A Milano, dentro una libreria che resiste

In un mercato editoriale dominato da catene, piattaforme e algoritmi, la voce di un libraio indipendente torna a farsi sentire come antidoto alla frenesia del consumo culturale. Vittorio Graziani, premiato come «Libraio dell’Anno», racconta cosa significa oggi scegliere, vendere e difendere i libri in Italia.

Il mestiere del libraio, oggi, è un esercizio di equilibrio e pazienza. Lo si capisce osservando Vittorio Graziani, riconosciuto “Libraio dell’Anno” nel 2025 e figura di riferimento per chi ancora crede nella forza delle librerie indipendenti. Seduto dietro al bancone della sua Libreria Centofiori di Milano, parla come un artigiano che conosce ogni fibra del proprio laboratorio: non si limita a vendere volumi, li seleziona, li custodisce, li accompagna fino al lettore. E soprattutto li difende dal turnover feroce di un mercato in cui una novità ha tre, quattro settimane di vita prima di sparire.

L’indipendente non è un romantico: è un professionista

La prima grande distinzione che Graziani rivendica riguarda l’identità del libraio. Le catene ragionano per criteri centralizzati: ordini uniformi, esposizioni standardizzate, promozioni programmate altrove. Una libreria indipendente, invece, è una creatura viva, plasmata da chi la abita. Ogni titolo è una scelta, ogni scaffale una dichiarazione di poetica.
«Noi decidiamo cosa comprare e quanto esporlo» sintetizza. Una frase semplice, che però racchiude la sostanza di un mestiere in cui la selezione è già forma di cura.

Un mercato affollato e imprevedibile

Graziani parla senza giri di parole di una filiera che corre troppo veloce. In Italia si pubblicano più di ottantamila libri l’anno, un flusso continuo che trasforma gli scaffali in una rotaia a scorrimento rapido: ciò che entra oggi, domani può essere già in resa. Nel frattempo, la distribuzione è sempre più concentrata e spesso unifica sotto lo stesso tetto editori, promotori e librerie. Per un indipendente significa avere un accesso più fragile alle novità e ai titoli che i lettori desiderano.

Quando lo scrittore ungherese László Krasznahorkai ha vinto il Nobel, racconta Graziani, ha provato subito a ordinare i suoi libri. Le copie, però, non sono arrivate per settimane, proprio mentre i lettori le cercavano. È il sintomo di un sistema che fatica a sostenere la propria stessa velocità.

Il convitato di pietra: l’e-commerce

Sul mercato aleggia la presenza di un gigante che ha cambiato regole e tempi: l’e-commerce, soprattutto Amazon. La sua crescita ha spinto molte catene a inseguire la consegna rapida, gli sconti, le campagne aggressive. Ma così facendo, dice Graziani, si è perso di vista l’elemento fondamentale: la relazione umana. Un algoritmo non riconosce l’inclinazione di un lettore, non sa proporre il titolo inatteso, non sa intuire ciò che può cambiare un’abitudine di lettura.

La libreria, invece, vive di incontri. È un luogo dove si parla, si ascolta, si consiglia. È un tempo sospeso in cui il libro non è un prodotto, ma un gesto di fiducia.

La “linea Maginot” del libraio

La vita di un libro, oggi, è brevissima. «Tre o quattro settimane» afferma Graziani. Se non vende, torna indietro. Il libraio si ritrova così a combattere in trincea, difendendo i titoli che ritiene meritevoli, cercando di farli respirare un po’ più a lungo. È una battaglia di inclinazioni, di memoria, di esperienza: capire quali libri non possono essere inghiottiti dalla velocità è parte centrale del mestiere.

Un luogo di comunità: la regia silenziosa del libraio

Per descrivere la libreria ideale, Graziani usa un’immagine sorprendente: il libraio dovrebbe somigliare, in un certo senso, a un conduttore capace di animare un salotto. Non basta disporre i libri; occorre far incontrare i lettori, avviare conversazioni, costruire un clima di fiducia. È in quei dialoghi che una libreria trova la propria forza e la propria identità.

Aprire una libreria oggi è un atto di coraggio

Il percorso di Graziani non è frutto di improvvisazione. Alle spalle ha un passato in catena, un’esperienza in casa editrice, un lungo apprendistato in tutti i ruoli che la filiera prevede. Dal 2018 guida la sua libreria con un equilibrio di passione e rigore. Eppure riconosce che aprire una libreria oggi è un gesto rivoluzionario: significa credere che i lettori esistano ancora, che la comunità sappia riconoscere un luogo di cura culturale, che tra algoritmi e vetrine digitali ci sia ancora spazio per la mediazione umana.

Il futuro non è nostalgico: è più selettivo

Nelle sue parole, il futuro della libreria non assomiglia a un ritorno al passato. È, anzi, un cammino di raffinatezza: meno titoli, più scelta; meno omologazione, più identità; meno automatismi, più persone. Una libreria deve tornare a essere il luogo dove si trova ciò che non si sapeva di cercare.

È in questo spazio sottile – tra il prevedibile e l’imprevisto – che il lavoro del libraio ritrova il suo senso più profondo.


About the author: Experiences