Fotografia e Cinema si incontrano a Venezia

STATIC CINEMA – Il paradosso visivo tra movimento e immobilità
mostra di fotografia
a cura di Danila Tkachenko e Slavica Veselinović
 
29 agosto – 24 settembre 2025
 
CREA- Cantieri del contemporaneo
Giudecca 211/A, Venezia
Inaugurazione: 29 agosto ore 18:00

In concomitanza con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, mentre la città volge lo sguardo al grande schermo, STATIC CINEMA, curata dall’artista e fotografo di fama internazionale Danila Tkachenko, propone una “visione immobile”: un racconto in cui la fotografia prende in prestito la grammatica del cinema e sospende il movimento in un silenzio visivo.

La mostra, aperta dal 29 agosto al 24 settembre 2025 alla Giudecca, negli spazi di Crea – Cantieri del Contemporaneo, dall’atmosfera sospesa tra artigianato e nuove visioni, la mostra invita a riconsiderare la percezione tradizionale del cinema — non come flusso continuo di fotogrammi, ma come spazio di pause, di attimi congelati, dove la fotografia non è semplicemente un frammento immobilizzato, ma una realtà temporale autonoma. 

STATIC CINEMA è un’indagine sulla fotografia e sulle arti visive influenzate dal cinema, una riflessione sul concetto di immagine statica che ingloba la grammatica del linguaggio cinematografico per dialogare con il tempo e l’azione. Il concetto del filosofo francese Gilles Deleuze, di immagine-movimento viene qui riletto attraverso la lente del fotogramma, che non si limita a fissare l’azione ma la trasforma, generando una nuova percezione di tempo e spazio. Allo stesso tempo, l’eco delle riflessioni di Jean Baudrillard sul simulacro emerge nelle opere in cui il confine tra realtà e rappresentazione si dissolve, aprendo a una forma di esperienza visiva che trascende la narrazione tradizionale.

Come afferma il curatore Tkachenko «Ci interessa il momento in cui la fotografia smette di essere un frammento congelato del movimento e diventa un modo di pensare il tempo. Static Cinema esplora i confini tra immagine in movimento e immagine statica, e riflette su come il cinema influenzi altri media — come, la videoarte e la scultura e la fotografia appunto»

In esposizione i lavori di oltre 160 artisti internazionali che portano avanti questa indagine attraverso prospettive differenti tra cui:

  • Jon Rafman (A Man Digging) immerge lo spettatore in uno spazio meditativo dove corpo e immagine congelata si intrecciano in uno stato trascendentale.
  • Antoine d’Agata, celebre per  il suo approccio psicoanalitico alla fotografia, cattura la potenza emotiva del movimento nella sua decelerazione.
  • Roger Ballen, maestro della fotografia psicologica, costruisce narrazioni visive sospese tra reale e immaginario, dove l’immagine statica diventa uno spazio cinematografico di tensione e drammaticità.
  • Un raro fotogramma di Lars von Trier da Nymphomaniac, rappresenta un ponte tra cinema e fotografia e mostra il fotogramma cinematografico come artefatto autonomo.
  • Mark Seliger, fotografo americano noto per i suoi ritratti. Chief Photographer di Rolling Stone dal 1992 al 2002, ha realizzato oltre 188 copertine. In Static Cinema presenta il suo ritratto di Cindy Sherman.
  • Graziano Arici, storico fotografo della Mostra del Cinema, negli ultimi 50 anni —con il suo archivio di ritratti lega tradizione e contemporaneità, immagine statica e biografia cinematografica, sottolineando il legame eterno tra cinema e fotografia.

All’esposizione voluta e organizzata da Art- Icon, associazione no profit con sede a Parigi e Milano che promuove la fotografia contemporanea e l’arte visiva attraverso formati innovativi e inclusivi partecipa anche MC2 Gallery di Milano, che presenta i lavori di Antoine d’Agata, Michael Ackerman e Céline Croze, offrendo un ulteriore sguardo intenso e personale su questo dialogo tra cinema e immagine statica.

Static Cinema non è soltanto una mostra, ma un tentativo di sintesi tra flusso dinamico e fermata statica, tra divenire e immobilità. Qui fotografia e videoarte divengono spazi di riflessione sul modo in cui la cultura visiva costruisce il nostro rapporto con il tempo, movimento e senso.  

DANILA TKACHENKO – artista e curatore di fama internazionale, vincitore di World Press Photo, Peace Prize, Leica Oskar Barnack Award, Foam Talent e Gabriele Basilico Award.

SLAVICA VESELINOVIĆ – curatrice con base a Milano, fondatrice di Just Women, piattaforma internazionale di supporto alle fotografe, e di Going East: A Visual Journey into the New Eastern Europe.


ART‐ICON
Fondata nel 2024, Art‐Icon è un’organizzazione non profit con sede tra Milano e Parigi, impegna-
ta nella promozione della fotografia contemporanea e dell’arte visiva attraverso formati innovativi
e inclusivi. Il progetto è guidato dai curatori Danila Tkachenko e Slavica Veselinović, che propongono
un approccio interdisciplinare all’immagine e alla pratica curatoriale.
 
La mostra inaugurale di Art‐Icon, Corporeality, ha debuttato a Parigi con una riflessione su come
i media, la tecnologia e i cambiamenti culturali stiano ridefinendo la percezione del corpo umano.
L’installazione ha trasformato lo spazio della galleria in una sorta di chiesa contemporanea, con
le fotografie sospese dal soffitto in una disposizione che ricordava un’iconostasi.
L’esperienza era intima, simbolica e profondamente contemplativa.
La mostra ha riunito un gruppo eterogeneo e audace di artisti, tra cui Christopher Makos (con un autoritratto di Andy Warhol), David Lynch,Roger Ballen (la cui opera è in copertina del catalogo), Vladimir Sorokin, Nadya Tolokonnikova(Pussy Riot), Tali Lennox e Natalie Curtis.
 
Nel 2025, Art‐Icon ha ampliato la propria visione con FACES, una monumentale esposizione di
land art ad Arles: un’installazione lunga un chilometro lungo le sponde del fiume Rodano. La
mostra ha presentato 270 ritratti fotografici di persone comuni e icone culturali, tra cui spiccano
le immagini potenti e senza tempo di Graziano Arici.

STATIC CINEMA
a cura di Danila Tkachenko
29 agosto – 24 settembre 2025
Inaugurazione: 29 agosto ore 18:00
CREA- Cantieri del contemporaneo
Giudecca 211/A, Venezia
 
ORARI DI VISITA
Da martedi a domenica
11.00 – 18.00
 
ORGANIZZAZIONE
Art-Icon, fondazione non profit con sedi a Milano e Parigi, fondata nel 2024
 
MAGGIORI INFORMAZIONI
 info@art-icon.org
Sito web: www.art-icon.org
Instagram: @art_icon.official
              
CONTATTI STAMPA
CRISTINA GATTI PRESS & PR – Venezia
press@cristinagatti.it |
mob.338 6950929
Da Cristina Gatti | PRESS & P.R. <press@cristinagatti.it>

Il corpo della donna al centro della ricerca artistica di Isabella Goio

Al Base Club Experience sabato 30 agosto
una notte luminosa con l’artista e bodypainter
 Isabella Goio
Domenica 31 agosto ultima serata alla rotonda sul mare
Bodypainting – Ultraself – di Isabella Goio

La miglior musica di tendenza e forme d’arte contemporanea si fonderanno al Base Club Experience in Baia di Sistiana (Duino Aurisina, Ts), grazie a installazioni luminose e live performance dell’artista e bodypainter Isabella Goio (sabato 30 agosto, dalle 23:00 alle 04:00). Nata a Trieste e laureata in Scienze dell’Educazione, Isabella Goio ha sviluppato ed evoluto la sua tecnica sul campo, pitturando per una decina d’anni visi di migliaia di bambini e adulti attraverso la tecnica del Facepainting. Ispirata dalle simbologie tribali e dal corpo delle donne si è poi specializzata nel bodypainting e dal 2020 utilizza quest’arte per creare performance suggestive che riportano al mondo dell’onirico. 

Con questa disciplina si afferma in Italia vincendo il secondo premio all’Italian Bodypainting Festival e all’estero in Festival dedicati dove si esibisce accompagnata da musiche tribali (Own Spirit Festival, Wao Festival, Three Sound Festival).

Isabella parte da un linguaggio simbolico e mette il corpo della donna al centro della sua ricerca artistica. Il corpo dipinto, in questa dimensione, pur essendo nudo, perde la sua connotazione puramente sessuale e prende la forma di un essere di Luce. La ricerca sulla Luce è un aspetto fondamentale per comprendere il significato profondo delle sue opere. I colori che utilizza maggiormente sono, infatti, particolari pigmenti per la pelle che reagiscono ai raggi ultravioletti e che quindi risultano fluorescenti alla vista.

Domenica 31 agosto, dalle 19.00, conclusione in bellezza dell’aperitivo dell’Open Air Club al Base, ultimo appuntamento dell’estate sulla più bella terrazza della costiera triestina, la famosa rotonda sul mare. Un evento speciale per terminare una stagione di divertimento, relax e buona compagnia, con un’esplosione di sapori orientali (sushi) ammirando la Baia di Sistiana al tramonto.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
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Da Federica Zar <zar@apscom.it>

A Gioiosa Marea tre giorni di gusto, tradizione e spettacolo culinario

Sicilia Regione Gastronomica Europea 2025. A Gioiosa Marea arriva Sicily Food Vibes: tre giorni di gusto, tradizione e spettacolo culinario

Gioiosa Marea si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi dell’estate. Sicily Food Vibes, la kermesse itinerante che celebra la cucina siciliana e le sue eccellenze agroalimentari, farà tappa nel cuore della cittadina tirrenica dal 29 al 31 agosto 2025.

Promosso dalla Regione Siciliana (Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea), dal Comune di Gioiosa Marea, in collaborazione con l’Unione Regionale Cuochi Siciliani (URCS)l’Associazione Cuochi Messina l’associazione la Sicilia di Ulisse, l’evento sarà una vera e propria festa del gusto che vedrà protagonisti chef rinomati, laboratori didattici, masterclass, cooking show e degustazioni dedicate ai sapori autentici della Sicilia.

La manifestazione, che si terrà in Piazza Cavour, si aprirà venerdì 29 agosto alle ore 20 con l’inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità locali e regionali. Subito dopo, prenderanno il via le attività culinarie con un laboratorio didattico dedicato ai dolci tipici del territorio ispirati alla maschera tradizionale del Murgo, in collaborazione con la Pasticceria Divino e l’URCS. A seguire, alle 20,30, lo chef Antonio Nocerino guiderà una masterclass con degustazione incentrata sulla tecnica del tonno sott’olio affumicato, spiegandone procedimento e utilizzo in cucina. La serata proseguirà con due cooking show: il primo, alle 20,45, con lo chef Paolo Romeo, che presenterà il piatto “Arancino al cucchiaio”; il secondo, alle 21,15, con lo chef Antonino Calabrese, che proporrà la sua creazione “Armonia dei Nebrodi”.

La giornata di sabato 30 agosto si aprirà alle 19 con il talk promosso dall’Accademia Italiana della Cucina (delegazione di Messina) che si terrà in Piazza Cavour e che valorizzerà le radici agroalimentari siciliane, promuoverà le produzioni certificate “Born in Sicily” e approfondirà i temi del turismo sostenibile, delle nuove opportunità lavorative e la cultura dell’alimentazione sana.

Al dibattito moderato da Attilio Borda Bossana (delegato Aic Messina), parteciperanno Giuseppe BisignanoLuciana CaminitiRenato PalmeriSalvatore RagusaGiovanni RandazzoPeg StranoFrancesco Trimarchi e Giuseppe Turiano.

Alle 20 poi un nuovo laboratorio didattico sui dolci tipici legati alla figura del Murgo, questa volta in collaborazione con la storica Pasticceria Capizzi. Alle 20,15 sarà la volta dello chef Claudio Angileri, protagonista di una masterclass sulla tradizionale “pasta incaciata novarese”, rivisitata in chiave napoletana. Subito dopo, alle 20,30, un’altra masterclass sarà dedicata alla “Pasta del Murgo”, in collaborazione con il Ristorante La Piazzetta. I riflettori si accenderanno poi sui cooking show: alle 20,45 lo chef Filippo Lembo presenterà “Dal mare fino al vulcano”, un piatto a base di gnocchetti con sublime di pistacchio e tartare di gamberi di nassa, mentre alle 21,15 tornerà ai fornelli lo chef Antonio Nocerino, che proporrà uno sformatino di acciughe con ciliegino di Pachino, Provola Sfoglia dei Nebrodi DOP e basilico.

«L’evento di Gioiosa Marea costituisce una tappa significativa nell’ambito del riconoscimento della “Sicilia Regione Gastronomica Europea 2025” – ha affermato Salvatore Barbagallo, assessore dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea della Regione Siciliana – L’Assessorato sta realizzando in 20 Comuni siciliani iniziative per la promozione dei prodotti enogastronomici, e contemporaneamente puntando l’attenzione su territori che spesso non sono sedi abituali del turismo siciliano. L’ottimo successo delle iniziative fin qui realizzate rappresenta un presupposto per una prosecuzione nel futuro di tali attività di promozione». «È un evento importante che permette di promuovere i nostri prodotti – ha dichiarato Tindara La Galia, sindaco di Gioiosa Marea – Ringraziamo l’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea della Regione Siciliana che ha scelto di coinvolgere Gioiosa Marea in questa kermesse che vuole valorizzare il patrimonio enogastronomico siciliano attraverso il racconto e la creatività degli chef, la promozione dei prodotti a denominazione d’origine e l’omaggio alle tradizioni locali, come la maschera del Murgo, simbolo del folklore di Gioiosa Marea. Sicily Food Vibes a Gioiosa Marea rappresenta un’occasione imperdibile per residenti, turisti e appassionati di cucina, per vivere tre serate all’insegna della cultura gastronomica, tra innovazione e memoria, in un’atmosfera festosa e coinvolgente».

La rassegna si concluderà domenica 31 agosto con un imperdibile cooking show previsto per le ore 21. Protagonista della serata sarà lo chef Giacomo Caravello del Ristorante Balice, che porterà in scena un piatto innovativo e raffinato: “Hummus, panna acida, senape e nasturzio”, a cura del progetto Sicilia di Ulisse.


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Tre giornate musicali con ospiti d’eccezione

Cittadella Jazz
5° Edizione
29-31 agosto 2025
Cittadella (PD)

La quinta edizione del festival Cittadella Jazz si svolgerà dal 29 al 31 agosto. Nove concerti più una parata musicale concentrati in tre giorni, oltre a una mostra: un’emozionante maratona concertistica che punta al 100% sui migliori talenti del jazz italiano. Paolo Jannacci in duo con Daniele MorettoFabrizio Bosso con i Blue Moka, il trio di Francesca Tandoi con ospite Gianluca Carollo, l’ensemble di Mauro Ottolini con Vanessa Tagliabue Yorke: sono alcuni dei protagonisti delle tre giornate musicali che inizieranno nel tardo pomeriggio e proseguiranno senza sosta sino a notte fonda in un susseguirsi di esibizioni (la maggior parte delle quali a ingresso libero). La presenza in ogni giornata del festival di un concerto con protagonista l’organo Hammond non è casuale: Cittadella Jazz 2025 celebra il novantesimo compleanno di questo strumento, che dal 1935 caratterizza le sonorità della musica gospel, blues, rock e jazz.

Dal 29 luglio al 31 agosto il Palazzo Pretorio di Cittadella ospiterà una mostra del fumettista Antonio “Oak” Carrara, rinnovando l’interesse multidisciplinare del festival verso altre forme d’arte permeate dalla passione jazzistica.

Cittadella Jazz, con la direzione artistica di Valerio Galla, è organizzato dall’Associazione Culturale Miles (‘gemellaggio’ organizzativo con la struttura del Padova Jazz Festival), con il patrocinio e il contributo del comune di Cittadella e la collaborazione di Pro Cittadella. Radio Cafè, media partner del festival, sarà presente con una postazione per trasmissioni in diretta da Palazzo Pretorio.

Prime time jazz

Il jazz italiano sarà protagonista assoluto degli appuntamenti di prima serata di Cittadella Jazz 2025, tutti alla Jazz Arena di Campo della Marta, con protagonisti di spiccata personalità.

Venerdì 29 agosto i riflettori saranno puntati sulla tromba di Fabrizio Bosso, ospite speciale dei Blue Moka, un quartetto con organo che va ben oltre lo stereotipo (sempre piacevolissimo) che ci si aspetta da questo tipo di organico jazzistico. I Blue Moka rinnovano i fasti della stagione gaudente dell’hard bop, quella più venata di soul e funk, aggiungendo al già ricco mix di sonorità e spunti stilistici anche elementi di elettronica e una sensibilità decisamente contemporanea.

Sabato 30 agosto ancora un trombettista di riferimento, Gianluca Carollo, come ospite speciale di una formazione tra le più rappresentative della vivacità del nostro jazz nazionale, il trio della pianista e cantante Francesca Tandoi. A proprio agio sia nel vigoroso linguaggio bop che in contesti di jazz swingante, Tandoi trova nel trio la formazione ideale per esprime quella “esplosione di swing” che ne caratterizza lo stile, contemporaneamente raffinato e vigoroso.

Domenica 31 arriverà l’ospite più atteso del festival, il pianista Paolo Jannacci, figlio di Enzo, quindi erede naturale di un certo modo fare cantautorato, ironico e profondamente leggiadro. Ma nel duo con il trombettista Daniele Moretto, col quale si esibirà a Cittadella, Paolo tira fuori dal proverbiale cassetto quella passione per il jazz che accomuna tanti protagonisti della musica d’autore nazionale. La dimensione raccolta e intimistica del duo sfocia in una sorta di autoritratto in forma di recital. Jannacci e Moretto sprigionano raffinatezza, scavano nelle emozioni, indagano ed esaltano le melodie, che possono essere quelle di celebri standard, di brani originali di Paolo oltre che delle immancabili pietre miliari del canzoniere del padre, come “Vengo anch’io, no tu no”.

Jazz prima del tramonto

In attesa dei concerti serali, Cittadella Jazz 2025 proporrà una serie di live tutti a ingresso libero nel tardo pomeriggio, creando una continuità di programmazione ad alta intensità. Anche qui le scelte artistiche portano alla luce progetti tra i più peculiari del jazz italiano.

Il 29 agosto in Piazza Pierobon sbarcheranno il trombonista Mauro Ottolini e la cantante Vanessa Tagliabue Yorke. Il loro progetto “Nada Màs Fuerte” (con un largo ensemble jazzistico ampliato dalla presenza di archi) esplora le musiche popolari di diversi continenti, ripescando preziose (e talvolta dimenticate) canzoni che mettono in risalto il ruolo creativo femminile. Ottolini e Tagliabue compiono un viaggio tra le più grandi interpreti della musica popolare messicana, peruviana, libanese, portoghese, creola, cubana.

Il 30 agosto, ancora in Piazza Pierobon, i Jazz Funkers, guidati dall’organista Giulio Campagnolo, renderanno omaggio al periodo aureo dell’organ jazz, a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta, con il suo cocktail di hard bop, latin jazz e soul jazz dalle sfumature rhythm & blues.

Il 31 agosto, al Teatro Sociale, Saverio Tasca, talentuoso vibrafonista, proporrà il suo “Amos Alfredson Project”, un trio che aggiunge una nuova voce al filone del jazz europeo, inglobando elementi variegati dalla musica occidentale, sia classica che etnica.

Il pomeriggio del 31 la musica si diffonderà inoltre in tutto il centro di Cittadella grazie all’esibizione itinerante dei Combo Chinotto: una parata a ritmo di samba con la presenza del sassofonista Giovanni Forestan.

Round Midnight

Tutte le serate del festival si concluderanno all’Autostazione in piazza Martiri del Grappa con “Round Midnight”, una tripletta di concerti per proseguire verso le ore piccole.

Il 29 agosto si ascolterà il jazz rock del Pulse Trio, il 30 arriveranno le acrobazie vocali delle Women in Blue (con ben cinque voci femminili) e il 31 il trio 3B con Stevie BiondiMichele Bonivento e Carmine Bloisi.

Jazz disegnato in mostra

Dopo la fortunata apertura alle arti figurative declinate in tema jazz della scorsa edizione, il festival prosegue proponendo una mostra del fumettista Antonio “Oak” Carrara, dal 29 luglio al 31 agosto presso Palazzo Pretorio (ingresso libero).

Classe 1963, componente della Breganzecomics sin dalla sua costituzione, Carrara collabora con “La Voce dei Ragazzi”, disegnando le strisce di “Frank & Kent – Los Angeles Police”. Lo troviamo poi come vignettista del Giornale di Vicenza per la rubrica settimanale “Vietato ai maggiori”. Dal 2008 pubblica su Facebook caricature e vignette umoristiche a sfondo musicale. Divide la sua passione per il disegno con quella per la batteria, strumento che suona in vari gruppi musicali.

PROGRAMMA
 
 
Venerdì 29 agosto
 
Piazza Pierobon, ore 19
Mauro Ottolini & Vanessa Tagliabue Yorke
“Nada Màs Fuerte”
Mauro Ottolini (tromba, conchiglie), Vanessa Tagliabue Yorke (voce), Thomas Sinigaglia (fisarmonica),
Marco Bianchi (chitarre), Giulio Corini (contrabbasso), Zeno De Rossi (batteria), Valerio Galla (percussioni),
Giulia Pontarollo (violino), Marianna Bouzhar (violino), Irene Francois (viola), Giulio Caputo (violoncello)
In caso di maltempo il concerto si svolgerà presso la Chiesa del Torresino
Ingresso libero
 
Jazz Arena Campo della Marta, ore 21:30
BLUE MOKA feat. FABRIZIO BOSSO
Alberto Gurrisi (organo Hammond, tastiere), Emi Vernizzi (sax, elettronica), Michele Bianchi (chitarra), Michele Morari (batteria), Fabrizio Bosso (tromba, flicorno)
In caso di maltempo il concerto si terrà al Teatro Sociale
 
Autostazione, ore 23:30
“Round Midnight”
Pulse Trio
Andrea Cecchetto (batteria), Marco Baldi (chitarra), Lorenzo Di Prima (basso)
Ingresso libero
 
 
Sabato 30 agosto
 
Piazza Pierobon, ore 19
GIULIO CAMPAGNOLO & THE JAZZ FUNKERS
Giulio Campagnolo (organo Hammond), Piero Bittolo Bon (sax alto, flauto), Michele Polga (sax tenore), Luca Moresco (trombone), Adam Pache (batteria)
In caso di maltempo il concerto si svolgerà presso la Chiesa del Torresino
Ingresso libero
 
Jazz Arena Campo della Marta, ore 21:30
FRANCESCA TANDOI Trio feat.
 Gianluca Carollo
Francesca Tandoi (pianoforte, voce), Matheus Nicolaiewsky (contrabbasso), Sander Smeets (batteria), Gianluca Carollo (tromba, flicorno)

In caso di maltempo il concerto si terrà al Teatro Sociale
 
Autostazione, ore 23:30
“Round Midnight”
Women in Blue
Manuela Marini (voce), Jessica Braescu (voce), Rebecca Curto (voce), Vittoria Vecchiato (voce), Giacinta Tolio (voce)
Ingresso libero
 
 
Domenica 31 agosto
 
itinerante per il centro di Cittadella, ore 17:30
COMBO CHINOTTO feat. 
Giovanni Forestan

 
Teatro Sociale, ore 18
SAVERIO TASCA
“Amos Alfredson Project”
Saverio Tasca (vibrafono), Alessio Zoratto (contrabbasso), Luca Colussi (batteria)
Ingresso libero
 
Jazz Arena Campo della Marta, ore 21:30
Paolo Jannacci & Daniele Moretto
Paolo Jannacci (pianoforte, voce), Daniele Moretto (tromba)
In caso di maltempo il concerto si terrà al Teatro Sociale
 
Autostazione, ore 23:30

“Round Midnight”
3B – Biondi, Bonivento, Bloisi
Stevie Biondi (voce, elettronica), Michele Bonivento (organo Hammond, tastiere), Carmine Bloisi (batteria)

Ingresso libero
 
 
ALTRI EVENTI
 
da martedì 29 luglio a domenica 31 agosto
Palazzo Pretorio
Mostra del fumettista 
Antonio “Oak” Carrara
 
***
 
Informazioni:
Cittadella Jazz: email: cittadellajazz@gmail.com
www.facebook.com/cittadellajazzfestival
 
Biglietti:
tutti i concerti sono gratuiti tranne quelli di:
Blue Moka & Fabrizio Bosso; Francesca Tandoi & Gianluca Carollo;
Paolo Jannacci & Daniele Moretto:
posto unico 15 euro + d.p.
 
Mostra Antonio “Oak” Carrara:
Ingresso gratuito nelle giornate di sabato e domenica (dalle ore 11 alle 13) e nei giorni dal 25 al 31 agosto (dalle ore 18 alle 20).
Nelle altre giornate è possibile prenotare presso lo IAT la visita guidata a pagamento ai monumenti di Cittadella, comprensiva di palazzo Pretorio e della mostra.
 
Prevendite:
www.ticketmaster.it

Direzione artistica: Valerio Galla
 
Ufficio Stampa: Daniele Cecchini
cell. 348 2350217
e-mail: dancecchini@hotmail.com
Da Daniele Cecchini <daniele@musicforward.it>

La rassegna Trieste Estate dal 25 al 31 agosto

TRIESTE ESTATE SCOPRE L’ANIMA DELLE CITTÀ
Gli eventi in programma da lunedì 25 a domenica 31 agosto

Io sono moltitudine“, al Giardino del Museo Sartorio, alle 21.00 (ingresso gratuito), apre lunedì 25 l’ultima settimana di agosto della rassegna Trieste Estate curata e promossa dal Comune di Trieste. Lo spettacolo, che fa parte di Festil – Festival Estivo del Litorale, a cura dell’Associazione Culturale Tinaos, si configura come un viaggio al contempo narrativo e musicale nelle categorie del tempo e dello spazio europei, partendo dalla “topografia incantata” della città di Gorizia: una piantina che da reale, planimetrica, urbana, si fa immaginifica e profondamente simbolica, capace di trasformarsi in parametro di quell’Europa plurale e molteplice che da sempre ne segna la storia. Gorizia mappamondo dunque, che gira e si specchia nelle sue sorelle, tutte “femmine” come lei, resistenti, sognatrici, convinte che sia sempre possibile immaginare un mondo migliore di quello che ci è dato e fare di tutto perché si realizzi. Dentro la città di Gorizia, negli angoli delle sue prospettive, sulle panchine delle sue piazze, occhieggeranno di volta in volta Danzica, Leopoli, Cracovia, Praga, Budapest, Vienna, Lubiana, Gerusalemme. Il filo conduttore si srotola sotto i passi di un viandante narratore, paradigma e metafora dell’Umano, che sul palco si trova a passeggiare nei “luoghi simbolo” di questa “dimensione conscia di essere una moltitudine”, letti come tracce e segni di uno spirito che si respira anche nell’altrove apparentemente più lontano e invece vivo e presente nelle piazze, nelle biblioteche, nelle chiese, nelle osterie, nei vicoli e nei cimiteri di questa “Città Mondo” che in sé riassume tutte le altre città che ne condividono l’anima: quella del bordo meticcio, del confine, dell’intersezione di lingue, accenti, culti, tradizioni, religioni, utopie.
Un viaggio musicale unico e molteplice, tra musiche colte e classiche, ispirato alle parole del testo tra ricerca, sperimentazione e cantautorato. Un viaggio tra suoni classici e contemporanei capace di cambiare come i paesaggi attraverso il veloce obiettivo del finestrino di un vagone.

 “Assaje, e po’ bon!” va in scena al Giardino del Museo Sartoriomartedì 26 agosto alle 21.00 (ingresso gratuito), a cura di Dedalo Aps, che racchiude nel titolo la fusione di due espressioni tipiche: “te vojo bene assaje” e “viva l’A. e po’ bon!”. Uno spettacolo di prosa, versi e musica, un viaggio attraverso storie, aneddoti e curiosità di due città apparentemente distanti, ma forse simili, come Trieste e Napoli.  A Napoli si dice “Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato ha dato: scurdammoce ‘o passato simmo Napule paisà”, e a Trieste invece “No se pol!”
I versi e le musiche dei due repertori fanno dialogare e unire queste due culture in uno spettacolo coinvolgente, emozionante e divertente. Sulla scena due attori, Raffaele Sincovich e Sara Cechet Woodcock, un musicista live e la presenza di un piccolo coro vocale, che insieme ripercorrono eventi storici e curiosità. Le canzoni e la musica sottolineano temi e atmosfere: all’amore struggente e passionale di Dicitencello vuje (te vojo bene assaje) fa da contraltare la scanzonata storia amorosa di Bona Fortuna, le vicissitudini della guerra di O surdato ‘nnamurato toccano corde simili in Marinaresca, la nostalgia di casa e la solitudine vanno a braccetto fra Torna a Surriento e Co son lontan de ti Trieste mia, la felicità e la gioia esplodono in Funiculì Funiculà e ne El can de Trieste. Uno spettacolo brillante, emozionante e coinvolgente, adatto a tutti: un momento per godere di musica e parole, alla riscoperta di un patrimonio locale prezioso al quale si giustappongono classici intramontabili, in un mix fresco e originale.

Mercoledì 27 agosto è la volta di “O Roma o Morte, perché Roma si legge anche Amor” al Giardino del Museo Sartorio, alle 21.00 (ingresso gratuito), a cura de La Macchina del Testo. Uno scalcinato pianista triestino e un’improbabile cantante romana cercano, in qualsiasi modo, di portare a termine la loro serata. Lo spettacolo ha come filo rosso alcune tra le più belle canzoni nate all’ombra del “Cuppolone” a partire dal 1849, anno della Repubblica Romana, con Mazzini, Saffi e Armellini, ma anche Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi, fino ad arrivare a quelle più recenti (Rascel, Venditti). La pièce teatrale nata da un’idea di Carlo Moser, che ha collaborato con Carla Bellaveglia alla scrittura del testo, e con Pierluca Famularo, li vede tutti e tre in scena per far sorridere e, nello stesso tempo, sorprendere gli spettatori.

 “L’amore è una cosa meravigliosa?” viene proposto al Giardino del Museo Sartoriogiovedì 28 agosto, alle 21.00 (ingresso gratuito), a cura dell’Associazione ArteFatto. Quasi una commedia musicale, con inserti di grande poesia. È la simpatica storia di un appuntamento avuto da una donna in rete con un sedicente poeta, che invece di proporle un banale aperitivo o cena, organizza uno spettacolo a lei dedicato, per farla diventare protagonista. Tutto viene giocato sulle diverse fasi del rapporto d’amore, rappresentate da poesie e brani musicali e commentato, a voce alta, dall’attrice in scena.

L’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste invita tutti al concerto “Sogni e melodie della Belle Epoque! Un viaggio musicale nella Mitteleuropa” al Giardino del Museo Sartoriovenerdì 29 agosto, alle 20.00 (ingresso gratuito). Una serata dedicata alle meravigliose operette che hanno incantato il pubblico degli anni della Belle Epoque, portando sul palco melodie allegre, atmosfere eleganti e storie romantiche: brani famosi, ricchi di charme e vivacità, che raccontano un’epoca di grande fermento culturale e spensieratezza. Con l’Orchestra di Fiati Arcobaleno di Trieste diretta dal Maestro Erik Žerjal, il coro dell’Accademia Lirica Santa Croce di Trieste diretto dal Maestro Alessandro Svab e al pianoforte il Maestro Fabio Zanin.

Sabato 30 agosto sul palco al Giardino del Museo Sartorio, alle 21.00 (ingresso gratuito), va in scena “La stanza delle anime – Le donne della Divina Commedia oggi” a cura della Compagnia di Arti e Mestieri, uno spettacolo teatrale che offre una visione contemporanea e visionaria sul femminile, in cui una mistica del passato come Hildegard von Bingen diventa una conduttrice radiofonica e dedica le sue visioni a donne contemporanee che richiamano i personaggi femminili della Divina Commedia, i cui destini e percorsi di vita non sono tanto distanti dalle storie di donne attuali.

Judy Lee – Una vita non ti basterà” al Giardino del Museo Sartorio, chiude in musica domenica 31, alle 21.00 (ingresso gratuito) la programmazione di agosto, a cura di Rock Out X Project. Judy Lee è una Rock Progressive Band, nata a Trieste nel lontano 1991. Gabriele “Lele Pistrin” fondatore del gruppo voce e tastiere, Andrea Bussani chitarra, Igor Ciuffarin basso, Gianpaolo Gobbo batteria, Giulio Miladossi tromba e Giulio Concini sassofono, offrono uno spettacolo musicale coinvolgente e completo. Le atmosfere Progressive intrattengono in un mix di sonorità dal blues al jazz, dal rock al funky, con lunghi passaggi strumentali caratteristici del genere, qualche volta aritmici, non tralasciando però la componente melodica. I testi sono in italiano, inglese (spesso “maccheronico”) e dialetto triestino, arricchiti da giochi di parole con una vena ironica e sarcastica. Per quest’occasione speciale sono invitati sul palco artisti e musicisti, amici della band.

In caso di maltempo o di allerta meteo dichiarata, gli eventi saranno annullati, spostati in altre sedi o posticipati: si consiglia di verificare le informazioni, sempre aggiornate, sui canali social e digitali del Comune di Trieste.

La rassegna Trieste Estate è organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con la collaborazione dell’Assessorato alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia e dell’Assessorato alle Politiche del Territorio, il supporto di PromoTurismoFVG e la collaborazione del Trieste Convention & Visitors Bureau.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135
Trieste Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Jyot: prima tappa di un programma di scambio culturale tra Italia e India

Roberto Rup Paolini 
Jyot
(ज्योति)


23 agosto – 8 settembre 2025
joyt 3

Un ponte creativo tra Milano e Ahmedabad, tra luce e materia, prende forma grazie alla collaborazione tra la galleria indiana 079 Stories di Ahmedabad e Casa degli Artisti di Milano. Dal cuore dell’India a quello dell’Italia, tra agosto e dicembre 2025, un doppio appuntamento di residenze e mostre metterà in dialogo artisti, curatori e istituzioni, con il sostegno del Consolato Italiano di Mumbai e del Consolato Indiano in Italia.

Si parte il 23 agosto ad Ahmedabad con Jyot (ज्योति) – “luce divina” – prima personale indiana dell’artista Roberto Rup Paolini. In autunno il testimone passerà a Milano dove, a partire dal 21 ottobre 2025, Casa degli Artisti ospiterà la residenza dell’artista Vipul Prajapati.

A curare entrambe le tappe, Caterina Corni e Giulia Restifo, in partnership con That’s Contemporary e Taf London. 

Il termine Jyot (dal sanscrito jyotis, “luce”) occupa una posizione centrale nel pensiero filosofico e spirituale dell’India antica e contemporanea. Lungi dal riferirsi esclusivamente a una fonte fisica di luce, jyot assume un valore simbolico, indicante la luce interiore, coscienza divina e presenza trascendente. Si tratta di un concetto che attraversa le principali tradizioni religiose del subcontinente – in particolare l’induismo, il buddhismo e il sikhismo – fungendo da metafora per la conoscenza spirituale, la verità ultima e l’unione con l’assoluto.

Nel contesto vedico, la luce (jyotir) è spesso associata alla dimensione del sacro che si rivela attraverso il rito, in particolare nel fuoco sacrificale (agni), mediando tra umano e divino. Nei testi delle Upaniṣadjyot appare come manifestazione dell’ātman, l’anima individuale, la cui natura profonda è identica al brahman, il principio universale.

Nel sikhismo jyot rappresenta la luce divina che trascende i singoli individui. Si parla infatti di una continuità del jyot da un Guru all’altro, a testimonianza di un’unità spirituale che va oltre le contingenze storiche e personali.

In chiave contemporanea, il concetto di jyot può essere interpretato come resistenza simbolica alla frammentazione spirituale della modernità: una luce interiore che si oppone all’oscuramento del sacro nel mondo secolarizzato. In questa prospettiva, jyot non è solo un’eredità terminologica della metafisica indiana, ma anche uno strumento di pensiero utile alla riflessione interculturale sul rapporto tra luce, conoscenza e trascendenza.

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il lavoro di Roberto Rup Paolini. La sua serie di opere incentrata sul tema del Fuoco presentata in anteprima assoluta, frutto di un processo di ricerca protrattosi per tre anni, rappresenta il compimento di un percorso di approfondimento artistico e personale. Per Rup il Fuoco non è solo elemento rituale, ma metafora potente di conoscenza, purificazione e valore esistenziale. Il Fuoco rappresenta sia la ferita umana sia il tentativo di accedere alla dimensione sacra (nel senso più ampio del termine), proprio perché nella società in cui viviamo l’allontanamento da questi simboli crea uno smarrimento profondo: senza il “fuoco sacro”, l’individuo diventa ‘turista’ del proprio mondo interiore.

Attraverso dipinti, una grande installazione, carboncini e fotomontaggi, Roberto Rup Paolini ci vuole accompagnare in un viaggio attraverso il paesaggio simbolico della nostra interiorità, dove il Fuoco si configura al tempo stesso come pratica ascetica e strumento di introspezione: una forza trasformatrice che purifica, rivela e consuma, conducendo a una conoscenza profonda del proprio io.


Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Alla Cappella Marchi di Seravezza

“La speranza è un cuscino di spine”
Mostra personale di Giulia Seri
A cura di Giorgia Munaron
Cappella Marchi – Seravezza (LU)
29 agosto – 21 settembre 2025

Cappella Marchi di Seravezza, gestita da Alkedo APS sotto la direzione artistica di Lorenzo Belli, si trasforma in uno spazio di accoglienza e riflessione con la mostra personale di Giulia Seri (Roma, 1988), “La speranza è un cuscino di spine”, a cura di Giorgia Munaron, visitabile dal 29 agosto al 21 settembre 2025.
Il tolo, tra o da un proverbio orientale, introduce un percorso che non elude il dolore ma lo attraversa, trasformandolo in esperienza condivisa. Le opere di Seri nascono infatti da un’urgenza personale e universale: fare della fragilità una materia viva, capace di raccontare ciò che spesso resta invisibile.

La mostra raccoglie ceramiche ed oggetti che dialogano con le pareti segnate del tempo del luogo, creando un ambiente intimo e meditativo. In questo spazio sospeso, l’artista costruisce un lessico visivo che attinge tanto all’esperienza quodiana – la cura, la terapia, i rituali che accompagnano la malattia – quanto alla memoria collettiva, fatta di simboli e allegorie.

Le ceramiche leggere come gusci d’uovo, le siringhe e le tazze trasformate in oggetti rituali, le pillole che diventano amuleti, parlano di un corpo vulnerabile ma tenace. Emblematiche sono le “bambine di pane”, figure fragili e destinate a decomporsi, che incarnano il paradosso di una forza custodita dentro la debolezza. Queste immagini, apparentemente candide, racchiudono il dolore e lo restuituiscono al pubblico in forme delicate, decorate, a tratti perfino gioiose. La scelta cromaca – rosa, azzurri, bianchi, glitter – è una dichiarazione di resistenza: colori leggeri e festivi che si sovrappongono alla gravità dei temi trattati, come un velo che non nega ma rende sopportabile la realtà. Pettinare il dolore, profumarlo di festa, renderlo più lieve: è questo il gesto poeco che guida l’intera ricerca dell’artista.

Biologa di formazione, Giulia Seri è un’artista autodidatta che unisce rigore analico e sensibilità lirica. La sua pratica si concentra da anni sulla rappresentazione della fragilità come linguaggio universale. La malattia, la perdita, la disabilità, la disperazione diventano, nelle sue mani, simboli e metafore capaci di parlare a tutti. Le sue opere assumono una funzione quasi apotropaica, come ex voto o piccoli incantesimi, con cui l’artista cerca di trasformare il dolore in possibilità di cura, ascolto e relazione.

Il contesto della Cappella Marchi, già luogo sacro e oggi spazio espositivo, amplifica questa dimensione. Le sue pareti segnate e imperfette si fanno eco delle ferite narrate dalle opere, accogliendole in una cornice che unisce spiritualità e laicità. Ne nasce un’esperienza immersiva, dove il visitatore non è spettatore passivo ma parte di un dialogo che chiede empatia, ascolto e sospensione del giudizio.

Come scrive la curatrice Giorgia Munaron, “La speranza è un cuscino di spine non racconta il superamento del dolore, ma il suo permanere. In questo spazio, la speranza non è illusione ma gesto di cura: è la capacità di rendere abitabile ciò che punge, ciò che resta”.
La mostra, organizzata in collaborazione con il comune di Seravezza e Fondazione Terre Medicee, diventa così un invito a guardare senza paura la fragilità, riconoscendone la dignità e la bellezza. Un percorso che si muove tra intimità e condivisione, tra ferita e rinascita, dove il dolore si trasforma in una nuova forma di luce.

Giulia Seri (Roma, 1988) è nata a Roma e vive e lavora a Firenze. Dopo la laurea in biologia si dedica alla pittura e alla ceramica come autodidatta. La fragilità è protagonista del suo lavoro, che parla di malattia, di disabilità, di morte, di perdita e disperazione. Le opere assumono una funzione apotropaica, esorcizzando fantasmi passati e futuri: sono preghiere, ex voto, talvolta incantesimi, magie per dimenticare o trasformarsi. L’acquerello, la delicatezza dei materiali come il pane e la ceramica, l’ulizzo di toni pastello, di fiori e glitter stridono col contenuto doloroso, quasi a volerlo attenuare, migare e rendere accettabile, cercando un briciolo di bellezza e compassione nella pena.


comunicato stampa Giulia Seri
Luogo : Cappella Marchi, Chiesa della Madonna del Carmine, via G. Lombardi 38 Seravezza (LU)
Date: 29 agosto – 21 settembre 2025
Vernissage: 29 agosto ore 18.30
Orari: dal sabato alla domenica ore 18-21
Ingresso libero

Per informazioni:
IG @allartof
Mail info@alkedo.org
Da Giorgia Munaron <giorgia.munaron@gmail.com>

La nuova open call lanciata da FORO G gallery

Si chiama “MOIRA, l’ultima madre” ed è la nuova open call lanciata da FORO G gallery e che vede la stretta collaborazione di Colapesce libri, gusti e idee e la partnership di IM Digital di Catania.

Il tema principale è un tema abbastanza insolito, ma necessario. Inspirandosi alla notizia dei “Death Cafè” (ossia di incontri, in tutto il mondo, in cui si parla della morte) Roberta Guarnera idealizza questa open call, in cui la figura della donna/morte può essere reinterpretato attraverso la fotografia e la scrittura.

Quello della riflessione sulla morte è un tema che ha sempre coinvolto l’essere umano, in quanto il morire è un processo che appartiene alla vita.
Il tema della morte è presente fin dalla preistoria, attraverso la rappresentazione della stessa caccia (morte) nelle pareti delle grotte, come anche nelle antiche civiltà e in quella greca in cui la “vita – morte” è femminile ed appartiene alle tre moire, che non erano temute, bensì molto rispettate e venerate. Anche lo stesso Aristotele affermava che nella gestazione la donna, con il suo sangue mestruale, offriva solo la materia biologica ovvero la parte mortale.
Anche nel Seicento con le Vanitas, la natura morta si esprimeva con elementi simbolici allusivi al tema della caducità della vita.
Attenzionando il mondo della fotografia, nell’epoca vittoriana si realizzavano le fotografie post mortem, in cui i familiari defunti facevano parte degli album di famiglia “In memoriam”.
L’idea della morte è attiva nei rituali e nella celebrazione dei morti, fortemente sentita in Sicilia, che si carica, al contrario di quanto ci si aspetti, di un’atmosfera “allegra”. Oltre a giocattoli e dolci, che i defunti portano in dono ai più piccini (infatti fino agli anni ’50/’60 del Novecento era la festa più sentita rispetto al Natale); le vetrine delle pasticcerie si colorano della vivacità della frutta martorana, o dei pupi di zucchero o dei tipici biscotti chiamati “ossicini dei morti”.
Come apprendiamo dai racconti di Verga ed anche di Sciascia che descrive alcuni segni del lutto quali: gli specchi velati, il bottone nero da apporre come spilla sul bavero della giacca o il fiocco nero da legare alla manica e da esporre dietro la porta, ecc..
La stessa commemorazione è sentita anche in Messico, con el dìa de los muertos ed ancora una volta la morte è “madre – donna”. Ma la ricorrenza dei morti avrebbe legami con antichi popoli celtici, i quali avevano la consuetudine di dividere l’anno solare in due fasi, quella della rinascita della natura (Maggio) e quella dell’inizio del letargo (Novembre).
Tutto questo è insito nell’essere animale, infatti anche gli elefanti commemorano i defunti, raccogliendosi una volta l’anno nei luoghi di sepoltura.
Oggi parlare di morte è tornato ad essere tabù, alla stessa stregua del sesso (come riporta lo studioso Geoffrey Gorer).
Addirittura l’unica rappresentazione della morte ci appare sui media in maniera “pornografica”.


Il bando è scaricabile su foroggallery.com ed è possibile proporsi fino e non oltre il 21 Settembre.


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com> 

Sabato 30 agosto inaugurazione della mostra a Fara in Sabina

ROSSO SU BIANCO
Mostra d’arte contemporanea
30 agosto – 30 settembre 2025
 
L’inaugurazione a Fara In Sabina sabato 30 agosto alle 17.00
Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina

Nella pratica psicoanalitica siamo sollecitati a guardare indietro, a cercare scavando in noi stessi la fonte del disagio. Ma più riportiamo alla luce ciò che era occultato e rimosso, più proviamo a scoprire quale verità si nasconda ancora più sotto, così come l’archeologo che scava fra i ruderi e li libera da scorie e detriti, ci si rivela un mondo alterato, frammentato, un resto. E cercando ancor più in profondità – una profondità anteriore – troviamo che le fondamenta sono modellate di sostanza indistinta e alienante. Infine, superate a ritroso scene, figure, racconti, conflitti, tolto il velo fino all’essenziale, cosa ci verrebbe finalmente incontro? che manca ancora? troviamo solo terra disfatta, terra bruciata, vuoto. Se ci approssimiamo a un’origine, ci viene restituita l’immagine di una carenza, di un’inaugurale primo nulla che è l’unica parvenza che avremmo potuto specchiare veramente. Ma da questa privazione germinale siamo stati subito strappati via, senza conoscerla per ciò che è: un presentimento. Guardando indietro, verso una materia composta di smemoratezza, solo un’arte può tradurre tale congerie di frammenti e di nulla in un limpido esercizio della connessione. «Chi ama le strofe ama anche le catastrofi – così Gottfried Benn -, chi è per le statue dev’essere anche per le macerie». Ogni traguardo è un bilico, un equilibrio provvisorio, una bellezza provvisoria, prima di tuffarsi ancora più indietro, sulla via del ritorno. Ogni dissipazione prelude a un nuovo ordine ma tutto sta nella forza tagliente di chi si volta a guardare indietro. Verso un limite puramente formale che non può essere raggiunto con un atto conoscitivo, che non si spiega”.

Interpreta così Antonio Capaccio il viaggio di conoscenza i cui esiti approdanoin questa mostra collettiva di arte contemporanea di fine estate, che vedrà esporre i lavori di Pippo ALTOMARE, Giancarlino BENEDETTI CORCOS, lo stesso Antonio CAPACCIO, Michele DE LUCA, Salvatore DOMINELLI, Elena GRISCIOLI Adelaide INNOCENTI MERLETTI, Enrico LUZZI, Salvatore PUPILLO, Ilaria RACCA, Federica RICCA, Nelio SONEGO, Nicola SPEZZANO, Giuseppe TABACCO, Giulio XIE e Gaetano ZAMPOGNA. Sedici tra artiste e artisti si metteranno a nudo, rosso su bianco, nell’esposizione realizzata in collaborazione con il Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina, a Fara In Sabina, luogo da sempre in bilico tra storia, arte, natura ed enogastronomia. Un itinerario nell’itinerario nel paese di origine medievale nella provincia di Rieti, abitato fin dalla preistoria, ricco di reperti antichissimi, e poi patria di nobili famiglie rinascimentali e tappa spirituale del cammino di Francesco.

A raccontare questa lunghissima storia Il Museo che accoglie la collettiva e che ospita i reperti delle due importanti civiltà sabine di Cures ed Eretum rinvenuti nei territori della Valle del Tevere. Il titolo della mostra, “Rosso su Bianco”, nasce da un ideale accostamento, ma all’inverso, alla tecnica “white on red”, disegni bianchi su fondo rosso della ceramica di influenza etrusca. Rosso su bianco quindi per ciascuna delle opere in mostra.

I 16 artisti sono naturalmente molto diversi, ma abituati a dialogare tra loro lungo i diversi sentieri che il cammino dell’arte contemporanea li invita ad esplorare. Diversi i materiali, diverso l’uso del colore, diverse le tecniche, a generare un mix di moderna espressione artistica, a risaltare sullo sfondo della memoria antica conservata nel Museo.


ROSSO SU BIANCO | Mostra d’arte contemporanea. Dal 30 agosto al 30 settembre 2025. Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina a Fara In Sabina (RI) – Piazza del Duomo 3 (tel.0765-277321. Orari: dal giovedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00.
 
Vernissage: sabato 30 agosto 2025 alle ore 17.00.

Ufficio Stampa | Diana Daneluz
e-mail: dianadaneluz410@gmail.com
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Gulìa Urbana ha presentato “Ylberi 2025” laboratorio a cielo aperto di arte pubblica

YLBERI 2025
Santa Sofia d’Epiro si conferma uno dei centri più attivi a sud nel panorama dell’arte urbana: conclusa con successo l’edizione 2025 di Ylberi, il festival del borgo arbëreshe curato da Gulìa Urbana.​
Ylberi 2025 – Etsom – ph Iacopo Munno

Si è conclusa facendo registrare una grande partecipazione la quinta edizione di Ylberi, il progetto a cura di Gulìa Urbana che, dal 24 al 29 luglio, ha trasformato ancora una volta Santa Sofia d’Epiro (CS) in un laboratorio a cielo aperto di arte pubblica e incontro tra comunità, memoria e visioni contemporanee.

Due nuove opere murali firmate dagli artisti Etsom (Italia) e Taxis (Grecia) arricchiscono il patrimonio visivo del borgo arbëreshë calabrese, consolidando l’identità del paese come centro attivo di sperimentazione culturale e rigenerazione urbana. Etsom ha realizzato un intervento che celebra il legame tra Santa Sofia d’Epiro e Diamante, suggellando attraverso l’arte il patto di gemellaggio avviato tra le due comunità nel nome della cultura e della cooperazione. L’opera di Taxis, realizzata grazie alla collaborazione con Formedil Cosenza, ha affrontato con forza e sensibilità il tema della sicurezza sul lavoro, ponendo al centro della narrazione visiva la dignità del lavoro e il valore della prevenzione.

Oltre ai nuovi murales, Ylberi 2025 ha proposto un calendario di attività culturali che ha coinvolto cittadini, visitatori e operatori del settore: talk pubblicitour guidatiserate musicali e momenti di confronto hanno animato le vie del centro storico, restituendo a Santa Sofia d’Epiro il ruolo di luogo vivo, accogliente e aperto alla trasformazione. Tra gli appuntamenti più significativi, il secondo atto del gemellaggio con il Comune di Diamante ha rafforzato una visione condivisa di arte pubblica come strumento di coesione sociale, riscatto dei territori e costruzione di futuro.

Con Ylberi abbiamo voluto rafforzare l’identità di Santa Sofia d’Epiro attraverso il linguaggio dell’arte urbana. Le opere di Etsom e Taxis non sono semplici murales, ma narrazioni collettive, simboli vivi di un territorio che guarda al futuro con orgoglio e consapevolezza“, ha dichiarato Giacomo Marinaro, co-fondatore di Gulìa Urbana e curatore del progetto.

Ylberi si conferma un’esperienza culturale capace di generare impatto e coinvolgimento, un ponte tra tradizione e contemporaneità, tra locale e internazionale. Il progetto proseguirà nelle prossime edizioni con l’impegno congiunto di Gulìa Urbana e dell’Amministrazione Comunale di Santa Sofia d’Epiro, nella convinzione che l’arte pubblica possa essere motore di bellezza, partecipazione e memoria attiva.


CONTATTI
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UFFICIO STAMPA Gulìa Urbana:
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Marcello Farno / Ester Apa
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