A Longiano, “Il Presepe della Speranza” – Una mostra di Paolo Di Capua

LO SGUARDO CONTEMPORANEO SULLA NATIVITÀ
 
A Longiano, al Polo museale Fondazione Tito Balestra,
“Il Presepe della Speranza” e sculture lignee e carte
Una mostra di Paolo Di Capua
 
Ex Chiesa Madonna di Loreto, Castello Malatestiano

Come ogni anno, il museo Fondazione Tito Balestra Onlus partecipa alla manifestazione Longiano dei Presepi con una mostra che unisce tradizione e arte contemporanea.

Il presepe della speranza e sculture lignee e carte, la mostra allestita negli spazi suggestivi dell’Ex Chiesa Madonna di Loreto al Castello Malatestiano è stata inaugurata il giorno lunedì 8 dicembre alla presenza dell’artista, del direttore della Fondazione Flaminio Balestra e del Sindaco di Longiano

Il Presepe della Speranza (Speranza, con la “S” maiuscola, come una delle virtù teologali) di Paolo Di Capua, fa parte della rassegna nazionale Presepe d’Artista, grazie alla collaborazione con il Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller” di Castronuovo Sant’Andrea (PZ), che invita ogni anno un artista a reinterpretare in chiave contemporanea il tema della natività. Una collaborazione che conferisce alla rassegna un respiro nazionale e rappresenta una linfa vitale per la Fondazione, oggi riconosciuta tra i più autorevoli musei dell’Emilia-Romagna dedicati all’arte contemporanea e al Novecento.

Nel Presepe della Speranza, Di Capua propone una visione essenziale e universale della Natività. Su una superficie circolare inclinata, al posto della tradizionale capanna, è stato scavato uno spazio geometrico netto in cui si svolge la Scena dell’Evento: il Bambino, sospeso in una culla composta da forme quadrate e circolari sovrapposte, simboli della Terra e del Cielo, è circondato da figure che si muovono con timoroso rispetto, sotto lo sguardo di una stella che domina la scena. L’opera, realizzata in legno di tiglio, restituisce attraverso la sua materia calda e armoniosa un senso profondo di accoglienza e pace.

Oltre al presepe saranno esposti i bozzetti preparatori e una selezione di opere lignee in armonia con il tema dell’evento con un linguaggio informale, omogeneo e minimalista

“Un presepe oggi, più che mai, ha senso – afferma Di Capua– In un tempo dominato da conflitti e divisioni, ho voluto restituire un messaggio di speranza e fraternità. La superficie inclinata è anche simbolo del cammino difficile, ma necessario, verso la comprensione reciproca.”

Con questa mostra dedicata alla natività, la Fondazione Tito Balestra conferma la propria vocazione a promuovere l’incontro tra arte e spiritualità, offrendo al pubblico uno sguardo contemporaneo sulla tradizione capace di suscitare riflessione, emozione e meraviglia.

Paolo Di Capua è nato a Roma nel 1957. Dopo gli studi in Architettura e Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza”, ha completato la formazione all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1985, sotto la guida di Lorenzo Guerrini e Lorenza Trucchi. Artista di respiro internazionale, ha esposto in Italia, Spagna, Germania, Corea del Sud, Stati Uniti e Cina, con opere presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui il Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Seoul.
Negli anni Duemila ha vissuto a lungo in Corea del Sud, dove ha insegnato presso l’Università Han Yang e realizzato un’importante installazione permanente per la Facoltà di Ingegneria dell’ateneo.
Tra le sue mostre personali più recenti: Natura Umana (Museo Carlo Bilotti, Roma, 2024; Galleria La Nube di Oort, Roma, 2024; Palau Martorell, Barcellona, 2025).
Il suo lavoro, fondato su un linguaggio essenziale e materico, esplora il dialogo tra arte, natura e spiritualità.

Il presepe Speranza sarà visitabile fino all’11 gennaio 2026 ad ingresso gratuito negli orari di apertura del polo museale fondazione Tito Balestra dal martedì alla domenica ore 10-12 e ore 15-19.


Ufficio Stampa
 
CRISTINA MINOTTI 
cristinaminotti.asanisimasa@gmail.com 
Da Simona Pandolfi <pandolfisimona.sp@gmail.com>

Museo della Grafica: “Ippolito Rosellini, Pisa e la nascita dell’Egittologia moderna”

Il Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi all’inaugurazione della mostra 

Dal 12 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026

Pisa, Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi (Lungarno Galileo Galilei, 9)

La mostra, a cura di Mattia Mancini, Gianluca Miniaci e Daniele Cianchi, rientra nelle celebrazioni del bicentenario del primo corso accademico di Egittologia al mondo, tenuto da Ippolito Rosellini presso l’Università di Pisa nell’anno accademico 1825-26. 

Maggiori informazioni: 

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it
www.facebook.com/museodellagrafica
www.instagram.com/museodellagrafica


Si invita a prendere visione dell’informativa segnalando che durante l’evento saranno effettuate riprese foto e video. Con la partecipazione all’evento si intende prestato il consenso al trattamento della propria immagine che potrà essere pubblicata su siti web, canali social media e altre piattaforme pubbliche del Sistema Museale di Ateneo e dell’Università di Pisa.


Da museodellagrafica1@listgateway.unipi.it 

A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti.
Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.

1995/2025 trent’anni fa nasceva il Transrealismo italiano

Da sinistra in alto in senso orario:
Francesco Guadagnuolo – Cosmo, formella in terracotta
Francesco Guadagnuolo – Energie dell’Universo, formella in terracotta
Francesco Guadagnuolo – Geometrie circolari, formella in terracotta
Francesco Guadagnuolo – Rappresentazione dell’infinito, formella in terracotta

1995/2025 trent’anni fa nasceva il Transrealismo italiano. Un contributo rilevante in occasione del Giubileo 2025

La scultura sacra fra mistero e infinito
Da “Lo spirituale nell’arte” di Kandinskij alla Transrealtà visionaria di Guadagnuolo

Introduzione

Il Giubileo del 2025 coincide con il trentesimo anniversario della nascita del Transrealismo italiano, teorizzato dallo storico e critico d’arte Antonio Gasbarrini nel 1995, in occasione della mostra al Castello Forte Spagnolo – Museo Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila. Il movimento, riconosciuto tra le correnti più significative della fine del Novecento insieme al Nouveau Réalisme di Restany, all’Arte Povera di Celant e alla Transavanguardia di Bonito Oliva, trova in Francesco Guadagnuolo la sua espressione più compiuta. La sua arte si configura come medium di trascendenza, capace di tradurre in forme plastiche e pittoriche la tensione verso il mistero e l’infinito, in dialogo con la tradizione dell’arte sacra e con le sfide della contemporaneità.

Il retaggio spirituale di Kandinskij

Come già Kandinskij sosteneva in da Lo spirituale nell’arte (1910), l’opera deve rispondere a un’esigenza interiore e liberare l’anima dal materialismo. Guadagnuolo raccoglie questa eredità e la trasforma, collocando la sua ricerca nel solco di una spiritualità che si confronta con la modernità tecnologica e scientifica.

Guadagnuolo e la nascita della Transrealtà

La nozione di Transrealtà, elaborata da Guadagnuolo, si fonda su tre assi interpretativi:

  • la realtà sensibile come soglia verso l’invisibile;
  • il dialogo continuo tra finito e infinito;
  • la sintesi di elementi sacri e dettagli contemporanei.

La sua scultura non si limita ad evocare simboli religiosi, ma li ricontestualizza in un linguaggio che accoglie frammenti di spazio cosmico e geometrie universali. Opere come “Rappresentazione dell’Infinito”, “Cosmo”, “Energie nell’Universo” o “Geometrie circolari” testimoniano la capacità dell’artista di coniugare sacralità e immensità, trasformando la scultura in arena di riflessione universale.

Scrive Antonio Gasbarrini: «…La ricerca di Guadagnuolo, a ben riflettere, è tutta protesa alla liberazione di energie: fisiche ed immaginifiche, concorrenziali all’inesauribile creatività in atto nell’universo, infinito che sia. In una prospettiva estetica già protesa al futuro, e perciò sotto l’egida dell’avanguardia, sarà il dialogico confronto tra gli enigmatici segni preimpressi negli abissi dei cieli (le leggi fisiche indagate con molto affanno e con esiti incerti dalla scienza) e quelli inventati dalla sua vulcanica fantasia, a favorire una più attendibile comprensione della verità ultima inscritta nel nostro destino. Del rinsaldato binomio Arte/Scienza ha saputo ben coniugare l’istanza razionale e tecnologica a quella neo-umanistica. Anche per quest’ultima ragione, forse, l’errabondo “poema visivo” di Guadagnuolo non potrà mai includere la parola fine: la vera arte e la vera poesia si fiutano dalla incompiutezza e dalla provvisorietà di uno statuto dell’opera tutto concentrato nell’instabile nucleo della sua potenziale energia avanguardista protesa ad irraggiarsi in un futuro estetico aperto più che mai».

La scultura come rito visivo

Il Transrealismo guadagnuoliano si articola come rituale visivo:

  1. L’osservatore è introdotto in un sistema di segni e simboli astratti.
  2. Lo spazio scultoreo si trasforma in un tempio mentale, dove forme reali e immaginarie si sovrappongono.
  3. L’esperienza culmina in una sospensione temporale, che restituisce allo spettatore la percezione del mistero e dell’infinito.

Come osserva lo storico dell’arte Renato Mammucari, il Transrealismo italiano “ci spinge a guardare con maggiore attenzione e consapevolezza alle espressioni artistiche contemporanee”. La scultura diventa così liturgia estetica, in cui modernità e sacralità convivono.

Eredità e prospettive

A trent’anni dalla sua fondazione, il Transrealismo italiano si conferma come movimento capace di incidere nel dibattito critico e teorico. Guadagnuolo è considerato “l’unico esponente del Transrealismo in Italia” ed uno dei maggiori autori del rinnovamento dell’iconografia dell’arte sacra. Guardando al futuro, la sfida consiste nel mantenere vivo il dialogo tra arte e trascendenza, tra scienza e spiritualità, in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.

La scultura di Guadagnuolo si pone come testimonianza e profezia: testimonianza di un percorso che ha saputo coniugare tradizione e innovazione; profezia di un’arte che continuerà a esplorare le pieghe più nascoste dell’esistenza, restituendo all’uomo la consapevolezza del mistero e dell’infinito.


Da critica.artecontemp@libero.it 

Si rinnova il tradizionale appuntamento al Palazzo Vescovile di Portogruaro

Nel 2025 il Distretto Turistico Venezia Orientale rinnova il tradizionale appuntamento con le grandi mostre al Palazzo Vescovile di Portogruaro, presentando 13 dicembre 2025 – 12 aprile 2026 l’esposizione dal titolo “Artisti alle Biennali 1900-1960”.


ARTISTI ALLE BIENNALI 1900-1960
Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento

13 dicembre 2025 – 12 aprile 2026
Portogruaro (VE), Palazzo Vescovile
Via del Seminario, 19

La Biennale di Venezia rappresenta, dal 1895, una delle più alte espressioni dell’arte internazionale, nata sull’esempio dei grandi Salons francesi dell’Ottocento. Grazie alle intuizioni di Nino Barbantini, direttore del Museo di Ca’ Pesaro, Venezia inaugura una stagione artistica di straordinaria rilevanza, diventando punto di riferimento e vetrina dell’innovazione a livello nazionale e internazionale.

La mostra, curata da Stefano Cecchetto, in collaborazione con il Comitato scientifico composto dal Presidente Giorgio Baldo, da Virginia Baradel, Stefano Demarco e Pierpaola Mayer, intende quindi ripercorrere i primi cinquant’anni della Biennale attraverso alcuni protagonisti che, con la loro opera, hanno contribuito a segnare un percorso di rinnovamento delle arti figurative. In questo arco di tempo si sviluppano i movimenti d’avanguardia, dal Fronte Nuovo delle Arti allo Spazialismo, fino alla memorabile edizione del 1948 che, dopo la pausa dovuta al secondo conflitto mondiale, segna la rinascita della manifestazione e resta tutt’oggi un capitolo imprescindibile della storia dell’arte.

Divisa in stanze tematiche, l’esposizione allestita al Palazzo Vescovile mette in evidenza affinità e differenze tra i diversi linguaggi pittorici che, tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, hanno aperto la strada a nuove discipline e restituito a Venezia e al Veneto il ruolo storico di crocevia internazionale dell’arte.
Il percorso, composto da circa un centinaio di opere, è diviso in tre sezioni: la prima dal titolo Emblemi dal Nuovo Vedutismo (Venezia e la Scuola di Burano 1900-1920), dopo l’eredità di Canaletto e Guardi, il paesaggio veneziano si rinnova tra Ottocento e Novecento con maestri come Ciardi, Tito, Nono, Milesi e Fragiacomo. L’intuizione di Nino Barbantini a Ca’ Pesaro apre poi la strada alla Scuola di Burano, con protagonisti come Rossi, Moggioli e Semeghini, portando Venezia verso una stagione di profonda innovazione artistica; la seconda Le Biennali dagli anni Venti agli anni Quaranta – La grande svolta, dentro un rinnovato linguaggio pittorico, gli artisti si confrontano con le grandi avanguardie internazionali. Grazie allo sguardo critico di Margherita Sarfatti nasce un gruppo di pittori e scultori che anticipano il loro tempo, aprendo la strada a un profondo rinnovamento culturale. Tra loro: Emma e Beppe Ciardi, Felice Casorati, Filippo de Pisis, Guido Cadorin, Zoran Music, Mario Sironi, Felice Carena; la terza All’insegna delle avanguardie, 1940-1950 Nel secondo dopoguerra, gli artisti esplorano nuove frontiere del linguaggio pittorico, tra astrattismo, informale e spazialismo, alla ricerca di una dimensione “altra” dell’arte. Nascono i primi movimenti d’avanguardia, dal Fronte Nuovo delle Arti allo Spazialismo, mentre la Biennale del 1948, dopo la pausa del conflitto mondiale, segna una tappa storica per l’arte italiana. Tra i protagonisti: Afro, Tancredi, Armando Pizzinato, Guidi, Emilio Vedova, Massimo Campigli, Giorgio de Chirico e Giuseppe Santomaso.


NOTIZIE UTILI

Orari
dal martedì al giovedì dalle ore 14:30 alle ore 18:30 venerdì dalle ore 14:30 alle ore 19:30
sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 19:00 Natale, 1° gennaio chiuso
lunedì chiuso
Su prenotazione sono possibili aperture straordinarie anche al mattino, in altri orari e nella giornata di chiusura del lunedì

Biglietto d’ingresso
intero € 10,00 adulti
ridotto € 8,00 studenti universitari fino a 26 anni, over 65, cittadini residenti nel Comune di Portogruaro, soci FAI, clienti Italo presentando biglietto del treno per raggiungere Portogruaro
studenti e scolaresche € 5,00
omaggio minori fino a 5 anni, disabili + n.1 accompagnatore, minori con handicap L.104/92
Prevendita biglietti su VivaTicket

Visite guidate
Per gruppi e scolaresche su prenotazione tel. 0421 564136 | info@palazzovescovile.it

Info e prenotazioni Contatti
Distretto Turistico Venezia Orientale | dr.ssa Pierpaola Mayer tel. 342 8084363 direttore@veneziaorientaledistrettoturistico.it

Catalogo
Edizioni My Monkey

Comitato scientifico
Presidente: Giorgio Baldo Virginia Baradel
Stefano Cecchetto Stefano Demarco Pierpaola Mayer

Ufficio stampa
StudioBegnini | info@studiobegnini.it
Roberto Begnini con Federica Artusi e Carmen Vicinanza
Da Studio Begnini <info@studiobegnini.it> 

L’Orchestra Sinfonica di Matera presenta “Orienti – Matera 2019 incontra GO!2025”

L’ORCHESTRA SINFONICA DI MATERA e FADIESIS ACCORDION FESTIVAL IN:
ORIENTI – MATERA 2019 INCONTRA GO!2025

L’Orchestra Sinfonica di Matera presenta Orienti – Matera 2019 incontra GO!2025, un concerto fuori programma della Stagione Concertistica 2025, realizzato in collaborazione con il Fadiesis Accordion Festival e proposto a ingresso libero alla città di Matera. L’iniziativa arricchisce ulteriormente l’offerta musicale dell’Orchestra, confermando la sua vocazione alla cooperazione artistica e culturale con realtà nazionali di prestigio.

L’evento, in programma venerdì 12 dicembre alle ore 20.00 presso il Santuario San Francesco da Paola, rappresenta il secondo appuntamento di un progetto che quest’anno ha preso avvio a Gorizia con la prima esecuzione assoluta dell’intero programma.

L’8 dicembre, infatti, nel prestigioso Salone d’onore Carlo X del Grand Hotel Entourage – già Palazzo Strassoldo – si è registrato il tutto esaurito per il concerto inaugurale, accolto con grande favore dal pubblico friulano. Sul palco, Gianni Fassetta alla fisarmonica insieme al Quintetto d’Archi friulani e lucani, formazione nata dalla collaborazione artistica tra l’Orchestra Sinfonica di Matera e l’Ensemble d’Archi Fadiesis. Il successo dell’esecuzione goriziana ha confermato il valore del progetto e introduce il pubblico materano all’ultimo appuntamento del Fadiesis Accordion Festival 2025.

Orienti rinnova un percorso ormai consolidato: il concerto sancisce un incontro culturale e musicale tra due “Orienti”. Da un lato l’oriente romano-mitteleuropeo-balcanico del Friuli Venezia Giulia; dall’altro l’oriente greco-romano-bizantino della Basilicata. Il dialogo tra queste identità musicali rappresenta un ponte simbolico tra territori e tradizioni, in una collaborazione iniziata nel 2012 con il gemellaggio tra Pordenone e Matera promosso dal Fadiesis Accordion Festival e oggi ampliata a Gorizia e Nova Gorica.

L’evento riunisce così tre poli culturali: Matera Capitale Europea della Cultura 2019, Nova Gorica–Gorizia Capitale Europea della Cultura 2025 e Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. Un intreccio che valorizza le potenzialità di cooperazione artistica a livello nazionale ed europeo.

Il programma della serata offre un percorso di brani originali composti per fisarmonica e archi, culminando nell’esecuzione del Divertimento mediterraneo op. 83 del Maestro Paolo Pessina, dedicato al Fadiesis Accordion Festival e presentato in prima assoluta proprio nell’edizione 2025.

Interpreti:
Gianni Fassetta, fisarmonica
Quintetto d’Archi friulani e lucani
L’Orchestra Sinfonica di Matera incontra l’Ensemble d’Archi Fadiesis
 
Informazioni:
L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
 
Per maggiori informazioni:
www.accordionfestival.fadiesis.org
 

Informazioni sulla Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera:

La Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera organizza e promuove le attività dell’Orchestra Sinfonica di Matera. Partecipata da Comune di MateraProvincia di Matera e Conservatorio Egidio Romualdo Duni di Matera che ne sostengono le attività.

A queste istituzioni si aggiungono: il Ministero della Cultura che ha ammesso l’Orchestra al percorso per il riconoscimento quale ICO Istituzione Concertistica Orchestrale e la sostiene attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), e la Regione Basilicata, che la sostiene con fondi regionali.

La stagione concertistica autunno inverno 2025, con la direzione artistica del Maestro Saverio Vizziello, è stata realizzata in collaborazione con Festival Duni

Informazioni sul Fadiesis Accordion Festival:

Fondato e diretto dal Maestro Gianni Fassetta, il Fadiesis Accordion Festival è una delle rassegne italiane più significative dedicate alla fisarmonica, con sedi storiche a Pordenone e Matera. Il Festival si distingue per l’attenzione alla valorizzazione dello strumento in contesti colti e cameristici, promuovendo nuove composizioni, prime esecuzioni, collaborazioni interregionali e progetti di respiro europeo. Nel corso degli anni il festival ha consolidato un ponte culturale stabile tra Friuli Venezia Giulia e Basilicata, ampliato dal 2022 con la partecipazione di Gorizia e Nova Gorica. Orienti rappresenta uno dei progetti più emblematici di questa visione, in cui la fisarmonica diventa simbolo di dialogo tra tradizioni, linguaggi e territori.


Sissi Ruggi
addetto stampa
dell’Orchestra Sinfonica di Matera – OSM
e-mail ufficiostampa@orchestrasinfonicamatera.it
Da sissi ruggi <ufficiostampa@sissiruggi.com> 

A Modica 96 artisti e un’esposizione collettiva per un messaggio comune

Il 13 dicembre, dalle ore 19, l’Hemingway, realtà sociale e culturale del centro storico di Modica, allarga metaforicamente la sua saletta interna per fare spazio a “Stop the drops”, una mostra collettiva nata da un’idea di Andrea Iran, fotografo e curatore, realizzata in collaborazione con la ONG CISS | Cooperazione Internazionale Sud Sud.

A Modica la mostra “Stop the drops” una collettiva di 96 artisti con 96 opere in favore di Gaza.

Un progetto pensato non solo come esposizione artistica, ma come azione solidale concreta: l’intero ricavato sarà infatti destinato a sostenere una ONG siciliana che da quarant’anni opera in Palestina e continua oggi, in condizioni tutt’altro che facili, a restare accanto alla popolazione civile.

La mostra è resa possibile grazie al supporto di diverse realtà del territorio: Modicaltra, Bedda Ciao, Palestina Viva, Assemblea No Guerre e Collettivo Ocra, in collaborazione con Hemingway, che donerà parte del ricavato della serata alla CISS. La mostra apre il 13 dicembre e termina l’11 gennaio, verrà inoltre replicata anche in altre città, nel corso dei prossimi mesi, con lo stesso intento.

Un’esposizione collettiva per un messaggio comune

96 artisti hanno scelto di aderire al progetto, donando opere del proprio repertorio, alcune anche inedite e a tema, accettando un tetto massimo di vendita di 250 euro (anche nei casi in cui l’opera valga più di quella cifra), per rendere l’arte davvero accessibile e mettere al centro il valore dell’iniziativa.

La saletta dell’Hemingway, raccolta e intima, diventerà così un mosaico eterogeneo di linguaggi visivi: una pluralità di voci artistiche.
«Il messaggio è proprio questo – afferma Andrea Iran – unire le forze, essere insieme, trovare nell’insieme la potenza della presenza e dell’azione».

L’iniziativa nasce infatti con un obiettivo preciso: non perdere l’attenzione sulla Palestina, mantenersi vigili e dare forza a quel movimento di partecipazione che nei mesi scorsi ha portato migliaia di persone nelle piazze, con il proprio corpo, prendendo posizione di chiara distanza dal genocidio ancora in corso.

Il sostegno al CISS: l’arte come denuncia e responsabilità civile

“Tenere alta l’attenzione sulla questione palestinese e sulla popolazione civile, ancora oggi in una condizione drammatica e disumana, è fondamentale – riflettono i referenti della ONG CISS – l’arte non è solo evasione, è strumento di denuncia, e in questo caso diventa il modo più potente per continuare la nostra lotta e dare voce al popolo palestinese.”

Il CISS, fin dai primi giorni dell’escalation in corso, ha attivato una complessa risposta umanitaria attraverso la campagna X Gaza Posso!, che ha permesso di inviare aiuti e beni di prima necessità, collaborando con organismi come AOI e CGIL.

Le attività sostenute dalla raccolta fondi includono il primo soccorso psicologico e supporto continuativo ai minori sfollati; la distribuzione di kit psicosociali per attività ricreative e terapeutiche; le iniziative di sensibilizzazione sui rischi legati ai dispositivi bellici inesplosi; la distribuzione di pasti caldi, beni essenziali e sostegno alimentare; la messa in sicurezza del patrimonio culturale, compresi i manoscritti mamelucchi recuperati dalle macerie a Gaza City;

l’allestimento di Temporary Learning Spaces, le tende scolastiche che permettono ai bambini di continuare a studiare; le attività dei Clown Doctor negli ospedali da campo.

“Con X Gaza Posso! abbiamo fatto tanto – proseguono i referenti della ONG – ma non è mai abbastanza. Restiamo al fianco della popolazione ogni giorno, grazie anche al contributo di iniziative come questa mostra.”

L’ingresso alla mostra è libero, gratuito e aperto a chiunque voglia visitarla e sostenerla.

È possibile farsi già un’idea delle opere esposte, con i dettagli sugli autori e sulle autrici, nonché sui futuri aggiornamenti, sulla pagina dedicata: www.theernestconnection.com


Da Roberta Guarnera <robertagartwork@gmail.com>

Il Natale si accende al MAR: la poesia luminosa di Chagall protagonista delle feste

CHAGALL IN MOSAICO
Dal progetto all’opera
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
18 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026

Al MAR di Ravenna il Natale ha i colori intensi e le visioni sospese di Marc Chagall. La mostra Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera, aperta fino al 18 gennaio 2026, entra nel vivo delle festività offrendo ai visitatori un percorso ricco, emozionante e sorprendente, dedicato al rapporto fra il grande artista e la tecnica musiva. Un capitolo poco conosciuto, ma fondamentale, della sua lunga storia creativa.
L’esposizione è l’evento con cui si inaugura la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna, che fino al 18 gennaio torna a Ravenna, mostre e installazioni diffusi in tutta la città. Un appuntamento unico nel suo genere, dedicato a un linguaggio artistico millenario, capace di rinnovarsi e dialogare con la contemporaneità. La Biennale è promossa, organizzata e sostenuta dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e Mosaico e Turismo, grazie al sostegno della Regione Emilia-Romagna, di Marcegaglia e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Il ritorno alle origini: quando Chagall incontrò Ravenna

Tutto parte da un incontro: quello del 1954, quando Chagall arriva a Ravenna e rimane affascinato dal mistero e dalla luce dei mosaici bizantini. È l’inizio di un dialogo che durerà oltre trent’anni e che la mostra racconta con un taglio inedito e approfondito.

Ad aprire il percorso è Le Coq bleu, il primo mosaico realizzato per la città. Per la prima volta a Ravenna, il pubblico può vederlo nelle due versioni musive, affiancate al bozzetto originale: un confronto che permette di capire come l’immaginario dell’artista sia stato tradotto nella materia viva delle tessere dai mosaicisti ravennati.

La mostra accompagna il visitatore dentro il metodo creativo dell’artista, mostrando come bozzetti, gouaches e studi preparatori si trasformino in grandi mosaici monumentali. È un viaggio che attraversa il mondo e che testimonia la centralità di Ravenna nella storia del mosaico del Novecento.

Il percorso porta dalle opere francesi come Les Amoureux e Le Prophète Élie alla ricostruzione immersiva di Le Cour Chagall, fino ai grandi progetti internazionali: il Mur des Lamentations per la Knesset di Gerusalemme, Les Quatre Saisons a Chicago, l’Orphée per la National Gallery di Washington, Le Message d’Ulysse per l’Università di Nizza.

Accanto alle opere, emerge il ruolo cruciale dei mosaicisti ravennati – Romolo Papa, Antonio Rocchi e soprattutto Lino Melano, compagno di lavoro dell’artista per oltre vent’anni – veri interpreti del suo linguaggio poetico attraverso la materia.

Un capolavoro che torna alla luce: Le Grand Soleil

Fra i momenti più attesi della mostra c’è Le Grand Soleil, un grande mosaico privato donato da Chagall alla moglie Valentina e rimasto per decenni lontano dai riflettori. Restaurato per l’occasione, il lavoro arriva per la prima volta in Italia, offrendo una rara occasione per ammirare una delle opere più intime e simboliche dell’artista.

La mostra offre anche l’opportunità di presentare un catalogo d’eccezione, edito da Silvana Editoriale. Una pubblicazione completa sull’argomento, un volume riccamente illustrato, destinato a diventare un imprescindibile punto di riferimento scientifico e divulgativo per studiosi, appassionati e professionisti del settore.

IL PROGRAMMA DELLE FESTIVITÀ: ORARI E ATTIVITÀ

Per venire incontro al pubblico durante le feste, il MAR amplia gli orari di visita.
Aperture speciali
6 dicembre 20259.00 -22.00
8 dicembre 2025 – 10.00–19.00
26 dicembre 2025 – 10.00–19.00
1 gennaio 2026 – 10.00–19.00
6 gennaio 2026 – 10.00–19.00
5 gennaio 2026 – apertura straordinaria 9.00–18.00
Unica chiusura: 25 dicembre 2025
 
Orari ordinari: martedì–sabato 9.00–18.00; domenica e festivi 10.00–19.00; lunedì chiuso.
(La biglietteria chiude 30 minuti prima.)
 
Visite guidate e proposte per le famiglie
 
Ogni sabato e domenica alle 16.30 si tengono visite guidate pensate per approfondire l’intero percorso espositivo, dal primo mosaico alle grandi committenze internazionali.
 
Per i più piccoli (5–11 anni), il MAR propone visite animate con laboratorio, che trasformano la visita in un’esperienza creativa e partecipata: un modo coinvolgente per scoprire Chagall attraverso il gioco e il colore.
 
A partire dal 6 dicembre, i visitatori che compileranno il questionario di gradimento riceveranno in omaggio un catalogo d’arte.
 
Le altre proposte del MAR
Durante il periodo natalizio, il pubblico può inoltre visitare:
Spazio Neutro – Jonathan VanDyke
Nell’Eternità del provvisorio
, un progetto che reinterpreta l’idea di mosaico attraverso trame di tessuto dipinto, cucito e ricamato, in un ambiente che invita alla partecipazione diretta del visitatore.
 
(T)Essere – Lisa Martignoni
L’opera collocata nel quadriportico, realizzata nell’ambito dei progetti GAeM e GA/ER, frutto di una residenza d’artista che mette in dialogo tradizione musiva e linguaggi contemporanei.

MostraChagall in mosaico. Dal progetto all’opera
Sede: MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Enti organizzatori: Comune di Ravenna, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, Musée national Marc Chagall di Nizza
Periodo: 18 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026
Curatori: Anne Dopffér, Gregory Couderc, Giorgia Salerno e Daniele Torcellini
Inaugurazione: 17 ottobre ore 18.00
 
Orari:  martedì – sabato  9.00 -18.00
domenica e festivi 10.00 – 19.00, chiuso lunedì
la biglietteria chiude mezz’ora prima
 
 
Mar – Ufficio relazioni esterne e promozione
Francesca Boschetti – Daniele Carnoli
tel 0544 482775 | 482487
ufficio.stampa@museocitta.ra.it
www.mar.ra.it 
 
Ufficio Stampa: Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel +39 049 663499
Ref. Roberta Barbaro – roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Torino, Feat.House: “BadGirls”, la nuova mostra personale di Max Ferrigno

Feat.House ha inaugurato con grande partecipazione BadGirls, la nuova mostra personale di Max Ferrigno, non curata da Laura Milani. L’opening, che si è svolto negli spazi di via Giacosa 15 a Torino, ha visto un pubblico ampio e trasversale – professionisti del settore culturale, collezionisti, appassionati e membri della community di Feat. House – confermando l’interesse crescente verso la ricerca dell’artista.

MAX FERRIGNO
 
BadGirls
 
Una mostra non curata da Laura Milani
Feat.House
Via Giacosa, 15
10125 – Torino
28 novembre, 2025 – 3 febbraio, 2026

L’immaginario di Ferrigno, piemontese di origine e da anni residente a Palermo, torna a Torino con una serie di opere che mettono al centro assoluto la figura femminile. Le BadGirls sono donne tatuate, ribelli, autonome: figure che oltrepassano i confini del consentito per affermare la propria forza, la propria identità e il proprio diritto all’azione. Nei loro corpi segnati dal tatuaggio – simboli di libertà, resistenza e indipendenza – si concentrano narrazioni fatte di scelte, coraggio e trasformazione. Le tele esplodono in colori acidi, saturi, spesso discordanti, capaci di ipnotizzare e destabilizzare lo spettatore.

“Raccontare il percorso che porta alla realizzazione dei miei lavori è sempre motivo di confronto – dichiara Max Ferrigno – e quello intercorso nella serata di ieri è stato particolarmente stimolante, percepire il desiderio di conoscere ciò che è alla base della mia narrazione mi rende felice e mi permette di rendere ancora più limpido il mio messaggio”.

La mostra è non curata da Laura Milani, visionaria imprenditrice e manager culturale torinese. La sua scelta intende affermare che la cura non necessita di un titolo formale: è un gesto quotidiano di attenzione, responsabilità e vulnerabilità, un modo di stare nel mondo più che una funzione all’interno del sistema dell’arte.

Delle BadGirls, Milani afferma: “Le donne di Max Ferrigno hanno fatto riflettere il pubblico su come i momenti di svolta nella vita siano in realtà attimi in cui il coraggio si fa strada e riempie lo sguardo di una nuova luce. Un tema quantomai attuale che ricorda come gli ossimori coraggio – paura, forza – fragilità siano i veri nodi dell’esistenza di ognuno di noi e di come una scelta possa mutare il corso dell’esistenza”.

L’energia cinematografica di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez attraversa l’intero progetto espositivo: le eroine di Ferrigno sembrano emergere da un film pulp, sospese tra ironia e dramma, tra gioco e sfida. A questa dimensione si aggiunge, come matrice fondamentale, anche Nikita di Luc Besson, le cui atmosfere contribuiscono a definire il carattere determinato e al tempo stesso fragile delle protagoniste. Allo stesso tempo, le suggestioni sudamericane – maturate dall’artista in diversi viaggi – affiorano nel ciclo Sinibaldi, dove la rappresentazione sacra viene ribaltata in un sincretismo che richiama tanto la Santa Muerte quanto una nuova, combattiva reinterpretazione della donna botticelliana.

Con BadGirls, Ferrigno invita il pubblico a entrare in un universo dove fumetto, cinema e iconografie contemporanee convergono per restituire alle donne un ruolo di protagoniste assolute: forti, consapevoli, inarrestabili.

Significativa è stata anche la risposta del collezionismo torinese, da sempre colto e orientato alla ricerca, che ha accolto in modo straordinario una proposta artistica tanto intensa quanto impegnata.

Feat. House si conferma luogo di sperimentazione culturale e di incontro tra mondi diversi: un Social Business Club e la casa del Venture Building, dove creatività e impresa convivono per generare progetti nuovi e audaci. Feat. House opera in collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo, co-founding partner.


Informazioni mostra
Max Ferrigno – BadGirls
28 novembre 2025 – 3 febbraio 2026
Feat. House, Via Giacosa 15, Torino
Visita previo contatto a:
lauramilani.pers@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
Per informazioni e materiali stampa:
Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Art Advisoring
Via Monte di Pietà, 1A – 20121 – Milano
pressoffice.raffaelladechirico@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
Da Alessio Morganti <alessio.mrg@hotmail.it>

Alessandro D’Aquila e Matteo Mauro. Tra segno e silenzio. Alla Fondazione Zetti di Parma

Alessandro D’Aquila e Matteo Mauro. Tra segno e silenzio. Alla Fondazione Zetti di Parma.

Testo Critico di Flaminio Gualdoni

Il lavoro di Alessandro D’Aquila e di Matteo Mauro non presenta, in epidermide, punti di contatto. Assume una prospettiva fruttuosa se invece si fa riferimento al contesto di pensiero che genera entrambi: assumere un codice formale fortemente connotato, talmente consueto da aver perso in sé ogni possibilità significativa, e riabitarlo con interventi devianti, che schiudano invece forti possibilità di senso.

Nel caso di D’Aquila è una sorta di distillazione del puro vedere, del puro riconoscere tipico dell’oftalmoscopio, che qui viene abilitato a farsi luogo di frammenti poetici altri e alti, da Catullo a Emily Dickinson, per cui i suoi lightbox perdono le pur evidenti fattezze funzionali e si fanno irruzioni lievi ma potenti di un altro sentire, di una vista mentalmente acuminata.

Matteo Mauro lavora invece sulle strutture dinamiche del segno nel suo farsi forma decifrabile: è una soluzione, la sua, molto prossima al grado zero dell’immagine, che non solo pone in scacco l’aspettativa di riconoscimento dello spettatore ma si insinua svelando appena i suoi meccanismi sorgivi: i quali portano in se stessi, in realtà, il proprio destino tutto e chiedono a chi si faccia pubblico una consonanza tra concettuale e puramente emotiva.

Le opere di entrambi sono, in ogni caso, esperienze ben più complesse di quanto l’ovvietà del meccanismo messo in campo nell’enunciazione renda attive: qui è necessaria una partecipazione piena, consapevole, affilata da parte di chi si scelga il ruolo di colui che guarda.


Mostra bipersonale promossa dalla Galleria Monopoli
presso la Fondazione Italo Zetti di Parma, via Girolamo Cantelli 7.
 
Apertura dal 7 Dicembre al 7 Febbraio, ingresso gratuito.

Alessandro Maola
0687778605
info@alessandromaola.it
Da Alessandro Maola <alessandromaola@onclusivenews.com>

“Grand Tour” di Adriano Pompa omaggia la Giornata contro la violenza sulle donne

Battaglia aerea
Galleria Vik Milano presenta Grand Tour, la nuova mostra personale di Adriano Pompa, a cura di Alessandro Riva, dal 25 novembre 2025 al 15 gennaio 2026.

Il progetto si configura come un viaggio ideale ispirato al mito del Grand Tour, non come rievocazione storica ma come visione distopica e onirica, in cui l’artista – figlio d’arte, cresciuto nella bottega del padre Gaetano Pompa, pittore e scultore di straordinaria raffinatezza – si immerge nei panni di un viaggiatore del Settecento con lo sguardo, tuttavia, rivolto al presente. L’eredità del padre, maestro di un surrealismo colto e corporeo, vive come eco nel suo lavoro, ma viene trasfigurata in una ricerca autonoma e contemporanea, dove il viaggio diventa esperienza mentale e pittorica: un percorso in cui memoria, tempo e immaginazione si fondono in un linguaggio insieme narrativo e simbolico. Per Vittorio Sgarbi, la pittura di Pompa è “necessaria, inevitabile, un vizio e un premio insieme”, formata da “quadri che appaiono inquieti, come animati da una incertezza del destino”. Pompa appartiene infatti a quella schiera di artisti che vivono la pittura come una missione conoscitiva, un esercizio di visione capace di trasformare la memoria in materia, l’immaginazione in forma.

«Mi sono immaginato pittore settecentesco e contemporaneo al contempo», scrive Pompa, «ho voluto mantenere un fil rouge con un oro trasbordante, simbolo non di lusso o opulenza ma di operosità e umoralità, di luce riflessa e mutevole secondo il clima, l’umore e le atmosfere». Ne nasce una wunderkammer di invenzioni astratte e figurative, in un equilibrio poetico tra realtà e immaginazione, tra mito e sogno. Le opere dialogano con gli spazi eclettici di fine Ottocento della Galleria Vik Milano, con i loro stucchi e specchi, tessendo un legame sottile fra memoria e invenzione, storia e visione contemporanea.

«Nelle tele, nelle sculture e nelle tavole di Adriano Pompa», scrive il curatore della mostra Alessandro Riva, «convivono cavalieri, dame, draghi, pesci volanti, leoni, rinoceronti, serpenti, alberi dalle foglie d’oro, uova giganti, conchiglie, città murate: apparizioni sospese tra realtà e immaginazione, tra mito e sogno, come epifanie misteriose di un Grand Tour immaginario, echi di epoche lontane e di territori che, come le architetture, le abitudini, i costumi delle città invisibili narrate da Marco Polo all’imperatore Kublai Khan nel romanzo di Italo Calvino, esistono solo finché qualcuno continua a dipingerle o a raccontarle».

Elemento cardine dell’esposizione è l’oro, inteso non come emblema di lusso o fasto, ma come simbolo di operosità e vibrazione emotiva, di luce riflessa e cangiante, capace di adattarsi ai mutamenti atmosferici e interiori. In questa narrazione simbolica, l’oro diventa il filo conduttore che unisce epoche e sensibilità diverse, fondendo memoria storica e tensione moderna.

Come ha scritto Fabrizio Dentice, «Pompa è un pittore dell’immaginario, o per dir meglio dell’immaginazione. Una facoltà, questa, che guarda in su e in avanti, nella possibilità dell’impossibile. Ma il pittore si guarda anche dentro, dove prolificano oscure mitologie, parla lo spirito del padre illustre, Gaetano, che gli fu maestro amato, e passa un vento che viene dai boschi della materna Germania». Mondi interiori e simbolici emergono così come in un sogno lucido, popolati da creature mitiche e animali fantastici che sembrano usciti da un antico bestiario medievale, ma trasfigurati in chiave moderna e surreale, sospesi tra malinconia e meraviglia.

Grand Tour è così un viaggio poetico e visionario, ma anche un itinerario immaginario nei paesaggi italiani ed europei, reinventati dalla sensibilità di Pompa. Un percorso in cui la pittura si fa mappa interiore e diario di viaggio, dove l’oro, la luce e il segno si trasformano in un racconto di movimento, memoria e metamorfosi.

 Pubblicato il 24 Novembre 13:01


Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano
Periodo di apertura: 25 novembre 2025 al 15 gennaio 2026
Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 19.00

UFFICIO STAMPA
Paola Martino
paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 02 36595379
Viale Coni Zugna 7, Milano
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com>