VulnerarTe Edizioni in collaborazione con la Regione Lazio presenta La Soglia di Basalto di Sergio Mario Illuminato con Bruno Di Marino, Ivo Mej, Roberta Melasecca
8 dicembre 2025 ore 15.30 Più libri più liberi – Fiera della Piccola e Media editoria Centro Congressi La Nuvola | Viale Asia 40/44 – Roma
L’8 dicembre, nello stand della Regione Lazio alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria “Più Libri Più Liberi” alla Nuvola di Roma, VulnerarTe Edizioni presenta La soglia di basalto di Sergio Mario Illuminato, con prefazione di Bruno Di Marino. Il volume esce in tre edizioni – italiana, inglese e francese – ed è accompagnato dalla proiezione del cortometraggio Vulnerare, premiato in festival internazionali.
Partecipano all’incontro l’autore insieme a Bruno Di Marino, storico dei media, Ivo Mej, ideatore e conduttore televisivo di Coffee Tech (La7), e Roberta Melasecca, curatrice d’arte.
L’appuntamento segna anche l’avvio del percorso pubblico del lungometraggio omonimo La Soglia di Basalto e l’apertura della campagna di crowdfunding che sosterrà la fase di preproduzione del film.
Un saggio che scava nelle fratture dell’era digitale
La Soglia di basalto prende posizione contro la velocità percettiva dell’ecosistema algoritmico contemporaneo. In un mondo visivo saturo di sollecitazioni istantanee, il libro restituisce all’immersione il suo carattere originario: esperienza fisica, relazionale, vulnerabile.
Illuminato attraversa la storia dell’immagine dalle cavità paleolitiche ai linguaggi computazionali, costruendo una genealogia che mostra come l’immersione sia una postura ontologica e non un semplice effetto tecnologico. Il volume dialoga con Jean-Luc Nancy, Byung-Chul Han e altre voci della filosofia contemporanea, definendo una teoria della soglia: uno spazio in cui umano, artificiale e ambiente si influenzano senza annullarsi. Il risultato è un manifesto in difesa di un cinema della lentezza, dell’ascolto e della presenza, lontano dall’intrattenimento anestetizzato della contemporaneità.
Copertina del lbro La Soglia di Basalto: Dalle radici dell’immagine immersiva al cinema post-organico per un film-manifesto tra visione, corpo e intelligenza artificiale
Dal libro al grande schermo
L’adattamento cinematografico, ambientato a Pantelleria nel 2035, segue Leda Ishiguro, bioandroide ed ecologa incaricata di testare un’IA progettata per rigenerare ecosistemi collassati. L’isola però oppone una resistenza viva: microclimi instabili, vegetazione non modellizzabile, venti che sembrano reagire come organismi sensibili.
Il film mette in discussione la narrativa della tecnologia come strumento neutrale e infallibile, riportando al centro l’opacità del reale, la complessità dei sistemi viventi e il loro margine irriducibile di autonomia.
Crowdfunding: il punto di svolta
La produzione entra nella fase in cui scelte artistiche, tecniche e narrative determinano ciò che arriverà sullo schermo: definizione delle location, ricerca visiva, scrittura finale, costumi, prime prove sonore e sperimentazioni estetiche. Il crowdfunding è la leva concreta che permette al progetto di continuare a esistere e di restare fedele alla sua visione. Sostenere il film significa partecipare alla nascita dell’opera, in un momento in cui ogni decisione pesa.
CITAZIONI
Sergio Mario Illuminato “Scrivere un libro sull’immersività non significa rincorrere le tecnologie del presente, ma interrogare i dispositivi del passato che ci hanno portati fino all’opera partecipata. L’immersione più profonda non è quella che cancella il corpo: è quella che lo risveglia.”
Bruno Di Marino “Questo non è solo un saggio sull’esperienza immersiva: è una presa di posizione contro l’omologazione spettacolare. Un testo che costruisce una filosofia della soglia e propone un cinema capace di riportare lo spettatore nel centro dell’immagine.”
Ivo Mej “Oggi la tecnologia semplifica tutto, a volte troppo. La soglia di basalto fa il contrario: restituisce complessità e rimette lo sguardo umano al centro. È questo che lo rende necessario.”
Roberta Melasecca “Nel lavoro di Illuminato la pittura non è soltanto un linguaggio, è un varco. Ogni immagine nasce da un attrito con la materia, da una presenza fisica che resiste alle scorciatoie digitali. Nella ‘Soglia di Basalto’ questa profondità passa dalla tela alla scrittura e poi al cinema: un unico gesto, rigoroso e necessario, che rimette l’essere umano davanti alla potenza sensibile dell’immagine.”
INFORMAZIONI Presentazione de La soglia di basalto 📅 8 dicembre 2025 🕒 Ore 15:30 📍 Stand Regione Lazio – Più Libri Più Liberi, Roma Convention Center | La Nuvola Intervengono:Sergio Mario Illuminato, visual@film artist, Bruno Di Marino, storico dei media, Ivo Mej, autore e conduttore televisivo Coffee Tech (La7), Roberta Melasecca, curatrice d’arte
Organizzazione: VulnerarTe Edizioni in collaborazione con Regione Lazio Ufficio Stampa: Movimento VulnerarTe APS – movimentovulnerarteaps@gmail.com
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Presepi dalla collezione Forlai A cura di Antonella Mampieri
6 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026 Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini Strada Maggiore 44, Bologna www.museibologna.it/daviabargellini
Mostra promossa in collaborazione con Centro Studi per la Cultura Popolare
Inaugurazione Venerdì 5 dicembre 2025 ore 17.00
Come ogni anno, si rinnova al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini l’evento espositivo dedicato al tema del presepe, uno degli appuntamenti più attesi e amati dalla cittadinanza bolognese per vivere l’atmosfera natalizia tra arte, tradizione e spiritualità.
Nell’ambito di Festivamente, il cartellone di iniziative culturali promosso e coordinato dal Comune di Bologna in occasione delle festività, dal 6 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici presentano la mostra Presepi dalla collezione Forlai, a cura di Antonella Mampieri, visitabile con ingresso gratuito. L’inaugurazione si svolge venerdì 5 dicembre 2025 alle ore 17.00.
Come di consueto, l’esposizione è realizzata in collaborazione con il Centro Studi per la Cultura Popolare, associazione culturale di studio e ricerca storica diretta da Fernando e Gioia Lanzi, che ha come oggetto di interesse tutte le espressioni del rapporto col sacro nella fede cristiana e da anni conduce un’assidua attività per la diffusione della conoscenza delle peculiarità artistiche e simboliche del presepe bolognese.
L’iniziativa si inserisce nel ciclo di mostre annuali che pone a confronto il ricco nucleo di statuette da presepe modellate in terracotta policroma dei secoli XVIII-XIX appartenente alla collezione permanente del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, la più significativa conservata a Bologna sia per numero di pezzi che per pregio artistico, con scuole presepiali di aree regionali diverse, a documentare la straordinaria diffusione di questo specifico tipo di produzione artistica in Italia.
La mostra di quest’anno è dedicata alla collezione di Edgardo Forlai, architetto di origine bolognese ma da lungo tempo forlivese di adozione, di cui viene presentata una selezione di 16 figure riferibili agli ambiti bolognese, modenese e centro-meridionale, databili dalla fine del XVIII agli inizi del XIX secolo.
Appassionato di tradizioni popolari emiliane, prima di collezionare statuette da presepe Forlai ha creato una cospicua raccolta di burattini, marionette, teatrini, baracche, fondali, libri e altri materiali cartacei, cronologicamente collocabili fra Ottocento e Novecento e molti dei quali di produzione emiliano-romagnola, donata nel 2003 al Comune di Forlì. Non è un caso, dato che entrambi i generi, il presepe e il teatro dei burattini, hanno in comune la povertà dei materiali, la vivacità dei colori e la presenza ricorrente degli stessi personaggi, combinati ogni volta in modo differente a comporre una storia che evolve e si conclude con un lieto fine.
Ma è il presepe bolognese ed emiliano la vera passione di Edgardo Forlai, che non disdegna comunque anche creazioni provenienti da Napoli, dalla Toscana e dall’Italia centrale. Ne ama la materia fragile, spesso povera, dalla robusta terracotta alla cartapesta, dal gesso poroso alla lucida cera. Ne ama i colori vivaci e il fulgore delle stoffe, ma anche l’umile tradizione, la bellezza modesta, la capacità di inventare sempre nuove composizioni pur mantenendosi entro uno schema collaudato.
Il presepe bolognese è una favola popolare in cui ricorrono gli stessi personaggi: il Dormiglione, assopito dopo aver forse bevuto troppo, la Meraviglia che spalanca le braccia (e la bocca) ad esprimere il suo stupore. L’Adorazione è pronta a levarsi il cappello portandolo al petto mentre la Tradizione ha con sé un bambino a cui trasmettere la fede che passa da una generazione all’altra, spesso dai nonni ai nipoti. Non sono eleganti le statuine tradizionali del presepe bolognese, ma è proprio in questi rozzi pastori, nelle lavandaie chine sul mastello, nelle vecchie col gozzo o nei contadini goffi e malvestiti che si può riconoscere la voce più vera di un popolo trasformato dalla forza della fede che ne accompagna il cammino e che lo fa forse più vero e più bello di quello dei Magi eleganti, con i loro impeccabili caudatari e scintillanti palafrenieri.
L’esposizione al pubblico della collezione Forlai offre a studiosi e appassionati l’opportunità di conoscere nuovi esemplari significativi, come la coppia di Pastori che reca incisa sulla base una data, 1790, uno dei pochi ancoraggi cronologici finora disponibili per la datazione di questi gruppi quasi sempre anonimi e tradizionali, e la Tradizione, una contadina con il suo bambino, opere certe di plasticatori bolognesi di talento. Gli esempi esposti, per la maggior parte bolognesi ed emiliani, in alcuni casi derivano da prototipi illustri in esposizione permanente nel museo, con cui vengono posti in dialogo a esemplificare l’ideale vicenda di continuità e evoluzione degli stampi da presepe. È il caso del San Giuseppe col bastone, della Madonna col Bambino, del Pastore inginocchiato e del Dormiglione.
Forse modenese – e potrebbe essere uno dei primi esempi di studio – è invece il presepe in terracotta policroma che alla scena della Natività accosta un bel gruppo composto da Re Magio e caudatario e una simpatica coppia agreste, un Contadino con il suo asino.
Altri esemplari esposti permettono di seguire la fortuna di modelli inventati da un artista o da un plasticatore di livello, come Filippo Scandellari (Bologna, 1717 – ivi, 1801) o Pietro Righi (Bologna, 1772 – 1839), divenuti seriali grazie all’utilizzo degli stampi e ripetuti con poche varianti per più di un secolo.
La prima sezione della mostra, allestita nella Sala 2, è incentrata sulla serialità nella produzione delle statuette da presepe bolognesi. Grazie all’accostamento di esemplari simili, ma realizzati anche a distanza di decenni, è possibile comprendere l’evoluzione e la continuità di un archetipo. Per questo motivo l’accostamento tradizionale delle figure che compongono il presepe è combinato con il confronto stilistico e materiale di esemplari simili, con un effetto che può risultare straniante. La Madonna col Bambino, secondo la tradizione bolognese gruppo inscindibile di due figure, è affiancata da due versioni del San Giuseppe in adorazione. Il prototipo, realizzato dallo scultore Filippo Scandellari che si firma sulla base “F.S.A.C. 1770”, una sigla da sciogliere in “F(ilippo) S(candellari) A(ccademico) C(lementino)”, è accostato alla derivazione della collezione Forlai, una delle molte note agli studiosi, che dimostra il successo e la persistenza di questo modello. Attorno al gruppo sacro sono disposte le figure caratteristiche del presepe a Bologna. Il Dormiglione, derivante da un prototipo tardo settecentesco attribuibile a Scandellari, è proposto nella versione in terracotta policroma del museo e in quella più recente, in gesso, della collezione Forlai, a dimostrare la vitalità di una idea che approda fino al presepe invetriato realizzato dalla Manifattura Minghetti all’inizio del Novecento. La Tradizione è una vivace e ben modellata terracotta policroma. Manca del retro, a ribadire l’importanza della veduta frontale in questo tipo di produzioni. L’Adorazione, un pastore inginocchiato, è presente nelle versioni di entrambe le raccolte, mentre la Meraviglia è rappresentata da un gruppo di Due pastori di forte e robusto modellato. Il giovane indica la Stella o la grotta al vecchio che lo accompagna. La data 1790, incisa sul piedistallo, ne fa un importante punto di riferimento nella cronologia del presepe bolognese. Infine il giovane Pastore con zampogna seduto sotto un albero della collezione Forlai trova un compagno nelle raccolte delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna con l’esemplare di scultore bolognese (fine XVIII sec.) rappresentato in fotografia.
Nato per le chiese in età barocca, il presepe si diffonde nelle dimore aristocratiche alla fine del Seicento. Con il secolo successivo i documenti e le fonti storiche ce ne mostrano la progressiva diffusione anche nelle abitazioni borghesi. Per rispondere ad una richiesta crescente si moltiplica il numero degli artisti che modellano statue da presepe e che da un prototipo di successo traggono grazie a stampi copie per il mercato. A loro si affiancano i plasticatori, esecutori più modesti, figure per lo più anonime che si dimostrano però aggiornati sulle novità in circolazione a Bologna. La fortuna di queste creazioni, destinate alla piccola borghesia della prima metà dell’Ottocento, è attestata dalla loro versione popolare, opera di plasticatori ingenui, ma attenti ai risultati che escono negli stessi anni alle mani degli artisti. Nella vetrina all’interno della Sala 4 l’Adorazione dei Pastori della collezione Forlai, opera di un plasticatore, è affiancata ad una versione molto simile, completata dalle figure dei Magi, da alcuni anni in comodato presso il museo. Nonostante la loro semplicità, derivano da un modello illustre: il Presepe dello scultore Giovanni Putti (Bologna, 1771 – ivi, 1847) che sopravvive in varie versioni in chiese e collezioni bolognesi, databile all’inizio dell’Ottocento.
A dimostrazione della fortuna di altri materiali utilizzati per la scultura da presepe, nella stessa sala viene presentata una delicata coppia, una Madonna e un San Giuseppe in adorazione realizzati in cera policroma e tessuto tra la fine del XVIII secolo e l’inizio dell’Ottocento. Si tratta molto probabilmente di opere di un artista toscano o dell’Italia meridionale, aree dove questa tecnica ebbe una larga diffusione, applicata alle sculture processionali e ai presepi. La cera è stata spesso utilizzata per creare immagini tridimensionali particolarmente realistiche, come dimostrano i ritratti sopravvissuti, realizzati a Bologna nel Settecento, e le cere anatomiche delle collezioni universitarie (Bologna, Palazzo Poggi). Per avere un’idea dell’abilità degli artisti specializzati in questa tecnica, i ceroplasti, basta osservare il Ritratto di Monsignor Francesco Zambeccari, esposto nella sala 6 del museo. I ritratti erano costituiti da parti in cera come le mani e le teste, dotate di parrucche e rese più vere dagli occhi di vetro. La struttura sottostante, un manichino in legno con imbottiture, era poi rivestita di abiti. Per questo effetto di verosimiglianza la cera veniva utilizzata anche per le immagini religiose: statue processionali o da esporre nelle chiese in nicchie schermate da vetri, ma anche presepi e compianti. Un uso documentato soprattutto in alcune zone del nostro paese, come la Toscana e le regioni del Sud.
Pietro Righi è uno dei rari artisti da presepe su cui si possiedono notizie certe. Proveniente da una famiglia borghese, in seguito alla morte del padre e ai problemi economici che ne derivano, è costretto a rinunciare agli studi. Rientrerà come bidello all’Accademia di Belle Arti che aveva frequentato con un discreto successo da studente per alcuni anni. La sua attività è soprattutto dedicata ai presepi che spesso firma e data, annotando anche il numero progressivo di realizzazione dell’anno in corso. Partendo da un prototipo ancora da identificare, Righi grazie agli stampi modella innumerevoli riproduzioni delle singole statue che vengono poi combinate a comporre gruppi in base alle richieste del committente. Si va dalla versione più semplice e più comune, composta dalla Sacra Famiglia e dagli animali, a quella arricchita da un solo pastore offerente, fino alle realizzazioni più complesse come quelle conservate nella chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore. Nella Sala 6 il Presepe di Righi della collezione Forlai viene posto a confronto con le due versioni esposte stabilmente dal museo, estratte dalla vetrina per consentire al pubblico una visione diretta e ravvicinata.
Durante il periodo di apertura sono proposte attività di mediazione per il pubblico adulto e dei più piccoli con partecipazione gratuita e senza obbligo di prenotazione.
Visite guidate
Lunedì 8 dicembre 2025 ore 16.00 A cura di Fernando Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare)
Sabato 20 dicembre 2025 ore 16.00 A cura di Edgardo Forlai (collezionista) e Antonella Mampieri (conservatrice Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini)
Venerdì 26 dicembre 2025 ore 16.00 A cura di Fernando Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare)
Martedì 6 gennaio 2026 ore 10.30 A cura di Fernando Lanzi (Centro Studi per la Cultura Popolare)
Sabato 10 gennaio 2026 ore 16.00 A cura di Antonella Mampieri (conservatrice Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini)
Laboratori per bambine e bambini
Sabato 13 dicembre 2025 ore 16.00 Il giorno più corto che ci sia! Età: 5 – 8 anni A cura di RTI Senza titolo s.r.l., ASTER s.r.l. e Tecnoscienza
Sabato 3 gennaio 2026 ore 16.00 ComeTe Età: 3 – 6 anni A cura di RTI Senza titolo s.r.l., ASTER s.r.l. e Tecnoscienza
Mostra Presepi dalla collezione Forlai
A cura di Antonella Mampieri
Promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica
Sede Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini Strada Maggiore 44, Bologna
Periodo di apertura 6 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Inaugurazione Venerdì 5 dicembre 2025 ore 17.00
Orari di apertura Martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 15.00 Venerdì 14.00 – 18.00 Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.30 Chiuso lunedì non festivi Orari di apertura festività natalizie 2025-2026 8 dicembre (Immacolata Concezione) 10.00 – 19.00 24 dicembre (Vigilia di Natale) 10.00 – 14.00 25 dicembre (Natale) chiuso 26 dicembre (Santo Stefano) 10.00 – 19.00 31 dicembre (San Silvestro) 10.00 – 14.00 1 gennaio (Capodanno) chiuso 6 gennaio (Epifania) 10.00 – 19.00
Ingresso Gratuito
Informazioni Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini Strada Maggiore 44 | 40125 Bologna Tel. +39 051 236708 museiarteantica@comune.bologna.it www.museibologna.it/medievale Facebook: Musei Civici d’Arte Antica Instagram: @museiarteanticabologna
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OSM – NOCHES DE ESPAÑA – L’ORCHESTRA SINFONICA DI MATERA Sabato 6 dicembre 2025 all’Auditorium di Matera
Sabato 6 dicembre 2025, all’Auditorium “Raffaele Gervasio” di Matera, l’Orchestra Sinfonica di Matera presenta “Noches de España”, un appuntamento interamente dedicato al repertorio spagnolo. Sul podio la direttrice Manuela Ranno; protagonisti della serata il chitarrista Antonio Rugolo e il mezzosoprano Maria Candirri.
La Spagna musicale prende forma attraverso colori, ritmi e narrazioni che attraversano secoli di storia sonora: “Noches de España” prosegue il percorso europeo dell’Orchestra Sinfonica di Matera, inaugurato lo scorso ottobre con il concerto dedicato alla musica francese. Una serata che porta sul palco l’essenza più autentica della tradizione iberica, dalle pagine celebri del repertorio sinfonico alle danze gitane più ancestrali.
A introdurre il concerto, la Sinfonia da Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, ouverture brillante e travolgente, perfetto preludio a un programma interamente dedicato all’immaginario spagnolo.
Segue il Concerto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, capolavoro simbolo della musica spagnola del Novecento. Ispirato ai giardini del Palazzo Reale di Aranjuez, il concerto intreccia eleganza formale e lirismo popolare, evocando profumi, colori e atmosfere mediterranee. Lo interpreta Antonio Rugolo, chitarrista di statura internazionale, due volte insignito della Chitarra d’Oro, protagonista di incisioni pluripremiate e di una intensa attività concertistica in Europa, Stati Uniti e Asia. La sua sensibilità timbrica e la solida padronanza tecnica lo rendono un interprete di riferimento del repertorio per chitarra.
A completare la serata, “El Amor Brujo – Gitanera” di Manuel de Falla, balletto in un atto che affonda le radici nel folclore gitano andaluso. Una partitura ricca di incantesimi, passione e mistero, culminante nella celeberrima Danza Ritual del Fuego, tra i brani più iconici del repertorio orchestrale spagnolo. Le sezioni vocali sono affidate al mezzosoprano Maria Candirri, interprete apprezzata per intensità, presenza scenica e padronanza stilistica.
Sul podio, la direttrice Manuela Ranno, figura emergente della direzione d’orchestra italiana. Direttrice musicale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, attiva nei principali teatri italiani ed europei – dalla Volksoper di Vienna al Teatro Verdi di Trieste, dal Teatro Massimo di Palermo al Filarmonico di Verona – Ranno unisce precisione tecnica, sensibilità espressiva e una visione musicale sempre attenta alla drammaturgia del suono.
“Noches de España” fa parte della Quarta Stagione Concertistica Autunno–Inverno 2025 dell’Orchestra Sinfonica di Matera, in programma fino al 30 dicembre con un calendario che intreccia capolavori del grande repertorio sinfonico e aperture verso la contemporaneità. I concerti si svolgono all’Auditorium “Raffaele Gervasio”, con ingresso alle ore 20:00 e inizio alle ore 20:30.
I singoli biglietti dei concerti della Quarta Stagione Concertistica Autunno–Inverno dell’Orchestra Sinfonica di Matera, si possono acquistare Online su TicketSms e di persona al botteghino prima dell’inizio dello spettacolo.
Chitarrista pluripremiato, vincitore di concorsi nazionali e internazionali, due volte insignito della Chitarra d’Oro. Le sue incisioni dedicate a Villa-Lobos, Santorsola, Giuliani, Gilardino e Pedrell hanno ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero. Docente del Conservatorio “Duni” di Matera, Rugolo è regolarmente invitato come solista in festival e tournée internazionali.
Maria Candirri – mezzosoprano
Diplomata con lode al Conservatorio “Piccinni”, formatasi presso l’Accademia Chigiana, è attiva nei principali teatri italiani ed europei. Ha interpretato ruoli di Verdi, Puccini, Mascagni, Rota, Hindemith, collaborando con direttori e orchestre di prestigio. La sua vocalità duttile e il suo approccio espressivo la rendono interprete ideale tanto per l’opera quanto per il repertorio sacro.
Manuela Ranno – direttrice
Direttrice musicale dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, è attiva nei teatri italiani ed europei, tra cui Volksoper di Vienna, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Massimo di Palermo e Teatro Filarmonico di Verona. Coniuga gesto chiaro, profondità interpretativa e attenzione alla dimensione narrativa del repertorio operistico e sinfonico.
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Video rassegna Trieste, invenzione della mia anima Filmati dalle Teche Rai Venerdì 5 dicembre 2025 ore 17.00 Biblioteca Statale Stelio Crise, Largo Papa Giovanni XXIII, 6
“La critica italiana e gli stessi lettori triestini non avevano mancato di cogliere un senso di spiccata triestinità in questo libro nel momento in cui io non avevo neanche letto i grandi maestri della scuola triestina”. Parla così di se stesso e del suo Materada un giovane Fulvio Tomizza nel 1967 ripreso a passeggio Sant’Andrea.
Questa è una delle tante preziose testimonianze contenute nel documentario Cultura a Trieste, un ampio reportage, vero affresco corale della Trieste intellettuale del tempo, che verrà proiettato venerdì 5 dicembre alle 17, nella sala conferenze della Biblioteca Statale Stelio Crise in Largo Papa Giovanni XXIII, 6.
La serata rientra nel progetto Trieste, invenzione della mia anima, promosso da Cizerouno e realizzato grazie al finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia (Bando Ungaretti) con i partner di progetto Biblioteca statale Stelio Crise e Archivio Marcello Mascherini.
Venerdì pomeriggio Stefano Crise, curatore della mostra, introdurrà questo racconto per immagini che attraverso i filmati provenienti dalle Teche Rai invita a riscoprire il sottile legame tra Ungaretti e Trieste. Il palinsesto si apre con spezzoni di riprese della redazione de «L’Approdo» in visita a Trieste, 3 ottobre 1959, a seguire Cultura a Trieste, una puntata del settimanale «L’Approdo» andata in onda il 5 giugno 1967, nel quale oltre a Tomizza sentiremo gli interventi di Marin, Mascherini, Magris e molti altri che compongono un quadro vivido del clima culturale cittadino.
Seguirà Giuseppe Ungaretti, Poeti nel tempo del 12 maggio 1962, documentario ideato da Sergio Miniussi, regista della sede Rai triestina e scrittore di rara finezza: un racconto biografico che va oltre la semplice cronaca e ricerca invece il respiro più ampio del personaggio, attraverso tempi distesi, un montaggio meditativo e una voce narrante capace di aderire alle pieghe più intime dell’uomo poeta.
A chiudere la rassegna Alighiero Noschese che imita Enza Sampò e Giuseppe Ungaretti da Doppia coppia del 1969. Tre minuti che restituiscono l’immagine pubblica di Ungaretti nel momento di massima popolarità televisiva: una parentesi ironica ma rivelatrice della familiarità con cui il grande pubblico era giunto a riconoscerlo.
La mostra Trieste, invenzione della mia anima è visitabile fino al 6 febbraio dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 18.30 e il venerdì dalle 8.30 alle 13.30, alla Biblioteca Statale Stelio Crise in Largo Papa Giovanni XXIII, 6.
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Borgo diVino in tour 2025 si conclude come un’edizione da record: oltre 130.000 degustazioni e un successo senza precedenti tra Italia e Francia
Si è conclusa con un successo straordinario l’edizione 2025 di Borgo diVino in tour, rassegna enogastronomica itinerante che, da aprile a novembre, ha attraversato l’Italia (e non solo) portando una selezione di etichette enologiche, specialità gastronomiche e intrattenimento nei Borghi più belli d’Italia, a San Marino e in Francia, nel borgo di Le Castellet in Provenza.
Con oltre 60.000 presenze, 22 tappe e più di 130.000 degustazioni, Borgo diVino in tour conferma il suo ruolo di evento enogastronomico di riferimento a livello nazionale per copertura geografica, numero di cantine e visitatori coinvolti.
Organizzato dal gruppoValica e promosso dall’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, il tour ha toccato 22 località certificate in tutte le regioni italiane, trasformando i centri storici più suggestivi del Paese in veri e propri palcoscenici del gusto. Ogni tappa ha offerto ai visitatori giornate uniche tra degustazioni, masterclass, show-cooking e musica dal vivo, accompagnati da un’area gastronomica interamente dedicata ai prodotti tipici locali.
Visitatori, partner, content creator e giornalisti hanno potuto degustare una selezione di etichette iconiche di ogni territorio, confrontandosi direttamente con i produttori e scoprendo i segreti e le storie che si nascondono dietro ogni bottiglia realizzata. Un’edizione di successo, grazie anche al supporto delle amministrazioni e di tanti partner che hanno sposato il progetto: Regione Calabria -“ARSAC” Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese, le Camere di Commercio di Molise, Salerno, Umbria, Brindisi-Taranto, Regione Basilicata e Basilicata Tipica, Io sono Friuli Venezia Giulia, Regione Campania attraverso l’Iniziativa co-finanziata nell’ambito del PN FEAMPA 2021-2027, Regione Lazio – “ARSIAL – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio, l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e tanti altri.
“È stata un’edizione importante, che ha confermato la forza del format e la sua capacità di valorizzare il vino italiano attraverso il contesto unico dei nostri borghi. Il tour ha rappresentato, ancora una volta, un punto di incontro tra territori, produttori e visitatori, generando valore reale per le comunità locali e per tutte le aziende che hanno scelto di partecipare – dichiara Luca Cotichini, Co-Founder, COO e responsabile degli eventi del gruppo Valica – Desidero ringraziare personalmente le Amministrazioni comunali, i produttori, i partner, e tutto il nostro team organizzativo, che con il loro contributo hanno reso possibile un percorso di qualità, capace di unire esperienza, cultura e promozione del territorio. L’energia, l’entusiasmo e il riscontro ricevuti lungo tutte le tappe ci confermano che Borgo diVino in tour non è solo un evento, ma una piattaforma che continua a crescere e a generare opportunità. Con la chiusura dell’edizione 2025, siamo già al lavoro sul 2026, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente il progetto, coinvolgere nuovi borghi e introdurre format sempre più innovativi al servizio dei produttori e del pubblico. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel progetto e che continuano a far parte di questo percorso.
Dal debutto a Egna-Neumarkt (BZ) fino alla conclusiva tappa di Venosa (PZ), il tour ha attraversato l’Italia intera, regalando ai partecipanti un percorso all’insegna del buon vivere e del buon bere, facendo tappa nei seguenti borghi: Egna-Neumarkt (BZ) – Trentino Alto Adige: Bard (AO) – Valle d’Aosta; San Giorgio di Valpolicella (VR) – Veneto; San Marino (SMR); Città Sant’Angelo (PE) – Abruzzo; Cividale del Friuli (UD) – Friuli Venezia Giulia; Le Castellet (Provenza, Francia); Celle Ligure (SV) – Liguria; Tempio Pausania (SS) – Sardegna; Cisternino (BR) – Puglia; Vietri sul Mare (SA) – Campania; Grottammare (AP) – Marche; Lovere (BG) – Lombardia ; Fiumefreddo Bruzio (CS) – Calabria; Erice (TP) – Sicilia; Oratino (CB) – Molise; Nemi (RM) – Lazio; Brisighella (RA) – Emilia Romagna; Spello (PG) – Umbria ; Montaione (FI) Toscana; Castagnole delle Lanze (AT) – Piemonte; Venosa (PZ) – Basilicata.
A ribadire l’importanza della manifestazione è anche Fiorello Primi, Presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”:
“L’edizione di Borgo diVino 2025 organizzata da Valica S.p.a, in collaborazione con I Borghi più belli d’Italia, si è conclusa con l’ennesimo successo nelle 22 tappe che hanno interessato, oltre alle 20 regioni italiane, anche due tappe all’estero. Per la prima volta infatti sono state coinvolte due località, una a San Marino e l’altra in Francia in collaborazione con l’associazione de “Les plus beaux villages de France”, per iniziare un percorso che dovrebbe portare all’ampliamento della manifestazione in altre località europee. È l’ennesima occasione per valorizzare e promuovere i vini e i prodotti tipici italiani, selezionati attraverso il progetto Mercato Italiano dei Borghi (M.I.B.), sia in Italia che all’estero. Il turismo enogastronomico insieme alla cultura e all’arte è uno dei punti di forza del nostro Paese, specie nelle aree interne e nei Borghi. Ampliare il mercato dei produttori che operano nei Borghi più belli d’Italia e non solo è uno degli obiettivi della nostra associazione per contrastare la perdita di popolazione e favorire la creazione di nuove attività e nuovi posti di lavoro. Le parole d’ordine oggi sono “RESTANZA” e “RITORNANZA” e Borgo diVino può aiutarci a declinarle in maniera positiva per le comunità borghigiane.
Un appuntamento speciale si terrà a Subiaco il 21 e 22 dicembre con una due-giorni dedicata ai migliori vini del Lazio, selezionati tra quelli già protagonisti nelle precedenti tappe. Un’ulteriore occasione per vivere un’esperienza di degustazione esclusiva e per ringraziare tutti i partner di questa edizione.
Con la chiusura di questa edizione, Borgo diVino in Tour guarda già al futuro: il format si prepara a un 2026 ancora più ricco di appuntamenti, nuove collaborazioni e opportunità di promozione per i territori.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
ANTONIO TROPIANO AD VACUUM A cura di Alberto Dambruoso
Inaugurazione 4 dicembre 2025 ore 18.00
PROSA_contemporanea Via Marin Sanudo 24 – Roma
Fino al 23 gennaio 2026
Il giorno 4 dicembre 2025 alle ore 18.00 PROSA_contemporanea presenta la mostra personale Ad Vacuum di Antonio Tropiano a cura di Alberto Dambruoso: in esposizione 7 sculture che fondono etica ed estetica, pensieri e riflessioni profonde sull’uomo e sulla società in cui oggi viviamo. Infatti, come scrive Alberto Dambruoso: «Le opere nascono tutte dal concetto greco di “symbolon” (che significa mettere insieme le cose, tenerle unite), e diventano metafore della condizione esistenziale dell’uomo e più in generale del mondo e della società in cui viviamo. Il ricorso ad una forma di linguaggio (simbolo) che unisce il visibile all’invisibile è quindi uno dei tratti caratteristici del suo modus operandi. Questo aspetto, legato al linguaggio metaforico, va messo in relazione anche ai trascorsi di Tropiano, che ha avuto una formazione da filologo medievale e rinascimentale, avvezzo quindi a scovare i significati più reconditi e finanche segreti, celati nei manoscritti antichi. Una delle chiavi d’accesso alle sue opere si trova nei titoli che Tropiano dà alle sue sculture. In principio è dunque il verbo, il punto di partenza dal quale muove la sua ricerca. È la curiosità di scoprire l’origine dei diversi lemmi, dei detti popolari, delle lingue antiche che hanno, fin dalla tenera età, interessato l’artista. “È dalle parole che parto” – afferma lo scultore – “quando do abbrivio ad una scultura: negli interstizi del termine rintraccio infatti quella modulazione dei significati, quel tessuto connettivo concettuale che informa la figura scelta”.
Ad Vacuum (Verso il vuoto) il titolo che Tropiano ha dato alla sua mostra, intende riflettere la sua concezione del fare scultura. Per millenni, sostiene l’artista, l’uomo si è domandato se in natura potesse esistere il vuoto e di cosa fosse non-composto. Secondo Tropiano il vuoto non è assenza di materia o mancanza di esistenza come sosteneva Aristotele ma, al contrario, è il luogo dove tutto è contenuto, dove ogni cosa ha la possibilità di incontrare qualsiasi altra e mutare assieme ad essa, divenendo così, secondo una felice locuzione trovata dall’artista, “il nascondiglio dell’eventuale”. Nell’immaginario comune, dice Tropiano, la vacuità è sinonimo di inutilità, di mancanza di significato e di funzione; e una cosa è “a vuoto” quando non corrisponde alla sua finalità o, peggio, non qualifica la sua esistenza. “Nella scultura” – afferma Tropiano – “le cose sono assai differenti: lavorando “per levare” la figura che rimane rappresenta senz’altro il pieno (statua/statuere= collocare, occupare uno spazio), mentre le schegge che cadono sotto i colpi dello scalpello sono la vera carne del vuoto: perché contengono in sé tutte le figure che non sono state scelte dall’artista (nelle quali sarebbero state invece il ‘pieno’ o come si dice in gergo il ‘buono’). Se ne deduce quindi che il vuoto per uno scultore è quel luogo delle cose in cui tutto esiste per compiere la libertà del suo gesto”.»
Antonio Tropiano – Biografia
Antonio Tropiano. Nato in Calabria nel 1976, vive e lavora tra Roma e S. Caterina dello Ionio (CZ). Compie i suoi studi tra Bologna e Firenze, dove prosegue le sue ricerche nel campo della filologia medievale e rinascimentale. Collabora con una nota casa editrice come saggista nel campo della storia dell’arte e delle lettere umanistiche. Fin da ragazzo mostra una certa predilezione per la creazione plastica e per la naturale versatilità del legno, che proprio nella scultura sembrano trovare il giusto grado di conciliazione. Sotto l’impulso di un’assidua ricerca linguistica, mette a punto una cifra stilistica personale, capace di operare una sintesi tra l’ispirazione metaforica di matrice letteraria e la resa figurativa di una fenomenologia dell’agire umano. Ha avviato da tempo un’accorta attività espositiva, partecipando a numerose collettive e tenendo mostre personali con installazioni site-specific in diverse sedi italiane, come il Castello Estense di Ferrara, Spazio Mondadori a Venezia, il Milano Art Galley Pavilion sempre a Venezia o il Palazzo San Bernardino a Rossano (CS); oltre al Borgo Ferri e alla Torre S. Antonio di S. Caterina dello Ionio. Nel 2022 il Museo Marca di Catanzaro gli ha dedicato un’importante mostra personale curata da Alessandro Romanini; collabora, inoltre, con diverse gallerie d’arte contemporanea.
PROSA_contemporanea è un progetto di PROSA_studiolab ideato da Valeria Palermo, Amelia Roccatelli e Stefano Salvi. Nato dal recupero di una ex pasticceria, PROSA ospita uno studio di architettura, un luogo di lavoro condiviso, uno spazio espositivo con l’intenzione di aprirsi alla ricerca contemporanea sul confine tra arte e design.
ANTONIO TROPIANO AD VACUUM A cura di Alberto Dambruoso Inaugurazione 4 dicembre 2025 ore 18.00 Fino al 23 gennaio 2026 Orari: dal martedì al venerdì 16.00 – 19.00; sabato su appuntamento. Ingresso libero.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
da un’idea di Barbara Lalle con Barbara Visca e gli studenti del Liceo Scientifico Statale Nomentano a cura di Roberta Melasecca
4 dicembre 2025 dalle 10.00 alle 15.00 Cortile antistante Chiesa di Santa Barbara dei Librari Largo dei Librari – Roma
Il giorno 4 dicembre 2025 dalle 10.00 alle 15.00, nello spazio antistante la Chiesa di Santa Barbara dei Librari, Barbara Lalle, Barbara Visca, Roberta Melasecca e il Liceo Scientifico Statale Nomentano presentano 150 scintille: le Scatole di Santa Barbara. Il progetto nasce da un’idea di Barbara Lalle, artista e insegnante, dal sodalizio artistico di lunga data con un’altra artista ed insegnante,Barbara Visca e dal desiderio di unire creatività, comunità ed educazione, aprendo un dialogo tra arte contemporanea, memoria e valori universali, generando così connessioni tra mondo dell’arte e mondo della scuola e giovanile.
L’iniziativa si avvale del patrocinio del Municipio I Roma Centro.
Il progetto prende vita pubblica proprio il giorno di Santa Barbara, figura alla quale si ispira l’iniziativa. La santa diventa il punto di partenza per un percorso inclusivo: religiosa per chi crede, simbolo universale di coraggio, resilienza, luce, protezione e forza interiore per chi non si riconosce in una dimensione di fede. Una lettura laica e condivisa che vuole portare l’attenzione alle capacità di ognuno di affrontare le difficoltà e di trasformarle in energia vitale, dialogando con le forze invisibili che tutti, in modi diversi, percepiamo: natura, comunità, memoria, speranza.
Proprio per questa necessità e desiderio di condivisione e partecipazione, i veri protagonisti del progetto sono glistudenti e le studentesse del Liceo Scientifico Statale Nomentano. Sotto la guida della professoressa Barbara Visca, dal mese di ottobre, i giovani alunni e le giovani alunne di 5 classi sono stati impegnati nella realizzazione di 150 scatole: scatole grandi e piccole, di forme diverse, costruite con materiali riutilizzati, che evidenziano un gesto ecologico ma anche simbolico, nel quale il riuso diventa atto creativo, trasformazione e rinascita. Ogni scatola è uno scrigno prezioso, una piccola opera d’arte, un dono che porta con sé parole, segni e simboli: infatti, ognuna al suo interno contiene una frase o un piccolo oggetto che evoca resilienza, protezione e luce.
Il 4 dicembre, le 150 scatole saranno donate dagli stessi studenti ai visitatori, ai turisti, ai passanti, come segno di impegno e responsabilità reciproca. Il progetto costruisce così un’esperienza aperta, poetica e collettiva, che unisce spiritualità, laicità, ecologia e arte contemporanea in un unico gesto di partecipazione e dono.
«Non si può non sperimentare una vera commozione di fronte alle opere realizzate dalle studentesse e dagli studenti del Liceo Scientifico Nomentano: il loro impegno nel creare le 150 scatole non è da riferire ad un semplice progetto artistico. In ogni scatola è impressa l’anima profonda del suo creatore, ogni scatola dimostra come i giovani non sono come la società di oggi li dipinge. Ho riso, ho pianto, mi sono incuriosita, sono rimasta stupita. Ogni emozione che ho provato definisce una narrazione differente nella quale i giovani non hanno più timore di mostrarsi nella loro veritarietà. I loro gesti raccontano le loro insicurezze, le loro vulnerabilità ma anche forza interiore, consapevolezza, idee innovative, speranze, voglia di costruire, desiderio di donare la propria visione del mondo, necessità di impegno nella comunità. Sono loro le vere 150 scintille.»
Chi è stata Santa Barbara. Barbara di Nicomedia è vissuta nel IV sec. d.C.: era l’unica figlia del ricchissimo Dioscoro, il più fanatico nemico dei cristiani nella città di Nicomedia. Fu educata da alcuni precettori, tra cui Origene che la battezzò e la istruì segretamente alla religione cristiana. Venne destinata, dal padre, alle nozze con il prefetto di Nicomedia: Barbara rifiutò di sposarsi e il padre, furente, la fece processare, per l’adesione alla fede cristiana, rinchiudere nella torre della fortezza di Nicomedia e condannare a morte. Nella prigione, un giorno, si sprigionò un incendio: Barbara uscì viva dalle fiamme. Dopo questo episodio, il padre stesso la decapitò ma, eseguita la sentenza, un fulmine si abbattè su di lui uccidendolo. Da allora Santa Barbara viene invocata contro il fulmine e i pericoli del fuoco ed è la protettrice di tutti quei lavoratori che che operano in condizioni pericolose: rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo.
BIOGRAFIE
Barbara Lalle, artista, terapista per la riabilitazione neurologica post‐traumatica e docente impegnata quotidianamente nell’integrazione delle disabilità gravi, mossa da una “emergenza di dire”, attraverso le varie forme delle arti visive e della performance, esplora le modalità in cui disagio, deprivazione, dolore possano essere compresi, narrati, superati. Sperimenta da anni le diverse modalità di arte partecipata, coinvolgendo altri artisti e le comunità locali dove opera.
Barbara Visca. Laureata in Decorazione e in Graficaall’Accademia di Belle Arti di Frosinone: carta e filo tengono unite le sue ricerche artistiche, tra disegno e cucito, tra illustrazione e moda, fino al suo incontro con la fotografia. È docente al Liceo Scientifico Statale Nomentano, collabora con laboratori artistici di ricerca e varie realtà artistiche presenti sul territorio.
Roberta Melasecca, architetta, curatrice indipendente, scrittrice, progettista culturale ed esperta in comunicazione per l’arte e l’architettura. Segue il lavoro e le ricerche di numerosi artisti, scrivendo testi critici e promuovendo progetti curatoriali sia in Italia che all’estero. È attivamente coinvolta nell’editoria d’arte e si dedica allo sviluppo di pratiche performative innovative. È ambasciatrice di Cittadellarte Fondazione Pistoletto ONLUS e presidente dell’associazione culturale Blowart.
150 scintille: le Scatole di Santa Barbara da un’idea di Barbara Lalle con Barbara Visca e gli studenti del Liceo Scientifico Statale Nomentano Classi partecipanti: 1Asa, 1Bsa, 1C, 1Csa, 1E a cura di Roberta Melasecca promosso da Associazione culturale blowart con il patrocinio del Municipio I Roma Centro
4 dicembre 2025 dalle 10.00 alle 15.00 Cortile antistante Chiesa di Santa Barbara dei Librari Largo dei Librari – Roma
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Il valore delle scelte Educare, proteggere, comprendere A Palazzo Bossi Bocchi, dal 4 dicembre, una rassegna collaterale alla mostra “Un Paese in debito. Risparmio e presiti nella storia d’Italia” per restituire ai visitatori una fotografia dell’Italia di oggi, indagando in particolare tre ambiti d’interesse: usura, cultura finanziaria e persone
La rassegna Il valore delle scelte. Educare, proteggere, comprendere nasce in collaborazione con L’Università di Parma e l’associazione Ricrediti come spazio di approfondimento e dialogo attorno ai temi centrali della mostra Un Paese in debito. Risparmio e prestiti nella storia d’Italia allestita a Palazzo Bossi Bocchi sino al 21 dicembre. Una serie di appuntamenti – a partire dal 4 dicembre – incentrati sul rapporto tra denaro, vulnerabilità e dignità umana, che proseguiranno anche oltre il termine di apertura della mostra. Attraverso incontri, testimonianze e financial games, la rassegna intende dare voce alle persone, alle storie e alle realtà che ogni giorno si confrontano con la necessità di una maggiore consapevolezza economica, per affrontare le problematiche collegate all’indebitamento personale e alla piaga dell’usura.
Il primo appuntamento in programma il 4 dicembre alle 17.30, a cura delle associazioni Ricrediti e Parma per la famiglia, ha come titolo Oltre il debito: semi di consapevolezza e sarà un’occasione per conoscere da vicino i progetti realizzati nel 2025 sulla prevenzione all’indebitamento. Durante l’incontro verranno presentati tre percorsi: il Coaching Finanziario, sostenuto da Fondazione Cariparma, in partenariato con l’Assessorato alla Comunità Giovanile del Comune di Parma, che ha permesso la formazione di 12 coach per supportare gratuitamente le persone che vivono sul territorio di Parma – con un’attenzione particolare agli under 35 – nello sviluppo di competenze economico-finanziarie. Il progetto, della durata di 40 ore, ha approfondito tematiche come: budget familiare, strumenti bancari, debito, investimenti e previdenza, sovraindebitamento. L’iniziativa ha visto anche la possibilità, per gli under 35, di avere accesso ad un fondo rotativo per microcrediti orientati all’autonomia di vita.
Il progetto Sostenibile si può ha avuto invece come obiettivo la prevenzione e il contrasto al sovraindebitamento attraverso sportelli di pre-istruttoria (in partenariato con Asp, Comune di Parma e con il sostegno della Regione Emilia Romagna) che supportano i cittadini nella ricostruzione della posizione debitoria e nella raccolta dei documenti necessari ad avviare la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. Gli sportelli operano in rete con l’OCC degli Avvocati per favorire l’accesso alle procedure di composizione della crisi, migliorando orientamento, tutela e presa in carico. Infine, verrà presentato il progetto Alfabetizzazione finanziaria, sostenuto dall’Associazione Parma per la Famiglia, che ha permesso di promuovere l’alfabetizzazione finanziaria a Parma attraverso tre pilastri: prevenzione, supporto e comunicazione. È stata realizzata una mappatura dei bisogni e attività nelle scuole (31 appuntamenti in calendario per un totale di 775 alunni), ed è inoltre stata creata la piattaforma “Vero Valore”, dedicata a chi desidera approfondire gli strumenti e scaricare gratuitamente contenuti (online nelle prossime settimane). Il progetto ha avuto anche come obiettivo quello di diffondere la cultura del risparmio, prevenire il sovraindebitamento e rafforzare una rete territoriale attiva sul tema.
L’evento si concluderà con la consegna dei diplomi ai nuovi coach finanziari. L’ingresso è libero sino ad esaurimento posti.
Francesca Costi Area Comunicazione Fondazione Cariparma
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APERTE FINO AL 9 GENNAIO 2026 LA CALL INTERNAZIONALE E LO SPECIALE DICIOTTOVENTICINQUE DELLA XXI EDIZIONE DI FOTOGRAFIA EUROPEA
Il festival cerca nuovi talenti e giovani appassionati
FOTOGRAFIA EUROPEA 2026 XXI EDIZIONE
FANTASMI DEL QUOTIDIANO
Reggio Emilia Dal 30 aprile al 14 giugno 2026
Le iscrizioni per la Open Call Internazionale della XXI edizione di Fotografia Europea sono ufficialmente aperte, e fino al 9 gennaio si potrà partecipare presentando il proprio progetto purché interpreti il tema di quest’anno: “Fantasmi del quotidiano”. Un concept particolarmente stimolante, capace di ispirare una riflessione su ciò che si cela oltre il visibile, oltre le apparenze, su ciò che si imprime nella memoria e continua a generare nuove prospettive, perché la fotografia può essere una soglia, un passaggio verso nuovi percorsi per l’immaginazione.
Non ci sono limiti per candidarsi, fotografi, appassionati, curatori e collettivi di qualsiasi età e provenienza, purché nati o residenti in Europa, potranno inviare il proprio lavoro, che verrà valutato da una giuria composta dai curatori del festival. Il progetto selezionato verrà inserito nel programma ufficiale di Fotografia Europea 2026 e il suo autore riceverà un premio di 3.000 € grazie al supporto di Iren, già special sponsor del festival, per la produzione della mostra e supporto da parte del festival per la progettazione e l’organizzazione.
Torna anche il progetto formativoSpeciale diciottoventicinque, dedicato a ragazzi e ragazze tra i 18 e i 25 anni, amanti della fotografia. Ideato per chi ha voglia di imparare, condividere e confrontarsi con il mondo dell’arte e della fotografia, il format costituisce un’opportunità unica per condividere pensieri, linguaggi, visioni, incontrare esperti e ideare insieme a loro un progetto collettivo che farà parte del circuito ufficiale di Fotografia Europea 2026 – “Fantasmi del quotidiano”.
Durante il percorso formativo, costituito da sette incontri in presenza, Marcello Coslovi e Alex Tabellini di Sugar Paper – spazio culturale che a Modena promuove e diffonde la fotografia contemporanea e il libro fotografico – guideranno i partecipanti nello sviluppo di un progetto fotografico, dalla fase di ricerca alla realizzazione sul campo, traendo ispirazione dalla visione condivisa di una selezione di libri fotografici di autori e autrici che hanno saputo raccontare la complessità del presente attraverso immagini capaci di evocare, suggerire e lasciare spazio all’ambiguità. In classe i ragazzi si confronteranno in un ambiente il più possibile orizzontale, favorendo lo scambio libero e costruttivo di opinioni, e riflettendo su come progetti differenti possano dialogare all’interno di un volume collettivo. L’esito finale sarà, infatti, la creazione di un racconto sotto forma di piccola pubblicazione, in cui emergeranno le diverse declinazioni del tema. Il lavoro offrirà una visione corale di cosa significhi, per le nuove generazioni, confrontarsi con i “fantasmi del quotidiano”.
Tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione e le tempistiche sono pubblicati su: fotografiaeuropea.it
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Casa degli Artisti presenta GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III) di Riccardo Arena, un progetto espositivo che si configura come una “mostra laboratorio”, capace di trasformare il piano terra della Casa in un ambiente processuale, instabile e in costante trasformazione. Dopo le prime due tappe tra Monte Verità e il Museo Elisarion di Locarno, Riccardo Arena approfondisce e amplia un percorso di ricerca che intreccia mito, archivi, antropologia, storia delle immagini e processi di immaginazione collettiva in un progetto che dialoga con gli archivi di Monte Verità, Eranos e del Museo Antropologico di Città del Messico, attivandoli come organismi viventi attraverso installazioni, materiali di studio, interventi performativi e contributi teorici.
Riccardo Arena GERANOS – Subcultures of the Sun | Movimento III
Con il contributo immaginativo di: Andrea Aversa, Emma Bozzi, Alessandra Carta, Chiara Gambirasio, Francesca Greco, Guido Mannucci, Katja Noppes, Salvatore Sammartino
Martedì 9 dicembre – ore 18.00 Opening & Talk: Presentazione del percorso di ricerca Geranos (2022-2025)
Nella traccia di Omnirica Spazi desideranti, la nuova programmazione di Casa Degli Artisti, il progetto GERANOS Subcultures of the Sun di Riccardo Arena apre uno sguardo sulla ricerca come processo in divenire, capace di liberare il pensiero e generare forme di immaginazione collettiva. L’artista trasforma il piano terra di Casa degli Artisti in un “centro di ricerca processuale in forma di laboratorio/mostra”, dove l’ “in itinere” diventa esperienza e partecipazione, riconfigurando lo spazio come un ambiente instabile, danzante e trasformativo.
Riccardo Arena, TEOMAMA- The Hollow Figure, Courtesy dell’artista e di Casa degli Artisti
La processualità diventa così esperienza e partecipazione, e lo spazio stesso si offre come ambiente di immaginazione collettiva. Il progetto deriva da una ricerca avviata nel 2021 insieme al curatore Noah Stolz, radicata nella potenza simbolica della danza Geranos, la coreografia rituale che, secondo la tradizione del mito classico, Teseo eseguì dopo essere uscito dal labirinto. Il gesto spiraliforme di questa danza, interpretato dallo storico delle religioni Károly Kerényi come metafora di un sapere che si apprende attraverso il corpo e il movimento, diventa per Arena il modello per indagare la genealogia dei simboli, il rapporto tra immagine e conoscenza e la possibilità di una lettura non lineare dei fenomeni culturali.
Su questa base, il progetto si è sviluppato attraverso una rete complessa di riferimenti che include la storia utopica e sperimentale di Monte Verità, l’immenso patrimonio iconografico della Fondazione Eranos custodito al Warburg Institute e le collezioni del Museo Antropologico di Città del Messico incontrate nel corso di una residenza presso UNAM. Per Arena, questi archivi non rappresentano depositi statici, ma materiali vivi: strutture di pensiero, memorie culturali e costellazioni simboliche da riattivare attraverso un procedimento che oscilla tra analisi, associazione, intuizione e trasformazione.
Dopo le prime due tappe – la presentazione del Movimento I a Monte Verità nel 2022, in dialogo con i seminari internazionali dedicati al Libro Rosso di Jung, e l’ampio percorso installativo del Movimento II al Museo Elisarion nel 2024 – la fase milanese a Casa degli Artisti costituisce il momento più corale della ricerca. Qui Arena lavora insieme a un collettivo curatoriale e a una comunità allargata di ricercatori, studenti e artisti invitati, elaborando un dispositivo espositivo capace di generare nuove connessioni, rifrazioni e forme di conoscenza.
Riccardo Arena, SUBCULTURES OF THE SUN, Courtesy dell’artista e di Casa degli Artisti
La mostra confluirà inoltre nella creazione di un fondo archivistico, destinato al Museo MA*GA, che documenterà tanto la pratica dell’artista quanto l’intreccio di materiali da cui essa trae origine, generando un archivio vivo, eccentrico e non classificabile. Riccardo Arena è un artista, docente e ricercatore. La sua pratica è dedicata alla creazione di ambienti evocativi che, combinando ricerca teorica e visuale, sono concepiti come dispositivi culturali di conoscenza immaginativa. Installazioni, film, riflessioni visive, racconti, seminari e workshop si intrecciano in una costellazione di linguaggi espressivi, tesi a contemplare nell’accidentale le componenti universali che legano storie, culture e miti distanti nel tempo e nello spazio. Animato da queste tensioni, nel corso degli anni ha condotto investigazioni a lungo termine in diversi paesi del mondo: Cina con Il quattro volte albero (2006-2008); Argentina con Morte duale Ellero ed ecosistema visivo (2009-2012); Russia con Vavilon (2013-2017); Iran, Armenia ed Etiopia con LuDD! – Topografia della Luce (2017-2020); e infine Geranos (2021-2025), nato da una ricerca sulla storia e sugli archivi di Monte Verità, Fondazione Eranos, Warburg Institute di Londra e Museo Antropologico di Città del Messico. Attualmente sta conducendo una ricerca di dottorato practice-based presso l’Accademia di Brera.
PUBLIC PROGRAM Ad arricchire la mostra, un ampio public program di incontri, talk, workshop e azioni performative che costituiscono parte integrante del progetto. Gli appuntamenti scandiscono, attivandole, le diverse dimensioni di GERANOS – teoria, gesto, suono, immaginazione – e amplificano la natura processuale del lavoro.
Mercoledì 10 dicembre – ore 18.45 Talk | Franca Ferrari | Il corpo è una funzione dello spazio
Venerdì 12 dicembre – ore 18.45 Talk & Concerto | Antonello Colimberti e Federico Sanesi | L’ebbrezza in Oriente e Occidente
Lunedì 15 dicembre – solo su invito Workshop | Nikolaus Gansterer | Notating Agencies and Atmospheres
Martedì 16 dicembre – ore 18.45 Presentazione pubblicazione | Contingent Agencies | Con Nikolaus Gansterer e Alexander Damianisch
Sabato 10 gennaio – ore 19.00 Concerto | Mercoledì Trio
Produzione e partner Mostra prodotta da Casa degli Artisti in collaborazione con Museo MA*GA e Viafarini Con il supporto di: Accademia di Brera, Monte Verità, Fondazione Arthur Cravan, Fondazione Shapdiz
Orari e chiusura natalizia da martedì a domenica (chiuso il lunedì) h. 12.30 – 19.00| ingresso libero chiusura natalizia: da martedì 23 dicembre a sabato 3 gennaio
Casa degli Artisti Via Tommaso da Cazzaniga, angolo Corso Garibaldi, 89, Milano info@casadegliartisti.org
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