RACCONTI AL FEMMINILE – Quattro serate di musica dedicate alla creatività delle donne

Dal 26 al 29 dicembre 2025, il suggestivo Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova a Napoli ospita la terza edizione di “Racconti al Femminile”, la rassegna musicale gratuita che esplora e celebra i nuovi linguaggi sonori plasmati dalle donne. Un evento promosso e finanziato dal Comune di Napoli, inserito nel ricco cartellone di “Natale a Napoli”, e rivolto a tutta la cittadinanza e ai turisti in un momento magico come quello delle festività natalizie.

“RACCONTI AL FEMMINILE”

Quattro serate di musica gratuita dedicate alla creatività delle donne: protagoniste Beth Orton, Ada Montellanico, Ginevra Di Marco, Indra Rios-Moore

Dopo il successo delle precedenti edizioni, che hanno visto alternarsi sul palco artiste del calibro di Nada, Cristina Donà, Amalia Grè, Rita Marcotulli, Lina Sastri, Patrizia Laquidara, Ebbanesis, Fatoumata Diawara, Wallis Bird, Andrea Motis e Marina Rei; “Racconti al Femminile” consolida la sua missione: dare voce a storie, emozioni e messaggi di resistenza e bellezza attraverso l’arte delle donne, intrecciando la potenza della parola con l’universalità della melodia. 

Sul palco quattro straordinarie artiste di caratura internazionale come l’inglese Beth Orton e il suo sound folk-tronico (26 dicembre), la cantante jazz romana Ada Montellanico (27 dicembre), la toscana Ginevra Di Marco già voce del Consorzio Suonatori Indipendenti (28 dicembre) e la jazzista newyorkese Indra Rios Moore (28 dicembre), che daranno vita a quattro serate di emozioni e storie attraverso il loro sound unico e originale.

Questa terza edizione non è solo un semplice cartellone concertistico, ma un vero e proprio percorso narrativo che esplora le geografie sonore contemporanee con uno sguardo femminile.

La scelta della location, il Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova (Piazza S. Maria La Nova, 44 Napoli), non è casuale. Le sue sale cariche di storia e arte dialogano idealmente con le voci delle artiste, creando un connubio unico tra patrimonio storico e creatività contemporanea.
In un periodo di forte afflusso turistico, la rassegna si propone come un faro di alta qualità culturale, offrendo sia ai napoletani che ai visitatori un’alternativa raffinata e profondamente legata all’identità cittadina, nota in tutto il mondo per la sua vivacità artistica e la sua capacità di accoglienza.

Il palcoscenico di Santa Maria La Nova accoglierà quattro eccezionali artiste di caratura internazionale, ognuna con la sua storia e il suo sound unico, per un viaggio emozionante tra jazz, folk, world music e canzone d’autore. Questa edizione sottolinea l’internazionalità della ricerca artistica femminile, unendo voci dall’Inghilterra, dagli USA e dall’Italia, a testimonianza di un network creativo senza confini.

“Racconti al Femminile” si conferma quindi come un omaggio alla creatività e all’universo artistico femminile, sottolineando l’importanza del ruolo della donna nella musica e nell’arte contemporanea. Ogni performance diventa così un momento di condivisione, empatia e dialogo, che valorizza non solo il patrimonio artistico individuale delle interpreti, ma anche quello collettivo e culturale di Napoli, da sempre crocevia di contaminazioni e rinascita artistica. In un momento storico in cui le istanze di parità sono più che mai centrali, la rassegna offre una testimonianza concreta e vibrante del contributo femminile alla cultura globale.


IL PROGRAMMA

26 DICEMBRE – BETH ORTON
La rassegna si apre con la poetessa del folk elettronico. La voce intensa e ipnotica della britannica Beth Orton, tra chitarre acustiche e tappeti sonori elettronici, creerà un’atmosfera perfetta per immergersi nelle emozioni delle feste. Un sound “folktronico” che ha fatto scuola e che trova a Napoli, città di contrasti e di stratificazioni, un palcoscenico ideale.

27 DICEMBRE – ADA MONTELLANICO
Il jazz più raffinato incontra Napoli con una delle voci più amate e colte della scena italiana. Ada Montellanico porterà in scena un concerto di grande passione, ricerca armonica e pura poesia. Il suo approccio intimo e profondo al jazz rappresenta un ponte tra la tradizione italiana della canzone e il linguaggio universale dell’improvvisazione.

28 DICEMBRE – GINEVRA DI MARCO
Energia e intensità si fondono nel concerto di Ginevra Di Marco, storica voce del Consorzio Suonatori Indipendenti, artista capace di unire la potenza della tradizione popolare con le sonorità della musica contemporanea. La sua è una voce che ha cantato le battaglie e le storie, portando in scena una vitalità rock e un impegno civile che raramente si incontrano.

29 DICEMBRE – INDRA RIOS-MOORE
Gran finale con la vocalist newyorkese Indra Rios-Moore, una forza della natura in grado di fondere jazz, soul e spiritualità in un sound avvolgente e senza confini. La sua voce, calda e potente, è uno strumento di pura emozione, capace di trasportare il pubblico in un viaggio dall’intensità rara. Un’esperienza musicale indimenticabile per chiudere in bellezza la rassegna.


Ufficio stampa
Words for You tommaso.sarasini@wordsforyou.itgiulia.orlando@wordsforyou.it
Hungry Promotion giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it> 

Società Filologica Friulana: Echi della memoria che ancora parla al presente

Due documentari etnografici che esplorano riti, comunità e identità del territorio, attraverso la forza della memoria condivisa: li presenta la Società Filologica Friulana, mercoledì 17 dicembre alle 18.00, a Palazzo Mantica (via Manin 18, Udine) a conclusione delle attività realizzate nell’ambito del progetto PRIMIS PLUS – Storie di multiculturalità: viaggio sensoriale attraverso il prisma delle minoranze, finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia–Slovenija 2021–2027 e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Echi della memoria
Un viaggio nelle tradizioni che ancora parlano al presente.

Prodotti da Marco D’Agostini e Marta Pascolini, i due documentati narrano la “La Passione del Venerdì Santo a Erto” e, in “Lis cidulis“, il lancio notturno delle cidulis da parte dei giovani di Cercivento nell’estate 2024.

Ne “La Passione del Venerdì Santo a Erto” la troupe segue le fasi di allestimento e costruzione dei set che, in un anfiteatro naturale, fanno da sfondo alla narrazione delle ultime ore di Gesù. Le testimonianze degli abitanti accompagnano il processo creativo, svelando il lavoro, le competenze e l’impegno necessari a dar vita a una messa in scena coinvolgente e realistica. Non mancano i momenti dedicati alle prove di recitazione e alla descrizione di un’organizzazione complessa che coinvolge l’intero paese.
l racconto prosegue con la documentazione della processione lungo le vie storiche di Erto: i soldati romani con lance, fiaccole, scudi ed elmi; Gesù con la croce; i due ladroni; numerosi popolani e quindici tamburi che avanzano tra due ali di folla. Nella parte finale si assiste al momento culminante del rito: la scena della crocifissione, ambientata nella zona più alta dell’anfiteatro naturale. La rappresentazione si conclude con l’illuminazione dei crocifissi da una luce rossa, accompagnata dal rullo profondo dei tamburi.

Lis cidulis” documenta la preparazione e il lancio notturno delle rotelle di legno infuocate da parte dei giovani di Cercivento nell’estate 2024. Ispirandosi al filmato di Olivia Pellis del 1973, è stato seguito il rito insieme ai ragazzi del paese, raccogliendo le loro testimonianze sulla tradizione e sulla vita comunitaria. Su un pianoro sopra l’abitato, viene acceso il grande fuoco per la preparazione delle rotelle. Il racconto culmina nel momento del rito, quando viene pronunciata la formula dedicata al primo lancio a San Giovanni. La cidule  viene colpita con una mazza e sfreccia nel cielo in un arco luminoso. Il secondo lancio è dedicato alle autorità religiose, il terzo ai giovani della compagnia; quelli successivi vengono offerti simbolicamente alle coppie del paese. Queste rotelle infuocate disegnano traiettorie simili a stelle cadenti, mentre i ragazzi si alternano nel rito chiamando a gran voce il nome delle giovani e augurando prosperità alle coppie.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

OSM – “gioielli sinfonici” il nuovo appuntamento con l’orchestra sinfonica di Matera

L’Orchestra Sinfonica di Matera torna protagonista con un nuovo appuntamento della Quarta Stagione Concertistica Autunno–Inverno 2025 dell’istituzione musicale della città di Matera: Gioielli Sinfonici, in programma mercoledì 17 dicembre alle ore 20:30 all’Auditorium Raffaele Gervasio. Un concerto che propone un itinerario raffinato e coinvolgente nel repertorio sinfonico tra Otto e Novecento, affidato alla bacchetta di Pietro Mianiti e impreziosito dalla presenza del contrabbassista Ermanno Calzolari, solista di fama internazionale.

SIBELIUS, ROTA E BIZET PER “GIOIELLI SINFONICI”:
NUOVO APPUNTAMENTO CON L’ORCHESTRA SINFONICA DI MATERA

Mercoledì 17 dicembre 2025, all’Auditorium “Raffaele Gervasio” di Matera, l’Orchestra Sinfonica di Matera presenta Gioielli Sinfonici, un concerto che attraversa il repertorio sinfonico europeo tra Otto e Novecento. Sul podio il direttore Pietro Mianiti; solista della serata il contrabbassista Ermanno Calzolari.
 Ingresso ore 20:00 – inizio ore 20:30.
Info e biglietti su orchestrasinfonicamatera.it

Il programma si apre con l’Andante festivo di Jean Sibelius, pagina di intensa spiritualità e solenne cantabilità, capace di evocare atmosfere nordiche sospese tra lirismo e contemplazione. Segue il Divertimento concertante per contrabbasso e orchestra di Nino Rota, rarità del repertorio novecentesco che mette in luce, con eleganza e ironia, le potenzialità virtuosistiche ed espressive del contrabbasso, strumento solista non convenzionale ma di grande fascino timbrico.

Protagonista di questa pagina è Ermanno Calzolari, interprete raffinato e musicista di straordinaria esperienza, che ha ricoperto per oltre vent’anni il ruolo di Primo Contrabbasso al Teatro San Carlo di Napoli e collaborato con alcune delle più prestigiose orchestre e solisti del panorama internazionale. Premiato nel 2022 con il riconoscimento alla carriera “Oltre l’orizzonte”, Calzolari affianca all’attività concertistica un intenso impegno didattico presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli.

La seconda parte del concerto è dedicata alla Sinfonia in Do maggiore di Georges Bizet, composizione giovanile di sorprendente freschezza e brillantezza, nella quale si riconoscono già la vitalità melodica e l’energia ritmica che renderanno celebre il compositore francese. Un capolavoro di equilibrio formale e slancio espressivo, che conclude la serata con un finale di travolgente vitalità.

Sul podio, Pietro Mianiti, direttore di solida esperienza internazionale, già alla guida di importanti istituzioni orchestrali e teatrali in Europa e nelle Americhe, e collaboratore di lunga data dell’Orchestra Sinfonica di Matera. La sua direzione unisce rigore interpretativo e sensibilità teatrale, qualità che rendono ogni esecuzione viva e comunicativa.

Nata nel 2022, la Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera rappresenta una delle realtà più dinamiche del panorama musicale italiano recente. Sostenuta dagli enti del territorio e riconosciuta dal Ministero della Cultura tra le nuove Istituzioni Concertistiche Orchestrali, l’orchestra si distingue per una programmazione attenta al grande repertorio sinfonico, con particolare attenzione alla musica del Novecento, e per la collaborazione con solisti e direttori di primo piano accanto a giovani talenti emergenti.

Gioielli Sinfonici si preannuncia dunque come una serata di grande musica, capace di coniugare rarità, capolavori e interpreti d’eccezione, confermando il ruolo dell’Orchestra Sinfonica di Matera come punto di riferimento culturale per la città e il territorio.
I concerti si svolgono all’Auditorium “Raffaele Gervasio”, con ingresso alle ore 20:00 e inizio alle ore 20:30.

Programma di sala:
Jean Sibelius            Andante festivo
Nino Rota                  Divertimento concertante per contrabbasso e orchestra
Allegro maestoso – alla marcia allegramente – Andante – Allegro marcato
Georges Bizet           Sinfonia in Do maggiore
Allegro vivo – Adagio – Scherzo: Minuetto – Finale: Allegro

Diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino, si è perfezionato con Franco Petracchi presso la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona. Ha svolto un’intensa attività concertistica in ambito cameristico e solistico, collaborando con musicisti di fama internazionale. È stato Primo Contrabbasso di prestigiose istituzioni orchestrali, tra cui il Teatro San Carlo di Napoli, incarico ricoperto per oltre vent’anni. Attualmente è Primo Contrabbasso dell’Orchestra da Camera Italiana. Docente di Contrabbasso presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, nel 2022 ha ricevuto il premio alla carriera “Oltre l’orizzonte”.

Nato a Parma, ha compiuto gli studi di viola, composizione e direzione d’orchestra. Ha ricoperto incarichi di rilievo in Italia e all’estero, collaborando con importanti teatri, orchestre e istituzioni musicali. È stato Direttore musicale dell’Associazione Prolirica del Perù e ha diretto numerose produzioni operistiche e sinfoniche. Ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e partecipato a festival di rilievo internazionale. È docente presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano ed è regolarmente invitato a dirigere orchestre in Italia e all’estero.


Fondata nel 2022, la Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera è sostenuta dal Comune e dalla Provincia di Matera e dal Conservatorio “E.R. Duni”. È riconosciuta dal Ministero della Cultura tra le nuove Istituzioni Concertistiche Orchestrali. Sotto la direzione artistica di Saverio Vizziello, svolge un’intensa attività concertistica a Matera e sul territorio regionale, collaborando con solisti e direttori di rilievo internazionale e dedicando particolare attenzione al repertorio sinfonico del Novecento.


Sissi Ruggi
addetto stampa
dell’Orchestra Sinfonica di Matera – OSM
e-mail ufficiostampa@orchestrasinfonicamatera.it
Da Orchestra Sinfonica di Matera <ufficiostampa@orchestrasinfonicamatera.it>

La Nascita di una visione: Afro-Italian Fusion Cuisine

La Storia di Chef Danny Smaila Wahab: un Ponte di Sapori tra Due Mondi. Per lo Chef Danny Smaila Wahab, la cucina non è soltanto un mestiere: è un linguaggio universale, un’espressione d’amore e un ponte capace di unire culture diverse. La sua storia è un viaggio affascinante che lo ha portato dalla Nigeria, sua terra natale, al cuore dell’Italia, dove ha dato vita a Good Food: Afro-Italian Fusion Cuisine a Lodi.

Raccontiamo la storia dello Chef Danny Smaila Wahab e la nascita di Good Food: Afro-Italian Fusion Cuisine, il primo progetto culinario a Lodi che unisce tradizione africana e gastronomia italiana attraverso una visione culturale, sociale e imprenditoriale unica.

Radici Nigeriane, Cuore Italiano

Nato e cresciuto in Nigeria, Danny ha respirato fin da piccolo i profumi intensi e i sapori vibranti della cucina tradizionale africana. Ha osservato mani esperte all’opera, imparando i segreti delle ricette tramandate, la ricchezza dei prodotti autoctoni e l’arte di preparare piatti che nutrono non solo il corpo, ma anche lo spirito. Un’eredità culinaria intrisa di tradizione, calore familiare e identità: le solide fondamenta della sua passione.

Il suo arrivo in Italia ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo, un’immersione in un’altra cultura gastronomica millenaria: quella italiana. Danny ne ha subito ammirato la semplicità degli ingredienti, la precisione delle tecniche e l’armonia naturale che caratterizza la cucina mediterranea. Ha studiato, sperimentato e assimilato ogni sfumatura, fondendo la sua innata creatività con la disciplina della cucina italiana.

La Nascita di una Visione: l’Afro-Italian Fusion

Col tempo è maturata una visione audace: non scegliere tra due mondi, ma unirli. Dare vita a una cucina che non fosse né soltanto africana né soltanto italiana, ma una celebrazione autentica e innovativa di entrambe. Così nasce l’idea di Good Food: Afro-Italian Fusion Cuisine: un luogo dove le materie prime africane incontrano l’eleganza della tradizione italiana; dove la robustezza di cereali e tuberi africani si intreccia con la delicatezza dei prodotti mediterranei; dove metodi di cottura ancestrali si fondono con tecniche contemporanee.

Più di un Menù: un Messaggio

Good Food non è soltanto un menù di oltre 32 piatti, inclusi proposte vegane e gluten-free: è la manifestazione della filosofia di Danny. Ogni pietanza testimonia il suo impegno verso ingredienti freschi, sostenibili e di qualità; un omaggio alla diversità e un invito a scoprire sapori inediti. Lo Chef Wahab crede profondamente nel potere del cibo di unire le persone, abbattere barriere e raccontare storie.

La sua cucina invita a sedersi e lasciarsi guidare in un viaggio sensoriale che sfugge alle definizioni tradizionali. Con Good Food, Danny non offre solo piatti deliziosi, ma un’esperienza che nutre l’anima, celebra la bellezza dell’incontro tra culture e sostiene attivamente le donne agricoltrici e commercianti africane, contribuendo a un impatto positivo e duraturo nelle comunità d’origine.

All’interno del progetto prende forma anche Good Food – Progetto Donna, un’iniziativa dedicata alla valorizzazione e alla formazione di donne africane, con particolare attenzione a:

  • Selezione e formazione di donne da inserire nell’avvio dell’attività
  • Women in Wine – Sudafrica: un esempio virtuoso di leadership femminile e inclusione nel settore vinicolo
  • Donne agricoltrici e commercianti africane, sostenute attraverso la scelta consapevole delle materie prime
  • La nascita di una nuova visione culinaria: l’Afro-Italian Fusion, ponte gastronomico e culturale tra Africa e Italia

Ufficio Stampa – Paola Martino
 paolamartinoufficiostampa@gmail.com
+39 02 36595379
Da Paola Martino ufficio stampa <paolamartinoufficiostampa@gmail.com> 

Mostra d’Arte personale di Afran ad ARTantide Gallery di Verona

ARTantide Gallery di Verona presenta La trama del Mito”, la nuova mostra personale dell’artista camerunense Afran, tra le voci più originali e raffinate del panorama artistico contemporaneo. Nato in Camerun e residente in Italia, Afran ha rappresentato il proprio Paese alla Biennale dArte di Venezia 2022 ed è oggi riconosciuto a livello internazionale per l’incredibile perizia tecnica con cui fonde pittura, scultura e una profonda ricerca concettuale.

L’esposizione, curata da Sandro Orlandi Stagl, trasforma gli spazi di ARTantide Gallery in un percorso attraverso i miti, antichi e contemporanei, che continuano a modellare la nostra percezione del mondo. Il titolo, La trama del Mito”, richiama l’uso emblematico che Afran fa del denim, materiale che diventa mezzo narrativo, simbolo dell’apparire nell’era dei social network e della memoria collettiva.

LA TRAMA DEL MITO
 
Una mostra d’arte personale di Afran che esplora il “mito” dell’apparire nell’era dei social network.
Dal 18 dicembre 2025 al 13 marzo 2026
ARTantide Gallery Verona – Via Angelo Messedaglia 7, 37135, Verona (VR)

Una mostra in cui i miti vestono il presente

La poetica di Afran indaga la fragilità dell’essere umano, eternamente alla ricerca di oracoli a cui affidarsi: miti classici, divinità, ma anche moderne forme di culto come verità precostituite, fake news e social network.
Nelle sue opere, la “trama” del denim diviene metafora della trama esistenziale delluomo contemporaneo, cucita e ricucita nel tentativo di dare un senso alle proprie contraddizioni.

Attraverso oltre 20 opere, tra dipinti, sculture e installazioni, la mostra invita il visitatore a interrogarsi su quali siano oggi i nuovi miti e come questi influenzino identità, desideri e paure.

Opere principali

Tra le opere più significative presenti nel percorso espositivo:

Opere in denim

  • Laocoonte rammendato – dipinto che trasforma il celebre gruppo scultoreo in un simbolo della nostra ansia di “riparare” la verità.
  • Medusa rammendata – un’icona femminile che sfida il consumismo dell’immagine e la sua costante manipolazione.
  • Street Imperator – scultura monumentale che fonde classicità e street culture.
  • – Eva – una figura arcaica che torna a interrogare le origini della colpa e della libertà.
  • Cavallo di Troia – dipinto che rilegge il mito come metafora della persuasione occulta contemporanea.
  • Paesaggio da rammendare – una riflessione poetica sulla necessità di “riparare” il mondo.
  • Gold Rush – dipinto che affronta il mito moderno della ricchezza come promessa salvifica.

Il ciclo dei funghi allucinogeni

Opere tra pittura e scultura:

  • Amanita – denuncia della proliferazione incontrollata delle fake news e dei nuovi culti digitali.

Dipinti su cartone

Una serie di lavori realizzati su cartoni da imballaggio, dove figure mitologiche e storiche emergono da materiali poveri, ribaltando con ironia e intelligenza le dinamiche del consumismo e della sacralizzazione dell’arte.

Un viaggio tra memoria, identità e critica sociale

“La trama del Mito” non è solo un’esposizione artistica, ma un vero e proprio percorso di riflessione:

  • sui miti che ancora abitano il nostro immaginario;
  • sul rapporto tra individuo e società;
  • sulla materia stessa dell’arte, capace di trasformare oggetti quotidiani in narrazioni universali;
  • sul bisogno di apparire nell’era dei social network.

Il denim, assume identità culturale e storica e diviene veicolo di critica sociale, mentre i funghi allucinogeni raccontano i pericoli della disinformazione digitale. I cartoni da imballaggio, infine, ricordano che anche il mito può essere “consumato”, riciclato, reinterpretato.

Un artista che parla al presente

Con la sua ricerca potente e raffinata, Afran propone un’arte che svela il presente attraverso i simboli del passato, invitando il pubblico a un confronto aperto con le proprie fragilità e convinzioni.

“La trama del Mito” è un’occasione unica per scoprire il lavoro di un artista capace di unire tecnica magistrale, profondità concettuale e uno sguardo lucido sulle contraddizioni del nostro tempo.


Paolo Mozzo
CEO EBLand – www.artantide.com
Fondatore MAT | Museo d’Arte Trasformativa
President – Italian Director | Biennale Italia – Cina
Ambasciatore | Cittadellarte – Fondazione Michelangelo Pistoletto
Da Paolo Mozzo <paolo.mozzo@artantide.com>

Pavia, Galleria Marco Fraccaro: personale di Silvestro Bonaventura 

Storie
Mostra personale di Silvestro Bonaventura
A cura di Rosanna Accordino
12 – 17 dicembre 2025
 
Galleria Marco Fraccaro, Collegio Fratelli Cairoli
Piazza Collegio Cairoli, 1 – Pavia

Le gallerie L2Arte di Pavia e HR Docks Gallery di Torino hanno il piacere di presentare Storie, la mostra personale dell’artista Silvestro Bonaventura, a cura di Rosanna Accordino, che inaugura venerdì 12 dicembre 2025 negli spazi della Galleria Marco Fraccaro presso il Collegio Fratelli Cairoli a Pavia, visitabile fino al 17 dicembre 2025.

Il titolo Storie che Silvestro Bonaventura ha scelto per il suo più recente progetto pittorico racchiude in sé l’essenza del proprio lavoro, il movente che determina la realizzazione di ciascuna opera, ovvero, raccontare storie, le proprie e quelle degli amici più cari, di chi lo circonda e condivide con l’artista gli spazi personali delle proprie abitazioni. Da ciò si evince una profonda capacità di immedesimazione, di ascolto e di interpretazione senza formalismi, attraverso prospettive inventate dall’autore e un linguaggio personalissimo.

L’artista vibonese ha costruito un immaginario iconografico unico nel panorama dell’arte contemporanea, capace di distinguersi e rendersi da subito riconoscibile. La sua identità pittorica è determinata dagli elementi chiave che caratterizzano le sue opere, dagli oggetti domestici protagonisti delle opere, dalle prospettive distorte, come se gli ambienti fossero immersi all’interno di un fluido, e i colori a contrasto. Vi è poi una componente magica e favolistica che amalgama il tutto rendendo l’opera un mondo alternativo, nel quale le fantasie del bambino diventano il punto di vista dell’artista che ha saputo coltivare l’innocenza e il gioco anche in età adulta.

Per l’occasione, la mostra verrà ospitata nei prestigiosi spazi della Galleria del Collegio Fratelli Cairoli fondata dal Prof. Marco Fraccaro, che sin dagli anni Settanta ospita eventi artistici distinguendosi per la grande attenzione rivolta all’arte contemporanea.


Informazioni mostra
Galleria Marco Fraccaro, Collegio Fratelli Cairoli, Piazza Collegio Cairoli, 1 – 27100 – Pavia
Inaugurazione/Inizio mostra: 12/12/2025, ore 18
Orari di apertura: da lunedì a sabato 17 – 19
Fine mostra: 17/12/2025
Ingresso libero
 
info@l2arte.it – 328 845 5928
www.l2arte.it
Da Press Galleria L2ARTE <press@l2arte.it>

Nuova luce sul Dittico di Perugino esposto in Palazzo Baldeschi 

Fondazione Perugia, insieme a Fondazione CariPerugia Arte, ha tenuto giovedì 11 dicembre, presso La Sala delle Colonne e a seguire a Palazzo Baldeschi in corso Vannucci a Perugia, la presentazione dedicata a Il dittico di Pietro Perugino e le acquisizioni di Fondazione Perugia. L’iniziativa ha registrato un’ampia partecipazione di studiosi, pubblico e rappresentanti delle istituzioni culturali, confermandosi un momento significativo di approfondimento attorno alle più recenti acquisizioni della Fondazione.

Le due tavole di Perugino esposte in Palazzo Baldeschi sono del periodo veneziano del Maestro

Lo evidenziano gli studi e le analisi presentate a Perugia

Durante l’incontro sono intervenuti Alcide Casini, Presidente di Fondazione Perugia; Francesco Federico Mancini, storico dell’arte; Antonio Natali, storico dell’arte; Gianluca Poldi dell’Università degli Studi di Udine; Vittoria Garibaldi, storico dell’arte. Gli interventi hanno ricostruito il percorso storico, critico e diagnostico del dittico composto dalle due tavole raffiguranti Cristo coronato di spine e la Vergine, attribuite al Perugino e acquisite all’asta Dorotheum di Vienna del 22 ottobre 2024.

Nel corso della presentazione è stato ricordato come l’acquisizione rappresenti un atto di tutela e valorizzazione del patrimonio umbro, oltre che un ritorno alla fruizione pubblica di opere che per decenni erano appartenute a collezioni private inglesi e svizzere. Le tavole, già esposte in diverse occasioni – da Campione d’Italia nel 2011 a Parigi nel 2014 fino a Perugia nel 2023 – erano state confermate come opere del Maestro da numerosi studiosi, pur nel persistere di un vivace dibattito attributivo. Proprio questa pluralità di letture è stata richiamata più volte dagli esperti intervenuti, che hanno sottolineato il ruolo del dittico come caso di studio di grande rilevanza per la conoscenza dell’opera matura di Pietro Vannucci. Questa acquisizione si inserisce in un percorso che da molti anni vede la Fondazione impegnata nella salvaguardia e nell’arricchimento del patrimonio storico-artistico legato al territorio umbro e, in particolare, nella conservazione e valorizzazione di testimonianze riconducibili al linguaggio e alla produzione del Perugino, figura identitaria per Perugia e per l’Umbria. Nel 1987, l’allora Cassa di Risparmio di Perugia acquisì in asta la Madonna con Bambino e due cherubini, databile all’ultimo decennio del XV secolo; nel 2017 si aggiunse il San Girolamo penitente (1520 ca.). L’ingresso delle due nuove tavole si affianca a queste precedenti acquisizioni, consolidando una linea d’azione coerente e continuativa dedicata alla tutela di un capitolo fondamentale della storia artistica regionale.

Una parte significativa della discussione ha riguardato gli influssi veneziani riscontrabili nelle due opere, in particolare collegati alla produzione di Alvise Vivarini. Questa componente ha permesso di inserire il dittico nel contesto della presenza del Perugino a Venezia negli anni 1494–1495, quando l’artista era stato chiamato a intervenire nella Sala del Gran Consiglio di Palazzo Ducale.

Durante il convegno sono stati presentati anche i risultati della recente campagna di indagini diagnostiche promossa da Fondazione Perugia. Le analisi hanno evidenziato una pittura a velature sottili, una craquelure compatibile con la tecnica a olio e l’uso di pigmenti quali vermiglione, biacca, terre e composti a base di rame e carbonio. È stato inoltre illustrato il particolare rivestimento in cuoio marrone decorato in oro, che ha contribuito nel tempo alla buona conservazione dei pannelli. Sono state documentate integrazioni antiche e moderne, un tassello di restauro sulla tavola della Madonna e tracce di attività xilofaga ormai stabilizzata.

La presentazione si è conclusa con la riflessione condivisa sul valore culturale dell’ingresso del dittico nelle collezioni di Fondazione Perugia: un arricchimento importante per il percorso espositivo di Palazzo Baldeschi.

SCHEDA TECNICA

Il dittico attribuito a Pietro Perugino, acquisito da Fondazione Perugia, è composto da due tavole raffiguranti Cristo coronato di spine e la Vergine, realizzate a olio su tavola e misuranti 33 × 27 cm ciascuna. I pannelli, sottili (7 mm), sono rivestiti da un cuoio marrone decorato in oro che richiama l’aspetto di una copertina libraria e che contribuisce alla protezione e alla conservazione delle opere. La conformazione complessiva suggerisce la funzione originaria di un piccolo altarolo domestico.

Le indagini diagnostiche evidenziano una pittura condotta a velature sottili, una craquelure coerente con la tecnica a olio e l’impiego di una tavolozza che comprende vermiglione, biacca, terre naturali, pigmenti a base di rame e nero di carbonio. Il disegno preparatorio risulta visibile in contorni marcati e lievi aggiustamenti in corso d’opera. Sono presenti restauri antichi e moderni, abrasioni, lacune e un tassello di riparazione sulla tavola della Madonna; si riscontrano inoltre esiti stabilizzati di attività xilofaga.

Dal punto di vista stilistico, il dittico presenta influssi della cultura veneziana di fine Quattrocento, in particolare della produzione di Alvise Vivarini. Questi elementi permettono di collocare le opere nel contesto del soggiorno veneziano del Perugino negli anni 1494–1495.

Per quanto riguarda la provenienza, il dittico transita da una collezione privata inglese a una svizzera prima di approdare sul mercato viennese, dove viene acquistato da Fondazione Perugia. Le due opere compaiono in diverse esposizioni internazionali – nel 2011, 2014 e 2023 – sempre con attribuzione al Maestro.


Ufficio Stampa e Comunicazione di Fondazione Perugia
Francesca Duranti
T 075 5725981 – dir. 075 8680401
 f.duranti@fondazioneperugia.it 
Area Comunicazione
Segreteria Organizzativa
 
Sede
Palazzo Graziani
Corso Vannucci 47, 06121 Perugia
Uffici
Palazzo Lippi Alessandri
Corso Vannucci 39, 06121 Perugia 
 
In collaborazione con: Studio ESSECI,
Simone Raddi tel. 049.663499 simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

A Randazzo si valorizza lo “Sciarone – Paesaggio di fuoco e di memoria”

L’Etna diventa un’aula a cielo aperto: a Randazzo si valorizza lo “Sciarone – Paesaggio di fuoco e di memoria”

Regione Siciliana, Comune di Randazzo, Unpli e Fondo Ambiente Italiano
ETNA, IL PARCO SCIARONE RACCONTA LA FORZA DEL VULCANO E LA VITA DELLA TERRA
Il 20 dicembre, alle 10.00 a Randazzo – presso l’ex cinema Moderno – il primo grande meeting dedicato al paesaggio di fuoco e memoria

C’è un luogo, sul versante nord dell’Etna, in cui il fuoco del vulcano e la memoria delle comunità s’incontrano. È il Parco Sciarone, poco distante dal centro medievale di Randazzo: paesaggio di sciare, boschi e colate laviche che raccontano, strato dopo strato, la capacità della natura di rinascere e delle persone di ricostruire legami profondi con la propria terra. Lì dove i boschi di roverella si intrecciano con le ginestre dell’Etna, i sentieri naturali corrono tra rocce nere e radure attrezzate per l’accoglienza.

Per restituire valore e visibilità a questo patrimonio, sabato 20 dicembre 2025 – al Centro Polifunzionale “ex Cinema Moderno” di Randazzo (via Cairoli 51) – si terrà il meeting “La forza del vulcano, la vita della terra”, primo appuntamento del programma di eventi “Sciarone – Paesaggio di fuoco e di memoria” promosso dall’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, dal Comune di Randazzo, dalla Delegazione FAI di Catania e dal Gruppo FAI Etna Nord, con il coinvolgimento di università, associazioni e operatori del territorio. La giornata si aprirà alle ore 9.00 con la proiezione del video di Mario Mattia, primo tecnologo INGV, “Questo tempo da fine del mondo… eruzioni vulcaniche e catastrofi climatiche”, seguiranno i saluti istituzionali e, dalle 10.00 alle 12.00, la sessione tematica dedicata a “La forza del vulcano, la vita della terra”.

Sul palco si alterneranno vulcanologi, geologi, botanici, archeologi, geografi dell’Università di Catania e forestali della Regione Siciliana, per raccontare lo Sciarone come laboratorio a cielo aperto di biodiversità, resilienza naturale e memoria collettiva.

Al centro del meeting ci sarà proprio il Parco: la sua storia “dall’abbandono alla rinascita”, le colate laviche trasformate in paesaggi da vivere, la cenere che da scarto può diventare risorsa a impatto zero, il rapporto tra il vulcano e le comunità dell’Alcantara e di Randazzo, la rinascita delle sciare come scrittura vivente della natura. Ogni intervento offrirà chiavi di lettura diverse – scientifiche, paesaggistiche, educative – per arrivare a una convinzione condivisa: valorizzare il paesaggio etneo significa prendersi cura del futuro della Sicilia. Un evento che vuole dar vita al percorso, che continuerà nel 2026 con incontri dedicati ai prodotti d’eccellenza dell’Etna e con le Giornate FAI di Primavera, che vedranno Randazzo e lo Sciarone protagonisti di un itinerario di scoperta sul paesaggio vulcanico. Obiettivo comune è trasformare il Parco in un luogo educativo, emozionale e generativo: un’aula all’aperto per le scuole, uno spazio di ricerca per l’università, un laboratorio creativo per artis: ti e comunità.

Il meeting del 20 dicembre è dunque un invito a guardare l’Etna non solo come scenario, ma come bene comune da conoscere, rispettare e custodire. Partecipare significa contribuire a una nuova cultura del paesaggio, che riconosce nello Sciarone il simbolo di una Sicilia capace di trasformare la bellezza in responsabilità condivisa.


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All’Aventino un grande albero di Natale con installazioni artistiche per OPENBOX6 

Con ALBERO D’ARTISTA si giunge alla sesta edizione di OPENBOX, un progetto espositivo dell’Associazione Amici dell’Aventino*ETS, promosso con il Municipio I Roma Centro, che persegue le finalità statutarie di AdA* di custodia e valorizzazione dei luoghi del colle. Un progetto pilota incentrato sul dialogo tra la scultura contemporanea e i giardini dell’Aventino, che vuole dare la possibilità agli artisti di esporre le proprie opere in un contesto paesaggistico e storico unico. 

OPENBOX6 | ALBERO D’ARTISTA
 
In mostra da domenica 14 DICEMBRE 2025 ORE 10.30
nei giardini di PIAZZA ALBINA e a seguire nel giardino di SANT’ALESSIO
 
le installazioni site-specific di
Fabio Maria ALECCI, Nina EATON, Gianluca ESPOSITO,
Susanne KESSLER, Samuele VESUVIO e Paul WIEDMER,
a cura di AdA- Cultura

Un “fil rouge” lega OPENBOX6 – ALBERO D’ARTISTA al precedente AVENTINOforFUTURE. Ambedue portano l’attenzione sul tema della sostenibilità, delle trasformazioni climatiche, con i relativi risvolti economici, politici e sociali. È risaputo che gli alberi sono elementi cruciali dell’ecologia, svolgendo un ruolo fondamentale nella purificazione dell’aria, nella protezione del suolo e nella regolazione del clima. La fotosintesi e la respirazione degli alberi assorbono anidride carbonica, mitigando il cambiamento climatico e producendo ossigeno. I boschi, in particolare, sono ecosistemi complessi che supportano la biodiversità, fornendo cibo e riparo a numerosi organismi, e influenzano il microclima locale. L’albero, simbolo assiale e universale, rappresenta la vita, la crescita, la forza e la connessione tra il mondo materiale e spirituale. Simboleggia la resilienza, la longevità, la stabilità e la fertilità. In molte culture, l’albero è associato all’albero della vita, all’albero cosmico, e rappresenta l’origine del mondo e la fonte della vita. 

AdA vuole porre l’attenzione su Riforestiamo Roma! un piano imponente per restituire alla città alberature e arbusti che mitigano la temperatura, migliorano la qualità dell’aria, riducono l’inquinamento atmosferico, contrastano il fenomeno delle isole di calore, permettono una migliore gestione delle acque piovane e riportano decoro e bellezza in città.



PIAZZA ALBINA
In mezzo al giardino, circondato da olmi, una unica installazione site-specific, un grande albero di Natale addobbato con le opere degli artistiFabio Maria ALECCI appende Cubi le scatoleNina EATON Fruits e Susanne KESSLER la sua In golden cage. I Bersagli i pesci di Gianluca ESPOSITO si affacciano tra i rami insieme ai Adoratores, di Samuele VESUVIO mentre i Rami di pianeti Paul WIEDMER si confondano con quelli dell’abete, lasciando brillare i pianeti immaginari.

Il giardino di SANT’ALESSIO
Tra le sue mura protette sono installate le opere individuali: Fabio Maria ALECCI presenta I moscerini, appoggiati sui rami contorti di un ficus e realizzati con materiali di ricupero, che scimmiottano delle creature viventi grottesche e ridicolmente mostruose. Gianluca ESPOSITO con La fisica del mondo quando brucia, fiammiferi che bruciano in una gabbia-edicola, ci riporta a una Natura che ci illudiamo di conoscere, ma che per incuria abbiamo contribuito a modificare, e che ora ci confronta con fenomeni sempre più estremi nel mondo naturale soggetto al cambiamento climatico. Nina EATON con la Wallflower deposita nell’uso del colore una componente progettuale, scenografica e costruttiva che nulla toglie alla eterna sorpresa dell’ignoto. Samuele VESUVIO crea un boschetto abitato da VulcanoShùshén figure sospese tra mito e natura, messaggeri di resilienza e curiosità. La narrazione che li accompagna evoca migrazioni botaniche, adattamenti e contaminazioni culturali. Paul WIEDMER propone Ospiti, uno scambio reciproco di doni. Ospiti di alberi che sono a loro volta gli ospiti dell’arte e dell’uomo, “accogliere l’altro che viene farsi abitare dall’altro custodendolo persino nella sua eccentricità e stravaganza” (Jacques Derrida).


Al tempo del mito il gigante Caco abitava in una caverna lungo il fianco scosceso dell’Aventino verso il Tevere. Virgilio descrive il colle nell’Eneide come 

Un cocuzzolo altissimo ed alpestro,
Ch’ai nidi d’avvoltoi e di tali altri
Augelli di rapina e di carogna
Era opportuno albergo”.

Essendo disabitato, il colle era ricoperto di una fitta vegetazione, caratterizzata dalla presenza di querce, lecci, roverelle, cerri, sughere: il “bosco d’Aventino” ricordato in un altro passo dell’Eneide, dove dall’unione di Ercole e Rea era nato l’eroe eponimo, il bell’Aventino poi re degli Albani. 

Se ci si affida alle memorie figurate bisogna arrivare fino al 1575 per vedere, in una stampa del francese Etienne Dupérac, il pendio verso il Tevere quasi del tutto spoglio, ad eccezione di cespugli bassi e arbusti tra le rovine. Solo il giardino del convento dei Santi Bonifacio e Alessio mostra una vegetazione non più spontanea ma organizzata in un filare di sei alberi di alto fusto. 

Mentre il coronamento del colle era stato precocemente colonizzato da edifici ecclesiastici e conventuali insediatisi su preesistenze archeologiche, il carattere selvaggio della scarpata che si immergeva direttamente nel Tevere, così diverso dagli altri colli di Roma, era stato molte volte rappresentato in disegni, quadri, incisioni. Un disegno del pittore francese Nicolas Poussin, nella prima metà del Seicento, mostra le pendici punteggiate da alberi, forse lecci, alcuni disposti lungo il ripido cammino che dalla riva del fiume saliva verso l’attuale chiesa del Priorato. 

Nel dipinto dell’olandese Gaspar van Wittel,  negli anni ottanta del Seicento, sul profilo alto del colle, ormai tutto costruito, compaiono due pini a ombrello a fianco di Santa Sabina, una grande latifoglia e tre cipressi a destra del Priorato. Altre memorie pittoriche e incise sullo scorcio del Seicento e nei primi decenni del Settecento (Isaac de Moucheron, Paolo Anesi, Giuseppe Vasi, altri artisti anonimi) mostrano un’ordinata mescolanza di pini, cipressi, pioppi, giovani lecci. Lungo il sentiero che sale il pendio una doppia fila di piante capitozzate.

A partire dal tardo Cinquecento le mappe di Roma raffigurano il declivio dell’Aventino verso il Circo Massimo e verso la piana del Testaccio spartito in appezzamenti delimitati da mura e da strade, del tutto privi di costruzioni, tranne le chiese e qualche rudere affiorante. Vi si individuano campi coltivati, punteggiati da rari alberi da frutto. Una situazione che, poco prima della metà del Settecento, era consolidata in grandi proprietà ecclesiastiche e del patriziato romano ed era destinata a perdurare fino alla fine dell’Ottocento. Il casale già Torlonia in piazza del Tempio di Diana e il casaletto di fronte al convento di Santa Sabina sono le ultime tracce della secolare destinazione agricola del colle. 

L’ultima trasformazione del verde dell’Aventino segue all’urbanizzazione che prende avvio agli inizi del Novecento. Non solo quella nei giardini degli edifici privati, che si popolano di specie vegetali secondo i gusti degli abitanti, con esemplari che nel tempo hanno assunto dimensioni monumentali, come alcuni cedri del Libano. Ai lati delle nuove strade nascono le alberate di pini, siliquastri, tigli, magnolie, olmi.  Fra i primi giardini pubblici del colle prende forma lo scenografico Giardino degli Aranci, un unicum progettato da Raffaele de Vico (1931) in sintonia con l’arancio di san Domenico, che la tradizione identifica con la pianta al centro del vicino chiostro di Santa Sabina. 


INFO

OPENBOX6 | ALBERO D’ARTSITA
. Mostra di arte contemporanea nei giardini dell’Aventino. 
Un progetto dell’Associazione Amici dell’Aventino, promosso con il Municipio I Roma Centro.
Opere di: Fabio Maria Alecci, Nina Eaton, Gianluca Esposito, Susanne Kessler, Samuele Vesuvio, Paul Wiedmer.
A cura di AdA-Cultura con Daniela Gallavotti Cavallero, Alessandro Olivieri, Mara van Wees. 
Testi di: DGC, Francesca Perti, Jasmine Pignatelli, MvW. 
Patrocinio: la SERPARA parco scultoreo di Paul Wiedmer e Samuele Vesuvio (www.serpara.info)
La PRIMA STANZA Home Gallery di Fabio Maria Alecci e Gianluca Esposito

Opening domenica 14.12.2028, ore 10.30
Dove: Nei giardini di Piazza Albina e a seguire Sant’Alessio dal 014.12.2024 al 08.02.2026
ingresso gratuito dalle 9.30 al tramonto. info@aventino.org  
 
Si ringrazia per la collaborazione

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Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Melasecca PressOffice – blowart

roberta.melasecca@gmail.com
Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>

Fabrizio Bosso incanta il Regio per il “Natale Insieme” di Fondazione Cariparma

L’artista si è esibito con il pianista Julian Oliver Mazzariello, il contrabbassista Jacopo Ferrazza e il batterista Nicola Angelucci, nell’ensemble About ten, con la direzione e gli arrangiamenti di Paolo Silvestri

Fabrizio Bosso incanta il Regio: applausi a scena aperta per il Natale Insieme di Fondazione Cariparma

Calore, emozione e musica hanno avvolto il folto pubblico del Teatro Regio nella notte di Santa Lucia. Insieme, più di 900 persone si sono strette in una serata speciale per riscoprire la forza di una comunità coesa e solidale: il Natale Insieme di Fondazione Cariparma.

Dopo gli auguri del Presidente di Fondazione Cariparma Franco Magnani, l’ospite d’eccezione Fabrizio Bosso è salito sul palco per condurre il pubblico in un viaggio di note ed improvvisazioni. Accanto a lui About ten, l’ensemble che, sotto la direzione di Paolo Silvestri, curatore anche degli arrangiamenti, ha intrecciato i classici di grandi maestri come Ellington e Gillespie e ha regalato agli spettatori anche musica originale, raffinata, vivace, imprevedibile, ricca di colori e nuove sonorità.

Insieme all’inconfondibile tromba di Bosso, la line up formata dal pianoforte di Julian Oliver Mazzariello, dal contrabbasso di Jacopo Ferrazza e dalla batteria di Nicola Angelucci ha interpretato uno spirito jazz capace di abbattere distanze e diversità fino a creare un’unica, energetica, voce. Gli eleganti arrangiamenti, vivaci e pieni di swing, hanno preso vita anche grazie al sestetto di fiati, accuratamente selezionato tra i giovani talenti di tutta Italia.

Il lungo applauso e la commozione del pubblico sono stati la conferma della rinnovata forza del messaggio che Fondazione Cariparma, ogni anno, vuole trasmettere alla comunità. Natale Insieme è molto più di un semplice concerto, è un’occasione per riscoprirci uniti dallo spirito natalizio più autentico.


Francesca Costi 
Area Comunicazione
Da Comunicazione FCRPR <comunicazione@Fondazionecrp.it>