Alessandro D’Aquila e Matteo Mauro. Tra segno e silenzio. Alla Fondazione Zetti di Parma.
Testo Critico di Flaminio Gualdoni
Il lavoro di Alessandro D’Aquila e di Matteo Mauro non presenta, in epidermide, punti di contatto. Assume una prospettiva fruttuosa se invece si fa riferimento al contesto di pensiero che genera entrambi: assumere un codice formale fortemente connotato, talmente consueto da aver perso in sé ogni possibilità significativa, e riabitarlo con interventi devianti, che schiudano invece forti possibilità di senso.
Nel caso di D’Aquila è una sorta di distillazione del puro vedere, del puro riconoscere tipico dell’oftalmoscopio, che qui viene abilitato a farsi luogo di frammenti poetici altri e alti, da Catullo a Emily Dickinson, per cui i suoi lightbox perdono le pur evidenti fattezze funzionali e si fanno irruzioni lievi ma potenti di un altro sentire, di una vista mentalmente acuminata.
Matteo Mauro lavora invece sulle strutture dinamiche del segno nel suo farsi forma decifrabile: è una soluzione, la sua, molto prossima al grado zero dell’immagine, che non solo pone in scacco l’aspettativa di riconoscimento dello spettatore ma si insinua svelando appena i suoi meccanismi sorgivi: i quali portano in se stessi, in realtà, il proprio destino tutto e chiedono a chi si faccia pubblico una consonanza tra concettuale e puramente emotiva.
Le opere di entrambi sono, in ogni caso, esperienze ben più complesse di quanto l’ovvietà del meccanismo messo in campo nell’enunciazione renda attive: qui è necessaria una partecipazione piena, consapevole, affilata da parte di chi si scelga il ruolo di colui che guarda.
Mostra bipersonale promossa dalla Galleria Monopoli presso la Fondazione Italo Zetti di Parma, via Girolamo Cantelli 7.
Apertura dal 7 Dicembre al 7 Febbraio, ingresso gratuito.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Galleria Vik Milano presenta Grand Tour, la nuova mostra personale di Adriano Pompa, a cura di Alessandro Riva, dal 25 novembre 2025 al 15 gennaio 2026.
Il progetto si configura come un viaggio ideale ispirato al mito del Grand Tour, non come rievocazione storica ma come visione distopica e onirica, in cui l’artista – figlio d’arte, cresciuto nella bottega del padre Gaetano Pompa, pittore e scultore di straordinaria raffinatezza – si immerge nei panni di un viaggiatore del Settecento con lo sguardo, tuttavia, rivolto al presente. L’eredità del padre, maestro di un surrealismo colto e corporeo, vive come eco nel suo lavoro, ma viene trasfigurata in una ricerca autonoma e contemporanea, dove il viaggio diventa esperienza mentale e pittorica: un percorso in cui memoria, tempo e immaginazione si fondono in un linguaggio insieme narrativo e simbolico. Per Vittorio Sgarbi, la pittura di Pompa è “necessaria, inevitabile, un vizio e un premio insieme”, formata da “quadri che appaiono inquieti, come animati da una incertezza del destino”. Pompa appartiene infatti a quella schiera di artisti che vivono la pittura come una missione conoscitiva, un esercizio di visione capace di trasformare la memoria in materia, l’immaginazione in forma.
Aavaliere e albero della vita
«Mi sono immaginato pittore settecentesco e contemporaneo al contempo», scrive Pompa, «ho voluto mantenere un fil rouge con un oro trasbordante, simbolo non di lusso o opulenza ma di operosità e umoralità, di luce riflessa e mutevole secondo il clima, l’umore e le atmosfere». Ne nasce una wunderkammer di invenzioni astratte e figurative, in un equilibrio poetico tra realtà e immaginazione, tra mito e sogno. Le opere dialogano con gli spazi eclettici di fine Ottocento della Galleria Vik Milano, con i loro stucchi e specchi, tessendo un legame sottile fra memoria e invenzione, storia e visione contemporanea.
«Nelle tele, nelle sculture e nelle tavole di Adriano Pompa», scrive il curatore della mostra Alessandro Riva, «convivono cavalieri, dame, draghi, pesci volanti, leoni, rinoceronti, serpenti, alberi dalle foglie d’oro, uova giganti, conchiglie, città murate: apparizioni sospese tra realtà e immaginazione, tra mito e sogno, come epifanie misteriose di un Grand Tour immaginario, echi di epoche lontane e di territori che, come le architetture, le abitudini, i costumi delle città invisibili narrate da Marco Polo all’imperatore Kublai Khan nel romanzo di Italo Calvino, esistono solo finché qualcuno continua a dipingerle o a raccontarle».
La fuggente ( Angelica )2005
Elemento cardine dell’esposizione è l’oro, inteso non come emblema di lusso o fasto, ma come simbolo di operosità e vibrazione emotiva, di luce riflessa e cangiante, capace di adattarsi ai mutamenti atmosferici e interiori. In questa narrazione simbolica, l’oro diventa il filo conduttore che unisce epoche e sensibilità diverse, fondendo memoria storica e tensione moderna.
Come ha scritto Fabrizio Dentice, «Pompa è un pittore dell’immaginario, o per dir meglio dell’immaginazione. Una facoltà, questa, che guarda in su e in avanti, nella possibilità dell’impossibile. Ma il pittore si guarda anche dentro, dove prolificano oscure mitologie, parla lo spirito del padre illustre, Gaetano, che gli fu maestro amato, e passa un vento che viene dai boschi della materna Germania». Mondi interiori e simbolici emergono così come in un sogno lucido, popolati da creature mitiche e animali fantastici che sembrano usciti da un antico bestiario medievale, ma trasfigurati in chiave moderna e surreale, sospesi tra malinconia e meraviglia.
Grand Tour è così un viaggio poetico e visionario, ma anche un itinerario immaginario nei paesaggi italiani ed europei, reinventati dalla sensibilità di Pompa. Un percorso in cui la pittura si fa mappa interiore e diario di viaggio, dove l’oro, la luce e il segno si trasformano in un racconto di movimento, memoria e metamorfosi.
Pubblicato il 24 Novembre 13:01
Sede: Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, Milano Periodo di apertura: 25 novembre 2025 al 15 gennaio 2026 Orari di visita: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 19.00
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ArtonWorld.com Magazine – Numero 24 L’arte come comunicazione universale: nasce un nuovo capitolo della nostra missione
ArtonWorld Magazine presenta con orgoglio il Numero 24, un’edizione che rinnova e rafforza la missione della rivista: valorizzare l’arte in tutte le sue forme, promuovere il dialogo tra culture e sostenere un ecosistema creativo sempre più aperto, inclusivo e internazionale. In un contesto in cui la comunicazione digitale evolve rapidamente, ArtonWorld continua a rappresentare un punto di riferimento per artisti, galleristi, istituzioni, fondazioni e appassionati. La nostra attività editoriale e multimediale si distingue per un approccio che coniuga ricerca, divulgazione e innovazione, offrendo ogni giorno contenuti che raggiungono un pubblico globale grazie a strategie di comunicazione mirate e sostenibili. Un ringraziamento ai nostri sostenitoriQuesto nuovo numero è anche l’occasione per esprimere la nostra profonda gratitudine a tutti coloro che rendono possibile il percorso di ArtonWorld. Un grazie speciale va:- ai donatori, che supportano la nostra crescita culturale ed editoriale;- agli abbonati, che credono nel nostro progetto e ne seguono con fedeltà ogni evoluzione;- ai galleristi e alle gallerie, che scelgono di accogliere ArtonWorld Magazine nelle proprie sale, condividendo il nostro impegno nel diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea e delle sue molteplici espressioni;- alle fondazioni e alle istituzioni culturali, che collaborano con noi per costruire una narrazione dell’arte al tempo presente, rispettosa del passato e orientata al futuro. Un numero ricco di contenuti e nuove prospettiveIl n. 24 presenta approfondimenti, interviste, reportage internazionali e focus speciali dedicati alle tendenze artistiche emergenti. L’obiettivo è continuare a offrire una piattaforma autorevole che racconti l’arte non solo come espressione estetica, ma come strumento di pensiero, partecipazione e innovazione sociale. ArtonWorld: una comunità che cresceOgni pagina di questa edizione testimonia la forza della nostra rete e la vitalità del confronto creativo. ArtonWorld Magazine continua così a essere una voce indipendente, capace di promuovere l’arte in dialogo costante con la società, la tecnologia e l’economia culturale contemporanea. https://www.flipsnack.com/artonworld/artonworld-n24
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Luoghi dell’Anima Film Festival in collaborazione conil Fellini Museum presenta
BLU STREGATO
la mostra personale di Mattia Barbalaco
Testo critico di Massimo Pulini
la mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2026
Fellini Museum – Palazzo del Fulgor Piazzetta San Martino | Rimini 47921
BLU STREGATO riunisce un’ampia selezione di opere di Mattia Barbalaco, fornendo una panoramica del lavoro del giovane artista che va dal periodo più recente ai dipinti delle sue prime mostre.
Il linguaggio di Barbalaco è intenso ed enigmatico, ricco di simboli capaci di trasformare situazioni apparentemente ordinarie in scenari occulti e inquietanti. L’uso delle luci e dei colori, con una predominanza delle tinte fredde, e del blu in particolare, amplifica l’atmosfera quasi stregata che avvolge le figure, immerse in un’imperscrutabile solitudine.
Mattia Barbalaco, Contatto, 2024, olio su tela, 135x165cm
Le opere, ricche di suggestioni teatrali, sono in parte influenzate dalla precedente attività di burattinaio dell’artista. È inoltre presente un forte legame con la psicoanalisi e con il mondo dell’inconscio, che crea interferenze costanti nelle scene rappresentate, materializzandosi in elementi surreali, i quali interrompono il filo logico delle raffigurazioni.
Le tele sono caratterizzate da un ricercato ed originale equilibrio compositivo, unito ad una rappresentazione realistica e armoniosa dei soggetti, che si scontra con scelte stilistiche contemporanee come le inquadrature ravvicinate e i toni antinaturalistici.
Le opere di Barbalaco sono espressione di un’indagine individuale e universale al tempo stesso, che mira a scardinare i confini tra inconscio e mondo visibile, dando vita ad una dimensione onirica e profondamente poetica.
Mattia Barbalaco, blu oltremare, 2025, olio su tela applicata su tavola_55x36cm
Mattia Barbalaco – Profilo
Mattia Barbalaco nasce a Vibo Valentia nel 1999. Nel 2018 si trasferisce a Roma, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti e consegue il diploma di Pittura. Nonostante la giovane età, Barbalaco vanta un’abilità tecnica e una capacità visionaria che ha già attirato l’attenzione di gallerie e collezionisti d’arte internazionali.
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MENEGHELLO INCONTRA BORGES Personale di Simone Meneghello a cura e testo critico di Alberto Dambruoso
09.12.25 > 11.01..2026
Inaugurazione 09 dicembre 2025 h.18
Blue Gallery Sestiere Dorsoduro 3061, Venezia
Alla Blue Gallery gli eventi non si programmano: accadono. Nascono da conversazioni leggere ma dense, dall’andirivieni quotidiano, nella vivace zona di Dorsoduro a Venezia, dall’ascolto fertile che maturano i progetti come semi. È in questo terreno, vivo e non artificiale, che Simone Meneghello incontra Borges. Non una citazione, non un omaggio illustrativo, ma uno scambio: un attraversamento. Un incontro che avviene fisicamente nello spazio della galleria e poeticamente nell’opera, come se la letteratura si fosse fermata qui, pronta a trasformarsi in materia, oggetto, corpo. Meneghello lavora da anni sul limite. Sul confine tra parola e silenzio, tra senso e opacità. Le sue opere non comunicano un contenuto: custodiscono una presenza. Sono libri riscritti, sovrapposti, saturati fino a diventare superfici compatte, nere, inaggirabili. Sono scatole che contengono nulla pur contenendo tutto, boccette che archiviano poesie frante come messaggi lanciati al mare; sono enciclopedie che hanno perso la possibilità della lettura ma hanno guadagnato densità, peso, esistenza.
Il critico Dambruoso osserva che «le parole, frantumate o sovrascritte, perdono la loro funzione originaria mostrandosi solo per la loro nuda e scarna presenza». È Meneghello stesso a definire questa pratica come Presenza dell’assenza, e ancora:”Quando il linguaggio si compatta nelle mie opere, quando le lettere si sovrappongono e si perdono nella densità tipografica, accade qualcosa che va oltre la scrittura: il linguaggio mostra se stesso nel momento in cui non può più dire. Le opere sono il varco, la soglia dove la parola smette di essere discorso e diventa presenza».
Dopo Pasolini e Pavese, ora il dialogo si apre con Borges. Il confronto con l’opera letteraria del grande scrittore e poeta argentino, nasce soprattutto intorno al concetto di simultaneità. E’ ancora Meneghello a definire questo punto affermando che: “Nelle mie opere il testo si sottrae alla sequenza lineare e viene restituito come densità simultanea” (In alcune opere la sovrapposizione si sviluppa anche in un solo punto. Un intero testo è presente, stratificato, sovrapposto in un unico punto, come ad esempio nell’opera dal titolo “L’Aleph”).
Meneghello ha impostato la sua ricerca su questi concetti, declinandola però su un piano visivo: i suoi libri non si leggono ma contengono tutto. Attraversandole non si entra nel significato ma in quello spazio in cui significato e materia coincidono.
La mostra si compone di due nuclei espositivi, due forme di passaggio:
I. Le opere a parete
Cinque lavori murali — Cosmogonia, Finzioni, L’Aleph, Trittico L’altro, La biblioteca di Babele, Funes, Il giardino dai sentieri che si biforcano.Oggetti che non trasmettono significato, ma lo trattengono.
Sono opere-soglia: blocchi compattati di testo, superfici che non si lasciano leggere ma custodiscono la totalità dei libri da cui provengono. Ogni opera è un frammento di un tutto simultaneo, un punto di densità che nega la sequenza e invita a sostare nel limite del linguaggio. Non tutte le opere sono sovrascritte, alcune sono compattate, destrutturate o velate; tutte, in ogni caso, non possono essere decodificate.
II. Labirinto di Borges — Sentiero della conoscenza
Il secondo nucleo comprende l’installazione “Labirinto di Borges – Sentiero della conoscenza”; quindici volumi enciclopedici, privi di copertine e monocromi, formano un sentiero che parte dalla parete, attraversa il pavimento e supera la soglia della galleria per continuare idealmente e materialmente sulla strada (oltre il vetro/velo della vetrina). È un gesto che porta l’enciclopedia – simbolo del sapere ordinato e totale – oltre il proprio linguaggio: un attraversamento, un oltrepassamento del limite. «Il vuoto compreso tra un volume e l’altro è un vuoto che è tutto: lo spazio stesso della simultaneità, dove presenza e assenza coincidono», scrive Dambruoso.
Anche nella sua struttura, il sentiero si offre come figura paradossale: sembra un sentiero che conduce, ma pur conducendo, non porta da nessuna parte. Non vi è inizio né fine, né sopra né sotto, né dentro né fuori, né pieno né vuoto: tutto è contemporaneamente presente.
Un percorso che conduce e non conduce: la meta non è l’arrivo, ma il cammino.
Non c’è inizio né fine. Non c’è dualità che resista. Il percorso è luogo di tempo indiviso.
Dambruoso riconosce nella ricerca di Meneghello «una tappa ulteriore verso la dimostrazione della verità dell’opera», in cui l’opera esiste al di là del significato. Non per dire: per essere. L’artista stesso ribadisce:“L’arte, per come la vivo io, e il mio lavoro non sono mai comunicazione. Attraversare la soglia significa accettare che ogni senso sia già ecceduto, che il linguaggio – nel momento in cui si arresta – riveli la sua appartenenza all’Uno”.
MENEGHELLO INCONTRA BORGES non è una mostra che si guarda. È una mostra che si attraversa.
Simone Meneghello – Profilo
Simone Meneghello
Simone Meneghello nasce a Milano il 3 Settembre 1973. Frequenta il liceo artistico I di Brera e si dedica allo studio della scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Fin dagli anni novanta le sue opere trovano espressione attraverso varie forme dell’arte visiva alle quali, da sempre, affianca la composizione e la produzione musicale. Vive e lavora a Padova
Minuscola e orgogliosamente indipendente è situata tra Campo Santa Margherita e il Ponte dei Pugni a Venezia, si impegna a promuovere artisti basandosi esclusivamente sull’apprezzamento artistico e sul rispetto personale, respingendo le pratiche espositive convenzionali. Il direttore Silvio Pasqualini, Maestro d’arte e pittore, intende creare un cenacolo artistico ideale e reale, dove gli artisti possano esprimersi liberamente. Il blu avio, colore distintivo di questo spazio, ispira sensazioni di benessere e creatività, come trovarsi tra cielo e mare
INSTAGRAM @bluegalleryvenice
ORARI DI VISITA
Orari apertura mostra: 10-13 / 15 – 19 Per appuntamento: 347 70 30 568 Blue Gallery, Rio terà Canal – S. Margherita, Dorsoduro 3061, Venezia
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Dal 13 dicembre 2025 al 1° febbraio 2026 la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della Città di Roma guidata da Luca Mercuri ospiterà la personale di Salvatore Dominelli intitolata Oltre il decoro. Tra pigmento e geometria.
L’esposizione, curata da Maria Giuseppina Di Monte con la collaborazione di Veronica Brancati, si articola su tre sale e si inserisce in un dialogo armonico con il patrimonio e le tematiche della Casa Museo Boncompagni Ludovisi. Custode di una preziosa tradizione dedicata alle arti decorative e applicate, la Casa Museo rappresenta il contesto ideale per valorizzare e approfondire il percorso artistico di Dominelli.
Salvatore Dominelli. OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria. Mostra
A cura di Maria Giuseppina Di Monte Con la collaborazione di Veronica Brancati Casa Museo Boncompagni Ludovisi Roma, via Boncompagni 18 13 dicembre 2025 – 1 febbraio 2026 Inaugurazione: 13 dicembre 2025 ore 16.30
L’allestimento propone un’ampia varietà di oggetti: piatti in ceramica, piccole sculture, disegni, paraventi e un tavolino da lavoro che accoglie dodici sculture in gesso, ciascuna evocativa di un mese dell’anno. Le forme che compongono il corpus dell’esposizione nascono da un’attenta e partecipe osservazione della realtà da parte di Dominelli, che trae ispirazione dagli elementi del mondo che lo circonda. Piatti, paraventi, sculture e disegni decorano e animano lo spazio e si configurano come supporti di una geometria essenziale. Questi manufatti si esprimono attraverso un linguaggio visivo composto da forme e segni grafici che si intrecciano in contrasti tra il nero e vivaci cromie. La predilezione per la purezza dei colori primari conferisce alle opere una carica espressiva intensa, capace di catturare l’attenzione e coinvolgere emotivamente.
Così la curatrice e direttrice della Casa Museo Maria Giuseppina Di Monte: «La mostra di Dominelli negli spazi della Casa museo Boncompagni conferma il valore della decorazione non in quanto componente ornamentale, di superficie e quindi subordinata all’architettura e alla pittura ma come indipendente e autonoma, niente affatto esornativa o accessoria. Sono lieta di ospitare una mostra il cui “refrain” sia attraverso gli oggetti esposti che nell’installazione presentata fa riverberare la preziosità e l’atmosfera romantica del contesto».
Salvatore Dominelli – Profilo
Salvatore Dominelli nasce a Serra San Bruno, in Calabria, nel 1954. Nel 1972 si trasferisce a Roma, dove nel 1977 consegue il diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Dagli anni Settanta in poi partecipa a numerose mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, tra cui la XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte di Roma e la 54ª Biennale di Venezia. Le sue opere sono state esposte in Germania, Austria, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Egitto, Estonia, Finlandia, Libano, Turchia, Siria, Spagna, Malta, Sud Africa, Slovenia e gli Stati Uniti.
SCHEDA INFORMATIVA Titolo: Salvatore Dominelli. OLTRE IL DECORO. Tra pigmento e geometria. Sede: Casa Museo Boncompagni Ludovisi, via Boncompagni, 18, 00196 Roma
Orari: dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.30; ultimo ingresso ore 18.30. Chiuso il lunedì.
Ufficio Promozione e Comunicazione e URP Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it
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L’educatrice, un thriller psicologico al femminile disponibile su Amazon in versione cartacea ed ebook.
“L’educatrice”, il nuovo thriller psicologico di Sara Bontempi
Un romanzo teso, inquietante, che esplora le zone d’ombra della mente umana e il potere distruttivo della manipolazione psicologica.
Cosa accade quando la paura si annida nella mente, e la libertà diventa un ricordo? Con L’educatrice, il suo nuovo libro, Sara Bontempi trascina il lettore dentro un labirinto mentale fatto di suggestioni, inganni, seduzione psicologica e sopravvivenza.
Al centro della storia tre ragazze sequestrate, costrette a confrontarsi con una donna dall’apparenza irreprensibile, capace di trasformare la fragilità delle sue vittime in terreno fertile per un “percorso di rieducazione” disturbante e metodico. L’apparente calma della sequestratrice nasconde un passato inconfessabile che l’ha plasmata in ciò che teme e venera allo stesso tempo: un’“educatrice”, convinta di salvare ciò che lei stessa spezza.
Attraverso un crescendo di tensione e manipolazione, il romanzo scandaglia ferite invisibili, dinamiche di assoggettamento e una lotta disperata per riconquistare la propria identità.
“L’educatrice” è un thriller psicologico che non parla solo di prigionia fisica, ma soprattutto di quella mentale, di quanto facilmente la mente umana possa essere guidata, distorta, catturata. E di quanto coraggio serva davvero per spezzare le catene più difficili da vedere: quelle che portiamo dentro.
Un romanzo potente, inquietante, emotivo. Un viaggio nella psiche dove nulla è come sembra.
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Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979 e oggi residente nel Golfo dei Poeti, in Liguria, lavora come freelance offrendo servizi di promozione editoriale ad autori e artisti. Ha partecipato a diversi concorsi letterari e i suoi racconti sono stati inclusi in antologie come Giappone Desire, Nippomania, Racconti Vol. 3 – Alcova Letteraria e Diventa ciò che sei di Atile Edizioni.
Nel 2023 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Il bacio sulla fronte (LFA Publishing), premiato per “Spunti di analisi e dialettica” al XII Premio Letterario Internazionale di Poesie e Narrativa della Città di Sarzana. Nel 2024 è uscito il suo secondo romanzo, Penny (Atile Edizioni).
L’educatrice è la sua nuova e più intensa prova narrativa, un thriller psicologico che conferma la sua voce originale nel panorama contemporaneo.
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CONCORSO FOTOGRAFICO SCENARI. Volti e luoghi della Natura – I edizione Concorso, Residenza artistica, Mostre e Premio acquisizione rivolti a professionisti, emergenti e studenti accademie Scadenza partecipazione 21 marzo 2026
Il Comune di San Pietro di Cadore(BL), in partenariato con l’Associazione Clematis Cultura, promuove la I edizione del Concorso Fotografico e Residenza Artistica “SCENARI. Volti e luoghi della Natura”, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze del territorio e mettere in risalto il patrimonio naturale, artistico e culturale delle sue frazioni: San Pietro, Costalta, Valle, Presenaio, Mare e Val Visdende.
La partecipazione al concorso, che prevede una residenza artistica, mostre collettive e un premio acquisizione, è gratuita. Il concorso è aperto a fotografi/artisti/autori over 35, a fotografi/artisti/autori under 35 e studenti under 35 iscritti ai corsi di diploma di secondo livello delle Accademie di Belle Arti, ISIA, IED o altre scuole di alta formazione riconosciute.
La Commissione selezionerà su base curriculare e artistica due fotografi/artisti/autori over 35 e un fotografo/artista/autore/studente under 35,i quali parteciperanno dal 23 al 26 giugno 2026 alla residenza artistica a San Pietro di Cadore. L’esperienza immersiva produrrà un confronto autentico conpersone e luoghi, tra memorie, tradizioni e atmosfere del paesaggio dolomitico naturale e antropizzato, che verrà restituito dai partecipanti attraverso un corpus di 6-8 fotografie originali, che coglieranno aspetti poetici e vibranti, corrispondenti al tema del concorso.
La Commissione è composta da Angela Madesani – storica dell’arte e curatrice indipendente, Presidente di commissione; Marco Ceraglia – fotografo artista; Paolo Dell’Elce – fotografo e teorico di linguaggi visivi; un rappresentante del Museo DART Casa Falconieri di Dolianova Cagliari – Centro Ricerca e Sperimentazione (Dario Piludu direttore artistico / Gabriella Locci artista); due rappresentanti istituzionali (il Sindaco di San Pietro di Cadore o suo/a delegato/a; il Presidente dell’Associazione Clematis Cultura o suo/a delegato/a).
Le fotografie, realizzate a seguito della residenza e stampate a cura dell’organizzazione, verranno esposte dall’1 al 31 agosto 2026 nella mostra collettiva allestita a Villa Poli De Pol, elegante edificio ottocentesco in stile veneziano, oggi sede del Municipio di San Pietro di Cadore e snodo della vita culturale del territorio. La mostra verrà ospitata nel 2026 anche nelle sale del Museo DART – Casa Falconieri di Dolianova (Cagliari),centro d’arte contemporanea e di ricerca visiva che promuove in Sardegna la sperimentazione tra linguaggi artistici, tecnologie e nuovi media, in dialogo con artisti e istituzioni nazionali e internazionali.
Il concorso prevede, inoltre, l’attribuzione di un premiodi 1.000,00 euro a ciascun vincitore e l’acquisizione nella collezione del Comune di San Pietro di Cadore delle fotografie vincitrici, che andranno a costituire ilnucleo originario di una raccolta dedicata al rapporto tra arte, natura e territorio. Oltre al premio, per i tre vincitori saranno a carico del Comune di San Pietro di Cadore le spese di vitto ed alloggio sia per il periodo di residenza artistica che per le giornate della premiazione, oltre che il ristoro delle spese di viaggio. Verranno garantiti, inoltre, durante la residenza artistica, gli spostamenti con mezzi comunali per le trasferte sul territorio dei finalisti per la realizzazione del progetto fotografico.
INFO Concorso Fotografico SCENARI. Volti e luoghi della Natura I edizione Residenza artistica, mostre e premio acquisizione dedicati a professionisti, emergenti e studenti accademie Scadenza partecipazione 21 marzo 2026 Comune di San Pietro di Cadore www.comune.sanpietrodicadore.bl.it
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Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, il The Village – Parco de’ Medici e The Space Cinema rinnovano anche quest’anno il loro appuntamento con la magia delle feste e presentano “Un Natale con i Fiocchi”, palinsesto di eventi pensato per regalare al pubblico un’esperienza immersiva e scintillante. Musica, spettacolo, laboratori creativi, neve e grandi emozioni accompagneranno visitatori di tutte le età dall’8 dicembre fino al 6 gennaio, con la Befana in piazza. Così il Direttore del The Village, Oliviero ALBINI: “Siamo al terzo anno di questa iniziativa che vogliamo far diventare una tradizione per il grande numero di visitatori che ci hanno mostrato il loro apprezzamento, inducendoci ad arricchirlo e ad estenderlo per tutte le festività natalizie”.
Un Natale con i Fiocchi The Village Parco de’ Medici e The Space Cinema presentano l’edizione 2025 del villaggio natalizio. Inaugurazione l’8 dicembre con il Pink Concert.
In programma
Apertura ufficiale ieri, lunedì 8 dicembre alle 18.30, con il suggestivo “Pink Concert” del noto pianista busker in rosaAngelo Santirocco, che inaugurerà la stagione natalizia con un’esibizione nella piazzetta del The Village. L’evento è stato pensato per essere un’immersione tra la musica ed il colore rosa, dove tutti sono invitati a partecipare indossando almeno un accessorio dello stesso colore. Poi l’accensione del grande albero di Natale e l’inizio dei laboratori e degli spettacoli itineranti.
Ogni fine settimana il The Village sarà animato da spettacoli e divertimento con i trampolieri, cosplay, mascotte ed altri personaggi natalizi, che contribuiranno a rendere ogni giornata speciale. Mentre i più piccoli potranno partecipare ai laboratori creativi a tema natalizio ed incontrare i personaggi più amati del Natale: Babbo Natale, gli Elfi e, per concludere, la Befana, protagonista del primo week end di gennaio.
Si è scelto di adottare come progetto sociale della manifestazione la onlus di clownterapia Comici Camici ETS, che condurrà alcuni laboratori per regalare momenti di gioia, creatività e divertimento inclusivo. “Siamo i Clown Dottori di Comici Camici, – racconta Gianluca Folcarelli, Presidente della Società Cooperativa Sociale – una Onlus che porta la clownterapia negli ospedali, a scuola, nelle case-famiglia, nelle formazioni per le aziende e nella divulgazione destinata alle coscienze che si aprono ad un messaggio importante. La nostra mission è riconoscere le emozioni negative, prenderle a cuore e ribaltarle verso la più preziosa dote che ciascuno di noi ha dentro: la gioia. In questo ci mettiamo tutto l’impegno e la professionalità di cui disponiamo, perché ridere è cosa seria: nelle situazioni più impensabili, quel naso rosso rimette la vita in movimento”.
Come da tradizione, nei giorni 20/21/26/27/28 dicembre e 3, 4 e 6 gennaio, le serate dei fine settimana, saranno rese ancora più suggestive dalla magia delle “nevicate”, un effetto scenografico che avvolgerà il pubblico per un vero “Natale con i fiocchi”, accompagnato dalla musica di Radio Globo, radio ufficiale dell’evento, con DJ set live e collegamenti in diretta dal cuore del The Village per rendere ancora più esclusive le serate.
Il 27 dicembre, alle 22.30, tutti gli occhi verso il cielo per lo spettacolo di fuochi d’artificio.
The Space Cinema
La programmazione di The Space Cinema si arricchisce di titoli per tutti i gusti, a partire da Avatar: Fuoco e Cenere, dal nuovo e attesissimo film di Checco Zalone, Buen Camino, e da molte altre proposte dedicate a tutta la famiglia. Dal 22 dicembre al 6 gennaio il cinema sarà aperto tutti i giorni con apertura alle ore 11.00. Inoltre, a partire dal 25 dicembre, saranno disponibili speciali anteprime mattutine de La Grazia, il nuovo e attesissimo film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo. È già possibile acquistare il biglietto sul sito del cinema ed assicurarsi il miglior posto in sala.
The Village
Il The Village si conferma così imprescindibile polo attrattivo per l’intrattenimento romano anche durante le feste, quando affianca l’offerta dedicata al Natale a quella attiva tutto l’anno: oltre al The Space Cinema, il multisala più frequentato d’Italia, la pista indoor E-go-kart, i lasergames, l’area giochi Joy Village e una diversificata offerta food. Sarà davvero “Un Natale con i Fiocchi” con il progetto ideato e coordinato da Gruppo Matches, che cura gli eventi e la comunicazione del The Village e ne sostiene il posizionamento come hub privilegiato per il divertimento nella Capitale.
“UN NATALE CON I FIOCCHI” | THE VILLAGE PARCO DE’ MEDICI – THE SPACE CINEMA Via Salvatore Rebecchini 5 | INGRESSO LIBERO Facilmente raggiungibile dal Raccordo, prendendo l’uscita Magliana, direzione Parco De’ Medici. Un ampio parcheggio garantisce un accesso agevole e comodo a tutti i visitatori.
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Dal 22 novembre all’11 dicembre 2025, è visitabile presso gli spazi di MOLO22, al Porto turistico di Pescara, la mostra Liberticidio di Joseph De Felici e Ferdinando Gatta, a cura di Nadia Di Bernardo e Francesca Perti: un progetto che indaga attraverso il medium della fotografia il concetto complesso della libertà.
Allestimento
LIBERTICIDIO
Joseph De Felici Ferdinando Gatta A cura di Nadia Di Bernardo e Francesca Perti
Fino all’11 dicembre 2025
MOLO22 Porto turistico Lungomare Papa Giovanni XXIII – Pescara
«La mostra LIBERTÀ nasce dell’interazione di De Felici e Gatta», scrive Francesca Perti, «che diventano un unico corpo e un’unica voce, attraverso fotografie in bianco e nero, che sembrano irradiare scariche elettriche ad alta tensione, non freddamente impersonali, ma impregnate della sensibilità degli artisti: vibrano di un fremito interno e colpiscono direttamente al cuore.Fotografie che non danno scampo e che ci costringono ad immergerci nel profondo, ci assorbono all’interno del loro centro gravitazionale, ci inchiodano spalle al muro, costretti a ripensare in modo nuovo alla parola libertà e al suo contrario. I due fotografi ci fanno riflettere sulla necessità di denunciare le menzogne che ci vengono raccontate, spesso con l’accondiscendenza dei mass media, che ci impediscono di vedere la realtà così come è, creando una forma di illusione collettiva. […] Nell’opera di De Felici e Gatta la fotografia diventa un mezzo di espressione personale e di ricerca critica, in grado di esplorare le diverse sfaccettature della libertà ma anche le sue contraddizioni. Già dai titoli delle loro opere, TORTURE, DNA RICODIFICATO, MODIFICAZIONE CEREBRALE, i due fotografi affrontano temi spinosi e controversi, sempre in un continuo dialogo tra di loro, un dialogo che diventa fare artistico e poetico.»
Mentre Nadia Di Bernardo nella sua presentazione sottolinea: «Non si fanno illusioni, Joseph De Felici e Ferdinando Gatta, sulla destinazione del pensiero libero, riflessione che li accomuna e che urlano attraverso le inquadrature dei loro obiettivi fotografici, trasponendo attraverso stili sia pur diversi ma compenetranti, la propria visione. Negli scatti apparentemente manca o si riduce l’elemento umano, che si esplicita invece nelle forme, convertite in barriere appositamente progettate per manipolare, distorcere, modificare e omologare il pensiero collettivo, in nome di un ordine contenitore dei diritti umani, strumenti pensati e manipolati per limitare gli individui stessi. […] Inquietanti costruzioni prive di finestre, dove non filtra luce dall’esterno e diventano cieche prigioni fisiche e dell’anima. E ancora, mani tese in le cui forme perdono sostanza, quasi evaporando, in immagini distopiche di individui deprivati di qualsiasi altro pensiero, se non quello della immediata sopravvivenza. Esperimenti di mutagenesi, in nome del progresso e della scienza, manipolazioni destinate a influenzare le masse, manipolazioni perpetuate con la complicità delle lobby. Ed ecco che allora tutto ciò diventa tortura, deprivazione dello spazio vitale, limitazione e mortalità delle libertà individuali, crimini diffusi sia fisici che morali, dei liberticidi.
Joseph De Felici
Joseph De Felici
Joseph De Felici vive a Frascati e lavora in Italia e all’estero. Inizia il suo percorso artistico girando cortometraggi e scattando fotografie sperimentali e, dalla metà degli anni novanta, reportage fotografici in Marocco, Turchia, India, Nepal, Birmania, Thailandia. Nel 1999, dopo un rientro in Italia, decide di stabilirsi negli Stati Uniti lavorando come fotografo freelance a New York fino al 2002, esponendo in spazi underground della scena artistica newyorkese. Dal 2008 ha ricominciato a viaggiare in Oriente, vivendo per lunghi periodi soprattutto nel Sud-est asiatico, continuando la sua personale ricerca fotografica.
Ferdinando Gatta
Ferdinando Gatta
Ferdinando Gatta (Marino, RM, 1965) lavora dal 1985 nel campo della fotografia formandosi in camera oscura, praticando sviluppo e stampa prima di avviare nel 1991 lo studio fotografico “Obiettivo Immagine” e dal 2009 di “T.T.L. ass. fotografica”. Esperto di didattica legata alla fotografia analogica, ha esposto in Italia e all’estero. Dal 2004, come unico titolare dello studio, organizza anche corsi di fotografia.
MOLO22 è uno spazio polivalente, nel cuore del porto turistico di Pescara, che ospita mostre, performance, reading, letture, presentazioni.
INFO
LIBERTICIDIO Joseph De Felici Ferdinando Gatta A cura di Nadia Di Bernardo e Francesca Perti Inaugurazione 22 novembre 2025 ore 18.00 Fino all’11 dicembre 2025 Orari: da lunedì a sabato 16.30 – 18.30; domenica su appuntamento: tel 329 368 8028 / 3204169827
MOLO22 Direzione artistica: KK Porto turistico Lungomare Papa Giovanni XXIII – Pescara
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