
Si chiama “MOIRA, l’ultima madre” ed è la nuova open call lanciata da FORO G gallery e che vede la stretta collaborazione di Colapesce libri, gusti e idee e la partnership di IM Digital di Catania.
Il tema principale è un tema abbastanza insolito, ma necessario. Inspirandosi alla notizia dei “Death Cafè” (ossia di incontri, in tutto il mondo, in cui si parla della morte) Roberta Guarnera idealizza questa open call, in cui la figura della donna/morte può essere reinterpretato attraverso la fotografia e la scrittura.

Quello della riflessione sulla morte è un tema che ha sempre coinvolto l’essere umano, in quanto il morire è un processo che appartiene alla vita.
Il tema della morte è presente fin dalla preistoria, attraverso la rappresentazione della stessa caccia (morte) nelle pareti delle grotte, come anche nelle antiche civiltà e in quella greca in cui la “vita – morte” è femminile ed appartiene alle tre moire, che non erano temute, bensì molto rispettate e venerate. Anche lo stesso Aristotele affermava che nella gestazione la donna, con il suo sangue mestruale, offriva solo la materia biologica ovvero la parte mortale.
Anche nel Seicento con le Vanitas, la natura morta si esprimeva con elementi simbolici allusivi al tema della caducità della vita.
Attenzionando il mondo della fotografia, nell’epoca vittoriana si realizzavano le fotografie post mortem, in cui i familiari defunti facevano parte degli album di famiglia “In memoriam”.
L’idea della morte è attiva nei rituali e nella celebrazione dei morti, fortemente sentita in Sicilia, che si carica, al contrario di quanto ci si aspetti, di un’atmosfera “allegra”. Oltre a giocattoli e dolci, che i defunti portano in dono ai più piccini (infatti fino agli anni ’50/’60 del Novecento era la festa più sentita rispetto al Natale); le vetrine delle pasticcerie si colorano della vivacità della frutta martorana, o dei pupi di zucchero o dei tipici biscotti chiamati “ossicini dei morti”.
Come apprendiamo dai racconti di Verga ed anche di Sciascia che descrive alcuni segni del lutto quali: gli specchi velati, il bottone nero da apporre come spilla sul bavero della giacca o il fiocco nero da legare alla manica e da esporre dietro la porta, ecc..
La stessa commemorazione è sentita anche in Messico, con el dìa de los muertos ed ancora una volta la morte è “madre – donna”. Ma la ricorrenza dei morti avrebbe legami con antichi popoli celtici, i quali avevano la consuetudine di dividere l’anno solare in due fasi, quella della rinascita della natura (Maggio) e quella dell’inizio del letargo (Novembre).
Tutto questo è insito nell’essere animale, infatti anche gli elefanti commemorano i defunti, raccogliendosi una volta l’anno nei luoghi di sepoltura.
Oggi parlare di morte è tornato ad essere tabù, alla stessa stregua del sesso (come riporta lo studioso Geoffrey Gorer).
Addirittura l’unica rappresentazione della morte ci appare sui media in maniera “pornografica”.
Il bando è scaricabile su foroggallery.com ed è possibile proporsi fino e non oltre il 21 Settembre.
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