Casa degli Artisti: GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III)

Casa degli Artisti presenta GERANOS – Subcultures of the Sun (Movimento III) di Riccardo Arena, un progetto espositivo che si configura come una “mostra laboratorio”, capace di trasformare il piano terra della Casa in un ambiente processuale, instabile e in costante trasformazione. Dopo le prime due tappe tra Monte Verità e il Museo Elisarion di Locarno, Riccardo Arena approfondisce e amplia un percorso di ricerca che intreccia mito, archivi, antropologia, storia delle immagini e processi di immaginazione collettiva in un progetto che dialoga con gli archivi di Monte Verità, Eranos e del Museo Antropologico di Città del Messico, attivandoli come organismi viventi attraverso installazioni, materiali di studio, interventi performativi e contributi teorici. 

Riccardo Arena
GERANOS – Subcultures of the Sun | Movimento III

10 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026

Collettivo Curatoriale:
Katia Anguelova, Vittoria Broggini, Giusy Checola, Susanna Ravelli, Giulio Verago

Con il contributo immaginativo di:
Andrea Aversa, Emma Bozzi, Alessandra Carta, Chiara Gambirasio, Francesca Greco,
Guido Mannucci, Katja Noppes, Salvatore Sammartino

Martedì 9 dicembre – ore 18.00
Opening & Talk:
Presentazione del percorso di ricerca Geranos (2022-2025)

Nella traccia di Omnirica Spazi desideranti, la nuova programmazione di Casa Degli Artisti, il progetto GERANOS Subcultures of the Sun di Riccardo Arena apre uno sguardo sulla ricerca come processo in divenire, capace di liberare il pensiero e generare forme di immaginazione collettiva. L’artista trasforma il piano terra di Casa degli Artisti in un “centro di ricerca processuale in forma di laboratorio/mostra”, dove l’ “in itinere” diventa esperienza e partecipazione, riconfigurando lo spazio come un ambiente instabile, danzante e trasformativo.

La processualità diventa così esperienza e partecipazione, e lo spazio stesso si offre come ambiente di immaginazione collettiva. Il progetto deriva da una ricerca avviata nel 2021 insieme al curatore Noah Stolz, radicata nella potenza simbolica della danza Geranos, la coreografia rituale che, secondo la tradizione del mito classico, Teseo eseguì dopo essere uscito dal labirinto. Il gesto spiraliforme di questa danza, interpretato dallo storico delle religioni Károly Kerényi come metafora di un sapere che si apprende attraverso il corpo e il movimento, diventa per Arena il modello per indagare la genealogia dei simboli, il rapporto tra immagine e conoscenza e la possibilità di una lettura non lineare dei fenomeni culturali.

Su questa base, il progetto si è sviluppato attraverso una rete complessa di riferimenti che include la storia utopica e sperimentale di Monte Verità, l’immenso patrimonio iconografico della Fondazione Eranos custodito al Warburg Institute e le collezioni del Museo Antropologico di Città del Messico incontrate nel corso di una residenza presso UNAM. Per Arena, questi archivi non rappresentano depositi statici, ma materiali vivi: strutture di pensiero, memorie culturali e costellazioni simboliche da riattivare attraverso un procedimento che oscilla tra analisi, associazione, intuizione e trasformazione.

Dopo le prime due tappe – la presentazione del Movimento I a Monte Verità nel 2022, in dialogo con i seminari internazionali dedicati al Libro Rosso di Jung, e l’ampio percorso installativo del Movimento II al Museo Elisarion nel 2024 – la fase milanese a Casa degli Artisti costituisce il momento più corale della ricerca. Qui Arena lavora insieme a un collettivo curatoriale e a una comunità allargata di ricercatori, studenti e artisti invitati, elaborando un dispositivo espositivo capace di generare nuove connessioni, rifrazioni e forme di conoscenza.

La mostra confluirà inoltre nella creazione di un fondo archivistico, destinato al Museo MA*GA, che documenterà tanto la pratica dell’artista quanto l’intreccio di materiali da cui essa trae origine, generando un archivio vivo, eccentrico e non classificabile.
Riccardo Arena è un artista, docente e ricercatore. La sua pratica è dedicata alla creazione di ambienti evocativi che, combinando ricerca teorica e visuale, sono concepiti come dispositivi culturali di conoscenza immaginativa. Installazioni, film, riflessioni visive, racconti, seminari e workshop si intrecciano in una costellazione di linguaggi espressivi, tesi a contemplare nell’accidentale le componenti universali che legano storie, culture e miti distanti nel tempo e nello spazio. Animato da queste tensioni, nel corso degli anni ha condotto investigazioni a lungo termine in diversi paesi del mondo: Cina con Il quattro volte albero (2006-2008); Argentina con Morte duale Ellero ed ecosistema visivo (2009-2012); Russia con Vavilon (2013-2017); Iran, Armenia ed Etiopia con LuDD! – Topografia della Luce (2017-2020); e infine Geranos (2021-2025), nato da una ricerca sulla storia e sugli archivi di Monte Verità, Fondazione Eranos, Warburg Institute di Londra e Museo Antropologico di Città del Messico. Attualmente sta conducendo una ricerca di dottorato practice-based presso l’Accademia di Brera.

PUBLIC PROGRAM
Ad arricchire la mostra, un ampio public program di incontri, talk, workshop e azioni performative che costituiscono parte integrante del progetto. Gli appuntamenti scandiscono, attivandole, le diverse dimensioni di GERANOS – teoria, gesto, suono, immaginazione – e amplificano la natura processuale del lavoro.

Mercoledì 10 dicembre – ore 18.45
Talk | Franca Ferrari | Il corpo è una funzione dello spazio

Venerdì 12 dicembre – ore 18.45
Talk & Concerto | Antonello Colimberti e Federico Sanesi | L’ebbrezza in Oriente e Occidente

Lunedì 15 dicembre – solo su invito
Workshop | Nikolaus Gansterer | Notating Agencies and Atmospheres

Martedì 16 dicembre – ore 18.45
Presentazione pubblicazione | Contingent Agencies | Con Nikolaus Gansterer e Alexander Damianisch

Mercoledì 17 dicembre – ore 18.45
Workshop | Claudia Losi | Anìmule

Venerdì 19 dicembre – ore 18.45
Talk | Edoardo Pepino | Dialogo sull’approccio labirintico alla cultura

Domenica 21 dicembre – ore 18.45
Talk | Lorenzo De Rita | Immaginazione: l’investimento del futuro

Mercoledì 7 gennaio – ore 18.45
Talk | Giusy Checola e Thomas Gilardi | Geoestetiche d’Archivio

Giovedì 8 gennaio – ore 18.45
Talk | Nicoletta Mongini, Pietro Rigolo, Noah Stolz | Paesaggio materno: sguardi femminili sugli archivi

Sabato 10 gennaio – ore 19.00
Concerto | Mercoledì Trio

Produzione e partner
Mostra prodotta da Casa degli Artisti in collaborazione con Museo MA*GA e Viafarini
Con il supporto di:
Accademia di Brera, Monte Verità, Fondazione Arthur Cravan, Fondazione Shapdiz

Orari e chiusura natalizia
da martedì a domenica (chiuso il lunedì) h. 12.30 – 19.00| ingresso libero
chiusura natalizia: da martedì 23 dicembre a sabato 3 gennaio

Casa degli Artisti
Via Tommaso da Cazzaniga, angolo Corso Garibaldi, 89, Milano
info@casadegliartisti.org


Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
+39 392 3796688.   emanuela.filippi@casadegliartisti.org

Ufficio Stampa Casa degli Artisti
Emanuela Filippi | Eventi e Comunicazione
emanuela.filippi@casadegliartisti.org
Da Ufficio Stampa Casa degli Artisti | Emanuela Filippi <emanuela.filippi@casadegliartisti.org>

Milano: Personale di Luigi Stoisa alla Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

La Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea chiude il 2025 con 
Sentimi, mostra personale di Luigi Stoisa
 
Inaugurazione: martedì 2 dicembre, ore 17:00-20:00 Milano – Via Monte di Pietà 1A

La Galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea conclude il proprio calendario espositivo 2025 con Sentimi, una mostra personale dedicata all’artista torinese Luigi Stoisa, che inaugurerà martedì 2 dicembre negli spazi della sede milanese di Via Monte di Pietà 1A.
Artista attivo dalla metà degli anni Ottanta, Stoisa ha costruito una poetica interamente fondata sulla trasformazione della materia e sulla sua capacità di modificarsi nel tempo, assumendo nuove forme, superfici e significati. Il catrame, materiale vivo, instabile e in continua metamorfosi, è da sempre il nucleo della sua ricerca e rappresenta il simbolo più evidente della sua indagine artistica.

La mostra riunisce una selezione di opere storiche realizzate con il catrame agli esordi del suo percorso: dipinti dalle superfici vibranti, attraversati da titoli evocativi e intensamente poetici, che permettono una rilettura delle origini della sua ricerca attraverso lavori caratterizzati da una forte componente materica.

Il cuore del percorso espositivo è dedicato ai lavori in catrame della fine degli anni Ottanta, tra cui opere emblematiche come Ti sento lontana e Ti amavo tanto. In questi lavori la materia si fa linguaggio emotivo: il catrame non è solo sostanza, ma presenza, un corpo che respira e reagisce, generando – nel confronto con olio e carboncino – equilibri instabili e intensamente drammatici. Le forme, ridotte spesso all’essenziale, sono attraversate da minimi inserti di colore che interrompono il dominio del nero, introducendo una tensione narrativa che racconta la relazione tra due amanti attraverso la sola forza della materia.

LUIGI STOISA (Selvaggio di Giaveno, Torino, 1958) vive e lavora a Selvaggio di Giaveno (Torino). Inizia la sua attività artistica alla fine degli anni Settanta durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Torino, dove si diploma in Pittura. La sua ricerca si consolida negli anni Ottanta e si concentra sul tema del mutamento della materia, capace di trasformare forme e significati nel tempo. Il catrame, al centro del suo lavoro, diventa simbolo di metamorfosi continua.

Affascinato dai processi di trasformazione, Stoisa attraversa differenti linguaggi: dalla pittura alla scultura in terracotta e bronzo, dalle installazioni polimateriche al disegno, che considera l’origine di ogni idea. Debutta nel 1984 con una personale alla Galleria Tucci Russo di Torino, presentando Narciso, un’installazione realizzata con catrame e pittura, imponendosi da subito come una delle voci più originali della scena postmoderna italiana.


Per informazioni e materiali stampa:
Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Art Advisoring
Via Monte di Pietà, 1A – 20121 – Milano
pressoffice.raffaelladechirico@gmail.com
info@dechiricogalleriadarte.it
 
Elena Bettarini Gallery Assistant
bettarinielena@gmail.com
 
Alessio Morganti Press Office
Alessio.mrg@hotmail.it
alessiomorganti@pecgiornalisti.it
Da Alessio Morganti <alessio.mrg@hotmail.it>

Riapre il Museo del Corallo Nocito. Sostenuto da Agrigento Capitale Italiana della Cultura

L’affascinante storia del corallo di Sciacca
Monili, madrepore, mappe e antichi strumenti. E il documentario “Deep Coral” 
 
Museo archeologico Pietro Griffo | AGRIGENTO | 
e altra selezione della preziosa collezione presso il neonato Museo Nocito del Corallo di Sciacca
Un doppio appuntamento dedicato all’affascinante “oro rosso”.
I due eventi sono parte del dossier di candidatura di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
 
Ingresso libero fino al 30/11/25

Mappe, incisioni, bussole, cannocchiali, misuratori, libri di bordo. E rami, filamenti, madrepore: il progetto del Museo del Corallo Nocito, sostenuto da Agrigento Capitale Italiana della Cultura, nasce per celebrare i 150 anni dalla scoperta del corallo di Sciacca. Questa casa del Corallo è finalmente pronta e aprirà le porte fino al 30 novembre 2025 frutto della passione di più generazioni della famiglia Nocito-Di Giovanna.  

Era il mese di maggio 1875, l’Isola Ferdinandea si era già inabissata da una quarantina d’anni, quando un pescatore di Sciacca, Alberto Maniscalco (detto “Bettu Ammareddu”) e i suoi compagni, con una rete a strascico, si imbatterono in un ricco banco di corallo rosso a poco più di 8 miglia da Capo San Marco. Ben presto ci si rese conto che il banco di corallo era immenso, circa 4 ettari a neanche 100 metri di profondità. La notizia si diffuse velocemente e Sciacca fu invasa da pescatori e cercatori da Trapani e Torre del Greco. Quel primo anno furono raccolti 1500 quintali di corallo. La storia dei Nocito nasce invece a inizio Novecento con Concetta, capostipite della famiglia di artisti-gioiellieri: quattro generazioni di artigiani – fino a Laura Di Giovanna, orafa e designer – che si raccontano attraverso i pezzi esposti, affiancati ai reperti della collezione di casa, comunque legati al mondo del corallo.

La collezione del Museo del Corallo Nocito (via Venezia 8, a Sciacca) Fino al 30 novembre alcuni pezzi storici della collezione Nocito comporranno una piccola e preziosa esposizione al Museo Pietro Griffo di Agrigento. Previsti anche laboratori aperti al pubblico, per esplorare da vicino le tecniche e le storie che rendono unico il corallo di Sciacca.

Parte delle preziose sculture parte del dossier di Agrigento Capitale Italiana della Cultura– sarà ospitata al Museo archeologico Pietro Griffo dove resterà fino al 30 novembre. Rami di corallo subfossile, madrepore, antichi strumenti di navigazione, rare mappe d’epoca della Collezione Nocito e, nelle teche, anche preziosi gioielli: un racconto che intreccia Ottocento e Novecento, fondali e terra, mito e storia, artigianato e arte orafa; e pescatori, mercanti, artisti, uomini di ventura e politici senza amor di patria che hanno punteggiato questa incredibile saga. La storia della “corsa al corallo” scoppiata dopo la misteriosa comparsa (e inabissamento) dell’Isola Ferdinandea, quando nel 1875 un pescatore scoprì l’immenso giacimento sottomarino di “oro rosso” al largo di Sciacca. Subito dopo l’inaugurazione della mostra, sarà proiettato il documentario Deep Coral. L’incredibile epopea del Corallo di Sciacca” fortemente voluto dal Museo Nocito del Corallo, realizzato da Fuoririga, scritto e diretto da Gero Tedesco: straordinarie immagini sottomarine, ricostruzioni 3D, interviste inedite, racconti leggendari e panorami mozzafiato. L’ingresso è libero. 


Melina Cavallaro
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma,
Valerio de Luca –  resp. addetto stampa
Da melina cavallaro free trade <melina@freetrade.it>

Cinema Ariston di Trieste: “Cattive acque” film su inquinamento e contaminazione da pfas

“Cattive acque”: film e dibattito su inquinamento e contaminazione da pfas
Mercoledì 3 dicembre, al cinema Ariston di Trieste
nell’ambito del progetto Casi-Chimica, Ambiente, Salute, Innovazione” del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste

Nell’ambito del progetto “Casi-Chimica, Ambiente, Salute, Innovazione” del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste – finalizzato a favorire la trasformazione e il miglioramento della qualità della vita a livello di salute, ambiente, cultura, economia e lavoro – si terrà a Trieste, al cinema Ariston, mercoledì 3 dicembre, dalle 17.30 alle 20.50 (a ingresso gratuito), un evento centrato su un film di importanza sociale, che tratta le relazioni tra scienza, tecnica, regolamentazione ed etica: “Cattive acque“, 2019, regia di Todd Hynes.

La proiezione del film sarà introdotta dal prof. Pierluigi Barbieri, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e responsabile del progetto Casi, sui cosiddetti forever chemicals (“inquinanti per sempre” conosciuti come Pfas ) e da un doppio intervento di Paolo Jerkic e Lorenzo Tirello di Acegas Aps Amga (partner del progetto Casi) su “Monitoraggio e tecnologie per la rimozione dei Pfas nelle acque reflue e nelle acque potabili”. Dopo un dibattito con il pubblico seguirà la proiezione del film “Cattive acque” e un momento di approfondimento conclusivo.

Il film “Cattive acque” racconta la battaglia legale dell’avvocato Robert Bilott contro la società di produzione di prodotti chimici DuPont a seguito dello scandalo dell’inquinamento idrico di Parkersburg con prodotti chimici non regolamentati. Basato su un articolo del 2016 del New York Times Magazine di Nathaniel Rich, riguarda una vicenda che ha portato ad evidenziare un caso di inquinamento con significativo impatto sanitario e ambientale, non dissimile da una storia italiana, quella della Miteni di Trissino, un’azienda chimica di proprietà del gruppo tedesco WeylChem, che produceva intermedi contenenti fluoro per l’industria tessile, agrochimica e farmaceutica. La società ha dichiarato fallimento nel 2018, in seguito alla scoperta della contaminazione della falda freatica – a partire da Trissino, ha coinvolto tutto il Veneto centro-occidentale, fino al mare – con tensioattivi perfluorurati (gli “inquinanti per sempre”).

«Il tema è oggi più che mai centrale nel dibattito scientifico e pubblico» osserva il prof.  Pierluigi Barbieri, ricordando la recente presentazione al Senato del documentario How to poison a planet, dedicato alla più estesa contaminazione chimica della storia moderna negli Stati Uniti. «Con questo evento – prosegue – vogliamo offrire al pubblico uno sguardo informato sui processi legati alle sostanze chimiche che incidono sulla qualità ambientale e sulla salute dei cittadini». Barbieri ricorda inoltre come l’iniziativa si inserisca nel più ampio percorso del progetto Casi, realizzato grazie alla collaborazione con AcegasApsAmga, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Ordine dei Chimici e dei Fisici FVG, e preceduto da una tavola rotonda dedicata alla presenza di farmaci negli scarichi urbani e al diffondersi di batteri antimicrobico-resistenti – una delle emergenze sanitarie globali più rilevanti.

Il progetto Casi

Finanziato tramite un bando dell’Università di Trieste che promuove la realizzazione di progetti che possano contribuire alla crescita culturale, allo sviluppo e al benessere della società, con l’obiettivo primario di favorire la trasformazione e il miglioramento della qualità della vita a livello di salute, ambiente, cultura, economia e lavoro, al fine di ridurre e auspicabilmente cancellare le diseguaglianze economiche, sociali e territoriali, promuovere l’inclusione sociale e limitare e prevenire danni, rischi o altre criticità.
Il progetto rientra negli ambiti della transizione ecologica ed energetica e della sostenibilità ambientale e climatica, con particolare attenzione alla gestione e tutela delle acque, alla prevenzione dell’inquinamento, all’economia circolare e alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Al MAN di Nuoro, BLOW UP di Franco Mazzucchelli

Il museo MAN di Nuoro annuncia, per la prossima stagione, una mostra personale di Franco Mazzucchelli (Milano 1939) dal titolo Blow Up. Curata da Marina Pugliese e frutto di un protocollo di intesa con il MUDEC di Milano, l’esposizione ripercorre la ricerca dell’artista milanese dagli anni Sessanta a oggi, attraverso una selezione di opere e fotografie che documentano il carattere sperimentale, sociale e partecipativo del suo lavoro.

Franco Mazzucchelli
Blow Up
MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro
5 dicembre 2025 – 8 marzo 2026

A cura di Marina Pugliese
in collaborazione con MUDEC Museo delle Culture, Milano

In linea con una ricerca che il MAN sta conducendo sugli artisti sensibili ai temi della sostenibilità e della collettività, autori di opere che sono state in grado di attivare, nel tempo, la comunità attraverso pratiche di condivisione, la mostra di Mazzucchelli restituisce, per tappe, la sua azione artistica dipanata nello spazio, il suo abitare i luoghi pubblici, connotandoli, qualificandoli e invitando i cittadini stessi a riappropriarsi di aeree dimenticate attraverso una nuova dimensione di senso e di partecipazione.

In mostra emerge una scelta di lavori connessi ai progetti A. TO A. (Art to Abandon / Arte da abbandonare)tra cui gli interventi realizzati davanti all’Alfa Romeo di via Traiano a Milano (1971), nel piazzale del Liceo artistico di Torino (1971) o nella Piazza dei Priori di Volterra (1973). Queste azioni, nate dall’idea di “abbandonare” grandi strutture gonfiabili in PVC nello spazio pubblico, rappresentano un gesto di apertura, un invito alla interazione e all’esperienza prossemica, oltre che una riflessione critica sulla liberazione dell’arte dai circuiti tradizionali. L’intervento nei pressi della fabbrica l’Alfa Romeo, era inizialmente pensato per i bambini del vicino parco giochi, ma offrì in modo inaspettato un momento di svago e di immaginazione per i lavoratori, per poi trasformarsi addirittura in uno strumento politico, con gli operai che se ne servirono per creare una barriera d’ostacolo al passaggio delle macchine. Ancora, a Volterra nel 1973 – in occasione della rassegna sull’arte ambientale curata da Enrico Crispolti – i suoi gonfiabili divennero protagonisti di una festa collettiva, mentre a Torino l’installazione di un grande arco gonfiabile nell’area urbana generò una diversa lettura del paesaggio e, insieme, del tessuto sociale.

Un’altra sezione storica, per la prima volta esposta in una istituzione pubblica italiana, è dedicata all’opera Caduta di Pressione, allestita nel 1974 presso la galleria milanese Diagramma e che prevedeva – tramite l’impiego di un manovuotometro, strumento di precisione utile a misurare pressioni relative, superiori o inferiori a quella atmosferica – il rilevamento del consumo di ossigeno in una stanza, in base alla presenza di ospiti differenti; ne uscì una sorta di mappatura del respiro e del fiato, del vuoto e dell’apnea, registrato al pari di un esperimento in schedari che custodiscono ancora i valori della pressione e i nomi degli avventori, fra cui colleghi come Agnetti, Fabro, Nigro, La Pietra, oltre a Gillo Dorfles, Urs Lüti, Tommaso Trini.

Il percorso presenta poi due grandi sculture gonfiabili in PVC, un Totano di 26 metri di lunghezza e Cono alto 12 metri, esempi della tensione dell’artista verso una scultura espansa e temporanea, capace di ridefinire il rapporto tra opera, spazio e pubblico. I materiali sintetici e le grandi dimensioni contribuiscono a plasmare forme celibi, non funzionali e puramente ludiche, che invadono gli ambienti, modificando la percezione dell’architettura, stimolano una reazione da parte del visitatore che, in passato, Mazzucchelli ha documentato ampiamente, in una sorta di analisi comportamentale del pubblico al cospetto dell’innesto estraneo e inatteso.

L’installazione site-specific in membrana di film plastico del ciclo Riappropriazioni – che negli anni Settanta l’artista ha distillato in luoghi come Parco Sempione o la Triennale di Milano – occupa integralmente, si propaga e inghiotte, una sala del museo, annullandone i confini e suggerendo nuove modalità di esperienza estetica, invitando il pubblico a entrare fisicamente nella bolla stessa, nella sua sospensione metafisica che avvolge, lambisce, aderisce a soffitti e pavimenti, come una placenta, un tessuto vitale e traspirante che impacchetta idealmente anche una scultura giovanile di Mazzucchelli, scolpita sotto la guida di Marino Marini negli anni trascorsi nelle aule dell’Accademia di Brera. Testimonianza del dialogo continuo fra l’artista e la dimensione collettiva del suo lavoro, l’opera si fa luogo di incontro, in un processo aperto che coinvolge lo spettatore nella possibilità di riappropriarsi simbolicamente dello spazio tramite l’arte che lo abita.

Monumentalità e leggerezza, sospensione e adesione, uso di materiali un tempo sperimentali come la plastica e riflessione critica attuale su questioni ecologiche: la mostra Franco Mazzucchelli. Blow Up (citazione deflagrante della celebre pellicola di Antonioni) affonda in queste dicotomie e racconta per capitoli la storia un artista che ha saputo ridefinire i linguaggi della scultura contemporanea, portando l’arte fuori dei musei e dentro la vita quotidiana, in una continua esplorazione delle relazioni tra estetica, società e partecipazione.

Franco Mazzucchelli – Profilo

1939, Milano, vive e lavora a Milano. Conosciuto per la sperimentazione pionieristica con materiali sintetici iniziata negli anni Sessanta e per la creazione di installazioni ambientali su larga scala che hanno la capacità di sovvertire le convenzioni quotidiane delle comunità locali, Mazzucchelli ha prodotto un prolifico corpus di opere, che continua a evolversi ancora oggi. La sua pratica, avvicinandosi alla partecipazione totale, ne analizza le dinamiche sociali. Le opere diventa temporaneamente parte del paesaggio urbano e il pubblico è incline a toccarle, spostarle, giocarci e persino portarle via. Dall’inizio degli anni 2000, la ricerca di Mazzucchelli si spostata verso una dimensione più estetizzata, dando origine a tele gonfiabili parte del ciclo Bieca Decorazione. Questo termine è utilizzato in modo autoironico per descrivere la pratica del dipingere come puro godimento estetico e per sottolinearne la connessione con le logiche commerciali.

Le installazioni ambientali di Franco Mazzucchelli sono state presentate in numerosi luoghi in Italia e all’estero, come la Fabbrica Alfa Romeo, Milano; Piazza San Fedele, Milano; Accademia di Belle Arti di Brera, Milano; Castello Sforzesco, Milano; Piazza dei Priori, Volterra; Lago di Como; Monaco di Baviera; Camargue. I suoi lavori sono stati inclusi in mostre storiche, tra cui la 60ª Biennale di Venezia, Venezia (2024); la 13ª Quadriennale, Roma (1999); l’11ª Quadriennale, Roma (1986); la 37ª Biennale di Venezia, Venezia (1976); la 15ª Triennale di Milano, Milano (1973); e in importanti istituzioni internazionali: MAPS – Museum of Art in Public Spaces, Køge (2025); Museo Madre, Napoli (2024); MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Roma (2021); Centre Pompidou-Metz, Metz (2021); Cité de l’Architecture, Parigi (2021); ArtScience Museum, Singapore (2020); Konsthall Lund, Lund (2020); Kunsthalle Wien, Vienna (2019); Center for Art and Media – ZKM, Karlsruhe (2019); nGbK, Berlino (2018); Museo del Novecento, Milano (2018); tra gli altri. Franco Mazzucchelli ha vinto il Premio alla Carriera Alfredo d’Andrade 2022. È stato Direttore Vicario di Brera 2 e Professore di Tecniche della Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Progetto realizzato in collaborazione con MUDEC Museo delle culture, Milano


Catalogo Nomos edizioni, ita/en
con testi di Marina Pugliese, Andrea Lissoni, Alessandro Oldani
coordinamento di Elisabetta Masala
immagine grafica di Sabina Era
 
MAN Museo d’arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27
08100 Nuoro tel +39.0784.252110
Orario: 10:00 – 19:00 (Lunedì chiuso)
info@museoman.it
 
Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
Via San Mattia 16, 35121 Padova
Tel. +39.049.663499
referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net www.studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

La BLOOMGALLERi di Massa presenta un incontro tra i lavori di Mattia Di Rosa e Michele Redaelli

Linee di soglia
Mattia Di Rosa e Michele Redaelli
a cura di Lorenzo Belli

BLOOMGALLERi, Massa (MS)
6–27 dicembre 2025

La BLOOMGALLERi di Massa presenta, dal 6 al 27 dicembre 2025, la mostra bipersonale “Linee di soglia”, un incontro tra i lavori di Mattia Di Rosa e Michele Redaelli che nasce dal desiderio di mettere in dialogo due visioni artistiche differenti, ma sorprendentemente affini.
Fin da subito, ciò che colpisce è la sensazione di trovarsi davanti a un vero e proprio luogo di passaggio, una “Soglia” appunto, in cui le opere dei due artisti si guardano, si toccano, si sfiorano. È un dialogo fatto di rimandi, piccoli scarti, avvicinamenti e respiri che generano un continuo cortocircuito di percezione: ciò che sembra chiaro si sposta, ciò che appare evidente si incrina, lasciando emergere una zona in cui vedere non significa mai capire del tutto.
In questo spazio instabile, la pittura diventa corpo, pensiero, esercizio di immaginazione.

Mattia Di Rosa considera ogni appunto, ogni schizzo, ogni progetto non come materiale preparatorio, ma come parte integrante dell’opera. La sua è una ricerca continua, quasi ostinata, verso un metodo che sembra sempre sfuggire, come se ogni immagine fosse la traccia di un tentativo, il risultato momentaneo di un’urgenza. C’è qualcosa di profondamente intimo nel suo modo di disegnare, un gesto che diventa rito, memoria, corpo. Le sue opere sembrano piccoli mondi che non smettono mai di nascere, come se fossero sempre sul punto di trasformarsi in qualcos’altro.
Diverso, ma altrettanto coinvolgente, è l’approccio di Michele Redaelli, che guarda alla pittura come a un laboratorio aperto. Le sue superfici sono campi di forza, luoghi in cui gesto, struttura e colore si incontrano e si bilanciano. Dentro i suoi quadri si riconoscono paesaggi impossibili, situazioni sospese tra realtà e sogno, forme che sembrano emergere da territori interiori. La sua pittura non si limita a rappresentare: invita a entrare, a perdersi, a lasciarsi condurre verso mondi che esistono soprattutto nella mente di chi guarda.

L’incontro tra Di Rosa e Redaelli crea quindi un territorio di confine in cui la libertà del segno di uno si confronta con la precisione ritmica dell’altro; la memoria si confronta con la misura, l’istinto con la costruzione. La mostra invita a sostare in questa soglia, ad ascoltare ciò che accade quando due linguaggi diversi entrano in risonanza.
Il progetto espositivo e il testo che accompagna la mostra sono a cura di Lorenzo Belli.

L’inaugurazione si terrà sabato 6 dicembre alle ore 18 e la mostra sarà aperta da martedì a domenica, dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:30.


Informazioni
Sede: BLOOMGALLERi, via Dante 45 Massa(MS)
Date: 6–27 dicembre 2025
Orari: Da martedì a domenica, 10:30–12:30 / 16:00–19:30
Per aggiornamenti e approfondimenti:
info@mattiadirosa.com
Da info@openartproject.it

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva CORPUS

Galleria Leòn celebra il primo anniversario con la mostra collettiva
 
CORPUS
A cura di Leonardo Iuffrida

OPENING: venerdì 5 dicembre 2025 ore 18.00
5 dicembre 2025 – 24 gennaio 2026
Galleria Leòn, Via Galliera 42/A – 40121 Bologna

In occasione del suo primo anniversario, dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026Galleria Leòn presenta “Corpus“, una mostra collettiva curata da Leonardo Iuffrida – fondatore e direttore della galleria – che riunisce 5 artisti, le cui opere sono state esposte nel corso del primo anno di attività dello spazio.
In un’epoca dominata da selfie, social media e ostentazione dell’io, il corpo è divenuto uno strumento privilegiato nella costruzione dell’identità individuale e collettiva. La galleria ha posto questo tema al centro della sua ricerca, con l’obiettivo di diventare un luogo di riflessione e confronto.

A partire da venerdì 5 dicembre, questo spazio ospiterà “Corpus“, un’indagine visiva che riunisce Camilla Di Bella Vecchi, Marco Gualdoni, Lulù Withheld, Ettore Moni e Serafino, ciascuno con una visione distintiva, accomunati dalla capacità di esplorare le modalità con cui il corpo si fa specchio della nostra contemporaneità. Le loro traiettorie si intrecciano in una narrazione che offre mondi ideali, reale contatto e atti di resistenza nel buio oscurantista del presente.

NUDITÀ COME MISTERO E UTOPIA
Camilla Di Bella Vecchi & Marco Gualdoni

Ciò che viene offerto dai due artisti è un mondo utopico, immaginifico e pieno di mistero, che solo un mezzo come la fotografia può rendere credibile. Uno sguardo sul corpo privo di nostalgia, che si fa ponte di memoria verso il futuro. La visione fotografica di Camilla Di Bella Vecchi e Marco Gualdoni attinge all’immaginario della pittura fiamminga, in cui l’uso di una luce epidermica e analitica era simbolo di progresso, equità e sapere. Una luce che, scivolando su ogni più piccolo dettaglio del reale, eliminava gerarchie tra le cose e suscitava sete di conoscenza.

NUDITÀ COME RIAPPROPRIAZIONE DI SÉ, OLTRE LE BARRIERE DIGITALI
Lulù Withheld

La realtà e i nostri corpi sono ogni giorno esperiti attraverso uno schermo tecnologico che espone e dà visibilità, promette protezione e connessione, ma invece isola, filtra e crea visioni anestetizzate. In un pulviscolo di pixel, i corpi fotografati da Withheld recuperano la loro fisicità e materialità perduta, con l’intento di abbattere le barriere e ritrovare un reale contatto con sé stessi e gli altri.

NUDITÀ COME LEGAME COMUNITARIO E ATTO DI RESISTENZA
Ettore Moni

I ritratti fotografici realizzati da Ettore Moni trasformano l’osservazione in un’esperienza vissuta sulla propria pelle. Un’esplorazione di identità libere, outsider e non conformiste con cui ritrovare, attraverso la loro nudità, il coraggio di essere sé stessi e il senso profondo di una comune appartenenza. Ogni scatto permette di rispecchiarsi nell’altro, ampliare i nostri orizzonti e trovare legami condivisi.

NUDITÀ COME FIORITURA EMOTIVA
Serafino

Francesco Esposito, in arte Serafino, si ispira alla natura per ripensare le relazioni, l’amore e l’ordine sociale. Fotografa corpi, abbracci e connessioni umane, affiancandoli a scatti di elementi naturali. L’invito è a ridefinire i legami sentimentali ed affettivi non solo come una strada a senso unico, ma come una rete infinita di possibilità.


GALLERIA LEÒN

Nel suo primo anno di vita, Galleria Leòn si è distinta a Bologna come uno spazio innovativo e plurifunzionale. Il suo carattere aperto e il suo stampo internazionale hanno contribuito a generare una forte risonanza in città, sostenuta da una programmazione attenta tanto alla pluralità dei linguaggi quanto ai temi che attraversano l’immaginario contemporaneo. In particolare, la galleria dedica un’attenzione privilegiata alla fotografia e alle pratiche artistiche che utilizzano il corpo come principale strumento di espressione e comunicazione.

Fin dall’ingresso, Galleria Leòn si presenta come un luogo articolato in due anime: una sezione che comprende un archivio fotografico composto da un’accurata selezione di scatti vernacolari (fotografie trouvè di autori anonimi) dall’Ottocento a oggi, insieme a foto vintage di grandi autori americani di nudo maschile e cultura queer, tra cui Bob Mizer (1922-1992) e Bruce of Los Angeles (1909-1974); e una seconda sezione dedicata a mostre temporanee, con esposizioni di opere e artisti emergenti.

BIOGRAFIA

LEONARDO IUFFRIDA – FONDATORE E DIRETTORE DELLA GALLERIA LEÒN

Leonardo Iuffrida: storico dell’arte e autore de “Il nudo maschile nella fotografia e nella moda”, edito da Odoya. Laureato al DAMS di Bologna, ha studiato curatela presso la Fondazione Fotografia Modena (oggi Fondazione Modena Arti Visive) e Art & Business presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. I suoi saggi su arte e moda sono stati pubblicati da Skira, Bononia University Press, Silvana Editoriale Brill Academic Publishers. Ha collaborato con GQ, Exibart, Artribune e Fondazione Pitti Discovery. Presso Senape Vivaio Urbano ha curato le mostre: “Stefano Questorio – Beyond Transparencies”, “Roberto Dapoto – Pittura da Fotografia”, “Matteo Piacenti – Nel giardino dei corpi svelati”, e “Tom of Finland and the Golden of Physique Photography”.


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: “Corpus” a cura di Leonardo Iuffrida
DOVE: Via Galliera 42/A, 40121, Bologna – Italia
OPENING: venerdì 5 dicembre 2025 ore 18.00
DATE DI APERTURA: dal 5 dicembre 2025 al 24 gennaio 2026
ORARI: da martedì a sabato 10 – 12.30 / 16 – 19.30
lunedì 8 dicembre: 16 – 19.30
domenica 7, 14, 21 dicembre: 16 – 19.30
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI GALLERIA LEÒN:
MAIL: info@gallerialeon.com
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/galleria.leon/
 
CONTATTI LEONARDO IUFFRIDA:
FACEBOOK: https://www.facebook.com/leonardo.iuffrida.1?locale=it_IT
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/leonardo_iuff/
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/leonardo-iuffrida-8592294b/
 
UFFICIO STAMPA
CULTURALIA DI NORMA WALTMANN
 
051 6569105 – 392 2527126                    
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com
Da CULTURALIA <info@culturaliart.com> 

Trieste promuove il ruolo educativo del cibo come strumento di identità e coesione

Settimana della Cucina Italiana nel Mondo
L’Università Popolare di Trieste promuove il ruolo del cibo come strumento di identità e coesione.

Il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha presentato a Villa Madama la decima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, dedicata quest’anno al rapporto fra cucina, salute, cultura e innovazione.

Alla prestigiosa iniziativa ha preso parte anche il Presidente dell’Università Popolare di Trieste, Edvino Jerian, invitato dal Vicepresidente Tajani e dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. L’evento, riservato a un numero selezionato di rappresentanti del mondo istituzionale, politico e produttivo, ha posto al centro l’importanza strategica dell’export agroalimentare italiano e il ruolo crescente della cucina come strumento di promozione culturale e diplomatica.

Nel suo intervento, il Ministro Tajani ha evidenziato come “con oltre undicimila iniziative in più di 100 Paesi realizzate dalla nostra rete estera in questi anni, la Settimana della Cucina Italiana rappresenti un efficace strumento di soft power e un tassello fondamentale della diplomazia della crescita”. Ha inoltre ricordato che l’export agroalimentare italiano è in costante aumento da tre anni e ha raggiunto nel 2024 il valore record di 67,5 miliardi di euro, con una crescita dell’8,3% rispetto al 2023, pari a quasi l’11% del totale delle esportazioni nazionali.

In questo contesto, è stato ribadito il ruolo dell’Università Popolare di Trieste, che da oltre vent’anni opera come partner delle Ambasciate e dei Consolati italiani in Croazia, Slovenia, Montenegro e Serbia per l’organizzazione delle Settimane della Cucina Italiana nel Mondo, così come delle Settimane della Lingua Italiana. Un impegno costante che contribuisce a rafforzare la presenza culturale italiana nei Balcani e a promuovere, attraverso la cucina e la lingua, un dialogo interculturale duraturo e virtuoso.

“L’Università Popolare di Trieste” – sottolinea il Presidente Edvino Jerian al suo rientro dalla presentazione a Roma – “grazie alla sua esperienza nella diffusione culturale e nella collaborazione con l’Unione Italiana e le Comunità Italiane all’estero, contribuisce anche a mettere in evidenza la ricchezza delle tradizioni territoriali e il ruolo educativo del cibo come strumento di identità e coesione”.


Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Bologna: iniziative ed eventi per la Giornata internazionale delle persone con disabilità

Giornata internazionale delle persone con disabilità: le iniziative ed eventi nei musei e luoghi della cultura di Bologna e della Città metropolitana dal 29 novembre al 14 dicembre 2025

Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1981 con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul perseguire gli obiettivi di benessere, inclusione e difesa dei diritti dei cittadini disabili rispetto ai principi di uguaglianza e partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale della società.

Condividendo l’obiettivo di potenziare l’accessibilità fisica, sensoriale e cognitiva al patrimonio culturale per i pubblici con disabilità e fragilità diverse, per il secondo anno consecutivo musei e luoghi della cultura di Bologna e area metropolitana aderiscono alla ricorrenza con una progettualità e una comunicazione condivise, con il coordinamento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna e della Città metropolitana di Bologna.

La fruizione ampliata dei contenuti culturali, anche in una prospettiva di sostenibilità sociale, può e deve diventare sempre di più uno strumento fondamentale per eliminare tutti gli ostacoli che limitano il rispetto dei diritti imprescindibili della persona, non solo in occasione di questa giornata ma tutto l’anno, in linea con una politica di inclusione e apertura a tutti i tipi di pubblico.

Per rafforzare simbolicamente l’impegno ad assicurare ogni giorno le migliori condizione di accesso al patrimonio museale, la programmazione per la Giornata internazionale delle persone con disabilità viene estesa al periodo dal 29 novembre al 14 dicembre 2025, con 31 attività – tra visite guidate tattili, visite guidate in LIS (Lingua dei Segni), concerti, laboratori, letture, attività di espressione motoria e degustazioni – pensate per valorizzare l’incontro e la partecipazione tra persone – tra concerti, incontri, laboratori sensoriali e visite guidate – promosse da 17 realtà in 11 comuni del territorio metropolitano (Anzola dell’Emilia, Baricella, Bentivoglio, Bologna, Dozza, Galliera, Imola, Pianoro, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, Sant’Agata Bolognese). 

Il programma completo degli appuntamenti è disponibile sul sito web della Città metropolitana di Bologna: 
www.cittametropolitana.bo.it/cultura/giornata_disabilita_2025.

Le istituzioni e le sedi aderenti a Bologna:
• La Quadreria di ASP Città di Bologna, Palazzo Rossi Poggi Marsili
• Museo d’Arte Lercaro
• Palazzo Magnani – UniCredit Art Collection
• Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna 
• Settore Musei Civici Bologna (Museo Civico ArcheologicoMuseo Civico MedievaleMuseo per la Memoria di UsticaMuseo del Patrimonio IndustrialeMuseo civico del Risorgimento)
• Sistema Museale di Ateneo – Università di Bologna (Collezione di Zoologia)

Le istituzioni e le sedi aderenti nell’area metropolitana di Bologna:
• Fondazione Bruto e Poerio Carpigiani (Carpigiani Gelato Museum), Anzola dell’Emilia
• Centro Culturale “Il Bargello”, Baricella
• Istituzione Villa Smeraldi – Museo della Civiltà Contadina, Bentivoglio (Loc. San Marino)
• Fondazione Dozza Città d’Arte (Museo della Rocca), Dozza
• Biblioteca Comunale “Giovanna Zangrandi”, Galliera (Loc. San Venanzio)
• Imola Musei (Palazzo Tozzoni), Imola
• Museo dei Botroidi di Luigi Fantini, Pianoro
• Museo di Arti e Mestieri “Pietro Lazzarini”, Pianoro
• Laboratorio dell’Insetto, San Giovanni in Persiceto
• Museo della Preistoria “Luigi Donini”, San Lazzaro di Savena
• Museo Automobili Lamborghini, Sant’Agata Bolognese.

Si ricorda, inoltre, che nelle sedi dei Musei Civici di Bologna l’ingresso è gratuito per le persone con disabilità e possessori di Carta Europea della Disabilità e un accompagnatore.

Informazioni
Città metropolitana di Bologna
www.cittametropolitana.bo.it
Facebook: Città metropolitana di Bologna
Instagram: @bolognametropolitana
X: CittametroBologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube @museicivicibologna


Ufficio stampa

Città metropolitana di Bologna
e-mail stampa@cittametropolitana.bo.it
Tel. +39 051 6598340

Settore Musei Civici Bologna
e-mail UfficioStampaBolognaMusei@comune.bologna.it
Silvia Tonelli – Tel. +39 051 2193469 e-mail silvia.tonelli@comune.bologna.it
Elisabetta Severino – Tel. +39 051 6496628 e-mail elisabetta.severino@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>

Inaugurata a Roma “Visioni Daciche”: il dialogo millenario tra Italia e Romania

Inaugurata a Roma “Visioni Daciche”: il dialogo millenario tra Italia e Romania rivive nello sguardo contemporaneo della Gen Z.

Si è aperta ufficialmente presso Villa Altieri (Viale Manzoni 47, Roma) la mostra “Visioni Daciche”, momento finale di un percorso formativo d’eccellenza che ha visto protagonisti gli studenti del Liceo Artistico “Giulio Carlo Argan” di Roma. 
Il progetto celebra il profondo legame storico tra Roma e la Dacia (oggi Romania), ripercorrendo la vicenda comune tra italiani e gli attuali romeni, partendo dalle tracce dell’antico popolo europeo nei monumenti della Capitale: la Colonna Traiana, l’Arco di Costantino e i Mercati di Traiano.

Promosso dall’Associazione italo-romena Spirit Românesc, Visioni Daciche è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in occasione del Giubileo 2025 in collaborazione con Zètema Progetto Cultura e il partenariato del Liceo Argan.

“Visioni Daciche nasce come un incontro tra memoria e creatività, tra Roma e la Dacia, tra passato e futuro” ha dichiarato Dana Ioana Mihalache, Presidente di Spirit Românesc e ideatrice del progetto. “Un dialogo aperto tra culture che condividono le stesse radici e la stessa storia: quella europea. Abbiamo voluto restituire visibilità a un patrimonio che ci unisce da secoli, ma che spesso è rimasto silenzioso: le rappresentazioni dei Daci scolpite nei monumenti della Roma imperiale. Lo abbiamo fatto affidandone il racconto all’espressione artistica dei giovani studenti”.

La mostra – visitabile gratuitamente fino a venerdì 5 novembre – è il frutto di un laboratorio intensivo che ha integrato lezioni di storia dell’arte, fotografia, fotogrammetria e storytelling. Guidati dal curatore e docente di fotografia Daniele Coralli, gli studenti hanno visitato l’Arco di Costantino, la Colonna Traiano e i Mercati di Traiano realizzando le fotografie, i disegni e i testi che compongono la mostra a Villa Altieri. 

“L’obiettivo principale – ha spiegato Daniele Coralli – è stato quello di far vivere agli studenti un processo di scoperta. L’approccio scelto si basa sull’idea che la fotografia, soprattutto in ambito educativo, non sia solo rappresentazione ma atto di conoscenza. Il risultato è un percorso che mette i ragazzi al centro e li invita a osservare il mondo con occhi nuovi”. 

All’inaugurazione della mostra era presente anche Federico Rocca, Consigliere di Roma Capitale: “Progetti come questo – ha detto Rocca – dimostrano la forza delle politiche culturali quando si traducono in azioni partecipate, capaci di unire scuole, associazioni, istituzioni e comunità. Sostenere iniziative come Visioni Daciche significa dare voce ai giovani, offrire loro l’opportunità di incontrare la storia nei luoghi in cui è nata, di reinterpretarla attraverso l’arte e di restituirla alla città con sensibilità contemporanea”.

Visioni Daciche è patrocinato da Ambasciata di Romania in Italia, Istituto Culturale Romeno, Accademia di Romania a Roma e Roma Città Metropolitana.


Informazioni di contatto
Alessandro Maola
0687778605
info@alessandromaola.it
Da Alessandro Maola <alessandromaola@onclusivenews.com>