccariotto

Un nuovo polo culturale per giovani artisti e autori

Con la riapertura della Casermetta Fondazione Musei Civici avvia un nuovo capitolo nella valorizzazione nel lavoro di ricerca dei linguaggi artistici contemporanei concentrandosi, in particolare, su artisti emergenti. Un luogo che ampliala rete dedicata all’attualità, in stretta connessione con l’indagine che MUVE conduce nei musei del Moderno e del Contemporaneo a Venezia e, soprattutto, con la produzione artistica nel pieno centro di Mestre, all’Emeroteca dell’Arte. Il nuovo spazio a Forte Marghera ospiterà, infatti, le collettive di fine residenza degli artisti che ogni anno, per il secondo anno, lavorano, vivono, rigenerano il polo dedicato alla creazione e creatività, riaperto nel 2024. Inoltre, diventerà lo spazio dedicato alle mostre annuali del concorso Artefici del nostro Tempo, che raccoglie opere di giovani creativi selezionati attraverso il bando internazionale promosso dal Comune di Venezia. La Casermetta diventa così un punto di riferimento per la nuova scena artistica veneziana, uno spazio aperto, dinamico e accessibile, pensato per ospitare mostre, incontri, laboratori e momenti di confronto tra artisti, pubblico e comunità.  Un nuovo luogo per la cittàAffacciata sulla baia di Forte Marghera, la Casermetta Est riacquista oggi una funzione pubblica e culturale, contribuendo alla rinascita di uno dei complessi storici più significativi della città.Grazie al restauro e alla gestione della Fondazione Musei Civici, questo edificio ottocentesco diventa un luogo dove tradizione e contemporaneità si incontrano, offrendo alla cittadinanza e ai visitatori nuovi spazi di cultura, creatività e partecipazione.

Una struttura bellica che rinasce nel segno dell’arte

Progettata originariamente dai francesi come struttura militare “a prova di bomba”, la Casermetta Est  rappresenta, insieme alla struttura gemella, l’elemento più emblematico del patrimonio monumentale ottocentesco del Forte. Per questo motivo è stata oggetto di studio e indagine preventiva, con l’opportunità unica di studiare da vicino, oltre ai fabbricati, anche il progetto napoleonico. 

L’intervento rappresenta il più recente tassello del vasto programma di riqualificazione di Forte Marghera, che negli ultimi anni ha interessato numerosi edifici storici del compendio. In particolare, le due Casermette napoleoniche, rappresentano oltre 2.500 mq di superficie complessiva destinata ad attività culturale ed espositive. La casermetta est è stata sottoposta a un rigoroso restauro grazie a un investimento di 4,7 milioni di euro.  La direzione lavori è stata seguita dall’arch. Riccardo Cianchetti, il RUP è stato l’ing. Andrea Ruggero, che si sono sempre coordinati con la Direzione Lavori Pubblici del Comune di Venezia e la direzione di MUVE.

GRANDA. Gli artisti degli Atelier 2024–2025 

La mostra GRANDA approda nel nuovo spazio espositivo delle Casermette di Forte Marghera in un allestimento rinnovato, concepito per abbracciare e riunire nei particolari ambienti storici tutti e 27 gli artisti delle residenze di Bevilacqua La Masa e Fondazione MUVE per nell’anno 2024–2025. Uniti in una nuova prospettiva, partecipi dell’azione rigenerativa di spazi restituiti alla collettività, GRANDA torna a raccontarsi in una collettiva di ampio respiro che valorizza la pluralità dei linguaggi dell’arte contemporanea, attraversando pratiche, generazioni e sensibilità diverse. Non ultimo, rappresenta una nuova occasione per restituire la ricchezza delle ricerche sviluppate nei quindici atelier storici atelier veneziani e nei tredici studi dell’Emeroteca dell’Arte di Mestre. 

Ad accompagnare le opere, il catalogo della mostra che raccoglie le immagini del primo allestimento a Venezia, realizzato nelle sedi di Fondazione Bevilacqua La Masa in sinergia con la Fondazione Musei Civici di Venezia, tra la Galleria di San Marco e Palazzetto Tito, degli atelier e delle opere esposte, accompagnate da testi critici e materiali di approfondimento. Le fotografie, realizzate da Giacomo Bianco e Nico Covre, si uniscono al progetto grafico dello studio b.r.u.n.o di Venezia, dando vita a un volume che riflette l’identità visiva della residenza.


CONTATTI PER LA STAMPA 

Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it 

In collaborazione con 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo 
Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net 
Simone Raddi simone@studioesseci.net 
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Una nuova opera di Cerrini acquisita dalla Fondazione Perugia

Il patrimonio d’arte di Fondazione Perugia è notevolmente cresciuto in questi ultimi anni grazie sia ad una attenta politica di acquisizioni di opere di interesse territoriale che compaiono sul mercato antiquariale, ma anche perché la medesima Fondazione è risultata destinataria di importanti donazioni che testimoniano l’affidabilità, e soprattutto il prestigio e l’autorevolezza, della Istituzione umbra.

Recenti acquisizioni di Fondazione Perugia

Tra le più recenti e rilevanti tra le donazioni pervenute a Fondazione Perugia la cosiddetta Casa di Massimo Caggiano decisa nel ’22 dal celebre designer e collezionista romano. Sono opere d’arte e arredi di design che oggi si possono ammirare all’ultimo piano di Palazzo Baldeschi al Corso, allestiti a ricostruire altrettanti ambienti della casa romana del collezionista. Si tratta di oltre 100 tra dipinti, sculture, foto d’autore, mobili, arredi ed oggetti di design. A guidare alla scoperta di queste meraviglie è,  tramite una app, lo stesso collezionista e donatore.

Tra le più importanti precedenti donazioni va ricordata quella del professor  Alessandro Marabottini, fiorentino, illustre docente di storia dell’arte all’Ateneo di Perugia. Sono oltre 700 pezzi, tra dipinti e preziosi arredi, riposizionati nel Palazzo perugino a ricostruire quasi fedelmente gli ambienti e l’atmosfera della  dimora nobiliare abitata dai Marabottini in Firenze.

Il Museo ospita la prestigiosa Raccolta di Maioliche Rinascimentali della Fondazione Perugia. Composta da circa centocinquanta pezzi, questa collezione permanente è unica al mondo per qualità e rarità delle opere che la compongono. Questi materiali sono frutto di diverse acquisizioni,  la più recente tra esse, la raffinata maiolica policroma “Piatto  da parata con la raffigurazione dell’Eroismo di Muzio Scevola“, della Manifattura di Deruta, 1560 ca.

Il primo nucleo di questa ragguardevole collezione è frutto di alcune acquisizioni mirate, effettuate dalla Fondazione nel corso degli anni, tra le quali meritano di essere segnalate sei splendide coppe in maiolica a lustro realizzate a Gubbio dalla bottega di Mastro Giorgio.  

Un’ulteriore acquisizione riguarda il dipinto della Madonna con bambino un Angelo e tra i Cherubini di Gian Domenico Cerrini (Perugia 1609 – Roma 168). Anche questa acquisizione ha dato il via, come è nella prassi di Fondazione Perugia, a studi di approfondimento davvero importanti.

Di grandissimo rilievo la più recente tra le acquisizioni di Fondazione Perugia:  due tavolette peruginesche, un dittico di assoluto interesse, oggetto di un’approfondita indagine scientifica e di ricerche condotte dal professor Mancini e dalla dottoressa Garibaldi già direttrice delle gallerie nazionali dell’Umbria

Non solo opere d’arte  di arti applicate: l’intese di Fondazione Perugia si focalizza anche sulle testimonianze della storia del territorio. Rientra in questo fondamentale filone l’acquisto, nel 2024 a Parigi,   di  ciò che rimane della cosiddetta “Collezione Albertini”,  1470 pergamene risalenti al medioevo documenti un tempo patrimonio dell’archivio storico giudiziario di Perugia e purtroppo dispensi nel 1853 per ragioni di spazio. Queste pergamene saranno oggetto di una grande mostra nel capoluogo umbro.


Ufficio Stampa e Comunicazione di Fondazione Perugia
Francesca Duranti
Area Comunicazione
Segreteria Organizzativa
 
Sede
Palazzo Graziani
Corso Vannucci 47, 06121 Perugia
Uffici
Palazzo Lippi Alessandri
Corso Vannucci 39, 06121 Perugia 
T 075 5725981 – dir. 075 8680401
 f.duranti@fondazioneperugia.it
 
In collaborazione con: Studio ESSECI, Simone Raddi tel. 049.663499 simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Etna: la Chiesa di Acireale rinasce dopo il sisma

A Pennisi, frazione dell’area etnea segnata dal terremoto di Santo Stefano 2018, la Chiesa Santa Maria del Carmelo è tornata a mostrarsi alla comunità con un volto rinnovato. Lunedì 15 dicembre l’edificio è stato riaperto al culto dopo un importante intervento di ristrutturazione, consolidamento e restauro che ha ricomposto le ferite, rilanciando il ruolo di riferimento spirituale e sociale per l’intera comunità.

ETNA, LA CHIESA S. MARIA DEL CARMELO TORNA A VIVERE

RESTAURO ESEMPLARE CHE RICUCE LE FERITE DEL SISMA E RACCONTA 125 ANNI DI STORIA

Il cantiere, avviato nel febbraio 2024 e concluso a fine novembre 2025, ha rappresentato uno dei progetti più significativi della ricostruzione post-sisma nell’area etnea: un investimento di 2,38 milioni di euro, finanziato dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione Area Etnea, con la Curia Diocesana di Acireale come committente, Sicef in qualità di progettista, Sincol come impresa esecutrice (Rosario Arcidiacono Rup e Gioele Farruggia alla direzione dei lavori).

Il sisma del 26 dicembre 2018 aveva colpito duramente l’edificio: crollo della torre campanaria, sfondamento di parte della copertura, lesioni diffuse sulle murature, danni al salone parrocchiale e alle volte decorate. Il progetto ha affrontato queste criticità con una strategia integrata: dal punto di vista strutturale, l’obiettivo è stato quello di migliorare la risposta sismica, riducendo le vulnerabilità storiche e garantendo una maggiore sicurezza per i fedeli, ripensando il sistema nel suo complesso alla luce delle più avanzate norme tecniche per il patrimonio culturale. Gli interventi di consolidamento hanno messo in sicurezza le parti decorate, le volte in canne e gesso, gli apparati plastici e pittorici che caratterizzano l’unica navata della chiesa, preservando gli elementi identitari dell’edificio. Il restauro ha riguardato la facciata in stile romanico con archi a tutto sesto, il pronao, il rosone centrale, gli stucchi, gli interni e gli apparati artistici che nei decenni hanno reso S. Maria del Carmelo un luogo riconoscibile per il territorio. «Uno degli aspetti più significativi dell’intervento – sottolinea l’ing. Salvo Sinatra della Sincol –  è la scelta di non limitarsi a “ricostruire com’era e dov’era”, ma di reinterpretare in chiave contemporanea le parti crollate, rendendo leggibile la memoria del sisma e del processo di rinascita». La reintegrazione volumetrica della torre campanaria e della sacrestia è stata progettata come un gesto di cura verso la memoria collettiva, utilizzando accanto ai materiali tradizionali anche acciaio e lamiera microforata: un linguaggio architettonico che distingue il nuovo dall’antico, mettendoli però in dialogo armonico. In questo modo, la chiesa diventa manifesto concreto della ricostruzione.

Santa Maria del Carmelo nasce nel 1897 dalla volontà della famiglia D’Agata e dalla richiesta profonda degli abitanti di Pennisi di avere un luogo di culto: una chiesa “di tutti”, che nel tempo è diventata anche centro di aggregazione. Nel corso del Novecento ha affrontato più volte prove difficili – dai terremoti degli anni ’80 agli interventi di messa in sicurezza degli anni ’90 – fino al sisma del 2018, che ne ha messo a rischio la stessa esistenza. La riapertura assume quindi un significato doppiamente simbolico: chiude il ciclo del cantiere e celebra i 125 anni dell’apertura al culto della chiesa, unendo nella stessa giornata memoria storica e futuro, devozione popolare e competenza tecnica, fede e responsabilità verso il patrimonio culturale.


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Roma: “Lenin in Campo Boario”. Mostra della collezione Umberto Fantina/Antonio Del Guercio

Venerdì 19 e sabato 20 dicembre 2025, negli spazi di Studio Campo Boario, sarà in mostra una preziosa collezione di opere d’arte, raccolta nel corso del tempo da Umberto Fantina – collezionista, scenografo e attore -, incrementata con il contributo del critico e storico dell’arte Antonio Del Guercio, e che comprende opere di di alcuni dei maggiori esponenti delle arti figurative italiane del secondo Novecento: Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Carlo Levi, Emilio Vedova, Franco Angeli e Gianni Novak. In esposizione anche una celebre opera del 1971 di Fernando De Filippi (Lenin) e un lavoro del 1966 di Giangiacomo Spadari. 

Lenin in Campo Boario
Materiali d’arte e di guerriglia

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 17:00 – 20:00
Sabato 20 dicembre 2025 ore 10:00 – 13:00

Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4/A – Roma

La mostra si articola in due sezioni: nella sala centrale una selezione di dipinti allestiti secondo l’impostazione dell’antica quadreria seicentesca, rivisitata in chiave contemporanea; nella sala adiacente una ricca raccolta grafica, comprendente disegni, acqueforti, litografie e manifesti, molti dei quali corredati da firme, dediche e annotazioni originali degli artisti.

Pur nella sostanziale eterogeneità linguistica e formale, alcune delle opere esposte rivelano una comune componente ideologica e politica, rievocando la vivace temperie artistica e culturale dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta. È proprio a partire da questo periodo – tanto florido quanto incerto per la cultura figurativa italiana – che critici, artisti, intellettuali e militanti di sinistra ricercarono nell’arte, e in particolare nella pittura, un mezzo privilegiato per approntare una propria lotta di impegno, conoscenza e interpretazione di una realtà inquieta ma in fermento, segnata da contraddizioni profonde. Nel tentativo di attuare una nuova conquista del reale, molti di questi artisti, con il sostegno critico di figure come Del Guercio, ampliarono i confini della propria ricerca, raggiungendo risultati espressivi di altissimo livello. Antonio Del Guercio (Parigi, 1923 – Roma, 2018), infatti, è stato professore universitario e figura chiave della critica italiana ed internazionale, riconosciuto come uno dei massimi esperti dell’Ottocento francese. 

Per chi fosse interessato, le opere della collezione sono disponibili per la vendita. La mostra è curata da Pamina D’Alessandris, con la collaborazione di Alberto D’Amico_Studio Campo Boario. Presenta le opere Massimiliano Padovan Di Benedetto – Kou Gallery.


INFO

Lenin in Campo Boario
Materiali d’arte e di guerriglia

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 17:00 – 20:00
Sabato 20 dicembre 2025 ore 10:00 – 13:00

Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4/A – Roma

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart
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A Trieste le attività 2026 di “TRartHUB” nuovo spazio dedicato alla cultura contemporanea

È annunciata per gennaio ’26 l’inaugurazione di TRartHUB, un nuovo spazio nel cuore di Trieste interamente dedicato alla Cultura Contemporanea. Nella città della sperimentazione e della ricerca, TrartHub è un modello culturale all’avanguardia che intreccia creatività, innovazione e inclusione sociale, che restituisce alla città che è per eccellenza crocevia di culture, un luogo di dialogo e incontro aperto a tutti.

TRartHUB
Arte, ricerca e sostenibilità
 
A Trieste, un nuovo ecosistema culturale
dedicato all’arte contemporanea.
 
Presentate le attività del 2026

TRartHUB nasce da un’idea di trart, società cooperativa di servizi culturali attiva da oltre vent’anni nella promozione e valorizzazione dell’arte attraverso mostre, editoria e formazione, il progetto è reso possibile dal contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso il bando “Contenitori culturali Creativi triennio 2025-2027” e troverà spazio in un palazzo storico del borgo Franceschino, al n. 33 di viale XX Settembre.

Arte, ricerca e sostenibilità sono le linee che guidano la programmazione di questo nuovo spazio situato negli ultimi due piani del palazzo storico per una superficie totale di oltre 400 metri quadrati, pensata come un salotto creativo dove la cultura diventa motore di sviluppo e coesione.

“Fondato su tre pilastri di sostenibilità integrata – ambientale, sociale ed economica -, TRartHUB si articola in due anime complementari, spiegano Federica Luser, Claudia Cervo, che ne sono ideatrici: TRartHUB. CREO dedicato alla formazione, alla progettazione e alla produzione artistica e TRartHUB. LIVE, dedicato all’ospitalità, alle residenze d’artista e al turismo culturale. Insieme, rappresentano le due dimensioni di un’unica visione: costruire un luogo dove l’arte non solo si espone, ma si vive, si condivide e si sperimenta”.

TRartHUB. CREO è lo spazio destinato alla formazione e alla creazione artistica, un laboratorio permanente dove arti visive, fotografia, teatro e nuovi linguaggi digitali

dialogano in modo fluido. Distribuito su due livelli, ospita atelier d’artista modulari, una camera oscura per la fotografia analogica collegata a postazioni digitali e software AI, spazi per masterclass, conferenze e mostre, oltre a una biblioteca specializzata e a un archivio delle arti visive del XX e XXI secolo.

Ogni ambiente è progettato secondo principi di architettura sostenibile e flessibilità, con materiali naturali e tecnologia integrata. Lo spazio si propone come un punto d’incontro tra artisti, professionisti e cittadini, favorendo la sperimentazione e la crescita culturale condivisa.
Residenze d’artista, laboratori, call internazionali e simposi renderanno TRartHUB. CREO un riferimento per la cultura contemporanea del Friuli Venezia Giulia, con una particolare attenzione all’inclusione sociale e alla partecipazione attiva delle comunità.

Il quarto piano del palazzo ospita TRartHUB. LIVE, la sezione dedicata all’ospitalità e alle residenze artistiche.

Quattro appartamenti accoglienti e sostenibili, arredati con materiali naturali e dotati delle migliori tecnologie digitali, accolgono artisti in residenza, viaggiatori culturali e nomadi digitali.
Due volte l’anno, questi spazi diventano il cuore pulsante dei programmi di residenza, dove artisti, curatori e studiosi convivono e lavorano insieme, trasformando l’esperienza del soggiorno in un momento di scambio creativo e di confronto internazionale.

Nei periodi liberi, TRartHUB. LIVE apre invece al turismo culturale consapevole, offrendo la possibilità di partecipare ai laboratori, assistere ai processi creativi e vivere Trieste da protagonisti, in un ambiente che unisce comfort, responsabilità ambientale e senso di comunità.

Con la sua doppia anima, TRartHUB si propone come un laboratorio aperto sul futuro. Dichiarazione della Regione potrebbe implementare queste frasi “un ecosistema culturale dove l’arte incontra la vita quotidiana e la sostenibilità diventa pratica concreta. Un luogo dove Trieste dialoga con il mondo, e dove la cultura torna a essere — come un tempo — il cuore pulsante della comunità”.

Le attività del 2026. Un anno di residenze, formazione e inclusione: atelier d’artista; laboratori di fotografia, incisione, pittura, tessili e teatrali; workshop e masterclass; dialoghi e conferenze; mostre pubblicazioni, archivi e digitalizzazione.


Contatti:
trart
viale XX Settembre, 33 – 34126 Trieste
edizioni.trart@gmail.com     www.trart.it
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>