Simone Bergantini, backstage della performance per videocamera Fog Manual, realizzata a fine marzo 2025 sul tetto dell’Aba CZ
Concluso il fitto programma di eventi che ha animato Catanzaro nell’annualità 2025, Performing prosegue come piattaforma di ricerca e produzione artistica permanente, mentre è già in fase di preparazione l’edizione 2026 del festival. La prima edizione del festival itinerante delle arti performative contemporanee, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro con il sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca e il coinvolgimento di undici istituzioni AFAM e universitarie, si sposta ora dalla dimensione dell’evento a quella del processo. Laboratori, residenze e co-progettazioni trasformano Catanzaro in un centro attivo di sperimentazione, attraversato da artistə, curatori e ricercatori italiani e internazionali. I progetti in corso confluiranno in una fase di restituzione pubblica tra febbraio e marzo 2026, con mostre, installazioni, opere video e azioni collettive.
PERFORMING Ricerca, produzione, restituzione. Performing continua oltre l’evento tra laboratori, residenze e nuove opere in divenire.
Tra i lavori in sviluppo, Luana Perilli conclude Cantalamissa, progetto nato da pratiche di cammino e ascolto con comunità dell’Appennino centrale, che intreccia ecologia, mito e memoria collettiva in una restituzione installativa. Fabio Sandri, con Spazio Tempo Corpo (a cura di Luca Panaro), rilegge la fotografia off-camera attraverso un dialogo internazionale tra studenti italiani e svedesi, in collaborazione con l’Università di Göteborg. Simone Bergantini porta a compimento Landscapes for Ghosts, indagine su identità e solitudine digitale che si articola in un corpus fotografico e una video-installazione a due canali, realizzata anche grazie alla collaborazione con EASDA di Alicante.
Matilde De Feo – Lucky Girl – laboratori in progress
Al centro di una ricerca corale si colloca Ruinate: Donne Ribelli di Elena Bellantoni, progetto che affonda nelle tradizioni magiche e popolari calabresi per interrogare le forme contemporanee di resistenza femminile ai poteri patriarcali e mafiosi. In dialogo con la designer Karisia Paponi ed Emilio Leo, il lavoro darà vita ad abiti-scultura e a un’opera video ambientata nei calanchi di Crotone, con una parte di produzione anche all’estero. È in fase di realizzazione anche Lucky Girl di Matilde De Feo, video-abbecedario performativo ispirato a Tomaso Binga, in cui parola, corpo e paesaggio si fondono in una riscrittura poetica e politica dello stereotipo femminile.
Con queste traiettorie, Performing si consolida come laboratorio artistico diffuso e transnazionale. La restituzione del 2026 non sarà un punto di arrivo, ma una nuova soglia: un momento di condivisione pubblica dei processi in atto e l’avvio di ulteriori possibilità di ricerca, attivazione e trasformazione.
Simone Bergantini – Senza Titolo, stampa a getto d’inchiostro su carta cotone, dalla serie Landscapes for Ghosts
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Paesaggi interni, monotipo su carta fatta a mano, 2025Spazi interni, intaglio su multistrato di pioppo, 2025Paesaggio campestre, Punzone elettrico su polimetacrilato, 2025
Il 31 gennaio 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Virginia Carbonelli, artista romana specializzata in calcografia e tecniche di stampa tradizionale e sperimentale.
Virginia Carbonelli Spazi interni
testo di Simona Pandolfi
31 gennaio – 7 marzo 2026
Inaugurazione sabato 31 gennaio 2026, ore 18.00
Hyunnart Studio, viale Manzoni 85-87, Roma 00185
Le incisioni in mostra sono paesaggi onirici, mappe di immagini nutrite dalla mutazione emotiva dell’artista, in grado di intraprendere imprevedibili percorsi, come negli eleganti tratteggi delineati su matrici di rame o nelle sperimentazioni segniche su polimetacrilato. Siamo di fronte a un alfabeto grafico astratto in continuo rinnovamento, dove i segni solcano un’infinità di altri segni (punti, linee e tracciati multiformi), che hanno origine dalle esperienze e dai luoghi vissuti filtrati dalla memoria dell’artista.
Insieme ai lavori calcografici e ai monotipi, l’artista presenta per la prima volta una serie di xilografie intitolata “Spazi interni”. In questo caso verranno esposte sia le stampe sia le matrici incise che le hanno generate.
Nelle xilografie, le «linee tracciate sulla superficie lignea rimarcano le venature e le potenzialità espressive dell’elemento naturale, rievocando il vitalismo dell’universo femminile, inteso come femminile interiore … Si palesano anche graffi, crepe, ferite, che non sono lacerazioni da rimarginare, ma cave da esplorare. Lo scavo del legno diventa metafora del profondo. Eppure, nelle opere non prevale mai il senso del dramma, forse la vena malinconica dell’artista che riflette sulla natura e sull’esistenza».
Conclude il percorso espositivo un’opera site-specific ideata su sollecitazione dell’artista Paolo Di Capua, responsabile dello Hyunnart Studio.
Hyunnart Studio viale Manzoni 85-87, Roma 00185 orario settimanale: dal martedì al venerdì 16.00/18.30 per appuntamento: pdicapua57@gmail.com
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Catania entra ufficialmente tra le 10 città finaliste in corsa per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028: un risultato che riconosce il grande lavoro di rete e rafforza una visione di città che sceglie la cultura come leva di crescita, coesione e futuro.
CATANIA CONTINUA E VA IN FINALE: AUDIZIONI AL MIC IL 26 E 27 FEBBRAIO 2026
Le città finaliste – Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia –saranno convocate per le audizioni pubbliche, in programma giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026 presso la Sala Spadolini della sede del ministero della Cultura. Ogni città candidata avrà l’opportunità di presentare nel dettaglio il proprio dossier e rispondere alle domande della Giuria: 60 minuti complessivi, di cui 30 minuti dedicati alla presentazione del progetto e 30 minuti per una sessione di domande da parte della Giuria.
Come previsto dal bando, le audizioni saranno trasmesse in diretta streaming sul canale YouTube del Ministero della Cultura, per garantire la massima trasparenza e partecipazione.
La proclamazione della Capitale italiana della Cultura 2028 avverrà entro il 27 marzo 2026. Alla città vincitrice il ministero della Cultura assegnerà un contributo di 1 milione di euro, destinato alla realizzazione delle iniziative e degli obiettivi delineati nel dossier di candidatura.
«Un altro passo verso il traguardo, frutto del lavoro generoso e qualificato dei tanti che sostengono questo percorso di crescita della città di Catania», commenta il sindaco di Catania Enrico Trantino. Catania prosegue così il proprio percorso con un progetto che valorizza identità, energie creative e capacità di fare rete: «I punti di forza della nostra candidatura sono la partecipazione ampia della città – con oltre il 75% delle proposte nate dalla “città diffusa” – e l’avvio di un Piano partecipato della cultura con orizzonte 2038, capace di generare un vero e proprio patto tra istituzioni, associazioni, università, imprese e comunità cittadina», afferma Paolo Dalla Sega (PTS, società consulente di Catania 2028 con MeltingPro).
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Sta registrando un successo straordinario di pubblico e di critica la grande mostra monografica dedicata a Rodney Smith, in corso a Palazzo Roverella, che per la prima volta in Italia celebra l’opera di uno dei più raffinati e sorprendenti fotografi del Novecento. Un risultato tutt’altro che scontato per un autore che, fino a pochi mesi fa, era pressoché sconosciuto al grande pubblico italiano, ma che oggi si sta imponendo come una vera e propria rivelazione.
RODNEY SMITH Fotografia tra reale e surreale Rovigo, Palazzo Roverella 4 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026
Rodney Smith a Palazzo Roverella:il successo inatteso di un maestro riscoperto
L’ampia retrospettiva, che presenta oltre cento opere, ha rapidamente conquistato visitatori, addetti ai lavori e critica specializzata, grazie a un percorso espositivo capace di restituire tutta la forza poetica e l’originalità dello sguardo di Smith. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il supporto di Intesa Sanpaolo e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra – curata da Anne Morin – si è rivelata uno degli appuntamenti culturali più apprezzati della stagione espositiva.
Il pubblico italiano sta scoprendo un autore dalla cifra stilistica inconfondibile: fotografie eleganti e rigorose, percorse da un’ironia sottile e surreale, che ha spesso richiamato alla mente l’universo di René Magritte. Le iconiche immagini in bianco e nero di Smith, realizzate esclusivamente con pellicola e luce naturale, senza alcun intervento di postproduzione, colpiscono per la perfezione formale e la cura artigianale, restituendo mondi sospesi, visionari, ricchi di sorprese e contraddizioni.
Allievo di Walker Evans e influenzato da maestri come Ansel Adams, Henri Cartier-Bresson, Margaret Bourke-White e W. Eugene Smith, Rodney Smith ha avuto una carriera internazionale di primo piano, con lavori pubblicati su testate quali TIME, The New York Times, Wall Street Journal e Vanity Fair, oltre a importanti collaborazioni nel mondo della moda con brand come Ralph Lauren, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman. Eppure, nonostante questo prestigioso percorso, il suo nome era rimasto ai margini del panorama espositivo italiano: una lacuna che Palazzo Roverella sta colmando con esiti sorprendenti.
La mostra è articolata in sei sezioni tematiche – La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza, Passaggi – e accompagna il visitatore in un viaggio immersivo nel pensiero e nella sensibilità di Smith. Un percorso che sta affascinando per la sua capacità di parlare a pubblici diversi, dagli appassionati di fotografia ai visitatori meno esperti, tutti accomunati da una risposta emotiva intensa e immediata.
Uomo colto, studioso di teologia e filosofia, Rodney Smith ha sempre concepito la fotografia come strumento di indagine esistenziale. Definendosi un “ansioso solitario”, trovava nell’atto fotografico un modo per “riconciliare il quotidiano con l’ideale”, trasformando l’osservazione del mondo in partecipazione attiva. Le sue immagini, cariche di humour, grazia e ottimismo, mettono ordine nel caos e invitano a uno sguardo più attento e gentile sulla realtà.
Come sottolinea la curatrice Anne Morin, ogni fotografia di Smith è “un tentativo sempre nuovo di ricreare un’armonia divina”, un’immagine eterea ed estatica capace di sedurre lo sguardo per la raffinatezza delle forme, la sobrietà narrativa e il silenzio che le attraversa. Un linguaggio visivo che trova sorprendenti affinità anche con il cinema, da Alfred Hitchcock a Wes Anderson, fino alle grandi figure del cinema muto come Buster Keaton e Charlie Chaplin.
Il successo di pubblico e di critica conferma così la forza universale dell’opera di Rodney Smith e la capacità della mostra di parlare a un pubblico ampio e trasversale. C’è tempo fino al 1° febbraio 2026 per visitare l’esposizione a Palazzo Roverella e lasciarsi affascinare dall’universo poetico di questo raffinato autore.
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Dal 31 gennaio al 1 marzo 2026 la Blue Gallery presenta Apochrome, una mostra di Patricia Mearini che segna un momento inedito nella programmazione dello spazio. Un progetto che affronta apertamente una delle questioni più radicali e rimosse del nostro presente: la possibilità dell’Apocalisse e, in particolare, lo spettro della distruzione atomica.
APOCHROME Personale di Patricia Mearini a cura di Silvio Pasqualini
31.01.>03.03.2026
Inaugurazione 31 gennaio 2026 h.18
Blue Gallery Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia
La mostra nasce da una riflessione urgente sullo stato della società contemporanea, apparentemente distratta, immersa in una quotidianità fatta di consumo, intrattenimento e rimozione del rischio. In questo scenario, la guerra atomica appare come una minaccia silenziosa, capace di colpire indistintamente, e proprio per questo bisognosa di essere riportata al centro dello sguardo.
Apochrome non è un progetto didascalico né militante in senso stretto. È, prima di tutto, un’operazione estetica che si innesta su una tradizione precisa: quella della Pop Art, e in particolare sull’eredità di Andy Warhol e della sua idea di ripetizione come strumento di lettura della realtà. Warhol sosteneva che gli eventi diventano davvero comprensibili solo quando si ripetono, quando si trasformano in immagini iconiche, consumabili, condivise.
Seguendo questa linea, Patricia Mearini realizza sette immagini di bombe atomiche, ispirate agli ordigni sganciati su Hiroshima e Nagasaki: immagini ormai entrate nell’immaginario collettivo, quasi “accademiche”, che l’artista estrapola, filtra e rielabora attraverso il colore, trasformandole in icone contemporanee. La bomba diventa così una Marilyn, un Mao, una Campbell Soup: un’immagine seriale, potente, disturbante, resa oggetto di consumo visivo.
Le opere non sono serigrafie, ma stampe fotografiche, declinate in diverse tonalità cromatiche, basate sull’uso dei colori primari e di forti contrasti. Il colore, in Apochrome, non è decorazione ma detonatore emotivo. L’Apocalisse non può essere monocroma: coinvolge tutti i sensi, genera reazioni molteplici, chiama in causa la percezione e la coscienza di chi guarda.
La ripetizione diventa il vero dispositivo concettuale della mostra: ripetizione dell’immagine, del gesto, del segno. Una lezione che attraversa non solo la storia dell’arte, ma anche quella della musica, da Bach fino alle strutture minimaliste contemporanee. Qui, la reiterazione non anestetizza: al contrario, amplifica il messaggio, lo rende ineludibile.
Con Apochrome, la Blue Gallery si trasforma in una vera e propria scena teatrale: sette bombe, sette colori, sette possibilità di reazione. Una provocazione che è anche una suggestione. La vetrina diventa un richiamo, un “attenzione!” rivolto ai passanti, un urlo silenzioso che interrompe il flusso distratto della città, come una sirena o come L’urlo di Munch esposto sulla strada.
L’obiettivo della mostra è chiaro: sensibilizzare, risvegliare, generare consapevolezza. L’opera viene “gettata” davanti allo spettatore, che è chiamato a scegliere se restare passivo o interrogarsi, se accettare l’oblio o immaginare una possibilità di salvezza.
In questo senso, Apochrome riafferma una visione dell’arte come strumento di realtà: un’arte che osserva, denuncia, anticipa. Un’arte di trincea, capace di puntare il mirino sul presente. Perché, come suggerisce la mostra, il futuro dell’arte – e forse del mondo – dipende da ciò che l’uomo sarà disposto a meritare
Patricia Mearini – Profilo
Patricia Mearini nasce ad Arezzo nel 1975 ed è un’artista e scrittrice dallo spirito nomade. La sua ricerca intreccia parola, immagine e materia come strumenti di memoria e denuncia, dando forma a ciò che viene escluso, silenziato o normalizzato.
Nel 2017 presenta a Milano, presso Galleria Statuto 13, la mostra personale “Animali addomesticati”, un progetto in cui realizza opere di forte impatto visivo e concettuale, affrontando temi legati al controllo, alla violenza e alla costruzione dell’identità. In questo contesto si colloca anche una forte interpretazione della sua opera ALZHEIMER.
Nel marzo 2025 partecipa alla collettiva “Sfumature femminili” a Genova, presentando opere di forte identità come LILITH, dedicata alla ribellione e al non allineamento ai sistemi che impongono uniformità, e SAIU, un lavoro sospeso sulla solitudine umana nel contesto Giapponese.
Nel maggio 2025 tiene a Castiglion Fiorentino la mostra personale “Geografia al femminile”, un percorso che attraversa storia, mito e presente, in cui il femminile diventa spazio di esperienza, memoria e relazione.
Minuscola e orgogliosamente indipendente è situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare.
INSTAGRAM @bluegalleryvenice
ORARI DI VISITA
Orari apertura mostra: 10-13 / 15 – 19 Per appuntamento: 347 70 30 568 Blue Gallery, Rio terà Canal – S. Margherita, Dorsoduro 3061, Venezia
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Dal 25 gennaio al 15 marzo 2026 i Musei Civici d’Arte Antica delSettore Musei Civicidel Comune di Bologna sono lieti di presentare nella sede delle Collezioni Comunali d’Arte la mostra di Emanuele Becheri SCULTURE, a cura di Lorenzo Balbi, promossa in collaborazione con CAR Gallery. L‘inaugurazione si svolge sabato 24 gennaio 2026 alle ore 16.30.
Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica In collaborazione con CAR Gallery Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
La personale SCULTURE si inserisce nel percorso di visita delle Collezioni Comunali d’Arte creando un dialogo diretto con il contesto del museo “ambientato” al secondo piano di Palazzo d’Accursio, che espone opere dal Medioevo al Novecento in sale storiche decorate con affreschi e arredi d’epoca, ricreando l’atmosfera delle antiche residenze cardinalizie. Il titolo, essenziale e aperto, richiama l’ambito di ricerca espressiva che l’artista porta avanti da oltre un decennio con una pratica plastica tra figurazione e informale, che si inscrive consapevolmente all’interno di una tradizione scultorea ampia e stratificata, che va da Medardo Rosso ad Arturo Martini, da Auguste Rodin a Constantin Brâncuși, da Amedeo Modigliani a Lucio Fontana.
Le sette opere modellate in terracotta macchiata di pigmenti – forme umane o animali, teste, figure, autoritratti, presenze sospese tra introspezione e umanità –, tutte inedite e realizzate tra 2021 e 2025, sono collocate in sei sale, posizionate ognuna al centro dello spazio. Questa scelta allestitiva mette in risalto il rapporto tra scultura e ambiente, invitando i visitatori a osservare ogni lavoro come un incontro individuale, in cui il silenzio e la solitudine diventano parte integrante dell’esperienza di fruizione. La relazione tra le sculture di Becheri e l’architettura del museo crea un percorso scandito da pause e confronti, in cui il passato delle collezioni e la contemporaneità dell’intervento artistico si riflettono reciprocamente. La mostra offre così una lettura essenziale e concentrata della pratica scultorea dell’artista, proponendo un attraversamento fatto di presenze discrete, forme in ascolto e inattese risonanze con il luogo che le accoglie.
Emanuele Becheri, Solitudine
Scrive il curatore Lorenzo Balbi nel testo critico che accompagna la mostra: “Le opere in mostra non si offrono come immagini compiute o come rappresentazioni stabilizzate. Al contrario, sembrano trattenere qualcosa, rimanere in uno stato di sospensione, come se fossero colte nel momento stesso della loro formazione. Solitudine, Stupefatto, Autoritratto, Figura: i titoli non descrivono, ma orientano lo sguardo verso una dimensione interiore, psichica, quasi emotiva, che non trova mai una traduzione letterale nella forma.”
Nella Galleria Vidoniana (Sala 4), spazio di rappresentanza del Cardinale Legato, unitamente alla Sala Urbana tra gli ambienti di maggior effetto per il visitatore, sono collocate le due sculture di più recente produzione Solitudine 02.06.2025 e Stupefatto (2025). In Solitudine 02.06.2025 la testa allungata e orizzontale appare come un corpo disteso, quasi schiacciato dal proprio peso. Non è un ritratto, né una maschera: è una presenza che sembra farsi carico di una condizione, più che di un’identità. La materia conserva le tracce del gesto, le irregolarità, le tensioni interne, come se la forma fosse il risultato di una pressione continua, di un lavorio che non si è mai del tutto concluso.
Emanuele Becheri, Stupefatto
Stupefatto è una scultura singola, che assume tuttavia una posizione centrale nella ricerca di Becheri. Non si tratta di una variazione seriale, ma di un autoritratto, inteso non come esercizio di riconoscimento fisionomico, bensì come spazio di riflessione sullo statuto stesso dell’immagine di sé. Il volto, colto in una condizione di sospensione e di apertura, non restituisce un’identità stabile, ma una soglia: uno stato di attenzione, di esposizione, di lieve spaesamento. In questa scultura l’autoritratto non funziona come affermazione, ma come interrogazione. Stupefatto rende visibile come, per Becheri, la scultura non sia mai il risultato di un modello da replicare, ma l’esito di un processo aperto, condotto direttamente nella materia. Il topos, storicamente carico, del volto dell’artista viene svuotato di ogni intenzione celebrativa o narrativa anche nell’Autoritratto (2025) visibile nella Sala 7 (ala dei Primitivi). Ciò che emerge non è tanto un’immagine dell’artista, quanto una condizione mentale, un tempo interiore che si deposita nella materia.
Nelle restanti quattro opere, tutte intitolate Figura (2021, 2023, 2024, 2025), il corpo umano è ridotto all’essenziale, come se fosse il residuo di un processo di sottrazione. Non c’è descrizione anatomica, né volontà espressiva in senso tradizionale. Eppure, queste forme mantengono una forte carica di umanità, una presenza che si impone proprio attraverso la sua fragilità.
Conclude Lorenzo Balbi: “La scultura, per Becheri, non è mai il luogo di una forma compiuta, ma il risultato sempre provvisorio di una serie di decisioni prese nel tempo, sotto la pressione della materia e del gesto. In questo senso, ogni opera conserva qualcosa di non risolto, di trattenuto, come se restasse aperta alla possibilità di un’altra direzione. È una scultura che non pretende di affermare, ma di sostare; che non occupa lo spazio, ma lo ascolta. […] Le forme che abitano questa mostra non chiedono di essere interpretate, ma incontrate. Non offrono un’immagine da decifrare, ma un tempo da condividere. Nelle sale delle Collezioni Comunali d’Arte, queste sculture non si limitano a dialogare con il passato: lo mettono in vibrazione. Tra la densità della materia e la fragilità del gesto, tra la solitudine della forma e l’ascolto dello spazio, il lavoro di Emanuele Becheri restituisce alla scultura una possibilità rara e necessaria: quella di essere, oggi, un luogo di attenzione, di esitazione e di presenza.”
Emanuele Becheri – Profilo
Nato a Prato nel 1973, Emanuele Becheri si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1995. La sua pratica incorpora scultura, disegno e video.
Emanuele Becheri ha esposto frequentemente in Italia e all’estero, tra cui si ricordano le personali: Sculture (MEF – Museo Ettore Fico, Torino, 2025); Opere (CAR Gallery, Bologna, 2024); Sculptures (Galerie Bernard Bouche, Parigi, 2024); Sculture e disegni (Museo Novecento, Firenze, 2020); Bildhauer in der sinne (GIG, Monaco di Baviera, 2020); Stati d’animo (Fuoricampo Gallery e Santa Maria della Scala, Siena, 2019).
Tra le mostre collettive si ricordano: East and West (GNAMC – Galleria Nazionale Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2025); Teste (ChorAsis – Villa Rospigliosi, Prato, 2025); Controluce (Museo d’Inverno, Siena, 2024); Panorama XIX (GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2023; Ragione e Sentimento (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2019); Video from the Collection of the Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (EMST – National Museum of Contemporary Art, Atene, 2018); De scultura (Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno, 2018).
Mostra Emanuele Becheri SCULTURE
A cura di Lorenzo Balbi Promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
Periodo 25 gennaio – 15 marzo 2026
Inaugurazione Sabato 24 gennaio 2026 ore 16.30 Sede Collezioni Comunali d’Arte Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6, Bologna
Orari di apertura Martedì, giovedì ore 14.00 – 19.00 Mercoledì, venerdì ore 10.00 – 19.00 Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 18.30 Chiuso lunedì non festivi Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30
Ingresso Intero € 6 ridotto € 4 ridotto speciale 19-25 anni € 2 gratuito possessori Card Cultura
Biglietto integrato Collezioni Comunali d’Arte e Torre dell’Orologio: intero € 8 | ridotto € 5 In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) ingresso gratuito possessori di qualunque tipologia di biglietto Arte Fiera Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) ore 18.00 – 22.00 gratuito
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
La scomparsa di Valentino Garavani, nato l’11 maggio 1932 a Voghera (Pavia) e morto a Roma il 19 gennaio 2026, ha attraversato il mondo della moda come un silenzio improvviso, elegante, quasi coreografato. Un silenzio che somigliava all’ultimo fruscio di un abito di seta dietro le quinte. Eppure, la sua figura non è scivolata nel passato: continua a vivere come mito, come linguaggio estetico, come promessa di bellezza. È in questo spazio sospeso tra memoria e visione che si colloca l’opera di Francesco Guadagnuolo: “Valentino: l’eredità del rosso e il sogno che continua” (in tecnica mista e collage).
Tra sogno, memoria e teatro: l’omaggio di Guadagnuolo a Valentino e il riflesso di Rosso di San Secondo*
*Pier Maria Rosso di San Secondo nato a Caltanissetta il 30 novembre 1887, morto a Camaiore il 22 novembre 1956.
Guadagnuolo, fedele alla sua ricerca transrealista, non dipinge non solo un ritratto né un ricordo. Dipinge un sogno. Un sogno fatto di luce morbida, di tessuti che si liberano dalla materia, di forme che fluttuano come anime gentili. Gli abiti immaginati da Valentino non hanno più bisogno di un corpo: vivono di vita propria, diventano presenze, spiriti tessili che ascendono verso un’aureola dorata, custode dell’essenza del loro creatore. La scena è un palcoscenico sospeso tra cielo e memoria, dove la luce non illumina ma accarezza, e le ombre non nascondono ma proteggono. È un teatro dell’anima.
E proprio in questo teatro sospeso si apre un dialogo inatteso ma naturale con l’opera teatrale Tra vestiti che ballano (del 1927) di Pier Maria Rosso di San Secondo. Non è un accostamento forzato: è una risonanza. Entrambi gli autori Rosso di San Secondo (1887/1956) e Guadagnuolo, nati a Caltanissetta, condividono una sensibilità che trasforma il reale in simbolo, l’oggetto in presenza, il vestito in personaggio. Nel dramma di Rosso, gli abiti sono entità vive, specchi dell’inconscio. Nell’opera di Guadagnuolo, gli abiti di Valentino assumono la stessa autonomia poetica: non rappresentano, ma raccontano; non decorano, ma custodiscono; non imitano, ma continuano a vivere.
È come se, a distanza di un secolo, due artisti nisseni s’incontrassero in un altrove onirico, un cielo che somiglia a un set fotografico e a un paradiso della memoria. Un luogo dove Rosso riconosce negli abiti fluttuanti ciò che aveva intuito nel suo teatro, e Guadagnuolo raccoglie quell’eredità simbolista per tradurla nella pittura contemporanea. Un incontro ideale, sentimentale, quasi necessario.
In questo spazio sospeso, gli abiti di Valentino non sono ricordi: sono figli fedeli che gli girano intorno, lo sfiorano, lo salutano. Ogni piega, ogni ricamo, ogni vibrazione di rosso sembra dire: non sei andato via. Il rosso, poi, è il cuore pulsante del dipinto. Non domina la scena, la anima.
Vibra come un ricordo che non vuole svanire, come un battito che continua oltre la vita. È il rosso che Valentino ha consegnato al mondo, trasformandolo in emozione, architettura, identità.
Così, nell’opera di Guadagnuolo, la pittura diventa scena, la moda diventa racconto, il teatro diventa immagine, e l’immagine diventa un modo per non dire addio. L’omaggio non chiude, ma apre. Non celebra, ma interpreta. Non guarda indietro, ma in avanti, dove il rosso di Valentino continua a risplendere come una promessa che non smette di chiamare.
Perché ricordare Valentino significa accettare che certi sogni non finiscono. Cambiano forma. Si trasformano. Continuano a brillare.
E in quel cielo dove gli abiti danzano, dove gli artisti si riconoscono senza essersi mai incontrati, dove la bellezza non muore ma cambia forma, Valentino è ancora lì. È ovunque. È nel rosso che non smette di vivere.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Il giorno 24 gennaio 2026 alle ore 17.30 la Galleria Zema presenta la mostra On Becoming A Wolf di Francesca Cao, un progetto fotografico sviluppato e curato dall’artista stessa attraverso l’Errore Metodico, una tecnica fotografica analogica brevettata, basata sulla sovrapposizione intenzionale di più fotogrammi in fase di scatto.
Francesca Cao On Becoming A Wolf
Inaugurazione 24 gennaio 2026 ore 17.30
Galleria Zema Via Giulia 201 – Roma
Fino al 7 marzo 2026
Lontano da un intento documentaristico, il lavoro prende forma come una narrazione interiore e psicanalitica, un’indagine visiva che attraversa il tema della liberazione del femminile mediante un linguaggio intimo, istintivo e imperfetto.
Le immagini, infatti, non aspirano a restituire una realtà oggettiva ma aprono un territorio emotivo in cui memoria e presente, coscienza e inconscio, controllo e abbandono possono coesistere. Alla base del progetto vi è un ripensamento del rapporto tra fotografia e verità che, in questa doppia posizione di autrice e curatrice, viene assunto come parte integrante del processo stesso. Se la tradizione fotografica ha spesso posto l’accento sulla fedeltà del mezzo e sull’onestà del documento, qui la fotografia è intesa come spazio di esperienza soggettiva, di pensiero e di possibile rivelazione interiore. L’immagine fotografica si presenta così instabile e stratificata, attraversata da tensioni e slittamenti, aprendo alla possibilità di una realtà altra, specchio di un immaginario intimo.
In questo senso, il progetto si colloca in dialogo con alcune istanze del surrealismo di André Breton, che riconosceva nel gesto artistico una via di accesso all’inconscio: attraverso l’uso consapevole dell’errore e dell’imprevisto, una macchina fotografica del 1936 viene progressivamente sottratta a una funzione di controllo per diventare parte attiva del processo creativo. Sfocature, movimenti e sovrapposizioni, emergono come tracce di un pensiero non razionale, come affioramenti di una dimensione profonda e non completamente addomesticata. La sovrapposizione dei fotogrammi genera immagini sospese, prossime alla logica del sogno lucido, che lasciano spazio a una pluralità di letture. In questo progressivo abbandono del controllo, la fotografia si allontana dalla perfezione digitale per riappropriarsi dell’errore come gesto generativo.
Come scrive Alessia Locatelli, curatrice della Biennale di Fotografia Femminile: «Questo approccio crea immagini a volte intime, altre volte narrative e metaforiche, trascendendo le norme convenzionali. Il lavoro sfida la nozione di errore umano, evidenziando i casi storici in cui gli errori hanno portato a scoperte innovative, facendo eco alla resilienza e al pensiero laterale fondamentali per la creatività umana. Questa partenza metodologica abbraccia l’imprevedibilità dell’emozione umana, deviando dalla razionalità cartesiana verso l’esplorazione di infinite possibilità.»
Il titolo On Becoming a Wolf rimanda a Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés e può essere inteso come un invito a riscoprire l’anima selvaggia, sottraendosi all’ossessione per l’ordine, il controllo e la forma compiuta. In questo percorso, la fotografia tende a liberarsi dal peso della rappresentazione per farsi esperienza di luce e di materia, spazio di proiezione per lo spettatore. La verità non si colloca nella superficie dell’immagine, ma si attiva nel mondo interiore di chi guarda, in quel territorio fragile e potente in cui l’essere smette di controllarsi e inizia, forse, a diventare.
Domenica 25 gennaio dalle 15.00 alle 19.30, l’artista sarà in galleria per una sessione di ritratti realizzati con la tecnica dell’Errore Metodico: chi fosse interessato può fissare un appuntamento scrivendo alla mail della galleria.
Francesca Cao – Profilo
Francesca Cao è una fotografa italiana che vive a Milano. Laureata in Filosofia, ha studiato fotografia all’International Center of Photography di New York. Il suo lavoro è stato esposto in Italia, Europa e Stati Uniti, ed è parte della Collezione Donata Pizzi. Le sue immagini sono apparse su testate come The New York Times, Corriere della Sera, D – la Repubblica, Wired e Marie Claire. Nel 2020 ha pubblicato il libro Temporary Life (Postcart Edizioni). Con il progetto On Becoming A Wolf ha sviluppato una tecnica analogica originale, l’Errore Metodico, basata sulla sovrapposizione in camera di fotogrammi. Questo lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali, tra cui una menzione d’onore ai Tokyo International Foto Awards e l’inclusione nella mostra annuale del Houston Center for Photography (2025). Nel corso della sua carriera è stata vincitrice della Tierney Fellowship (International Center of Photography New York) e finalista per premi come l’Inge Morath Award (Magnum Foundation) e l’Unseen Dummy Award di Amsterdam. La sua ricerca esplora temi di identità, memoria e imperfezione attraverso un linguaggio fotografico intimo e sperimentale, che unisce narrazione, installazione e tecnica.
Galleria Zema. Fondata a Roma il 6 marzo del 2025 da Emanuela Zamparelli, la Galleria ZEMA è uno spazio indipendente dedicato esclusivamente all’esposizione e promozione dei lavori di artiste donne, e in particolare della fotografia contemporanea femminile. La galleria rappresenta fotografe italiane e internazionali, accomunate da uno sguardo autonomo, critico e consapevole sul presente, e diverso da altri sguardi. Attraverso un programma espositivo che intreccia ricerca artistica, impegno sociale e riflessione culturale, la galleria si propone come luogo di visibilità e ascolto, dove il corpo, l’identità, la memoria e il conflitto diventano temi da indagare per dare nuova forma e contenuto al vissuto e alla memoria, alla ribellione e all’intimità. ZEMA non è solo una galleria, ma un progetto curatoriale, uno spazio vivo in cui la fotografia si fa linguaggio, relazione e resistenza.
Francesca Cao On Becoming A Wolf Inaugurazione 24 gennaio 2026 ore 17.30 Fino al 7 marzo 2026 Orari: martedì ore 16:00 – 19:30, dal mercoledì al sabato ore 15:00 – 19:30
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Marco Simoncelli torna con ‘Prima di Morire’, un disco intenso, controcorrente e senza compromessi che unisce jazz, canzone d’autore e testi affilati, segnando una nuova fase del suo percorso artistico.
MARCO SIMONCELLI TORNA CON ‘PRIMA DI MORIRE’ TRA JAZZ E CANZONE D’AUTORE
Marco Simoncelli, artista, armonicista e cantante tra i più autorevoli del panorama musicale italiano, pubblica ‘Prima di Morire’, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico.
L’album segna una svolta significativa nel suo percorso artistico, è un lavoro interamente in italiano, fortemente cantautorale e per le tematiche che vengono trattate, può essere inteso come una sorta di concept album.
Nove brani in cui emergono in modo netto la cifra artistica di Marco Simoncelli, il pensiero critico e il dissenso verso situazioni, storie e opinioni standardizzate.
PRIMA DI MORIRE’, IL NUOVO ALBUM
L’album che dichiara le proprie intenzioni fin dalla copertina, impreziosita dallo scatto di Renzo Chiesa (autore di scatti tra i più iconici e storici della musica in Italia, i più noti quelli a soggetto Lucio Dalla), si apre con ‘Il Circo’, manifesto programmatico jazz-prog controcorrente che invita alla riflessione.
‘Ma non mi dire’ unisce reggae e jazz con un dialogo serrato tra voci e tromba; ‘Di Amore e di Politica’ è un lento jazzato, intimo e sussurrato, sorretto dal pianoforte.
‘Il Cantautore Lucio’, in rotazione nelle radio italiane in queste settimane, prende a prestito alcune frasi celebri da ‘Disperato Erotico Stomp’ per rendere omaggio al cantautorato, così come, attraverso un assolo virtuoso di armonica, al compianto Toots Thielemans.
Tra i brani più incisivi, ‘Carolina’ affronta il tema dell’anoressia con un groove funky, ‘Natale Triste’, scritto a quattro mani con Stefano Berto, veste di gospel un testo di feroce critica politica, mentre ‘Pollo al BBQ’ riflette sul tema del suicidio.
‘Fra’ Martino’, filastrocca amara e ironica, si configura come il vero manifesto del disco, mentre ‘Come sarebbe bello’ chiude con un soul orchestrato dai fiati, dall’armonica e da un testo pungente sui falsi rapporti umani.
In ‘Prima di Morire’ convivono una musica elegante e multiforme – che attraversa pop, jazz, soul, rock, reggae e gospel – e testi densi, ironici e profondamente critici.
I riferimenti ideali di Simoncelli si ritrovano nelle sonorità di Lucio Dalla, nei testi di Francesco Guccini e nell’interpretazione di Sergio Caputo.
Un disco raffinato e intenso, dalla produzione sontuosa a cura di Antonio ‘Aki’ Chindano per Auditoria Records, capace di entrare nella mente e pulsare nel cuore, confermando Marco Simoncelli come una voce originale e necessaria della musica italiana contemporanea.
ECCO LE PRIME DATE DI PRESENTAZIONE DI ‘PRIMA DI MORIRE’
16 gennaio – Spazio Materia, Varese (VA) 17 gennaio – Carù Libri & Dischi, Gallarate (VA) 19 febbraio – Corte dei Miracoli, Milano (MI) 20 febbraio – Black Inside, Lonate Ceppino (VA)
CHI È MARCO SIMONCELLI
Marco Simoncelli è un musicista e cantautore italiano nato a Legnano (MI) l’8 dicembre 1972. Inizia lo studio del pianoforte nel 1980 e, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, si afferma come tastierista in diverse band, affiancando all’attività live esperienze professionali in ambito discografico.
Dal 1994 si avvicina al blues e all’armonica a bocca, approfondendo in seguito anche l’armonica cromatica grazie agli insegnamenti di Max De Aloe e perfezionando le sue competenze con Luciano Zadro. Nel corso degli anni sviluppa un linguaggio personale che attraversa blues, jazz, rock, country e reggae.
Nel 2008 pubblica il primo album solista ‘Tuttology‘. Dal 2010 al 2014 guida la band The Magnetoscopics, con cui realizza ‘Heart Attack‘ (2012). Tra il 2014 e il 2017 suona stabilmente in Europa con la band svizzera Marco Marchi & The Mojo Workers, partecipando a importanti festival blues e jazz.
Ha inoltre collaborato ad altri numerosi progetti musicali con artisti quali Anita Camarella e Davide Facchini, Veronica Vismara, Lizhard, Laura Federe, Skill in Veins, Iva Zanicchi e Sugar Ray Dogs.
Tra il 2018 e il 2020 vive a Bruxelles, dove nasce ‘Breejo‘, pubblicato nel 2022 da Abeat Records. Le sue performance, intense e versatili, lo hanno portato a esibirsi sui palchi di tutta Europa e a collaborare con numerosi artisti della scena blues e jazz italiana ed europea. Nel 2025 pubblica il nuovo album ‘Prima di Morire‘.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Settore Musei Civici Bologna | Museo internazionale e biblioteca della musica
Eva Marisaldi – Enrico Serotti Per vari motivi – Parte II A cura di Pier Paolo Pancotto
22 gennaio – 22 febbraio 2026 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore 34, Bologna www.museibologna.it/musica
Mostra promossa da Galleria de’ Foscherari In collaborazione con Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Inaugurazione mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30
Come dichiarano i due artisti, il progetto espositivo “parte da una serie disordinata di spunti di riflessione attorno alla musica e al suono, riferiti a epoche varie. Tali suggestioni sono state formalizzate, spesso con l’ausilio delle nuove tecnologie, e messe in scena in forma di opere”. Nell’affascinante contesto architettonico dello storico Palazzo Sanguinetti, sede del museo, si susseguono, infatti, una serie di nove opere sonore o legate al tema del suono (inteso in tutte le sue possibili articolazioni tecniche e semantiche) realizzate da Eva Marisaldi (Bologna, 1966) ed Enrico Serotti (Bologna, 1960) nel corso degli ultimi venti anni, alcune delle quali raramente fruibili o riattivate per l’occasione.
Poste in dialogo con le collezioni permanenti dell’istituzione museale bolognese, che conserva il ricco e variegato patrimonio di beni musicali posseduti e custoditi dal Comune di Bologna, queste creazioni sono introdotte dal titolo Per vari motivi – Parte II in riferimento ad una precedente esposizione della coppia di artisti realizzata nel 2022, incentrata su alcuni lavori plastico-sonori, vero leitmotiv della loro produzione.
La rassegna bolognese si compone di tre installazioni acustiche: Panica (2024), un complesso di nove timpani azionati automaticamente che suonano l’ouverture della favola pastorale L’Orfeo di Claudio Monteverdi esposti nella Sala 1 (Introduzione al percorso museale), in quella “delizia di verdure” che vede protagoniste al centro della sala le due arpe cromatiche e i due cornetti protagonisti dell’opera, a richiamare il canto con cui Orfeo ammalia e induce al sonno Caronte; Tarlo malgascio (2016), allestita nella Sala 3 (Gli amici di padre Martini), che ricrea i rumori emessi da un tarlo all’interno di un armadio in Madagascar e Last flight (2025), che rievoca idealmente le note emesse da un antichissimo flauto neolitico, accostata alla collezione di flauti storici esposti nella Sala 5 (Libri per musica e strumenti secoli XVI e XVII).
Nella Sala 6, dedicata a Farinelli e all’opera del Settecento, trova ambientazione la macchina scenica Surround (2023), ispirata al vronteion greco, precursore del cosiddetto surround: il suono che emette è una specie di rombo di tuono, che veniva utilizzato per evocare l’ira degli Dei durante le rappresentazioni teatrali seicentesche. Nella Sala 9, che conclude il viaggio musicale del museo con due personalità fondamentali del Novecento musicale bolognese quali Giuseppe Martucci (1856-1909) e Ottorino Respighi (1879-1936), l’installazione audiovisiva Democratic psychedelia (2007), una specie di “juke-box eterno” che genera, senza mai ripetersi, una serie infinita di musiche ed immagini animate, dialoga con il radiogrammofono Fonoletta XI prodotto nel 1933 e appartenuto allo stesso Respighi.
A queste opere sonore si alternano tre lavori “muti” riferibili al concetto di assenza di suono e di intervallo/variazione di tempo. Nella Sala 4 (L’idea della musica), dedicata ai più importanti trattati dei teorici musicali che lavorarono fra Quattrocento e Seicento, è esposto il lavoro Molti anni (2015-2025), due palme giocattolo, una in plastica ed una in metallo, per ricordare fasi storiche e culturali distanti tra loro. Nella Sala 7 (Gioachino Rossini e l’Opera nell’Ottocento) si inserisce Un anno (2015-2025), un copricapo in piume esposto per un anno alla luce e poi, per dieci, chiuso al buio di un magazzino, mentre la Sala 8 (Libri per musica e strumenti secoli XVIII e XIX) viene abitata da Nove estati (2016-2026), frammenti tessili scoloriti dai raggi del sole e lo scorrere degli anni.
Eva Marisaldi – Enrico Serotti Three lines on Depero, 2019 PLA, tessuto, semi, meccanismo, software, cm 20 x 20 x 30 Courtesy gli artisti e Galleria de’ Foscherari
In occasione di ART CITY Bologna, sabato 7 (ore 10.00 – 22.00) e domenica 8 febbraio 2026 (ore 10.00 – 19.00) nella Sala Laboratorio 1, al piano terra del Museo della Musica, sono visibili in loop quattro opere video realizzate in epoche diverse, ma tutti, per vari motivi, connessi alla musica: Un ragazzo di Scaricalasino (2000), con la ripresa di una performance del violinista Melchiade Benni (1902 – 1992) poco prima della sua scomparsa; Musica per Camaleonti (2003), una “improvvisazione” armonica per camaleonti del Madagascar completata dal contrappunto di alcuni uccelli; Cornucopia (2003), una sorta di oscilloscopio che genera un’animazione astratta e Canti (2022), la documentazione di uno strumento musicale meccanico autogenerativo ideato per interagire col disturbo acustico di alcuni cantieri.
Le opere video saranno presentate dagli artisti Eva Marisaldi ed Enrico Serotti, in dialogo con il curatore Pier Paolo Pancotto, sabato 21 febbraio 2026 alle ore 17.30 per il finissage della mostra.
Eva Marisaldi – Profilo
Eva Marisaldi è nata nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti e al DAMS di Bologna, dove ha debuttato nel 1988 alla Biennale dei giovani artisti dell’Europa Mediterranea. Il suo lavoro si focalizza sulle modalità della comunicazione e del linguaggio, e sulle regole che influenzano i nostri comportamenti. Utilizza diversi media come il disegno, la fotografia, la scultura, il video, le installazioni, l’arte cinetica e la performance per decodificare, in maniera quasi antropologica, cosa si nasconde dietro le convenzioni. Nel 1998 inizia una lunga collaborazione con il musicista Enrico Serotti. Insieme realizzano diverse installazioni, video, animazioni, animatronics, presentati in manifestazioni nazionali e internazionali. Ha presentato i suoi lavori in numerose mostre internazionali, tra cui: Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, Venezia (1993, 2001); Istanbul Biennal, Istanbul (1999); Sonsbeek 9, Arnhem (2001); Happiness, Mori Art Museum, Tokyo (2002); Lyon Biennale d’art contemporain (2003), Lione; Alexandria Biennale, Alessandria d’Egitto (2003); G3, Vira (2003), Sevilla Biennale (2004), Gwangju Biennale (2004), Quadriennale in Rome (2005), due progetti speciali per Art Basel (Basilea, 2001 e Miami, 2007); Italy 1980 – 2007, Hanoi (2007); It’s not over yet, New York (2008); Piazze di Roma, Museum of Contemporary Art Shanghai, Shanghai (2010); No Soul for Sale, Tate Modern, Londra (2011); dOCUMENTA (13), Kassel (2012); Think Twice, Whitechapel, Londra (2012); Do it, Prishtina (2014); Time is thirsty, Kunsthalle, Vienna (2019), International biennal of ceramic art, Jingdezhen (2022); Bienal de L’Habana, L’Avana (2024). Ha realizzato mostre personali in Italia (Bologna, Milano, Firenze, Napoli, Roma, Trento, Torino, Palermo, Parma, Brescia) e all’estero (Londra, Monaco, New York, Bruxelles, Miami, Parigi, Ginevra, Montpellier, Annecy, Goteborg, Newcastle).
Enrico Serotti – Profilo
Enrico Serotti è nato nel 1966 a Bologna, dove vive e lavora. Dal 1977 al 1979 ha studiato presso l’Istituto Nazionale Studi sul Jazz (Parma). Nel 1985 si è laureato al DAMS (indirizzo musicale) dell’Università di Bologna. Musica alternativa Oltre al Confusional Quartet, ha collaborato con diversi gruppi della new wave tra gli anni Settanta e Ottanta, tra cui Stupid Set, HiFi Bros, Neon, realizzando diversi dischi e molti concerti in Italia e all’estero. Musica contemporanea Ha realizzato la sonorizzazione per il Portico del Collegio (Modena 1983). Dal 1986 con l’ensemble “Marco Bertoni Enrico Serotti” ha pubblicato alcuni dischi e partecipato a rassegne in Italia e all’estero, tra cui Via Crucis (Repubblica di San Marino, 1991), AVE Festival (Arnhem, 1991) e Nuova Officina Bolognese (Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Bologna, 1992). L’ensemble ha composto le musiche per il balletto Quintetto Blu di Enzo Cosimi (1994). Mainstream Dal 1984 si è occupato anche di musica commerciale, producendo molti dischi di musica pop e dance. Assieme a Marco Bertoni ha collaborato come autore, arrangiatore e produttore artistico con Lucio Dalla, Mauro Malavasi, Gianni Morandi, Heather Parisi, Angela Baraldi (Premio della critica al Festival di Sanremo 1992), Gianna Nannini e altri. Ha composto inoltre musiche per radio, TV e colonne sonore per film, tra cui Le môme di Alain Corneau (1985), Pummarò di Michele Placido, (1986), Un bacio non uccide di Massimo Semprebene (1992), Bambola di Bigas Luna (1996). Arte Contemporanea Dal 1998 ha avviato una lunga collaborazione con l’artista Eva Marisaldi, insieme alla quale ha realizzato diverse installazioni, video, animazioni, animatronics, presentati in manifestazioni internazionali tra cui le Biennali di Istanbul, Venezia, Alessandria d’Egitto, Lione, Siviglia, Gwangju, L’Avana, Biennale de l’Image en Mouvement (Ginevra), Art Basel (Basilea e Miami), dOCUMENTA (Kassel), Sonsbeek festival (Arnhem), Festival internazionale del cinema di animazione (Annecy) e in molti musei e gallerie tra cui Mori Art Museum (Tokyo), Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Torino), P.S.1 (New York), Tate Modern (Londra), Estorick Collection (Londra), PAC Padiglione d’Arte Contemporanea (Milano), MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Roma) e Metropolitan Museum of Art (New York).
Pier Paolo Pancotto – Profilo
Pier Paolo Pancotto è un curatore indipendente, vive e lavora a Roma. Ha insegnato Storia dell’Arte contemporanea alle Università di Pisa e di Perugia, attualmente svolge attività didattica presso l’Università LUISS, Roma. Dal 2016 è autore del programma espositivo Art Club per Académie de France à Rome presso Villa Medici a Roma. Tra gli altri progetti, ha curato la serie di mostre Fortezzuola (Museo Pietro Canonica, Roma, 2016-18), una serie di mostre presso La Fondazione, Roma (2019-2021) e progetti espositivi presso Palais de Tokyo (Parigi); Mairie du 4ème (Parigi), Estorick Collection of Modern Italian Art (Londra), National Art Gallery (Tirana), Lateral Art Space (Cluj), Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), Museo HC Andersen (Roma), Museo Carlo Bilotti (Roma), Musei di Villa Torlonia (Roma), Salone Margherita (Roma), Casa Scatturin (Venezia), Palazzo Dolfin Manin (Venezia), Museo Correr (Venezia), Museo Fortuny (Venezia), Casa Goldoni (Venezia), Museo di Palazzo Mocenigo (Venezia); Museo di Villa Pignatelli (Napoli), Chiesa delle Scalze (Napoli). Tra le sue pubblicazioni: Artiste a Roma nella prima metà del ‘900 (2006), Arte Contemporanea dal Minimalismo alle ultime tendenze (2010),Arte Contemporanea: il nuovo millennio (2013). Collabora con Artforum e Il Messaggero.
Mostra Eva Marisaldi – Enrico Serotti Per vari motivi – Parte II
A cura di Pier Paolo Pancotto
Promossa da Galleria de’ Foscherari
In collaborazione con Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo internazionale e biblioteca della musica
Sede Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore 34, 40125 Bologna
Periodo di apertura 22 febbraio – 22 marzo 2026
Inaugurazione Mercoledì 21 gennaio 2026 ore 18.30
Orari di apertura Martedì, mercoledì, giovedì ore 11.00 – 13.30 / 14.30 – 18.30 Venerdì ore 10.00 – 13.30 / 14.30 – 19.00 Sabato, domenica, festivi ore 10.00 – 19.00 Chiuso lunedì non festivi Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30
Ingresso Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura In occasione di ART CITY Bologna (5 – 8 febbraio 2026) gratuito per possessori di qualsiasi tipologia di biglietto Arte Fiera Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY White Night) ore 18.00 – 22.00 gratuito
Informazioni Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore 34 | 40125 Bologna Tel. +39 051 2757711 museomusica@comune.bologna.it www.museibologna.it/musica Facebook: Museo internazionale e biblioteca della musica Instagram: @museomusica YouTube: MuseoMusicaBologna
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