
Alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 monta la tensione politica: il collettivo Venice4Palestine chiede il ritiro degli inviti a Gal Gadot e Gerard Butler, suscitando un acceso dibattito sul ruolo del festival in tempi di crisi umanitaria.

Venezia 2025, tra cinema e conflitto
La 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è aperta in un clima più carico di tensioni che di glamour. Mentre il Lido si prepara ad accogliere star internazionali, il collettivo Venice4Palestine (V4P) ha tentato di trasformare il festival in una piattaforma di denuncia, chiedendo l’esclusione di Gal Gadot e Gerard Butler per il loro presunto sostegno alle politiche israeliane
Le richieste del collettivo: identità, identità negate
Oltre 1.500 personalità – tra registi, attori e attivisti – hanno firmato un appello a favore di una «passeggiata judenfrei»: un invito paradossale, volto a rifiutare la presenza di due attori che si sono rifiutati di rinnegare la loro identità e il supporto al proprio Paese. L’accusa verso Butler si fonda soprattutto su una sua partecipazione a un evento benefico per l’IDF nel 2018, mentre Gadot è al centro delle controversie per la sua storia personale (ex militare israeliana) e per i suoi legami simbolici con lo Stato di Israele.
Il festival resiste: nessuna esclusione, apertura al confronto
Il direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha ribadito con fermezza che non saranno ritirati gli inviti: Venezia resta un “luogo di dibattito e confronto”, non un’arena per boicottaggi. Tuttavia, fonti ufficiali chiariscono che sia Gadot sia Butler non avrebbero mai confermato la loro presenza al Lido – una coincidenza temporale con le pressioni del collettivo, ma non necessariamente causa-effetto.
Cinema e realtà: quando le pellicole riflettono la contemporaneità
Il festival ospita film che affrontano frontalmente la guerra, come The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania — dedicato alla morte di una bambina palestinese in fuga — e Of Dogs and Men di Dani Rosenberg, che racconta le conseguenze drammatiche del conflitto. In un contesto sempre più politicizzato, il cinema sembra tornare a un impegno reale, interrogandosi senza fornire risposte ma con esemplare senso critico.
Una Mostra segnata dal presente
L’edizione 2025 si è inaugurata con La grazia di Paolo Sorrentino, sotto la presidenza di giuria di Alexander Payne. Ma l’autore italiano è intervenuto anche sul tema politico: definendo la situazione in Gaza un “genocidio”, ha rifiutato di discutere questioni legate alle compagnie coinvolte nel festival, demandando ogni eventuale chiarimento agli stessi soggetti.
Un festival tra arte e protesta
La Mostra del Cinema di Venezia si trova al crocevia tra istituzionalità culturale e coscienza civile. Da una parte, il red carpet e le star continuano a brillare; dall’altra, cresce una domanda urgente: può il cinema restare neutrale in tempi in cui la realtà impone scelte morali?
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