Nel frattempo la sua arte viaggerà nel mondo

Il Centre Pompidou di Parigi chiude per cinque anni di lavori, avviando con questo una nuova fase della sua storia. L’edificio-simbolo di Renzo Piano e Richard Rogers, che ha rivoluzionato l’idea di museo, si prepara a un restauro imponente, mentre la sua collezione viaggerà per il mondo.

L’immagine fotrografica mostra gli architetti Moreau Kusunoki e Frida Escobedo, selezionati per il progetto di “modernizzazione” del Centre Pompidou di Parigi. 

  • Il Centre Pompidou, noto anche come Beaubourg, è un iconico centro culturale parigino che ospita una delle più grandi collezioni d’arte moderna e contemporanea d’Europa. 
  • Gli studi di architettura Moreau Kusunoki e Frida Escobedo sono stati scelti per guidare la ristrutturazione e l’ampliamento del centro, un progetto chiamato “Centre Pompidou 2030”. 
  • I lavori di ristrutturazione inizieranno ufficialmente nell’autunno del 2025 e si prevede che dureranno cinque anni, durante i quali il centro chiuderà al pubblico. 
  • Il progetto mira a modernizzare la struttura e le sue infrastrutture, pur mantenendo l’identità architettonica originale progettata da Renzo Piano e Richard Rogers. 

Da questo settembre 2025, il Centre Pompidou chiude integralmente le sue porte per cinque anni di lavori colossali. L’icona di Renzo Piano e Richard Rogers, amata e contestata sin dall’inaugurazione del 1977, affronta un restauro senza precedenti, con l’obiettivo di diventare più sicura, sostenibile e accogliente. Ma il Beaubourg, come i parigini lo chiamano affettuosamente, non smetterà di vivere: le sue collezioni e i suoi progetti si sposteranno altrove, trasformando la chiusura in una costellazione di iniziative in Francia e nel mondo.

Un addio temporaneo che segna la città

La chiusura, progressiva dall’inizio dell’anno, diventa oggi totale. La Biblioteca pubblica d’informazione ha già trovato casa nell’Immeuble Lumière del XII arrondissement, mentre lo Studio 13/16 per adolescenti è approdato a La Gaîté Lyrique. L’ultima mostra all’interno dell’edificio, un progetto inedito di Wolfgang Tillmans, ha chiuso poche ore fa. Il Musée National d’Art Moderne, terzo museo più visitato di Parigi dopo Louvre e Orsay, aveva spento le luci già a marzo.

Nonostante proteste e petizioni, il governo ha confermato la linea dura: i lavori, stimati in 448 milioni di euro, saranno meno costosi e più rapidi se condotti a porte chiuse. L’intervento inizierà nell’aprile 2026 e si concluderà nel 2030, dopo essere stato rinviato per lasciare il museo accessibile durante le Olimpiadi di Parigi 2024.

Una delle immagini di progetto

Un cantiere da reinventare

Il progetto è stato affidato allo studio AIA di Nicolas Moreau e Hiroko Kusunoki, con la designer Frida Escobedo. Si tratta di un restauro tecnico e culturale insieme. Sul piano strutturale, verranno rimossi amianto e corrosione, sostituite le facciate vetrate e gli ascensori, modernizzati impianti antincendio, aerazione e sistemi digitali. L’obiettivo: un risparmio energetico del 40%.

La parte culturale, stimata in 186 milioni di euro, prevede un riallestimento totale dei primi tre piani e delle sale espositive superiori, nuovi spazi per la Biblioteca Kandinskij, la riapertura del settimo piano panoramico e una piazza trasformata in palcoscenico urbano. L’utopia originaria del Pompidou – un centro fluido, accessibile e interdisciplinare – vuole essere aggiornata alle esigenze del XXI secolo.

Una “costellazione” in viaggio

La chiusura non significa silenzio. Anzi: il programma Constellation accompagnerà la collezione in un viaggio globale. A Parigi, il Grand Palais ospiterà la prima grande mostra – dedicata a Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely e Pontus Hultén – dal 20 giugno 2025 al gennaio 2026. Collaborazioni speciali toccheranno Louvre, Musée d’Orsay, Philharmonie de Paris, quai Branly e Jeu de Paume.

Fuori dalla capitale, il Centre Pompidou si prepara ad aprire nel 2026 un grande centro a Massy, il Centre Pompidou Francilien – Fabrique de l’art, che ospiterà parte della collezione assieme a opere del Musée Picasso. Parallelamente, si intensificano le sedi internazionali: da Malaga a Barcellona, da Madrid ad Amsterdam, fino a Philadelphia, senza dimenticare la nuova antenna che nascerà a Seoul in collaborazione con il gruppo Hanwha.

Un simbolo che resiste

In quasi cinquant’anni di vita, il Beaubourg è passato dall’essere bersaglio di critiche feroci – “raffineria”, “mostro colorato” – a icona cittadina e polo culturale tra i più vivaci al mondo. Nel 2024 ha accolto oltre 3,2 milioni di visitatori, con un balzo del 22% rispetto all’anno precedente. La sua chiusura, seppur necessaria, resta una ferita per Parigi, che perde per cinque anni il suo centro d’arte più sperimentale.

Eppure il Pompidou non vuole limitarsi a sopravvivere: la sua energia si diffonde in reti, prestiti, partenariati e festival. In questa diaspora culturale si gioca una scommessa: trasformare l’assenza in presenza, e dimostrare che un museo non è solo un edificio, ma un’idea in movimento.


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