Monet. Una vita a colori – Il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldin

Monet. Una vita a colori è il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldinprodotto da International Music and Arts con il fondamentale supporto, quale main partner, di CentroMarca Banca che, insieme, ne annunciano il lancio. Scritto e diretto da Marco Goldin, vedrà sul palcoscenico, dal mese di ottobre 2026, lo stesso Goldin assieme a due musicisti: Remo Anzovino al pianoforte e Daniela Savoldi voce e violoncello.

MONET. UNA VITA A COLORI
Il nuovo spettacolo teatrale di Marco Goldin

Da ottobre 2026, per il centenario della morte di Monet, uno spettacolo teatrale celebrerà uno tra gli artisti più influenti della storia dell’arte

Dopo gli ultimi due spettacoli teatrali di grande successo che Marco Goldin ha realizzato nel 2018/2019 e 2022/2023 – con quasi cento repliche in tutta Italia – dedicati il primo alle storie dell’impressionismo e il secondo agli ultimi giorni del percorso di Vincent van Gogh, l’autunno del ’26 vedrà in scena la vita coloratissima di Claude Monet del quale il 5 dicembre 2026 ricorrerà il centenario della morte.  Sotto la sigla “Monet 100”, coniata appunto per l’occasione del centenario con un logo dedicato, questo spettacolo vuole celebrare uno tra gli artisti più amati e influenti dell’intera storia dell’arte e porterà, come per quelli precedenti, Marco Goldin a salire sui palcoscenici di tutta l’Italia, da nord a sud, in molti dei più prestigiosi teatri nazionali per decine di date che verranno annunciate nei prossimi mesi.

Se il pubblico è rimasto sbalordito dai precedenti spettacoli scritti e interpretati da Goldin, i 90 minuti della nuova produzione promettono ancor più coinvolgimento: un importante uso di tecnologia e macchine sceniche sempre più raffinate, per rendere con un linguaggio estremamente immediato e moderno il senso così poetico della vita e dell’opera di Claude Monet. Il racconto della sua esistenza – tra narrazione di Marco Goldin, musiche originali scritte da Remo Anzovino e da lui suonate al pianoforte assieme a Daniela Savoldi al violoncello, e impianto visivo curato da Alessandro Trettenero – si articolerà in sei momenti, che rappresenteranno sei capitoli senza soluzione di continuità.

Il tutto trarrà origine dal nuovo libro dello stesso Marco Goldin, che uscirà a settembre 2026 per La nave di Teseo, partner letterario dello spettacolo. Il libro sarà intitolato Colloqui con Monet e vedrà l’autore “incontrare” Claude Monet in alcuni dei luoghi più importanti dell’esistenza dell’artista, e con lui dialogare sui temi della pittura e della vita. Questi “dialoghi” costituiranno la spina dorsale dello spettacolo.  

Dapprima gli esordi tra la mitica foresta di Fontainebleau e le spiagge di Normandia negli anni Sessanta del XIX secolo; poi il momento aureo dell’impressionismo nei villaggi di Argenteuil e Vétheuil negli anni Settanta. Quindi, all’inizio del decennio successivo, il fondamentale tempo sulle scogliere di Normandia come terzo frammento dello spettacolo. A seguire, alcuni dei grandi viaggi pittorici di Monet, tra il Mediterraneo a Bordighera e Antibes, le pianure dei tulipani in Olanda e la neve in Norvegia. Successivamente gli ultimi due capitoli, il primo dedicato alla permanenza e ai quadri realizzati a Londra e a Venezia e infine l’apoteosi con quel vero e proprio romanzo delle ninfee nel giardino incantato di Giverny. 

Già solo riassunto così si può ben comprendere il fascino immenso della vita di Monet, legata a capolavori che dunque verranno portati a teatro in un’atmosfera di continue suggestioni ipnotiche. Marco Goldin ha già messo a punto la scenografia dello spettacolo, con le due posizioni per i musicisti, che saranno posti su macchine rotanti appositamente costruite, con i ledwall alle spalle. Quella sulla quale starà la violoncellista verrà anche fatta salire e scendere in alcuni momenti. Macchine che talvolta faranno scomparire i musicisti dalla visione del pubblico. Un grande schermo da dieci metri di lunghezza e oltre cinque di altezza sarà il vero e proprio fondale su cui tutta la vita coloratissima dello spettacolo si appoggerà, con una panchina giusto davanti, sulla quale talvolta Marco Goldin si siederà ascoltando le parole di Monet, che in un modo molto speciale giungeranno in un dialogo davvero quasi reale.

Dichiarazione di Marco Goldin: “Da lungo tempo pensavo di portare la vita di Claude Monet a teatro, e adesso è finalmente giunto il momento, in concomitanza con il centenario della sua morte che cadrà nel dicembre del 2026. Negli ultimi tre anni, a mano a mano, senza alcuna fretta, ho pensato a quale tipo di scene avrei desiderato, a quali musiche, a quali compagni di palcoscenico. Ho pensato anche all’inserimento almeno di un paio di canzoni all’interno di questa storia, e per tale motivo ho voluto la presenza di Daniela Savoldi, sensibile violoncellista ma anche cantante.

Il dialogo continuo con Remo Anzovino, che prosegue da quasi un decennio, lo sta portando alla creazione di musiche originali che sappiano impercettibilmente accompagnarsi alla fantasmagoria delle immagini che veniamo impostando con Alessandro Trettenero, anche attraverso un uso calibrato, mai sovrabbondante, e invece sempre poetico, dell’intelligenza artificiale. Useremo la tecnologia al servizio della poesia, e in questo senso la scena sarà occupata da vere e proprie macchine teatrali rotanti su cui i due musicisti abiteranno nell’ora e mezza dello spettacolo. Visti o non visti dal pubblico.

Quello che vorrei gli spettatori potessero portarsi a casa ogni sera è la gioia del colore raccontata con parole, immagini e musica. Ogni elemento a costituire un emozionante equilibrio.”

“Per CentroMarca Banca è un onore sostenere un’iniziativa culturale di rilievo come lo spettacolo teatrale di Marco Goldin presentato oggi – commenta Claudio Alessandrini, Direttore Generale CMB. Una partnership in linea con i nostri valori più profondi, che vedono la cultura come uno dei pilastri su cui poggia la nostra comunità. In particolare, ammiriamo la capacità di questo progetto di unire pittura, teatro e musica in un’unica esperienza multisensoriale che riesce a portare sul palcoscenico la stessa sensazione di meraviglia che si prova di fronte alle opere di Claude Monet, uno degli artisti più influenti della storia dell’arte. Un esempio straordinario di come l’arte sia un’emozione capace di parlare attraverso qualsiasi linguaggio. Per questo come CMB siamo convinti che investire in cultura significhi investire nel futuro del nostro territorio, offrendo nuove prospettive alle giovani generazioni e valorizzando il patrimonio inestimabile che ci appartiene”.

Francesco Cattiniproduttore dello spettacolo con International Music and Arts: “Nel 2013 conobbi Marco Goldin. Mi chiese la disponibilità di Franco Battiato per partecipare a una sontuosa produzione teatrale che accompagnava la mostra La ragazza con l’orecchino di perla al Teatro Comunale di Bologna. Fu anche l’occasione per scoprire più da vicino il mondo delle grandi mostre organizzate da Linea d’ombra e per pensare allo sviluppo di idee verso la produzione di spettacoli teatrali e di divulgazione sui grandi maestri dell’arte figurativa e alla loro distribuzione sul territorio nazionale.

Nel 2018 producemmo il primo spettacolo La grande storia dell’impressionismo, nel 2022 il secondo, Gli ultimi giorni di Van Gogh e nel 2026, con inesorabile cadenza quadriennale, sarà la volta di questo Monet. Una vita a colori. Gli spettacoli prodotti con Marco non sono mai banali, scontati e tantomeno ripetitivi. L’impiego di tecnologie all’avanguardia e la grande cura dei particolari generano spettacoli immersivi e coinvolgenti che non si dimenticano. Un pubblico sempre crescente, e le tante rappresentazioni realizzate, hanno fortificato le nostre motivazioni unite al piacere di questa ormai più che decennale collaborazione.” 

Elisabetta Sgarbi, Direttore generale La nave di Teseo editore: “Sono felice di portare in libreria come editore con La nave di Teseo il nuovo progetto di Marco Goldin: il suo modo personale e limpido di restituire la voce ai grandi maestri dell’arte renderà i suoi Colloqui con Monet un’esperienza singolare, che inizierà a teatro e continuerà tra le pagine del libro.”


Ufficio Stampa dello spettacolo teatrale
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
Referente: Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Oltre 100 opere iconiche dell’artista francese raccontano un mondo di ballerine, poeti e visionari

Immagini dell’allestimento

A Firenze prende vita la Parigi di fine Ottocento: una straordinaria mostra racconta
Toulouse-Lautrec e l’incanto della Belle Époque.

Dal 27 settembre 2025, il Museo degli Innocenti di Firenze ospita in anteprima nazionale
“Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”,
 una mostra che non solo ripercorre la parabola creativa di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, ma ci trasporta dentro quel clima unico di Parigi fin de siècle, con i suoi artisti, le luci, le scoperte, il fulgore dell’arte.

Oltre 100 opere iconiche dell’artista francese – tra cui “Jane Avril”, “Troupe de Mademoiselle Églantine”, “Aristide Bruant nel suo cabaret” e prestiti eccezionali come gli oli provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi – saranno al centro di un racconto meraviglioso, quello della Parigi della Belle Époque.
Una scenografia d’epoca, arricchita da arredi originali, oggetti storici, materiali d’archivio e opere di altri grandi artisti coevi, condurrà i visitatori in un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i colori vibranti dei manifesti, il fermento dei caffè-concerto e l’atmosfera ribelle e poetica di Montmartre fin de siècle. Un’esperienza coinvolgente, che restituisce intatta la magia di un’epoca irripetibile.

Un invito a lasciarsi trasportare nella Parigi sognante di Toulouse-Lautrec: un mondo di ballerine, poeti e visionari che continua ad affascinare intere generazioni.

“TOULOUSE-LAUTREC.
Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”


27 settembre 2025 – 22 febbraio 2026
Museo degli Innocenti, Firenze

Parigi, fine Ottocento. È l’epoca della spensieratezza e del progresso, dell’arte che invade i boulevard, dei caffè frequentati da pittori, scrittori e ballerine, delle prime luci elettriche e della nascita della società di massa. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Pittore, illustratore e innovatore grafico, Lautrec ha saputo catturare con sguardo ironico e profondo la vita notturna e lo spirito bohémien della Parigi di Montmartre.
Frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, Lautrec seppe trasformare il mondo della notte – fatto di spettacoli, teatri, café-concert e figure marginali come prostitute, ballerine e chansonnier – in arte. I suoi manifesti pubblicitari, realizzati con una tecnica litografica innovativa, non solo hanno rivoluzionato il concetto di grafica promozionale, ma sono divenuti vere e proprie icone visive della Belle Époque.

Dal 27 settembre 2025 tutto questo sarà il mondo di “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”, la grande mostra al Museo degli Innocenti di Firenze.
Tra le opere più celebri esposte – prestito eccezionale della Collezione Wolfgang Krohn di Amburgo– si potranno ammirare litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come Troupe de Mademoiselle Églantine del 1896 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec, alcune di queste provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi.

A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, la mostra presenta anche lavori di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau. Un vero e proprio viaggio visivo tra eleganza e innovazione, dove spiccano le seducenti figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Chéret – considerato il pioniere della pubblicità moderna – e le suggestive atmosfere di Georges de Feure. Completano il percorso le raffinate opere di Frédéric-Auguste CazalsPaul Berthon e altri straordinari artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte. Un’occasione unica per immergersi nello spirito vibrante di un’epoca che ha fatto dello stile e della creatività la sua firma più riconoscibile.

A completare l’allestimento, un ricco apparato di fotografie, video e arredi d’epoca, che trasportano il visitatore in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Un’epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento gettarono le basi del mondo moderno.

Una finestra sulla Belle Époque
La mostra non è solo un omaggio a Toulouse-Lautrec, ma anche un’occasione per esplorare la Belle Époque in tutte le sue sfaccettature: un’epoca di contrasti, di sogni e di rivoluzioni culturali.
Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica erano invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un’immagine nuova della figura femminile.
Considerata come una corrente internazionale, essa si fonda sulla rottura con l’eclettismo e lo storicismo ottocenteschi e rappresenta la risposta moderna a una società sempre più industrializzata.
Concepita come arte totale, il Modern Style diventa Tiffany negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna e s’impone rapidamente in Inghilterra, patria dei maggiori teorici del movimento, e passa sotto il nome di Art Nouveau in Francia.
Le sale della mostra raccontano questo clima unico, intrecciando arte, società e cultura visiva.

Con “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”, Firenze celebra non solo un artista straordinario, ma anche un momento storico irripetibile, che ancora oggi continua a influenzare la nostra immaginazione estetica.

Con il patrocinio del Comune di Firenze, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, in collaborazione con Cristoforo, l’Ernst Barlach Museumsgesellschaft Hamburg e BridgeconsultingPro, è curata dal Dr. Jurgen Doppelstein e vede Gabriele Accornero come project manager della Collezione.

La mostra vede come special partner Ricolapartner Mercato Centrale FirenzeUnicoop Firenze e La Rinascentemobility partner Frecciarossa Treno Ufficialemedia partner FirenzeTodayeducational partner LABA.
Il catalogo è edito da Moebius.


Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
Da UFFICIO STAMPA ARTHEMISIA <press@arthemisia.it>

Vienna e l’occulto: tra arte, spiriti e derive politiche

Il Leopold Museum dedica una grande mostra al fascino dell’esoterismo intorno al 1900, rivelando un lato meno noto della modernità viennese, dove ricerca spirituale, sperimentazione artistica e tensioni sociali si intrecciano in modo sorprendentemente attuale.

Copertina del catalogo della mostra viennese

A Vienna, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, la fiducia cieca nel progresso scientifico conviveva con un diffuso interesse per l’occulto, lo spiritismo e nuove forme di religiosità. Non era un fenomeno marginale, ma una corrente che attraversava tanto l’arte quanto la vita quotidiana, con conseguenze che in alcuni casi si sarebbero rivelate inquietanti. Oggi il Leopold Museum ripercorre queste vicende nella mostra “Verborgene Moderne. Faszination des Okkulten um 1900” (Modernità nascosta. Il fascino dell’occulto intorno al 1900), aperta fino al 18 gennaio, offrendo al pubblico un viaggio tra dipinti, sculture, fotografie e oggetti che raccontano un’epoca sospesa tra misticismo e modernità.

Artisti e spiriti

Accanto ai grandi nomi della pittura fin de siècle, come Gustav Klimt o Koloman Moser, compaiono figure inaspettate. Arnold Schönberg, celebre come innovatore musicale, sperimentava con il pennello alla ricerca di un linguaggio capace di andare oltre la “tirannia della ragione” che vedeva nella musica. August Strindberg, più noto come drammaturgo, si lasciava invece attrarre da alchimia e dottrine esoteriche, fino ad aderire all’“ariosofia”, un sincretismo spirituale che mescolava esoterismo e razzismo, traducendo in immagini le proprie inquietudini interiori.

Anche Oskar Kokoschka dipingeva ritratti di esponenti della borghesia viennese legati alla teosofia, come Bertha Eckstein-Diener, scrittrice sotto lo pseudonimo “Sir Galahad”. Koloman Moser, cofondatore delle Wiener Werkstätte, trovava ispirazione nelle leggende wagneriane per opere come L’elisir d’amore. Non mancavano riferimenti filosofici: Richard Wagner con la sua idea di “opera d’arte totale” e Friedrich Nietzsche, critico della morale cristiana e della verità scientifica, furono punti di riferimento per una generazione che cercava vie di liberazione interiore.

Un’altra modernità

Il clima culturale di quegli anni era segnato anche dal desiderio di riforma dei costumi. L’artista Karl Wilhelm Diefenbach, che concluse la sua vita a Capri nel 1913, fondò una comunità fuori Vienna in cui si praticavano nudismo, vegetarianesimo e astinenza dall’alcol: esperimenti di vita “naturale” che includevano talvolta il rifiuto della vaccinazione antivaiolosa. Non a caso, la mostra richiama paralleli con il presente, dove scetticismo scientifico e fascinazioni alternative trovano ancora eco.

Il percorso espositivo non si limita ai quadri: compaiono anche le “macchine energetiche” inventate dal medico svedese Gustav Zander, i primi attrezzi ginnici che già all’epoca trovavano posto persino sulle navi da crociera, a dimostrazione di come l’idea di benessere fisico fosse intrecciata a quella di rinnovamento spirituale.

La corte e i fantasmi

Persino l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la celebre Sissi, non rimase estranea a questo clima. Sportiva instancabile, praticava alpinismo e ginnastica quotidiana, ma coltivava anche un interesse per l’occultismo. Partecipò a sedute spiritiche a Monaco di Baviera per tentare di comunicare con il figlio Rudolf, morto suicida a Mayerling nel 1889. Un paradosso, se si pensa che lo stesso arciduca, venticinque anni prima, aveva contribuito a smascherare un sedicente medium americano.

Ombre politiche

L’esoterismo viennese, però, non fu soltanto un rifugio spirituale. In alcuni casi divenne terreno fertile per ideologie reazionarie e nazionaliste. L’ex monaco cistercense Jörg Lanz von Liebenfels fondò un Nuovo Ordine dei Templari, predicò la superiorità della “razza ariana” e diffuse le proprie tesi attraverso la rivista Ostara, letta – secondo molte fonti – anche da un giovane Adolf Hitler. L’esposizione mostra alcune copie della rivista, a testimonianza dei legami fra occultismo e ideologie che avrebbero segnato tragicamente il Novecento.

Una lezione per oggi

Curata da Matthias Dusini e Ivan Ristic, Verborgene Moderne non giudica, ma documenta. Espone opere di Munch, Hodler e Kandinskij accanto a testimonianze di vita quotidiana, ricostruendo la fitta trama di credenze, esperimenti e inquietudini che animava la Vienna della modernità nascosta. Tra spiritismo, teosofia, antroposofia e riforme sociali, il visitatore si trova immerso in un labirinto di idee che, pur appartenendo al passato, parlano in modo sorprendente al presente.

La mostra ricorda infatti che la modernità non fu solo fiducia nel progresso, ma anche bisogno di senso, ricerca di alternative, desiderio di comunità. Un intreccio fragile e contraddittorio, capace di generare tanto nuove visioni artistiche quanto pericolose derive politiche. Guardare a quell’epoca significa dunque interrogarsi anche sul nostro tempo: sulle paure, le speranze e le illusioni che ancora oggi spingono uomini e donne a rivolgersi a spiriti e simboli per cercare risposte che la ragione, da sola, non sembra bastare a dare.


Le osservazioni del prof. Cosimo Inferrera

Nel Teatro dell’esistenza, il progresso va di fretta?

di Cosimo inferrera
Patologo umano UniMe
Socio emerito Classe Medico Biologica Accademia Peloritana
Medico Ippocratico

La prima idea che oggi viene in mente, pensando al progresso della modernità è la velocità. Ma cosa è il moderno? Potremmo dire che moderno è ciò che semplicemente è del tempo presente, del tempo contemporaneo, che rispecchia i gusti presenti quasi in contrapposizione a quelli passati. Se ne ricava che la modernizzazione ha come risultato il modernizzare ovvero il rendere moderno o più moderno, al passo con i tempi.
Ma perché velocità si rapporta a modernità? Il moderno ha che fare con il tempo, e precisamente con la sua dimensione presente; ma, come è facile intuire, il presente è il tempo meno storico, se il passato è la storia e il futuro è la prospettiva storica. Pare evidente che il presente con il suo fluire è in un continuo naturale movimento, diversamente del passato che conosce solo un movimento di riflessione ed interpretazione e diversamente del futuro che si fonda sulla statica del progetto e al più sulla dinamica delle possibili proiezioni, sempre successive ad avvenimenti di attualità.

Sostanzialmente il passato e il futuro sono statici, mentre il presente è dinamico, e quindi può avere una sua lentezza oppure una sua velocità.

L’eccesso crea smarrimento. Una velocità incontrollata ha portato la nostra civiltà a doparsi con disvalori, che hanno finito per colpire i nostri modelli socioeducativi e la stessa coesione sociale dei sistemi, generando una società dell’ansia, soggetta a perdita d’identità (N. Guarino, 2012). Serpeggia una volontà critica di ciascuno, piegata dall’incapacità di adattamento a modelli di liberismo spinto o di nichilismo, che contrastano con il percorso storico verso la democrazia, il migliore dei mondi possibili. Le maggiori difficoltà per la realizzazione di una democrazia sostenibile provengono da tendenze populiste e/o dalla ricerca dell’unanimismo. In generale, la crisi delle ideologie ha prodotto un indebolimento della politica a dispetto di una economia che si è saputa riorganizzare in gruppi di potere, capaci di agire in scala mondiale e manovrare su tutti i mercati, condizionando le scelte politiche nazionali e continentali.

Ma dove vanno i marinai con le loro giubbe bianche, sempre in cerca di una rissa o di un bazar? Tutti sfrecciano come dardi che inseguono la loro traiettoria. Talora li vediamo spiaccicati sull’asfalto, come quaglie durante la passa migratoria. Ma dove vanno i marinai? Me lo chiedo senza trovare risposta: semplicemente corrono, tutti corrono sempre più!

La tenuta psicologica del cittadino è messa a dura prova dalla velocità e confusione dei messaggi, che arrivano da ogni parte. Riscoprire un’idea della vita che si coniughi ad uno sviluppo del rispetto umano, dove ai disvalori di una concorrenza senza regole e di una corruzione si oppongano altri valori più condivisi, come quelli del rispetto di regole comuni, del valore del merito, della produzione e redistribuzione della ricchezza.

La società ritrovi l’equilibrio, di cui ha necessità e convenienza. Potrebbe essere fin troppo facile dire meglio calmarsi, rallentare. Ma è davvero facile farlo? Nel disordine mondiale conviene?

Abbiamo detto che il presente può avere una sua velocità oppure una sua lentezza; aggiungiamo che possono esserci entrambi, contemporaneamente in una sorta di miscela dagli effetti perniciosi sulle strategie macroregionali e di bacino marittimo dell’Unione Europea (UE).

Le strategie macroregionali e di bacino marittimo dell’UE rappresentano quadri politici strategici per affrontare sfide e problematiche comuni ad una determinata area geografica, che non possono essere risolte in maniera efficace a livello di singolo Stato e richiedono, pertanto, un approccio condiviso e azioni coordinate e/o armonizzate a livello di più Stati e/o Regioni.

Sono costruite sulla base del criterio della funzionalità, in considerazione delle problematiche comuni a più territori. Alle strategie macroregionali e di bacino marittimo partecipano sia Stati membri sia non membri dell’UE, il che rappresenta anche un importante meccanismo per facilitare la cooperazione transeuropea, cioè il percorso di accesso dei Paesi candidati all’adesione all’UE e al dialogo con i Paesi del vicinato.

Quattro strategie macroregionali dell’UE interessano 19 paesi europei e 9 paesi terzi:

  • la strategia per la regione del MarBaltico (EUSBSR, 2009)
  • la strategia per la regione del Danubio (EUSDR, 2010)
  • la strategia per la regione adriatica ionica (EUSAIR, 2014)
  • la strategia per la regione alpina (EUSALP, 2015)

Con la politica delle Reti TEN-T «Linee guida per lo sviluppo delle reti trans europee» (Decisione UE n° 884/2004) l’UE riconosce il carattere strategico dell’Italia nell’area euro-mediterranea.
I Progetti Prioritari PP6 (Lione–Torino-Budapest), PP24 (Genova–Rotterdam), PP21 Autostrade del Mare, soprattutto il Progetto Prioritario PP1 (Berlino–Palermo) valorizzano la vocazione mediterranea del nostro Paese.

«Il carattere strategico dell’Italia nell’area euro-mediterranea» e «la vocazione mediterranea del nostro Paese» restano però lettera morta … 

Infatti, la Comunicazione della Commissione sulle Prospettive di Bilancio «A budget for Europe 2020» presentata   al Consiglio ed al Parlamento Europeo il 29 giugno 2011 segna un cambiamento di approccio e di finanziamento.

Come dimostra lo schema sinottico, i risultati non si sono fatti attendere!

Le quattro strategie macroregionali ed i relativi corridoi europei, finanziati con risorse europee    sono realizzati rapidamente (Core network).

La quinta strategia macroregionale mediterranea, approvata dal PE nel 2012 ed il corridoio europeo TEN-T1 da Salerno verso sud, finanziato con risorse nazionali restano sulla carta (Comprehnsive network).

Ci siamo resi conto ed abbiamo fondato

AEM Associazione Europa Mediterraneo
APS Associazione Promozione Sociale
ETS Ente Terzo Settore

L’ASSOCIAZIONE EUROPA MEDITERRANEO federale, s’ispira ai valori della Costituzione Italiana, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950). L’AEM sollecita la nascita e lo sviluppo delle Macroregioni Europee del Mediterraneo (occidentale ed orientale) per rilanciare il Sud dell’Europa e del Mediterraneo, secondo la risoluzione del Parlamento Europeo del 27 giugno 2012 (Strategie Macroregionali dell’UE nel Mediterraneo 2011/2179, in particolare Prospettive nel Mediterraneo punti 15-46).

Nello schema sinottico, il Corridoio Berlino-Palermo PP1, che doveva «spingere» l’Europa ad affacciarsi al balcone africano, attraversando tutta la nostra penisola viene deviato verso la direttrice Napoli-Bari.

Divenuto Corridoio Scandinavo-Mediterraneo PP5, da Helsinki raggiunge Bari per proseguire via mare verso Malta e Palermo, lasciando in completo isolamento la direttrice tirrenica, tuttora sulla carta fino a Reggio Calabria. Il Ponte sullo Stretto a campata unica di 3300 m, fortemente divisivo non è in fase realizzativa (Cavaleri M.P., 2025). La tratta Palermo-Catania-Messina, l’unica su cui oggi si lavora intensamente.

La Sicilia, nel volgere dei secoli ostacolo, passaggio, accoglienza per le popolazioni dei compartimenti occidentale ed orientale del Mediterraneo rimane alla deriva, in gran parte isolata dai traffici globali. La Calabria continua a perdere i suoi giovani tra i 18 e i 34 anni ad un ritmo allarmante (32%) in questa fascia cruciale per lo sviluppo economico e sociale (Calabria Live, 2025).

Questo sviamento appare alla base della «questione meridionale», che incide in modo negativo sull’equilibrio socioeconomico dell’intero Paese, poiché lungo il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo di quasi ottomila km passa il 48 % del PIL dell’UE.

Ecco perché la istituzione della Macroregione Europea Mediterranea costituisce la «mission» dell’AEM.

Macroregione Mediterranea (M.M.)
Una struttura di governance multilevel che, con il superamento dei limiti territoriali garantisca la partecipazione delle Autorità regionali, locali e dei cittadini alle politiche di cooperazione europea ed euromediterranea per la cultura, la tutela ambientale, la ricerca scientifica, l’innovazione, i sistemi energetici, la connettività territoriale, la mobilità urbana sostenibile, e dunque promuova lo sviluppo socioeconomico della terra meridionale e dei paesi rivieraschi del Mediterraneo centro-occidentale.

CONCLUSIONI

La storia del meridione italiano – come eredità da cui attingere l’esperienza fondamentale per uscire dal modernismo presente – ritrovi fiato e divenga prospettiva del futuro. Per questo occorre ripartire dalla centralità del Mediterraneo, tenendo presente che:

1. Dobbiamo porre un limite alla velocità dominante. Non è credibile che tutti i veicoli grandi e piccoli, lanciati in velocità sulle strade siano sospinti da urgenza e necessità. Polizia e Carabinieri fanno il possibile per arginare. Sembra piuttosto un malcostume della nostra comunità, che ogni giorno provoca dolore, morti e feriti, nonché centinaia di incidenti stradali, sovraccarico per gli ospedali, emergenza economica per lo Stato, senza risultati tangibili.

2. L’UE, conoscendo pregi e difetti della società italiana lancia l’esca del core network e del comprenhsive network (2011). Le regioni europee e italiane del nord e del centro fino alla Puglia fanno dell’integrazione, dell’efficienza, dell’efficacia la forza propulsiva verso il progresso. Realizzano non solo le quattro strategie macroregionali, ma anche i rispettivi corridoi della Rete TEN-T ed un radicale cambio della qualità di vita.

3. Le regioni del meridione italiano perseverano invece nella politica di separatezza ed inefficienza del peggiore regionalismo (A. Piraino, 2025). Il Sud non promuove neanche l’iter per la istituzione della Macroregione Europea del Mediterraneo,approvata dal PE nel 2012, che dovrebbe aprirsi alle regioni rivierasche di quel mare, tessendo un prospero commercio, soprattutto con il nord Africa. Il continente africano non è più solo una terra di risorse, ma il nuovo epicentro delle dinamiche geopolitiche mondiali (G. Saccà, 2025).

L’industria italiana, caratterizzata da qualità e affidabilità ha l’opportunità eccezionale di integrarsi in modo strategico nella filiera tecnologica dello sviluppo industriale dei Paesi africani, contribuendo alla loro transizione energetica ed al conseguente sviluppo industriale e sociale.

In sintesi, la Macroregione Europea del Mediterraneo dovrebbe operare in modo sinergico con la politica governativa del Piano Mattei, facendo della Sicilia la piattaforma intermodale del Mediterraneo.

L’Album Cicognara, una sorta di “Libro degli amici” composto da 81 fogli

Un’opera unica, per l’importanza del collezionista, per il numero e nomi degli artisti, espressione di tutte le scuole artistiche del periodo: in mostra a Ca’ Rezzonico i disegni di Appiani, Hayez, Canova, raccolti da Leopoldo Cicognara 

GUSTO NEOCLASSICO
L’Album Cicognara
Venezia, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano
26 settembre 2025 – 12 gennaio 2026

Il Gabinetto dei disegni e delle stampe della nostra Fondazione conserva una straordinaria testimonianza dell’arte e della cultura neoclassica in Italia. Si tratta dell’Album Cicognara, che prende il nome dal suo proprietario, il conte Leopoldo Cicognara (Ferrara 1767 – Venezia 1834), una delle personalità più affascinanti dell’epoca. Dopo una giovinezza trascorsa tra studi umanistici e viaggi di formazione lungo tutta la Penisola, aderì da subito alla Repubblica Cisalpina di cui fu membro del corpo legislativo. Divenne nel 1808 presidente dell’Accademia di Belle Arti a Venezia, carica che mantenne anche dopo la caduta di Napoleone, fino al 1826. 

Uomo colto e brillante, particolarmente attivo nella politica culturale della città e non solo, durante l’incarico presso l’istituzione veneziana pubblicò le sue opere principali fra le quali la monumentale Storia della scultura e le Fabbriche più cospicue di Venezia. A Cicognara si devono iniziative di primo piano come la sistemazione delle Gallerie dell’Accademia che proprio allora prendevano forma con l’arrivo dei dipinti provenienti dagli edifici di culto soppressi per decreto napoleonico. 

Sua è l’ideazione del cosiddetto ‘Omaggio delle province venete all’Austria‘, grazie al quale i 10.000 zecchini dovuti dal Veneto come donativo per il matrimonio dell’imperatore furono convertiti in opere d’arte fatte compiere ad artisti locali. 

Inoltre, fu il promotore, alla morte di Canova, della sottoscrizione per erigere ai Frari il monumento dedicato al grande scultore di cui scrisse anche una fondamentale biografia.

Proprio della stretta amicizia con gli artisti del suo tempo è testimonianza proprio quest’album, una sorta di liber amicorumcomposto da 81 fogli. Vi troviamo tutti i nomi del Neoclassicismo italiano: Vincenzo Camuccini, Andrea AppianiGiuseppe Bossi, il giovane Francesco Hayez; ma anche artisti francesi come François-Marius Granet, Lancelot Thèodore Turpin de Crissé Louis Léopold Robert. Ben sei disegni appartengono all’amico di una vitaAntonio Canova di cui Cicognara fu ammiratore appassionato. 

I disegni in origine erano fascicolati in un album conservato in una sontuosa  custodia decorata con fregi in bronzo, che incorniciano cammei antichi e, al centro, una deliziosa miniatura con una Veduta di Venezia.

I fogli documentano tutte le tecniche grafiche e ogni possibile soggetto. Vi sono disegni a matita, a penna, gessi colorati e acquerelli che raffigurano vedute, ritratti, paesaggi, scene di genere, composizioni sacre e profane. Troviamo accostati studi preparatori per opere maggiori, oppure disegni ‘finiti’ eseguiti espressamente per Cicognara. Nell’insieme, un’opera unica, considerato sia il ruolo politico e culturale del collezionista, sia il numero degli artisti presenti, espressione di tutte le scuole artistiche del periodo.

Questo prezioso volume, segnalato agli studi da Alvar Gonzáles-Palacios nel 1970, fu presentato al grande pubblico nel 1978, in occasione della mostra Venezia nell’età di Canova. In quella circostanza, anche per ragioni conservative, le pagine dell’album furono sciolti e collocati entro passepartout. 

Alcuni fogli, i più celebri, sono comparsi nel frattempo a mostre dedicate al Neoclassicismo in Italia e all’estero. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni da quell’evento, si vuole presentare al pubblico per la prima volta, nella sua interezza, l’intero album che è stato oggetto di un accurato restauro promosso da Venice International Foundation


Museo di Ca’ Rezzonico
Dorsoduro 3136
30123 Venezia
Tel. +39 041 2410100
 
CONTATTI PER LA STAMPA
Fondazione Musei Civici di Venezia

Chiara Vedovetto 
con Alessandra Abbate 
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Con il supporto di 
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Roberta Barbaro
roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net> 

Ma allora li debbono proprio ammazzare quelli della Sumud Flotilla?

Nelle acque internazionali, all’altezza di Creta, la Global Sumud Flotilla è stata nuovamente attaccata con un’azione da corsari criminali. Per fortuna, non è morto nessuno dei pacifisti a bordo delle quaranta barche che dirigono su Gaza per portare aiuto alla gente di lì bombardata, affamata, assetata, spinta verso l’olocausto.

L’Anpi di Messina ha immediatamente interpellato il ministro degli Esteri, che dovrebbe rappresentare anche gli italiani a bordo della Flotilla e delle barche che battono bandiera italiana. Al contrario di quanto successo nel noto episodio riguardante Antonio Mazzeo, l’Associazione messinese dei partigiani non hanno ricevuto ancora alcuna risposta dal signor Tajani.

Di seguito la comunicazione inviata dal presidente provinciale, prof. Giuseppe Martino, all’Unità di crisi e al Gabinetto del Ministero degli Esteri:

“Vi scrivo con urgenza a nome della Global Sumud Flotilla, che si trova attualmente in acque internazionali in missione umanitaria. Nelle ultime ore le imbarcazioni sono state ripetutamente prese di mira da droni e ordigni, con attacchi che mettono in pericolo la vita di tutti i partecipanti.

La GSF ha già registrato esplosioni nelle vicinanze delle imbarcazioni e in alcuni casi è stata colpita, con danneggiamenti riportati, causati da potenti bombe sonore e sostanze urticanti.

Chiediamo con urgenza:
* Un’immediata presa di posizione pubblica per condannare questi attacchi.
* la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali
* La pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali”.


Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia
Comitato provinciale di Messina
comunicato stampa – 24 settembre 2025
Da Salvatore Drago <redazione.soldo@gmail.com>

Nelle acque internazionali, all’altezza di Creta, la Global Sumud Flotilla è stata nuovamente attaccata con un’azione da corsari criminali. Per fortuna, non è morto nessuno dei pacifisti a bordo delle quaranta barche che dirigono su Gaza per portare aiuto alla gente di lì bombardata, affamata, assetata, spinta verso l’olocausto.

L’Anpi di Messina ha immediatamente interpellato il ministro degli Esteri, che dovrebbe rappresentare anche gli italiani a bordo della Flotilla e delle barche che battono bandiera italiana. Al contrario di quanto successo nel noto episodio riguardante Antonio Mazzeo, l’Associazione messinese dei partigiani non hanno ricevuto ancora alcuna risposta dal signor Tajani.

Di seguito la comunicazione inviata dal presidente provinciale, prof. Giuseppe Martino, all’Unità di crisi e al Gabinetto del Ministero degli Esteri:

“Vi scrivo con urgenza a nome della Global Sumud Flotilla, che si trova attualmente in acque internazionali in missione umanitaria. Nelle ultime ore le imbarcazioni sono state ripetutamente prese di mira da droni e ordigni, con attacchi che mettono in pericolo la vita di tutti i partecipanti.

La GSF ha già registrato esplosioni nelle vicinanze delle imbarcazioni e in alcuni casi è stata colpita, con danneggiamenti riportati, causati da potenti bombe sonore e sostanze urticanti.

Chiediamo con urgenza:
* Un’immediata presa di posizione pubblica per condannare questi attacchi.
* la protezione dei partecipanti da parte delle istituzioni internazionali* La pressione diplomatica e politica sui responsabili per fermare queste azioni illegali”.

SCHEDA

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Trieste: Inaugurazione della mostra di arti visive alla Sala Carlo e Mirella Sbisà

Con la mostra “Presenze – Atti di Ordinaria Insubordinazione” l’Università Popolare di Trieste espone, alla Sala Carlo e Mirella Sbisà (via Torrebianca 22), cinquanta opere di artiste e artisti formatisi proprio in seno dell’Ente, sotto l’esperta guida di Francesca Martinelli, docente e curatrice della mostra, che si inaugura venerdì 26 settembre alle ore 18.00, alla presenza del Presidente Edvino Jerian, del Vice Presidente Paolo Rovis, e del Segretario Generale Fabrizio Somma.

PRESENZE – ATTI DI ORDINARIA INSUBORDINAZIONE
Inaugurazione della mostra di arti visive
Esposte le opere di 50 artiste e artisti formatisi in seno all’Università Popolare di Trieste

“L’arte come atto di insubordinazione implica l’uso della creatività per dare o sovvertire le convenzioni, le norme sociali, il pensiero lineare. In tal senso – spiega Francesca Martinelli – “l’arte può diventare uno strumento per esplorare e celebrare l’imprevedibilità, per rivelare verità nascoste, per testimoniare esperienze e per esprimere emozioni autentiche, diventando un gesto di libertà e di rottura rispetto al conformismo. Il mio compito” – sottolinea la docente – “è quello di accompagnare e ascoltare, il merito di questi artiste e artisti si esprime proprio nell’atto della ricerca autentica e della perseveranza”.

“L’Università Popolare di Trieste” – afferma il Presidente Edvino Jerian – “proprio nell’anno della celebrazione dei suoi 125 anni di attività per la cultura italiana, ha voluto dar voce anche a una nutrita schiera di giovani artiste e artisti, le cui capacità straordinarie hanno contribuito, come valori aggiunti, ad arricchire tutti i percorsi formativi da noi proposti”.
“Questi giovanissimi sfidano i pregiudizi che gravano sulla loro generazione” – aggiunge Francesca Martinelli – “quei leitmotiv che li accusano di essere annoiati e uggiosi, malvestiti, mal acculturati, svogliati e social-depressi. Hanno invece dimostrato, con la loro lieve e sfacciata giovinezza, di voler stare, di sapersi confrontare e accogliere, di essere determinati, ma giustamente visionari”.

Quest’anno è stato inoltre scelto di dare spazio e valore, per la prima volta rispetto alle esposizioni precedenti, all’operato dei corsisti del primo anno accademico di Disegno; seguono poi gli allievi del secondo anno accademico, quel passaggio intermedio che li porterà a concludere, il triennio previsto, proprio quest’anno. A coronare l’esposizione si possono ammirare le opere di un gruppo di lavoro estremamente affiatato e compatto che, di anno in anno cresce e si esprime con grande unicità e professionalità: la classe di studio e ricerca avanzata di Disegno e Arti Applicate (al suo quarto anno).

Le opere presentate sono trasversali: pittura ad olio e acrilico su tela, carboncino e grafite, collage e pittura materica, acquarello e cere ad olio, tecniche a spolvero, anatomia contemporanea, paesaggio… e poi ancora libri e taccuini d’artista. Questi ultimi saranno soggetti centrali proprio nel programma del nuovo anno accademico di prossima apertura.

La mostra resterà aperta fino al 30 ottobre, con i seguenti orari: da martedì a sabato

dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con eccezione di giovedì 16 ottobre, giovedì 23 ottobre e giovedì 30 ottobre quando la mostra sarà visitabile la mattina dalle 10.00 alle 12.00.

Tutte le artiste e gli artisti
 
BINDI FABIA – CHICCO BEATRICE – DE STEFANI MANUELA – FAVENTO NEVA – MINUTOLA DANIELA – PAULETTO JESSICA – PAULETTO NADIA – PINTUS MARIA CRISTINA – PITTAO ELENA – RUSSO STEFANO
SIMONETTI MAUDE – UGO FABRIZIA – AZZINI FRANCESCO – CIRILLO ADELE – MANDERO ELENA – POIANI DANIELA – ROSSO SERENA – RUSSO STEFANO – SIMONA IACCARINI – KAZEMI MARYAM – ALFARANO JESSICA
BAHADIROGLU ASIYE GULAY – BALSEMIN FRANCO – DEBERNARDI LUCREZIA – FADANI ALESSANDRA – FORMIGLI GIANLUCA – GORI VIVIANA – GROSSO GIANLUCA – MANFRONI CRISTINA – OCCHIPINTI IRENE
OLARU BEATRICE – POETTO ARIANA SOLEDAD – POLETTO CLAIRE – PUGNETTI ROBERTA – STERNAD TANJA – ZANIN GIULIA – BARON ELEONORA – CERINI VINCENZO SILVANO – CINGERLA BARBARA – DANIELI SARA
DE CRESCENZO JOSEF – DE VIT MARTINA – ELENA MACAIONE – NAPOLI PATRIZIA – PISANI SARA – QUATTROCIOCCHI CARLO – SECK AICHA – LULU’ JACINI – VENDRAMIN ALVISE – GIORGIO DELBELLO

Aps comunicazione Snc
di Aldo Poduie e Federica Zar
viale Miramare, 17 • 34135 Trieste
Tel. e Fax +39 040 410.910
zar@apscom.it
Da Federica Zar <zar@apscom.it>

Come trasformare il centro storico della città in un grande palcoscenico per raccontare l’arte

L’Associazione Culturale GAP – Gallerie d’Arte Pietrasanta, costituitasi a giugno, che riunisce 31 gallerie sulle 40 attive in città, proponendosi come una voce corale capace di stimolare una progettualità condivisa, presenta dal 26 al 28 settembre 2025 la decima edizione della Collectors Nights, dal titolo The Art Tales.

«Oggi siamo più uniti e più forti – spiega Augusto Palermo, presidente dell’Associazionee la nuova Collectors Nights ne è la dimostrazione. Vogliamo arricchire Pietrasanta con un calendario unico di eventi che possano attrarre visitatori, collezionisti e operatori culturali, consolidando la nostra città come capitale dell’arte contemporanea».

PIETRASANTA
 
COLLECTORS NIGHTS 2025
The Art Tales
 
26 – 28 settembre 2025
 
Una città,
31 gallerie,
3 giorni di mostre ed eventi artistici
 
Conferenza stampa di presentazione
giovedì 25 settembre ore 11.00 (Comune di Pietrasanta – Sala dell’Annunziata)
 
Inaugurazione
venerdì 26 settembre ore 18.00

Per la prima volta, la Collectors Nights 2025. The Art Tales si estende su tre giorni, trasformando il centro storico della città in un grande palcoscenico diffuso, con gallerie aperte, mostre, incontri e occasioni di confronto tra collezionisti, artisti, curatori e appassionati. È il simbolo dell’energia collettiva di un territorio che ha saputo costruire, a partire dalla sua tradizione scultorea legata al bronzo e al marmo, un’identità artistica riconosciuta a livello internazionale, dove è considerata una “Piccola Atene”.  E che ora mira a consolidare e rafforzare il proprio ruolo anche nel panorama nazionale dell’arte contemporanea, in vista della candidatura di Pietrasanta come Capitale dell’Arte Contemporanea 2027. Un percorso che ha visto il Comune e le gallerie lavorare fianco a fianco per presentare al Ministero della Cultura un dossier ricco di progetti e visioni future, tra cui rientrano, oltre alle iniziative presentate dalle gallerie, anche i quattro appuntamenti di divulgazione culturale pensati in occasione dell’evento.

Organizzati all’interno del Chiostro di Sant’Agostino, gli incontri, che coinvolgeranno esperti del settore, sono stati pensati per i tre giorni e denominati The Art Tales – Racconti d’Arte. Gli argomenti che saranno approfonditi si ispirano al tema della candidatura di Pietrasanta a Capitale dell’Arte Contemporanea 2027, Essere Arte. O dell’umanità dell’Arte, e si aggiungono agli allestimenti speciali e alle mostre, anch’esse allineate al tema e ideate ad hoc dalle gallerie partecipanti all’evento.

L’edizione, la prima dalla costituzione dell’Associazione, è organizzata con il sostegno del Comune di Pietrasanta e vede il coinvolgimento di Acqua Fonteviva, Nero Lifestyle e Cinquini Scenografie in qualità di sponsor tecnici. Venerdì 26 settembre, alle ore 18.00, in occasione dell’apertura di Collectors Nights, è in programma un cocktail di inaugurazione nel Chiostro di Sant’Agostino.


GAP – Gallerie d’Arte Pietrasanta

Nata il 9 giugno 2025, l’Associazione Culturale no-profit GAP – Gallerie d’arte Pietrasanta si compone di 31 realtà culturali e artistiche che si impegnano tutto l’anno per progettare mostre, lezioni d’arte e contenuti culturali che possano attrarre visitatori da tutto il mondo.

L’Associazione – a cui al momento hanno aderito Accesso Galleria, Antonia Jannone. Disegni di Architettura, Galleria Bellina, Galleria Giovanni Bonelli, Deodato Arte, Futura Art Gallery, Giannoni & Santoni, Giardini Studios, Human Connections Gallery, Ilbaekheon, Art Gallery Il Cesello, IntrecciArte, Jean Yves Lanvin Design, Irena Kos Artecontemporanea, Galleria Lanza, Nag Art Gallery, Open One Modern & Contemporary Art, Galleria Susanna Orlando, Galleria Barbara Paci, Galleria D’Arte Enrico Paoli, Penta Art Gallery, Pesce Volante Art Gallery, Galleria Poggiali, Galleria Ponzetta, Paola Raffo Arte Contemporanea, Marcorossi Artecontemporanea, Spazio Dinamico Arte, Studio Giovannelli Galleria D’Arte, Secci Gallery, Sølo Creative Room, Umano Design & Visual Arts – si impegna a supportare i suoi membri nell’accesso a risorse pubbliche (bandi, fondi, partnership), nel dialogo con istituzioni locali, regionali e nazionali, e nella possibile collaborazione con associazioni nazionali di categoria, per inserirsi attivamente nel panorama nazionale dell’arte contemporanea.

Mosse dall’amore per il territorio e le sue espressioni artistiche, le gallerie aderenti hanno dato vita a una rete tesa a coinvolgere i più importanti collezionisti italiani e internazionali, a promuovere Pietrasanta come polo culturale e a supportare la sua candidatura a Capitale dell’Arte Contemporanea 2027.

L’organigramma prevede la guida di Augusto Palermo, titolare della Futura Art Gallery e Presidente dell’Associazione; di Francesco Ponzetta, titolare dell’omonima galleria nel ruolo di Vicepresidente; di Marta Bellina, consigliere e fondatrice di Galleria Bellina, che ha due sedi a Pietrasanta; e di Franco Sansone, titolare di Penta Art Gallery e tesoriere dell’Associazione.


COLLECTORS NIGHTS 2025. The Art Tales
Pietrasanta (LU), Sedi varie
26 – 28 settembre 2025
Conferenza stampa di presentazione: giovedì 25 settembre ore 11.00 (Comune di Pietrasanta – Sala dell’Annunziata)
Inaugurazione: venerdì 26 settembre ore 18.00
 
Ingresso libero
 
Orari di apertura delle gallerie:
venerdì 26 settembre: 10.00-13.00 | 18.00-23.00
sabato 27 settembre: 10.00-13.00 | 18.00-23.00
domenica 28 settembre: 10.00-13.00 | 18.00-20.00
 
IG collectorsnightspietrasanta; galleriedartepietrasanta
FB collectorsnights
 
Informazioni: galleriedartepietrasanta@gmail.com M +39 39548421
 
Ufficio stampa COLLECTORS NIGHTS 2025. The Art Tales
Anna Defrancesco comunicazione
via Altaguardia 11 – 20135 Milano
annadefrancesco.com
press@annadefrancesco.com
Anna Defrancesco ad@annadefrancesco.com
Chiara Tavasci chiara@annadefrancesco.com
 
Ufficio stampa Comune di Pietrasanta
Giada Menichetti
ufficiostampa@comune.pietrasanta.lu.it
T +39 0584 795213
Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com> 

A Parma, l’universo di luce di Giacomo Balla

Giacomo Balla, un universo di luce. La collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal 10 ottobre 2025 al 1 febbraio 2026 riunirà per la prima volta, fuori dalla sede romana di appartenenza, nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma, tutti i lavori e capolavori del grande artista custoditi nel museo della capitale. Si tratta di un ingente prestito, di oltre 60 opere, della più completa collezione pubblica del percorso di ricerca di Giacomo Balla, mai esposta in precedenza nella sua interezza.

GIACOMO BALLA, UN UNIVERSO DI LUCE
La collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Parma, Palazzo del Governatore
10 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026

Tra gli artisti più “rivoluzionari” del Novecento, tanto da riconoscere in lui il “Leonardo da Vinci del XX secolo” – come amava definirsi – Giacomo Balla (Torino, 1871-Roma, 1958) sarà celebrato a Parma con una retrospettiva senza precedentiPittore della luce come fu già definito nel 1908, la luce è sempre stata la sua fonte d’ispirazione, il soggetto e insieme l’oggetto di un’indagine appassionata inseguita per tutta la vita senza soluzione di continuità.

La mostra, realizzata e coorganizzata dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che presenterà al pubblico anche gli esiti di studi e di approfondimenti recenti sulla sorprendente collezione, è a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini con la collaborazione di Elena Gigli, il contributo di Fondazione Cariparma e della Regione Emilia Romagna  e la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti.

L’esposizione si fonda in particolare sul consistente e rappresentativo nucleo di opere provenienti dalla generosa donazione delle figlie dell’artista, Elica e Luce Balla, con l’illuminata integrazione di dipinti e disegni selezionati, su indicazione della stessa Luce Balla, da Maurizio Fagiolo dell’Arco, grande studioso dell’artista, con la collaborazione di Elena Gigli.

L’universo di luce di Giacomo Balla si snoderà, a Parma, in 13 sale, seguendo un ordine tematico e cronologico, in un’esposizione che ripercorrerà tutta la produzione di un genio autodidatta sempre fedele alla sua vocazione sperimentale, unica quanto straordinaria. Arricchita da apparati fotografici, biografici e storici provenienti dall’Archivio Gigli, la mostra si svolge dalla fase del realismo sociale e divisionista, attraverso la stagione dell’avanguardia radicale futurista (Balla firma con Marinetti e altri, tra cui Boccioni, Carrà e Russolo, i manifesti che definivano gli aspetti teorici del movimento), per approdare dopo il 1930 a un’inedita e pionieristica figurazione.

Apre il percorso Nello specchio (1901-1902), dove sono rappresentati l’amico scultore Giovanni Prini con sua moglie, lo scrittore Max Vanzi e lo stesso Balla. Di fronte a questo dipinto Giacomo Puccini esclamò: «Questa è la mia ‘Bohème’, la voglio ad ogni costo!». Benché lusingato, Balla preferì rimettendoci che il quadro fosse acquistato dallo Stato italiano che lo destinò alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Tra i nuclei più significativi riservati al pubblico si colloca il grande ciclo intitolato Dei viventi. Delle 15 opere dipinte dall’artista rivelate nel 1968 da Maurizio Fagiolo dell’Arco grazie a un appunto di Balla, sono giunte fino a noi solo quattro tele incentrate sugli ultimi e gli emarginati della nuova società del progresso di inizio Novecento, interesse riconducibile anche alle ricerche dell’antropologo e criminologo Cesare Lombroso, con il quale Balla entrò in contatto nel periodo torinese. Tra le opere Dei viventi superstiti c’è La pazza, una donna immortalata da Balla sul terrazzo della sua casa-studio ai Parioli in modo da suscitare stupore e sgomento in chi la osserva: l’atteggiamento è stravolto, la gestualità ha un ritmo convulso mentre lo sguardo vaga senza meta esprimendo la malattia psichica con disarmante efficacia. Dietro la tela I Malati è trascritta a macchina l’etichetta con le volontà di Balla sulla modalità di presentazione delle quattro opere, a mo’ di polittico e secondo una precisa successione, fedelmente proposta in occasione dell’allestimento a Parma: La pazzaI malati dipinto noto anche come Prime cure elettriche, Il contadino (di proprietà dell’Accademia di San Luca, in mostra pertanto attraverso una riproduzione fotografica a misura naturale in bianco e nero) e Il mendicante.  

Il percorso rivolge attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori dell’artista ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione. Ne offre una potente testimonianza lo studio per Fallimento del 1902 circa (esito della sua attenta osservazione dei scarabocchi infantili sulla porta di un negozio in via Veneto a Roma chiuso da tempo) che Enrico Crispolti individuò come sorprendente precursore, in particolare, delle litografie dei muri parigini del 1945 di Jean Dubuffet. Tra i bozzetti di capolavori chiave del periodo futurista, si colloca uno dei due studi de I ritmi dell’archetto (lavoro conosciuto anche come Le mani del violinista) eseguiti nell’inverno del 1912 a Düsseldorf dove Balla si era recato per decorare la sala da pranzo nella casa della sua ex allieva, Grethel Löwenstein. Nello stesso anno, scrive alla sua famiglia: «Ora sto anche per finire uno studio della mano del marito che suona il violino, ma in movimento, in diverse posizioni e [incorporando] i continui movimenti dell’archetto». Sempre al soggiorno a Düsseldorf nel 1912 appartiene uno dei preziosi studi sull’iride (con al verso un Autoritratto), denominati dopo la morte dell’artista, dagli anni Sessanta, Compenetrazioni iridescenti, tra le più alte espressioni della ricerca di Balla, primo esempio di un’astrazione geometrica figlia della scomposizione ottico-dinamica della luce, che ha contribuito a ribadire il ruolo centrale di Balla nella nascita dell’astrattismo europeo. Attraverso gli studi sull’iride, per utilizzare le parole di Fagiolo dell’Arco, «Balla vuole rendere la sostanza di un fenomeno evanescente come l’arcobaleno, che è un simbolo della luce».

Da altre ricerche, che comprendono lungo il percorso espositivo anche i sei disegni per Volo di rondini, attraverso il dinamismo dell’auto (con l’intenso Espansione dinamica + velocità N. 9 del 1913 circa) si approda alle “linee della velocità”, definite dallo stesso Balla la base fondamentale delle sue forme di pensieroIn mostra si potrà ammirare anche il nucleo di lavori di diversa provenienza rispetto alle figlie dell’artista, esito di acquisizioni compiute nel corso degli ultimi decenni dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma o di donazioni. A questo ambito, appartiene lo splendido disegno Linea di velocità + spazio (1913 ca.) che tornerà a essere esposto al pubblico dopo oltre mezzo secolo.

Allo splendido ciclo delle Dimostrazioni interventiste del 1915 (il 28 giugno 1914 scoppia la Prima guerra mondiale: mentre l’Italia si proclama neutrale, i Futuristi declamando la guerra come “sola igiene del mondo” sono tra i favorevoli all’intervento in guerra) appartiene l’imponente dipinto Forme-volume del grido “Viva l’Italia” di cui sarà mostrato al pubblico per la prima volta l’esito di analisi radiografiche svolte sull’opera dalla ditta ArsMensurae di Stefano Ridolfi: si riconosce la sagoma di una donna in piedi, in verticale, mentre la composizione del 1915 viene dipinta in orizzontale. La figura femminile, visibile anche sul retro della tela in trasparenza, è stata ricondotta da Elena Gigli allo studio preparatorio passato in un’asta nel 1998 per il ritratto fatto da Balla alla moglie Elisa nel 1908, Nudo controluce, di cui oggi esiste, in una collezione privata, la realizzazione su carta. 

Le sezioni conclusive della mostra sono dedicate all’ultima produzione figurativa di Balla, ancora poco nota al grande pubblico, di cui sono stati avviati studi solo in tempi recenti (soprattutto da Fabio Benzi), che attinge all’immaginario della fotografia di moda e di attualità, nonché a quello cinematografico, tanto quanto alla fascinazione per quell’energia universale che innerva la natura osservata nei parchi e nei giardini di Roma. Tra le opere che mettono in evidenza queste inclinazioni, spicca l’olio intitolato sul retro della tavola LA FILA PER L’AGNELLO (DETTO A ROMA ABACCHIO), dipinto nell’inverno del 1942. Un’originale prospettiva di “ripresa” offre una visione soggettiva attraverso la finestra del palazzo di Balla che si affaccia su via Montello, sulle lunghe file di persone intente a cercare di procurarsi il cibo che ormai scarseggia nella capitale nel cuore della Seconda guerra mondiale. L’artista si mette nuovamente in gioco con un approccio sperimentale che restituisce ancora una volta, ma in modi diversi, quel senso di incredibile potenzialità dell’esperienza quotidiana. Il fil rouge è sempre la luce, linfa vitale dell’immagine, dal colore alla sua forma.


Ufficio Stampa: Studio ESSECI  Sergio Campagnolo
Rif. Simone Raddi  simone@studioesseci.net  tel. 049 663499.
www.studioesseci.net
 
Ufficio Stampa Gnamc
Antonella Fiori
gan-amc.uffstampa@cultura.gov.it; a.fiori@antonellafiori.it
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Nel frattempo la sua arte viaggerà nel mondo

Il Centre Pompidou di Parigi chiude per cinque anni di lavori, avviando con questo una nuova fase della sua storia. L’edificio-simbolo di Renzo Piano e Richard Rogers, che ha rivoluzionato l’idea di museo, si prepara a un restauro imponente, mentre la sua collezione viaggerà per il mondo.

L’immagine fotrografica mostra gli architetti Moreau Kusunoki e Frida Escobedo, selezionati per il progetto di “modernizzazione” del Centre Pompidou di Parigi. 

  • Il Centre Pompidou, noto anche come Beaubourg, è un iconico centro culturale parigino che ospita una delle più grandi collezioni d’arte moderna e contemporanea d’Europa. 
  • Gli studi di architettura Moreau Kusunoki e Frida Escobedo sono stati scelti per guidare la ristrutturazione e l’ampliamento del centro, un progetto chiamato “Centre Pompidou 2030”. 
  • I lavori di ristrutturazione inizieranno ufficialmente nell’autunno del 2025 e si prevede che dureranno cinque anni, durante i quali il centro chiuderà al pubblico. 
  • Il progetto mira a modernizzare la struttura e le sue infrastrutture, pur mantenendo l’identità architettonica originale progettata da Renzo Piano e Richard Rogers. 

Da questo settembre 2025, il Centre Pompidou chiude integralmente le sue porte per cinque anni di lavori colossali. L’icona di Renzo Piano e Richard Rogers, amata e contestata sin dall’inaugurazione del 1977, affronta un restauro senza precedenti, con l’obiettivo di diventare più sicura, sostenibile e accogliente. Ma il Beaubourg, come i parigini lo chiamano affettuosamente, non smetterà di vivere: le sue collezioni e i suoi progetti si sposteranno altrove, trasformando la chiusura in una costellazione di iniziative in Francia e nel mondo.

Un addio temporaneo che segna la città

La chiusura, progressiva dall’inizio dell’anno, diventa oggi totale. La Biblioteca pubblica d’informazione ha già trovato casa nell’Immeuble Lumière del XII arrondissement, mentre lo Studio 13/16 per adolescenti è approdato a La Gaîté Lyrique. L’ultima mostra all’interno dell’edificio, un progetto inedito di Wolfgang Tillmans, ha chiuso poche ore fa. Il Musée National d’Art Moderne, terzo museo più visitato di Parigi dopo Louvre e Orsay, aveva spento le luci già a marzo.

Nonostante proteste e petizioni, il governo ha confermato la linea dura: i lavori, stimati in 448 milioni di euro, saranno meno costosi e più rapidi se condotti a porte chiuse. L’intervento inizierà nell’aprile 2026 e si concluderà nel 2030, dopo essere stato rinviato per lasciare il museo accessibile durante le Olimpiadi di Parigi 2024.

Una delle immagini di progetto

Un cantiere da reinventare

Il progetto è stato affidato allo studio AIA di Nicolas Moreau e Hiroko Kusunoki, con la designer Frida Escobedo. Si tratta di un restauro tecnico e culturale insieme. Sul piano strutturale, verranno rimossi amianto e corrosione, sostituite le facciate vetrate e gli ascensori, modernizzati impianti antincendio, aerazione e sistemi digitali. L’obiettivo: un risparmio energetico del 40%.

La parte culturale, stimata in 186 milioni di euro, prevede un riallestimento totale dei primi tre piani e delle sale espositive superiori, nuovi spazi per la Biblioteca Kandinskij, la riapertura del settimo piano panoramico e una piazza trasformata in palcoscenico urbano. L’utopia originaria del Pompidou – un centro fluido, accessibile e interdisciplinare – vuole essere aggiornata alle esigenze del XXI secolo.

Una “costellazione” in viaggio

La chiusura non significa silenzio. Anzi: il programma Constellation accompagnerà la collezione in un viaggio globale. A Parigi, il Grand Palais ospiterà la prima grande mostra – dedicata a Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely e Pontus Hultén – dal 20 giugno 2025 al gennaio 2026. Collaborazioni speciali toccheranno Louvre, Musée d’Orsay, Philharmonie de Paris, quai Branly e Jeu de Paume.

Fuori dalla capitale, il Centre Pompidou si prepara ad aprire nel 2026 un grande centro a Massy, il Centre Pompidou Francilien – Fabrique de l’art, che ospiterà parte della collezione assieme a opere del Musée Picasso. Parallelamente, si intensificano le sedi internazionali: da Malaga a Barcellona, da Madrid ad Amsterdam, fino a Philadelphia, senza dimenticare la nuova antenna che nascerà a Seoul in collaborazione con il gruppo Hanwha.

Un simbolo che resiste

In quasi cinquant’anni di vita, il Beaubourg è passato dall’essere bersaglio di critiche feroci – “raffineria”, “mostro colorato” – a icona cittadina e polo culturale tra i più vivaci al mondo. Nel 2024 ha accolto oltre 3,2 milioni di visitatori, con un balzo del 22% rispetto all’anno precedente. La sua chiusura, seppur necessaria, resta una ferita per Parigi, che perde per cinque anni il suo centro d’arte più sperimentale.

Eppure il Pompidou non vuole limitarsi a sopravvivere: la sua energia si diffonde in reti, prestiti, partenariati e festival. In questa diaspora culturale si gioca una scommessa: trasformare l’assenza in presenza, e dimostrare che un museo non è solo un edificio, ma un’idea in movimento.