Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva CORPUS

Fino a sabato 24 gennaio, la Galleria Leòn riapre le porte al pubblico con la mostra collettiva “Corpus“, curata da Leonardo Iuffrida, fondatore e direttore della galleria. Il progetto celebra il primo anniversario dello spazio, riunendo 5 artisti già protagonisti della sua programmazione nel corso del primo anno di attività.

In un’epoca dominata da selfie, social media e ostentazione dell’io, il corpo è divenuto uno strumento privilegiato nella costruzione dell’identità individuale e collettiva. La galleria ha posto questo tema al centro della sua ricerca, con l’obiettivo di diventare un luogo di riflessione e confronto.

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva
 
CORPUS
A cura di Leonardo Iuffrida

Fino al 24 gennaio 2026
Galleria Leòn, Via Galliera 42/A – 40121 Bologna

Fino al 24 gennaio, questo spazio ospita “Corpus“, un’indagine visiva che riunisce Camilla Di Bella Vecchi, Marco Gualdoni, Lulù Withheld, Ettore Moni e Serafino, ciascuno con una visione distintiva, accomunati dalla capacità di esplorare le modalità con cui il corpo si fa specchio della nostra contemporaneità. Le loro traiettorie si intrecciano in una narrazione che offre mondi ideali, reale contatto e atti di resistenza nel buio oscurantista del presente.

NUDITÀ COME MISTERO E UTOPIA
Camilla Di Bella Vecchi & Marco Gualdoni

Ciò che viene offerto dai due artisti è un mondo utopico, immaginifico e pieno di mistero, che solo un mezzo come la fotografia può rendere credibile. Uno sguardo sul corpo privo di nostalgia, che si fa ponte di memoria verso il futuro. La visione fotografica di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni attinge all’immaginario della pittura fiamminga, in cui l’uso di una luce epidermica e analitica era simbolo di progresso, equità e sapere. Una luce che, scivolando su ogni più piccolo dettaglio del reale, eliminava gerarchie tra le cose e suscitava sete di conoscenza.

NUDITÀ COME RIAPPROPRIAZIONE DI SÉ, OLTRE LE BARRIERE DIGITALI
Lulù Withheld

La realtà e i nostri corpi sono ogni giorno esperiti attraverso uno schermo tecnologico che espone e dà visibilità, promette protezione e connessione, ma invece isola, filtra e crea visioni anestetizzate. In un pulviscolo di pixel, i corpi fotografati da Withheld recuperano la loro fisicità e materialità perduta, con l’intento di abbattere le barriere e ritrovare un reale contatto con sé stessi e gli altri.

NUDITÀ COME LEGAME COMUNITARIO E ATTO DI RESISTENZA
Ettore Moni

I ritratti fotografici realizzati da Ettore Moni trasformano l’osservazione in un’esperienza vissuta sulla propria pelle. Un’esplorazione di identità libere, outsider e non conformiste con cui ritrovare, attraverso la loro nudità, il coraggio di essere sé stessi e il senso profondo di una comune appartenenza. Ogni scatto permette di rispecchiarsi nell’altro, ampliare i nostri orizzonti e trovare legami condivisi.

NUDITÀ COME FIORITURA EMOTIVA
Serafino

Francesco Esposito, in arte Serafino, si ispira alla natura per ripensare le relazioni, l’amore e l’ordine sociale. Fotografa corpi, abbracci e connessioni umane, affiancandoli a scatti di elementi naturali. L’invito è a ridefinire i legami sentimentali ed affettivi non solo come una strada a senso unico, ma come una rete infinita di possibilità.


GALLERIA LEÒN

Nel suo primo anno di vita, Galleria Leòn si è distinta a Bologna come uno spazio innovativo e plurifunzionale. Il suo carattere aperto e il suo stampo internazionale hanno contribuito a generare una forte risonanza in città, sostenuta da una programmazione attenta tanto alla pluralità dei linguaggi quanto ai temi che attraversano l’immaginario contemporaneo. In particolare, la galleria dedica un’attenzione privilegiata alla fotografia e alle pratiche artistiche che utilizzano il corpo come principale strumento di espressione e comunicazione.

Fin dall’ingresso, Galleria Leòn si presenta come un luogo articolato in due anime: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda sezione dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti.

BIOGRAFIA

LEONARDO IUFFRIDA – FONDATORE E DIRETTORE DELLA GALLERIA LEÒN

Leonardo Iuffrida: storico dell’arte e autore de “Il nudo maschile nella fotografia e nella moda”, edito da Odoya. Laureato al DAMS di Bologna, ha studiato curatela presso la Fondazione Fotografia Modena (oggi Fondazione Modena Arti Visive) e Art & Business presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. I suoi saggi su arte e moda sono stati pubblicati da Skira, Bononia University Press, Silvana Editoriale Brill Academic Publishers. Ha collaborato con GQ, Exibart, Artribune e Fondazione Pitti Discovery. Presso Senape Vivaio Urbano ha curato le mostre: “Stefano Questorio – Beyond Transparencies”, “Roberto Dapoto – Pittura da Fotografia”, “Matteo Piacenti – Nel giardino dei corpi svelati”, e “Tom of Finland and the Golden of Physique Photography”.


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: “Corpus” a cura di Leonardo Iuffrida
DOVE: Via Galliera 42/A, 40121, Bologna – Italia
OPENING: venerdì 5 dicembre 2025 ore 18.00
DATE DI APERTURA: dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026
ORARI: da martedì a sabato 10 – 12.30 / 16 – 19.30
lunedì 8 dicembre: 16 – 19.30
domenica 7, 14, 21 dicembre: 16 – 19.30
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI GALLERIA LEÒN:
MAIL: info@gallerialeon.com
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/galleria.leon/
 
CONTATTI LEONARDO IUFFRIDA:
FACEBOOK: https://www.facebook.com/leonardo.iuffrida.1?locale=it_IT
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/leonardo_iuff/
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/leonardo-iuffrida-8592294b/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
 
051 6569105 – 392 2527126                    
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com> 

Venezia, BLUE GALLERY: Simone Meneghello incontra Borges fino al 20 gennaio

MENEGHELLO INCONTRA BORGES
Personale di Simone Meneghello
a cura e testo critico di Alberto Dambruoso

09.12.25 > 11.01..2026 

Inaugurazione 09 dicembre 2025 h.18

Blue Gallery 
Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia

Alla Blue Gallery gli eventi non si programmano: accadono. Nascono da conversazioni leggere ma dense, dall’andirivieni quotidiano, nella vivace zona di Dorsoduro a Venezia, dall’ascolto fertile che maturano i progetti come semi. È in questo terreno, vivo e non artificiale, che Simone Meneghello incontra Borges. Non una citazione, non un omaggio illustrativo, ma uno scambio: un attraversamento.
Un incontro che avviene fisicamente nello spazio della galleria e poeticamente  nell’opera, come se la letteratura si fosse fermata qui, pronta a trasformarsi in materia, oggetto, corpo. Meneghello lavora da anni sul limite. Sul confine tra parola e silenzio, tra senso e opacità. Le sue opere non comunicano un contenuto: custodiscono una presenza. Sono libri riscritti, sovrapposti, saturati fino a diventare superfici compatte, nere, inaggirabili. Sono scatole che contengono nulla pur contenendo tutto, boccette che archiviano poesie frante come messaggi lanciati al mare; sono enciclopedie che hanno perso la possibilità della lettura ma hanno guadagnato densità, peso, esistenza.

 Il critico Dambruoso osserva che «le parole, frantumate o sovrascritte, perdono la loro funzione originaria mostrandosi solo per la loro nuda e scarna presenza». È Meneghello stesso a definire questa pratica come Presenza dell’assenza, e ancora:”Quando il linguaggio si compatta nelle mie opere, quando le lettere si sovrappongono e si perdono nella densità tipografica, accade qualcosa che va oltre la scrittura: il linguaggio mostra se stesso nel momento in cui non può più dire. Le opere sono il varco, la soglia dove la parola smette di essere discorso e diventa presenza».

Dopo Pasolini e Pavese, ora il dialogo si apre con Borges. Il confronto con l’opera letteraria del grande scrittore e poeta argentino, nasce soprattutto intorno al concetto di simultaneità. E’ ancora Meneghello a definire questo punto affermando che: “Nelle mie opere il testo si sottrae alla sequenza lineare e viene restituito come densità simultanea” (In alcune opere la sovrapposizione si sviluppa anche in un solo punto. Un intero testo è presente, stratificato, sovrapposto in un unico punto, come ad esempio nell’opera dal titolo “L’Aleph”). 

Meneghello ha impostato la sua ricerca su questi concetti, declinandola però su un piano visivo: i suoi libri non si leggono ma contengono tutto. Attraversandole non si entra nel significato ma in quello spazio in cui significato e materia coincidono. 

La mostra si compone di due nuclei espositivi, due forme di passaggio:

I. Le opere a parete

Cinque lavori murali — Cosmogonia, Finzioni, L’Aleph, Trittico L’altro, La biblioteca di Babele, Funes, Il giardino dai sentieri che si biforcano.Oggetti che non trasmettono significato, ma lo trattengono.

Sono opere-soglia: blocchi compattati di testo, superfici che non si lasciano leggere ma custodiscono la totalità dei libri da cui provengono. Ogni opera è un frammento di un tutto simultaneo, un punto di densità che nega la sequenza e invita a sostare nel limite del linguaggio. Non tutte le opere sono sovrascritte, alcune sono compattate, destrutturate o velate; tutte, in ogni caso, non possono essere decodificate. 

II. Labirinto di Borges — Sentiero della conoscenza

Il secondo nucleo comprende l’installazione “Labirinto di Borges – Sentiero della conoscenza”; quindici volumi enciclopedici, privi di copertine e monocromi, formano un sentiero che parte dalla parete, attraversa il pavimento e supera la soglia della galleria per continuare idealmente e materialmente sulla strada (oltre il vetro/velo della vetrina). È un gesto che porta l’enciclopedia – simbolo del sapere ordinato e totale – oltre il proprio linguaggio: un attraversamento, un oltrepassamento del limite. «Il vuoto compreso tra un volume e l’altro è un vuoto che è tutto: lo spazio stesso della simultaneità, dove presenza e assenza coincidono», scrive Dambruoso.

Anche nella sua struttura, il sentiero si offre come figura paradossale: sembra un sentiero che conduce, ma pur conducendo, non porta da nessuna parte. Non vi è inizio né fine, né sopra né sotto, né dentro né fuori, né pieno né vuoto: tutto è contemporaneamente presente.

Un percorso che conduce e non conduce: la meta non è l’arrivo, ma il cammino.

Non c’è inizio né fine. Non c’è dualità che resista. Il percorso è luogo di tempo indiviso.

Dambruoso riconosce nella ricerca di Meneghello «una tappa ulteriore verso la dimostrazione della verità dell’opera», in cui l’opera esiste al di là del significato.
Non per dire: per essere. L’artista stesso ribadisce:“L’arte, per come la vivo io, e il mio lavoro non sono mai comunicazione. Attraversare la soglia significa accettare che ogni senso sia già ecceduto, che il linguaggio – nel momento in cui si arresta – riveli la sua appartenenza all’Uno”.

MENEGHELLO INCONTRA BORGES non è una mostra che si guarda. È una mostra che si attraversa.

Simone Meneghello nasce a Milano il 3 Settembre 1973.
Frequenta il liceo artistico I di Brera e si dedica allo studio della scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Fin dagli anni novanta le sue opere trovano espressione attraverso varie forme dell’arte visiva alle quali, da sempre, affianca la composizione e la produzione musicale. Vive e lavora a Padova 

WEBSITE www.simonemeneghello 
INSTAGRAM @simonemeneghelloart


BLUE GALLERY

Minuscola e orgogliosamente indipendente è situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il  blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare

INSTAGRAM @bluegalleryvenice 


ORARI DI VISITA

DOVE
BLUE GALLERY 
Rio Terà Canal – S. Margherita
Dorsoduro 3061, Venezia

ORARI di VISITA 
Da Martedi a Domenica 10-13 /15-19

Contatti Stampa
CRISTINA GATTI PRESS & PR
press@cristinagatti.it
Da Cristina Gatti – Press & P.R. – Venezia <press@cristinagatti.it>

La Collezione Lokar trova la sua “grotta delle meraviglie”

Al Museo Sartorio di Trieste, il nuovo allestimento permanente, concepito appositamente per la preziosa donazione delle porcellane dei coniugi Lokar. La raffinata Collezione di porcellane delle più prestigiose manifatture europee, frutto di 60 anni di acquisti di Giovanni Lokar e Sonja Polojaz, entra per la prima volta nelle collezioni del Civico Museo Sartorio di Trieste.

DONAZIONE LOKAR
Lo splendore della porcellana europea
Trieste, Museo Civico Sartorio
Largo Papa Giovanni XXIII 1
Dal 14 dicembre 2025

Per ospitare questa donazione unica è stato concepito e realizzato un allestimento speciale che valorizza la ricchezza e la rarità dei pezzi. Il progetto tecnico delle sale, ideato dall’architetto Gabriele Pitacco in collaborazione con il team curatoriale del Museo Sartorio e realizzato dalla ditta Clemente Costruzioni e dalla falegnameria Burelli, è stato pensato appositamente per questa collezione, mentre la curatela scientifica è di Michela Messina, conservatrice del Museo Sartorio. Le due sale sono state studiate per offrire letture multiple: una dedicata alla porcellana italiana e l’altra alle manifatture del resto d’Europa, con ordinamento per manifattura, area geografica e sequenza cronologica. Ogni oggetto è stato posizionato con cura per garantirne la migliore leggibilità formale e decorativa, al servizio sia degli specialisti sia del pubblico.

 L’ambientazione, ispirata alle “grotte delle meraviglie”, crea un ambiente raccolto e suggestivo in cui le porcellane risplendono come gioielli. Ad accompagnare il visitatore alla scoperta della collezione è un’intera parete che mostra la mappa dell’Europa disegnata a mano, illuminata dai diversi marchi delle porcellane dislocate nelle loro città di origine, e dei testi che illustrano: la porcellana, il collezionista e la storia della collezione.

Le vetrine, realizzate da Goppion, eccellenza italiana presente nei più importanti musei mondiali, sono dotate delle più aggiornate tecnologie di sicurezza e conservazione.  I materiali scelti sono il metallo, il vetro extra chiaro antisfondamento e gli specchi. I moduli a parete, con fondo e base a specchio, offrono una visione ottimale a 360° delle porcellane e dei loro marchi, elemento essenziale per comprendere provenienza e valore. In ogni sala è presente una vetrina semicircolare ispirata alle British Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, che ospita i pezzi più pregiati; panche semicircolari, di cui una con tablet interattivo, invitano il pubblico a sostare e approfondire.

Un patrimonio nuovo per la città. La Collezione Lokar, con oltre 550 pezzi e più di 80 manifatture documentate, rappresenta un nucleo di eccezionale valore storico e scientifico per lo studio della porcellana europea del Settecento e dell’Ottocento. L’ingresso della collezione nel Museo Sartorio, con un allestimento creato ad hoc, arricchisce l’offerta culturale della città e accresce il prestigio della casa museo.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, e realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.


Informazioni
Civico Museo Sartorio — Largo Papa Giovanni XXIII, 1 – Trieste
T. +39 040 675 9321 — museosartorio@comune.trieste.it
www.museosartoriotrieste.it | www.triestecultura.it

Orario: da mercoledì a domenica, 10.00–17.00 • Ingresso libero
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI
Ref. Roberta Barbaro
049 663499; roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Il grano e l’acqua: le risorse essenziali ridefiniscono la geopolitica globale

Una riflessione sul volume “Wheat and Water – Ancient, Present and Future Geopolitical Challenges”, che esplora in chiave multidisciplinare il ruolo strategico di due risorse fondamentali per la sicurezza alimentare e la stabilità internazionale.

Il rapporto tra risorse naturali e potere politico non è un tema nuovo: dall’antichità fino ai giorni nostri, la disponibilità di acqua e cereali ha segnato confini, alleanze e conflitti. Nel volume Wheat and Water – Ancient, Present and Future Geopolitical Challenges, curato da Giuseppe Anzera e Tiberio Graziani, questo nesso viene analizzato in profondità, rivelando come grano e acqua non siano solo beni vitali, ma leve geopolitiche che modellano equilibri internazionali critici.

Una lente interdisciplinare sulla sicurezza delle risorse

Il libro, frutto di contributi di numerosi studiosi, si articola in quattro sezioni principali che offrono una lettura integrata delle dinamiche attuali e delle possibili evoluzioni future. Al centro dell’analisi sta l’idea che le risorse idriche e alimentari siano infrastrutture di potere: la loro gestione incide sulla sicurezza nazionale, sulle economie regionali e sulle relazioni tra Stati.

La prima sezione introduce il concetto di idropolitica, sottolineando come la scarsità d’acqua – accentuata dai cambiamenti climatici e da modelli di sfruttamento non sostenibili – sia in sé un fattore di instabilità. I curatori evidenziano numeri e previsioni: miliardi di persone vivono in condizioni di stress idrico e molte regioni sono costrette a confrontarsi con deficit cronici che compromettono sia l’agricoltura sia la coesione sociale.

Dinamiche regionali e fragilità transfrontaliere

Le sezioni successive si spostano dall’analisi globale a focus regionali, con contributi dedicati ai bacini idrici strategici e alle vulnerabilità specifiche di aree come il Mediterraneo, l’Africa nordorientale e l’Asia centrale. In queste geo-aree, la dipendenza dalle importazioni di grano, unita a reti idriche fragili, evidenzia come qualsiasi shock – climatico, politico o economico – possa tradursi in crisi alimentari con effetto domino.

Particolare attenzione viene riservata ai bacini transfrontalieri, dove la costruzione di grandi dighe o politiche di controllo delle acque può essere tanto strumento di sviluppo quanto causa di tensioni diplomatiche. Il caso del sistema del Nilo e delle controversie legate alle nuove infrastrutture in Etiopia è uno degli esempi più emblematici di come progetti idrici possano innescare rivalità di lunga durata tra Stati.

Grano, mercati globali e instabilità socio-politica

Un’altra parte significativa del volume affronta il legame tra commercio del grano e geopolitica economica: shock nei mercati, come quelli derivanti da conflitti o da interruzioni nelle filiere, alterano prezzi e disponibilità, con effetti diretti sulle popolazioni più vulnerabili. Le crisi alimentari degli ultimi anni, accompagnate da volatilità dei prezzi, hanno mostrato come la dipendenza da pochi grandi esportatori possa trasformarsi in fragilità sistemica.

In quest’ottica, la weaponization delle risorse – cioè l’uso strategico di forniture alimentari e idriche come strumenti di pressione politica – emerge come rischio concreto nei giochi di potere contemporanei, soprattutto nelle interazioni tra Nord e Sud del mondo.

Verso una governance delle risorse più equa e resiliente

Il volume non si limita alla diagnosi delle criticità: alcuni contributi esplorano anche prospettive politiche e tecnologiche per una gestione più sostenibile e cooperativa di acqua e cereali. Tra queste, si prendono in esame innovazioni nell’irrigazione, strumenti normativi internazionali e approcci di cooperazione multilivello che potrebbero attenuare tensioni e trasformare risorse vulnerabili in fattori di stabilità condivisa.

La visione complessiva che emerge è chiara: in un mondo caratterizzato da pressioni ambientali crescenti, instabilità politica e interdipendenze economiche complesse, la sicurezza alimentare e idrica non può essere affrontata con approcci settoriali o solo nazionali. Serve una governance che integri aspetti geopolitici, climatici ed economici in un quadro di cooperazione internazionale.

In conclusione, Wheat and Water pone al centro del dibattito globale due risorse spesso date per scontate ma fondamentali per la vita umana e per l’equilibrio tra Stati. Analizzando connessioni antiche e sfide future, il volume invita a considerare la sicurezza dell’acqua e del cibo non solo come problema tecnico-amministrativo, ma come nodo cruciale delle relazioni internazionali nel XXI secolo.

Leggi la recensione di 
Aniello Inverso IL GRANO E L’ACQUA – SFIDE GEOPOLITICHE ANTICHE, PRESENTI E FUTURE
Vision and Global Trends

Vision & Global Trends
https://www.vision-gt.eu/

Finissage della mostra “Al limite” presso BAH

BELLI ART HOUSE
Finissage della mostra Al limite: Matteo Nuti e Marco Salvetti
5 gennaio 2026

Belli Art House è lieta di invitarvi il 5 gennaio 2026, a partire dalle ore 18.00, al finissage della mostra Al limite, a concludere il progetto espositivo che mette in dialogo le ricerche pittoriche di Matteo Nuti e Marco Salvetti, in collaborazione con la galleria Cardelli e Fontana.

Al limite è stata la mostra inaugurale dello spazio e del percorso espositivo di BAH, in cui passato e presente si intrecciano per generare nuove visioni grazie al dialogo con la Collezione Belli, una raccolta d’arte moderna e contemporanea che riflette la passione umanistica e le relazioni personali di Silvio Belli con numerosi artisti attivi in Versilia tra gli anni Sessanta e Novanta.

Vi aspettiamo per un momento conviviale di scambio di auguri per il nuovo anno, accompagnato da bollicine e panettone.

Durante la serata Laura Brignoli, di Contemporary Art Advisory, sarà disponibile per letture di tarologia con i tarocchi di Oswald Wirth, esoterista, artista e scrittore svizzero a cavallo tra ‘800 e ‘900. I tarocchi di Wirth sono lontani da una funzione meramente divinatoria e uniscono arte, filosofia e ricerca interiore attraverso un segno grafico essenziale. Integrando un ricco simbolismo occulto, offrono un’esperienza di lettura suggestiva, in dialogo con i temi della mostra.


Finissage: 5 Gennaio 2026 ore 18
Belli Art House, Via f.lli Rosselli, 96 55047 Querceta (Lucca)
hello@belliarthouse.com
www.belliarthouse.com
@belliarthouse
Da Belli Art House <hello@belliarthouse.com>

Da Marilyn a Dalí: i celebri ritratti di Philippe Halsman in mostra a Piove di Sacco

La Città di Piove di Sacco annuncia la prossima apertura della mostra Lampo di genio, che sarà allestita a Palazzo Pinato Valeri dal 6 dicembre 2025 al 19 aprile 2026, dedicata a Philippe Halsman, uno tra i più originali ed enigmatici ritrattisti del Novecento. Tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, Philippe Halsman (Riga 1906 – New York 1979) ha saputo lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, surrealismo, lampi di genio e tecnica raffinata.

PHILIPPE HALSMAN
LAMPO DI GENIO
Piove di Sacco (PD), Palazzo Pinato Valeri
6 dicembre 2025 – 19 aprile 2026
 
A Piove di Sacco la fotografia d’autore di Philippe Halsman
Celebri i suoi ritratti di Marilyn Monroe, Einstein, Picasso, Dalì
 

Halsman diventa fotografo nella Parigi degli anni Trenta, a stretto contatto con l’ambiente surrealista da cui impara a guardare la realtà con sguardo straniato, innovativo, pieno di inventiva e creatività. Il talento come ritrattista è da subito evidente, sorretto da una tecnica accurata e dalla possibilità di dare a ogni volto, per ogni occasione, una freschezza e una intensità particolare, ottenuti anche sperimentando tecniche e macchinari. Quando nel 1940 arriva a New York, porta la sua sensibilità europea, l’attenzione piscologica, il gioco dei caratteri e la voglia di inventare nelle pagine delle grandi riviste come Life rivoluzionando, in questo modo, il ritratto.

Tutti sono passati di fronte al suo obiettivo: politici come Churchill e Kennedy, divi del cinema come Marilyn Monroe, Humphrey Bogart, Yves Montand, Barbra Streisand, scienziati come Einstein e Oppenheimer, artisti come Pablo Picasso e Marc Chagall e soprattutto Salvador Dalí con cui, in anni di collaborazione crea una galleria unica di immagini straordinarie, oniriche e surreali in cui l’artista e il fotografo si fondono magicamente. 

Per ogni soggetto, Halsman riesce a cercare un set particolare, una piccola performance.  Le sue immagini sono uniche, a metà tra documento e invenzione, come è proprio nella tradizione dei grandi ritrattisti cui è chiesto di interpretare il soggetto facendolo emergere, o nascondere, dietro il suo personaggio anche a costo di inventare una forma particolare, personalissima, di documento fotografico.

In mostra anche la celebre serie di “jumpology” con divi e personalità che accettano letteralmente di saltare di fronte al suo obiettivo creando un carosello di immagini giocose e dinamiche, originali nella loro realizzazione grafica e nella forza rappresentativa. Tutti si prestano al “gioco” di Halsman, alla dolce tortura di essere fotografati in uno studio, con luci, fondale e macchinari ingombranti. “Quando chiedi ad una persona di saltare tutta l’attenzione è concentrata sull’atto di saltare, e così la maschera cade ed ecco che si mostra la persona dietro di essa” (Philippe Halsman).

Nella sua carriera Halsman ha firmato oltre 101 copertine di Life, più di qualunque altro fotografo; ha creato ritratti straordinari per forza e indagine psicologica. “Lampo di genio” raccoglie tutto questo e presenta al pubblico un autore straordinario e un testimone della nostra storia recente.

In esposizione 100 immagini di diversi formati, tra colore e bianco e nero, volumi originali e documenti che ripercorrono l’intera carriera del grande autore.  Accompagna la mostra il catalogo edito da Contrasto.

L’evento espositivo della stagione 2025/2026 a Palazzo Pinato Valeri, sarà inoltre sfondo tematico e ispirazione a molte delle azioni del progetto CQFP Come Quando Fuori Piove, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le politiche della famiglia per iniziative rivolte a contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale dei bambini e dei ragazzi. Il progetto presenta un’azione specifica, “Jump Art”, diretta alla realizzazione di laboratori e attività mirate a esplorare concetti di introspezione (autoritratto), superamento, passaggio e leggerezza (salto), offrendo a bambini, giovani e famiglie originali strumenti per affrontare il disagio e l’emarginazione con nuove consapevolezze.

Curata da Alessandra Mauro e Suleima Autore in collaborazione con l’Archivio Halsman di New York, la mostra è promossa e prodotta da Città di Piove di Sacco (PD)|Cultura e Contrasto, con l’importante sostegno di BCC VENETA Credito Cooperativo S.C.. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Camera di Commercio di Padova e Venicepromex. Il catalogo è edito da Contrasto.


PHILIPPE HALSMAN
LAMPO DI GENIO
Dal 6 dicembre 2025 al 19 aprile 2026
Piove di Sacco (PD), Palazzo Pinato Valeri
 
Palazzo Pinato Valeri
Via Garibaldi 54, Piove di Sacco
 
Orari di apertura
Mercoledì, giovedì 09:00-13:00
Venerdì, sabato 09:00-13:00/15:30-18:30
Domenica 09:00-13:00/15:00-19:00 Chiusa il lunedì e il martedì
 
Biglietti:
Intero 9,00 €
Ridotti 5,00 € (Residenti nei comuni della Saccisica e Soci BCC Veneta)
Gratuità per i minori di anni 18
 
Biglietto Open nominativo per tutta la durata della mostra:
Intero 18,00 €
Ridotto 10,00 € (residenti di nei Comuni della Saccisica e per i Soci BCC Veneta)
 
Informazioni e Prenotazioni:
Ufficio IAT Saccisica 049-9709316/9709319 
info@welcomesaccisica.it 
cultura@comune.piove.pd.it 
www.welcomesaccisica.it 
www.comune.piove.pd.it
 
Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
Referente Roberta Barbaro: roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

A Bologna, l’Eden di Anna Caterina Masotti

Dopo Thea Maris. Risonanze del MareAnna Caterina Masotti torna a Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e ART CITY White Night, in occasione di Arte Fiera con un progetto inedito che si svilupperà negli spazi dello splendido Palazzo Tubertini, organizzato da Laura Frasca Art Manager della fotografa. La mostra sarà accompagnata da un testo di Benedetta Donato, curatrice e critica della fotografia.

EDEN. Il giardino dell’anima
Di Anna Caterina Masotti
Bologna, Palazzo Tubertini
Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026

Il suo nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima. L’Eden che Anna Caterina prova a scoprire e a portarci è un luogo dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa, una forma viva prende respiro.

Le immagini non raccontano una storia, ma una soglia: un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.

Questo percorso trova la sua più compiuta sintesi concettuale e visiva nella sala principale di Palazzo Tubertini, sede di Azimut a Bologna, che diventa il cuore pulsante dell’esposizione.

L’ambiente, caratterizzato da ampie vetrate in ferro battuto, da un soffitto che richiama l’architettura di una serra e da colonne decorate, evoca con forza l’atmosfera dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra natura e architettura, che diventa metafora visiva ed emotiva del progetto espositivo.

La mostra presenta diciassette opere fotografiche, un numero carico di significati simbolici. È tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all’immortalità dell’anima. Rappresenta un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l’universo femminile al centro della ricerca dell’artista.

Le foto, come da tratto distintivo di Anna Caterina, sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.

La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi.

Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, elemento che introduce un profondo livello di autenticità legato alla maternità, all’identità e alla continuità generazionale.

Elementi centrali della narrazione visiva sono la farfalla, simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell’anima, e i dettagli botanici. I primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura.

Infine le ombre, spesso avvolgenti le figure, assumono un ruolo simbolico potente: rappresentano l’inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell’identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l’intera esposizione.

L’esperienza della mostra è completata da un allestimento sensoriale e multimediale che amplifica il concetto di giardino interiore. È stato creato infatti un brano musicale che lo accompagnerà, una rielaborazione curata dal produttore musicale Giorgio Cencetti. La composizione unirà brani di musica classica moderna a un tappeto sonoro tipico dei giardini d’inverno, includendo il cinguettio dei passeriformi all’interno delle voliere e il suono ambientale della pioggia che colpisce il vetro della serra.

Nella sala secondaria, a sinistra dell’ingresso, un video mapping di una fontana proiettato sulla parete introduce l’elemento dell’acqua, simbolo di emozione, vita e flusso interiore, evocando al contempo il lusso decorativo dei giardini d’inverno storici.

Il corridoio d’entrata diventa infine un percorso intimo verso l’inconscio. Qui, due installazioni guidano il visitatore: sul fondo del corridoio, la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia accompagna simbolicamente l’ingresso nel “Giardino dell’anima”; nella sala adiacente a destra, un video mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, alludendo al mondo esterno che sfiora delicatamente la serra.

Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e poetica, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e universale sul femminile, sulla trasformazione e sulla ricerca di un luogo interiore di armonia.

“Attraverso dettagli fugaci — una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia — si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni. Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa. Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa, respira. Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande. In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra. Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla, e ci ricorda che vivere è appartenere.”


Info:
EDEN. Il giardino dell’anima
Di Anna Caterina Masotti
Bologna, Palazzo Tubertini
Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2026
Orari mostra 9.00 – 18.30 (orari apertura Azimut Sabato e Domenica chiusi)
Aperture straordinarie:
Sabato 7 febbraio (Art City White Night) 10.00 – 13.00 17.00-24.00.
Domenica 8 febbraio dalle 10.00 – 13.00 16.00 – 20.00
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI
www.studioesseci.net
Ref. Simone Raddi, 049.663499, simone@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

CASTELLO DI RIVOLI – Programma espositivo 2026

Il programma espositivo del 2026
Due mostre dedicate a grandi artiste del nostro tempo, Il castello incantato 2.0 e la seconda edizione di Inserzioni

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta il programma espositivo per l’anno 2026. Il calendario dell’istituzione intreccia commissioni, ricerca storica e pratiche contemporanee, riaffermando il ruolo del Museo come luogo di produzione di pensiero e rilettura critica del presente. Il programma comprende la seconda edizione di Inserzioni, progetto di commissioni che innesta nuove opere nel percorso della Collezione, e due importati esposizioni dedicate a Cecilia Vicuña e Marisa Merz, artiste che, con linguaggi e traiettorie differenti, hanno ridefinito il rapporto tra arte, tempo, materia e dimensione politica dell’esperienza e la seconda versione del progetto per i non-adulti Il castello incantato.
 
Inserzioni
A cura di Francesco Manacorda
26 marzo – agosto 2026                           
Edificio Castello, I e II piano
 
Inserzioni è il programma di commissioni semestrale che introduce opere site-specific nel tessuto delle sale dedicate alla Collezione permanente, trasformandole in una mostra collettiva in costante mutamento. Dal 26 marzo all’agosto 2026, la seconda edizione del progetto coinvolge Gabriel Chaile (Argentina, 1985), Lonnie Holley (Stati Uniti, 1950) e Huda Takriti (Siria, 1990), il cui intervento è curato da Linda Fossati. Inserzioni invita ogni artista a concepire un’opera per una sala aulica del Castello, in dialogo con l’architettura incompiuta e con la narrazione storica dell’arte proposta dal Museo. Il progetto consente di accogliere nuove voci e, al contempo, di reintrodurre figure, movimenti e aree geografiche sinora non pienamente rappresentate nella Collezione. Da settembre 2026 a febbraio 2027 è prevista la terza edizione di Inserzioni.
 
Cecilia Vicuña – El glaciar ido (Il ghiacciaio scomparso)
A cura di Marcella Beccaria
30 aprile – settembre 2026                         
Manica Lunga, Terzo piano
 
Cecilia Vicuña – El glaciar ido (Il ghiacciaio scomparso) è la prima mostra personale dell’artista in un museo italiano. Nata a Santiago del Cile nel 1948 e oggi residente a New York, Cecilia Vicuña è artista, poetessa e attivista. Femminista ed ecologico, il suo pensiero si focalizza su tematiche legate alla difesa della democrazia, alla libertà d’espressione e a pratiche decoloniali tese alla tutela dell’eredità culturale delle popolazioni indigene. Performance, poesia disegno, pittura, video, installazioni minime o di scala monumentale compongono il suo universo artistico. Il concetto di precarietà informa l’arte di Vicuña che, dagli esordi negli anni sessanta, conia la definizione di “Arte Precario”. Favorendo una terminologia e una pratica priva di retaggi coloniali, la pratica dell’artista include lavori effimeri e partecipativi, spesso fatti con piccoli detriti e materiali trovati, in dialogo creativo con i luoghi e le comunità incontrate. La mostra al Castello consiste in una nuova commissione ideata da Vicuña per la Manica Lunga ispirandosi alla storia umana e geologica del territorio. La mostra includerà un focus sulla produzione poetica dell’artista e opere video, portando nel progetto immagini, sonorità e canti che dagli esordi sono parte integrante della sua pratica.
 
Marisa Merz – La danza delle ore
La mostra è parte del progetto espositivo Marisa Merz  La danza delle ore organizzato con Fondazione Merz, Torino e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
A cura di Francesco Manacorda con Marianna Vecellio, Chiara Bertola con Chiara Parisi e Beatrice Merz con Sébastien Delot
29 ottobre 2026 – 4 aprile 2027                 
Manica Lunga, Terzo piano
 
In occasione delle celebrazioni per il centenario dalla nascita di Marisa Merz, tre importanti istituzioni organizzano insieme una mostra dedicata all’artista concepita in tre atti a cura di un team curatoriale per ciascuna sede espositiva. Marisa Merz, unica protagonista femminile del movimento dell’Arte Povera, ha utilizzato molteplici linguaggi espressivi: pittura, scultura, disegno, video e installazione. I tre capitoli intendono dare vita a un ritratto corale e molteplice che rispecchi la profondità del suo contributo all’evoluzione dell’arte italiana e globale. La mostra presso il Castello di Rivoli, partirà dalla ricostruzione di “E il naufragar m’è dolce in questo mare“, importante progetto espositivo che l’artista tenne nel 1980 presso la galleria torinese Tucci Russo e che poi replicò in occasione della Biennale d’Arte di Venezia lo stesso anno. In linea con la pratica dell’artista, l’installazione costituirà il fulcro espositivo da cui dirameranno temi e ricerca. La mostra si completerà grazie alla partecipazione di artisti contemporanei che si ispirano formalmente o concettualmente a Marisa Merz o che ne continuano l’opera innovativa e proceduralmente centrata sulla trasfigurazione e il continuo ritocco aggiuntivo.


Il castello incantato 2.0
Con la collaborazione curatoriale di Marcella Beccaria, Francesco Manacorda e Paola Zanini
Primavera 2026
 
Nel 2026 il Castello di Rivoli rafforza il proprio impegno nei confronti dei pubblici più giovani attraverso Il castello incantato 2.0, evoluzione del progetto partecipato dedicato ai non adulti, avviato in occasione del quarantennale del Museo. Il nuovo progetto espositivo include opere di artisti con interventi appositamente concepiti per il pubblico dei giovani e dei giovanissimi. Tra questi, Rivane Neuenschwander, autrice di una speciale opera collaborativa sviluppata con bambini del territorio e le creature che danno forma ai loro sogni e incubi. Continuando inoltre il dialogo con gli artisti della Collezione, il percorso di mostra include opere e installazioni di John Baldessari, William Kentridge, Eduardo Navarro, Paola Pivi e Remo Salvadori. A partire dalla primavera, il progetto si intreccia con La Scuola della Curiosità, nuova iniziativa del Dipartimento Educazione che concepisce il Museo come luogo di attivazione del pensiero e di generazione di domande. I programmi per scuole, famiglie e adulti saranno focalizzate sull’attivazione della curiosità del pubblico per ciò che ancora non sa e che gli artisti invitano a scoprire.
 
 Il progetto di Huda Takriti è prodotto in collaborazione con Phileas – The Austrian Office for Contemporary Art


Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli – Torino
Info: +39 0119565222
come arrivare

Le attività del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.
Facebook | Twitter | Instagram

Ufficio Stampa Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Manuela Vasco | press@castellodirivoli.org | tel. 011.9565209
 
PCM Studio di Paola C. Manfredi
Via Farini, 71 | 20159 Milano | www.paolamanfredi.com
Francesca Ceriani | francesca@paolamanfredi.com | T. +39 340 9182004
Federica Farci | federica@paolamanfredi.com | T. +39 342 0515787


Da Press Office <press@castellodirivoli.org>

Vincenzo Comunale in tournée con lo spettacolo intitolato “prima pagina”

Dopo l’ennesimo successo televisivo nell’edizione “Zelig On” in prima serata su Italia 1, che lo conferma unico comico napoletano nel cast dell’olimpo delle comedy show nazionali, Vincenzo Comunale torna a calcare i palcoscenici con un nuovo spettacolo, scritto e diretto dallo stesso Comunale, che si intitola “PRIMA PAGINA” e sarà in tour a partire da Gennaio 2026 con debutto a Napoli presso il Teatro Acacia dall’8 all’11 gennaio

VINCENZO COMUNALE
CON LA SUA STAND UP COMEDY RAFFINATA E PUNGENTE TORNA IN TOURNÉE CON IL NUOVO SPETTACOLO INTITOLATO
“PRIMA PAGINA”
PRIMI QUATTRO APPUNTAMENTI AL TEATRO ACACIA DI NAPOLI
Il comico partenopeo, fresco del successo a Zelig On in onda su Italia1, sarà in tour da Gennaio 2026 con un monologo generazionale sulle pagine bianche della vita. Debutta nella sua Napoli dall’8 all’11 gennaio al Teatro Acacia.
Poi sarà la volta di
Svizzera, Milano, Torino, Roma, Belgio e Spagna.

Dopo l’ennesimo successo televisivo nell’edizione “Zelig On” in prima serata su Italia 1, che lo conferma unico comico napoletano nel cast dell’olimpo delle comedy show nazionali, Vincenzo Comunale torna a calcare i palcoscenici con un nuovo spettacolo, scritto e diretto dallo stesso Comunale, che si intitola “PRIMA PAGINA” e sarà in tour a partire da Gennaio 2026 con debutto a Napoli presso il Teatro Acacia dall’8 all’11 gennaio. Nelle ultime ore è stato aggiunto un quinto appuntamento per sabato 10 gennaio che avrà un doppio spettacolo: il primo alle ore 18 e il secondo alle ore 21.

Inizio ore 21. Biglietti: Platea euro 25+d.p. Galleria euro 20+d.p. Prevendita attiva al seguente link

Classe ’96, inserito da Forbes tra i 100 italiani under 30 che stanno cambiando il mondo, vincitore di premi prestigiosi come il “Troisi” e il “Charlot”, Comunale si è imposto come una delle voci più interessanti, originali e generazionali della stand up comedy italiana.
Dopo lo show a Piazza Plebiscito del 2023, con oltre cinquemila persone, esattamente a un anno di distanza dai trionfali spettacoli di “A Ruota Libera Show” al Teatro Palapartenope e dal tour nazionale ed europeo di “Ant3prima”, l’artista presenta un monologo nuovo, intimo e al contempo universale.

Il nuovo spettacolo parla delle pagine più difficili da scrivere: quelle bianche, ovvero gli inizi. Dalla “prima pagina” della nostra vita, il giorno della nascita, alla prima di un nuovo amore, cioè il primo appuntamento, Comunale arriva a raccontare in maniera metanarrativa la scrittura stessa dello spettacolo. Si parla di uscire dalla comfort zone, di paure, sogni e possibilità. Perché non c’è nulla che racchiuda più speranza e potenziale di un foglio bianco, tutto da scrivere.

Come suo stile, Comunale ribalta la realtà, ne evidenzia le contraddizioni e propone punti di vista alternativi e spiazzanti. Da voce alla sua generazione, a metà tra Millennials e Gen Z, e alla sua città, Napoli, che racconta ironizzando sugli stereotipi ma rifuggendo ogni retorica. Lo spettatore è parte attiva dello show: le risposte del pubblico, grazie a frequenti momenti di improvvisazione, diventano il motore narrativo dello spettacolo. L’attualità e le prime pagine dei giornali vengono integrate nella performance, rendendo ogni replica unica e irripetibile.

Dopo le tappe napoletano “Prima Pagina” volerà all’estero, in Svizzera, al Theatre de la Grenette di Vevey (13, 14, 15 Marzo) per rientrare in Italia con appuntamento a Milano, Teatro Elfo Puccini (23 Marzo); un doppio spettacolo a Torino, Teatro Q77 (27 e 28 Marzo), Roma presso Teatro Sala Umberto (11 Aprile). Infine altre due prestigiose tappe europee chiuderanno questa prima tranche del tour: Bruxelles, presso l’Aloft Brussels Schuman (24 Aprile) e Barcellona al Golem’s Theatre (22 maggio).

Il tour è prodotto da Full Heads Comedy in collaborazione con BeComedy UK per Barcellona e Bruxells, Barley Arts per Milano, Altrascena Art Management per Roma e Vertigo Live Club per Torino.

Napoletano classe ’96, Vincenzo Comunale è un comico ed autore, tra le più interessanti voci della stand up comedy italiana.
Nel 2025 viene inserito dalla rivista Forbes nella lista dei 100 italiani under 30 che stanno cambiando il mondo.
Ha vinto diversi premi nazionali, come il “Premio Massimo Troisi” e il “Premio Charlot”, ed ha partecipato a diversi programmi televisivi come “Battute?” (in seconda serata su Rai 2), “Le Iene” (Italia 1), vari format su Comedy Central, “Mad in Italy” e “Audiscion” (in prima serata su Rai 2), ma soprattutto dal 2016 è nel cast fisso di “Zelig“, condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrata in prima serata su canale 5 ed anche del nuovo “ZeligOn“, condotto da Paolo Ruffini e Lodovica Comello, in prima serata su Italia 1.
Comunale è autore ed interprete di vari one man show, con i quali ha calcato i palchi delle principali città italiane ma anche estere (ha fatto spettacolo per Italiani a Londra, Parigi, Lisbona e Amsterdam). Nel 2023 si esibisce con uno speciale “Vincenzo Comunale show” a Piazza del Plebiscito (Napoli) davanti a circa 6.000 persone.
Molto attivo sui social, Comunale diventa virale con video di sue esibizioni dal vivo ma anche con contenuti creati ad hoc che raggiungono milioni di views.
È ideatore e conduttore del format “Inoltrato Molte Volte” (prodotto dal Teatro San Carlo), un late show che parla di social, nel quale intervista ospiti sottoponendoli a rubriche e sketch, ma anche momenti di improvvisazione.
Il tour 2025 si è aperto con un doppio sold out a Palapartenope – “Casa della musica” di Napoli, con lo spettacolo “A ruota libera show” (in cui un’enorme ruota, girando, decide la scaletta dello spettacolo e l’ingresso di ospiti e momenti di improvvisazione).


Info & contatti
https://www.instagram.com/vinzcomunale/
https://www.facebook.com/VinzComunale
Management: +393928343222 – fullheadscomedy@gmail.com
Ufficio Stampa Vincenzo Comunale per GRAF SRL/Full Heads Comedy
Giulio Di Donna 3395840777 – giulio@hungrypromotion.it
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Ferrara e Ravenna insieme nel segno di Marc Chagall

Ferrara e Ravenna insieme nel segno di Marc Chagall
Una convenzione tra Palazzo dei Diamanti e MAR
per valorizzare due grandi mostre dedicate al maestro russo

Due grandi città d’arte unite da un unico filo conduttore: Marc Chagall. La Fondazione Ferrara Arte e il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna hanno siglato una convenzione per promuovere in sinergia le mostre che, nell’autunno 2025, rendono omaggio al genio poetico e visionario del maestro russo.

Al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, fino all’8 febbraio 2026, “Chagall, testimone del suo tempo” racconta in maniera esemplare – attraverso 200 opere – come l’artista, straordinario narratore sospeso tra il reale e il fiabesco, sia stato capace di trasformare l’esperienza personale in una profonda riflessione condivisa e di farsi cantore della bellezza e della gioia di vivere.

Al MAR di Ravenna, dal 18 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, è in scena “Marc Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera”, una mostra che esplora il legame tra la poetica dell’artista e l’arte musiva, con una selezione di opere, bozzetti e studi che raccontano l’incontro tra colore, materia e spiritualità.

Grazie alla convenzione, i visitatori potranno usufruire di agevolazioni reciproche: presentando il biglietto della mostra “Marc Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera” alla biglietteria di Palazzo dei Diamanti, si avrà diritto all’ingresso ridotto a 14 euro per la mostra “Chagall, testimone del suo tempo”. Viceversa, chi presenterà il biglietto della mostra ferrarese al MAR potrà accedere alla mostra ravennate con biglietto ridotto speciale a 5 euro (anziché 8).

La collaborazione tra i due istituti museali intende valorizzare le eccellenze culturali del territorio e offrire al pubblico un itinerario artistico unico, che dal cuore del Rinascimento estense conduce alla città del mosaico, nel nome di uno degli artisti più amati del Novecento.


Informazioni:
Palazzo dei Diamanti – Fondazione Ferrara Arte | Corso Ercole I d’Este 21, Ferrara | www.palazzodiamanti.it
 
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna | Via di Roma 13, Ravenna | www.mar.ra.it

Ufficio Stampa delle mostre:
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referenti
Simone Raddi: simone@studioesseci.net
Roberta Barbaro: roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>