


Con ALBERO D’ARTISTA si giunge alla sesta edizione di OPENBOX, un progetto espositivo dell’Associazione Amici dell’Aventino*ETS, promosso con il Municipio I Roma Centro, che persegue le finalità statutarie di AdA* di custodia e valorizzazione dei luoghi del colle. Un progetto pilota incentrato sul dialogo tra la scultura contemporanea e i giardini dell’Aventino, che vuole dare la possibilità agli artisti di esporre le proprie opere in un contesto paesaggistico e storico unico.

| OPENBOX6 | ALBERO D’ARTISTA In mostra da domenica 14 DICEMBRE 2025 ORE 10.30 nei giardini di PIAZZA ALBINA e a seguire nel giardino di SANT’ALESSIO le installazioni site-specific di Fabio Maria ALECCI, Nina EATON, Gianluca ESPOSITO, Susanne KESSLER, Samuele VESUVIO e Paul WIEDMER, a cura di AdA- Cultura |
Un “fil rouge” lega OPENBOX6 – ALBERO D’ARTISTA al precedente AVENTINOforFUTURE. Ambedue portano l’attenzione sul tema della sostenibilità, delle trasformazioni climatiche, con i relativi risvolti economici, politici e sociali. È risaputo che gli alberi sono elementi cruciali dell’ecologia, svolgendo un ruolo fondamentale nella purificazione dell’aria, nella protezione del suolo e nella regolazione del clima. La fotosintesi e la respirazione degli alberi assorbono anidride carbonica, mitigando il cambiamento climatico e producendo ossigeno. I boschi, in particolare, sono ecosistemi complessi che supportano la biodiversità, fornendo cibo e riparo a numerosi organismi, e influenzano il microclima locale. L’albero, simbolo assiale e universale, rappresenta la vita, la crescita, la forza e la connessione tra il mondo materiale e spirituale. Simboleggia la resilienza, la longevità, la stabilità e la fertilità. In molte culture, l’albero è associato all’albero della vita, all’albero cosmico, e rappresenta l’origine del mondo e la fonte della vita.
AdA vuole porre l’attenzione su Riforestiamo Roma! un piano imponente per restituire alla città alberature e arbusti che mitigano la temperatura, migliorano la qualità dell’aria, riducono l’inquinamento atmosferico, contrastano il fenomeno delle isole di calore, permettono una migliore gestione delle acque piovane e riportano decoro e bellezza in città.

PIAZZA ALBINA
In mezzo al giardino, circondato da olmi, una unica installazione site-specific, un grande albero di Natale addobbato con le opere degli artisti: Fabio Maria ALECCI appende Cubi le scatole, Nina EATON Fruits e Susanne KESSLER la sua In golden cage. I Bersagli i pesci di Gianluca ESPOSITO si affacciano tra i rami insieme ai Adoratores, di Samuele VESUVIO mentre i Rami di pianeti Paul WIEDMER si confondano con quelli dell’abete, lasciando brillare i pianeti immaginari.
Il giardino di SANT’ALESSIO
Tra le sue mura protette sono installate le opere individuali: Fabio Maria ALECCI presenta I moscerini, appoggiati sui rami contorti di un ficus e realizzati con materiali di ricupero, che scimmiottano delle creature viventi grottesche e ridicolmente mostruose. Gianluca ESPOSITO con La fisica del mondo quando brucia, fiammiferi che bruciano in una gabbia-edicola, ci riporta a una Natura che ci illudiamo di conoscere, ma che per incuria abbiamo contribuito a modificare, e che ora ci confronta con fenomeni sempre più estremi nel mondo naturale soggetto al cambiamento climatico. Nina EATON con la Wallflower deposita nell’uso del colore una componente progettuale, scenografica e costruttiva che nulla toglie alla eterna sorpresa dell’ignoto. Samuele VESUVIO crea un boschetto abitato da VulcanoShùshén figure sospese tra mito e natura, messaggeri di resilienza e curiosità. La narrazione che li accompagna evoca migrazioni botaniche, adattamenti e contaminazioni culturali. Paul WIEDMER propone Ospiti, uno scambio reciproco di doni. Ospiti di alberi che sono a loro volta gli ospiti dell’arte e dell’uomo, “accogliere l’altro che viene farsi abitare dall’altro custodendolo persino nella sua eccentricità e stravaganza” (Jacques Derrida).
GLI ALBERI DELL’AVENTINO
Daniela Gallavotti Cavallero
Al tempo del mito il gigante Caco abitava in una caverna lungo il fianco scosceso dell’Aventino verso il Tevere. Virgilio descrive il colle nell’Eneide come
“Un cocuzzolo altissimo ed alpestro,
Ch’ai nidi d’avvoltoi e di tali altri
Augelli di rapina e di carogna
Era opportuno albergo”.
Essendo disabitato, il colle era ricoperto di una fitta vegetazione, caratterizzata dalla presenza di querce, lecci, roverelle, cerri, sughere: il “bosco d’Aventino” ricordato in un altro passo dell’Eneide, dove dall’unione di Ercole e Rea era nato l’eroe eponimo, il bell’Aventino poi re degli Albani.
Se ci si affida alle memorie figurate bisogna arrivare fino al 1575 per vedere, in una stampa del francese Etienne Dupérac, il pendio verso il Tevere quasi del tutto spoglio, ad eccezione di cespugli bassi e arbusti tra le rovine. Solo il giardino del convento dei Santi Bonifacio e Alessio mostra una vegetazione non più spontanea ma organizzata in un filare di sei alberi di alto fusto.
Mentre il coronamento del colle era stato precocemente colonizzato da edifici ecclesiastici e conventuali insediatisi su preesistenze archeologiche, il carattere selvaggio della scarpata che si immergeva direttamente nel Tevere, così diverso dagli altri colli di Roma, era stato molte volte rappresentato in disegni, quadri, incisioni. Un disegno del pittore francese Nicolas Poussin, nella prima metà del Seicento, mostra le pendici punteggiate da alberi, forse lecci, alcuni disposti lungo il ripido cammino che dalla riva del fiume saliva verso l’attuale chiesa del Priorato.
Nel dipinto dell’olandese Gaspar van Wittel, negli anni ottanta del Seicento, sul profilo alto del colle, ormai tutto costruito, compaiono due pini a ombrello a fianco di Santa Sabina, una grande latifoglia e tre cipressi a destra del Priorato. Altre memorie pittoriche e incise sullo scorcio del Seicento e nei primi decenni del Settecento (Isaac de Moucheron, Paolo Anesi, Giuseppe Vasi, altri artisti anonimi) mostrano un’ordinata mescolanza di pini, cipressi, pioppi, giovani lecci. Lungo il sentiero che sale il pendio una doppia fila di piante capitozzate.
A partire dal tardo Cinquecento le mappe di Roma raffigurano il declivio dell’Aventino verso il Circo Massimo e verso la piana del Testaccio spartito in appezzamenti delimitati da mura e da strade, del tutto privi di costruzioni, tranne le chiese e qualche rudere affiorante. Vi si individuano campi coltivati, punteggiati da rari alberi da frutto. Una situazione che, poco prima della metà del Settecento, era consolidata in grandi proprietà ecclesiastiche e del patriziato romano ed era destinata a perdurare fino alla fine dell’Ottocento. Il casale già Torlonia in piazza del Tempio di Diana e il casaletto di fronte al convento di Santa Sabina sono le ultime tracce della secolare destinazione agricola del colle.
L’ultima trasformazione del verde dell’Aventino segue all’urbanizzazione che prende avvio agli inizi del Novecento. Non solo quella nei giardini degli edifici privati, che si popolano di specie vegetali secondo i gusti degli abitanti, con esemplari che nel tempo hanno assunto dimensioni monumentali, come alcuni cedri del Libano. Ai lati delle nuove strade nascono le alberate di pini, siliquastri, tigli, magnolie, olmi. Fra i primi giardini pubblici del colle prende forma lo scenografico Giardino degli Aranci, un unicum progettato da Raffaele de Vico (1931) in sintonia con l’arancio di san Domenico, che la tradizione identifica con la pianta al centro del vicino chiostro di Santa Sabina.
| INFO OPENBOX6 | ALBERO D’ARTSITA. Mostra di arte contemporanea nei giardini dell’Aventino. Un progetto dell’Associazione Amici dell’Aventino, promosso con il Municipio I Roma Centro. Opere di: Fabio Maria Alecci, Nina Eaton, Gianluca Esposito, Susanne Kessler, Samuele Vesuvio, Paul Wiedmer. A cura di AdA-Cultura con Daniela Gallavotti Cavallero, Alessandro Olivieri, Mara van Wees. Testi di: DGC, Francesca Perti, Jasmine Pignatelli, MvW. Patrocinio: la SERPARA parco scultoreo di Paul Wiedmer e Samuele Vesuvio (www.serpara.info) La PRIMA STANZA Home Gallery di Fabio Maria Alecci e Gianluca Esposito Opening domenica 14.12.2028, ore 10.30 Dove: Nei giardini di Piazza Albina e a seguire Sant’Alessio dal 014.12.2024 al 08.02.2026 ingresso gratuito dalle 9.30 al tramonto. info@aventino.org Si ringrazia per la collaborazione Ufficio Stampa Roberta Melasecca Melasecca PressOffice – blowart roberta.melasecca@gmail.com |
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